99 Exercises, esercizi (Notations più 98 variazioni) di Raymond Queneau diventano 40 sul palcoscenico del Teatro Sannazaro di Napoli, in scena dal 21 al 23 novembre 2025.
La pièce “Esercizi di stile”, nella versione italiana di Umberto Eco, per la regia di Emanuela Pistone, si avvale della bravura di tre attori: la stessa Pistone, Francesco Foti e Agostino Zumbo. Una produzione del Teatro Stabile di Catania.
Nel Primo Libro del “De copia verborum et rerum” (1512), Erasmo da Rotterdam scelse due frasi semplici e ne offrì 150 variazioni dell’una e 200 dell’altra. Nel 1947, Gallimard pubblicò in Francia gli “Exercises” di Raymond Queneau che si rifacevano alle variazioni di Erasmo. Nello spettacolo “Esercizi di stile” viene raccontato per 40 volte, in un solo di atto, un banale episodio con altrettante variazioni e diversi titoli. È possibile sottomettere un testo base – si è chiesto l’autore – a tutte le variazioni possibili, purché ciascuna segua una qualche regola? “Prepara” il pubblico una proiezione che mostra figure retoriche, metafore, omofonie, anagrammi, sintagmi, lettere e parole spesso sconosciute (come il Tanka, una forma poetica giapponese, la contre-petteries, inversione di lettere o sillabe di una catena verbale, la sinchisi, o mixtura verborum). Entrano in scena gli attori e interagiscono con il pubblico, piacevolmente coinvolto nel gioioso divertissement, mirabilmente interpretato. Perfetto interplay tra gli attori che si scambiano la trasformazione della banale storiella raccontata di “un giovane dal collo troppo lungo” su un autobus, irritato perché “il suo vicino faceva apposta a pestargli i piedi”. Così, trovato un posto libero, lo occupa. Due ore dopo l’uomo chiacchiera alla Gare di Saint-Lazare con un amico che gli consiglia di far salire un poco un bottone del suo soprabito.
I giochi linguistici sono i padroni assoluti della scena minimalista, costituita da uno schermo luminoso e da sedili composti da bianche lettere alfabetiche che alla fine comporranno la scritta Queneau.
Gli attori sono vestiti con gli abiti bianchi di Riccardo Cappello, le luci e l’animazione sono di Gaetano La Mela.
Gesti acrobatici, parole, scambi di abilità rivelano gli infiniti giochi linguistici possibili, mettendo in campo tutti i generi oratori, con sostituzioni lessicali, con dialetti, con canzoni, spunti comici da varietà nati dal cumulo, figura retorica che domina tutte le altre, momenti filosofici e poetici, ma anche dei generi non letterari: il volgare, il disinvolto, il telegrafico e il maldestro.
Queneau è maestro di ars rhetorica, e si riferisce sempre al modo in cui l’esperienza del mondo si manifesta nel linguaggio. Lunghi, meritati applausi ai bravissimi attori, maestri di eloquio e di espressività.
«Esercizi di stile», magnifico divertissement al “Sannazaro”
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