Al TEATRO INSTABILE NAPOLI è andato in scena “Leopardi amava Ranieri”, di Antonio Mocciola e Claudio Finelli. Protagonisti Leonardo Noto e Giuseppe Izzo; musiche dal vivo di Francesco Lettieri; regia di Leonardo Noto. Lo spettacolo andò in scena al Nuovo Teatro Sanità per la regia di Mario Gelardi, nell’aprile 2016, con un altro cast. Oggi il prezioso lavoro teatrale torna con la stessa forza e con rinnovata bravura di attori e regista. Il racconto è ambientato nell’ultima notte di Leopardi, quella del 13 giugno 1837, onomastico di Antonio Ranieri, suo amico speciale perché fu per lui amore, spalla, sostegno nei tanti momenti di crisi dovuti alle sue precarie condizioni di salute, rifugio e fuga dall’asfittico borgo natìo, da una famiglia che non avrebbe mai potuto comprenderlo. Scrivono Mocciola e Finelli che la storia dei due uomini “non ha fatto epoca, perché l’epoca era quella sbagliata. Il poeta marchigiano malaticcio e il bellimbusto partenopeo rampante: l’unione fece la forza di entrambi, finché il cuore di Giacomo Leopardi non resse. Antonio Ranieri non ebbe parole gentili, post mortem. E le sue lettere indirizzate all’artista furono lacerate. Ma le parole di Giacomo pesano come macigni, e la sua bella grafia parla ancora d’Amore. Per chi ai tempi non volle sapere, non volle vedere, non volle comprendere. E per chi ancora adesso assegna a Giacomo Leopardi solo caste fantasie frustrate o, peggio ancora, sesso raccattato con avarissime mance. Non fu solo quello. Che ci piaccia o no, Leopardi Amava Ranieri”.
Lo spettacolo

Gli attori in scena (ph.TIN)
Nella stanza dell’appartamento di Napoli condiviso da Leopardi e Ranieri, il poeta ricorda, rinfaccia, litiga con il suo compagno degli ultimi sette anni di vita – si tratta della sua fatale notte, sfinito dalla malattia. Ranieri, giovane intellettuale napoletano, intraprendente, anticlericale, aveva viaggiato molto e frequentava ambienti politici liberali. Conosciutisi nel 1830 a Firenze, andarono a vivere insieme a Napoli tre anni dopo, legati da affinità intellettuale e da profondo affetto. La loro passione era, all’epoca, certamente inconfessabile. Ancora oggi si glissa quando si parla della reale natura del rapporto tra i due scrittori, legati fino alla morte. Come tutte le coppie i due litigano, si rinfacciano passioni e storie, tradimenti veri e presunti, condividono scrittura e progetti. Durante la permanenza a Napoli, Leopardi scrisse alcuni tra i suoi più bei componimenti, come “La ginestra o il fiore del deserto”. Nella messa in scena si evidenziano i sentimenti ambivalenti dei due uomini. Giacomo, geloso delle frequentazioni femminili di Antonio, come la nobildonna Fanny, l’attrice Maddalena, l’invadente sorella Paolina; Antonio si chiede cosa sia quel viavai di giovani uomini dal loro appartamento, probabilmente pagati dal poeta per la loro compagnia. E in mezzo alla quotidianità le toccanti lettere scritte da Leopardi al suo Antonio. Ranieri, uscito per festeggiare il suo onomastico, al rientro troverà Giacomo morto. Strapperà le lettere del caro Giacomo, suo vero compagno di vita. “Ranieri mio, tu non mi abbandonerai però mai, né ti raffredderai nell’amarmi. Io non voglio che tu ti sacrifichi per me, anzi desidero ardentemente che tu provvegga prima d’ogni cosa al tuo ben essere: ma qualunque partito tu pigli, tu disporrai le cose in modo, che noi viviamo l’uno per l’altro, o almeno io per te; sola ed ultima mia speranza. Addio, anima mia. Ti stringo al mio cuore, che in ogni evento possibile e non possibile, sarà eternamente tuo”. Lunghissimi applausi agli attori, alla regia e soprattutto al testo di Mocciola/Finelli. “Il mondo ride sempre di quelle cose che, se non ridesse, sarebbe costretto ad ammirare e biasima sempre, come la volpe, quelle che invidia”, scriveva Leopardi a Ranieri.