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Un travet etneo per un Pirandello introspettivo: Flavio Bucci ne "Il berretto a sonagli" al Bellini di Napoli

Flavio Bucci, dal 5 febbraio in scena al Teatro Bellini di Napoli, veste i panni del protagonista Ciampa  nell’allestimento del “Berretto a sonagli” di Luigi Pirandello, diretto da Nucci Ladogana. Una storia di convenzioni sociali, adulterio, follia e peccato. La commedia, che riprende le tematiche delle due novelle La verità  e Certi obblighi, venne scritta nell'agosto 1916 in siciliano per  Angelo Musco con il titolo “A birritta cu' i ciancianeddi” e fu messa in scena per la prima volta a Roma, al Teatro Nazionale, il 27 giugno 1917. I lavori per la prima rappresentazione  furono caratterizzati da continui conflitti tra Musco e  Pirandello. I conflitti erano dovuti alle diverse aspettative: la commedia doveva, secondo Pirandello, concentrarsi sui paradossi dell'esistenza,mentre Musco voleva sottolinearne l'aspetto comico. Musco riuscì a portare in scena una versione accorciata che corrisponderebbe alla versione italiana preparata alcuni anni più tardi da Pirandello e  da cui Eduardo De Filippo nel 1936 trasse un adattamento in dialetto napoletano. La versione abbreviata mette in questione la centralità di quello che è il personaggio principale della commedia in dialetto, cioè Beatrice e tende invece ad essere messo in primo piano Ciampa, cioè il suo antagonista.   continua(Isabella Bonfiglio)

 
 

Bollani/Rava in Concerto al Parco della Musica di Roma

Attenti a quei due. E al “terzo uomo” che li accompagna, in versione cd!Sala Santa Cecilia “sold out” in ogni ordine di posti e pubblico quasi più da stadio che da atmosfere jazz, per ascoltare i brani dell’ultimo album di Enrico Rava e Stefano Bollani, pubblicato dalla prestigiosa etichetta ECM (registrato nell'inedita cornice dell'Auditorium della radio svizzera di Lugano) e che lo stesso Rava ha definito "uno dei lavori più intimisti realizzati" insieme all'amico: “The third man”, appunto, tributo al regista Orson Welles e al cinema noir dopo il precedente “Tati” dedicato all’attore e regista Jaques Tati.  E in sala infatti, “noir” pesto: sul palcoscenico solo pianoforte e microfoni. Poi, i colori degli spot, puntati sui due protagonisti. Il resto, musica. Il concerto all’Auditorium della coppia più affiatata e famosa del jazz italiano (il loro primo incontro professionale risale al 1996) è stato proprio bello.  continua(Emilia Maurizi)

 
 

“Le mirabolanti avventure di Pulcinella e Sarchiapone” – Tutti a Santa Cecilia per ragazzi, ma non solo. 

“Commedia Musicale” di Antonio Pirozzi e Ugo Cabassi, recita il programma di sala;  commedia nell’accezione di dramma a lieto fine, ma anche con evidente rimando alla Commedia dell’ Arte, autentico fenomeno culturale ed espressivo del sedicesimo secolo italiano e luogo letterario di nascita di quelle “maschere” che oggi ricordiamo nel periodo di carnevale e che si producevano in rutilanti avventure, mirabolanti, appunto, prima che il periodo quaresimale facesse calare un velo di mestizia dal colore viola, che, accompagnava teatranti e musici lungo le settimane penitenziali. Iniziava un periodo  in cui i teatri serravano e  guitti e musici pativano, non metaforicamente, un forzato digiuno quaresimale. Da qui si vuole derivi la superstizione avversa al colore viola che tuttoggi sopravvive tra gli artisti. Di tutti i colori, invece, se ne vedono in poco più di un’ora di divertente spettacolo, presentato nella Sala Santa Cecilia dall'inequivocabilmente carnascialesco titolo di "Le mirabolanti avventure di Pulcinella e Sarchiapone” che vorremo catalogare anche come “pasticcio musicale”, in considerazione del gran numero di brani presi a prestito da opere buffe del luminoso ‘700 napoletano e dalla tradizione popolare nonché dal repertorio di quel grande talento teatrale del ‘900, Raffaele Viviani (...)  Ma non turbiamo il clima festoso che Cabassi, Pirozzi e Di Giandomenico hanno creato e trasmesso al foltissimo pubblico del giorno 3 febbraio 2008, composto non solo dagli orgogliosi genitori dei molto volenterosi e professionali giovanissimi interpreti della JuniOrchestra e del Laboratorio di Voci Bianche dell’Accademia di Santa Cecilia. Luciano di Giandomenico ha anche diretto il variegato insieme di JuniOrchestra, Coro di Voci Bianche di Santa Cecilia e “Paranza di pescatori” composta da Nunzio Milo (voce), Enzo Ponziani (chitarra) Maurizio Giuliani (mandolino e tammorra), Tonino Maiorani (fisarmonica e tastiera), Emanuele Buzi (mandolino). Mattatore della serata Antonio Pirozzi, un basso dal considerevole curriculum, che, interpretando, nella circostanza, Pulcinella, ha esibito qualità attoriali di tutto rispetto, così come il coprotagonista Carlo Napoletani (Sarchiapone) elegante tenore leggero dalla buona proprietà di fraseggio. (Demetrio Spinola) continua

 

 
 

Universalità della condizione della donna: La svergognata 

Gli occhi sbarrati, il fiato mozzato e la pelle d’oca …per i primi interminabili dieci minuti un'attrice dà voce a quella che probabilmente nell'immaginario di molti spettatori rimanda all'idea di una madre e della  sua sofferenza; una  donna in abito nero sul palcoscenico: Anita Mosca è interprete de “La Svergognata” di Sahar Khalifeh, al teatro stabile Galleria Toledo di Napoli. Impossibile, per tutta la durata della performance, distogliere lo sguardo da quel corpo magnetico, un unico corpo da cui, con irruenza ed energia incontenibili, si catapultavano in scena i personaggi del dramma Mudhakkirat imrah ghair waqi’iyah: padre, madre, figlia, marito, amiche, vicini e con essi l’intero contesto sociale che, dalla Palestina degli anni ’60, si è allargato ad una realtà femminile attuale e universale trovando momentaneo appoggio in un familiare contesto napoletano.  Quel solo corpo era anche la scenografia dell’opera, pochi elementi a completarla: due sedie, come a presagire l’arrivo di un “altro”, ma, seppure non visibili, i personaggi si sono alternati tutti sulla scena a far da interlocutori in quello che è stato allo stesso tempo un tormentato monologo e l’avvicendarsi convulso di discussioni, litigi, violenza, confidenze, passione, pettegolezzi e confessioni. Il dramma si apre con la disperazione della donna madre, che vive all’ombra dell’invisibile, ma incombente e tangibile presenza di un marito e padre padrone. In lei tutto il coraggio e la forza fisica materne di chi accetta, subisce, difende, implora, ma che in sé non ha più luce, non ha più speranze, cui non resta che vestire gli abiti neri della rassegnazione. Eppur sempre una madre, con tutte le ansie per una figlia ribelle che, col suo carico di sogni e aspirazioni, stravolge le regole di una casa. (Imma Colella) continua

 

 
 

L'ultimo Rossini e il primo Haydn al Teatro San Carlo di Napoli

Haydn e Rossini accostati nel programma che la stagione di concerti del Teatro di San Carlo ha presentato il 2 e 3 febbraio del 2008; un Concerto per violoncello in re maggiore, composto, guardando al passato,  dal padre della forma-sonata,  e una  composizione sacra dell’ultimo periodo del grande Maestro pesarese, il quale, viceversa, dal guardare in qualsiasi direzione si astiene, dall’alto della serafica condizione di “pensionato” di lusso a Passy e si concede di comporre un'opera che, benché non catalogabile stilisticamente nei canoni della musica liturgica severa, è tanto più autenticamente religiosa in quanto espressione dell’animo più sincero dell’autore, in rapporto intimo col Signore e lontano dalle Accademie e dalle umane querelles: lo Stabat Mater per 4 soli, coro e orchestra. Il Concerto n.2 in re maggiore per violoncello e orchestra di J.Haydn è probabilmente poco più che un omaggio al suo allievo di composizione e primo violoncello a Esterhaza, Anton Kraft; (....) Lo Stabat Mater di Gioachino Rossini venne eseguito, nella sua interezza, il 7 gennaio del 1842, ma non molti sono a conoscenza che ben nove anni prima i sei numeri iniziali della grande pagina sacra erano stati già eseguiti a Madrid e nel canonico giorno del venerdì santo, completato, negli ultimi  quattro numeri, da un oggi quasi dimenticato, insieme ai predetti suoi brani, Giuseppe Tadolini, bolognese di nascita e di scuola. continua (Dario Ascoli)

 
 

Teatro, comunque: oltre i confini del corpo dello spazio e del tempo

Un libro sul teatro appena uscito è già morto. Sì! Fissare in un saggio la ricerca quotidiana degli attori (dove intervengono i vissuti), ripensare e organizzare azioni e messe in scena in pensiero definito, li rende morti. L’attore, per aiutare il ricercatore/scrittore, ha dovuto seguire il percorso della memoria, riorganizzare il pensiero emotivo/creativo e categorizzarlo, in modo che potesse essere analizzato, studiato, cristallizzato, riscritto.   Costanza Lanzara, l’autrice, si avvicina alla compagnia dei “Chille de la Balanza” per osservarli, farli divenire comunità/indagine della sua ricerca antropologica; una compagnia interessante, diversa, che occupa uno spazio urbano in disuso, un ex manicomio, San Salvi, quasi nel centro di Firenze, un luogo di silenzio, dolori, vissuti; lì un gruppo teatrale migrato  da Napoli. Per poter leggere la comunità/compagnia non le sono sufficienti le interviste sul lavoro attuale, deve indagare sui sottotitoli presenti tra i componenti il gruppo: il lavoro pregresso che si racchiude in un arco di oltre trent’anni.  Costanza Lanzara deve in prima persona provare il training attoriale e andare in scena, vivere quegli spazi pieni di biografie tramite la sua biografia. Si interroga durante i tre anni di ricerca sul campo se come antropologa riesce a mantenere la giusta distanza e chissà, forse negli appunti che nessuno vedrà, vi sono trascritte, come in ogni ricerca sul campo, le sue emozioni nell’incontro con il luogo e i suoi abitanti, nell’intervistare, nel fare training, nell’andare in scena.  continua(Tonia Barone)

 
 

Un Tango coinvolgente al Teatro Bellini di Napoli

Una serata all’insegna del “Tango” (che è anche il titolo dello spettacolo), del miglior tango, quella offerta dal Teatro Bellini martedì sera. Protagonista  Roberto Herrera ballerino di fama internazionale di origine argentina.  In un teatro pieno soltanto in platea, ma non per questo meno caloroso, per due ore Herrera e undici ballerini della sua Compañia Argentina (Silvana Capra, Estanislao Herrera, Laura Tilve, Mariano Montaña, Candida Mazacotte, Sergio Bustos, Susana Bosio, Ariel Leguizamon, Yessica Esquivel, Folercia Mendez, Pedro Zamin) hanno catalizzato l’attenzione del pubblico che in più occasioni si è lasciato andare battendo le mani a tempo.  Fondatore nel 1995 della Compañia Argentina e coreografo della stessa, Herrera ha iniziato la sua carriera giovanissimo (a soli dieci anni) dedicandosi allo studio delle danze folkloristiche del suo paese di origine. All’età di venti anni era già ballerino del Ballet Popular Argentino diretto da Santiago Ayala e Norma Viola. La sua carriera è stata tutta in salita e lo ha visto interprete principale di spettacoli memorabili come Imagenes de Tango y Folklore, che lo ha consacrato definitivamente al grande pubblico. Successivamente è diventato assistente alla coreografia del Ballet Folklorico Nacional ed  è stato protagonista di “Tango Argentino”, il più famoso spettacolo di tango mai realizzato, che lo ha portato in tour per anni in tutto il mondo.  Dall’incontro con il maestro Osvaldo Pugliese è nata una collaborazione durata fino alla morte di quest’ultimo(...). Herrera resta, quindi, sicuramente, uno dei danzatori di tango di maggiore interesse per tecnica e fascino.  E la riprova si è avuta proprio martedì sera al Teatro Bellini. Per due ore l’argentino e i ragazzi della sua compagnia hanno dato il meglio offrendo anche un tango spettacolare se non addirittura in alcuni momenti acrobatico. Un tango come pochi sanno ballare. (Raffaella Tramontano)

 continua

 
 

La dittatura degli affabulatori. Gli Uccelli di Aristofane  al Teatro Mercadante di Napoli

Una produzione del 2005 del "dramma didattico", a cura della Compagnia Lombardi-Tiezzi - Emilia Romagna Teatro Fondazione, è in scena al Mercadante di Napoli dal 30 gennaio 2008. Gli Uccelli, di Aristofane è una commedia che si ritiene sia stata rappresentata per la prima volta ne lremoto 414 a .C  e che non ha visto mai scemare l'interesse di attori e pubblici lungo oltre 2000 anni. Poco o nulla è noto con certezza circa le messe in scena  di quel tempo  arcaico; è probabile che fossero accompagnate da musiche, che gli attori  aggiungessero battute improvvisate riferite a vicende contemporanee di costume e che non di rado l'ilarità venisse stimolata anche con allusioni  se non con turpiloqui. Non è quindi la forma interpretativa la costante che ha permesso a capolavori dell'antica Grecia di giungere ai nostri giorni e di essere tuttora rappresentati con  frequenza; di certo le tematiche  affrontate, invece, costituiscono quel nucleo  metastorico che le preserva dall'obsolescenza. Gli Uccelli affronta il tema del potere, della demagogia che  degrada in tirannide  ma anche del desiderio di evasione dalla propria realtà sociale che ciascuno finisce prima o poi per ritenere angusta perchè "sociale" , assoggettata, cioè a regole di convivenza;  è innegabile , perciò, che esso sia argomento non suscettibile di caduta di interesse. Pisetero ed Evelpide sono due cittadini di Atene, città divenuta patria di quella che oggi diremmo burocrazia, soffocata da vertenzialità giudiziarie senza fine (e senza prescrizioni) e ingessata da estenuanti polemiche filosofiche che paralizzano la vita pratica e mortificano le pulsioni. I due volatili che accompagnano i personaggi li invitano a rifugiarsi nel mondo degli uccelli, a metà strada tra terra e cielo e perciò distante dai dispiaceri terreni e dalla severità degli dei. Un umano, il re di Tracia Tereo,  tempo addietro si era trasformato in Upupa e, perciò, i viandanti ritengono di doversi rivolgere a lui quale intermediario. (Dario Ascoli) continua

 
 

"Il graduale recedere dall'apparire": Il Quartetto Guarneri al Teatro San Carlo

Piccolo giallo, ma senza alcun omicidio, quello dell' annunciato ultimo concerto del glorioso Quartetto Guarneri al Teatro San Carlo di Napoli; in realtà il prestigioso gruppo cameristico ha annunciato il ritiro dalle scene per  la prima metà del prossimo anno e, probabilmente, la primitiva intenzione di  concludere entro il 2008 è stata sovrascritta dal successo che, ancora oggi, ogni esibizione di Arnold Steinhardt,  John Dalley, Michael Tree, e Peter Wiley, riscuote a tutte le latitudini.  La produzione di Beethoven è classificabile in tre periodi, nel primo l’autore rivolge la propria attenzione ai suoi contemporanei e adotta modelli protoromantici o tardoclassici, nel periodo successivo il genio di Bonn si ispira alle architetture del classicismo di Mozart e Haydn e sviluppa la propria maestria nella forma-sonata, nel terzo e ultimo arco produttivo, il compositore affida la propria creatività a forme arcaicizzanti e a barocchismi, ricorrendo con frequenza alla fuga e al canone, dalla ottava sinfonia, all’ “et vitam venturi saeculi” o la Sonata Hammerklavier. Il programma presentato dal Quartetto Guarneri offre un esempio fulgido dell’ultimo Beethoven con quel ciclopico Quartetto in Sib op.130  la cui conclusione originaria era  la cosiddetta “Grande Fuga” e un grazioso Quartetto in mib maggiore op.74, attribuibile al periodo di mezzo. Il brano dell’op.130 è davvero assai complesso e variegato: Adagio, ma non troppo –Allegro-Presto-Andante con moto, ma non troppo-Alla danza tedesca.Allegro assai- Cavatina-Adagio molto espressivo-Finale.Allegro continua

 
 

Da Apollo a Dioniso. I mitici balletti del primo Novecento

Musiche e coreografie del Novecento per i quattro balletti che si succederanno da mercoledì 30 gennaio al Teatro dell’Opera di Roma per la Serata Giorgio De Chirico. Le scene ed i costumi del periodo neoclassico del pittore metafisico Giorgio De Chirico sotto la direzione di Maurizio Varamo e Kenneth Archer. Alla direzione d’orchestra Ottavio Marino. Touches de coulers variables, sia brillanti sia opachi su cinque tonalità, quasi una tavolozza elememtale si staglia grazie a De Chirico e all’attenta ricostruzione di scene e costumi, per tutti e quattro i balletti. Per il primo, La Giara, tratta dal racconto di Pirandello di cui l’autore ha scritto il libretto,  i disegni del 1929 si miscelano alle danze di Jean Börlin riprese da Millicent Hodson, insieme ai costumi e scene del compagno di lavoro di sempre, Kenneth Archer. La gioiosa partitura di Alfredo Casella arricchisce di spunti il racconto paradossalmente ironico della rottura di una giara dove lo stesso restauratore rimane rinchiuso. A latere un’allegra festa con i suoi balli di corteggiamento di ambiente contadino, nel pieno del folclore nostrano.  Il secondo balletto, Apollon Musagète, ci immerge nel pieno del mito occidentale: la nascita di Apollo nel Parnaso, come sorgere della cultura occidentale e solare della razionalità. La coreografia di Luca Veggetti da Serge Lifar, danzatore dei Ballets Russes di Diaghilev, è una novità assoluta, in quanto non più ripresa dal 1956 alla Scala. L’attenta ricostruzione delle scene di Maurizio Varamo che ha studiato alla Fondazione De Chirico i bozzetti originali i.... (Livia Bidoli) continua

 
 

Il ritorno sulle scene di Antonio Petito

Ricompare sulle scene una delle opere del ‘Re del Sancarlino’. Personaggi ambigui, e perché no, a tratti inquietanti, vengono plasmati dalle dita di Arturo Cirillo, il quale saltella di metafora in metafora con lo stesso fare del suo Pulcinella, in modo arguto ed a tratti scanzonato, rivivendo in un’accezione (ovviamente anch’essa gradevole) più impegnata di quanto lo stesso autore del testo, probabilmente, desiderasse imprimere nel suo scritto. Antonio Petito, per eccellenza l’autore del popolo, pronto a dissacrare opere colossali come lo stesso Faust di Goethe,  rivive nel Don Fausto, riproposto da Arturo Cirillo, attraverso figure realizzate in convincenti interpretazioni da Salvatore Caruso, Rosario Giglio, Antonella Romano, Luciano Saltarelli e Sabrina Scuccimarra. Il racconto del popolo che ritorna al popolo, il quale viene rivisitato per l’élite. E di nuovo al popolo, di nuovo all’élite. Faust, emblema di un racconto germanico, usato, utilizzato, abusato, viaggia attraverso la penna di Christopher Marlowe ne ‘La tragica storia del dottor Faustus’, sino ad incardinarsi tra le dita di Goethe nel ‘Faust’. Anche Petito immortala questa eco lontana. Detta parole ed immagini partenopee, diventa ‘Don Fausto’, il suo ‘omuncolo’, l’incarnazione di Faust. Così, Cirillo estrapola da Goethe il suo Petito. Atmosfera da spiare, quella realizzata sul palco. I personaggi che complottano alle spalle di Don Fausto, si muovono per spazi spesso illusori, mentre una Pulcinella impenitente gioca ostentando la sua magnifica gestualità.  Il diaframma di ogni interprete vibra potente: dalla musicale inflessione del dialetto napoletano, a quella vera e propria impressa da ‘infausti’ canti. continua (Melania Costantino)

 

 
 

L'ostinata scommessa della giovane geisha e un rassicurante allestimento di Butterfly al Maggio Musicale Fiorentino

Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, non se ne abbiano i versiliani, è il teatro pucciniano per eccellenza e competenza territoriale; è pur vero che a stimolare campanilismi in terra toscana si rischia come a vestire di rosso nel bel mezzo di una plaza de toros, ma è innegabile che la Fondazione fiorentina sia la sede stabile di elezione per le celebrazioni del genio lucchese nel centocinquantenario a cui affiancare il solo festival di Torre del Lago. Attesissima, quindi, l'inaugurazione pucciniana al Comunale di Firenze con un'opera di grande presa popolare come Madama Butterfly (vedi scheda: www.oltrecultura.it/schede/madama_butterfly_scheda.htm); titolo garantito e allestimento collaudatissimo, trattandosi dello stesso già realizzato nel 1979 da Pier Luigi Samaritani e alla sua sesta ripresa dopo le edizioni del 1979, 1980, 1985, 1988 e 2003, e ripreso, nella presente edizione, come nella precedente,  da Gianfranco Ventura. La scelta della direzione musicale è stata anch'essa all'insegna del conforto della convenzionalità e dello sperimentato, essendo caduta su Roberto Rizzi Brignoli. Viceversa, debuttanti  a Firenze nel ruolo del titolo,  ma di solida esperienza a dispetto della giovane età,  Amarilli Nizza e Patricia Racette che si sono alternate dal 15 al 27 gennaio 2008.  Da critici nomadi, abbiamo ritrovato  Amarilli Nizza, nel ruolo della geisha e, a distanza di qualche anno, dobbiamo piacevolmente rilevare una maturazione drammatica supportata da una sopraffina arte scenica, favorita dall'allestimento, nonché una più interiorizzata coscienza del registro medio che oggi risuona rotondo e sicuro ed emesso con assoluta naturalezza. continua (Dario Ascoli)

 
 

La follia emotiva: affermarsi negando.  “Piccoli episodi di fascismo quotidiano”.

Un' incessante successione di suoni gradevoli, assordanti, ipnotici, evocativi di tempi immagini ed emozioni. Luci soffuse e intermittenti che svelano solo particolari, visioni distorte e frammentate della realtà. Immagini strappate al buio,  che si frammentano raccontando e che oltrepassano il corpo, immateriali, visioni dolorose che. perché ripetute ed esorcizzate da una storicizzazione che  le relega nel "tempo che fu e  che non può ritornare"  e che perdono la capacità di coinvolgere, virtualizzandosi. Corpi esibiti nella van(itos)a  ricerca del bello atletico perfetto. Corpi che si incontrano nella ricerca del piacere perverso e doloroso. Movimenti obbligati su binari invisibili che si duplicano all’infinito. Lo spazio angusto labirintico prigione della propria casa: luogo degli eccessi, realizzazione dei piaceri più nascosti, espressione del proprio dominio con il controllo emotivo e sociale e la manipolazione del pensiero e dell’agire dell’altro. L’eco della voce, degli oggetti fracassati, il rombare incessante come un basso ostinato, il tintinnare metallico dell’alienazione, uno squillare incessante senza risposta …   Mai l’urlo, la ribellione, a fatica il pianto.  La sottomissione al volere di un deus ex machina, copre lo strisciante desiderio di dominio e controllo sulle vite altrui, inconfessato in ogni essere umano che nefaste ideologie vogliono rappresentare come un via alla felicità individuale dei "deboli". (Tonia Barone) continua

 
 

Un imperatore inetto tra bancarotte e invasioni barbariche - Troppo attuale per suscitare solo sorrisi.

Una commedia storica che non si attiene alla storia, “Romolo, il grande” di Friedrich Durrenmatt, in scena al Teatro Bellini di Napoli dal 22 gennaio, è bizzarro ma allo stesso tempo riflessivo, divertente ma anche profondamente cinico e, purtroppo, terribilmente attuale. L’allestimento teatrale, in due atti con quattro cambi di scena (ideate, insieme ai costumi, da Lorenzo Ghiglia) si basa sull’omonimo romanzo dello scrittore svizzero Friedrich Durrenmatt su traduzione di Aloiso Rendi e con la regia di Roberto Guicciardini. “Romolo, il grande” ha la capacità di mettere lo spettatore di fronte alla paradossalità del mondo, scagliando terribili frecciate verso quello che è stata la Roma antica, ma anche verso tutto quello che è tirannia e guerra, rapportando assieme situazioni lontane dalla pura fantasia ma, anzi, molto attuali per i governi di tutti i tempi.

I testi di storia ci insegnano che Romolo Augusto fu l’ultimo imperatore di Roma: aveva 14 anni quando ascese al trono e 15 quando ne fu deposto. Era un fantoccio nelle mani del padre generale e dell’invasore barbaro e non ebbe mai alcun vero potere, eppure è celebre nei secoli per essere il simbolo della fine dell’Impero Romano d’Occidente continua.... (Viola Tizzano)

 
 

Il Teatro Massimo Bellini di Catania: un 150° Pucciniano con la magia della musica di  Madama Butterfly tra una celebrazione sacra e una veglia civile.

Sarà per il ridotto organico di interpreti principali, sarà per l'esiguità dell'impianto scenico indispensabile, ma anche per l'innegabile fascino musicale, Madama Butterfly (vedi scheda), a conclusione del 2008, risulterà essere stata l'opera maggiormente rappresentata in occasione delle celebrazioni del 150° di Puccini. Di sicuro le ristrettezze in cui si dibattono i teatri d'Opera italiani non sono ininfluenti sulle scelte artistiche  e il Teatro Massimo Bellini di Catania alle angustie per così dire nazionali, aggiunge contingenze regionali sfavorevoli. A conclusione della recita del 20 gennaio di una Madama Butterfly (che ha sostituito un più originale e costoso Edgar,  che in un primo momento era stato programmato) e  all'indomani del concerto celebrativo di S.Agata in cui è stata annunciata dal sovrintendente Antonio Fiumefreddo, gli artisti del teatro hanno dato luogo ad una "veglia musicale" per attirare l'attenzione sul difficile momento finanziario che attraversa la prestigiosa istituzione lirica etnea. La serata in onore di S.Agata del 19 gennaio si è sostanziata in un concerto che ha visto l'Orchestra e il Coro del Teatro Bellini impegnati in un programma belliniano comprendente due sinfonie da  opere (Adelson e SalviniIl Pirata) due composizioni strumentali (il Concerto per oboe e archi e la Sinfonia breve in re maggiore) e per concludere due brani sacri giovanili: il Credo e il Te Deum. Limpida la prova di Stefania Giusti, oboe solista  e degna di nota la prova dei clarinetti nella Sinfonia breve, che è quasi concertante per questi strumenti, solida prestazione del coro, guidato  da Tiziana Carlini, nei due brani sacri. A dirigere il programma, il M° Maurizio Arena, veterano della bacchetta  e disinvolto (persino troppo) concertatore  anche dell'opera pucciniana ... (Dario Ascoli) continua

 

 
 

ORL. Una stagione magnificamente precaria

Riprende dopo l’interruzione di un intero semestre, la programmazione dell’Orchestra di Roma e del Lazio, non senza disguidi: manca un direttore musicale ed il contratto arriva fino a maggio, presentando un programma vario e con punte contemporanee. La drammatica situazione della ORL, iniziata già nel 2006, ha toccato il fondo della precarietà e dell’instabilità. Un contratto di sei mesi assicura all’intero corpo orchestrale di 37 elementi, soltanto sei mensilità scarse, l’assenza di un direttore musicale ed un direttore artistico Gabriele Pizzuti, che invece si assume un carico di lavoro assolutamente eccessivo per la sua carica.  I due amministratori, Murgia e Agostino Ziino, figlio del fondatore Ottavio Ziino, riferiscono di accordi pluriennali con Regione Lazio e Comune di Roma ma senza una vera conferma ufficiale da parte delle istituzioni, membri fondatori della ORL. Il prossimo anno quindi vige di nuovo l’incertezza che assicura l’ennesima ed inaccettabile precarietà nel campo della musica.   La stagione 2008 s’inaugura domenica 27 gennaio alle ore 18 alla Sala Sinopoli del Parco della Musica con Wolfgang Rihm, rinomato compositore tedesco contemporaneo, insieme al Concerto n. 17, l’ouverture da Le nozze di Figaro e la sinfonia n. 35 Haffner di Mozart. Sul podio Moshe Atzmon. La kermesse musicale continua spaziando tra classico e contemporaneo, virando al jazz ed alla musica da film con un’inedita composizione di Nicola Piovani. (Livia Bidoli) continua

 

 
 

Saül. La disperata utopia dei sensi al Teatro Nazionale – Roma

 La stagione 2008 apre al Teatro Nazionale con una pièce da André Gide, Saül, del 1903 con un’opera appena presentata da Flavio testi con regia di Pier Luigi Pizzi allo Sferisterio di Macerata, la scorsa estate. L’opera è un adattamento dal testo di Gide in originale francese, con una tessitura compositiva che parte dal debutto del dramma: “Je suis pourtant le roi Saül”, asserisce il re già decaduto, in entrata, sia del dramma originale, sia dello spettacolo che dal 24 gennaio debutterà a Roma. Per la prima volta la partitura musicale è stata trasmessa a Radio France nel 2003. Tratto direttamente dal dramma di Gide, senza intermediari teatrali, la stessa Francia non accorda all’autore fama se non principalmente per L’immoraliste e Les Caves du Vatican (I sotterranei del Vaticano), romanzi quindi e non teatro. Una Francia che Testi conosce bene avendoci vissuto a lungo, lontano dalla patria che spesso non accorda favori ai propri musicisti contemporanei.  Opera egotica e votata ad un edonismo senza pari, in pieno stile decadente, Saül trascende il divino facendosi portatore di un disperato anelito dei sensi che quasi accorpora nella spossante brama lo stesso significato dell’esistenza. Un “io amo quindi sono” al posto dell’ormai in disuso e forse retorico, cogito. E qui forse la scelta di eliminare i violini mantenendo gli archi restanti , e introducendo quattro timbri diversi attraverso lo xilofono, la celesta, l’arpa ed il vibrafono, oltre al consueto pianoforte. Un godimento estetico musicale che assottiglia la strumentazione convergendo su suoni limpidi e antichi, quasi a voler accentuare questo carattere biblico da cui il dramma trae spunto (Livia Bidoli) continua

 

 
 

Lunga è la notte…

 Tra il conscio e il subconscio, tra l’evidente e l’implicito, ogni elemento che compone lo spettacolo ‘Lunga è la notte…’, coglie il segno, lanciando lo spettatore verso un inevitabile crescendo di sapori e di umori: una Napoli maltrattata, umiliata, amareggiata, piegata; una intera società ferita, dolente, impotente, stremata. Temi che si allargano a macchia d’olio da un capo all’altro del sentire umano: lieve e acuto dolore si increspa sul volto di chi osserva. Dei ragazzi, nonostante impostazioni curate e disciplinate, giungono veri e puliti, privi di qualsiasi costruzione e sovrastruttura, ad urlare il possibile senso del termine LEGALITA’.Ragazzi che parlano ai ragazzi. Ragazzi che, di certo, come tutti i loro coetanei, avvertono forte il disagio di una società che li mette a dura prova, che li distrae dall’essenza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ragazzi morsi dall’impellente bisogno di vivere e non di sopravvivere. Sono i Ragazzi dell’Accademia Tasso che urlano a chiare lettere: ama la vita quando ha un senso, ma amala anche quando sembra che essa non ne abbia. Il cuore si strazia, ma spera.  Spera ed arriva in superficie una nuova forza, un nuovo vigore, seppure, con occhi commossi, si rimanga inebetiti di fronte all’apparire di frangenti in cui l’esistenza si mostra sadica e priva di qualsiasi logica. Un bambino, un ragazzo, nell’intimo tepore della propria casa, rannicchiato in terra in posizione fetale, le mani e le braccia raccolte, si stringe su sé stesso. Inutile difesa. Disperatamente macchiato, in percorsi inimmaginabili, compare sulla scena, in modo netto, chiaro, privo di qualsiasi inutile edulcorazione un essere irrimediabilmente violato. Che si urli l’ingiustizia, che la si definisca, che la si dica, che la si affronti: tutto ciò predispone, il deus ex machina, Pietro Pignatelli. (Melania Costantino)

 continua

 

 
 

Vladimir Luxuria: arte, politica, umanità 

“A sedici anni ho alzato la testa, ho detto addio alla morte…”Un canto intriso dai colori della vita, intermezzi musicali che si alternano ad una recitazione colloquiale, leggera; Vladimir Luxuria si racconta, exemplum di tutti coloro che fanno i conti con la diversità. “La musica è il mio genere”, in scena sabato 19 gennaio all’Auditorium del Teatro Bellini di Napoli, è il primo dei dodici spettacoli in cartellone di “Nuovi Sentieri”, settima edizione della rassegna dedicata alle nuove proposte del teatro contemporaneo curata da Daniele  Russo.  Sul piccolo palco un pianoforte a coda, un leggio, un microfono, un fascio di luce che svela un’elegante figura in nero velato. Pochi passi.  Le note sapienti di Gabriele Gianfrancesco sono al servizio di una voce poliedrica che sa appassionare un pubblico entusiasta, partecipe, ricreando un’atmosfera di caldo ritrovo.  La scelta ricade su brani della musica italiana e non solo: De Andrè, Mina, Battiato, Bertè, Giuni Russo, Boy George, ecc; canzoni che si raccordano in un continuum narrativo a passi tratti da “Chi ha paura della Muccassassina”, scritto dalla stessa Luxuria. Le prime sono parole forti, penetranti. Il ricordo va a chi ha perso la vita, a chi aveva fatto di un poster di Marilyn Monroe il punto focale della sua camera, della sua stessa esistenza; a coloro che possono imbattersi su quella strada atroce e irrimediabile di chi decide con un foulard che non c’è più niente per cui valga la pena vivere. (Vincenzo Guida) continua

 
 

Una Tosca pittorica al Teatro dell'Opera di Roma

Tosca, come si è detto anche nella presentazione, è la più "romana" delle opere dovute al genio di Giacomo Puccini (vedi scheda) legittimo che il Teatro dell'Opera di Roma, in cui il capolavoro debuttò il 14 gennaio del 1900,  sia orgoglioso di iniziare le celebrazioni del 150°anniversario della nascita del Maestro lucchese con la tragedia in musica dell'eroina di Castel S.Angelo. Proprio dal 14 gennaio 2008, per la regia di Franco Zeffirelli e la direzione musicale di Gianluigi Gelmetti, fino al 23 e con una prevista ripresa primaverile, l'opera che Illica e Giacosa trassero dal dramma di Sardou,  è in scena con grande successo al Costanzi. Gli eventi celebrativi per il loro rivolgersi al passato, si prestano poco a sperimentalismi, votandosi, per contro ad assumere connotazioni archeologico-museali. Nessuna estremizzazione, ma tanta raffinata convenzionalità nell'allestimento curato da Franco Zeffirelli, il quale aveva già regalato al pubblico capitolino quell'unica recita del 14 gennaio 2000 in ricorrenza del centenario. Troppo familiari, al pubblico romano, i luoghi teatro della vicenda della temperamentosa Floria Tosca, per azzardare improbabili rilocazioni e persino per procedere a stilizzazioni troppo spinte o meramente simboliche. continua  (Dario Ascoli)

 
 

“Tre sorelle”, individui nel dramma della vita.

 “Tra il bosco e il mare c’è una quercia verde e sulla quercia c’è una catena d’oro…” Sono queste le parole emblematiche ripetute più volte da Maša, una delle Tre sorelle in scena al Mercadante, Teatro stabile di Napoli, dal 16 al 27 gennaio per la regia di Massimo Castri. L’opera, un classico della drammaturgia, è stata scritta nel 1901 da Anton Cechov, fotografo della cruda realtà, maestro di un naturalismo duro e spietato. Maša, Olga, Irina: tre sorelle che vivono il loro dramma nella Russia dell’ultimo Ottocento. È il dramma dall’attesa estenuante di una felicità troppe volte mancata, di sogni che restano irrealizzati, di aspettative insoddisfatte; è il dramma dell’immobilità, de “gli anni scorrono, ma tutto resta uguale”, delle forze che mancano, della volontà che viene meno. È il dramma della vita. “A Mosca! A Mosca!” la grande città irraggiungibile, promessa di una nuova vita,  dove le tre sorelle sperano di ritornare, per ristabilire quell’equilibrio perduto, dopo la morte del padre, un generale, e dopo il trasferimento in provincia. Attesa. Attesa e immobilità. L’immobilità di quel tavolo radicato lì, al centro delle scena (la scenografia e i costumi sono stati curati da Maurizio Balò), per tutto il dramma, radicato al suolo, un suolo rustico, di pietra, terra arida e spaccata. Il fondale, a lungo, nero. L’immobilità di quelle valige sempre presenti a ricordare l’attesa della partenza, del cambiamento; un segno moltiplicato che accomuna tutti i personaggi, tutti schiacciati dalla cappa pesante e opprimente dell’insoddisfazione. (Vincenzo Guida) continua

 
 

Il manipolatore dei sogni: le leccornie del mondo adulto

Con appena qualche giorno di "ritardo" sul canonico periodo delle feste, il Teatro San Carlo di Napoli ha messo in scena il più natalizio dei balletti: Lo Schiaccianoci, su musica di Piotr Ilich Ciaikovskij (vedi scheda dell'opera), titlo che dopo un lungo oblio, susseguente  alla sua prima rappresentazione, ha, dagli anni '20 del secolo scorso, conosciuto una popolarità crescente e, come si diceva, è divenuto un rituale del periodo di feste per la Natività in tutto il mondo cristiano. Benché si trattasse della ripresa dell'edizione che lo stesso teatro di San Carlo aveva  realizzato nel 2003 nelle anguste pareti del Teatro Politeama, con la medesima coreografia  di Derek Deane ripresa da Agostino D'Aloja e Ugo  Ranieri con le scene ancora di Nicola Rubertelli e i costumi di Giusi Giustino, l'edizione del 2008, inutile negarlo, ha avuto il suo elemento di maggiore attrattiva nella presenza dell' etoile ospite Roberto Bolle, un' autentica icona mediatica, oltre che,  adamantino talento tersicoreo. In periodi di esiguità finanziare, e non solo in quelli, non rileviamo nulla di sminuente  nella ripresa in toto di una messa in scena, a patto che l'insieme sia coerente e che interventi sconsiderati registico-coreografici non pretendano di introdurre personalizzazioni  spinte in un prodotto artistico in sé già concluso; D'Aloja e Ranieri (quest'ultimo aveva danzato nell'edizione del 2003) non hanno ceduto alla tentazione  continua.....

 
 

La divina Commedia - L'Opera

Miracolo Alighieri: sarà l’“effetto tv” della verve comunicativa di Roberto Benigni, o sarà l’effetto “kolossal musicale” della composizione originale di Marco Frisina, ma la sempre strabiliante e meravigliosa Commedia sta diventando pane quotidiano per le grandi platee non sempre dedite alla lettura dei classici. Dante, terrore e “monstrum” per tanti studenti, impauriti dalla lettura e interpretazione dei versi durante interrogazioni ed esami; Dante, croce e delizia per studiosi di ogni tempo, che si sono accaniti a cercare significati anche quando il Nostro ha lasciato in sospeso i suoi pensieri; Dante, bandiera politica e filosofica; Dante, Poesia pura, padre della lingua italiana. E ora, nel terzo millennio, Dante protagonista anche di un grande evento musicale - fino al 24 febbraio - nel vastissimo spazio itinerante del Teatro Divina Commedia, creato ad hoc e allestito a Roma Tor Vergata sulla “spianata” di Papa Giovanni Paolo II. “Sto rileggendo la Divina Commedia”, “ho rispolverato i testi di scuola e i vecchi appunti”, “ho comprato dei libri per approfondire”, “ma non è poi un mattone, come lo avevo considerato da studente”, “non pensavo di ricordare a memoria così tanti passaggi!”: sono solo alcuni dei commenti, percepiti e ascoltati drizzando le antenne da bravi cronisti, alla fine delle oltre due ore di spettacolo che catapultano anima e corpo in un viaggio fantastico, che materializza a pochi metri dal pubblico versi, figure e personaggi sempre letti, qualche volta rivisti al cinema ma mai davvero afferrati.  (Emilia Maurizi) continua

 

 

 

 

"TEATRO, COMUNQUE."  Costanza Lanzara ripercorre la vita dei Chille de la balanza 

 

Forse pochi oggi ricorderanno uno storico teatrino off napoletano degli anni settanta in quel di Port'Alba. Si chiamava "Teatro, Comunque." ed era la sede di una altrettanto storica compagnia teatrale, fondata da Claudio Ascoli: i Chille de la balanza. Nello stesso portone di via Port'Alba 30 aveva sede anche la Cineteca Altro, di Mario Franco: i due spazi divennero ben presto un vero e proprio centro di cultura alternativa per i giovani napoletani di quegli anni. Nel 1985, in una Napoli allora (?) poco attenta alla cultura, i Chille decisero  di andare altrove e scelsero la Toscana e Firenze come terra di adozione. 

E da Firenze ritornano a Napoli - e proprio a Port'Alba - per presentare giovedì 31 gennaio alle ore 18 presso la Libreria Guida   "Teatro, Comunque.", un libro-saggio di Costanza Lanzara,  il cui sottotitolo recita L'universo creativo dei Chille de la balanza da Napoli al "mondo" di San Salvi (ndr. l'immensa ex-città manicomio di Firenze, dove ha sede oggi il loro) continua

 
 

Tosca l’opera "romana" di Puccini - Teatro dell’Opera – Roma

Le celebrazioni pucciniane verranno ufficialmente aperte dall’opera romana di Puccini, Tosca (vedi scheda dell'opera) dal 14 gennaio al Teatro dell’Opera con Gelmetti alla direzione musicale e Zeffirelli per le regia e la scenografia. Ad un secolo di distanza, il 14 gennaio del 1900 debuttava proprio al Costanzi, Tosca torna con Martina Serafin, Renato Bruson e Manuel AlvarezTosca è stata un’opera travagliata per la stesura, ma la cui incommensurabile beltà formale e di senso, rimane tuttora ineguagliata. Puccini vide l’opera di Sardou a teatro con Sarah Bernardt e  se ne innamorò immediatamente. Il nucleo è originale, una storia che il libretto di Illica e Giacosa, supervisionato da Ricordi, ritrae nella sua essenzialità il primato della donna sull’uomo, la forza del suo amore fatto di volontà e desiderio illimitati, aldilà del sacrificio che condivide col suo amante. Un simbolo che pervade l’Ottocento con molte sue creature, dalla Bohème ancora pucciniana e libertina, al pudico e verdiano Rigoletto e che lo stesso Tolstoj riconobbe nella letteratura inglese con Jane Eyre.  (Livia Bidoli) continua

 
 

Gli eccessi del teatro: le ri-scritture che ingolfano la linearità 

Al Teatro Mercadante di Napoli dall' 8 al 13 gennaio 2008 è in scena “Le doglianze degli attori a maschera” una co-produzione   Biennale Teatro di Venezia -  Compagnia Teatrale Enzo Moscato di un progetto a cura del Festival Benevento Città Spettacolo, in collaborazione con il Teatro Mercadante  e realizzato per le celebrazioni goldoniane. La rielaborazione  e la regia del testo del grande commediografo veneziano sono state curate da Enzo Moscato che ricopre anche il ruolo di Molière nella spettacolo. Nella sua presentazione dello spettacolo Moscato sottolinea il lavoro profondo di reinterpretazione e di riscrittura del testo originario il Molière di Goldoni la cui trama non è stata tradita con innesti del diario scritto da Goldoni : "Le Memorie". Moscato ha reso, nella sua interpretazione, un Molière egocentrico e dalla ambigua personalità, ipocondriaco e vanesio, smanioso di rappresentare le sue opere, dominatore di tutti i personaggi che gli ruotano intorno e che egli considera  comprimari, se non  mute comparse, di una commedia che si recita sul palcoscenico della realtà e il cui tema  è l'appagamento dei desideri dell'autore/attore della propria vita. La trama della piece di Enzo Moscato  è assai semplice: narra delle vicende sentimentali di Molière con la sua compagna storica,  la Béjart (la Béjart apparteneva alla famiglia di comici con i quali Molière ha iniziato la sua carriera e a cui è sempre legato),  e con la sorella minore/figlia di lei. Quest'ultima quasi incestuosa liaison fece molto scandalo tra i benpensanti, i faux devots dell’epoca, i quali  additavano la vita privata del commediografo come  esempio di una sregolatezza, se non di un'immoralità,  che privava l'autore di Tartufo di un pulpito autorevole da cui  esprimere sentenze sull' ipocrisia e sulla meschinità  dei suoi contemporanei. (Tonia Barone) continua

 
 

Un Domenico Scarlatti sacro in prima esecuzione italiana al Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini

In una Chiesa di Santa Caterina da Siena stracolma di gente si sono concluse il 6 gennaio (con qualche giorno di ritardo) le celebrazioni dedicate a Scarlatti (nel 250° anniversario della morte) del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini. E la chiusura è coincisa con un evento: la prima esecuzione italiana di Antra Valles, Divo plaudant, la più antica composizione sacra di Domenico Scarlatti revisionata da Dinko Fabris. Eseguita per la prima volta il 23 luglio 2007 nell’ambito del Festival Scarlatti di Tokyo, il mottetto si è rivelato sicuramente interessante e originale soprattutto nei toni quasi festosi dell’inizio e della fine. Precisa e coinvolgente la lettura offerta dall’Ensemble Mysterium Vocis diretto da Rosario Totaro. Ottima la prova delle 4 voci soliste di Valentina Varriale, Daniela Del Monaco, Sabrina Santoro, Leopoldo Punziano. (Gabriella Mambrini) 

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"' A vedova allera" all'Opera di Roma. Franz Lehar riveduto in versione napoletana  da Vincenzo Salemme

Programmare un' operetta nel periodo delle festività natalizie in un grande teatro d'opera non  costituisce un'anomalia né di per sé dovrebbe originare alcuna polemica; molte capitali europee inseriscono in programmazioni di altissimo profilo, titoli del "genere minore" tanto in voga agli inizi del secolo in mitteleuropa e poi soppiantato, anche  in conseguenza dell'avvento del disco prima e  del cinema sonoro poi, dalla commedia musicale. Il Teatro dell'Opera di Roma ha offerto al suo pubblico un'edizione decisamente sui generis de "La vedova allegra" (Die lustige Witwe) di Franz Lehar, libretto di Victor Lèon e Lèo Stein del 1905, tratto  da una commedia francese di Henri Meilhac dal titolo "L'attaché d'ambassade".La particolarità annunciata era rappresentata dall'adattamento di Vincenzo Salemme, che ha curato la regia e recitato in prima persona interpretando Njegus-Pulcinella; il regista partenopeo ha voluto  trasporre la vicenda da Parigi alla Napoli belle epoque, introducendo nel copione frizzi e lazzi alla maniera scarpettiana con numerose strizzate d'occhio a Totò e Peppino. Per carità, lungi dal volerci ergere a paladini della purezza stilistica dell'operetta, qualche perplessità ci sentiamo, tuttavia,  in obbligo di esprimerla, ritenendo questa una sede opportuna per criticare e anche, nel caso, deplorare, ma anche per stigmatizzare le forme di dissenso pregiudiziale (nell'accezione più stretta del termine) adottate da parte del pubblico ancor prima che gli interpreti avessero iniziato ad esibirsi. (Dario Ascoli) continua

 
 

 

"La maschera Punkitititi"  di Marco Taralli su libretto di Quirino Conti e Marco Ravasi: Tra il mito di Mozart  in musica e l'incombenza letteraria di Proust.

La maschera nella drammaturgia greca rappresentava anche uno strumento di risonanza per indirizzare ed amplificare la voce dell'attore ed è noto che da tale funzione derivasse l'appellativo di "persona"; essa costituiva, per tanto, un dispositivo  atto a propagare la verità. Il messaggio di quell'entità  che agiva sulla scena, mentre il "personaggio" era colui che indossava la maschera.  Lo scopo non secondario della rappresentazione in maschera, va tuttavia detto, era, nel teatro classico greco prima e romano poi, di annullare ogni connotazione sociale, etnica, fisiognomica dell'attore che potesse dare adito a pregiudizi che non si addicevano alla natura,  sovente divina, delle figure rappresentate sulla scena. Chissà se anche queste considerazioni siano all'origine dell'opera di Marco Taralli (classe 1967) che in prima assoluta è in scena al  Nazionale di Roma per la stagione del Teatro dell'Opera, su libretto di Quirino Conti e Marco Ravasi; la maschera di cui si narra è quella  di Mozart, attraverso la quale il responsabile di un laboratorio di un museo delle cere di una non precisata città nordeuropea negli  anni '20 del secolo scorso, intende ricostruire la fisionomia del genio della musica  la venerazione per il quale ha segnato l'intera sua vita  a cominciare dal nome di battesimo  che si è ritrovato : Volfango. Sullo sfondo, ma delicatamente lasciata all'intuizione dello spettatore, la storia di un amore omosessuale tra il reazionario e moralista direttore del museo e un giovane modellatore, che non si sa bene come si sia  venuto a trovare tra le mani la maschera di Punkitititi (uno dei tanti soprannomi che Mozart si autoattribuiva) e che l'ha promessa a Volfango (Dario Ascoli) continua

 

 
 

Una "lunga villeggiatura" al Teatro Mercadante di Napoli. Il Goldoni di Toni Servillo

È in scena al Teatro Stabile di Napoli Mercadante, dal 12 dicembre al 6 gennaio, la “Trilogia della Villeggiatura” di Carlo Goldoni per la regia e adattamento di Toni Servillo, una produzione Teatri Uniti/ Piccolo Teatro di Milano- eatro d’ Europa. È tempo di preparare le valigie. È tempo di trasferirsi in campagna per trascorrere con famiglia, amici, meno amici, e possibili amanti, giornate liete, tra chiacchiere, partite a carte e  sontuose abbuffate. È il tempo della villeggiatura.Ed eccoli,  uno ad uno, i personaggi della commedia fanno il loro ingresso:  una sfilata di tipi, il cui comun denominatore è quello di non essere né troppo ricchi né troppo poveri, ma figli di una mentalità per cui l’apparire sovrasta ciò che si è davvero, ciò che si vuole davvero.  Amori, passioni, intrighi, e affari, onore, dogmi morali si intrecciano in una complessità di azione agita su tre spazi diversi: due antitetici, le residenze cittadine e la villa in campagna, come luogo della trattativa e della rispettabilità dove il sociale schiaccia il privato, ovvero luogo degli istinti e dell’emersione dei sentimenti autentici; e un terzo di transizione, di sospensione: il bosco, l’autunno. L’impianto scenografico (curato da Carlo Scala) sviluppa con linearità e nitidezza questi tre spazi ed è capace di creare dei quadri che non mancano di alcuni momenti fortemente poetici ed evocativi, pittoreschi. Come il quadro d’apertura del secondo atto dove, al grigiore piatto delle mura cittadine, segue la luce e la forza cromatica del sole d’estate che domina uno spazio scenico fortemente dilatato, aperto. (Vincenzo Guida) continua

 
 

Atmosfere nordiche per “Venite Pastores 2007”

 Ad occhi chiusi, immaginando un paesaggio finlandese dalle cime innevate, è dolce farsi cullare dal soave fondersi di voci del Coro Cantinovum che, giovedì 20 dicembre, ha deliziato la platea del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, con un ricchissimo concerto di musiche finlandesi. Un regalo che il festival di musica teatina “Venite Pastores 2007” ha voluto offrire al pubblico napoletano in piena atmosfera natalizia. I Cantinovum, diretti magistralmente da Rita Varonen, hanno eseguito tredici brani del repertorio finlandese interamente a cappella: nessuno strumento accompagnava le voci ma la loro straordinaria capacità di fondersi  ha dato l’impressione che, nascosta tra le quinte, ci fosse un’intera orchestra. Il raffinato programma della serata ha fatto ascoltare tradizionali brani del repertorio contemporaneo, da Soi Kunniski Luojan di Jean Sibelius a Jouluhymni di Ahti Sonninen e ai Magnificat di Arvo Pärt e Antti Nissilä, deliziando il pubblico con una prima esecuzione assoluta, composta appositamente per Venite Pastores, di un compositore napoletano, Tero Lanu, Kaikuja ajn takaa (Echi del passato). Il brano, eseguito fin ora solamente nel concerto che il giorno prima i Cantinovum avevano offerto al Quirinale, è il racconto delle memorie che un bambino ha delle tradizioni del Natale in Finlandia: le luci che illuminano l’albero addobbato, la neve bianca che si osserva dalle finestre, l’attesa per scartare i regali e la solenne messa a cui non si può mancare la mattina del 25 dicembre. (Viola Tizzano) continua

 
 

 

Britten e Stravinskij  al Teatro San Carlo di Napoli. Quando la musica guardava al misticismo del medioevo e il mondo si avviava a ripercorrerne  la barbarie

Il concerto, che precede il Natale,  della stagione sinfonica del Teatro San Carlo ha presentato, prima fra tutte, la gioia di vedere restituito alla salute e all'arte il direttore musicale Jeffrey Tate, a lungo assente dal podio.  Il maestro inglese è stato preceduto, nel programma di cui vi diamo resoconto, dalla angelica figura associata alla sopraffina competenza di Stefania Rinaldi, che ha diretto il primo brano della serata: "A Ceremony of Carols"  di Benjamin Britten (1913-1976) , per coro di voci bianche e arpa. Si tratta  di un brano composto durante un viaggio in nave di ritorno dagli Stati Uniti  e originariamente strutturato in 7 sezioni, divenute  in seguito 11;  il numero iniziale e finale sono in lingua latina e in modo gregoriano. L'organico vocale, talvolta sostituito da voci femminili, e l'essenzialità dell'accompagnamento strumentale affidato ad una sola arpa, denotano la volontà dell'autore di evocare atmosfere delicatissime e angeliche. Se fosse intimistico raccoglimento, desiderio di regressione ideale verso un'infanzia felice o volontà di contrapporre la purezza di carole natalizie ai clangori della seconda guerra mondiale non è dato accertarlo, ma  in quel dilaniato 1942 Benjamin Britten ha squarciato le nubi che si levavano da fumanti rovine, esiti di follie genocide. (Dario Ascoli) continua

 
 

Pinocchio e non solo per Bustric al Festival Internazionale di Pompei

 

Poesia, delicatezza e tanta ironia. Sono questi tre degli elementi che hanno caratterizzato lo spettacolo “La favola di Pinocchio in musica” andato in scena nell’accogliente teatro Di Costanzo-Mattiello (gremito nonostante il freddo della serata) nell’ambito del Festival Internazionale di Pompei giunto quest’anno alla quarta edizione.  Uno spettacolo molto particolare che è riuscito a catalizzare l’attenzione dei bambini e degli adulti. I bambini non hanno resistito alla bravura di Sergio Bustric, attore di navigata esperienza (ha lavorato nel cinema dove ha fatto film da Oscar come “La vita è bella”di Benigni, in televisione in vari sceneggiati e a teatro) che con il gioco di prestigio, la pantomima, l’ironia li ha conquistati tutti. Gli adulti, oltre che da Bustric, si sono fatti ammaliare dalla musica eseguita magistralmente dall’Orchestra da Camera della Campania diretta da Luigi Piovano (primo violoncello di Santa Cecilia e direttore artistico della manifestazione). Quella musica di Fiorenzo Carpi (arrangiata per l’occasione da Marcello Bufalini) che nel 1971 fece da sottofondo a quel “Pinocchio” tanto amato che la Rai mandò in onda con la regia di Luigi Comencini e Nino Manfredi nella parte di Mastro Geppetto. Un film rimasto nel cuore di tanti e che Bustric ha fatto rivivere “giocando” alla sua maniera. D’altra parte per uno come lui laureato in lettere e filosofia, allievo  della scuola di circo di Annie Fratellini e Pierre Etaix a Parigi e di quella di pantomima di Etienne Decroux a Parigi ed a Roma di quella di Roy Bosier, “sedurre”il pubblico è molto semplice. (Gabriella Mambrini)download

 

 
 

Domenico Scarlatti e la viola d'amore al Festival Teatino

 Il ritmo dolce ed affettuoso e la voce argentina ed angelica della viola d’amore di Domenico Scarlatti riescono a celebrare meglio di qualunque parola l’anniversario di un compositore troppo spesso dimenticato dagli studiosi di musicologia ma che, con le sue 555 sonate, ha lasciato il segno nel panorama musicale mondiale. Nell’anno in cui ricorre il 250° anniversario della sua morte, il festival Teatino “Venite Pastores” dedica a Scarlatti una conversazione-concerto che, partendo dall’analisi del volume “Domenico Scarlatti Adventures”, alterna a momenti di discussione sulla figura del compositore le magistrali esecuzioni musicali di Valerio Losito (viola d’amore) e Andrea Coen (cembalo), solisti dell’Ensemble Seicentonovecento. Curato da W. Dean Sutcliffe e Massimiliano Sala (Ut Orpheus Editore, Bologna 2007), Domenico Scarlatti Adventures raccoglie ben tredici contributi di autorevoli studiosi europei e americani sul Maestro napoletano: una raccolta di saggi che non pretende di offrire una ricerca esaustiva sul compositore, ma di affrontare una serie di studi su problematiche precise che contribuiscono a fornire una migliore visione d’insieme della musica di Scarlatti. Nel libro, i tredici autori investigano gli aspetti più significativi della produzione scarlattina, vocale e strumentale, e della vita dell’autore. A parlarne, venerdì 14 dicembre, al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, c’erano Roberto Illiano, Valerio Losito e Andrea Coen che, creando un’atmosfera intima e familiare, sono riusciti a far conoscere un po’ più a fondo il senso e i significati delle musiche di Domenico Scarlatti. La viola d’amore, protagonista melodica della serata, è uno strumento ancor oggi poco frequentato e diffuso. (Viola Tizzano)download

 

 
 

Serata di Gala del Concorso "Napoli, voce del Mediterraneo"

Con la finale e la Serata di Gala del 14 dicembre 2007 si è concluso il Concorso Internazionale della Romanza Napoletana "La voce del Mediterraneo",  riservato a giovani interpreti nati dopo il 1° gennaio 1972. Organizzato dall’ Associazione Teatro Lirico Sperimentale di Napoli, presieduta da Mario De Miranda,  con il sostegno dell’ Assessorato al Turismo della  Provincia di Napoli, della Camera di Commercio Industria e Artigianato e Agricoltura di Napoli e dell’ Ente Mostra d’Oltremare; la direzione artistica è di Patrizia Porzio, la rassegna canora ha visto la partecipazione di oltre quaranta candidati da tutto il mondo e l'accesso alla finale di 11 solisti di elevatissimo livello. La giuria era presieduta dal M° Gianni Tangucci, di recente  designato ai vertici artistici del Teatro San Carlo nella gestione commissariale, dal M° Carmelo Columbro, direttore del Conservatorio Domenico Cimarosa di  Avellino,  dal M° Francesco Vizioli, direttore d'orchestra e compositore, docente al Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli, dal  M° Riccardo Canessa, regista , nonché dai "padroni di casa"  Dott. Mario de Miranda e M° Patrizia Porzio, rispettivamente presidente  e direttore artistico dell' Associazione organizzatrice.  Il primo premio della giuria, dotato di 3000 €,  è stato assegnato al baritono  Felice Tenneriello, che ha interpretato "Core 'grato" di Cardillo e Cordiferro; il secondo premio, corredato di 2000 , è andato al tenore Giuseppe Talamo, che ha cantato "Torna a Surriento" di De Curtis, il terzo premio, corredato di 1000 € è stato attribuito ad un altro tenore, Carmine Riccio che ha eseguito  "Marechiaro" di Di Giacomo-Tosti. continua

 

 
 

Una Butterfly antiamericana nella Nagasaki stuprata e dilaniata dall'atomica al Teatro Verdi di Salerno. Vigoroso Oren,  avvalsosi di un cast vocale di grande pregio.

Il regista Daniel Benoin, che ha anche curato scene e costumi, ha collocato temporalmente la vicenda della geisha abbandonata nell'immediato secondo dopoguerra, nella Nagasaki, cioè, all'indomani del lancio della bomba nucleare. Una scenografa tra rovine e reduci segnati dall'orrenda esplosione, militari americani che ingurgitano coca-cola ed eruttano arroganza yankee  e cinismo stars & stripes e giapponesi che si dividono in rassegnati al destino di sudditanza, incantati dal mito del benessere americano e orgogliosi difensori delle tradizioni culturali e religiose del popolo del sol levante. Puccini, inizialmente concepì una tragedia che rappresentasse un netto dualismo Oriente-Occidente anche con la suddivisione in due atti con location contrapposte. (vedi scheda dell'opera)Quanto ciò derivasse da una visione estremistica dell’orientalismo, quanto dalla non perfetta conoscenza della versione originale di Belasco non è necessario approfondire. Oggi noi conosciamo la realizzazione del 1904 con l’abbandono della sposa nipponica e con l’attesa commoventemente fiduciosa del ritorno di uno “sposo fedele” con quella romanza “Un bel dì vedremo” che si colloca nell’Olimpo delle melodie operistiche di tutti i tempi. Questa versione  è priva di visioni di vita occidentale ed è suddivisa in tre parti (primo atto, secondo atto parte prima e secondo atto parte seconda, o terzo atto). Nelle intenzioni il "coro a bocca chiusa" e il preludio al terzo atto sarebbero dovuti essere eseguiti senza soluzione di continuità, ma forse per il gusto del tempo e per esigenze di scena, dopo le prime rappresentazioni, si è proceduto ad una suddivisine in tre sezioni  che si è voluto definire "atti". Oren e Benoin hanno scelto di rispettare il progetto pucciniano e non possiamo che elogiare tale scelta, che conferisce continuità ad un crescendo drammatico teatrale e musicale.(Dario Ascoli)download

 
 

Il Galileo guardato attraverso il cannocchiale del materialismo storico di Brecht. Al Teatro Bellini di Napoli

"Vita di Galileo" di Bertold Brecht è una delle massime opere del '900; della stessa composizione teatrale l'autore elaborò ben tre  versioni successive: nel 1938, all'indomani dell'atomica di Hiroshima nel 1947 e per finire pochi mesi prima della morte, nel 1956, rappresentata postuma nel '57 a Berlino Est. Il personaggio di Galileo, in verità, viene caricato da Brecht di aspetti che ne fanno un emblema dell'uomo nuovo, un paladino del laicismo, ma non un manifesto, non un sandwich-man, bensì una personalità complessa a a tutto tondo; con vizi, virtù, meschinità e vigliaccheria. Opera didascalica, si è detto, ma in un'accezione  ampia come anche le proporzioni narrative, d'altra parte, denotano e metastorica pur proponendo una scansione degli eventi assolutamente cronologica e puntualmente datata. Si percepisce che il Galilei brechtiano è transitato per Karl Marx,  ha conosciuto le derive  dittatoriali delle ideologie del '900, ha, non ultimo, constato la pericolosità di una scienza che rinuncia all'etica e che approda al genocidio nucleare. Antonio Calenda, che cura la regia del lavoro di Bertold Brecht in scena al Teatro Bellini di Napoli dall' 11 dicembre 2007, ha sottolineato  la connotazione dell'uomo prima e più ancora che dello scienziato; Franco Branciaroli ha con efficacia  seguito le linee di regia avvalendosi di qualità tecniche indiscusse.(Dario Ascoli)download

 

 
 

"Dicembre al Decumano" propone lo splendore dell' arte sacra

Musica sacra, arte e cultura riportano in vita la maestosa Basilica di Santa Maria Maggiore che riapre al pubblico, dopo decenni di restauro, con la rassegna Dicembre al decumano. Nel cuore della Napoli antica, dal 9 al 28 dicembre, gli splendidi affreschi della Basilica fanno da sfondo a concerti di musiche natalizie, popolari e ad una mostra fotografica dedicata a San Francesco Caracciolo. Dicembre al decumano si propone di accendere i riflettori su musica e cultura in una zona di Napoli spesso dimenticata ma che raccoglie al suo interno un immenso patrimonio artistico. La Basilica di Santa Maria Maggiore è l’esempio lampante di tale ricchezza: fatta erigere attorno al 533 da San Pomponio, vescovo della città, sui resti di un preesistente edificio romano, fu tra le quattro più importanti di Napoli e venne consacrata da Papa Giovanni II. La pianta attuale fu progettata, nel 1653, da Cosimo Fanzago, celeberrimo scultore e architetto del Barocco napoletano (fu lui a ideare il Chiostro della Certosa di San Martino) e, dopo una lungo periodo in cui la struttura è rimasta chiusa al pubblico, nel 1992 c’è stato l’ultimo intervento di recupero che ha portato alla luce il pavimento in cotto e maiolica dipinta del 1764. La Basilica, di proprietà della Curia Arcivescovile di Napoli, da maggio 2007 è gestita dall’Associazione Ensemble Vocale di Napoli che intende aprire lo spazio ad eventi, mostre, convegni e concerti restituendo al pubblico un luogo di estrema bellezza.  (Viola Tizzano)download

 
 

Premio internazionale LUIGI FRANCAVILLA

Venerdì 14 dicembre alle ore 21 nel Teatro Comunale di Mercato San Severino si terrà la settima edizione del Premio internazionale LUIGI FRANCAVILLA organizzato dal Centro Campano di Cultura “Francavilla”. Un premio nato con l’intento di diffondere la musica dei grandi solisti, in onore del grande trombettista salernitano, Francavilla. Quest’anno ad essere premiato sarà il corno LUCIANO GIULIANI, primo corno al Teatro dell’Opera di Roma e dell’Orchestra Sinfonica della Rai di Roma ed insegnante presso il Conservatorio di Santa Cecilia. Un professionista di altissimo livello che collabora con Santa Cecilia e con il Teatro alla Scala anche in qualità di prima Tuba Wagneriana. Il maestro Giuliani si esibirà durante la serata, in veste di solista, con l’Orchestra Internazionale della Campania diretta da Mario Ciervo. download

 

 
 

Musicalmente Telethon: "Ricercare" a più voci a Capodimonte

Nello splendido salone delle feste della Reggia di Capodimonte, con un programma dedicato a Franz Schubert e Gabriel Fauré, si è svolta anche quest’anno (quinto anno consecutivo) la manifestazione “Musicalmente per Telethon” organizzata dall’Associazione Musicale Maggio della Musica  e voluta dalla BNL Gruppo Bnp Paribas. Una serata sicuramente di alto livello diventata un appuntamento fisso del dicembre napoletano. Protagonisti il maestro Michele Campanella, Monica Leone e l’ensemble Voci italiane complesso vocale nato nel 1995 dall’iniziativa di Massimo Iannone e composto da Patrizia Roberti, Maura Meneghini (soprani), Antonella Capurso e Flavia Caniglia (mezzosoprani), lo stesso Massimo Iannone e Francesco Toma (tenori), Davide Malvestio baritono e Renato Vielmi basso. Ensemble del quale si sono apprezzate soprattutto le voci femminili. Si è ascoltato di Schubert Salmo XXIII, per 4 voci femminili, Staendchen, per contralto solo e 4 voci maschili, una serenata del 1827, scritta in due versioni su  testo di Franz Grillparzer, il più grande poeta austriaco dell’epoca.   Im Gegenwaertigen Vergangenes per 4 voci maschili, scritto verosimilmente nel 1821 su testo di Goethe.  (Gabriella Mambrini)download

 
 

Primo Concorso Internazionale della Romanza Napoletana

 Si suole datare l’atto di nascita della canzone napoletana d’autore in quel 1537, anno in cui Johannes da Colonia diede alla stampa la prima raccolta di “Canzoni Villanesche alla Napolitana” in onore di Carlo V; tuttavia canti d’amore e di “mestiere” , di autore anonimo, sono attribuibili ad epoca sveva  angioina e aragonese. Patrizia Porzio, mezzosoprano napoletano e solerte direttrice artistica di festival ed eventi musicali, ben consapevole della ricchezza e del valore storico della musica vocale napoletana, in vernacolo e non, preferisce parlare di “romanza napoletana”, vuoi per designarne  la forma colta e salottiera che la canzone assunse a cavallo tra  ‘800 e ‘900, solo idealmente  assimilabile all’omonima forma mitteleuropea, vuoi per sottolinearne la cifra, per così dire, poetica e linguistica. Esempi come Salvatore Di Giacomo, E.A.Mario, Gabriele D’annunzio, Raffale Viviani, Francesco Paolo Tosti, Francesco Bongiovanni, Mario Costa, Evemero Nardella, per tacere di Rossini, Donizetti e Bellini e limitandoci per esigenze di concisione, senza fare torto a tantissimi altri insigni poeti e musicisti che in oltre un secolo produssero una miriade di piccole, ma preziose gemme artistiche. Il “Concorso Internazionale della Romanza Napoletana”,  riservato a giovani interpreti nati dopo il 1° gennaio 1972 , si svolge dal 10 al 14  dicembre 2007 al Teatro Mediterraneo di Napoli,   è organizzato dall’ Associazione Teatro Lirico Sperimentale di Napoli, presieduta da Mario De Miranda,  con il sostegno dell’ Assessorato al Turismo della  Provincia di Napoli, della Camera di Commercio Industria e Artigianato e Agricoltura di Napoli e dell’ Ente Mostra d’Oltremare; la direzione artistica è di Patrizia Porzio. I premi assegnati saranno tre ai quali andranno rispettivamente 3000 €, 2000 € e 1000 €, a conclusione di  una selezione affidata ad una giuria composta da eminenti personalità del mondo musicale internazionale. La premiazione avverrà nel corso di un Concerto-Gala , il 14 dicembre alle ore 20,  nel corso della quale  i solisti saranno accompagnati da una grande orchestra, alla presenza  di autorità del mondo artistico e della comunicazione. download

 
 

Un Parsifal meditativo e simbolico al Teatro San Carlo. Chissà che la lancia del Graal non avvii la guarigione di più di una ferita

Il Parsifal  (vedi scheda dell'opera)sancarliano nella lettura di Federico Tiezzi appare meno germanico di quanto si sia abituati a vedere e  propone una bipolarità ellenico-orientale che costituisce lo scenario in cui irrompe il cristianesimo. L'attesa del puro-folle  è messianica e non è il realizzarsi di un vaticinio di un oracolo come nella tragedia greca, ma quell' interagire tra divino ed eroico , se in Wagner trova antecedenti prossimi nell' Arcadia, in Eschenbach è proprio  miscela di  epica greca e leggenda orientale, plasmata  alle esigenze di promozione di un cristianesimo medievale nella cultura nordica. Parsifal non solo è un’opera matura di Richard Wagner, ma ancora di più essa rappresenta una summa non solo del processo di maturazione del musicista e commediografo, ma in qualche misura la vicenda del “puro folle” tratta da Wolfram von Eschenbach, collega tra loro trame e tematiche che attraversano l’intera produzione operistica wagneriana. (Dario Ascoli)download

 
 

Con Madama Butterfly diretta da Daniel Oren si conclude la stagione operistica del Teatro Municipale G.Verdi di Salerno

Il teatro Verdi di Salerno, quasi a volere anticipare le celebrazioni  del 150 anniversario della nascita di Giacomo Puccini (1858-1924) che ricorre nel 2008, presenta dal 12 dicembre  uno dei titoli più amati del grande operista toscano: Madama Butterfly (vedi scheda dell'opera), con cui si conclude la stagione operistica 2007, segnata da  entusiastici successi. Reduce dai trionfi di Tosca (1900), Puccini fu assalito dal timore di non riuscire a ripetersi sui medesimi livelli e, soprattutto, di deludere le aspettative di un pubblico che aveva individuato in lui l’erede del vecchio Verdi che in quel 1901 si congedava dal mondo. Molti soggetti furono presi in esame grazie alla costante azione di stimolo di Luigi Illica, ma Puccini era restato impressionato enormemente, nel 1898, da una tragedia giapponese vista a Londra “Madame Butterfly”, riduzione teatrale curata da David Belasco (a cui il lucchese si affiderà per “La Fanciulla del West") di un racconto omonimo di di John Luther Long. L' Orchestra Sinfonica G.Verdi del Teatro Municipale di Salerno e il Coro  saranno diretti da Daniel Oren che dell'istituzione musicale salernitana è apprezzato direttore artistico.download

 

 
 

Musicalmente per Telethon: Il suono della generosità

Le musiche più dolci e tenere di Franz Schubert e Gabriel Fauré saranno protagoniste della quinta edizione di Musicalmente per Telethon 2007. L’evento-concerto, organizzato dall’Associazione musicale Maggio della Musica in collaborazione con la BNL Gruppo Bnp Paribas per Telethon e la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, sarà ospitata nello splendido Salone da Ballo della Reggia di Capodimonte, il 9 dicembre alle ore 21, e l’intero incasso della serata sarà devoluto in beneficenza. In uno scenario d’incanto i pianisti Michele Campanella e Monica Leone accompagneranno l’Ensemble Voci Italiane per un concerto ricco e soprattutto dai nobili fini. Il percorso ideale tra le composizioni di due grandi musicisti, completamente differenti tra loro ma allo stesso tempo uniti da un grande sentimento di tenerezza, sarà arricchito dalla voce di Monica Leone che reciterà i testi (negli originali in tedesco e francese) delle partiture protagoniste del concerto. Il pubblico di Musicalmente per Telethon potrà ascoltare cinque dei più famosi brani di Schubert, da Salmo XXIII, per 4 voci femminili, a Staendchen, per contralto solo e 4 voci maschili, una serenata del 1827 su un testo del più grande poeta austriaco dell’epoca Franz Grillparzer. Im Gegenwaertigen Vergangenes, composizione per 4 voci maschili scritta verosimilmente nel 1821 su testo di Goethe, sarà strutturata dalle Voci Italiane come una cantata. (Viola Tizzano)download

 
 

Una buona serata in famiglia ... per una bomba in meno 

Ernesto Mahieux  si pone subito la domanda di come raccontare la propria avventura d’attore senza scadere nell’autocelebrazione. Come? Tutti ci saremmo aspettati un lungo monologo  oggi che è divenuto un attore di culto grazie al ruolo ricoperto nel film L’imbalsamatore e che grazie alla sua pregante interpretazione ha vinto il David di Donatello e il Globo d’Oro e la partecipazione alla versione teatrale di Gomorra di Roberto Saviano, per l'adattamento e la regia di Mario Gelardi. Invece, spiazzando il pubblico, il simpatico attore decide di scegliere la formula dell’intervista inaspettata che insieme conduce pubblico e protagonista nella trama della esperienza professionale dell’intervistato. Anche nel sistema narrativo decide di non abbandonare e tanto meno rinnegare le origini "artigianali" della sua carriera. Naturale nell'autobiografia intrecciata tra vita privata e professionale, Ernesto  sceglie  di conservare la spontaneità che ne rappresenta forse la maggiore virtù. (...) Serata commissionata dal Teatro Galleria Toledo, richiesta più che gradita e inaspettata per Ernesto Mahieux, che  nell’arco della sua lunga carriera non aveva mai avuto la possibilità di calcare quel palcoscenico, così  importante perchè simbolo di ciò che la cultura  del teatro sa e può strappare al  degrado morale della città. (Tonia Barone)download

 
 

L'amore romantico e l'incombenza della figura materna  in un "Giulietta e Romeo" vivido e teso  e  al Teatro Bellini di Napoli

Un “Romeo e Giulietta” poco romantico, ma sicuramente forte e toccante quello firmato dal coreografo romano Fabrizio Monteverde e andato in scena con il Balletto di Roma ieri sera al Teatro Bellini di Napoli. Un appuntamento atteso anche per la presenza, nel  ruolo del protagonista, dell’albanese Kledi Kadiu, ormai soprattutto divo televisivo, icona di bellezza, tornato con questa coreografia a calcare le scene dopo 12 anni di assenza. Accanto a lui, nel ruolo dell’eterna amata, Noemi Arcangeli. Ideata nel 1989 per l’allora giovane Balletto di Toscana, la coreografia di Monteverde ha segnato un momento importante per il teatro di danza italiano, un momento di rottura con uno dei balletti più tradizionali che ha fatto sognare tante generazioni. Lo spettacolo, romantico per antonomasia, liberamente ispirato alla tragedia di William Shakespeare su musica di Sergej Prokof’ev  infatti, è ambientato nel secondo dopoguerra e si apre con la visione di un muro decrepito, simbolo della tragedia bellica. In questo quadro a tinte fosche, (il coreografo si diverte sempre molto a lavorare sui chiaroscuri) il personaggio di Giulietta diviene il simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire agli obblighi imposti da una condizione femminile ambigua.... (Raffaella Tramontano)download

 
 

La leggerezza dell'impegno: Pietro Pignatelli

Per un attimo, per un istante, qualcuno sfiora la nostra esistenza e, seppure per pochi attimi, ci accorgiamo che ci ha lasciato qualcosa che ci accompagnerà per tutta la vita. Un sorriso, una riflessione, uno sguardo oppure un gesto: mentre, immersi nel tran-tran quotidiano, ci estraniamo, per il tempo di un battito di ali, andiamo a raccogliere istanti che costituiscono la ricarica per la routine, la quale, grazie a ciò, può diventare nuovamente poesia. Avete mai notato un serioso uomo d’affari, algido, imperturbabile, impeccabile, in treno magari, il quale, mentre muove frenetico le dita sul suo pc, abbandona per un attimo il suo sguardo nel vuoto? Sì, sono quelli i momenti, proprio quelli. Notateli. Cosa starà ricordando: la donna che per un attimo ha saputo leggergli l’anima con uno sguardo; oppure quell’anziano che simulava la carezza fatta sul viso del fratello morto sotto i bombardamenti?  Ebbene, una chiacchierata con Pietro Pignatelli è stato ciò che, in questa prospettiva, ha stimolato la curiosità e la stima di chi scrive. Dopo il caos, alla fine di una giornata colma di voci, rumori, sorrisi e mugugni, la voce di questo artista ha sceverato tutto ciò che di magico c’è in chi si esprime attraverso l’arte. La sua voce allegra, il suo porsi in modo accogliente ha permesso di stabilire un contatto emotivo, premessa essenziale perché qualcuno trasmetta qualcosa ad altri. E Pietro Pignatelli ne è perfettamente cosciente. La sua arte, il suo ‘Musical che passione’, non fa altro che sancire quanto sia preziosa la dote di chi sa emozionare: e noi possiamo impossessarci, possiamo rubargli un po’ della sua arte, attraverso il suo spadroneggiare il musical, il teatro. Mi racconta che, un bel giorno, incontra il suo ‘mecenate’: Maurizio Mastellone, il quale, entusiasta dell’idea propostagli, concede la disponibilità del Teatro Tasso. Da qui parte il progetto che prende vita nell’ "Accademia Tasso". (Melania Costantino)download

 
 

TEATRO ALBA RADIANS FINALMENTE SI RIPARTE: Con Caterina Vertova la città di   Albano brinda ad una nuova era

Dopo dieci anni di silenzio torna a ruggire  l' Alba Radians: domenica 2 dicembre ospite del palco dello storico teatro di Albano  Caterina Vertova in “Tango La donna vestita di Sole”. L'amministrazione comunale Mattei festeggia l'inizio di una  nuova era  teatrale presentando sino al 2 marzo 2008 un  palinsesto ricco di nomi e contenuti di qualità. Pippo Franco, Anna Maria Jacopini e Sebastiano Colla, Rino Santoro solo alcuni dei nomi  presenti nella rassegna 2007 -2008 organizzata e messa a punto dal consigliere delegato Anna Laganà, che  spazia da Moliere al teatro napoletano. Partito, dunque , il conto alla rovescia per la città che lascia al fascino teatrale della Vertova il compito di dare il via alle 21 di domenica, a un nuova stagione.  Un musical per l'attrice milanese  che porta in scena lo  spettacolo di Davide Cavuti  che, attraverso veri e propri quadri, proietta gli spettatori nei vicoli di Buenos Aires Storie di donne in primo piano, il dramma della vita porteña, dei desaparecidos  raccontate attraverso le emozioni del tango . Quarantasette anni e   una carriera teatrale ventennale  il nome di Caterina Vertova spicca accanto a quello dei grandi maestri  del teatro italiano come Giorgio Strehler, Luigi Squarzina e Mario Missiroli,  apprezzata interprete femminile in  testi autorevoli di Luigi Pirandello o Eduardo de Filippo. Un curriculum ricco quello della Vertova  che calca negli anni la scena facendosi amare  dal pubblico per la suggestiva 'interpretazione di  personaggi classici, come Elettra Didone e Medea senza tuttavia d disdegnare negli anni anche il  cinema. (Patrizia Claps)download

 
 

"Sussurri grida di una notte di mezza estate" nel teatro di Strindberg

La cinica e spietata lotta tra sessi, mista all’eterno conflitto tra le classi sociali che August Strindberg ha sapientemente esplorato in La signorina Giulia, sono al centro dell’omonimo spettacolo messo in scena al Teatro Bellini di Napoli. L’allestimento teatrale del testo, probabilmente il più felice del drammaturgo svedese, è affidato all’abile regia di Armando Pugliese e vede come protagonista, nel ruolo della contessina Giulia, una intensa Vanessa Gravina e un altrettanto incisivo Edoardo Siravo nel ruolo del servo Jean. Il dramma si consuma attraverso le vicende intime e psicologiche di queste due figure, accompagnate sulla scena da una straordinaria Simonetta Graziano nei panni di Cristina, cameriera e “fidanzata” di Jean. In una notte di mezza estate, la Notte di San Giovanni di pagana memoria, in cui si celebra l’unione tra il sole e la luna e in cui le gerarchie si assottigliano per far emergere l’intimità, la parte oscura, le pulsioni che normalmente non si sussurrerebbero nemmeno, ma che in questa occasione diventano realtà, avviene l’incontro tra Giulia e Jean. Mentre il Conte è assente e il popolo si dà alla pazza gioia, lei, eccitata, lo invita a ballare. (Viola Tizzano)download

 

 
 

Un tenore  di razza  trionfa al Verdi di Salerno: Neil Shicoff entusiasma

(Antonio Guida intervista il cantante americano)

Con un volo last minute da Verona, dove è impegnato nel Don Giovanni di Mozart, il giovane direttore Gianpaolo Bisanti è giunto prontamente a dirigere l'Orchestra Sinfonica del Teatro Municipale G.Verdi di Salerno nel recital del tenore Neil Shicoff,  in sostituzione del maestro Daniel Oren, improvvisamente indisponibile per gravi motivi familiari. La circostanza di ascoltare un tenore che vanta oltre sessanta primavere ha  prodotto nel pubblico due sentimenti  contrastanti: la curiosità di sentire  dal vivo un personaggio che ha caratterizzato decenni di grande musica, ma anche  uh inconscio cinismo animato dal pregiudizio di una incipiente decadenza vocale del cantante da sottoporre ingenerosamente ad una verifica sul campo.  Soddisfatta la prima aspettativa, rinviato sine die , invece, il pensionamento di un  fuoriclasse che ha dimostrato di avere ancora molto da regalare al pubblico. Neil Shicoff non ha tardato a cancellare ogni dubbio presentando una voce in ottima forma con punte di SIb  squillanti, centri vivaci e gravi sufficientemente sonori; permettendo così alle sue corde da tenore lirico leggero di reggere benissimo anche ciò che la sua vocalità non sarebbe ben disposta a sostenere in un'opera intera; ma il recital è anche questo e la classe di un interprete si misura,  non di meno, nella versatilità. (Redazionale)

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Ci vuole un  Puro-folle per salvare il San Carlo?

Una delle più travagliate stagioni operistiche del Teatro San Carlo di Napoli si accinge a prendere il via il prossimo 2 dicembre con un titolo impegnativo che non strizza di certo l’occhio al melomane italico tipico: Parsifal di Richard Wagner (vedi scheda dell'opera). Le vicende gestionali del più grande teatro del mondo sono, negli effetti, note a tutti, un po’ meno di pubblico dominio,  invece, risultano le cause. Minimo comune denominatore nell’animo di tutti, è un sordo sgomento e una incredulità da rimozione psicologica che non bastano ad ispirare alcun ragionevole ottimismo per il futuro della Fondazione. Recentissimo è l’intervento di defibrillazione prodotto dall’approvazione dell' "articolo 49-bis" della Finanziaria 2008, che stanzia circa 60 milioni di euro a favore delle Fondazioni Liriche in regime di commissariamento, tra cui spicca, noblesse oblige, il Teatro San Carlo. Approvato sul filo del singolo voto, come consuetudine nella presente legislatura, l'emendamento a scatenato a vibrata protesta della Lega Nord. Lo stanziamento, tacciato di bieco meridionalismo assistenziale, potrebbe finire con il riservare al Teatro Massimo napoletano “addirittura” finanziamenti pari alla metà di quelli riservati alla Scala di Milano o alla Fenice di Venezia, quest’ultima, vivaddio, non da molto ricostruita grazie allo sforzo di tutti i contribuenti italiani , quale che fosse la latitudine di nascita degli stessi. (Dario Ascoli)download

 
 

Neil Shicoff: Un Recital di classe al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno

 Sabato 24 novembre (ore 21) sarà al Teatro Verdi di Salerno uno dei tenori più acclamati del mondo: Neil Shicoff. Americano, figlio di un celebre cantante Sidney Shicoff si può dire che ha calcato tutti i più importanti palcoscenici del mondo. L’inizio del suo successo è legato al nome di un grande direttore James Levine che lo tenne a battesimo nel 1975 a Cincinnati con l’Ernani, e l’anno dopo al Metropolitan di New York in Gianni Schicchi. Da allora la carriera di Schicoff è sempre stata in ascesa.  Riconosciuto a livello internazionale come il tenore americano più rappresentativo della sua generazione, Shicoff si può dire che si è esibito nei teatri più rappresentativi: Metropolitan di New York, Opera di Vienna, Teatro alla Scala, Opéra di Parigi, Royal Opera Covent Garden, Deutsche Oper di Berlino, Bavarian State Opera, Lyric Opera di Chicago, San Francisco Opera, Hamburg State Opera, Grand Theatre DeE Geneva, Arena di Verona, Netherlands Opera, Opernhaus Zurich, Welsh National Opera, Scottish Opera, Santa Fe Opera, Barcelona’s Liceu e Buenos Aires Teatro Colon. Non c’è palcoscenico del mondo che non abbia calcato. In aggiunta al suo successo operistico, ha cantato con l’Israel Philharmonic Orchestra diretta da Leonard Bernstein, con i Berliner Philharmoniker diretti da Claudio Abbado, con la San Francisco Symphony Orchestra diretta da Edo de Waart e con la Boston Symphony Orchestra diretta da Seiji Ozawa. (Gabriella Mambrini)download

 

 
 

Concerto di solidarietà  UNITALSI-SOROPTIMIST

Al  Grand Hotel Excelsior, il 28 novembre 2007 alle 20.30 si terrà un Concerto di Solidarietà organizzato da UNITALSI e da SOROPTMIMIST. L’Unitalsi è un’associazione laica a carattere nazionale che si occupa di accompagnare gli ammalati a Lourdes e in altri Santuari, attraverso una folta opera di sorelle, barellieri, medici e cappellani. L’attività dell’Unitalsi , non si limita al pellegrinaggio, quell’indescrivibile esperienza di fede che è  e rimarrà il momento più alto ed intenso di spiritualità, ma continua nel quotidiano attraverso una serie di attività di volontariato a servizio degli ultimi.  Il Soroptimist è un’organizzazione mondiale di donne impegnate nelle professioni che persegue il rispetto dei diritti umani, la pace, l’uguaglianza nonchè l’avanzamento della condizione femminile nel mondo. E una voce universale di donne e per le donne che si esprime attraverso la presa di coscienza, il sostegno, l’azione. Unitalsi e Soroptimist insieme per dare una possibilità ai bambini ammalati ed alle loro famiglie attraverso una serie di progetti e attività che potranno far sorridere ed alleviare le loro sofferenze. Grazie da parte di ognuno di questi bambini ai quali state donando una nuova speranza! (Dario Ascoli)download

 
 

Il "Processo a Dio" condanna le  atrocità dell'uomo

Assistere in teatro all’orrore dell’Olocausto e chiedersi “dov’era Dio?” in quei momenti è come leggere le notizie di guerra e violenza che affollano i nostri quotidiani: si diventa curiosi di sapere “cosa è accaduto” ma diventa inevitabile domandarsi se un Dio esiste e perché resta inerme dinanzi al male. Processo a Dio di Stefano Massini, portato in scena al Teatro Mercadante di Napoli dal regista Sergio Fantoni, obbliga lo spettatore a riflettere, costringe a scavare nella parte più profonda dell’intelletto per trovare una spiegazione plausibile alla Shoa. Non c’è bisogno di essere ebrei o credenti per capire il sentimento forte e rabbioso da cui muove lo spettacolo: nel padiglione 41, il deposito del campo di sterminio nazista di Maidanek, la notte prima di lasciare per sempre il recinto della disperazione e dell’annullamento di un popolo, nella primavera del 1945, una donna pretende un risarcimento. È Elga Firsch, famosa attrice ebrea, che ha scandagliato ogni angolo della prigione per raccogliere le prove della colpevolezza di Dio, il vero responsabile, secondo lei, delle inaudite atrocità inflitte al suo popolo. Ad interpretarla, con un’immedesimazione e una forza magistrale, è Ottavia Piccolo che, ancora una volta, incarna la drammatica figura di una donna che non si arrende all’insensato procedere della storia e non teme di far sentire la propria voce né di affermare con incisività il proprio pensiero. (Viola Tizzano)download

 
 

L’invadenza della falsa comunicazione 

Alla Galleria Toledo di Napoli è in scena “Pitecus(la vacuità del mondo razionale), dal 13 al 18 novembre, prodotto da CRT Artificio di Milano con Antonio Rezza e  per la regia di Flavia Mastrella e dello stesso interprete.  Uno spettacolo prodotto per la prima volta nel 1995 dove i registi/autori/creatori degli oggetti scenici/interpreti, hanno abolito la profondità dello spazio scenico, creando lo sfondo praticabile su un semicerchio di una città irreale, un infinito numero di finestre/buchi dalle quali emergono personaggi-tipi umani comuni, categorie di soggetti, sottolineati e identificati dalla banalità del linguaggio e dal qualunquismo. I pannelli, realizzati da Flavia Rastrella, sono sfondo e anima dei differenti quadri narrativi, costituiti principalmente da stoffe o materiale definito “povero” diverso per peso, trasparenza, colore e elementi caratterizzanti; luogo della rappresentazione nel quale nascono vivono e muoiono i personaggi, i tipi umani che costituiscono i singoli momenti dello spettacolo. L’installazione in scena ha definito e caratterizzato la struttura narrativa teatrale; l'attore si compenetra e si avvolge completamente nell' oggetto avvantaggiandosi ma anche limitandosi nell'espressione non solo corporea. (Tonia Barone)download

 
 

Venite Pastores. Modernità e tradizione nella musica sacra

La perfetta fusione di musica e religiosità ha dato vita ad una celestiale Missa sancti Andreae Avellini che la Cappella Musicale Teatina ha trasformato in una vera e propria chicca concertistica. Sabato 10 novembre, nella Basilica di San Paolo Maggiore, nel pieno centro della Napoli antica, padre Valentín Arteaga ha celebrato la santa messa e un orchestra di dieci elementi, diretta dal Maestro Flavio Colusso, ha eseguito brani religiosi fondendo modernità e tradizione. La prima assoluta napoletana della Missa sancti Andreae Avellini, per soli, schola gregoriana, coro di voci bianche e strumenti, è stata protagonista del secondo appuntamento del Festival Teatino Venite Pastores, una serie di eventi tra cultura e musica nati con l’intento di privilegiare tematiche e luoghi architettonici legati alla storia e alla tradizione dell’Ordine dei Chierici Regolari, detti appunto “Teatini” e fondati da San Gaetano Thiene nel 1524. Linee guida del Festival, giunto alla settima edizione, sono la lode divina, il desiderio di incontri sempre più ampi, la passione per la ricerca storico-scientifica come la proposta di nuove commissioni musicali che segnino il nostro presente per consegnarlo ad un sempre migliore futuro. Nel quarto centenario della morte di Sant’Andrea Avellino (1608-2008), la scelta di far cominciare il Venite Pastores proprio nella Basilica di San Paolo Maggiore in piazza San Gaetano, sul Decumano Maggiore di Via dei Tribunali a Napoli non è casuale (Viola Tizzano)download

 
 

L'umanizzazione  della pena ... e  il "Carcere Possibile"  

Il Teatro Augusteo  propone,  il prossimo 26 novembre alle 21, un appuntamento di assoluto rilievo, oseremmo dire "etico". Uno spettacolo teatrale, però, divertente, godibile, interessante non solo per il prestigio dello stesso, ma anche e soprattutto per le finalità della serata. L’associazione o.n.l.u.s. ‘IL CARCERE POSSIBILE’ (www.camerapenaledinapoli.it nonchè Bando di concorso di idee Progettuali per un modello di Carcere Possibile)sarà ancora una volta promotrice di una piece teatrale, finalizzata alla promozione della cultura della legalità e della sensibilizzazione alla realtà carceraria. Appare quasi anacronistico, in un periodo in cui i mass-media incalzano con sempre più cruenti immagini di cronaca nera, proporre una iniziativa a favore dei detenuti; umanizzazione della pena e recupero  sociale possono e devono procedere di pari passo. Con onestà intellettuale, non è necessario dover recriminare a sé stessi colpe, mancanze, o toccare l’inesplorato del proprio animo, per capire cosa muove chi è affetto dalla paura. Non è necessario guardare lontano, appunto. Recentissime vicende ci incupiscono l’animo, ci incattiviscono, ci spiazzano e ci disperano. Pronti a chiudere qualsiasi ponte con le ragioni della civiltà, la cattiveria primaria, vestale della nostra incolumità,  ci rende belve pronte a sbranare. Di fatto, il chiudersi nelle proprie certezze, tra le proprie mura, l’individuare  un capro espiatorio risulta essere, insieme ad una grassa risata che la vita, sadica, ci offre, l’unica terapia che pare avere effetto. Un fragoroso e fuorviante effetto placebo. (Melania Costantino)download

 
 

 

Quando il teatro ci ricorda che "la vita e la morte non sono la stessa cosa" e che è ancora possibile scegliere.

Gomorra a teatro è come una scazzottata improvvisa, violenta, rapida, che fa male ma che ti obbliga a reagire. L’impressionante realismo delle storie portate in scena, al Teatro Mercadante, dal regista Mario Gelardi e scritte da Roberto Saviano arriva davvero come un pugno dritto allo stomaco, non ti far star fermo sulla sedia, le braccia e le gambe in continua tensione con l’istinto di alzarsi in piedi e gridare “Basta!”. È il racconto di una città sempre in costruzione ma in decadenza e nella quale si ha la sensazione di entrare in punta di piedi per poi farsi trascinare dall’impetuoso rincorrersi delle storie dei protagonisti, dal loro volto sempre più familiare. E alla fine ne esci con il cuore sconquassato da mille sentimenti, dalla rabbia per un mondo che realmente esiste(...) A fare da collante tra le vicende dei protagonisti è lo stesso Roberto Saviano, sul palco nella figura di Ivan Castiglione, perfetto alter ego dello scrittore, con il suo modo di parlare chiaro e diretto, addolorato ma non spaventato, capace di scrivere un articolo di giornale su quello che i suoi amici del “Sistema” gli raccontano, senza temere conseguenze e fermamente convinto di non volerne far parte. Quel «non valete niente e ve ne dovete andare» (Viola Tizzano)download

 
 

Così fan tutte in peplum al Teatro Nazionale per L'Opera di  Roma

“Ita agunt omnes mulieres” vel "Amantium ludus" Se piuttosto che a Lorenzo da Ponte, Mozart (a proposito non Amadè, né Theofilus, ma Amadeus)  avesse attinto ad un'opera di  Papinio Stazio, probabilmente il dramma giocoso dello scambio delle amanti avrebbe avuto un titolo simile. Gianluigi Gelmetti, Direttore Musicale del  Teatro dell’Opera di Roma, direttore d’orchestra e nell’occasione anche regista, ha voluto trasporre la vicenda del Così fan tutte (vedi scheda dell'opera) mozartiano nella Pompei di epoca romana, si presume, alla vigilia della devastante eruzione. In scena dall’8 al 12 novembre 2007 al Teatro Nazionale, per la stagione del Teatro dell’Opera di Roma, la deliziosa opera in due atti di W.A.Mozart, il quale, per la cronaca, fu battezzato con l’altisonante nome di Theofilus (oltre che Johannes Chrysostomus Wolfgangus)  che venne latinizzato in Amadeus ma che, da che ebbe uso di ragione, il genio austriaco mutò in Amade’. Non amiamo le trasposizioni temporali e in varie occasioni lo abbiamo ribadito; Gelmetti si dichiara anch’egli non propenso a modernizzazioni ma si produce in una retrodatazione (e una piccola traslazione geografica) che definire azzardata è eufemistico. (Dario Ascoli)download

 
 

Musica romantica e contemporanea, legni e pianoforte ai Venerdì Musicali di S.Pietro a Majella. 

Un programma che ha impegnato gli esecutori in grandi pagine del repertorio romantico e tardoromantico e in due prime esecuzioni assolute, è stato proposto venerdì 9 novembre nella Sala Scarlatti del Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli al cospetto di un pubblico numeroso a dispetto di una serata dalle improvvisa metereologia autunnale e delle difficoltà dei trasporti urbani. R.Schumann, J.Brahms e C.Saint-Saens con la  parentesi di un Trio, divertimento per legni e un Quartetto per legni e pianoforte di Sergio Salvaneschi, compositore di scuola milanese, presente ed applaudito in sala. Le  Tre (Drei) Fantasie-Stucke per clarinetto e pianoforte di Robert Schumann sono pagine di intenso lirismo del tormentato musicista tedesco, brani nei quali la libertà formale non costringe lo sviluppo tematico in ambiti architettonici o tonali obbligati; ne viene fuori una cantabilità spiegata e un plasticità anche nella parte pianistica che Gaetano Russo e Simonetta Tancredi hanno restituito con vibrante efficacia. Formalmente più severa, invece, la Sonata per clarinetto e pianoforte op. 120  in fa minore  di Johannes Brahms; un’opera della maturità del musicista amburghese che della straordinaria estensione della forma-sonata ha fatto cifra caratteristica del suo catalogo cameristico e sinfonico, probabilmente condannando il modello stesso alla dissoluzione proprio in ragione della raggiunta completezza espressiva. (Dario Ascoli)download

 
 

Crepuscoli eroici e campestri per il secondo concerto dell' Autunno Musicale con la Nuova Orchestra Scarlatti

Un programma per piccolo organico e di ambientazione notturna per il secondo appuntamento con la Nuova Orchestra Scarlatti all' Auditorium della RAI di Napoli, il 7 novembre 2007: il Notturno n. 1 in do maggiore per fiati ed archi di F.J.Haydn, l' Idillio di Sigfrido per piccola orchestra di R.Wagner e la Serenata n. 2 in la maggiore op. 16 per piccola orchestra di J.Brahms. Wagner eseguito a parti reali rappresenta un evento non certo frequente; nell’immaginario musicale corrente al nome del grande operista tedesco si associano grandi masse orchestrali e diversificazioni timbriche persino esasperate. Lo stesso volume sonoro di riferimento si colloca su livelli che rimandano all’epicità degli argomenti nonché alle dimensioni di gradi teatri d’opera, Bayereuth, per antonomasia. (Dario Ascoli)download

 
 

Un classico del Rinascimento: “la Mandragola” di Machiavelli al Teatro Eliseo di Roma

 “La favola Mandragola si chiama” diceva Niccolò Machiavelli nel prologo della sua commedia, verso che fornisce il titolo del testo teatrale più famoso di tutto il nostro Rinascimento. La Compagnia del Teatro Stabile di Genova, con la regia di Marco Sciaccaluga, ha voluto proporre un classico della drammaturgia italiana per rispolverare la tradizione teatrale. Una Compagnia stabile che presenta ogni stagione talenti emergenti, attori giovani dando spessore  alle nuove generazioni nei teatri italiani, come del resto in questo caso.

 E’ Ugo Pagliai ad interpretare Messer Nicia, sfortunato e vecchiotto signor “dabbene” caduto nelle grinfie di Callimaco, personaggio boccaccesco ingordo “d’amore” e beffa. (Francesca Donfrancesco)download

 
 

Filumena Marturano parla francese  al Teatro Mercadante di Napoli

Atelier Theatre Actuel ha portato in scena, il 6 novembre al Teatro Stabile Mercadante di Napoli, in una versione molto particolare in lingua francese, con sopratitoli in italiano, “Filumena Marturano”, la commedia in tre atti di Eduardo De Filippo, forse la creatura più cara del drammaturgo napoletano. La Filumena Marturano francese assimila la popolare storia al suo terzo atto, direttamente nel cuore della trama, nello scontro di due logiche, nel conflitto dialettico tra un uomo e una donna.  Gloria Paris, italiana che ha scelto di vivere in Francia, si misura con una tradizione da regista di Parigi, ma con un vissuto italiano. Nell’allestimento di quest’opera, la Paris resta il più vicino possibile alle intenzioni dell’autore, facendo riemergere le dinamiche di coppia, nel contesto di un interno borghese napoletano del 1946. Filumena resta una tra le madri più note della drammaturgia moderna, con gli affanni e i rancori, i palpiti e le passioni di una donna sfida la società a tutto campo, ma anche insegue l'omologazione sociale, il ruolo di moglie, ma non in nome di un perbenismo di facciata, quanto per assicurare il futuro ai propri figli.  A partire dalla traduzione, ad opera di Fabrice Melquiot, nasce un testo nuovo, in un francese aspro e conciso ma pieno di vitalità, capace di recuperare la forza del lavoro sull’attore e di mantenere una particolare attenzione alla recitazione, ritrovando un modo e un linguaggio prima di tutto teatrali.    (Isabella Bonfiglio)download

 
 

Presentata la Stagione 2008 del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania: rinnovamento con giudizio

Di notevole interesse la Stagione Lirica 2008 del Teatro Massimo Bellini di Catania, presentata sabato 3 novembre 2007, significativamente, anniversario della nascita del genius loci, Vincenzo Bellini.  Due prime esecuzioni,e di queste un titolo raro, insieme ad opere del cosiddetto “grande repertorio”, interpreti “vecchi”  in nuovi ruoli,  qualche nome nuovo e interessante, una novità assoluta di danza.  Due prime esecuzioni, dicevamo, e si tratta dell’Edgar di Giacomo Puccini,  che aprirà la Stagione il 15 gennaio, e del Don Gregorio di Gaetano Donizetti, opera buffa che altro non è che la versione “napoletana” (1826) del più noto “L’ajo nell’imbarazzo” (1824),che chiuderà la Stagione a dicembre. L’ Edgar a gennaio e la Manon Lescaut a maggio celebreranno i 150 anni dalla nascita di Puccini,ma il via alle celebrazioni possiamo individuarlo già in Tosca, in scena in questi giorni. Edgar sarà diretta da Maurizio Arena, con la regia di Lorenzo Mariani e nei ruoli principali Rubens Pellizzari, Frano Lufi,  Alberto Gazale,  Mariana Pentcheva . La Manon sarà diretta da Stefano Ranzani,   direttore artistico fresco di nomina, con la regia di Pierfrancesco Maestrini , Adina Nitescu e Marcello Giordani come interpreti. (..)a  febbraio torna, dopo nove anni, Il Trovatore di Giuseppe Verdi , in un nuovo allestimento del Teatro Massimo Bellini totalmente “fatto in casa” : Roberto Laganà Manoli , neo direttore agli allestimenti scenici,  firma regia, scene, costumi e luci, mentre la direzione sarà affidata ad Antonio Pirolli con Dimitra Theodossiou, Elisabetta Fiorillo e Alexandru Agache. A marzo finalmente un balletto: Don Quichotte di Ludwig Minkus, con il corpo di ballo e i solisti del Theatre du Capitol di Tolosa, direttore Antonino Manuli. (...)a giugno  la novità ,il balletto Caucasus Passion. (...) . Si era parlato nei mesi scorsi, ha ricordato il Sovrintendente, del nuovo Direttore Artistico che sarebbe dovuto essere “giovane, bravo e siciliano”:  vantando il direttore stabile dell’orchestra  le prime due qualità ma non la terza, si ovvierà, ha annunciato a fine conferenza tra il serio e il faceto,  conferendo al maestro Ranzani la cittadinanza onoraria della città. Stefano Ranzani sarà affiancato da Paolo Buonvino, questo sì, siciliano doc (...) Annunciata poi la conferma di Tiziana Carlini come Maestro del Coro. (Serena Cardelli)download

 
 

“Quaranta…ma non li dimostra” : Un omaggio a Titina De Filippo, un regalo gradito al pubblico

Il Teatro Napoletano non si smentisce mai e Luigi De Filippo, che è esponente di una scuola e membro di una famiglia tra le più teatralmente nobili dello spettacolo, ne onora la fama da mezzo secolo. Al Teatro Sala Umberto di Roma (www.salaumberto.com), con la prima in scena di “Quaranta…ma non li dimostra”(Storia di una donna importante) dal 6.11. al 25.11.2997, si è iniziato a celebrare un anniversario importante per il teatro italiano: centodieci anni fa nasceva Titina De Filippo, il 23 Marzo del 1898. Luigi De Filippo ha interpretato più volte questa commedia, ma ora la ripropone in una nuova edizione in omaggio alla zia Titina. La pièce andò in scena per la prima volta nel 1933 al Teatro Sannazzaro di Napoli, interpretata da Eduardo, Titina e Peppino De Filippo (padre dell’attuale regista). Fu un successone che contribuì ad affermare i talentuosi della famiglia De Filippo. Un successo che è destinato a ripetersi anche in questa nuova fresca versione, grazie alla Compagnia di Teatro di Luigi De Filippo, il quale non a caso è stato più volte premiato con il “Biglietto d’oro” per campione di incassi. Nel 2005 il Presidente della Repubblica Ciampi lo ha insignito della onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica per particolari meriti artistici, come rappresentante del teatro napoletano di grande tradizione sia in Italia che nel resto del mondo.  La sceneggiatura, scritta da Peppino e Titina De Filippo, offre l’ironica visione della vita che possiede chi respira l’aria di Napoli, visione celata dall’umorismo amaro degli anni del secondo dopo guerra.  (Francesca Donfrancesco)download

 
 

Pedigrotta di Viviani nella regia di Nello Mascia al Bellini di Napoli. Dioniso in Villa Comunale  e le Metamorfosi di Lello Esposito

Piedigrotta di Raffaele Viviani è in scena al Bellini di Napoli, dal 1 novembre, per la regia di Nello Mascia; il lavoro riproduce in modo didascalico l’effige di una Napoli del primo dopoguerra che si è fissata nell’immaginario collettivo non tanto per la pregnanza intrinseca  di quel clima storico, quanto per la percezione più o meno inconscia che la città viva ogni giorno, giorno dopo giorno e anno dopo anno, un dopoguerra di guerre sempre diverse ma dalle conseguenze in fondo troppo simili negli effetti: ora tragici ora drammatici, mai rassicuranti. Quella Napoli che si è riconosciuta nel presepe la cui scenografia parla di precarietà e di crollo imminente e che rappresenta un'allegoria del nuovo patto con Dio che supera un passato in disfacimento e che ai napoletani di ogni epoca ha ricordato scenari di sempre recenti terremoti, carestie, eruzioni e distruzioni paesaggistiche e morali. Presepe,e culto di Maria Vergine e  riconversione cristiana di riti dionisiaci nel settembre mediterraneo trovano cornici  di vendemmie di dolce clima che invita al godimento dell' agorà e dei frutti della terra, del pescoso golfo e dei favori delle floride donne partenopee.  Riti dionisiaci e feste  liberatorie e di iniziazione  che hanno radici nelle euripidee Baccanti come nell' Orfeo di Poliziano e che sono  accomunati dall’esaltazione del potere del canto e della musica e delle loro virtù evocative e afrodisiache. (Dario Ascoli)download

 

 
 

 Il puro e l'osceno tra perfidia e sensi di colpa. Richard III al Teatro Nuovo di Napoli

È intenso e spregiudicato, in costante contrapposizione tra purezza e oscenità il Richard III di Peter Verhelst che ha inaugurato la stagione 2007/2008 del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. L’unica tappa italiana della tournée internazionale dello spettacolo del regista francese Ludovic Lagarde porta sulla scena una rilettura del dramma shakespeariano dai toni cruenti e violenti, facendone emergere gli aspetti più spiccatamente moderni. Le vicende di Richard, interpretato da uno straordinario Laurent Poitrenaux, si consumano nell’interessante scenografia dal sapore arabeggiante di Antoine Vasseur: una tetra scalinata nera conduce all’entrata di quello che sembra un tempio esotico, due varchi sulla parete rosso fuoco separano a sinistra lo spazio privato abitato da un grande letto e a destra lo spazio pubblico, al centro il trono su cui il protagonista siederà da re. Snodo centrale di questo Richard III è la messa in rilievo dei rapporti che il protagonista instaura con le donne, innanzitutto la madre. È proprio la Duchessa di York, resa con maestria da Anne Bellec, che apre e chiude la tragedia. Prendendo in prestito alcuni versi dell’opera di Shakespeare («Egli è figlio mio, purtroppo, e perciò la mia vergogna; eppure non succhiò dal mio seno questa perfidia»), Verhelst descrive una vecchia regina che, in apertura di dramma, distesa sul talamo, pronuncia un intenso monologo in cui ricorda il dolore e lo strazio del parto, giura di aver provato ogni veleno per sbarazzarsi di quel figlio che appena nato aveva «una bocca piena di denti». E a testimoniare la circolarità del dramma sono ancora le sue le parole che chiudono la pièce. Un ritornare della vita stessa, quando Richard, morto, si ricongiunge ormai innocuo e innocente come un bambino al ventre della madre che ora lo accoglie con tragica tenerezza. Il ruolo della Duchessa di York diventa preponderante nella stesura di Varhelst che, diversamente da Shakespeare, focalizza l’attenzione sui rapporti intimi tra i personaggi che vengono praticamente a raccontarsi, a confessarsi davanti al pubblico. Più audace e forte è il rapporto di Richard III con Lady Anne, interpretata dall’unica artista italiana nel cast Francesca Bracchino.  (Viola Tizzano)download

 
 

Dalle celebrazioni del centenario di Grieg alle proposte dei compositori napoletani contemporanei, un ottimo avvio dell' Autunno della Nuova Orchestra Scarlatti

Ha preso il via venerdì 26 ottobre all’Auditorium “Domenico Scarlatti” della Rai, l’Autunno Musicale della Nuova Orchestra Scarlatti, una delle realtà musicali napoletane più consolidate. Diretta in maniera impeccabile dal maestro Daniele Giulio Moles, la Nuova Orchestra ha offerto un programma all’insegna della contemporaneità. Gli autori scelti, infatti, sono stati il norvegese Edvard Grieg, Aaron Copland e due  compositori napoletani, Patrizio Marrone e Domenico Napolitano. Di Grieg, del quale quest’anno ricorre il centenario della morte, si è ascoltato “Preludio” e “Rigaudon” dalla suite “Dai tempi di Holperg”, una suite in stile antico composta nel 1884. Brevi quadretti concepiti quasi come una improvvisazione, immagini fugaci e spontanee che quando non incorrono in una fragilità un po’ salottiera, restituiscono la visione mitica di un paesaggio nordico. E poi due melodie elegiache “Il cuore ferito” e “Tarda Primavera”. Poi è toccato a Patrizio Marrone (il compositore era presente in sala) e si ascoltato uno dei pezzi più belli e suggestivi da lui scritti la "Suite per archi" e "Djembe" dal “Magnificat”. Un pezzo caratterizzato da intensità e profondità. Chi ne ricordava la versione in quartetto d’archi di qualche anno fa è rimasto deluso. Il risultato offerto dall’orchestra è sicuramente molto diverso, meno intenso e vibrante. Ma gli applausi sono stati scroscianti e convinti e per Marrone è arrivata l’ennesima conferma. (Raffaella Tramontano)download

 
 

 

"Gomorra" di Roberto Saviano, il romanzo-reportage, approda a teatro.  L'attesissima prima nazionale al Mercadante di Napoli il 29 ottobre 2007

Un’inquietante carrellata di situazioni che, a squarci, svelano un universo sociale fatto di relazioni e valori che definiscono e connotano il mondo della criminalità contemporanea, diffuso e potente, che sembra vivere del tutto autonomo, parallelo alla società civile. È la scena di cui godrà la platea del Teatro Stabile Mercadante di Napoli quando lunedì 29 ottobre debutterà la versione teatrale di Gomorra. Lo spettacolo di Roberto Saviano e Mario Gelardi (che ne firma anche la regia) aprirà la programmazione 2007/2008 del Ridotto della sala di piazza Municipio e annuncia di essere un grande evento culturale e sociale al pari del best seller che lo ha preceduto. In realtà, come ha spiegato lo stesso regista durante la conferenza di presentazione dello spettacolo, la stesura teatrale di Gomorra è nata molto prima della pubblicazione di quello che sarebbe poi diventato il caso editoriale e mediatico, politico e anche giudiziario letto da quasi 2 milioni di persone. Quel romanzo-reportage, come l’autore Roberto Saviano ama definirlo, è riuscito ad entrare nei cunicoli più bui e nascosti di quel mondo che tutti sanno esistere ma nessuno aveva mai sviscerato così nel profondo. Un mondo fatto di singole storie ma tutte legate dal cupo filo conduttore della criminalità organizzata e il cui “racconto” ha portato gioie e dolori al giovane Saviano (Viola Tizzano)download

 
 

Che dire... Paolo Poli, sei brillante!

Paolo Poli è ormai un mostro sacro del teatro italiano e la chiara fama   esonera noi  dall’obbligo di presentarlo e  consente all’attore toscano di non doversi nemmeno rigorosamente contestualizzare nel calarsi nei  personaggi che trasformisticamente fa vivere sulle scene. Paolo Poli è al di sopra  perchè il suo è puro gioco teatrale di citazioni e di ambiguità. Il gioco inizia fin dal titolo dello spettacolo: Sei brillanti (diamanti o cosa?) con un “giornaliste del novecento”  in stampatello minuscolo che ci informa che "brillanti" è un aggettivo riferito alle giornaliste attraverso i cui occhi Poli interpreterà, a modo suo, gli avvenimenti epocali del secolo scorso dagli anni ’20 agli anni ’80. Ma, dicevamo, è soprattutto l’ambiguità a caratterizzare questo spettacolo, portato con successo alla Sala Umberto di Roma dal 16 ottobre al 4 novembre 2007, e ad essere protagonista del non espresso perchè intuibile e deducibile; è il gioco della verità storica non direttamente riferita perchè deducibile, ricavabile da parole, musiche e scene fortemente allusive a quanto non taciuto ma filtrato attraverso la sottile ironia che finisce col non far prendere sul serio i drammi di un secolo e della vita stessa.Ironia elegante che non si fa mai derisione e nemmeno sarcasmo e che filtra attraverso canzoni d’epoca e una messinscena magistrale vicende e tormenti della vita italiana del ‘900. Gli avvenimenti vengono volutamente narrati senza arrivare al coinvolgimento dello spettatore nei lati più tragici, evitati per lasciare spazio ad una levità dei costumi, specchi non troppo seri del divenire della realtà storica. (Redazionale)

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Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi": Il Bellini di Napoli si rinnova  con moderazione nei cartelloni e, per fortuna, resta com'è.  Successo della serata inaugurale con Barbareschi  ne "L'ultimo Gattopardo"

Il Teatro Bellini di Napoli ha aperto, il 23 ottobre 2007, una stagione, come spesso negli anni recenti, interessante e godibile, con un titolo e un protagonista di grande attrattiva: Il Gattopardo interpretato, nel ruolo del protagonista da Luca Barbareschi. Quella de “il gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, è una saga mediterranea; così come quella dei Buddenbrook, anche questa si svolge nel breve scorrere di pochi anni ma, in Tomasi di Lampedusa, vi è forse una diversa vena nostalgica non tanto per ciò che fu e non può tornare, quanto per ciò che non cambia a dispetto di ciò a cui si è rinunciato. Nel romanzo di Thomas Mann si narra di una famiglia le cui fortune precipitano con l’avanzare di un capitalismo industriale e imperialista che scompagina l’economia e la cultura mercantile della Germania del nord, di Lubecca in particolare e, a conclusione della vicenda  troviamo il ripiegamento nel privato e nell’arte (musica) dell’ultimo della dinastia. Ne “Il gattopardo”, invece vi è a fare da sfondo storico il processo di unificazione dell’Italia, visto dal profondo della Sicilia, con tutto quanto a quella colonizzazione in salsa risorgimentale era collegato ed il processo non si accompagna ad una evoluzione della sensibilità, procedendo per via successoria. La resistenza al cambiamento e non il governo dello stesso;  il potere sommerso che si muove affinché si conservano i privilegi di casta, non la cultura di un popolo. Si potrà anche affermare che  Tomasi di Lampedusa non sia Thomas Mann, ma soprattutto lo Schleswig Holstein non è la Sicilia, troppe le differenze, nonostante Federico II li accomunasse in un remoto passato. Luteranesimo e Cattolicesimo;  borghesia mercantile e latifondismo feudale, le differenze sono tante e ancora oggi, nel XXI secolo dell’ Europa comunitaria,  i punti di contatto si riducono al marzapane e alla pasta di mandorle. (Dario Ascoli)download

 
 

Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini.  “The Kite Runner”

 

Khaled Hosseini, figlio di un diplomatico, nasce a Kabul, in Afghanistan, ma vive con la sua famiglia negli Stati Uniti dal 1980. Vive nel nord della California e fa il medico. Il cacciatore di aquiloni è il primo romanzo epico afgano, uno straordinario caso letterario pubblicato in 12 paesi. Ne “Il cacciatore di aquiloni”  Khaled Hosseini tesse una storia toccante e coinvolgente che vale la pena di leggere e su cui riflettere. Il romanzo è un piccolo capolavoro: una storia di amicizia e tradimento attraverso trent’anni di storia afgana, ma anche una storia di padri e figli, di grandi capitolazioni e espiazioni ardimentose e dolorose, di fughe e ritorni, fino al riscatto finale, toccante e inaspettato. Sullo sfondo l’annientamento di un Paese come l’Afghanistan, che assiste impotente alla sua distruzione e al crollo di ogni certezza e che nulla può contro l’incedere della Storia, incarnata dai Sovietici prima e poi dai Talebani. L’autore racconta del tempo in cui Kabul era una città, dall’odore inebriante della terra d’estate e dell’aria frizzante dell’inverno mista al sapore rassicurante del the,  in cui volavano gli aquiloni e in cui i bambini davano loro la caccia. “Guardai verso oriente e mi sorpresi a pensare che, al di là di quelle montagne, Kabul esisteva veramente e non era solo un mio antico ricordo. Oltre quelle montagne dormiva la città dove avevo lanciato gli aquiloni con il mio fratellastro dal labbro leporino. Al di là di quelle montagne l’uomo con gli occhi bendati che avevo visto in sogno era morto di una morte insensata. Un tempo, laggiù avevo fatto una scelta. E ora, dopo un quarto di secolo, quella scelta mi aveva riportato qui, nella mia terra.” (Isabella Bonfiglio)download

 
 

 

 

 

La Royal Philharmonic diretta da Daniel Oren al Verdi di Salerno: L'apoteosi dell'entusiasmo.

Una delle più grandi orchestre sinfoniche del mondo è stata ospite del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno e a dirigerla è stato lo stesso Daniel Oren, prestigiosa bacchetta di fama internazionale, nonché direttore artistico del teatro salernitano. Unico concerto, fuori abbonamento,  il 22 ottobre 2007 alle ore 21, un  programma godibile con due titoli della grande tradizione sinfonica come la Sinfonia n. 7 di L. van Beethoven e la Sinfonia n. 4 di  P.I. Ciaikovskji.: tutto esaurito d'obbligo. Oren è un beniamino del pubblico ed è se non "il"  almeno "uno" degli artefici del miracolo del teatro salernitano; non fosse per le evidenti incompatibilità di credo religioso,  ritengo che molti a Salerno,  osannerebbero il direttore israeliano al grido "santo subito"; laicamente ci assoceremmo. (...)  Ovazione finale del pubblico a cui l'esuberante direttore non ha potuto non concedere un bis e, proseguendo nel filone del "danza è bello" , una pagina di irresistibile presa come la Danza Ungherese n. 5 di Johannes Brahms. Visibilio del pubblico ed entusiasmo sui sorrisi degli stessi orchestrali, indicati da Oren perchè ciascuno ricevesse la sua parte di meritata gloria. Parafrasando le parole Wagner : l'Apoteosi della costanza e  dell' entusiasmo. download (Dario Ascoli)

 
 

Il Sinfonismo tardoromantico  inaugura la Stagione di Concerti 2007-2008 del Teatro San Carlo

Ha preso il via, sabato 20 ottobre 2007,  la Stagione Concertistica 2007-2008 del Teatro San Carlo di Napoli con un programma sinfonico affidato alla bacchetta di Jerzy Semkow, che ha sostituito Jeffrey Tate, seriamente indisposto e a cui vanno i nostri auguri per una pronta guarigione. Si è trattato del primo evento di una stagione che, nelle aspettative di tutti gli appassionati della grande musica, dovrà segnare la ripresa del teatro d'opera più antico e prestigioso della storia e ha rappresentato l'esordio degli assistenti alla programmazione artistica voluti dalla gestione commissariale: Gianni Tangucci e Cesare Mazzonis ai quali sarà richiesto di condurre a termine un cartellone disegnato nella passata stagione per quanto concerne il calendario e gli interpreti. Il programma della serata inaugurale ha offerto due titoli del repertorio sinfonico di fine '800 quali la Fantasia sinfonica in mi minore op.32, dal V Canto dell' Inferno di Dante "Francesca da Rimini" di Piotr Ilich Ciaikovskij e la Sinfonia n.2 in re maggiore op.73 di Johannes Brahms. Probabilmente l'esempio di Liszt che negli anni '70 del XIX secolo aveva dedicato  alla Divina Commedia composizioni pianistiche e sinfonico-corali,  suggerì ad altri compositori quanto il poema dantesco potesse ispirare pagine musicali di grande suggestione.download (Dario Ascoli)

 
 

Indovina chi viene a cena?

Quando l’illusione di aver superato un certo cliché si scontra con la realtà, ci si rimprovera di quanto l’utopia faccia parte della quotidianità di ognuno di noi: se lo stupido del momento fa battute sul nigeriano di turno, si ride, pur se amaramente, della sua scempiaggine, ma si passa oltre senza pensarci molto. Lo choc, invece, si propone con inquietanti sembianze quando, menti ‘illuminate’, si fanno scudo della fama acquisita con le loro scoperte scientifiche, per diffondere menzogne di proporzioni bibliche. Crediamo che determinati individui siano degni di essere presi ad esempio, crediamo che il loro operato sia contrassegnato quantomeno da buon senso e da un’etica, eppure, come bambini che ad un certo punto scoprono la fallibilità dei loro genitori, ci troviamo dinnanzi a circostanze che non possono che essere condannate senza alcuna esitazione, indipendentemente dalla fonte di provenienza, seppure questa sia prestigiosa (?). Che il valore di un uomo non si misuri dalla bellezza, o da un generoso conto in banca, francamente, appare retorico.download

 
 

"Canzoni all'asciutto" al Volvèr Cafè - Francesca Barbatelli

Raccontare emozioni e sentimenti del proprio animo non è mai semplice e Francesca Barbatelli, giovane cantautrice napoletana, riesce a farlo mettendo in musica quello che lei stessa ama definire “il suo mondo”. Canzoni che, come istantanee di vita quotidiana, hanno colpito al cuore e quasi “obbligato” a riflettere l’intima platea del Volver Cafè dove l’artista è stata protagonista della seconda serata di “Canzoni all’asciutto”, rassegna-concorso per giovani cantautori. Il titolo della kermesse musicale la dice lunga su quanto gli ideatori, Valerio Sgarra e Giovanni Capobianco, hanno voluto offrire al pubblico napoletano: una musica fatta di strumenti e voci, di note sullo spartito e versi semplici ma significativi, senza fronzoli e artifici dell’elettronica. E asciutta e pulita è stata la musica di Francesca Barbatelli, calda e sensuale la sua voce, seppur con qualche vena di rabbia, magnetico e introspettivo il suo sguardo dal palco, semplice e raffinato il suo stile. Accompagnata dalla chitarra di Alessandro Pezzella, la cantautrice ha offerto al pubblico e alla giuria del concorso, un carosello di propri brani: sei canzoni in cui, con la passione e la curiosità che contaraddistinguono il suo fare musica, è riuscita a dipingere nelle menti degli ascoltatori situazioni e persone, attimi rubati alla realtà che impetuosamente affioravano come ricordi di vita vissuti.  Due canzoni sull’amore hanno aperto e concluso il breve ma intenso concerto di Francesca Barbatelli: “Buongiorno amore”, invito dolce e sincero a vivere i sentimenti «attimo per attimo…» e “Sono all’inferno”, racconto in musica di un amore ossessivo, quello che si vive in età adolescenziale, carico di dubbi e insicurezze. «Va e viene la certezza di averti raggiunto», ha cantato, non solo con la voce ma soprattutto con il magnetismo degli occhi e il dinamismo delle mani che si alternavano tra pizzichi su corde di chitarra e morbidi gesti delle dita a incorniciare il volto, quasi a voler suonare le corde dei suoi pensieri.download

 
 

L'irrinunciabile fardello della libertà di scegliere.

La Galleria Toledo Teatro stabile d’innovazione è al secondo appuntamento con uno spettacolo prodotto dal C.I.C.T / Théâtre des Bouffes du Nord per la regia di Peter Brook. La Galleria Toledo ha intitolato la stagione teatrale 2007/2008 “ORIENTAMENTI” con l'intrigante  sottotitolo “geografie del tempo presente”. Lo spettacolo di Brook affronta il tema del rapporto tra morale e religione, quella cristiana, in particole e sull'influenza che riposte diverse agli interrogativi circa le definizioni di ambiti, nel corso dei secoli, hanno esercitato sulla storia dell'umanità. Lo spettacolo, in scena dal 17 al 20 ottobre, è tratto da un frammento de “I Fratelli Karamazov” di Dostoevskij intitolato “The Grand Inquisitor”. (...) Un prologo iniziale delinea i luoghi e i tempi di riferimento della vicenda:  la Spagna del XVI° secolo  rosseggiante di roghi su cui venivano giustiziati, con cerimonie che nemmeno rinunciavano ad una certa compiaciuta mondanità voyerista,  gli eretici, condannati dalla Santa Inquisizione. Per le  strade di una cattolicissima Siviglia, a quindici secoli dalla Resurrezione, il Cristo ridiscende sulla Terra e opera miracoli tra lo stupore entusiastico del popolo e la diffidenza  sospettosa del potere. L’inquisitore/narratore stigmatizza la spettacolarizzazione dei miracoli e la facilità con cui la folla viene attratta da essi  per divenire seguace di colui che può lenire tutti i mali, ma, nel contempo, compiaciuto rileva come anche una  folla osannante possa essere rivolta contro lo stesso  Cristo, indurla chiederne la cattura e la condanna, ancora una volta, dopo 1500 anni. Cristo viene infatti imprigionato e l'incontro con l’Inquisitore avviene nella cella, un dialogo/monologo  in cui il prigioniero  ascolta muto e immobile la requisitoria sulle sue colpe, la principale delle quali  sarebbe quella di aver condannato l'umanità ad una vita cadenzata dal dovere liberamente scegliere e dai bisogni materiali che un Dio fatto uomo ha voluto sminuire resistendo alle tentazioni  e proponendosi come  esempio di vita che "non si nutre di solo pane". download (Tonia Barone)

 
 

Artisti all'Asta e il Moliere vesuviano

E’ lui, ancora una volta lui: l’illustre ed illuminato Molière. Non è l' "Avaro", non è il "Misantropo", ma un’altra gemma, incastonata nella regale corona di opere, a folgorare lo spettatore. ‘George Dandin o il marito confuso’, opera del 1668, sulla scia di una ben costruita farsa, ci omaggia della sua intima ed ingiusta frustrazione di uomo umiliato e ferito, rendendoci spettatori, impotenti quanto lui, di immagini evocative ancestrali timori.
Ed è il Dandin partenopeo, rappresentato venerdì 12 ottobre al teatro “La Perla” dalla compagnia ‘Artisti all’Asta’, a rivelare ancora, tra fragorose risate, ingrate verità.
La rielaborazione di Franco Cossu e Rosario Giglio, rimette in piedi l’impianto originario dell’opera, rivisitando nomi ed inserendo episodi ex novo. Ebbene, l’opera non ne risulta snaturata: prendono parimenti piede scene macchiettistiche di pura tradizione napoletana e inequivocabili e seri istanti di amare riflessioni, le quali solcano il fertile terreno di quest’opera che diventa, ancora oggi, luogo di aspra critica verso i costumi della società dell’apparire. La rappresentazione scivola con leggerezza e schietto parlare napoletano, sul manifesto di un’evidente denuncia contro l’impotenza dell’uomo dinanzi a meccanismi sociali che creano potenti disparità di casta. Dandin (Rosario Giglio, foto in basso a destra) , ovvero ‘il marito umiliato’ (così come è stato riadattato il titolo), entra a far parte della famiglia dei ‘Sottovilla’, attraverso il suo matrimonio con Angelica (Orentia Marano, foto a sinistra).
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Due grandi e splendide regine  tra sentimenti e ragion di stato: "Maria Stuart" al  Teatro Mercadante di Napoli per il Teatro Festival Italia

È andata in scena al Teatro Stabile Mercadante, inserita nel Prologo al Teatro Festival Italia, Maria Stuart di Friedrich Schiller per la regia di Andrea De Rosa. Lo spettacolo ha inaugurato la stagione teatrale 2007/2008 intitolata “perché il teatro c’è” che, come espresso dal direttore Roberta Carlotto, è nel segno della continuità della precedente direzione e augurio di vivacità produttiva culturale nel segno della teatralità. De Rosa ci informa in merito alle circostanze in cui egli ha maturato l'idea di affrontare un testo complesso e oggetto di versioni diversissime nonché di trasposizioni cinematografiche, melodrammatiche e letterarie: la guerra in Iraq e le sue atrocità. La forza del diritto versus il diritto della forza che si innesta in un conflitto politico che strumentalizza le differenze di credo religioso. Maria Stuart è una donna, regina di Scozia, cattolica e rosa da un senso di colpa per aver tradito il proprio consorte e fatto uccidere dall'amante; ma essa è forse suo malgrado, paladina della religione di Roma nella  terra che aveva conosciuto lo scisma anglicano che, più ancora che quello luterano, si sostanziava in un'istanza di indipendenza dal papato quasi per nulla suffragata da interpretazioni teologiche. L'Inghilterra di Elisabetta I Tudor cercava una regina-vergine che il popolo temesse e amasse, una figura edipicamente autoritaria quando non fosse politicamente autorevole. Elisabetta è consapevole che il suo potere sarebbe messo in pericolo da un matrimonio che porterebbe un re sul trono, relegandola, di fatto, ad un ruolo di regina consorte e forse madredownload (Tonia Barone)

 
 

La VI edizione del Festival di Musica e Arte Sacra si è conclusa nel segno del sommo compositore sacro: J.S.Bach e della sua  Messa in si minore.

Il giorno 10 ottobre la prestigiosa rassegna si era aperta in San Pietro con la Missa Solemnis "Tu es Petrus" del contemporaneo Wolfgang Seifen, dedicata al Pontefice Benedetto XVI in occasione del suo ottantesimo compleanno: una composizione ispirata alla grande tradizione tardoromantica e novecentesca in uno stile polimorfo ma unificante, percorso da reminescenze di Bruckner, Orff e R.Strauss,  sonorità vigorose grazie ad una magniloquenza di orchestrazione con Coro, orchestra sinfonica ed organo ben condotti dal giovane direttore Constantin Alex. L'esecuzione è stata affidata all'Orchestra e al Coro dell' Università di Humboldt, compagini costituite da studenti che sono apparsi concentrati ed entusiasti. Non mancano nella pagina sacra di Seifen episodi di grande spessore contrappuntistico né ampie sezioni in cui il ricorso all'espressività si fa prevalente e gli aspetti del colore dell'impasto sonoro diviene esso stesso linguaggio. Il successivo appuntamento è stato, e ve ne abbiamo dato resoconto da queste pagine, con la grande musica sacra del romanticismo verdiano  in una memorabile esecuzione del Requiem (vedi recensione) per poi presentarci, in Santa Maria Maggiore, il giorno 12 ottobre, le delicate sonorità secentesche prodotte da "Le Poème Harmonique"  diretto da Vincent Dumestre, un repertorio raffinatissimo in cui la centralità della parola nulla sottrae alla potenza evocatrice dei suoni prodotti con strumenti d'epoca o copie fedeli di esse. Un Festival di livello altissimo che non ha certo deluso le aspettative con un concerto conclusivo, nella Basilica di San Giovanni, il 13 ottobre, interpretato da The Amsterdam Baroque Orchestra and Choir diretti da un mostro sacro della musica antica come l'olandese Ton Koopman.download  (Dario Ascoli)

 
 

La "preghiera laica dei giusti". Il Requiem di Verdi per il VI Festival di Musica ed Arte Sacra

Le composizioni sacre italiane,  a partire dal XVIII secolo, sono state oggetto di di controversi giudizi e divergenti opinioni circa la loro classificazione stilistica e di genere; a più riprese storici , musicologi e musicisti sono andati rilevando contaminazioni operistiche nella scrittura di lavori sacri e persino liturgici. Non era estraneo un forse giustificabile desiderio di rivalsa dei teorici d'oltralpe dopo i  due secoli che seguirono il Concilio di Trento,  in cui la grammatica musicale, le regole del contrappunto e i criteri stilistici, in generale,  venivano espressi e codificati con formulazioni dogmatiche e perentorie e le cui violazioni erano ritenute alla stregua di eresie. (....)  Ancora una gemma che la Fondazione Pro Musica e Arte Sacra ha voluto donare e, ricordiamolo, siamo solo al secondo appuntamento del Festival che prosegue fino al giorno 13 ottobre 2007 e il cui programma per esteso è riportato in fondo alla pagina. L'appuntamento annuale dei Wiener Philharmoniker con la musica sacra a Roma si va ad inscrivere tra quegli eventi che scandiscono il tempo eppure sanno parlarci di eternità.download  (Dario Ascoli)

 
 

Giovani interpreti e allestimento tradizionale per un Rigoletto di buona levatura al Verdi di Salerno

Probabilmente perchè si possano apprezzare a pieno le qualità di un interprete giovane è preferibile che esse si rivelino in un contesto di sana convenzionalità che non distragga il melomane coinvolgendolo in querelle su trasposizioni temporali e permetta al critico di soffermarsi su tecnica vocale e interpretazione piuttosto che su pindarici voli registici. Renzo Giacchieri ha predisposto un allestimento in cui le scelte registiche e i costumi e le scene si sono adagiati nel rassicurante alveo della tradizione. Più volte il regista ha avuto occasione di sottolineare come per lui la modernità di Rigoletto (vedi scheda) risieda nella partitura, nell'impianto drammatico-musicale e che non sia necessario, e sembra volere dire possa essere deleterio, introdurre "aggiornamenti" e trasposizioni modernizzanti. La circostanza stessa che Giacchieri abbia voluto riprendere scene e costumi di un allestimento degli anni '70 testimonia il consolidamento di una lettura registica al riparo da derive sperimentalistiche.download  (Dario Ascoli)

 
 

GABRIEL GARCIA MARQUEZ A TEATRO:  “DIATRIBA D’AMORE CONTRO UN UOMO SEDUTO” 

Pubblicato da pochi giorni Diatriba d’amore contro un uomo seduto di Gabriel Garcia Marquez negli Oscar Mondatori, non era mai stato rappresentato in Europa. Il Teatro Quirino Vittorio Gassman di Roma ospita la pièce teatrale diretta dal regista Alessandro d’Alatri fino al 14 ottobre.     La passione di vivere innamorandosi della vita e di ciò che ci offre spinge Graciela, personaggio interpretato, con “irruenza” e spiccato senso realistico, da Maria Rosaria Omaggio (nella foto a fianco), ad aprire con  suo marito un conto in sospeso durato 25 anni.  Diatriba d’amore contro un uomo seduto è la storia di una donna, passionale, forte e fragile, ironica e malinconica, la quale ha cercato di riafferrare il suo uomo troppo distratto dalla lussuria, e dall'ingordigia di alcune nobiltà. Il loro è un importante marchesato di Cartagena , che cela nella sua notorietà e ricchezza, una grande povertà d’amore, l'epoca quella degli anni '70, di speranze e di utopie. Graciela contro il suo amore. Un amore che le ha inferto troppe ferite e che ora, sul punto di celebrare le nozze d’argento, è pronta a ribellarsi e a strapparsi di dosso oro e prestigio per ritrovare la felicità perduta. “Niente somiglia tanto all’inferno come un matrimonio felice”, sono le prime parole della protagonista che svelano il mondo di assoluta apparenza nel quale è costretta a vivere. download

 
 

Rigoletto al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno il 10 ottobre 2007 (repliche il 12 e il 14)

In omaggio al grande operista che gli dà il nome, il Teatro Municipale G.Verdi di Salerno, mette inscena uno dei melodrammi più amati dal pubblico di ogni tempo e che appartiene alla cosiddetta “trilogia popolare”: “Rigoletto” (vedi scheda dell’opera). Insieme a Traviata (vedi scheda dell’opera) e  Trovatore, l’opera che narra della tragedia di orgoglio ferito, amore paterno e vendetta del gobbo al servizio del duca di Mantova, è forse quella che maggiormente esprime il genio compositivo del Maestro di Busseto. Il Teatro Municipale di Salerno propone il titolo in un allestimento tradizionale per la regia di Renzo Giacchieri, che punta sulla modernità dei contenuti piuttosto che sul nuovismo delle interpretazioni che spesso, in omaggio ad una volontà di stupire, rischia di tradire lo spirito di una composizione.download  (Dario Ascoli)

 
 

Teatro Festival Italia: Voom Portrait di Robert Wilson

Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli ha presentato il 18 settembre a Roma il programma e gli eventi del primo appuntamento del Teatro Festival Italia 2007/2009, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tra i luoghi coinvolti nel Festival c’è anche il MADRE-Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina Napoli dove il 6 di ottobre è stata presentata, in anteprima europea, i VOOM PORTRAIT di Robert Wilson. Alla presentazione sono intervenuti il Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino e il Presidente della Fondazione Campania dei Festival, Rachele Furfaro. La Furfaro, ringraziando Robert Wilson a nome della Fondazione ha ribadito che la mostra è il segno di quale strada il Festival vuole seguire: contaminazione di linguaggi diversi che si mescolano a luoghi diversi dove far cultura (teatri, mare, musei).Il Presidente Bassolino, nel suo intervento, ha precisato che la massima sintesi tra teatro e arte è proprio rappresentata dalle opere di Wilson, il quale, grande architetto delle luci e dello spazio, rappresenta un’ assoluta lezione di creatività e con la sua presenza eleva Napoli ad un livello superiore. Robert Wilson, dopo che ha rivelato la sua soddisfazione per essere presente al “Madre”, ha poi raccontato il suo percorso artistico, attraverso aneddoti della sua vita,  e di come sia arrivato ad essere tanto attratto dall’”immobilismo”. “E’ molto più facile attirare la gente parlando e muovendosi, di contro è molto più difficile trattenere il pubblico rimanendo immobile”.download

 
 

Galeotto non fu mai un libro, ma chi non lo lesse con l'anima o non seppe comprenderlo ottuso dal pregiudizio.

Nel Giudizio Universale di Michelangelo, dove le dita si sfiorano a stento, appare commovente ed evocativo lo sforzo che mai potrà concludersi con l’immagine della mano che incastra l’altra interamente. I rapporti umani, delicati, fragili, vengono attualmente minati alle basi, dalla nuova, seppur giustamente desiderata, contemporaneità. Un uomo guarda l’orizzonte e, incuriosito, cerca di stabilire quale sia la distanza tra il cielo e la terra, non per farne una traduzione numerica, ma per stabilire quante siano le stelle e le increspature del mare da inserire, perché tutto sia ancora armonico. Lei, immobile e rivolta al cielo, allunga le braccia allargandole generosamente: vuole, tra l’altro, afferrare chi la possa sollevare dal fardello della pesante infertilità. Si schiudono, in quel frangente, lenti ed inesorabili, gli occhi della Sfinge, la quale è pronta a sottendere prove su prove, lungo il percorso dei due. Eppure eletti dalle loro affinità risolvono, come fu per Edipo, gli indovinelli. Pablo e Matilde si amalgamano in un lento ballo propiziatorio, avvolti dalle nere chiome di lei e dalle estasianti parole di lui. ‘Te amo sin saber como, ni cuando, ni de donde’ Matilde, ‘enorme y amarilla como el verano en una iglesia de oro’ , afferra le mani di Pablo e le innesta nel cuore. Pablo, distilla l’essenza del profumo di quella danza e se ne cosparge il capo, sino alla fine della fine del tempo.  La poesia ispirata, non permette lo sfiorire di rose, non lascia avvizzire visi, non proclama le ingiustizie del mondo: esalta l’animo dell’uomo.  Abelardo ed Eloisa si eleggono in un canto armonioso, ma dalla scala gerarchica del sesso e della conoscenza.download

 
 

Un universo oltre il nome

Lo spettacolo “Sizwe Banzi”, in scena al Politeama di Napoli dal 2 ottobre, prodotto dal C.I.C.T / Théâtre des Bouffes du Nord narra delle vicissitudini, tutte umane, attraverso le quali un uomo deve transitare per potersi realizzare ed esprimere senza soccombere alla necessità del quotidiano. Uno spettacolo in lingua francese che, grazie alle straordinarie doti interpretative degli attori, ha affascinato gli spettatori e li ha condotti, senza patire difficoltà linguistiche, nella difficile e amara tematica contemporanea della perdita d’identità, non solo per i migranti, ma in conseguenza di un “sistema sociale” che riconosce  l'individuo come anonimo produttore di beni o consumatore da imbonire e circuire. Una scelta di qualità quella del Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di inaugurare la propria stagione con uno spettacolo che nacque nel Sudafrica dell'Apartheid e che riferisce di  una tematica civile che “affligge” l’ Europa, talvolta cinicamente impegnata ad arroccarsi a difesa di identità e di privilegi, questi ultimi non di rado frutto di benesseri derivanti da politiche colonialiste e razziste, non troppo distanti nel tempo e non sempre rinnegate con doverosi mea culpa.Sizwe Banzi è l’uomo “sans papier”, indesiderato dalla comunità cittadina e cosiddetta  civilizzata, a cui  il sistema  offre come unica opportunità quella di  rientrare nel proprio clan e nella propria terra d’origine; il Sudafrica degli anni '70 del secolo scorso che somiglia,  in nuce,  a tutti i paesi di tutte le epoche in cui abbiano regnato o regnino  l'intolleranza e  la discriminazione e che  delle diversità culturali o etniche abbiano  fatto elemento  di ricatto per sfruttare i molti a vantaggio dei pochi. download (Tonia Barone)

 
 

L'ombra dell'amore perfetto

Nel 2005 Concita De Gregorio scrive, sull'inserto femminile di un noto quotidiano, un articolo  che parla di madri lo leggo, rifletto, lo ritaglio e lo ripongo in un libro. Dopo un anno circa esce, sulla scia dell’articolo, “Una madre lo sa. Tutte le ombre dell'amore perfetto” edito da Mondadori  (collana Strade blu). Il libro parla di madri, madri non sempre “perfette”, o meglio che si sentono imperfette perchè “cosa sia una “buona madre” lo decidono gli altri”. Mi sono accostata a questo libro, consigliato da un’amica, per curiosità, senza  eccessive aspettative: l'argomento era macroscopico e probabilmente l’unico sistema per trattarlo con la giusta sensibilità è quello scelto dall’autrice. Perchè “essere madre” è un’esperienza unica ed individuale,  teorizzarne sopra, anche in termini scientifici, serve a ben poco. Le storie raccontate, invece, hanno in comune la condizione interiore che investe le donne "coinvolte" da questa esperienza. Nelle storie di queste donne ci si riconosce e ci si distingue. E alla fine, il brutto ed il buono viene fuori scalfendo l’ intonaco di ipocrisia di cui il ruolo di madre è, da sempre, stato stuccato per comodo sociale. download

 
 

Chi di voi è senza peccato...scagli il primo talk-show

Il diritto ad esprimere le proprie opinioni, è inalienabile ed è premessa di qualsivoglia confronto dialettico, ma tentare di svelare ciò che di soggettivo ciascuno introduca nell' interpretare la realtà, è altrettanto sacrosanto. Ma addentriamoci nell’inquisizione. Mentre Carmen imperversa col suo rosso e sfacciato camminare, lì, dove l’immaginario collettivo si ferma a subodorare il profumo di una passione (spesso repressa nei più), strani meccanismi si mettono in moto, torbidi e sia pur inconsapevolmente inquinanti. La morbosa attenzione   trepidante si fissa, al pari di quella di un animale, sia esso preda o predatore, tra luci e ombre della  jungla dei mass-media, specchio di un’ineluttabile bugiarda verità: lucenti vicende di cronaca, ritoccate e rivisitate come giovani starlette, o irriducibili dive sul viale del tramonto,  nelle mani dell’ultimo chirurgo plastico in auge. Sondando il terreno dei contorti percorsi che sbaragliano qualsiasi logica, si può intravedere coloro i quali, con salda stretta, afferrano la ringhiera e si affacciano sulla, altrimenti inespressiva, area metropolitana, dove le vicende umane si affaccendano come immagini in bianco e nero, segnate,  costantemente, dalle ultime scene di sangue che, i caldi romanzi di cronaca, forniscono all’assetato popolo in cerca di Giustizia. download

 
 

“Sizwe Banzi est mort”. Peter Brook e l' apartheid dell' identità smarrita. Dal 1° al 4 ottobre al Teatro Politeama

Il Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo sceglie di iniziare la stagione teatrale 2007/2008 con uno spettacolo “Sizwe Banzi est mort” pervaso dalla mordente ironia sulla complessa condizione dell’uomo nella contemporaneità: esistere perché si è in possesso di un documento “pass” che ti permette di entrare a far parte del mondo del lavoro, di essere un soggetto sociale.  Un lavoro nato negli anni settanta in una “townships” (riserve urbane dove i neri erano parcheggiati) sudafricana, da autori e attori sudafricani e neri  - Athol Fugard, John Kani, Winston Ntshona, - rivolto ad un pubblico di neri, delle riserve, che viveva l’amara e impossibile condizione dell’apartheid. Uno spettacolo inizialmente attraversato “dall’improvvisazione” ; un testo che si evolveva “in progress” attraverso il contatto con il pubblico. Brook proponeva una  finzione teatrale  in cui quella stessa comunità sofferente si identificava e al tempo stesso traeva  una non rassegnata consapevolezza e una consolazione non arrendevole. download (Tonia Barone)

 
 

Quando Mozart e Bellini si incontrano al San Carlo e l'anfitriona  è una Signora del Canto: Bentornata Mariella!

Un'opera "tagliata" per esigenze di cassa e sostituita da un recital, di per sè non sarebbe motivo di grande soddisfazione, ma se "Torvaldo e Dorliska" di G.Rossini lascia posto all'esibizione di una Gran Signora del belcanto come Mariella Devia, le considerazioni sui bilanci, per una sera, possono ben essere messe da parte. Un programma interamente dedicato ai due più grandi "melodisti" della storia della musica: W.A.Mozart e Vincenzo Bellini. Cercare analogie tra due figure di tale sfaccettatura finirebbe con lo scadere in un esercizio di retorica o con un  magnificare le qualità di entrambi che nulla aggiungerebbe a quanto musicologi di ogni generazione hanno doviziosamente già affermato. Si potrebbe. tuttavia ricorrere al divino per individuare nel dono della genialità nella creazione melodica il tratto comune, senza addentrarci in analisi stilistico-formali che vedrebbero un maestro della forma-sonata e del sinfonismo contrapposto ad un genio della melodia accompagnata. Mariella Devia, attesa in primavera in Traviata, e costretta a rinunciarvi per luttuosi eventi familiari, da grande professionista e donna di rara sensibilità, si è concessa un periodo di ritiro dalle scene e noi tutti abbiamo compreso e, per quanto possa valere, apprezzato una scelta privata che nessuno ha mai interpretato come un negarsi al proprio pubblico.download  (Dario Ascoli)

 
 

Il VI Festival Internazionale di Musica ed Arte Sacra

L'appuntamento con la grande musica e con l' Arte Sacra a Roma, è giunto alla sesta edizione e promette di proseguire nel solco di eccellenza intrapreso nelle precedenti edizioni. Nel Tempio di Adriano era presente un tavolo di relatori di assoluto rilievo, ciascuno nel proprio  campo,  a cominciare da S.E. Mons. Angelo Comastri, per proseguire con il  Sen. Dr. Dr. h.c. Hans-Albert Courtial Presidente Generale della Fondazione Pro Musica e Arte Sacra (foto a lato) , il senatore Gianni Letta, membro onorario della Fondazione, al testimonial del Festival, il M° Heinz Beck, autore di un itinerario gastronomico attraverso i capolavori della musica sacre, il M° Bruno Cagli, il dott. Vittorio Braguglia, dirigente della Mercedes-Benz, il compositore Wolfgang Seifen, autore della Messa celebrata per l'80° compleanno di Papa Benedetto XVI lo scorso 5 aprile. La città di Roma era rappresentata dal vicesindaco on. Maria Pia Garavaglia. Il Sen. Courtial ha ricordato e riaffermato il consolidato rapporto della Fondazione e del festival con il prestigioso complesso dei Wiener Philharmoniker, quest'anno presenti con un programma "italiano" come il Requiem di G.Verdi e, insieme con il Coro dell'Accademia di Santa Cecilia, guidato da uni dei più grandi direttori nel repertorio sinfonico-corale, il M° Daniele Gatti. Il presidente della Fondazione ha rimarcato il ruolo insostituibile dei finanziatori dell'evento musicale nonché dei lavori di restauro archeologico, ad esempio del "Mausoleo dei Valerii". Presentato da Luca Pellegrini, il M° Wolfgang Seifen (foto sotto a destra) ha parlato della sua Messa "Tu es Petrus"download  (Dario Ascoli)

 
 

Francesco D'Orazio ha completato l'integrale dei concerti per violino e orchestra di W.A.Mozart a Villa Campolieto

Dopo avere presentato i primi tre concerti nella passata edizione di Mozartbox, il giovane violinista barese, nella fresca serata del 21 settembre, in veste anche di direttore dell' Orchestra Sinfonica Abruzzese, ha eseguito i Concerti n.4 e n.5 di W.A.Mozart, a completamento dell'integrale, secondo una filosofia cara al direttore artistico Stefano Valanzuolo: un fil rouge moniografico che leghi tra loro le diverse edizioni. Mozartbox 2007 si avvia alla conclusione per quel che riguarda il suo prologo estivo e si va connotando come un appuntamento rituale per molti appassionati della musica di e intorno a Mozart nonché delle influenze  che una figura come quella del genio salisburghese ha esercitato su tutte le arti nel corso di due secoli e mezzo. I frequentatori assidui di Mozartbox si fanno carico, talvolta, di non troppo agevoli spostamenti tra le varie sedi su cui si articola la manifestazione, per seguire il maggior numero di eventi; è accaduto così che venerdì 21 settembre dopo un pomeriggio  dedicato alla prosa,  nella Sala Cinese del Palazzo Reale di Portici con Appunti di viaggioliberamente ispirato alla novella “Mozart in viaggio verso Praga” di Eduard Mörike e interpretato da Milena Vukotic, molti si siano rapidamente recati ad Ercolano per l'intrigante serata musicale di cui vi diamo resoconto.  download (Dario Ascoli)

 
 

 

Presentato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali il  Prologo al Teatro Festival Italia, ouverture del nuovo festival triennale assegnato alla città di Napoli.

Quello di ottobre è un acconto dell’evento vero e proprio che avrà inizio a giugno 2008, ma, nelle intenzioni degli organizzatori, come si conviene ad una vetrina ben addobbata, ha lo scopo di comunicare per intero lo spirito che ha animato la stesura delle linee guida. I contenitori coinvolti saranno quelli tradizionali dei grandi teatri cittadini (San Carlo, Mercadante, Teatro Nuovo, San Ferdinando, MADRE, Auditorium Rai, Teatro Garibaldi di S.Maria Capua Vetere) nonché palcoscenici “straordinari” come quelli che sorgeranno nel Porto, simbolo e metafora di una città che accoglie, ma più spesso, saluta per viaggi di sola andata le sue energie migliori soffocate dall’ ordinaria straordinarietà dei suoi mali. Una tre giorni che culminerà con "Notte tempo, di teatro in teatro" il 13 ottobre, una grande festa finale nel Porto di Napoli. Elisa Montecchi, sottosegretario ai Beni e alle Attività Culturali, dopo aver presentato le autorità in sala, ha sottolineato il ruolo e la funzione di cassa di risonanza dell'evento e ha individudownloadato nella fattiva collaborazione tra le istituzioni uno dei principali punti di forza del Festival.

 
 

 

Presentata, in un clima di mestizia, la stagione 2007-2008 del Teatro San Carlo

C’era un’atmosfera particolarissima alla conferenza stampa di presentazione della Stagione 2007-2008 del Teatro San Carlo di Napoli; l’imponente presenza del commissario straordinario nominato dal Ministero dei Beni Culturali  nel mese di agosto; benché il dott. Nastasi si sforzasse di non risultare ingombrante, ironizzando persino sulla sua stazza fisica, gli interventi del prof. Lanza Tomasi e del M° Alessio Vlad ad illustrare il programma del più grande teatri del mondo, in qualità di ex in regime di prorogatio per funzione, quale che fosse il giudizio sui meriti dei singoli, diffondeva un’aura di mestizia. Aggiungiamo il dato dell’assenza di rappresentanti delle Amministrazioni locali e il quadro desolante di completa. E’ statutariamente ineccepibile la decadenza dal ruolo nella Fondazione delle figure politiche locali, ma il San Carlo è patrimonio culturale di Napoli e del mondo tutto, e che lo si amministri o meno, chi voglia rappresentare i cittadini deve essere umile portavoce della cittadinanza; umile e quindi non umiliato da vicende ministeriali, prevedibili o inattese che esse siano. L'invito in premessa del dott. Nastasi è stato netto e inequivocabile: discutere di programmazione artistica e rivolgere quesiti esclusivamente in tale merito ...download  (Dario Ascoli)

 
 

 

Eccellenze vocali e  belle promesse alla Finale della Terza Edizione del Concorso Internazionale di Canto Lirico “Ravello Città della Musica” 

Una passerella di  belle voci e ottime promesse del canto, a conclusione di due giorni di selezione che hanno visti impegnati cantanti di tre diversi continenti, lunedì 10 settembre, nel Duomo di San Lorenzo a Scala, sotto l'attenta e competente direzione artistica di  Patrizia Porzio (nella foto).L'evento, che ormai è diventato un appuntamento attesissimo che rappresenta anche un gemellaggio ideale tra Ravello e Scala, cittadina che già attraverso il progetto "Scala incontra New York" rivela la propria spiccata vocazione internazionale e la propria attenzione ai giovani. Gli iscritti, come si diceva proveniente da ogni angolo della Terra, quest'anno  sono stati ben 63; si comprenderà quale difficile e per certi versi ingrato compito sia spettato alla qualificatissima giuria per selezionare prima 25 semifinalisti e a conclusione, 12 cantanti per la serata finale. (clicca sulla foto per videointervista)download  (Dario Ascoli)

 
 

Hui He: il soprano che “visse due volte”.... d’arte. Tosca , diretta da Daniel Oren , all’ Arena Flegrea accolta  con osannante consenso.

Un Daniel Oren in grande forma (e anche in ritrovata linea) ha condotto una “Tosca(vedi scheda dell'opera) che rimarrà a lungo nella memoria degli spettatori per aver  visto due bis nella stessa serata: quello dell’unico brano solistico affidato da Puccini al soprano, nonché quello del celebre “E lucean le stelle”, di Mario Cavaradossi. E’ accaduto così che l’ottima Hui He abbia “vissuto d’arte” due volte di seguito con grande entusiasmo del pubblico che gremiva la cavea  flegrea il 4 settembre: un bis di una romanza nel bel mezzo di un’opera non è evento che  ricorra spesso, figurarsi, di lì a poco, ascoltare un tenore che muoia due volte disperato ! Confessiamo che, per indole e per ottimismo.... propendiamo decisamente per la vita, ragione per la quale abbiamo apprezzato l’inconsueto fuori programma di Hui He mentre ci era sembrato un sollievo la conclusione del brano di  Giuliacci che interpretava un pingue Cavaradossi accomiatarsi  constatando  che la sua ora fosse .. fuggita. Ahinoi, Daniel Oren, forse per una malinteso senso di parità di genere o per una sorta di par condicio delle ugole, ha permesso al tenore di bissare la romanza: l’arte di Hui He e la disperazione di Giuliacci! download  (Dario Ascoli)

 
     
 

La Passione di Cristo nella musica barocca di  Antonio Caldara rifulge  nella meditata interpretazione della Cappella della Pietà dei Turchini

Al volgere al termine, al RavelloFestival 2007, dedicato come più volte riferito da queste pagine al tema della “Passione”,  non poteva mancare una serata incentrata sulla musica sacra e quindi sull’accezione  diremmo  cristiana di passione. La Cappella della Pietà dei Turchini, fondata e diretta da Antonio Florio, è una formazione di fama internazionale e accreditata come specialistica di riferimento nel repertorio italiano del ‘600-‘700; molto attesa, pertanto, al belvedere di Villa Rufolo, il 1° settembre. Obiettare sui significati più profondi tra il teologico e il letterario che la passione umana e quella del Cristo possano avere in comune potrebbe risultare tedioso; di fatto il tratto di unione andrebbe individuato nella radice stessa di “patire”. Probabilmente la natura umana del sentimento  include quel sottile dolore che accompagna, ad esempio, l’amore e l’eros, il piacere della conquista ed il timore della perdita dell’oggetto amato. Molti di questi contrasti dell’anima sono espressi nei versi che Pietro Metastasio compose per il musicista veneziano Antonio Caldara per il componimento sacro per musica  "La Passione di Gesù Cristo Signor Nostro" dedicato a Carlo VI  Imperatore-Vienna , eseguito per la prima volta nel 1730.  Componimento sacro per musica, secondo la definizione degli autori, non un oratorio vero e proprio per l’assenza di un historicus che si esprima in terza persona, né una “cantata”. Se la musica si caratterizza per quello stile misto, proprio del ‘700 veneziano e napoletano, la struttura complessiva è ben distante per alternanza di brani, per organico strumentale e per l’assenza di coro, da quella delle “passioni” di scuola tedesca, tra cui le opere di J.S.Bach rappresentano un esempio inarrivabile. download (Dario Ascoli)

 
 

La Passione in casa Schumann  & friends

 Se si dovesse individuare un musicista la cui vita e le cui opere siano rappresentative della passione romantica, Robert Schumann sarebbe un candidato di elezione. La dedizione disperata alla musica, il tormento interiore, la sofferenza e la follia contribuiscono a tratteggiare il ritratto del prototipo di artista della mitteleuropa romantica. Nondimeno all’indomani della rivoluzione borghese la donna conquista un ruolo non meramente decorativo o di anonima e incolore consorte, così Clara Wieck in Schumann , al di là della ancillare assistenza al più celebre compagno di vita, non mancò di esprimersi come interprete e come compositrice non senza lusinghieri riconoscimenti. Frequentatore dei coniugi Schumann era il giovane Johannes Brahms, che nutrì sincera e profonda ammirazione per Robert  che considerò suo maestro ideale, e un sentimento assai prossimo all’amore per Clara, passione che dopo la prematura e tragica scomparsa del grande Schumann, si rivelò epistolarmente assai tenera benché platonica. L’introduzione ha lo scopo di presentare il trio di autori in programma, per  la sezione musica da camera del RavelloFestival 2007, lo scorso 29 agosto Il Trio n.1 in re minore op.63 di Robert Schumann è un lavoro del 1847, nell’ultimo decennio di vita del musicista allorché già si manifestavano in lui le allucinazioni sonore e quando il fisico si avviava precipitosamente verso il degrado che nel 1856 lo avrebbe condotto alla morte. Del 1842  è invece il Trio in sol minore op.17 di Clara Schumann, opera di un’autrice già promettente e costellata di episodi che rimandano alla tradizione contrappuntistica  tedesca travasati nella forma-sonata nella sua evoluzione romantica.download  (Dario Ascoli)

 
 

Se non ci sono più le mezze stagioni.... benvenute siano le... Doppie

Quattro + Quattro Stagioni al RavelloFestival: Venezia-Baires  andata e ritorno in 250 anni

Affascinante il titolo non meno di quanto lo sia il glorioso complesso: “ 4 + 4 Stagioni”  e I Cameristi della Scala, con Francesco Manara solista e direttore. Le stagioni sono i celeberrimi concerti  dal “Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione” di Antonio Vivaldi e quelle, meno note “Las Cuatro Estaciones Porteñas di Astor Piazzolla.  L’accostamento intrecciato delle due opere ispirate al ciclo annuale della natura e alle emozioni che da sempre si associa a ciascun periodo dell’anno è godibile e già da qualche tempo ha fatto capolino nei programmi dei concerti prestandosi anche a interpretazioni cronografate. L’autentico valore aggiunto della magnifica esecuzione di Villa Rufolo del 25 agosto 2007 è il meritato prestigio degli interpreti dalla esemplare duttilità che definiremmo camaleontica, se l’aggettivo non rimandasse velatamente a qualità negative che attengono alla finzione, all’inganno o alla menzogna. Francesco Manara  è un violinista dalla tecnica linearmente ineccepibile e capace di interpretazioni  calde e passionali quali la musica di Astor Piazzolla impone più che suggerire, senza scadere in volgarità e senza inopportune  deroghe tecniche. Il violinista che da anni guida l’ Orchestra di uno dei più prestigiosi teatri italiani come La Scala, non è un asettico filologo quando interpreta il barocco vivaldiano, ma fiorisce con “diminuzioni” assai  gradevoli i movimenti lenti dei concerti del “Prete rosso” I quattro concerti veneziani sono stati eseguiti forse come nessun'altra composizione settecentesca; dalle interpretazioni più rigorosamente filologiche e su strumenti originali, fino a romanticheggianti edizioni persino con orchestre numerose; il rischio di saturazione è  in agguato ad ogni nuova proposizione.download  (Dario Ascoli)

 
 

....e venne "La notte della  “Passion predominante”. Eros nella poesia al RavelloFestival

La serata dedicata alla passione erotica nella poesia che ha visto Anna Bonaiuto e Andrea Renzi nel ruolo di attori e Nicola Alesini in quello di colonna sonora ai sax, era stata preceduta nel pomeriggio dall’incontro con  la scrittrice dall’inquietante ascendenza Ariadne von Schirach , autrice di u  libro che ha mosso  pruderie e perbenismi e fatto gridare allo scandalo :  "Der Tanz um die Lust" , ovvero "Il ballo intorno al piacere".  La scrittrice reca sulle spalle il fardello di essere discendente di  Baldur Benedikt von Schirach, ideologo e guida carismatica della Gioventù hitleriana. Il libro della giovane scrittrice tedesca si interroga su temi come l'erotismo e la sessualità come superstiti in una società  in cui i valore ha troppa assonanza con valuta e i desideri sembrano essere oggetto  più dei creativi e degli opinion makers che degli amanti. La notte vera e propria, come si è detto, è stata animata dalla "coppia" Anna Bonaiuto e Andrea Renzi, a cui l'improvvisazione al sax e al loop di Nicola Alesini ha fato più che da colonna sonora (in qualche caso persino prendendo in contropiede gli interpreti). La citazione mozartiana della "passion pedominante" non ha però trovato rispondenza in formule musicali che nulla hanno attinto dal repertorio  del genio salisburghese e dal suo "Don Giovanni". Poesia erotica in senso lato, dalle origini del volgare come Cielo (Ciullo) d'Alcamo fino alla  cruda  espressività del XXI secolo di Patrizia Valduga.download  (Dario Ascoli)

 
 

Daniel Oren torna a dirigere Tosca a Napoli. Dal 4 settembre 2007 .Orchestra e Coro del Teatro G.Verdi di Salerno e Reanto Bruson nel ruolo di Scarpia

Torna il grande melodramma all’Arena Flegrea di Napoli con un un titolo di grande attrattiva come Tosca di Giacomo Puccini. La produzione è del Teatro G.Verdi di Salerno per la regia di Riccardo Canessa e con un  direttore  riconosciuto come uno dei massimi esperti puccinani, alla guida di orchestra e coro del Municipale di Salerno: Daniel Oren. La rappresentazione è inclusa nella stagione "Estate '07" a cura della Provincia di Napoli in collaborazione con Regione Campania, Parco regionale dei Campi Flegrei, Mostra d'Oltremare, Ente per le Ville Vesuviane, Azienda Autonoma Cura Soggiorno e Turismo di Pozzuoli, Campania Cultural Archaeological Tourism, e, non ultimi, Fondazione Teatro di San Carlo e Teatro Municipale G.Verdi di Salerno.  L’opera Tosca fu  ultimata da Puccini nel 1899 e andò in scena al Costanzi di Roma per la prima volta il 14 gennaio del 1900, il libretto fu approntato dalla celebre coppia Illica e Giacosa a partire dalla tragedia di Victorien SardouIl debutto sarà il prossimo 4 settembre alle ore 21 con repliche nei giorni 5 e 6. Il Maestro israeliano, che del Teatro Verdi di Salerno è anche direttore artistico,  si avvarrà di una compagnia di canto da cui si attende un risultato di elevata qualità; accanto al soprano He Hui, nel ruolo della protagonista Floria Tosca,  ci sarà il tenore Piero Giuliacci, nei panni di Mario Cavaradossi, mentre ad agire nel personaggio del Barone Scarpia sarà un baritono senza tempo come Renato Bruson. Il coro degli adulti sarà preparato e diretto da Luigi Petrozziello mentre  quello delle voci bianche sarà affidato ad Antonello Mercurio. Le scene e i costumi sono di Alfredo Troisi. Tosca è una delle opere più frequentemente rappresentate, fin dalla sua trionfale prima esecuzione in quel 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma.download  (Dario Ascoli)

 
 

Dalla grinta di Brandford Marsalis alla grazia eburnea di Nina Kotova. Un week end tra sonorità e talenti diversi al RavelloFestival

Archiviata senza eccessivi entusiasmi la più wagneriana serata del RavelloFestival 2007 del 18 agosto (se si eccettua quella dedicata a “Die Walküre”),  la Sezione “Grieg” di Musica da Camera , diretta da Stefano Valanzuolo, ha proposto un recital fascinoso e interessante la cui protagonista è stata Nina Kotova, violoncellista russa, dal non occultabile passato da modella, affiancata dal brillante pianismo di Fabio Bidini. La serata di sabato, su cui non poteva non estendersi la cappa plumbea dell’episodio tragico  del crollo della terrazza avvenuto a pochi chilometri,  è vissuta sul virtuosismo eclettico di Branford Marsalis.  Nella prima metà del concerto, dopo l'ouverture da Die Fliegende Holländer, ribalta al grande sassofonista americano con  la Fantasia per sassofono soprano di Heitor Villa-Lobos, composto nel 1948 per il sassofonista Marcel Mulee il Concerto per sassofono contralto e orchestra di Alexandr Glazunov.  Il sassofono non è certo uno strumento estraneo alle partiture wagneriane e lo stesso suo inventore Adolphe Sax, fu strumentista nelle orchestre impegnate nelle prime esecuzioni dei melodrammi del Maestro di Bayreuth. Non un accostamento peregrino, tanto meno pretestuoso, quindi quello di sassofono e pagine wagneriane, benché non ci sentiamo di condividere la sostituzione dei corni con i sassofoni, come l’inventore dello strumento auspicava e più o meno timidamente suggeriva. Ma questa è solo storia dell’orchestrazione e degli strumenti; la critica, riferita alla seconda parte poiché  la luttuosa contingenza di cronaca ci ha impedito di recarci per tempo all’appuntamento musicale, deve riservare parole non entusiastiche per la prova della Sinfonieorchester Wuppertal, diretta nella circostanza da Toshyuki Kamioka.download  (Dario Ascoli)

 
 

L'alba in musica su Villa Rufolo. La magia si ripete al RavelloFestival

Il tradizionale “Concerto all’alba”, al Belvedere di Villa Rufolo a Ravello ha proposto il “veterano” e beniamino del pubblico del Festival, Aurelio Canonici alla guida della “Nuova Orchestra Scarlatti” , la quale, viceversa,  era debuttante alla prestigiosa rassegna. Il leitmotiv della “passione” ha attraversato anche il più mondano evento del RavelloFestival, dimostrando che  cultura e intrattenimento,  il piacere di "esserci per esserci" e di "ascoltare per esserci" possono coesistere.  Brani diversi,  noti e meno noti, dal repertorio sinfonico e dal melodramma per giungere a quel "Mattino" di Edward Grieg che, spenti i riflettori, come consuetudine, saluta il nuovo giorno levato su quei "fiordi" amalfitani che dovettero ricordare quelli scandinavi al compositore norvegese di cui si celebra il centenario della scomparsa e che sull'incantata costiera felicemente soggiornò e da cui trasse ispirazione. In tema con l'attesa dell'alba l'apertura del concerto è riservata all'invocazione "Jesce sole" nella elaborazione musicale di Roberto De Simone, interpretata da Marina Bruno che definire ispirata  alla prima esecuzione di Antonella D'Agostino è far torto agli imitatori. Di filastrocche invocanti il sole si trovano tracce fin dal XIII secolo e rivelano evidenti contaminazioni di riti pagani innestate su melodie tardo-modali sviluppatesi su scale dolentemente lidie e sensualmente frigie. Vi si ravvisano il buio del dolore e il calore della passione e dei sensi in un alternarsi di speranza e di autoflagellazione, di supplica alla divinità del giorno e dei raccolti, della maturazione del frumento così come del ridestarsi alla vita.download  (Dario Ascoli)

 
 

Il Lago dei Cigni non sia il "canto" del cigno del Teatro San Carlo

Nelle stesse ore in cui il ministro Francesco Rutelli procedeva al commissariamento del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro di San Carlo, all' Arena Flegrea di Napoli, nell'ambito della rassegna Estate '07, lo stesso Massimo napoletano dava prova di grande vivacità e qualità artistica mettendo in scena il celeberrimo balletto di P.I.Cjaikovskij (vedi scheda dell'opera).Non è nostra intenzione entrare nel merito della genesi politica della decisione che non possiamo non pensare sofferta e meditata, quello che come addetti ai lavori e come cittadini dobbiamo auspicare è che quella del più prestigioso teatro del mondo non diventi  un'ennesima "gestione straordinaria"  cronicizzata. L'annuncio di qualche mese fa della nomina di un manager per la Fondazione aveva  indubbiamente fatto suonare più di un campanello d'allarme, ma la non assegnazione dell'incarico stesso ad alcuno e le dimissioni di qualche settimana fa del vicepresidente Prof. Fulvio Tessitore indicavano l'inverarsi di una situazione di stallo. Da un lato  addolora pensare che un'istituzione così gloriosa debba far parlare di sé  in termini di indebitamenti e di bancarotte prima e più ancora che di cultura e arte, dall'altra il dolore si mescola ad un disappunto che rasenta la rabbia, quando si deve apprendere che  il dissesto , lungi dall' essere legato a contingenze, sia invece il frutto di decenni di gestione disattenta.download (Tonia Barone - Dario Ascoli)

 
 

Una Carmen in cui la regia di van Hoecke esalta la danza , ma non trascura  le voci.

Secondo e purtroppo ultimo titolo in cartellone per l'estiva del Teatro San Carlo di Napoli, alle Terme di Baia,  un'altra opera "verista". Per molti Carmen di Georges Bizet (vedi scheda dell'opera) rappresenta il primo esempio di opera di tale genere,  forzando una definizione, tutta italiana, che non  troppo si addice  alla  letteratura transalpina, per la  quale si preferisce parlare, a ragion veduta, di naturalismo.  Ma in musica i confini sono meno marcati e il linguaggio  del melodramma, quale che sia la lingua naturale in cui si esprima il libretto, è sempre molto debitore nei confronti dell'opera italiana.  Lo spazio del sito archeologico flegreo si va accreditando come scenario ideale per lavori in cui le scene di massa abbiano particolare rilievo e, soprattutto, quelle in cui sia possibile e affascinante la coesistenza di più profondità spaziali e di più controscene. La produzione in scena a Baia è quella curata da Micha van Hoecke per il Ravenna Festival; il regista-coreografo ha ideato una Carmen  dalla sensualità dinamica; meno ammiccante nel tête à tête, ma espressione di eros dominante ....download  (Dario Ascoli)

 
 

La Passione nella danza celebrata  nel Galà al RavelloFestival  2007

Il Galà di Addio di Alessandra Ferri, nella sua performance al RavelloFestival 2007, ha messo in scena, alternandoli, momenti di virtuosismo accademico, tratti dal repertorio classico ottocentesco, e coreografie del secondo novecento. Accanto alla coppia di Etoile Ferri-Bolle si sono esibiti danzatori di fama internazionale che ci hanno raccontato l’avventura della danza, il suo mondo emozionale legato ad altissime competenze di corporeità espressiva.La Passione danzata sul Belevedere di Villa Rufolo, dunque, come da leitmotiv, nelle espressioni romantiche, in quelle della sensualità gitana di Carmen (vedi scheda dell'opera) o in quella adolescenziale di Romeo e Giulietta, nelle forme quasi sublimate con  tristi presagi morte come nel K488 di W.A.Mozart, nella pantomima di approccio mercenario  del Tango dei bassifondi di Baires con le note di A.Piazzolla. Irina Dvorovenko e Maxim Beloserkovsky, principal presso l’American Ballet Theatre, hanno interpretato, per la tradizione classica, il pas de deux tratto da “Lo Schiaccianoci” (musiche di Căjkovskij) e l’assolo “La morte del cigno” (musiche di Camille Saint-Saëns), con le coreografie originarie di Petipa, esibendosi inoltre nel duetto neoclassico “Farewell” di Chimengiller, musiche di Mozart.download (Tonia Barone)

 
 

"Across the universe of languages": un colto omaggio ai baronetti di Liverpool

Quello dei Beatles  rappresenta il primo grande fenomeno mediatico-musicale; gli anni che seguirono la seconda guerra mondiale videro, sia pure in forme e con velocità e dimensioni diverse, il manifestarsi dei cosiddetti boom economici. Un sia pur non equo benessere si affermò in gran parte del mondo occidentale, modificando stili di vita, abitudini, comportamenti, scale di valori, ma, soprattutto, promuovendo istanze di equità e  protezione sociale (welfare) a cui, il potere fu "costretto" a rispondere introducendo sistemi di previdenza e di assistenza e dispositivi giuridici che garantissero  pace sociale e scongiurassero  derive comuniste. Al di qua e al di là dell’ Atlantico speranza e sogno divenivano argomento di  produzioni artistiche così come di messaggi politici: “I have a dream” ebbe a dire Martin Luther King; ma negli USA non vi erano immanenti pericoli comunisti; il maccartismo si preoccupava di individuare potenziali spie più che di  censurare idee. download

 
 

Non c'è due senza tre: Ancora "Cavalleria Rusticana" per il Teatro San Carlo. Una vivida esecuzione, molte riconferme e un'interessante novità.

Cavalleria Rusticana, capolavoro del melodramma verista (vedi scheda dell'opera) , non brilla tuttavia, e non potrebbe essere diversamente dato il contesto storico, in termini di rispetto della parità di genere.Le donne subiscono passivamente il destino di  madri, vedove, angeli del focolare che attendono i mariti che tornano stanchi dal lavoro dei campi;  i contadini parlano di “loro donne”  mentre le  esponenti del gentil sesso si riferiscono ai partner appellandoli “sposi”. Come per dire: gli uomini vantano un diritto di proprietà delle donne, ma non è necessario che siano mogli, mentre le donne, per godere del privilegio di accudire uomini stanchi  e affamati  non possono che essere spose benedette dal Signore. Non si vada per il sottile tirando in ballo questioni aritmetiche che, si conti e si riconti quanto si vuole, lasciano sempre fuori dal novero qualche donna in  più e qualche sposa in meno e non di rado  le prime non sono nubili. Chi volesse approfondire potrebbe consultare la scheda dell’opera, ma, la premessa intendeva, graziosamente, inquadrare la scelta di una giovane donna per dirigere l’opera di Mascagni come minuscolo e parziale risarcimento al danno d’immagine inferto alle donne.download   (Dario Ascoli)

 
 

Una Madama Butterfly, letta al femminile, applaudita  a Villa Favorita

L’estate delle donne sul podio, dopo averci offerto Inma Shara che ha inaugurato il RavelloFestival 2007, prosegue idealmente presentandoci l' italianissima  Susanna Pescetti impegnata a dirigere Madama Butterfly di G.Puccini (vedi scheda dell’opera) nel titolo che conclude, per quanto attiene il melodramma,  “Lirica nelle Ville e negli Scavi di Ercolano”.L’Associazione Napoli Capitale Europea della Musica, presieduta da Franco Iacono e che si avvale della direzione artistica di Filippo Zigante e quella musicale della stessa Pescetti, da qualche anno ha trovato l’ entusiasta collaborazione dell’amministrazione comunale di Ercolano e del Sindaco Nino Daniele, che  è andata ad  affiancarsi alle istituzioni che da sempre sostengono l’ ANCEM, come la Regione Campania, il Ministero per i Beni e le Attività culturali e, per la stagione invernale, l’Ente Mostra d’Oltremare e il Comune di Napoli. L’Orchestra de “I Solisti di Napoli” sta divenendo una realtà quasi stabile  sullo scenario musicale regionale e, quel che più conta, va acquisendo una propria personalità, una peculiare cifra artistica.download  (Dario Ascoli)

 
 

Inma Shara, col suo gesto danzato,  rapisce il pubblico del RavelloFestival. L'Orchestra del Teatro Regio di Parma  non tradisce le aspettative.

Sarebbe  stata difficile una scelta migliore di un programma incentrato su “Romeo e Giulietta” per inaugurare la sezione Wagner, quella sinfonica, di un  RavelloFestival dedicato al tema della “Passione”. La vicenda dei Capuleti e Montecchi è divenuta simbolo di una passione amorosa che sfida l’inimicizia tre le famiglie, si ribella alle imposizioni dei parentadi perchè è un sentimento immune dal pregiudizio e al di sopra delle convenzioni. Ma l'esito è tuttavia tragico, forse perchè la libertà dagli odi preconcetti e il godimento dell’estasi dell’amore sono categorie che hanno maggiore affinità con la distruzione che con una vita di ordinaria piatta obbedienza e di unioni in nome della ragion di stato. L’amore tra Romeo e Giulietta appaga un inconscio bisogno di concepire il sentimento avulso dalle proibizioni che discendono dal pregiudizio di gens e, per estensione, di cultura, di razza, di religione. La vicenda degli innamorati veronesi  da un lato  ci rassicura che la passione amorosa  possa svilupparsi anche, e forse ancor con maggiore vigore, in un contesto di ostilità tra le famiglie (o le etnie, perchè no) di appartenenza dei soggetti uniti dal sentimento; dall’altro che l’essere nemici può essere ricondotto ad una condizione che appartenga al passato, alla  generazione dei padri e che  essa possa essere rifiutata, non riconosciuta come legge naturale o  dogma inelubile.  (Dario Ascoli)

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Amerika: il nuovo spettacolo (troppo?) itinerante di Chille De La Balanza

Uno spettacolo di Chille De La Balanza è sempre un’avventura. Questo è certo. Non si mai a cosa si andrà incontro, né si può lontanamente immaginare se il finale sarà di nostro gradimento o meno. Perché alla compagnia teatrale dei Chille piace sperimentare, stupire e colpire duro. Rovesciare le regole teatrali, anche quelle già rovesciate. Portare alle estreme conseguenze il teatro dei “sei personaggi in cerca d’autore” tanto caro a Pirandello. Sempre a egual distanza tra Beckett e Tzara, Claudio Ascoli e la sua compagnia riescono sempre a far parlare di loro, per quella strana voglia che da sempre li assale. Una voglia di arrivare dritti con un diretto nello stomaco dello spettatore. E allora una commedia che fino a un minuto prima sembra un divertimento in piena regola, traboccante di situazioni assurde e ridicole, l’attimo successivo ti manda al tappeto con un colpo di scena pesantissimo. Un colpo di scena che coinvolge il pubblico. E’ questo il caso dello spettacolo “Amerika”, un libero adattamento di un raccontodownload

 

 
 

Manon Lescaut tradizionale e convincente all'Opera di Roma. Tra verismo e ottocento, però, le citazioni illuministe scompaiono

L'impatto visivo che si riceve assistendo al Costanzi al primo grande melodramma pucciniano (vedi scheda dell'opera) è assolutamente affascinante: protagoniste le scene dai bozzetti di Camillo Parravicini su cui la regia di Giuseppe Giuliano anima i personaggi che indossano i raffinati e pittorici costumi di Salvatore Russo. Fondali alberati e scende di locanda nel primo atto, in cui la molteplicità delle gestualità non avrebbe distratto l 'attenzione ma esaltato l'appagamento dello sguardo dello spettatore se solo non fosse risultato evidente anzitempo   lo squilibrio tra i volumi di un'orchestra in buone condizioni e per altri aspetti sapientemente condotta da Donato Renzetti,   e l'esigua vocalità (il 23/06) di Carlos Natale nel ruolo non musicalmente ampio, ma fondamentale nel prologo, di Edmondo. Non avesse avuto a disposizione l'opportunità del preludio del terzo atto, eccellentemente sfruttata,  l'imputazione di  prevaricazione  sonora avrebbe macchiato, sia pure fatte salve le attenuanti,  una direzione accurata e dal pregevole gusto "sinfonico".download  (Dario Ascoli)

 
 

La Traviata al San Carlo. Dalle "rose rosse" alle "camelie" il passo non è breve... Ma la Violetta di Carmela Remigio  è un bouquet di  musicalità e  di tecnica.

L'edizione de La Traviata (vedi scheda dell'opera) al Teatro San Carlo di Napoli  nella stagione 2006-2007, al di là delle qualità eccellenti di alcuni interpreti, ha evidenziato un'imparzialità limpidissima del pubblico napoletano: esigente e caloroso, ma  capace di fischiare e  "buare" anche un suo amato concittadino. E' toccato a Massimo Ranieri il compito di dimostrare  le qualità di quello che  forse, presuntuosamente, alla vigilia riteneva fosse il "suo" pubblico; se dovessimo individuare uno degli aspetti più affascinanti del teatro e per eccellenza del melodramma, sua più composita espressione, lo troveremmo, tra gli altri,  nella non preacquisibilità acritica  del favore dello spettatore. Nella trasformazione transgenica a partire dalle "rose rosse"  di Bigazzi-Savio per giungere alle "camelie" di Dumas-Piave-Verdi, l'ex ragazzo di Santa Lucia ha omesso di riportare la "sequenza molecolare" del profumo e del colore e l'ibrido risultante è stato, ahinoi, irto di spine. download (Dario Ascoli)

 
 

Un' intervista a Sandrone Dazieri, indaga e ripercorre la storia e le sorti del noir letterario e cinematografico, attraverso la testimonianza di uno degli scrittori che negli ultimi anni ha mostrato il maggior interesse verso questo genere. artistico.

FRANCESCA BUFFA: Ti sembra che si possa rintracciare un filone “Noir” nel cinema italiano? Il Maledetto imbroglio di Germi e pochi altri film lo erano. Ma poi sembra che il genere si sia perso, forse anche a causa delle stroncature della critica ufficiale.

SANDRONE DAZIERI: La critica non li apprezzava. Negli anni ‘60 c’erano problemi col western, col poliziesco e così via. Tant’è che chi faceva il polizziottesco era considerato un artigiano “simpatico”. Pochi poi si sono staccati e sono diventati autori come Dario Argento o Sergio Leone, ma tutto il resto è rimasto B-movie: Lenzi, Di Leo, gente che sapeva fare il proprio mestiere.
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Le Esperidi" al Teatro Sangiorgi di Catania, ovvero.... Il "Divertir cantando"

Se la città etnea non è solo Bellini, altrettanto si può affermare che la musica colta  a Catania non si esegue solo sul palcoscenico del Teatro Massimo dedicato al divino Vincenzo. Nel 1900 il cavalier Mario Sangiorgi ideò e commissionò uno spazio multifunzionale, originariamente all’aperto, atto ad ospitare prosa, operetta, caffé concerto ma anche cinema e persino pattinaggio e, un tempi più recenti, varietà. Oggi il Teatro Sangiorgi ospita una stagione “minore”  del suo più blasonato “collega”, offrendo opportunità di ascoltare repertori meno titolati, forse, ma di grande seduzione e anche per palati fini. download

 
 

Il lirismo russo di Ciajkovskij e di Rachmaninov risuona nella morbida voce di Dmitri Hvorostovsky. 

La liederistica non conta molti estimatori in Italia e purtroppo, anche artisti di grande caratura devono constatarlo, malgrado offrano prestazioni che impressionano la memoria del pubblico.Troppo etereo  per i melomani tifosi della formula uno delle ugole e troppo contiguo all’opera, per i puristi della sinfonica e della cameristica;accade  così che il canto da camera, che pure può vantare non di rado versi di grandi poeti e, naturalmente, musiche di autori che vanno da Mozart, passano per Schubert, Schumann, Mendelssohn, Brahms, Grieg, Strauss, e pressochè tutti i compositori dall’800 ai nostri giorni, begnga collocato in subordine. Dmitri Hvorostovsky, il 9 e l’11 giugno 2007, coadiuvato al pianoforte da Ivari Ilja, ha proposto un programma equidiviso in due parti: la prima dedicata interamente a P.I.Ciajkovskij e la seconda a S.Rachmaninov. Non molti sono a conoscenza del dato che l’autore della “Patetica” e di “Romeo e Giulietta”  abbia composto un centinaio di lieder, su liriche di Puskin, Lermontov, Tolstoj ma anche Heine e Goethe tradotti nell’idioma russo. Caratteri e atmosfere diverse che vanno dal dolore per la lontananza come per “Pesn’ Min’ony net, tol’ko tot, kto znal” (Il canto di Mignon: solo chi conosce la nostalgia) su testo russo di Lev Aleksandrovic  da Goethe ai toni epici di “Podvig” (Si compiono gesta in battaglia), su poesia di A.S.Khomjanokov. download  (Dario Ascoli)

 
 

Teatro Mercadante di Napoli: Un cartellone con molte presenze in rosa  e qualche "Rosa"  assente.

La prima stagione del Teatro Stabile di Napoli firmata da Roberta Carlotto, neo direttore, si connota con un taglio al femminile; venticinque titoli e progetti teatrali e attività culturali. Come tradizione, tuttavia,  la coesistenza di autori del teatro classico e nuove proposte, titoli di repertorio e prime assolute; ancora nel solco delle sane e piacevoli consuetudini, la stagione aprirà con una produzione dello Stabile di Napoli , il 17 ottobre 2007: Maria Stuart di F.Schiller, nella  traduzione di Nanni Balestrini e con  Anna Bonaiuto e Frédérique Loliée , mentre la regia sarà curata da  Andrea De Rosa  (Dario Ascoli)

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Presentato il RavelloFestival 2007 che avrà come leit motiv  “La Passione”

Nella Sala Giunta della Regione Campania, presenti il Presidente della Fondazione Ravello, prof. Domenico De Masi, il Direttore Generale del Festival, M° Mauro Meli, il Direttore della Sezione Arti Visive M°Achille Bonito Oliva e, naturalmente,  la Giunta Regionale, padrona di casa e insostituibile partner, rappresentata dall’Assessore Marco di Lello e dal Presidente Antonio Bassolino, è stato presentato alla stampa il RavelloFestival 2007.  Tra conferme e new entry le direzioni delle sezioni, che risultano così assegnate: Achille Bonito Oliva  (SEZIONE ARTI VISIVE), Francesco Durante (SEZIONE FORMAZIONE/ INCONTRI), Mauro Meli (SEZIONE MUSICA SINFONICA, CAMERISTICA, TENDENZE), Lina Wertmuller (SEZIONE CINEMUSIC), Stefano Valanzuolo  (SEZIONE PASSEGGIATE MUSICALI). 78 giorni densissimi di eventi e di spettacoli che saranno oltre 100, e che, nelle previsioni, almeno replicheranno il successo straordinario della passata edizione che ha visto circa 60.000 spettatori, quasi la metà dei quali provenienti dall’estero. Il leit motiv della Passione intesa epurata delle sovrastrutture romantiche, che ne hanno reso pilastro di un tripode che l’associava a Follia e Morte.download  (Dario Ascoli)

 
 

Seduzione e guerra, sinuosità e ardimento: Il Balletto Nazionale della Georgia al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno.

Chissà quanti degli spettatori fossero presenti per onorare e mettere a frutto l'abbonamento sottoscritto, ma  numerosi, in ogni caso, erano gli appassionati  convenuti, espressamente attratti dalla fama del complesso georgiano. Quello che è certo è che indistintamente tutti, a conclusione dell’esibizione, sono usciti soddisfatti e, sebbene la Repubblica Caucasica non sia apparsa meno distante dalla Costiera  Amalfitana di quanto fosse prima, di sicuro qualche sentimento di ammirazione per un popolo fiero e di antica storia è risultato accresciuto. Non ininfluenti sull'effetto seduttivo sul pubblico presente, sono stati sia il nobile fascino delle splendide danzatrici, sia la flessuosa, ma al tempo stesso  virile agilità dei danzatori. Questi ultimi, ed è una curiosità, danzano sovente sulle punte, calzando stivali dalla suola morbida, mentre le loro partner esibiscono abiti diversi per ciascun numero di danza, riuscendo a risultare, oltre che coreograficamente  pressoché ineccepibili, detentrici di una grazia che suggerisce di individuare in quelle terre di confine tra il mondo ellenistico e quello musulmano....VIDEOdownload  (Dario Ascoli)

 
 

Una monumentale Terza Sinfonia di Gustav Mahler al Teatro San Carlo di Napoli.

Sono state poche le opere alla cui composizione  Gustav Mahler (1860-1911) si sia potuto dedicare con continuità, lontano dagli affannosi e frenetici impegni di direttore, e la Sinfonia n.3 in re minore si colloca in quel ristretto numero, essendo stata realizzata in un tempo relativamente breve, stanti le dimensioni e la complessità, durante le vacanze del 1895 e 1896. Tale doveva essere l'importanza che l'autore attribuiva alla sua terza fatica sinfonica, che ne curò meticolosamente la pubblicazione a stampa prima di dirigerne la prima esecuzione concertistica, che avvenne solo il 9 giugno del 1902. Gli ultimi anni del 1800 videro un'accelerazione del processo di disgregazione della forma-sonata e, di conseguenza, della sinfonia, la quale sempre con maggiore frequenza cedeva il gradino più alto del podio delle composizioni orchestrali, al poema sinfonico, che, quasi sempre sottendeva un vero e proprio programma con tanto di didascalie. Anche se con l'appellativo di sinfonia, Mahler  volle dapprima corredare di ben sette titoli la sua terza ponderosa  opera orchestrale in cui impiegò un contralto solista, un coro femminile e uno di voci bianche.download  (Dario Ascoli)

 
 

Franz Liszt e il soggiorno romano. Suggestivo concerto del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretto da Mauro Bacherini e dell' organista Gianluca Libertucci nella chiesa di S.Ignazio in Roma

Franz Liszt (1811-1886)  attraversò vicende personali assai variegate che lo condussero dall'edonismo e la licenziosità fino al misticismo e all'ordinazione religiosa come abate nel 1862, entrando nel Monastero del Rosario a Roma; artisticamente si parla (Ramann) del 4° periodo. In più di un’occasione  abbiamo preso le distanze da semplificazioni volte ad accreditare  la crisi mistica e la vocazione come una repentina conversione in odore di opportunismo o come un tardivo pentimento  a conclusione di una vita terrena da peccatore inveterato. Gli anni di soggiorno romano accostarono Franz Liszt ai capolavori dell’arte sacra, dall’architettura alla pittura..download  (Dario Ascoli)

 
 

Il  "Vecchio John" ha entusiasmo e sa trasmetterlo. Successo di Renato Bruson al Verdi di Salerno

Tutto esaurito al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno per la prima di Falstaff, il 23 maggio 2007, nonostante la concomitanza della finale di Champions League; segno che l'intersezione tra l'insieme dei  melomani e quello dei tifosi è vuota, ma i primi non sembrano essere meno motivati dei secondi,e di ciò da più parti occorre si prenda atto. Renato Bruson è un artista  a cui non si chiede nulla , ma da cui tutto ci si attende; Falstaff (vedi scheda dell'opera) è l'opera del commiato di G.Verdi dalla composizione e, non di rado, il ruolo del protagonista viene interpretato a conclusione della carriera di un baritono, tranne recenti eccezioni. Bruson non dà l'idea di voler appendere il diapason al chiodo, e, in aggiunta, la carriera registica, benché iniziata anni or sono, solo da qualche tempo ha assunto  se non un ruolo prevalente, quanto meno rilevante. Occorre  dire che il Bruson regista si è ben espresso in un repertorio che non è stato praticato con molta frequenza dal Bruson baritono. Il grande cantante ha consegnato alla storia memorabili interpretazioni drammatiche, ricoprendo ruoli  vocali dalla tipica tessitura verdiana medio-acuta, pregni di eroismo e nobiltà; Falstaff è un personaggio atipico nella produzione verdiana e segna l'inizio di una nuova tipologia......download  (Dario Ascoli)

 
 

Un elegante Werther che "muore vivo" presentato al San Carlo di  Napoli. Josè Bros convince nel ruolo del protagonista,  magistrale interpretazione di Sonia Ganassi

Annullata la prima per le note vicende sindacali, le recite successive del Werther di Jules Massenet al Teatro San Carlo di Napoli sono state particolarmente partecipate, l'unanimità del consenso, perciò assume particolare significato. L'allestimento è quello del Teatro dell'Opera di Francoforte, la cui regia è affidata da Willy Decker e ripresa da Johannes Erath con scene e costumi di Wolfgang Gussman. Scenografia mimimalista e claustrofobica, che tuttavia possiede il pregio di porre il contenuto musicale e testuale in posizione di pivilegio e il progetto risulta vincente grazie alla straordinaria prova di Sonia Ganassi (foto sotto a destra)  e alla ineccepibile prestazione di Jose Bros. Ai due protagonisti è andato l'applauso convinto e commosso del pubblico che ha tributato meritati consensi alla graziosa e intelligente Donata D'Annunzio Lombardi, per la prima volta al  San Carlo , ma già apprezzata in Musetta al Maggio Fiorentino nella stagione appena conclusa. Un vero personaggio aggiunto è, nell'opera di Massenet, il coro di voci bianche, che scandisce i tempi e interpreta un ruolo di contrasto drammatico di assoluto rilievo; al di là della simpatia e della tenerezza che i giovanissimi coristi suscitano, il complesso, ottimamente diretto da Stefania Rinaldidownload  (Dario Ascoli)

 
 

Un'edizione naif e spiritosa de  "La Fille du Régiment" entusiasma il pubblico dell' Opera di  Roma,  che "adotta" Cinzia Forte come "figlia del belcantismo".

L'allestimento in scena al Costanzi è quello che si avvia a compiere mezzo secolo, essendo stato realizzato per il Teatro Massimo di Palermo nel 1959 con scene e costumi di Franco Zeffirelli. Nell'occasione romana la regia è stata affidata ad un uomo di provata esperienza teatrale come Filippo Crivelli, che ci ha abituati a soluzioni di sana e godibile convenzionalità, nel segno del rispetto della partitura e degli interpreti e che con Zeffirelli ha collaborato lungamente in un sodalizio quinquennale conclusosi proprio alla vigilia della messa in scena palermitana della Fille. Analogo discorso vale, in chiave musicale, per Bruno Campanella, direttore perfettamente a proprio agio  nel repertorio belcantistico e rossiniano, ottimo assecondatore  delle esigenze più musicalmente coerenti dei cantanti. Tanto premesso, non resta che aggiungere una solista dal talento indiscutibile come Cinzia Forte nel ruolo di Marie, la protagonista della brillante Opéra Comique di Donizetti, e le condizioni per assistere ad una pregevole esecuzione sono già tutte disposte.download  (Dario Ascoli)

 
 

L'ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi, Falstaff (vedi scheda dell'opera),  viene riproposto nel Teatro Municipale che si fregia del nome del grande operista di Busseto, a dieci anni dalla prima rappresentazione salernitana del titolo shakespeariano.

Nella duplice funzione di protagonista e regista ci sarà, dal 23 maggio 2007, un personaggio che ha scritto molte pagine della storia della lirica di quasi metà del secolo scorso e che non ha alcuna intenzione di privare i suoi ammiratori della sua brunita e rotonda voce baritonale: Renato Bruson. Il cantante veneto, sulle scene dal 1961 e sempre a livelli altissimi, è uno schietto baritono verdiano, eroico e rassicurante, quasi paterno, al tempo stesso;  se all'esordio il colore vocale doveva combattere con l'anagrafe, col passare degli anni il timbro si è arricchito e l'esperienza lo ha esaltato contribuendo a fare di Bruson un capitolo, tutt'altro che concluso,  della storia del melodramma. Diretto musicalmente dai maggiori direttori del mondo e forte delle collaborazioni con prestigiosi registi, da qualche tempo il baritono veneto ha intrapreso la carriera registica, nella quale fa tesoro di una solida cultura vocale e di un senso della scena forgiatosi in 50 anni di palcoscenico.  Videointervista a Renato Bruson   Videointervista a Miguel Gomez-Martinezdownload  (Dario Ascoli)

 
 

Il violinista venuto dal freddo scalda il pubblico del Teatro Municipale G.Verdi di Salerno

Terzo appuntamento in cartellone al Verdi di Salerno, ma primo del genere  cameristico, il recital di Vadim Repin (violino) e Itamar Golan (pianoforte), ha soddisfatto il pubblico degli appassionati del violinismo romantico  e tardoromantico. Il curriculum di  Vadim Repin non lasciava dubbi circa le qualità dell'interprete siberiano, così come i trascorsi musicali(inspiegabilmente non riportati da uno scarnissimo pieghevole di sala) di Itamar Golan rappresentavano un garanzia circa la presenza di un pianista che fosse molto più di un "accompagnatore". Il primo brano in programma, la Sonata di Leóš Janácek, benché non ricco di temi dalla facile presa, è pur riuscito, grazie alla vivida personalità degli interpreti, a catturare magneticamente l'attenzione dell'intero teatro, affollato da molti giovani musicisti. Janáček  è nato nel 1854 ad Hukvaldy, in Moravia, ma a causa delle difficoltà economiche della famiglia numerosissima fu mandato a studiare nel convento agostiniano di Brno, nell' impero Austroungarico, dove la cultura germanica era prevalente e dominante.  Janáček  quindi assorbì la cultura tedesca ma guardò sempre con attenzione e quasi con nostalgia, alla cultura slava che sentiva essere quella delle proprie origini e delle proprie passioni. La forma-sonata classica era identificata dal compositore moravo come espressione del dominio culturalmente tirannico del mondo germanico; per "Sonata" egli intende una composizione strumentale che esalti gli aspetti del mezzo, piuttosto che una forma codificata. Intonazione rigorosissima e aderenza d'arco da manuale si sono immediatamente rivelate come virtù esemplari in Repin, ma il seguito del recital avrebbe riservato altre  piacevolissime scoperte, a cominciare dalla superba cantabilità esibita nella Sonata n. 3 di Johannes Brahms, in cui la musicalità di Golan, meglio in risalto in brani dalla scrittura spiccatamente pianistica,  ha  assecondato il gusto del violinista slavo.download  (Dario Ascoli)

 
 

Le Nozze di Figaro andato in scena al teatro Eliseo con la sua Prima l’ 8 maggio 2007 

Quando nel nostro entroterra culturale si vuole identificare un simbolo della trasgressione , della derisione del potere costituito, specialmente quando questo si ammanta di quella autorità che è tale perché ha la presunzione di ritenersi di origine divina,del ridicolo ostentare le penne del pavone proprio delle classi potenti non si può fare a meno di pensare a Figaro,il barbiere di Siviglia,che, in condizione servile,si prende gioco del suo padrone sacro e inviolabile per definizione e che su di lui e su tutti gli altri servi ha potere di vita e di morte. Già i germi fecondata dalla rivoluzione illuminista,e soprattutto dall’ottimismo della ragione e la fiducia nella conoscenza scientifica, danno i loro frutti in una generale presa di coscienza,danno i loro frutti in una generale presa di coscienza dello sperequato rapporto economico tra le classi sociali non solo nella società francese,ma in tutta la società europea. I fermenti di tali inquietudini sono ormai incontenibili e la letteratura si fa interprete teorica ed artistica di un malcontento ormai serpeggiante in ogni luogo e in strato della popolazione. download

 
 

Due interpreti giovani, ma affermati nel Gotha della musica,  per il terzo appuntamento della Stagione musicale del Municipale Giuseppe Verdi di Salerno.La stagione concertistica 2007 del Teatro Municipale "Giuseppe Verdi" di Salerno prosegue , domenica 13 maggio  18.30  con il recital di  Vadim Repin (al violino) e Itamar Golan (al pianoforte). Il programma è decisamente accattivante, prevedendo la Sonata di Leóš Janácek: e la Sonata n. 3 di Johannes Brahms; Edward Grieg, di cui ricorre il centenario della morte è presente con la Sonata n°3. Il programma si concluderà con Poème di Ernest Chausson e un brano di grande brillantezza come la Carmen Fantasy di Franz Waxmann.

Vadim Repin è nato in Siberia nel 1971, ed è stato un bambino prodigio esibendosi per la prima volta in pubblico a soli  5 anni e vincendo a 11 il  Concorso Wieniawski. La sua carriera è stata in costante ascesa fino a portarlo ad esibirsi con le più prestigiose orchestre: Berliner Philharmoniker, Boston Symphony, Chicago Symphony, Cleveland Orchestra, Orchestra Filarmonica della Scala, le Filarmoniche di Los Angeles e New York, Orchestre de Paris, Royal Concertgebouw, San Francisco Symphony, Orchestre de la Suisse Romande e la Filarmonica di San Pietroburgo. Musicista attento alla musica del '900 di cui è convinto sostenitore oltre che valente interprete, è tuttavia amato dal pubblico per le interpretazioni del repertorio romantico e tardoromantico, nell'esecuzione del quale il solista russo fa risaltare le qualità del suo prezioso strumento: il magnifico Guarneri del Gesù del 1736 “von Szerdahely”. download  (Dario Ascoli)

 
 

L'Orchestra Sinfonica della Radio Televisione Bavarese, per la Stagione del Teatro San Carlo, esalta un repertorio che padroneggia con maestria. All' Auditorium "Domenico Scarlatti"

La Fondazione Teatro San Carlo ha proposto il secondo e atteso concerto del mese di maggio 2007 nell' Auditorium "Domenico Scarlatti"  della RAI di Napoli, il girono 4,con una delle più famose orchestre europee: la Symphonie Orchester des Bayerischen Rundfunks,nella circostanza diretta da Mariss Jansons che ne è direttore stabile dal 2003. Un programma in cui la prestigiosa formazione orchestrale sin dalla vigilia si sapeva fosse a proprio agio e la verifica dei fatti lo ha piacevolmente confermato. Autori come Richard Wagner, Richard Strauss e Bela Bartok sono assai congeniali alla compagine orchestrale della RadioTelevisione Bavarese. La prima parte del programma è stata interamente occupata da "Also sprach Zarathustra", libero poema sinfonico da Friedrich Nietzsche op.30, di Richard Strauss. Il filosofo tedesco pubblicò il suo "Zarathustra" nel 1890 e cinque anni dopo Strauss si entusiasmò per il lavoro che presentava affascinanti contaminazioni con elementi di derivazione orientale. Le polemiche furono accese e il musicista operò quasi un ritrattazione dichiarando di non avere avuto l'intenzione di comporre musica filosofica download  (Dario Ascoli)

 
 

"Lunga, la strada - Chi era Aleksandr Vertinskij?" al Teatro Mercadante di Napoli. I dimenticati della storia che hanno il merito di riuscire a farcela ricordare e comprendere.

Tre slavisti che in aperta competizione tra loro, raccontano, in una tournèe di conferenze multimediali la sorte toccata ad un loro collega di studi che ha smarrito la salute mentale mentre elaborava la sua tesi di laurea su un personaggio della Russia del 900 la cui biografia è avvolta nel mistero:il cantante Aleksandr Vertinskij. Paolo Nori ha costruito un raffinatissimo e gradevole lavoro teatrale, di cui cura le regia e in cui interpreta uno dei protagonisti; in scena dal 26 aprile al 6 maggio 2007 al Teatro Mercadante di Napoli. Il pubblico è disposto sul palco in circolo attorno allo spazio scenico dove si svolge l'azione dei quattro interpreti. Mauro Gioia interpreta il ruolo dello studente in preda alla psicosi che lo costringe ad interpretare ad intervalli regolari canzoni di Vertinskij.  (Dario Ascoli)

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"Povero Silvio: il Viale del Trionfo". Antonio Cornacchione "missionario del Cavaliere"al Teatro Bellini di Napoli

Il popolare comico molisano (non molti sanno che Antonio Cornacchione è nato in provincia di Campobasso) si propone come adoratore di Silvio Berlusconi e difensore del proprio idolo dai nemici comunisti. All’ingresso in sala lo spettatore si trova al cospetto di un palco da “Festa dell’Unità”  con un fondale su cui campeggiano i ritratti di Marx, Lenin, Stalin e....Romano Prodi. Una voce fuori campo annuncia improbabili eventi della  improponibile Festa i cui ospiti speciali sono prelevati dal mondo dei reality show e del gossip. Cornacchione entra in platea abbigliato con un anacronistico eschimo e, nel ruolo di un “compagno”  dialoga fittamente con gli spettatori coinvolgendo con efficacia il pubblico nella preparazione dell’accoglienza da riservare al “servo di Silvio”. Il comico fatica per vincere le inerzie:  il pubblico delle prime è un po’ restio a farsi trascinare nel ruolo di coprotagonista; l’abito griffato non sempre è comodissimo così come le calzature decolletè sopraelevate da tacchi da vertigine svolgono il già delicato compito di bilanciare la costosa acconciatura delle signore, per avventurarsi anche in  disinvolte passerelle in palcoscenico.  download (Dario Ascoli)

 
 

"Due partite" al Teatro Valle di Roma

Cristina Comencini ci invita a riflettere sull'opportunità di "mescolare le carte" riprendersi in mano il gioco

Molte sono le situazioni in cui le donne amano interrogarsi sulle relazioni con i propri partner, le dinamiche familiari, genitoriali e di coppia,  e confidarsi, probabilmente poche condizioni predispongono al dialogo quanto il ritrovarsi tra donne attorno ad un tavolo da  gioco. Il ruolo del caso, della fatalità, dell’alea sembra manifestarsi nelle bizzarrie combinatorie delle carte e proporre alibi fatalisti alle disavventure umane che sollevino l’uomo (o la donna) dalle responsabilità delle proprie scelte. Quattro donne, quattro madri consumano il rituale del giovedì affidando alle carte il compito di essere afferrate dalle mani come quella vita che di volta in volta sembra  loro sfuggire e che spesso le vede in balia di una sorte troppo uguale e troppo grama come un mazzo da poker mescolato da un croupier baro.download

 
 

Lo Schumann noto e quello raro al San Carlo di Napoli, con una commossa dedica al Grande Rostropovich, indimenticabile artista e uomo.

Il maggio sinfonico del Teatro San Carlo di Napoli si  è aperto con un concerto interamente dedicato a Robert Schumann(1810-1856) a conclusione delle celebrazioni del 150° della morte; brani noti e ampiamente rappresentati nei programmi di tutto il mondo come la  Sinfonia n. 4 in re minore  op.120 e brani di raro o rarissimo  ascolto come  il “Neujahrslied, op. 144” , l’Ouverture  da “Genoveva”,  e il “Nachtlied”. L'orchestra del Teatro San Carlo è stata affidata all'esperienza di Gerd Albrecht, mentre il coro  è stato , come di consueto, curato da Marco Ozbic che da tempo lavora con ottimi risultati con il complesso vocale sancarliano. Momenti di meritata gloria per tre solisti del coro nella "Neujahrslied": il sopramo Giuseppina Benincasa, il contralto Annamaria Napolitano e il basso Rosario Natale. Schumann non è un compositore votato al teatro musicale, troppo a lungo il tormentato compositore tedesco si è interrogati circa il modello di opera tedesca da seguire, ..download  (Dario Ascoli)

 
 

"Black Comedy"  al Teatro Vittoria. Attilio Corsini incontra "al buio" l'umorismo inglese di Peter Shaffer.

Attilio Corsini si conferma abile regista nel genere brillante "all'inglese"; al Teatro Vittoria di Roma  ha portato in scena con successo una garbatissima piece ironica e allusiva: Black Comedy. La Compagnia Attori&Tecnici è quasi un marchio di qualità e di volta in volta, avvalendosi di una guest star, aggiunge un'attrattiva o una curiosità. spesso gradita. mai pretestuosa. E' toccato a Debora Caprioglio, fino al 24 aprile,  essere la "partecipazione straordinaria" e la presenza della avvenente attrice non è stata meramente ornamentale... download  (Dario Ascoli)

 
 

Grande parterre per una splendida edizione di Turandot al Teatro Verdi di Salerno.

 Il 25 aprile ricorre l’anniversario della Liberazione  dal nazifascismo; una data troppo importante e determinante per la nascita della Repubblica Italiana per non far passare decisamente in secondo piano una pur vicina ricorrenza che risulta di qualche rilevanza nella storia del melodramma: il 25 aprile del 1926, sotto la direzione di Arturo Toscanini il Teatro alla Scala di Milano ospitava la prima esecuzi0ne, postuma, di Turandot, nella versione completata da Franco Alfano. Una fortunata circostanza, quindi, quella verificatasi al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno con la prima dell’ opera pucciniana nel giorno del 81 anniversario della prima  e del 62° della Liberazione. Le celebrazioni dell’evento storico non hanno però impedito al Presidente del Senato Francio Marini di onorare con la propria presenza l’esecuzione di una Turandot di gran pregio, non fosse altro che per la presenza di un soprano di fama  mondiale come Giovanna  Casolla , di un regista di grande spessore come Renzo Giacchieri, un direttore di solido mestiere come Ralf Weikert e di un tenore già ammirato nel ruolo di Calàf come Carl Tanner.download  (Dario Ascoli)

 
 

Il Paese dei Campanelli". L'operetta italiana con tutto il suo fascino di leggerezza e di banalità godibili. Al Teatro Bellini di Napoli

L’operetta è una forma di opera dai contenuti leggeri, dalla coesistenza di semplici arie  prossime alle canzoni, di recitati e di balletti che utilizzano ritmati balli di comune circolazione, umorismo bonario e  costumi sfarzosi, generosi nell’esibire le beltà femminili. La patria dell’operetta è Vienna e il tempo l’inizio del XX secolo, il padre è senza alcun dubbio Franz Lehar. La prima operetta rappresentata fu “Donne viennesi” nel 1902 ma la consacrazione per l’autore e la codificazione della forma sono segnati dalla prima de “La vedova allegra”, nel 1905. Mentre Vienna raccoglie l’eredità degli Strauss e prolunga la vita al valzer, modernizzandolo pur conservando per esso una franca riconoscibilità, in Italia, solo qualche anno dopo, il genere attinge a balli alla moda; la Giavanese, il  Fox Trot, il charleston; in Itala, quindi, sebbene gli autori si ispirino alla forma leggera e ai contenuti frivoli dell'operetta asburgica, scelgono balli più alla moda e di altra derivazione culturale.download  (Dario Ascoli)

 
 

Dopo l’attesa arrivò il trionfo: recital di Fiorenza Cedolins con l’Orchestra del Teatro Municipale Verdi di Salerno esaltata da Daniel Oren.

Un recital interpretato da artisti della portata di Fiorenza Cedolins e Daniel Oren rappresenta un evento di cui ciascun appassionato vorrebbe poter dire “io c’ero”; il Teatro Municipale, domenica 15 aprile era gremito all’inverosimile e l’entusiasmo e l’approvazione sono stati unanimi, al di là di ogni personale predilezione stilistica di ciascuno dei presenti. E’ quanto solo i grandi artisti sanno ottenere. L'inaugurazione di una stagione (vedi presentazione) fortemente voluta dal Sindaco Vincenzo De Luca, dal prestigioso Direttore Artistico Daniel Oren dal Segretario artistico Antonio Marzullo e dal Direttore di Produzione Rosalba Lo Iudice; " Il Sindaco ha voluto un musicista alla guida di un teatro (...)  un modello organizzativo snello (...) " dichiara il M° Oren nell'intervista (vedi videointervista) "un modello nuovo che altri seguiranno".   (il video del recital da www.oltrenews.it)download  (Dario Ascoli)

 
 

"Elegia per giovani amanti" al Teatro San Carlo. Un'opera  di H.W.Henze, che scava tra egocentrismo,narcisismo e cinismo che accompagnano la ricerca dell'ispirazione.

“Elegy for young lovers”  (Elegia per giovani amanti) di Hans Werner Henze è  un’opera che mette a nudo la meschinità di un modello di intellettuale meschino, narcisista ed  egocentrico, al punto che per lui l’intero complesso delle vicende e dei sentimenti del mondo debbano essere riconducibili a mera fonte di ispirazione per il proprio genio creativo.Henze la compose nel 1960 e la rivisitò in seguito fino a darle la forma definitiva (crediamo) nel 1987.L’ambientazione è alpina e il gelo costituisce un elemento centrale, un protagonista quasi; tuttavia l’idea creativa e l’inizio della composizione di Elegy for young lovers, prendono forma in un caldo scenario marino,quale quello dell’isola di Ischia, dove avvenne l’incontro del musicista con gli scrittori Wystan H.Auden e Chester Kallman che avrebbero collaborato alla realizzazione del libretto.Erano gli anni in cui Henze sognava di stabilirsi a Napoli e di godere delle bellezze delle isole del Golfo insieme alla poetessa Ingeborg Bachmann, alla quale fu a lungo legato.download  (Dario Ascoli)

 
 

“L’ultimo Beethoven nella lettura di Adorno” mercoledì 11 aprile 2007 presso la Sala Conferenze della Fondazione Filiberto Menna si Salerno.

 Si conferma tra le istituzioni di rango la Fondazione Menna di Salerno, presieduta dal prof. Trimarco, proponendo, nell’ambito del ciclo “Forme del linguaggio tra contemporaneità e tradizione” un’interessante conferenza incentrata sul lavoro di Theodor W.Adorno sull’opera di Ludwig van Beethoven. Introdotta con dotta semplicità  dal prof. Trimarco,  e presieduta dalla dott.ssa Clementina Cantillo, il seminario ha rappresentato un momento iniziale del ciclo che avrà un seguito in maggio a Potenza e un epilogo nuovamente a Salerno nella sede della Fondazione. L’argomento è risultato interessante e non solo per i numerosi addetti ai lavori in sala ma anche per gli appassionati che si sono giovati della chiarezza espositiva dei relatori nonché dell’ausilio di mezzi multimediali.download  (Dario Ascoli)

 
 

Una serata d’eccezione al Teatro Mercadante di Napoli, giovedì 5 aprile 2007 con “Ubu sotto tiro”, seconda parte del progetto Arrevuoto, alla presenza del capo dello Stato Giorgio Napolitano. La prima produzione del progetto triennale promosso e realizzato dal Teatro Stabile di Napoli e che vede la partecipazione diretta dei ragazzi di Scampia, è stata la riscrittura, nella passata stagione, di Pace di Aristofane. Ai circa 70 partecipanti della scorsa stagione, per Ubu sotto tiro, da Alfred Jarry, quest’anno si sono aggiunti circa 30 elementi, fino a raggiungere la ragguardevole cifra di 100 soggetti in scena. Il debutto assoluto è stato nel semirestaurato auditorium di Scampia lo scorso 1° aprile e viaggerà in  tournèe al Teatro Valle di Roma e all’ Alighieri di Ravenna, teatro per così dire di casa della “Compagnia delle Albe” che ha coprodotto lo spettacolo la cui regia è di Marco Martinelli.  Alfred Jarry (1873-1907) è considerato lo scrittore celebre per fondato la Patafisica : “scienza immaginaria che accorda simboli e oggetti reali operando arbitrarie sostituzioni e scambi di ambiti semantici”.download  (Dario Ascoli)

 
 

Ci vuole "La mano di Dio" per conquistare il successo nelle competizioni della vita, ma occorre tenersela ben stretta perchè  il successo non conquisti l'uomo soggiogandolo.

“E’ stata la mano di Dio” fu la battuta che Diego Armando Maradona raccontò ai giornalisti per giustificare il goal di mano segnato contro l’Inghilterra ai Mondiali dell’86. Marco Risi (figlio di Dino e regista di Mary per sempre) decide di intitolare così, “La mano de Diòs”, la biografia del più noto calciatore del mondo al pari di Pelé. Nel film  le alterne fortune e disgrazie di Maradona bambino-ragazzo-uomo si intrecciano con quelle del calciatore: la sua infanzia nella miseria a Villa Fiorito, un sobborgo di Buenos Aires, il talento calcistico che si rivela sin dall’inizio, le sue amicizie con uno sfortunato amico e compagno di squadra altrettanto dotato, che a causa di un incidente dovette interrompere la carriera e con Jorge Cycerspiler, suo futuro manager, l’amore adolescenziale a prima vista per Claudiadownload

 
 

"Delitto e Castigo" al Teatro Bellini di Napoli. Sempre magistrale il Glauco Mauri interprete e meticoloso quello regista.

Avevamo già recensito la medesima produzione presentata al Teatro Quirino di Roma e il presente articolo non può non riprendere le medesime osservazioni sull'opera di Dostoevskij e sulla riduzione teatrale; è altresì doveroso rilevare il perfezionamento di taluni meccanismi e una certa maturazione di qualche interpretazione. Pier Paolo Pasolini ritiene che  Dostoevskij abbia anticipato, se non addirittura influenzato, Nietzsche e Kafka per quanto, rispettivamente, attiene alla teorizzazione del superuomo e alla capacità di rappresentare situazioni di restrizione angosciante della libertà. Non di meno, nel suo breve scritto su "Delitto e castigo",  (Dario Ascoli)

 

 
 

L'arte di trovare le storie mai perdute e, raccontandole, renderle vere da e per  sempre.

Geppino Iorio possiede la non comune capacità di stupire persino quando ripropone un proprio lavoro datato, arricchendolo  di nuovi dettagli, di espedienti narrativi e di personaggi aggiuntivi. Così, il 20 marzo 2007, nella Sala Matteotti della UIL di Napoli, è stato presentato il più recente lavoro del simpatico scrittore napoletano: “La nuova collina dei Cavalieri”.Autorevoli gli interventi dei prof. Massimo Di Menna e Nicola de Blasi, autori rispettivamente della postfazione e della prefazione al libro, Emilia Servidio e Silvio Mastrocola. Anfitrione dell’evento è stata Anna Rea (...)download

  (Dario Ascoli)

 
 

La Napoli che si fa burla della morte nella prosa di Raffaele Viviani al Teatro Bellini

La Napoli del proletariato e del lavoro  rappresentata a teatro è quella di Raffaele Viviani. La città viscerale e profonda, espressa con  la “napoletanità” non oleografica, intesa come senso tragico della vita e fame antica. L’opera “La morte di Carnevale”, messa in scena dal Teatro Bellini dal 20 al 25 marzo, è una delle commedie più complete e complesse di Viviani, così come complessa era la sua figura artistica. E’ un testo composto nel ’28 download  (Dario Ascoli)

 

Il colore della follia creativa versus il bianco del perbensismo emarginante

na doppia sinestesia domina il titolo di un interessante lavoro di Stefano Massini al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli dal 9 marzo 2007: “L’odore assordante del bianco”.  Il bianco è, scenograficamente, il colore della cella del manicomio in cui Vincent Van Gogh è rinchiuso e che nel suo essere colore non colore, surroga il ruolo di stimolare gli altri sensi dell’artista a cui è interdetta la lettura, l’ascolto della musica e persino l’odore dei colori delle sue tele. Un testo che l’autore vuol presentarci claustrofobico, ma che, ribaltando la prospettiva, rivela anche l’agorafobia di una scienza medica asservita all’ordine sociale, aguzzina perchè vittima  di quella paura ossessiva di guardare oltre le pareti dei luoghi in cui la società “reclude”  le diversità, download  (Dario Ascoli)

 

Al Mercadante dal 6 al 11 marzo CANI DI BANCATA di Emma Dante

  Ancora un testo shock per l’ impetuosa regista palermitana. Ispirato ad un fatto di cronaca  Cani di bancata è uno spettacolo che parla di mafia, rappresentata  come una cagna  idrofoba  che gronda bava per manifestare il suo inattaccabile potere su una  città omertosa che  aspetta il richiamo dell’inconfondibile latrato per decidere sulla propria sorte. Una cagna femmina a capo di un branco di cani maschi, depositari di quel codice di onore che si tramanda da generazione, ma che  soltanto a lei è dato il compito di perpetuarlo nel Nome del Padre del Figlio della Madre e dello Spirito Santo. Il  nuovo affiliato riceverà dalla cagna -Madre la sua benedizione, il branco si stringerà attorno a lui celebrando il patto di sangue.  ingranaggio, perderàdownload..  (Dario Ascoli)

 
 

Inferni rusticani e danteschi al Teatro San Carlo. La strana coppia "Cavalleria rusticana"-"Gianni Schicchi"

Cavalleria rusticana (vedi scheda) è un’opera molto cara ai melomani di tutto il mondo, essa, tra le molte qualità, annovera...la brevità, in considerazione di ciò e allo scopo di attenersi ad uno standard di durata per una serata all’Opera, all’esecuzione del melodramma in un atto di Pietro Mascagni viene abbinata quella di un altro atto unico in musica o di materiale musicale vario. Il Teatro San  Carlo, nella stagione 2007, ha scelto di abbinare al titolo d’ispirazione verghiana un‘ operina buffa pucciniana come Gianni Schicchi (vedi scheda), dall’ambientazione del tutto diversa per epoca e geografia; dalla Sicilia primo novecento alla Firenze dantesca.download  (Dario Ascoli)

 
 

Fragilità trasparenti in un interno: "Lo zoo di vetro" al Teatro Bellini di Napoli con Claudia Cardinale

 Ancora il profondo sud degli Stati Uniti, raccontato dalla lucida prosa di Tennessee Williams al Teatro Bellini di Napoli; dopo “Un tram che si chiama Desiderio”,  è sulle scene quello che rappresenta il lavoro rivelazione del commediografo americano: “Lo zoo di vetro”. Scritta in piena seconda guerra e rappresentata nel 1944 a Chicago, la piece  narra della tormentata Laura Wingfield e della sua collezione di animali di vetro, di una madre apprensiva, ossessiva e delusa e di un fratello, Tom,  che contrappone allo “zoo di vetro” di Laura, il suo paradiso di celluloide nel quale cullare un Edipo irrisolto e una creatività frustrata.Amanda, la madre,  è una donna nevrotica abbandonata da un marito che, imbarcatosi, ha fatto perdere ogni traccia di sé.download  (Dario Ascoli)

 
 

Il contrappunto tra un Falstaff pavido e millantatore e un tormentato Enrico IV risuona grazie a Paolo Bonacelli e Carlo Simoni. Al Teatro Bellini di Napoli dal 20 febbraio  2007.

Enrico IV di William Shakespeare è un opera in due parti, o se vogliamo, una storia a cui il bardo ha dedicato due distinte opere, ciascuna di ben cinque atti, nonché una terza commedia il cui protagonista è il coprotagonista delle prime due, quel simpatico sbruffone di Sir John Falstaff; quindi possiamo elencare Enrico IV parte prime e parte seconda e "Le allegre comari di Windsor". Marco Bernardi acutamente osserva che le due opere sul tormentato sovrano inglese rappresentano il superamento del medioevo e l'ingresso in un rinascimento tutto specifico come quello britannico.download  (Dario Ascoli)

 
 

"Buffi si nasce" al Teatro della Cometa di  Roma. Un'eclettica e trasformista Lucia Poli in un lavoro politestuale leggiadro e profondo.

Elegante, intelligente e raffinato, lo spettacolo "Buffi si nasce" si snoda attraverso nobili testi letterari e teatrali. E' composto di cinque pieces liberamente tratte o ispirate a testi di Boccaccio, Machiavelli, Novelli, Palazzeschi,mentre il regista Ugo Chiti firma il monologo finale. I testi messi inscena sono tra loro profondamente diversi per epoca (si va dal 1300 fino ai nostri giorni) per contenuti, per intenti degli stessi autori,ma si presentano strettamente collegati da un comune denominatore: il difficile rapporto di coppia.download

 
 

Al Teatro Bellini, "Questi fantasmi".... ci sono tutti e, per fortuna, non aleggia quello di Eduardo.

Il Teatro Bellini di Napoli propone il secondo appuntamento eduardiano della  stagione 2006-2007; dopo "Le voci di dentro" con Luca De Filippo per la regia di Rosi, un titolo di grande attrattiva come "Questi fantasmi" interpretato da un attore molto popolare come Silvio Orlando, atteso con simpatia da una parte del pubblico e con l'indice puntato dall'altra. "Questi fantasmi" (cantata dei giorni dispari) è un lavoro dell'immediato secondo dopoguerra(1946) e  come il quasi coevo  "Le voci di dentro" guarda all'ambiguità della realtà, al confine tra immaginazione...... sogno e accadimenti veri, la commedia agrodolce che ha per protagonista  Pasquale Lojacono, invece celebra una credulità tenera, che non ha bisogno di rassegnarsi alle umiliazioni perchè non riesce a ritenerle altro che manifestazioni di un ultraterreno, per giunta, prodigo nei suoi confronti.download  (Dario Ascoli)

 
 

La finzione teatrale e l'ipocrisia. Tartufo di Molière al Teatro Mercadante di Napoli, dal 14 febbraio al 4 marzo 2007.

Tartufo è un atto d’accusa contro l’ipocrisia, il tradimento, ma anche un monito nei confronti della credulità. Bene inteso, l’ipocrisia non ha nulla in comune con la finzione scenica; la prima è un atteggiamento che si serve dell’inganno allo scopo di ricavare un personale tornaconto e non certo a favore di altri, più frequentemente a danno di molti; la finzione teatrale, viceversa, rappresenta un’arte esercitata a vantaggio di un pubblico e a servizio di un progetto, se non proprio di una “missione”. Tartufo è un impostore, un acrobata della captatio benevolentiae, che non si fa scrupolo di invocare persino la fede e la morale cristiana per asservirla ai propri biechi disegni. Solo un grande drammaturgo avrebbe potuto ideare un copione in cui il massimo grado di abilità attoriale........download

 (Dario Ascoli)

 
 

Una Giselle fedele al testo, nella bella coreografia di Carla Fracci al Teatro dell'Opera di Roma 

 Giselle è un balletto molto amato da Carla Fracci, quanto e più di quanto ogni grande ballerina da due secoli, da quel 1841, allorché la ventiduenne  Carlotta Grisi interpretò per prima  lo struggente personaggio della fanciulla stroncata dalla danza e dall’amore menzognero di un principe. La grande ballerina, ora coreografa e direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, ha rispettato con cura certosina ogni dettaglio riportato dagli autori , da Theophile Gautier, a cui si deve il soggetto, in primis. Condividiamo l’occhio di riguardo che da qualche decennio viene adottato per tratteggiare il personaggio di Hilarion , il guardiacaccia; qualche rivoluzione e un paio di guerre mondiali ci fanno forse guardare con minore reverenza il bugiardo principe e con rispetto “politically correct” l’innamorato di Giselle ..... (vedi scheda dell’opera).download  (Dario Ascoli)

 
 

Il Puskin danzato di Onegin nell'interpretazione "romantica"della coppia Giuseppe Picone e Giovanna Spalice, orgoglio del Teatro San Carlo.

Nel giorno di San Valentino, il Teatro San Carlo celebra il romanticismo con "Onegin" un balletto che ha una storia recente; anche se sul romanzo di  A.Puskin e ispirato all'opera di P.I.Ciaikovskij "Evgeni Onegin" , in realtà la prima esecuzione della coreografia di Cranko su musiche rielaborate da Kurt Heinz Stolze, risale al 1965   (Dario Ascoli)

(vedi scheda dell'opera)download

 
 

"Un'indimenticabile serata" con gli "asparagi" preparati da una raffinatissima Piera degli Esposti.  al Teatro Valle di Roma dal 6 all'11 febbraio 2007

Gli asparagi sono quelli del primo esilarante monologo che apre lo spettacolo, il quale, al titolo "Un'indimenticabile serata" aggiunge l'enigmatico "ovvero: Gli asparagi e l'immortalità dell'anima".Achille Campanile fu un autore dotato di una capacità straordinaria nell'uso ironico del linguaggio, nello spostamento e ribaltamento dei piani semantici in un non sense capace di confutare quelle che solo i luoghi comuni pretendono siano  "verità assolute".download

 
 

"Un Tram che si chiama Desiderio". Tennessee  Williams nella  vibrante interpretazione teatrale di  Paola  Quattrini  ed Enrico Lo Verso. Al teatro Bellini di Napoli dal 13 al 18 febbraio 2007

La commedia ambientata nei bassifondi New Orleans è fuor di dubbio il lavoro più noto di  Tennessee Williams, la cui prima, nel 1947 , per la regia di Elia Kazan, a New York, segnalò al mondo il talento di un giovanissimo Marlon Brando, nel ruolo di Stanley.Il giovane personaggio è un immigrato polacco e la protagonista, Blanche Du Bois, non nasconde più o meno recenti antenati francofoni; certo un assortimento non casuale, soprattutto se pensiamo che la commedia venne scritta all'indomani della fine della seconda guerra mondiale.download  (Dario Ascoli)

 
 

Giovanna d'Arco di Monica Guerritore: L'eroico furore e le "qualità virili" di una vera donna.

Può apparire al limite del blasfemo, adoperando un metodo storico-materialistico, giungere ad affermare che ogni epoca costruisca i propri màrtiri e i propri santi a seconda delle esigenze dei poteri.Si tratta, tuttavia,  di un’eresia solo apparente giacché è inevitabile che per ogni martirio debba esistere un aguzzino, un boia e che questi non possa che essere asservito ad un potere dominante e all'ideologia che ad esso è funzionale.download  (Dario Ascoli)

 
 

Il Metodo Grönholm, ovvero: Quanto in basso  si deve scendere per salire nell'organigramma di un'azienda? La piece interpretata da Nicoletta Braschi al Teatro Bellini di Napoli

Grönholm è il nome, presumiamo di pura fantasia, dello  psicologo, consulente di una multinazionale svedese proprietaria di una catena di ipermercati di arredamento.Qualche anno fa, per una di quelle circostanze che la casualità è abile ad architettare, vennero ritrovate a Madrid, alcune schede di valutazione di aspiranti all'assunzione in qualità di "quadri intermedi" dalla citata azienda.download  (Dario Ascoli)

 
 

Là ci darem la mano" di Roberto De Simone. Un bel "pasticcio" su Mozart, tra luoghi comuni e gustose invenzioni.

Dopo l'anteprima di Caserta, la prima del "travestimento mozartiano in due tempi" è approdata al Teatro Mercadante di Napoli, nella serata che ha segnato il passaggio di consegne tra il direttore uscente Ninni Cutaia e il nuovo responsabile artistico Roberta Carlotto.

Un pasticcio teatrale nella più pura accezione stilistica del termine: un misto di brani recitati e cantati, da diverse opere letterarie e teatrali, naturalmente tenuti solidamente e coerentemente insieme dalla musica del sommo salisburghese, prodotto dall' ente Teatro Cronaca e da Grande Reggia Caserta. download  (Dario Ascoli)

 
 

Sei metri quadri di fantasia Al Teatro Sala Uno di Roma si percorre la memoria 

Siamo in piena Apartheid, l’anno di riferimento è il 1972. Athol Fugard, grande drammaturgo africano scrive un testo, L’Isola.Un’isola lontana, lontanissima da tutto e da tutti perché è un lembo di terra isolato dall’acqua, sospeso tra speranze e fatiche del lavoro forzato di reclusi che porteranno per sempre inciso nei loro trascorsi il nome di Robben Island. download

 
 

“Sostiene Pereira”: Spazio di Sogno e di Storia.Al Teatro Valle di Roma fino al 4 febbraio 2007

 E’ un magistrale Paolo Ferrari  il protagonista della versione teatrale di “Sostiene Pereira” - il romanzo che ha reso noto al grande pubblico Antonio Tabucchi. L’adattamento teatrale, firmato da Teresa Pedroni - qui anche regista - e da Gianni Guardagli - già vincitore del Premio Flaiano per ‘Le luci di Algeri’ - è la prova di quanto “Sostiene Pereira”, romanzo storico d’impegno civile e di denuncia, abbia ormai dato vita ad personaggio mitico, simbolo della difesa della libertà d’informazione...download

 
 

Il Tour dei 60 anni di Trevor Pinnock  fa tappa all' Accademia di Santa Cecilia e il maestro inglese spegne 6 magnifiche candeline, una per ciascun Concerto Brandeburghese.

La composizione dei cosiddetti “Concerti Brandeburghesi” risale al periodi che Johan Sebastian Bach trascorse a Cöthen; alla corte del duca Leopold von Anhalt Cöthen, dove il musicista ricopriva l’incarico di Kappelmeister, non di Kantor.Cöthen, infatti, era una corte riformata in cui la musica luterana non aveva spazio, è per questo motivo che Bach, tra il 1717 e il 1723 si dedicò quasi esclusivamente alla composizione di musica strumentale profana, avvalendosi dell’orchestra da camera del duca Leopold per le esecuzioni della stessa.download  (Dario Ascoli)

 
 

Al Teatro delle Muse di Roma un classico sempreverde della comicità napoletana: "Un Turco Napoletano" con Wanda Pirol e Rino Santoro. 

 “Un turco napoletano”,l a popolare farsa  di Eduardo Scarpetta, in scena  fino al 18 febbraio  al Teatro delle Muse di Roma,  viene  riproposta   in chiave , come si conviene, esilarante    dalla compagnia  stabile del teatro,  affidata alla regia di  Vito Matassino.La trama, pur con i vari adattamenti, ci è nota grazie alla frequenza con cui viene rappresentata  nei teatri la commedia, sia, soprattutto, grazie alla versione cinematografica nell’indimenticabile e forse inarrivabile interpretazione di Totò.download

 
 

Una Boheme lirica e decadente entusiasma al Maggio Musicale Fiorentino. Accurata regia, splendile scene e vivida resa musicale.

Una Boheme ambientata negli anni ’30, quella che ha inaugurato la stagione del Maggio Fiorentino al Comunale di Firenze; l’epoca che compiangeva, perciò, la perdita del grande Maestro Lucchese, che, com'è noto sopraggiunse nel 1924 mentre egli era intento ad ultimare Turandot. Ebbene, pur traslata in pieno verismo musicale, la realizzazione proposta da Franco Barlozzetti riprendendo una storia regia di Jonathan Miller e diretta da Stefano Ranzani,  è stata esemplarmente decadente, senza ingravescenze veriste.download  (Dario Ascoli)

 
 

Storie del Signor Keuner uno spettacolo di Moni Ovadia scritto in collaborazione di Roberto Andò Al Teatro Mercadante fino al 21 gennaio 2007

 Il mondo di Ovadia  è stato da subito un mondo familiare,  con la sua vaporosità e il suo pathos di moderno cantastorie,ci ha  guidato  alla scoperta di  un umorismo profondamente dialettico, che raccontava la precarietà e la naturale diversità di un popolo che nasce esiliato da se stesso e da gli altri. Ormai sarebbe impossibile  fare a meno di tutto ciò che Ovadia è riuscito in pochi anni  download

 
 

San  Giovanni è decollato, lo spettacolo no. Una Salomè contraddittoria che ha messo a nudo le incertezze registiche più ancora che le forme scultoree delle protagoniste.

C'era molta attesa per la prima opera in cartellone nel 2007 all' Opera di Roma, aspettative persino più vive che per altre inaugurazioni; una regia curata da un grande uomo di teatro come Giorgio Albertazzi,  due splendide cantanti ad avvicendarsi nel ruolo della protagonista e un prologo teatrale che prometteva di essere ben oltre un mero omaggio alla fonte letteraria che direttamente ispirò Strauss.download  (Dario Ascoli)

 
 

Candide di Leonard Bernstein, ovvero: quando Voltaire approdò a Broadway e l’ Inquisizione a  Washington

 Spiritosa e accurata messa in scena al Teatro San Carlo di Napoli.Fantasiosa quanto basta la regia di Lorenzo Mariani, solida, sicura ma duttile la direzione di Jeffrey Tate. Un cast  in cui brillano la grazia vocale e scenica di Laura Aikin e la graffiante recitazione di Adriana Asti. Non è una scelta che una direzione artistica compia a cuor leggero quella di presentare “Candide” di Leonard Bernstein (scheda dell'opera)download  (Dario Ascoli)

 
 

Roberta Carlotto è il nuovo durettore del Teatro Mercadante - Stabile di Napoli- Succede a Ninni Cutaia ed è stata votata all'unanimità dal CdA del 15 gennaio 2007. A lei vanno le congratulazioni e i migliori auguri.

 Doti manageriali ed artistiche avevano indotto l' Ente Teatrale Italiano a proporre la candidatura della Carlotto dopo "averci sottratto"  Ninni Cutaia, primo direttore del Teatro Mercadante da quando nel 2002 era stato fondato ....download  (Dario Ascoli)

 
 

La libertà  in un respiro: il messaggio di "Corpo Celeste"  di Lina Sastri da A.M.Ortese.  In scena al Teatro Quirino di Roma dal 9 al 21 gennaio.  

Noi oggi temiamo la guerra, ma chi perde ogni giorno il suo respiro e la sua felicità per consentire alle grandi maggioranze un estremo abuso di respiro e di felicità, può forse temere la fine di tutto?" (....) "La liberà è un respiro" Sono le parole...download  (Dario Ascoli)

 

 
 

 Macbeths' game di Ciro Pellegrino alla Galleria Toledo di Napoli coinvolge e stimola riflessioni freeware.

Macbeth diviene più ancora che protagonista di un videogioco, il giocatore vero e proprio, ma, come tutti i giocatori, ne esce prima o poi sconfitto; ne percorre i successivi livelli difficoltà,ne evita le trappole, ma l'esito finale è segnato:Game Over !download  (Dario Ascoli)

 
 

Antonio Petito riproposto con un'appropriata cifra di non sense da "Il Teatro a Vapore" al San Carluccio di Napoli.

Quando il teatro napoletano si era appena liberato della maschera e non era ancora caduto "vittima" del realismo.

Non poteva che toccare al più grande degli interpreti della maschera di Pulcinella il compito di proporre un teatro comico in lingua napoletana ...download  (Dario Ascoli)

 
 

 

Due miracoli, incompatibili tra loro,  invocati dal virtuosismo teatrale di Cinzia Mirabella.

"Il mio cuore nelle tue mani" è una piece di Manlio Santanelli, che danza su ritmi napoletani, volteggiando tra fede e superstizione, tra devozione e irriverenza. Quasi un'ora densa e senza cadute di tensione durante la quale agiscono due donne napoletane accomunate dall'amore materno e dalla devozione per San Gennaro....download  (Dario Ascoli)

 
 

Un buon assortimento di titoli di tradizione e prime rappresentazioni , interpretati da  mostri sacri e talenti emergenti. Una stagione 2007 di grande interesse al Teatro dell'Opera di Roma

Il prossimo 16 gennaio prenderà il via la stagione 2007 del Teatro dell' Opera di Roma, non con un Kolossal in salsa egizia, né con un vero e proprio inedito, tanto meno con un titolo di facile ascolto, ma con Salomè di Richard Strauss, corredata da  un prologo in prosa scritto da Giorgio Albertazzi, ispirato all'omonimo lavoro di Oscar Wilde.download  (Dario Ascoli)

 
 

Un prolisso, pur se discontinuo, "secolo breve" non privo, tuttavia, di momenti di ottimo teatro: "Il Signor Novecento" di Lello Arena al Teatro Mercadante di Napoli

 Impossibile non rilevare le analogie del lavoro in due atti di Cerami e Piovani con il celebre romanzo di Baricco; qui come lì si narra di un bambino nato all'alba del primo giorno del cosiddetto "secolo breve"; qui come nel fortunato libro da cui Tornatore ha tratto un decisamente meno fortunato film, le vicende personali del personaggio ...download  (Dario Ascoli)

 
 

Masaniello: un musical in salsa partenopea sfavillante e "contaminato" al Teatro Bellini di Napoli

La figura di Masaniello è inseparabile dall'alone di leggenda che nel corso di quattro secoli è andato addensandosi intorno ai pochi elementi storicamente certi riferibili al protagonista della rivolta del 1647 a Napoli. Consistente è l'evidenza di un sollevamento popolare download  (Dario Ascoli)

 
 

"8 donne e un mistero" di Robert Thomas. Ne basterebbe una sola per uccidere un uomo... Una commedia al femminile da cui l'immagine della donna, caleidoscopicamente rifratta in ciascuna di esse, non ne viene fuori immacolata.  Giallo-Commedia  con musiche: questa la definizione che verrebbe di attribuire a "8 donne e un mistero", che ha debuttato il 9 gennaio 2007 al Teatro Vittoria di Roma. Il lavoro teatrale in 2 non brevi atti è tratto dalla medesima fonte  a cui si è ispirato il film omonimo ("8 femmes" in lingua originale) di François Ozon nel 2002, una piece di Robert Thomas. Un luogo circoscritto, impenetrabile, entro le cui mura viene commesso un delitto; un ristretto numero di persone ciascuna delle quali possieda un buon movente per perpetrarlo, sono gli ingredienti classici di gialli alla Agatha Christie.download  (Dario Ascoli)

 
 

Il  Rossini Sacro tra la conferma della Devìa, la scultorea prova di Mirco Palazzi e un "prevedibile"  Andrea Bocelli

La Petite Messe Solennelle è l’opera più matura di un Rossini ormai ritiratosi a vita privata a Parigi, conscio dei mutamenti stilistici del XIX secolo e soprattutto consapevole di essere stato uno straordinario epigono di una scuola compositiva che aveva segnato il passaggio dal secolo dei lumi al romanticismo.

Ma nel pesarese non vi è nostalgia del passato, quanto meno non si manifesta nel suo pensiero né un conservatorismo severo né  un accademismo critico che rifiuti il progresso, piuttosto nel farsi da parte  del "genio del crescendo" meno che quarantenne, si può leggere un distacco olimpico in attesa di un delinearsi di un’era nuova nella  musica.download  (Dario Ascoli)

 
 

Il Turco in Italia al Costanzi Angeles Blancas Gulin nel ruolo della frivola sorrentina in una Napoli anni '20 tra Circolo del Tennis e Rotary Club

“Il turco in Italia” (vai alla scheda ) è un’opera giovanile di Gioachino Rossini (prima esecuzione il 14 agosto 1814 al Teatro alla Scala) en on gode della stima che , a nostro giudizio,  meriterebbe. Si pensi che  dal 1882 al 1950 essa non è stata mai rappresentata nel nostro paese. Probabilmente, dopo l’unità d’Italia  Rossini è stato tacciato di filonapoletanismo e forse di filoborbonismo e l’esilio dorato in terra di Francia ha contribuito  a fare il resto. Si dovrà attendere il 1950 per riascoltare l’opera di Selim e Fiorilla al Teatro Eliseo di Roma, sotto la direzione di un giovane promettente Gianandrea Gavazzeni e con un cast straordinario in cui spiccava una Maria Callas in un insolito ruolo brillante  e un superlativo Sesto Bruscantini.e brillante, chiara , ma robusta, padronanza scenica e dizione esemplari. Mario Zeffiri è un tenore leggero che ascende ai sovracuti......download  (Dario Ascoli)

 

Dir. Resp.: D.Ascoli

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