Un travet etneo per un Pirandello introspettivo: Flavio Bucci ne "Il berretto a sonagli" al Bellini di Napoli

Flavio Bucci, dal 5 febbraio in scena al Teatro Bellini di Napoli, veste i panni del protagonista Ciampa  nell’allestimento del “Berretto a sonagli” di Luigi Pirandello, diretto da Nucci Ladogana. Una storia di convenzioni sociali, adulterio, follia e peccato. La commedia, che riprende le tematiche delle due novelle La verità  e Certi obblighi, venne scritta nell'agosto 1916 in siciliano per  Angelo Musco con il titolo “A birritta cu' i ciancianeddi” e fu messa in scena per la prima volta a Roma, al Teatro Nazionale, il 27 giugno 1917.

I lavori per la prima rappresentazione  furono caratterizzati da continui conflitti tra Musco e  Pirandello. I conflitti erano dovuti alle diverse aspettative: la commedia doveva, secondo Pirandello, concentrarsi sui paradossi dell'esistenza, mentre Musco voleva sottolinearne l'aspetto comico. Musco riuscì a portare in scena una versione accorciata che corrisponderebbe alla versione italiana preparata alcuni anni più tardi da Pirandello e  da cui Eduardo De Filippo nel 1936 trasse un adattamento in dialetto napoletano. La versione abbreviata focalizza la centralità di quello che è il personaggio principale della commedia in dialetto, cioè Beatrice e tende invece ad essere messo in primo piano Ciampa, cioè il suo antagonista.

Nucci Ladogana sceglie per il "suo" Berretto a sonagli un allestimento quanto mai classico: sulla scena, in un tripudio di velluti rossi, il salotto di casa Fiorica con il suo variegato viavai di personaggi. Flavio Bucci, intenso ed oscuro Ciampa si tiene lontano dall’espressionismo eduardiano, il personaggio torna ad acquistare una sua nera eroicità: filosofo, oratore e indagatore della psiche umana, ma contemporaneamente marito convenzionale e irascibile; nasconde fino all’ultimo la verità su quel tradimento, di cui sembra divenire insieme vittima ed artefice.

La signora Beatrice sospetta che il marito, cavalier Fiorica, la tradisca con la giovane consorte del suo scrivano Ciampa: rosa dalla gelosia, con la complicità del delegato Spanò, ordisce una trappola per sorprendere i due in flagranza. Fin dall’incontro fra i due protagonisti riusciamo a cogliere i due temi portanti della vicenda: i pupi e le corde. Ognuno vive la propria vita ma, al contempo, si fa “puparo” della marionetta del proprio ruolo sociale. Ognuno è sé stesso ma, secondo la forma più cara a Pirandello, indossa la maschera che corrisponde all’idea che gli altri si fanno di lui. Ciampa accetta pertanto il ruolo di scrivano, ma non vuole indossare gli abiti di marito tradito, non vuole indossare quel berretto a sonagli da cui si è difeso per tutta la vita. L’irruzione della polizia in casa di Ciampa, lo scandalo nato dall’arresto della moglie Nina e del cavaliere scatena la reazione furiosa di Ciampa, al quale non resta che difendere il suo onore con un gesto disperato: uccidere il cavalier Fiorica e la moglie Nina. Ma alla fine sarà la signora Beatrice a scendere a patti, ad accettare un compromesso con la pazzia (o la gelosia, che è lo stesso) pur di riuscire a riportare ordine. Alla fine Ciampa rivela perfidamente di aver sempre saputo e voluto ignorare l’adulterio di sua moglie per una complicata e sordida ragione che lo ha portato ad accettarlo purché fosse ignorato da tutti. Nel cono d’ombra dell’acre umorismo pirandelliano, Ciampa rivela insospettabili tagli obliqui e un maligno gusto della perversione mentre Beatrice si fa complice e vittima della medesima paranoia.  In scena anche Diana DeToni, Gioietta Gentile, Giorgio Carminati, Renato Campese, Luigi Mezzanotte, Anna Casalino, Bea Boscardi . Collaboratore al testo Ettore Catalano, impianto scenico  a cura di Nicola Delli Carri, costumi di Veera Roman, musiche di Rosario Mastroserio. Lo spettacolo è prodotto da Diaghilev Cantieri Teatrali del Terzo Millennio.

06.02.2008

Isabella Bonfiglio

 

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