Il suono del silenzio sulle ipocrisie della middle class stars & stripes

 

Hello Mrs Robinson, brindiamo a te Judith! Dispensa il tuo insoddisfatto sguardo all’America che sta cambiando asfalto e che rende sempre più tintinnante il suono dei tuoi alti tacchi! Concupisce il cuore e l’attenzione l’irragiungibile Giuliana De Sio, la quale mostra, ancora una volta, ancora marcatamente, la sua maestrìa e il suo appeal sulla scena de ‘Il laureato’ di Terry Johnson, nella versione teatrale italiana di Antonia Brancati e Francesco Bellomo, in scena al Teatro Bellini di Napoli dal 12 al 17 febbraio.

Sulla scia dell’enorme fortuna che ebbe il romanzo di Charles Webb,  consacrato, poi, da Mike Nichols nell’omonimo film, si distacca e diventa pura bellezza l’interpretazione della De Sio, la quale irrompe incessantemente  con le sue perfette e disperatamente amare risate.

‘Il laureato’ di Webb racconta la nuova America, quella che si avvicenda al ’68, metastasi ed icona dell’urlo di un’intera generazione che, spiazzata, invoca una necessaria rivoluzione dei costumi, degli usi, attraverso un percorso di destrutturazione che investa ogni campo.

Mentre gli hippy grondavano fiori, i vietcong divenivano bersaglio umano dall’altra America, quella dei potenti, quella costituita dalla gente assise nella stanza dei bottoni, quella che mandava al massacro moltissime delle sue giovani vite, per evitare che il "disastro comunista" si compisse…

 

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

 

Quel "suono del silenzio" irrompeva a scardinare le certezze e  Simon&Garfunkel ne cantavano le promesse le utopie e ne annunciavano i fallimenti.

Così nel film, così nella nostra rappresentazione teatrale.

Scenografie ben studiate, adeguate alla doppia faccia di quella società, perbenista ed ipocrita: se di giallo erano le scarpette della signora Braddock, perfettamente intonate alla fascia ben sistemata sui capelli, così, adeguato, il boccheggiare del protagonista, Benjamin Braddock, il quale compare sulla scena, pesciolino tra i pesci di un acquario, con la sua nuova splendida tuta da sub, regalatagli dal padre in occasione della laurea; un involucro che lo protegge e lo imprigiona: è il ruolo che ora gli compete e a cui deve tener fede.

Il ragazzo scalpita, rifiuta la festa in suo onore che vive come rito di iniziazione  ad una vita che non sente di volere subire.

 

Deliziosamente interpretato da Pietro De Silva, Mr. Braddock non può che , da liberal borghese, prendere atto e a malincuore benedire la breve avventura on the road di Ben, che con tale manovra sfugge ad una esplicita avance di iniziazione sessuale della Signora Robinson, una quarantenne insoddisfatta, ipocrita e dedita all'alcol.

 

Ma il giovane e impacciato  Ben è virgulto di quella società ipocrita e perbenista; infiammato dall'esuberanza ormonale giovanile e imbrigliato in complessi edipici e timori di perdita di privilegi che percepisce siano strettamente condizionati al rispetto delle regole che la  condizione di "bravo ragazzo di buona famiglia" gli impone.

Mrs Robinson è fuoco che lambisce l'intimità di Ben, il fuoco che egli ha combattuto nella breve esperienza on the road, quando si è  catapultato nell'opera di spegnimento di un incendio in una cittadina non lontano dalla sua "distinta residenza".

 

Dustin Hoffman ne interpretò magistralmente le buffe contraddizioni, Giulio Forges Davanzati, con fattezze completamente diverse, crea in questo spettacolo una nuova immagine anch’essa, però, efficace: buffo, ma, spesso, più virile che non nella versione cinematografica.

Virilità che si rivela sfrontata nella rimozione edipica che sfocia nell 'innamoramento  ribelle per la candida figlia dei Robinson, Elaine.

In questa prima parte, Ben ne esce malridotto come persona, mentre si esalta il travaglio di Judith Robinson, che vorrebbe affidare non solo il corpo, ma, ad un certo punto, il proprio orgoglio, se non il proprio cuore.

E, così, come nel più classico degli epiloghi, si innamora della giovane Elaine, mortificando quella donna in apparenza tanto forte e riconducendola, ancora una volta, verso l’essere schiava del suo mondo d’apparenza.

Amara l’affermazione in ascensore in cui lei sottolinea che l’unica risposta esatta non  le sia mai stata fornita; ma la middle class stelle  e strisce si è mai veramente interrogata su argomenti che non fossero  correlati con l'avere ed il dominare?

 

Nella seconda parte Benjamin viene però ad essere posseduto dall’ ’amor cortese’, che lo fa ’impazzire’, che lo conduce verso  Elaine, in procinto di sposare,  sull’altare, un  tal Carl Smith, rampollo di ottima famiglia con futuro promettente.

Brandisce  un crocifisso e simbolicamente lo adopera per sbarrare la porta che separa la sagrestia dell'epilogo delle scelte dai luoghi delle convenzioni e delle cerimonie borghesi.

 

Qui, ancora una volta, la splendida De Sio ( e non ce ne voglia chi ricorda l’indiscutibile interpretazione di Anne Bancroft!) vince col suo personaggio splendidamente e umanamente imperfetto, contro ogni plastico clichè dei due giovani: questi creano una nuova storia, romantica, la solita favola del ’e vissero felici e contenti’, lei crea una nuova immagine di donna, irrimediabilmente pronta, anche con atti autolesionistici, a squarciare il velo delle ipocrisie.

E mentre il tradimento è vissuto da Mr. Robinson come una regressione che gli consente, forse, di capire il valore dei sentimenti piuttosto che del prestigio sociale, i grotteschi Braddock si daranno, molto probabilmente, ad una lunga ed estenuante (per lo psichiatra, s’intende!) terapia di coppia.

13.02.2008

Melania Costantino

 

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