La commedia degli equivoci nel Sogno

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Interpretare un balletto coreografato appositamente per una compagnia, adattato e rielaborato per essa, rende migliore l’interpretazione dei danzatori che riconoscono l’unicità e l’adeguatezza dei movimenti legati ai loro corpi.

Ciò è accaduto al teatro di San Carlo con il balletto Sogno di una notte di mezza estate del coreografo canadese Paul Chalmer, un balletto già presentato dalla compagnia sancarliana nel 2019 nella versione creata per l’Opera di Roma.
Chalmer afferma che «(…) ogni volta sono attento all’energia dei danzatori (…) Rispetto alla coreografia originale, parte della coreografia è stata rinnovata con una ridistribuzione dei ruoli, per esempio quello della Contessa Ippolita, pensato all’epoca per la Fracci, sarà danzato sulle punte

La sua coreografia usa il linguaggio neoclassico, cerca di essere fedele alla commedia shakespeariana, e non può non richiamare alla memoria i due grandi antecedenti coreografici di Balanchine e di Ashton, che, come rimarca Chalmer, non solo li ha visti ma è stato interprete della versione di Ashton.
Nel solco della commedia degli equivoci shakespeariana si sviluppa tutto il balletto, (diamo notizia della replica del 31 luglio) dove spicca su tutti la presenza di PUK, interpretato nella replica da Danilo Notaro, che con agilità e dialogo accattivante con il pubblico rende il personaggio, non scadendo nella malizia e nel ridicolo.

La coreografia ha evidenziato le sue doti interpretative/espressive accanto a quelle tecniche.
Anche le due coppie di fidanzati hanno condotto il pubblico nel racconto, i passi delle loro coreografie evidenziavano la leggerezza del tema trattato sostenuto da querelle e innamoramenti, scambi di coppia e di amori, tutto per sottrarsi ad un destino indesiderato e grazie alla magia poter realizzare i desideri più profondi. Nonostante i movimenti identici le due coppie hanno mostrato una propria personalità che in alcuni momenti non ha creato la giusta sinergia voluta dall’idea che tutti ci possiamo scambiare poiché ciò che prevale è la magia e il sentimento che si vuole provare.
Ermia/Lisandro è stata interpretata da Valeria Iacomino/Ferdinando De Riso che sono stati più attenti alla resa tecnica che alla interpretazione giocosa del ruolo a loro affidato, differente invece la coppia Elena/Demetrio interpretata da Candida Sorrentino/Giuseppe Ciccarelli che hanno duettato e giocato con leggerezza i propri ruoli lasciando che la sequenza dei movimenti danzati fluissero nelle note musicali aderendo alle proprie attitudini tecniche.
A condurre il gioco il serioso Oberon interpretato da Daniele Di Donato accompagnato da Titania interpretata da Anna Chiara Amirante che per scherzo di PUK si innamorerà del villano Bottom, interpretato da Raffaele Vasto con la goffaggine e la stoltezza di colui che soccombe agli eventi gestiti da chi detiene il potere di determinare gli accadimenti.
Il secondo atto, grande festa di nozze e concordia collettiva, è stato guidato da Chalmer verso una maggiore tecnica, che non ha del tutto convinto soprattutto per il Corpo Di Ballo, diretto da sei mesi da Renato Zanella, che non sempre rispettava l’unisono ed era più attento all’esecuzione che all’interpretazione. Stesse difficoltà ma non rilevanti mostrate nel primo atto nel Regno delle Fate.
Le doti tecniche sono emerse nel pas de quatre di Mercurio e delle tre dee. Mercurio interpretato da Salvatore Manzo ha messo in evidenza la tecnica giocando con Aphrodite/Martha Fabbricatore, Hera/Vittoria Bruno e Athena/Martina Affaticato. Nessuna delle dee ha conquistato il tanto desiderato pomo d’oro ma con la grazia della tecnica hanno conquistato il pubblico.
Ad accompagnare il pubblico nel mondo delle fate anche piccoli folletti, fatine e farfalle interpretati dagli allievi della scuola di ballo del Teatro di San Carlo.
Chalmer per questa versione ha inserito altri brani tratti dal repertorio di Mendelssohn-Bartholdy eseguite, sotto la direzione di Philippe Béran, dall’Orchestra del Teatro San Carlo insieme al Coro , diretto da Fabrizio Cassi.
Ad interpretare le voci soliste il soprano Juliette Di Bello e il mezzosoprano Gabriella Korzystka.

L’allestimento dello spettacolo vede le scene di Pasqualino Marino, i costumi creati per l’edizione dell’Opera di Roma da Elena Mannini, il light designer Nunzio Perrella.

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