Davide Livermore e la sua versione di Elettra al Teatro Mercadante

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Davide Livermore, regista e Direttore del Teatro Nazionale di Genova, ritorna al Teatro Mercadante di Napoli dal 13 al 18 gennaio firmando la  regia del dramma ‘Il lutto si addice ad Elettra’ (Mourning becomes Electra) del premio Nobel statunitense Eugene O’Neil ed il cui felice debutto è stato nello scorso ottobre al Teatro Ivo Chiesa di Genova.
Il regista torinese, dopo ‘Il viaggio di Victor’ di Nicolas Bedos allestito nello scorso febbraio sempre al Mercadante, e reduce dalla trilogia ‘Orestea’ di Eschilo (Agamennone, Coefore, Eumenidi) al Teatro Greco di Siracusa nel 2022, approda dopo le vicende della reggia di Argo alla tragedia contemporanea della famiglia Mannon nel New England del dopo guerra di Secessione.
Questa Elettra, nella traduzione di Margherita Rubino, può contare su un cast eccezionale ed affiatato, prima tra tutti Elisabetta Pozzi  che veste i panni della madre Christine Mannon, intorno a lei ruota il resto della famiglia la figlia Lavinia, il marito/padre Ezra Mannon, il figlio/fratello Orin Mannon e l’amante Adam Brant, interpretati rispettivamente da Paolo Pierobon, Linda Gennari, Marco Foschi e Aldo Ottobrino, in scena anche Carolina Rapillo (Hazel Niles) e Davide Niccolini (Peter Niles). Come lo stesso regista ha dichiarato si tratta di un omaggio anche all’allestimento di Luca Ronconi del 20 febbraio 1997, a dieci anni dalla sua scomparsa, quando a calcare la scena del Teatro Argentina di Roma, nei panni della figlia Lavinia, ci fu una convincente Elisabetta Pozzi, mentre un’indimenticabile Mariangela Melato interpretò la madre.
Ed oggi nei panni di Christine Mannon c’è proprio Elisabetta Pozzi.
La complessa trilogia di O’Neill, composta da tredici atti in tre parti (Il ritorno, L’agguato, L’incubo), debuttò  il 27 ottobre 1931 al Guild Theatre di New York, ma come per ogni classico è intatta la sua capacità di riverberare una ‘contemporaneità’ ancora oggi.
Così il mito archetipico di Elettra e la modernità psicoanalitica dell’ossessiva Lavinia si calamitano a vicenda, mentre le rinnovate scelte drammaturgiche di Livermore attualizzano quel mito.
Lo spazio scenico, pensato dallo stesso regista, è un rimando alle tenebre dei meccanismi psicologici coattivi di tutti i personaggi, animati da odio e vendetta, mentre la dimensione politica del dramma eschileo cede alla dannazione nella sfera individuale e domestica, con echi di quella psicanalisi molto forte negli anni di scrittura del testo originario. In realtà, però, è l’intero allestimento a rimarcare le condizioni esistenziali ed emotive dei personaggi, mentre l’ineluttabilità del destino ripropone l’aura tragica del mito, ed una ‘nuova’ catarsi trova ragion d’essere nella responsabilità individuale e nell’esilio finale di un’auto-condanna. La modernità del linguaggio, il taglio dell’allestimento teso ed essenziale, la tensione e il pathos crescenti fino alla catastrofe finale in “un noir che non dà respiro” – come ha suggerito la traduttrice Margherita Rubino – sono gli ingredienti che promettono tre ore e mezzo in sala molto coinvolgenti, per un incontro di forte presa con un capolavoro della drammaturgia del Novecento e con il grande teatro che il migliore Davide Livermore consegna ai suoi spettatori.
Con Elisabetta Pozzi (Christine Mannon), recitano Paolo Pierobon (Ezra Mannon), Linda Gennari (Lavinia Mannon), Marco Foschi (Orin Mannon)Aldo Ottobrino (Adam Brant), Carolina Rapillo (Hazel Niles), Davide Niccolini (Peter Niles).
La scena, a cura di Davide Livermore, è un’ambientazione onirica ed evocativa; i costumi sono di Gianluca Falaschi; le luci di Aldo Mantovani; le musiche di Daniele D’angelo  evocano i concerti di Bruno Maderna e Giorgio Federico Ghedini; il  trucco è di Bruna Calvaresi; la regista-assistente è Mercedes Martini.

Produzione Teatro Nazionale di Genova; coproduzione con CTB – Centro Teatrale Bresciano (da gennaio 2026) / La durata dello spettacolo è di 3h e 30’ incluso intervallo / Info: teatrodinapoli.it / biglietteria: 081.5513396 | biglietteria@ teatrodinapoli.it

Marisa Paladino

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