Che cosa se ne può fare dei poeti e del loro teatro un mondo come il nostro alle soglie del post-umano prossimo venturo?
Al Ridotto del Teatro Mercadante di Napoli è stato presentato “I poeti non cadono in piedi. L’amaro caso del teatrante Scaldati secondo Franco Maresco”, nel corso di un appassionante dialogo tra Roberto Andò, direttore del Teatro Nazionale di Napoli e Franco Maresco, coautore, con Claudia Uzzo, dello spettacolo. Il lavoro teatrale debutta il 13 febbraio 2026, in prima nazionale, al Teatro Mercadante di Napoli (repliche il 14 e il 15 febbraio).
Un omaggio a Franco Scaldati, figura di spicco del teatro siciliano, poeta scomparso nel 2013 e grande amico di Maresco. Roberto Andò sottolinea come Enzo Moscato e Franco Scaldati abbiano rinnovato la drammaturgia italiana. Il pubblico del Ridotto assiste ad un breve filmato registrato al Teatro Garibaldi di Palermo, prezioso documento che mostra l’amicizia e l’affinità intellettuale tra i due autori che hanno compiuto un lavoro filologico sulla lingua, sulla sua reinvenzione, dotata di musicalità. Proprio a Moscato Andò ha dedicato lo spettacolo memoir “Non posso narrare la mia vita”, perfettamente interpretato da Lino Musella e da un eccellente cast. Franco Scaldati, drammaturgo e poeta palermitano, è stato sperimentatore di una lingua nuova del teatro siciliano. Parlare di Scaldati significa ricordare il rapporto tra un poeta e una città, Palermo, un gigante che ha dato voce a chi non ne ha, assimilabile, secondo Consolo, a Pasolini. Il mondo del poeta siciliano era filosofico, religioso, cosmico, così come quello di Moscato con la sua Napoli, raccontata con la sua scrittura saggistica. Con amarezza, Maresco sottolinea la cecità di una città, Palermo, dei suoi amministratori, compreso Orlando, nei confronti del poeta che ne era l’anima, presto dimenticato. “Voglio essere disfattista!”, afferma Maresco che mai dimentica gli amici, grandi artisti che avrebbero meritato ben altri riconoscimenti: Scaldati, Letizia Battaglia, Tony Scott. Maresco ha ricordato come il Ridotto del Teatro Biondo di Palermo sia ancora intitolato a Strehler e come le opere di Scaldati siano finite alla Fondazione Cini di Venezia; i preziosi scritti del poeta siciliano sono sconosciuti ai più. È questa la cecità della nostra epoca. Scaldati era deluso e solo e dopo la messa in scena del suo spettacolo “Il pozzo dei pazzi”, per la regia di Elio De Capitani, la nebbia dell’oblio calò sulle sue opere. Andò anticipa che “Il pozzo dei pazzi” sarà messo in scena nella prossima stagione del Teatro Nazionale. Scaldati era di quelli “che non sgomitavano per essere ospitati agli show televisivi dell’epoca”, racconta Maresco che spiega come l’amico Franco fosse anche dispettoso, irriverente, come quando mise in difficoltà famosi jazzisti italiani chiamati a collaborare ai suoi spettacoli. “Solo per dargli fastidio!”, commenta Maresco che, con Ciprì, in un lungo sodalizio, ha cambiato per sempre, con sferzante ironia, le regole della tv paludata e benpensante degli anni ‘90. Tv superata nell’epoca dell’onnipotenza tecnologica, dei social, un’epoca nella quale “l’umanità è ormai finita”…
Intervengono al dibattito Claudia Uzzo e Melino Imparato che chiudono la chiacchierata con una frase, amara, forte, di Scaldati: “scurò, chi pena, avissimmo potuto fare tante cose!”. Anima di poeta e intellettuale schivo, in osmosi con la sua città che non ne ha riconosciuto abbastanza il talento.
Lo spettacolo

© ph Nocera Ivan
Nello spettacolo, prodotto dal Teatro Nazionale di Napoli, Maresco racconta l’artista riservato, solitario, in una grottesca sonata di fantasmi con immagini e testi attinti dagli scritti di Scaldati come “Il pozzo dei pazzi”, “Totò e Vice”, “Indovina Ventura”. Maresco dialoga con i personaggi e con il mondo del poeta che non voleva “cadere in piedi”. Nella “coda dello spettacolo” Maresco leggerà lettere inedite di Scaldati legate al periodo terribile delle stragi di mafia a Palermo.
Nel cast Franco Maresco con Umberto Cantone, Aurora Falcone, Melino Imparato, Ernesto Tomasini. Le scene sono di Nicola Sferruzza e Cesare Inzerillo; le musiche di Salvatore Bonafede; i video di Francesco Guttuso per Lumpen Film; il disegno luci di Carmine Pierri. Regista collaboratore è Umberto Cantone, assistente alla regia Gabriele Ramirez.
Uno spettacolo imperdibile, con la preziosa cifra stilistica di Franco Maresco.