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Flavio Bucci, dal 5 febbraio in scena al Teatro Bellini di Napoli, veste
i panni del protagonista Ciampa nell’allestimento del
“Berretto a sonagli” di Luigi Pirandello, diretto da
Nucci Ladogana. Una storia di convenzioni sociali, adulterio, follia
e peccato. La commedia, che riprende le tematiche delle due novelle La verità
e Certi obblighi, venne scritta nell'agosto 1916 in siciliano per
Angelo Musco con il titolo “A birritta cu' i ciancianeddi” e fu
messa in scena per la prima volta a Roma, al Teatro Nazionale, il 27 giugno
1917. I
lavori per la prima rappresentazione furono caratterizzati da continui conflitti tra Musco e Pirandello. I conflitti erano
dovuti alle diverse aspettative: la commedia doveva, secondo Pirandello,
concentrarsi sui paradossi dell'esistenza,mentre Musco voleva sottolinearne
l'aspetto comico. Musco riuscì a portare in scena una versione
accorciata che corrisponderebbe alla versione italiana preparata alcuni anni più
tardi da Pirandello e da cui Eduardo
De Filippo nel 1936 trasse un adattamento in dialetto napoletano. La
versione abbreviata mette in questione la centralità di quello che è il
personaggio principale della commedia in dialetto, cioè Beatrice e
tende invece ad essere messo in primo piano Ciampa, cioè il suo
antagonista.
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Bollani/Rava in Concerto al Parco della Musica di Roma
Attenti a quei due.
E al “terzo uomo” che li accompagna, in versione cd!Sala Santa Cecilia “sold out” in ogni ordine di posti e pubblico
quasi più da stadio che da atmosfere jazz, per
ascoltare i brani dell’ultimo album di Enrico Rava
e Stefano Bollani, pubblicato dalla prestigiosa etichetta ECM (registrato
nell'inedita cornice dell'Auditorium della radio svizzera di Lugano) e che lo
stesso Rava ha definito "uno dei lavori più intimisti realizzati" insieme
all'amico: “The third man”, appunto, tributo al
regista Orson Welles e al cinema noir dopo il precedente “Tati” dedicato
all’attore e regista Jaques Tati.
E in sala infatti, “noir” pesto: sul palcoscenico solo pianoforte e microfoni.
Poi, i colori degli spot, puntati sui due protagonisti. Il resto, musica. Il
concerto all’Auditorium della coppia più
affiatata e famosa del jazz italiano (il loro primo incontro professionale
risale al 1996) è stato proprio bello.
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“Commedia Musicale” di Antonio Pirozzi e Ugo Cabassi,
recita il programma di sala; commedia nell’accezione di dramma a lieto
fine, ma anche con evidente rimando alla Commedia dell’ Arte, autentico fenomeno
culturale ed espressivo del sedicesimo secolo italiano e luogo letterario di
nascita di quelle “maschere” che oggi ricordiamo nel periodo di carnevale e che
si producevano in rutilanti avventure, mirabolanti, appunto, prima che il
periodo quaresimale facesse calare un velo di mestizia dal colore viola, che,
accompagnava teatranti e musici lungo le settimane penitenziali. Iniziava un
periodo in cui i teatri
serravano e guitti e musici pativano, non metaforicamente, un forzato
digiuno quaresimale. Da qui si vuole derivi la superstizione
avversa al colore viola che tuttoggi sopravvive tra gli artisti. Di tutti i colori, invece, se ne vedono in
poco più di un’ora di divertente spettacolo, presentato nella Sala Santa Cecilia
dall'inequivocabilmente carnascialesco titolo di "Le mirabolanti avventure di Pulcinella e Sarchiapone”
che vorremo catalogare anche come
“pasticcio musicale”, in considerazione del gran numero di brani presi a prestito da opere
buffe del luminoso ‘700 napoletano e dalla tradizione popolare nonché dal
repertorio di quel grande talento teatrale del ‘900, Raffaele Viviani
(...) Ma non turbiamo il clima festoso che Cabassi,
Pirozzi e Di Giandomenico hanno creato e trasmesso al foltissimo pubblico del
giorno 3 febbraio 2008, composto non solo dagli orgogliosi genitori dei molto
volenterosi e professionali giovanissimi interpreti della JuniOrchestra e del
Laboratorio di Voci Bianche dell’Accademia di Santa Cecilia. Luciano di Giandomenico ha anche diretto il
variegato insieme di JuniOrchestra, Coro di Voci Bianche di Santa Cecilia e
“Paranza di pescatori” composta da Nunzio Milo (voce), Enzo Ponziani (chitarra)
Maurizio Giuliani (mandolino e tammorra), Tonino Maiorani (fisarmonica e
tastiera), Emanuele Buzi (mandolino). Mattatore della serata Antonio Pirozzi, un
basso dal considerevole curriculum, che, interpretando, nella circostanza,
Pulcinella, ha esibito qualità attoriali di tutto rispetto, così come il
coprotagonista Carlo Napoletani (Sarchiapone) elegante tenore leggero dalla
buona proprietà di fraseggio. (Demetrio Spinola)
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Gli occhi sbarrati, il fiato
mozzato e la pelle d’oca …per i primi interminabili dieci minuti un'attrice dà
voce a quella che probabilmente nell'immaginario di molti spettatori rimanda
all'idea di una madre e della sua sofferenza; una donna in abito
nero sul palcoscenico: Anita Mosca è interprete de “La
Svergognata” di Sahar Khalifeh, al teatro stabile
Galleria Toledo di Napoli.
Impossibile, per tutta la durata della performance, distogliere lo sguardo da
quel corpo magnetico, un unico corpo da cui, con irruenza ed energia
incontenibili, si catapultavano in scena i personaggi del dramma
Mudhakkirat imrah ghair waqi’iyah:
padre, madre, figlia, marito, amiche, vicini e con essi l’intero contesto
sociale che, dalla Palestina degli anni ’60, si è allargato ad una realtà
femminile attuale e universale trovando momentaneo appoggio in un familiare
contesto napoletano. Quel solo corpo era anche la scenografia dell’opera,
pochi elementi a completarla: due sedie, come a presagire l’arrivo di un
“altro”, ma, seppure non visibili, i personaggi si sono alternati tutti sulla
scena a far da interlocutori in quello che è stato allo stesso tempo un
tormentato monologo e l’avvicendarsi convulso di discussioni, litigi, violenza,
confidenze, passione, pettegolezzi e confessioni. Il dramma si apre con la
disperazione della donna madre, che vive all’ombra
dell’invisibile, ma incombente e tangibile presenza di un marito e padre
padrone. In lei tutto il coraggio e la forza fisica materne di chi accetta,
subisce, difende, implora, ma che in sé non ha più luce, non ha più speranze,
cui non resta che vestire gli abiti neri della rassegnazione. Eppur sempre una
madre, con tutte le ansie per una figlia ribelle che, col suo carico di sogni e
aspirazioni, stravolge le regole di una casa.
(Imma Colella)
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Haydn e
Rossini accostati nel programma che la
stagione di concerti del Teatro di San Carlo ha presentato il 2 e 3 febbraio del
2008; un Concerto per violoncello in re maggiore, composto,
guardando al passato,
dal padre della
forma-sonata, e una composizione sacra dell’ultimo
periodo del grande Maestro pesarese, il quale, viceversa, dal guardare in
qualsiasi direzione si astiene, dall’alto della serafica condizione di
“pensionato” di lusso a Passy e si concede di comporre un'opera che, benché non
catalogabile stilisticamente nei canoni della musica liturgica severa, è tanto
più autenticamente religiosa in quanto espressione dell’animo più sincero
dell’autore, in rapporto intimo col Signore e lontano dalle Accademie e dalle
umane querelles: lo Stabat Mater per 4 soli, coro e orchestra. Il
Concerto n.2 in re maggiore per violoncello
e orchestra di J.Haydn è probabilmente poco più che un omaggio al suo allievo
di composizione e primo violoncello a Esterhaza, Anton Kraft; (....) Lo
Stabat Mater di Gioachino Rossini venne
eseguito, nella sua interezza, il 7 gennaio del 1842, ma non molti sono a
conoscenza che ben nove anni prima i sei numeri iniziali della grande pagina
sacra erano stati già eseguiti a Madrid e nel canonico giorno del venerdì santo,
completato, negli ultimi quattro numeri, da un oggi quasi dimenticato, insieme
ai predetti suoi brani, Giuseppe Tadolini, bolognese di nascita e di scuola. |
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Un libro
sul teatro appena uscito è già morto. Sì! Fissare in un saggio la ricerca
quotidiana degli attori (dove intervengono i vissuti), ripensare e organizzare
azioni e messe in scena in pensiero definito, li rende morti.
L’attore, per aiutare il
ricercatore/scrittore, ha dovuto seguire il percorso della memoria,
riorganizzare il pensiero emotivo/creativo e categorizzarlo, in modo che potesse
essere analizzato, studiato, cristallizzato, riscritto.
Costanza Lanzara,
l’autrice, si avvicina alla compagnia dei “Chille de la Balanza”
per osservarli, farli divenire comunità/indagine della sua ricerca
antropologica; una compagnia interessante, diversa, che occupa uno spazio urbano
in disuso, un ex manicomio, San Salvi, quasi nel centro di Firenze, un luogo di
silenzio, dolori, vissuti; lì un gruppo teatrale migrato da Napoli. Per poter leggere la
comunità/compagnia non le sono sufficienti le interviste sul lavoro attuale,
deve indagare sui sottotitoli presenti tra i componenti il gruppo: il lavoro
pregresso che si racchiude in un arco di oltre trent’anni.
Costanza Lanzara
deve in prima persona provare il training attoriale e andare in scena, vivere
quegli spazi pieni di biografie tramite la sua biografia. Si interroga durante i
tre anni di ricerca sul campo se come antropologa riesce a mantenere la giusta
distanza e chissà, forse negli appunti che nessuno vedrà, vi sono trascritte,
come in ogni ricerca sul campo, le sue emozioni nell’incontro con il luogo e i
suoi abitanti, nell’intervistare, nel fare training, nell’andare in scena.
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Una serata all’insegna del “Tango” (che è anche il titolo dello spettacolo), del miglior tango, quella offerta dal Teatro Bellini martedì sera. Protagonista Roberto Herrera ballerino di fama internazionale di origine argentina. In un teatro pieno soltanto in platea, ma non per questo meno caloroso, per due ore Herrera e undici ballerini della sua Compañia Argentina (Silvana Capra, Estanislao Herrera, Laura Tilve, Mariano Montaña, Candida Mazacotte, Sergio Bustos, Susana Bosio, Ariel Leguizamon, Yessica Esquivel, Folercia Mendez, Pedro Zamin) hanno catalizzato l’attenzione del pubblico che in più occasioni si è lasciato andare battendo le mani a tempo. Fondatore nel 1995 della Compañia Argentina e coreografo della stessa, Herrera ha iniziato la sua carriera giovanissimo (a soli dieci anni) dedicandosi allo studio delle danze folkloristiche del suo paese di origine. All’età di venti anni era già ballerino del Ballet Popular Argentino diretto da Santiago Ayala e Norma Viola. La sua carriera è stata tutta in salita e lo ha visto interprete principale di spettacoli memorabili come Imagenes de Tango y Folklore, che lo ha consacrato definitivamente al grande pubblico. Successivamente è diventato assistente alla coreografia del Ballet Folklorico Nacional ed è stato protagonista di “Tango Argentino”, il più famoso spettacolo di tango mai realizzato, che lo ha portato in tour per anni in tutto il mondo. Dall’incontro con il maestro Osvaldo Pugliese è nata una collaborazione durata fino alla morte di quest’ultimo(...). Herrera resta, quindi, sicuramente, uno dei danzatori di tango di maggiore interesse per tecnica e fascino. E la riprova si è avuta proprio martedì sera al Teatro Bellini. Per due ore l’argentino e i ragazzi della sua compagnia hanno dato il meglio offrendo anche un tango spettacolare se non addirittura in alcuni momenti acrobatico. Un tango come pochi sanno ballare. (Raffaella Tramontano) |
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Una produzione del 2005
del "dramma didattico", a cura della Compagnia Lombardi-Tiezzi - Emilia
Romagna Teatro Fondazione, è in scena al Mercadante di Napoli dal 30
gennaio 2008. Gli Uccelli, di Aristofane è una commedia che si ritiene sia stata
rappresentata
per la prima volta ne lremoto 414 a .C e che non ha visto mai scemare
l'interesse di attori e pubblici lungo oltre 2000 anni. Poco o nulla è noto con certezza circa le messe in scena di quel tempo
arcaico; è probabile che fossero accompagnate da musiche, che gli attori
aggiungessero battute improvvisate riferite a vicende contemporanee di costume e
che non di rado l'ilarità venisse stimolata anche con allusioni se non con
turpiloqui. Non è quindi la forma interpretativa la costante che ha permesso a
capolavori dell'antica Grecia di giungere ai nostri giorni e di essere tuttora
rappresentati con frequenza; di certo le tematiche affrontate,
invece, costituiscono quel nucleo metastorico che le preserva
dall'obsolescenza. Gli Uccelli affronta il tema del potere, della demagogia che degrada in
tirannide ma anche del desiderio di evasione dalla propria realtà sociale
che ciascuno finisce prima o poi per ritenere angusta perchè "sociale" ,
assoggettata, cioè a regole di convivenza; è innegabile , perciò, che esso sia
argomento non suscettibile di caduta di interesse. Pisetero ed Evelpide sono due cittadini di Atene, città divenuta patria di
quella che oggi diremmo burocrazia, soffocata da vertenzialità giudiziarie senza
fine (e senza prescrizioni) e ingessata da estenuanti polemiche filosofiche che
paralizzano la vita pratica e mortificano le pulsioni. I due volatili che
accompagnano i personaggi li invitano a rifugiarsi nel mondo degli uccelli, a
metà strada tra terra e cielo e perciò distante dai dispiaceri terreni e dalla
severità degli dei. Un umano, il re di Tracia Tereo, tempo addietro si era
trasformato in Upupa e, perciò, i viandanti ritengono di doversi rivolgere a lui
quale intermediario. (Dario Ascoli) |
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Piccolo giallo, ma senza alcun omicidio, quello dell'
annunciato ultimo concerto del glorioso Quartetto Guarneri al
Teatro San Carlo di Napoli; in realtà il prestigioso gruppo cameristico ha
annunciato il ritiro dalle scene per la prima metà del prossimo anno e,
probabilmente, la primitiva intenzione di concludere entro il 2008 è stata
sovrascritta dal successo che, ancora oggi, ogni esibizione di
Arnold Steinhardt,
John Dalley, Michael Tree, e Peter Wiley,
riscuote a tutte le latitudini.
La produzione di Beethoven è
classificabile in tre periodi, nel primo l’autore rivolge la propria attenzione
ai suoi contemporanei e adotta modelli protoromantici o tardoclassici, nel
periodo successivo il genio di Bonn si ispira alle architetture del classicismo
di Mozart e Haydn e sviluppa la propria maestria nella forma-sonata, nel terzo e
ultimo arco produttivo, il compositore affida la propria creatività a forme
arcaicizzanti e a barocchismi, ricorrendo con frequenza alla fuga e al canone,
dalla ottava sinfonia, all’ “et vitam venturi saeculi” o la
Sonata Hammerklavier. Il programma presentato dal Quartetto
Guarneri offre un esempio fulgido dell’ultimo Beethoven con quel
ciclopico Quartetto in Sib op.130 la cui conclusione originaria
era la cosiddetta “Grande Fuga” e un grazioso Quartetto in mib maggiore
op.74, attribuibile al periodo di mezzo. Il brano dell’op.130 è davvero assai complesso
e variegato: Adagio, ma non troppo –Allegro-Presto-Andante con moto, ma non
troppo-Alla danza tedesca.Allegro assai- Cavatina-Adagio molto espressivo-Finale.Allegro |
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Musiche e coreografie del Novecento per i quattro balletti che si succederanno da mercoledì 30 gennaio al Teatro dell’Opera di Roma per la Serata Giorgio De Chirico. Le scene ed i costumi del periodo neoclassico del pittore metafisico Giorgio De Chirico sotto la direzione di Maurizio Varamo e Kenneth Archer. Alla direzione d’orchestra Ottavio Marino. Touches de coulers variables, sia brillanti sia opachi su cinque tonalità, quasi una tavolozza elememtale si staglia grazie a De Chirico e all’attenta ricostruzione di scene e costumi, per tutti e quattro i balletti. Per il primo, La Giara, tratta dal racconto di Pirandello di cui l’autore ha scritto il libretto, i disegni del 1929 si miscelano alle danze di Jean Börlin riprese da Millicent Hodson, insieme ai costumi e scene del compagno di lavoro di sempre, Kenneth Archer. La gioiosa partitura di Alfredo Casella arricchisce di spunti il racconto paradossalmente ironico della rottura di una giara dove lo stesso restauratore rimane rinchiuso. A latere un’allegra festa con i suoi balli di corteggiamento di ambiente contadino, nel pieno del folclore nostrano. Il secondo balletto, Apollon Musagète, ci immerge nel pieno del mito occidentale: la nascita di Apollo nel Parnaso, come sorgere della cultura occidentale e solare della razionalità. La coreografia di Luca Veggetti da Serge Lifar, danzatore dei Ballets Russes di Diaghilev, è una novità assoluta, in quanto non più ripresa dal 1956 alla Scala. L’attenta ricostruzione delle scene di Maurizio Varamo che ha studiato alla Fondazione De Chirico i bozzetti originali i.... (Livia Bidoli) |
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Il ritorno sulle scene di Antonio Petito
Ricompare sulle scene una
delle opere del ‘Re del Sancarlino’. Personaggi ambigui, e perché
no, a tratti inquietanti, vengono plasmati dalle dita di Arturo Cirillo,
il quale saltella di metafora in metafora con lo stesso fare del suo
Pulcinella, in modo arguto ed a tratti scanzonato, rivivendo in un’accezione
(ovviamente anch’essa gradevole) più impegnata di quanto lo stesso autore del
testo, probabilmente, desiderasse imprimere nel suo scritto.
Antonio Petito, per eccellenza
l’autore del popolo, pronto a dissacrare opere colossali come lo stesso Faust
di Goethe, rivive nel Don Fausto, riproposto da Arturo
Cirillo, attraverso figure realizzate in convincenti interpretazioni da
Salvatore Caruso, Rosario Giglio, Antonella Romano, Luciano Saltarelli e
Sabrina Scuccimarra. Il racconto del popolo che ritorna al popolo,
il quale viene rivisitato per l’élite. E di nuovo al popolo, di nuovo all’élite.
Faust, emblema di un racconto
germanico, usato, utilizzato, abusato, viaggia attraverso la penna di
Christopher Marlowe ne ‘La tragica storia del dottor Faustus’, sino
ad incardinarsi tra le dita di Goethe nel ‘Faust’. Anche
Petito immortala questa eco lontana. Detta parole ed immagini
partenopee, diventa ‘Don Fausto’, il suo ‘omuncolo’,
l’incarnazione di Faust. Così, Cirillo estrapola da Goethe
il suo Petito. Atmosfera da spiare, quella realizzata sul palco. I
personaggi che complottano alle spalle di Don Fausto, si muovono
per spazi spesso illusori, mentre una Pulcinella impenitente gioca ostentando la
sua magnifica gestualità. Il diaframma di ogni interprete vibra potente:
dalla musicale inflessione del dialetto napoletano, a quella vera e propria
impressa da ‘infausti’ canti.
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Il Teatro del
Maggio Musicale Fiorentino, non se ne abbiano i versiliani, è il teatro
pucciniano per eccellenza e competenza territoriale; è pur vero che a stimolare
campanilismi in terra toscana si rischia come a vestire di rosso nel bel mezzo
di una plaza de toros, ma è innegabile che la Fondazione fiorentina sia
la sede stabile di elezione per le celebrazioni del genio lucchese nel
centocinquantenario a cui affiancare il solo festival di Torre del Lago.
Attesissima, quindi, l'inaugurazione pucciniana al Comunale di Firenze
con un'opera di grande presa popolare come Madama Butterfly
(vedi scheda:
www.oltrecultura.it/schede/madama_butterfly_scheda.htm);
titolo garantito e allestimento collaudatissimo, trattandosi dello stesso già
realizzato nel 1979 da Pier Luigi Samaritani e alla sua sesta
ripresa dopo le edizioni del 1979, 1980, 1985, 1988 e 2003, e ripreso, nella
presente edizione, come nella precedente, da
Gianfranco Ventura. La scelta della
direzione musicale è stata anch'essa
all'insegna del conforto della convenzionalità e dello sperimentato, essendo
caduta su Roberto Rizzi Brignoli.
Viceversa, debuttanti a Firenze nel ruolo del titolo, ma di solida
esperienza a dispetto della giovane età, Amarilli Nizza e
Patricia Racette che si sono alternate
dal 15 al 27 gennaio 2008. Da critici nomadi,
abbiamo ritrovato Amarilli Nizza, nel ruolo della geisha e,
a distanza di qualche anno, dobbiamo piacevolmente rilevare una maturazione
drammatica supportata da una sopraffina arte scenica, favorita
dall'allestimento, nonché una più interiorizzata coscienza del registro medio
che oggi risuona rotondo e sicuro ed emesso con assoluta naturalezza. |
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Un' incessante successione di suoni
gradevoli, assordanti, ipnotici, evocativi di tempi immagini ed emozioni. Luci
soffuse e intermittenti che svelano solo particolari, visioni distorte e
frammentate della realtà. Immagini strappate al buio, che si frammentano
raccontando e che oltrepassano il corpo, immateriali, visioni dolorose che.
perché ripetute ed esorcizzate da una storicizzazione che le relega nel
"tempo che fu e che non può ritornare" e che perdono la capacità
di coinvolgere, virtualizzandosi. Corpi esibiti nella van(itos)a
ricerca del bello atletico perfetto. Corpi che si incontrano nella ricerca del
piacere perverso e doloroso. Movimenti obbligati su binari invisibili che si
duplicano all’infinito. Lo spazio angusto labirintico prigione
della propria casa: luogo degli eccessi, realizzazione dei piaceri più nascosti,
espressione del proprio dominio con il controllo emotivo e sociale e la
manipolazione del pensiero e dell’agire dell’altro. L’eco della voce, degli
oggetti fracassati, il rombare incessante come un basso ostinato, il tintinnare
metallico dell’alienazione, uno squillare incessante senza risposta … Mai l’urlo, la ribellione, a fatica il
pianto. La sottomissione al volere di un deus ex
machina, copre lo strisciante desiderio di dominio e controllo sulle vite
altrui, inconfessato in ogni essere umano che nefaste ideologie vogliono
rappresentare come un via alla felicità individuale dei "deboli".
(Tonia Barone) |
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Una commedia storica che non si attiene alla storia, “Romolo, il grande” di Friedrich Durrenmatt, in scena al Teatro Bellini di Napoli dal 22 gennaio, è bizzarro ma allo stesso tempo riflessivo, divertente ma anche profondamente cinico e, purtroppo, terribilmente attuale. L’allestimento teatrale, in due atti con quattro cambi di scena (ideate, insieme ai costumi, da Lorenzo Ghiglia) si basa sull’omonimo romanzo dello scrittore svizzero Friedrich Durrenmatt su traduzione di Aloiso Rendi e con la regia di Roberto Guicciardini. “Romolo, il grande” ha la capacità di mettere lo spettatore di fronte alla paradossalità del mondo, scagliando terribili frecciate verso quello che è stata la Roma antica, ma anche verso tutto quello che è tirannia e guerra, rapportando assieme situazioni lontane dalla pura fantasia ma, anzi, molto attuali per i governi di tutti i tempi.
I testi di storia ci
insegnano che Romolo Augusto fu l’ultimo imperatore di Roma:
aveva 14 anni quando ascese al trono e 15 quando ne fu deposto. Era un
fantoccio nelle mani del padre generale e dell’invasore barbaro e non ebbe
mai alcun vero potere, eppure è celebre nei secoli per essere il simbolo
della fine dell’Impero Romano d’Occidente |
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Sarà
per il ridotto organico di interpreti principali, sarà per l'esiguità
dell'impianto scenico indispensabile, ma anche per l'innegabile fascino
musicale, Madama Butterfly
(vedi scheda),
a conclusione del 2008, risulterà essere stata l'opera maggiormente
rappresentata in occasione delle celebrazioni del 150° di Puccini.
Di sicuro le ristrettezze in cui si dibattono i teatri d'Opera italiani non sono
ininfluenti sulle scelte artistiche e il Teatro Massimo Bellini
di Catania alle angustie per così dire nazionali, aggiunge contingenze
regionali sfavorevoli. A conclusione della recita del 20 gennaio di una
Madama Butterfly (che ha sostituito un più originale e costoso
Edgar, che in un primo momento era stato programmato) e
all'indomani del concerto celebrativo di S.Agata in cui è stata
annunciata dal sovrintendente Antonio Fiumefreddo, gli artisti del
teatro hanno dato luogo ad una "veglia musicale" per attirare l'attenzione sul
difficile momento finanziario che attraversa la prestigiosa istituzione lirica
etnea. La serata in onore di S.Agata del 19 gennaio si è
sostanziata in un concerto che ha visto l'Orchestra e il Coro del Teatro
Bellini impegnati in un programma belliniano comprendente due sinfonie
da opere (Adelson e Salvini e Il Pirata)
due composizioni strumentali (il Concerto per oboe e archi e la
Sinfonia breve in re maggiore) e per concludere due brani sacri
giovanili: il Credo e il Te Deum. Limpida la prova
di Stefania Giusti, oboe solista e degna di nota la prova
dei clarinetti nella Sinfonia breve, che è quasi concertante per
questi strumenti, solida prestazione del coro, guidato da Tiziana
Carlini, nei due brani sacri. A dirigere il programma, il M°
Maurizio Arena, veterano della bacchetta e disinvolto (persino
troppo) concertatore anche dell'opera pucciniana ...
(Dario Ascoli)
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Riprende dopo l’interruzione di un intero semestre, la
programmazione dell’Orchestra di Roma e del Lazio, non senza disguidi: manca
un direttore musicale ed il contratto arriva fino a maggio, presentando un
programma vario e con punte contemporanee. La
drammatica situazione della ORL, iniziata già nel 2006,
ha toccato il fondo della precarietà e dell’instabilità. Un contratto di sei
mesi assicura all’intero corpo orchestrale di 37 elementi,
soltanto sei mensilità scarse, l’assenza di un direttore musicale ed un
direttore artistico Gabriele Pizzuti, che invece si assume un carico di lavoro
assolutamente eccessivo per la sua carica. I due amministratori, Murgia e
Agostino Ziino, figlio del fondatore Ottavio Ziino, riferiscono di accordi
pluriennali con Regione Lazio e Comune di Roma ma senza una vera conferma
ufficiale da parte delle istituzioni, membri fondatori della ORL. Il
prossimo anno quindi vige di nuovo l’incertezza che assicura l’ennesima ed
inaccettabile precarietà nel campo della musica. La stagione 2008
s’inaugura domenica 27 gennaio alle ore 18 alla Sala Sinopoli del Parco
della Musica con Wolfgang Rihm, rinomato compositore tedesco
contemporaneo, insieme al Concerto n. 17, l’ouverture da Le nozze di Figaro
e la sinfonia n. 35 Haffner di Mozart. Sul podio
Moshe Atzmon. La kermesse
musicale continua spaziando tra classico e contemporaneo, virando al jazz ed
alla musica da film con un’inedita composizione di Nicola Piovani.
(Livia Bidoli)
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La stagione 2008 apre al Teatro Nazionale con una pièce da André
Gide, Saül, del 1903 con un’opera appena presentata da
Flavio testi con regia di Pier Luigi Pizzi allo
Sferisterio di Macerata, la scorsa estate. L’opera è un adattamento dal testo di
Gide in originale francese, con una tessitura compositiva che
parte dal debutto del dramma: “Je suis pourtant le roi Saül”,
asserisce il re già decaduto, in entrata, sia del dramma originale, sia dello
spettacolo che dal 24 gennaio debutterà a Roma. Per la prima volta la
partitura musicale è stata trasmessa a Radio France nel 2003. Tratto
direttamente dal dramma di Gide, senza intermediari teatrali, la
stessa Francia non accorda all’autore fama se non principalmente per L’immoraliste
e Les Caves du Vatican (I sotterranei del Vaticano), romanzi quindi e non
teatro. Una Francia che Testi conosce bene avendoci vissuto a lungo, lontano
dalla patria che spesso non accorda favori ai propri musicisti contemporanei.
Opera egotica e votata ad un edonismo senza pari, in pieno stile decadente,
Saül trascende il divino facendosi portatore di un disperato anelito
dei sensi che quasi accorpora nella spossante brama lo stesso significato
dell’esistenza. Un “io amo quindi sono” al posto dell’ormai in disuso e forse
retorico, cogito. E qui forse la scelta di eliminare i violini mantenendo gli
archi restanti , e introducendo quattro timbri diversi attraverso lo xilofono,
la celesta, l’arpa ed il vibrafono, oltre al consueto pianoforte. Un godimento
estetico musicale che assottiglia la strumentazione convergendo su suoni limpidi
e antichi, quasi a voler accentuare questo carattere biblico da cui il dramma
trae spunto (Livia Bidoli)
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Tra il conscio e il subconscio, tra l’evidente e l’implicito, ogni elemento che compone lo spettacolo ‘Lunga è la notte…’, coglie il segno, lanciando lo spettatore verso un inevitabile crescendo di sapori e di umori: una Napoli maltrattata, umiliata, amareggiata, piegata; una intera società ferita, dolente, impotente, stremata. Temi che si allargano a macchia d’olio da un capo all’altro del sentire umano: lieve e acuto dolore si increspa sul volto di chi osserva. Dei ragazzi, nonostante impostazioni curate e disciplinate, giungono veri e puliti, privi di qualsiasi costruzione e sovrastruttura, ad urlare il possibile senso del termine LEGALITA’.Ragazzi che parlano ai ragazzi. Ragazzi che, di certo, come tutti i loro coetanei, avvertono forte il disagio di una società che li mette a dura prova, che li distrae dall’essenza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ragazzi morsi dall’impellente bisogno di vivere e non di sopravvivere. Sono i Ragazzi dell’Accademia Tasso che urlano a chiare lettere: ama la vita quando ha un senso, ma amala anche quando sembra che essa non ne abbia. Il cuore si strazia, ma spera. Spera ed arriva in superficie una nuova forza, un nuovo vigore, seppure, con occhi commossi, si rimanga inebetiti di fronte all’apparire di frangenti in cui l’esistenza si mostra sadica e priva di qualsiasi logica. Un bambino, un ragazzo, nell’intimo tepore della propria casa, rannicchiato in terra in posizione fetale, le mani e le braccia raccolte, si stringe su sé stesso. Inutile difesa. Disperatamente macchiato, in percorsi inimmaginabili, compare sulla scena, in modo netto, chiaro, privo di qualsiasi inutile edulcorazione un essere irrimediabilmente violato. Che si urli l’ingiustizia, che la si definisca, che la si dica, che la si affronti: tutto ciò predispone, il deus ex machina, Pietro Pignatelli. (Melania Costantino)
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“A sedici anni ho alzato la
testa, ho detto addio alla morte…”Un canto intriso dai colori della vita,
intermezzi musicali che si alternano ad una recitazione colloquiale, leggera;
Vladimir Luxuria si racconta, exemplum di tutti coloro che fanno i
conti con la diversità. “La musica è il mio genere”,
in scena sabato 19 gennaio all’Auditorium del Teatro Bellini di Napoli,
è il primo dei dodici spettacoli in cartellone di “Nuovi Sentieri”,
settima edizione della rassegna dedicata alle nuove proposte del teatro
contemporaneo curata da Daniele
Russo.
Sul piccolo palco un pianoforte a coda, un
leggio, un microfono, un fascio di luce che svela un’elegante figura in nero
velato. Pochi passi. Le note sapienti di Gabriele Gianfrancesco
sono al servizio di una voce poliedrica che sa appassionare un pubblico
entusiasta, partecipe, ricreando un’atmosfera di caldo ritrovo. La scelta
ricade su brani della musica italiana e non solo: De Andrè, Mina, Battiato,
Bertè, Giuni Russo, Boy George, ecc; canzoni che si raccordano in un continuum
narrativo a passi tratti da “Chi ha paura della Muccassassina”,
scritto dalla stessa Luxuria. Le prime sono parole forti,
penetranti. Il ricordo va a chi ha perso la vita, a chi aveva fatto di un poster
di Marilyn Monroe il punto focale della sua camera, della sua stessa esistenza;
a coloro che possono imbattersi su quella strada atroce e irrimediabile di chi
decide con un foulard che non c’è più niente per cui valga la pena vivere.
(Vincenzo Guida) |
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Una Tosca pittorica al Teatro dell'Opera di Roma
Tosca,
come si è detto anche nella presentazione, è la più "romana" delle opere dovute
al genio di Giacomo Puccini (vedi
scheda) legittimo che il Teatro dell'Opera di Roma, in cui il
capolavoro debuttò il 14 gennaio del 1900, sia orgoglioso di iniziare le
celebrazioni del 150°anniversario della nascita del Maestro lucchese
con la tragedia in musica dell'eroina di Castel S.Angelo. Proprio dal 14 gennaio
2008, per la regia di Franco Zeffirelli e la direzione musicale di
Gianluigi Gelmetti, fino al 23 e con una prevista
ripresa primaverile, l'opera che Illica e Giacosa
trassero dal dramma di Sardou, è in scena con grande
successo al Costanzi. Gli eventi celebrativi per il loro
rivolgersi al passato, si prestano poco a sperimentalismi, votandosi, per contro
ad assumere connotazioni archeologico-museali. Nessuna estremizzazione, ma tanta
raffinata convenzionalità nell'allestimento curato da Franco
Zeffirelli, il quale aveva già regalato al pubblico capitolino quell'unica
recita del 14 gennaio 2000 in ricorrenza del centenario. Troppo familiari, al
pubblico romano, i luoghi teatro della vicenda della temperamentosa Floria
Tosca, per azzardare improbabili rilocazioni e persino per
procedere a stilizzazioni troppo spinte o meramente simboliche. |
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“Tre sorelle”, individui nel dramma della vita.
“Tra
il bosco e il mare c’è una quercia verde e sulla quercia c’è una catena d’oro…”
Sono queste le parole
emblematiche ripetute più volte da Maša, una delle Tre
sorelle in scena al Mercadante, Teatro
stabile di Napoli, dal 16 al 27 gennaio per la regia di Massimo Castri.
L’opera, un classico della drammaturgia, è stata scritta nel 1901 da Anton
Cechov, fotografo della
cruda realtà, maestro di un naturalismo duro e spietato.
Maša, Olga, Irina:
tre sorelle che vivono il loro dramma nella Russia dell’ultimo Ottocento. È il
dramma dall’attesa estenuante di una felicità troppe volte mancata, di sogni che
restano irrealizzati, di aspettative insoddisfatte; è il dramma dell’immobilità,
de “gli anni scorrono, ma tutto resta uguale”, delle forze che mancano, della
volontà che viene meno. È il dramma della vita. “A
Mosca! A Mosca!” la grande città irraggiungibile,
promessa di una nuova vita, dove le tre sorelle sperano di ritornare, per
ristabilire quell’equilibrio perduto, dopo la morte del padre, un generale, e
dopo il trasferimento in provincia. Attesa. Attesa e immobilità. L’immobilità di
quel tavolo radicato lì, al centro delle scena (la scenografia e i costumi sono
stati curati da Maurizio Balò), per tutto il dramma, radicato al
suolo, un suolo rustico, di pietra, terra arida e spaccata. Il fondale, a lungo,
nero. L’immobilità di quelle valige sempre presenti a ricordare l’attesa della
partenza, del cambiamento; un segno moltiplicato che accomuna tutti i
personaggi, tutti schiacciati dalla cappa pesante e opprimente
dell’insoddisfazione. (Vincenzo
Guida) |
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Con appena qualche giorno di "ritardo"
sul canonico periodo delle feste, il Teatro San Carlo di Napoli ha messo in
scena il più natalizio dei balletti: Lo Schiaccianoci, su musica di
Piotr Ilich
Ciaikovskij (vedi scheda dell'opera), titlo che dopo un lungo oblio, susseguente
alla sua prima rappresentazione, ha, dagli anni '20 del secolo scorso,
conosciuto una popolarità crescente e, come si diceva, è divenuto un rituale del
periodo di feste per la Natività in tutto il mondo cristiano. Benché si trattasse della ripresa
dell'edizione che lo stesso teatro di San Carlo aveva realizzato nel 2003
nelle anguste pareti del Teatro Politeama, con la medesima coreografia di
Derek Deane ripresa da Agostino D'Aloja e Ugo Ranieri con le scene ancora
di Nicola
Rubertelli e i costumi di Giusi Giustino, l'edizione del 2008, inutile negarlo,
ha avuto il suo elemento di maggiore attrattiva nella presenza dell' etoile
ospite Roberto Bolle, un' autentica icona mediatica, oltre che, adamantino
talento tersicoreo. In periodi di esiguità finanziare, e non
solo in quelli, non rileviamo nulla di sminuente nella ripresa in toto di
una messa in scena, a patto che l'insieme sia coerente e che interventi
sconsiderati registico-coreografici non pretendano di introdurre
personalizzazioni spinte in un prodotto artistico in sé già concluso;
D'Aloja
e Ranieri (quest'ultimo aveva danzato nell'edizione del 2003) non hanno ceduto
alla tentazione
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Miracolo Alighieri: sarà
l’“effetto tv” della verve comunicativa di Roberto Benigni, o sarà l’effetto
“kolossal musicale” della composizione originale di Marco Frisina, ma la sempre
strabiliante e meravigliosa Commedia sta diventando pane quotidiano per le
grandi platee non sempre dedite alla lettura dei classici. Dante, terrore e “monstrum” per
tanti studenti, impauriti dalla lettura e interpretazione dei versi durante
interrogazioni ed esami; Dante, croce e delizia per studiosi di ogni tempo, che
si sono accaniti a cercare significati anche quando il Nostro ha lasciato in
sospeso i suoi pensieri; Dante, bandiera politica e filosofica; Dante, Poesia
pura, padre della lingua italiana. E ora, nel terzo millennio,
Dante protagonista anche di un grande evento musicale - fino al 24 febbraio -
nel vastissimo spazio itinerante del Teatro Divina Commedia, creato ad hoc e
allestito a Roma Tor Vergata sulla “spianata” di Papa Giovanni Paolo II. “Sto rileggendo la Divina
Commedia”, “ho rispolverato i testi di scuola e i vecchi appunti”, “ho comprato
dei libri per approfondire”, “ma non è poi un mattone, come lo avevo considerato
da studente”, “non pensavo di ricordare a memoria così tanti passaggi!”: sono
solo alcuni dei commenti, percepiti e ascoltati drizzando le antenne da bravi
cronisti, alla fine delle oltre due ore di spettacolo che catapultano anima e
corpo in un viaggio fantastico, che materializza a pochi metri dal pubblico
versi, figure e personaggi sempre letti, qualche volta rivisti al cinema ma mai
davvero afferrati. (Emilia Maurizi) |
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"TEATRO, COMUNQUE." Costanza Lanzara ripercorre la vita dei Chille de la balanza
Forse pochi oggi ricorderanno uno storico teatrino off napoletano degli anni settanta in quel di Port'Alba. Si chiamava "Teatro, Comunque." ed era la sede di una altrettanto storica compagnia teatrale, fondata da Claudio Ascoli: i Chille de la balanza. Nello stesso portone di via Port'Alba 30 aveva sede anche la Cineteca Altro, di Mario Franco: i due spazi divennero ben presto un vero e proprio centro di cultura alternativa per i giovani napoletani di quegli anni. Nel 1985, in una Napoli allora (?) poco attenta alla cultura, i Chille decisero di andare altrove e scelsero la Toscana e Firenze come terra di adozione.
E da Firenze ritornano a
Napoli - e proprio a Port'Alba - per presentare giovedì 31 gennaio alle
ore 18 presso la Libreria Guida "Teatro, Comunque.",
un libro-saggio di Costanza Lanzara, il cui sottotitolo recita L'universo
creativo dei Chille de la balanza da Napoli al "mondo" di San Salvi (ndr.
l'immensa ex-città manicomio di Firenze, dove ha sede oggi il loro). |
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Tosca l’opera "romana" di Puccini - Teatro dell’Opera – Roma Le celebrazioni
pucciniane verranno ufficialmente aperte dall’opera romana di Puccini,
Tosca
(vedi scheda dell'opera) dal 14 gennaio al Teatro dell’Opera con
Gelmetti
alla direzione musicale e Zeffirelli per le regia e la
scenografia. Ad un secolo di distanza, il 14 gennaio del 1900 debuttava proprio
al Costanzi, Tosca torna con Martina Serafin, Renato Bruson
e Manuel Alvarez.
Tosca è stata un’opera travagliata per la stesura, ma la cui
incommensurabile beltà formale e di senso, rimane tuttora ineguagliata.
Puccini vide l’opera di Sardou a teatro con Sarah Bernardt e se ne
innamorò immediatamente. Il nucleo è originale, una storia che il libretto di
Illica e Giacosa, supervisionato da Ricordi, ritrae nella
sua essenzialità il primato della donna sull’uomo, la forza del suo amore fatto
di volontà e desiderio illimitati, aldilà del sacrificio che condivide col suo
amante. Un simbolo che pervade l’Ottocento con molte sue creature, dalla Bohème
ancora pucciniana e libertina, al pudico e verdiano Rigoletto e che lo stesso
Tolstoj riconobbe nella letteratura inglese con Jane Eyre.
(Livia Bidoli) |
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Gli eccessi del teatro: le ri-scritture che ingolfano la linearità
Al
Teatro Mercadante di Napoli dall' 8 al 13 gennaio 2008 è in scena
“Le doglianze degli attori a maschera” una co-produzione
Biennale Teatro di Venezia - Compagnia Teatrale Enzo Moscato di
un progetto a cura del Festival Benevento Città Spettacolo, in
collaborazione con il Teatro Mercadante
e
realizzato per le celebrazioni goldoniane.
La rielaborazione e la regia del testo del grande
commediografo veneziano sono state curate da Enzo Moscato che
ricopre anche il ruolo di Molière nella spettacolo. Nella sua
presentazione dello spettacolo Moscato sottolinea il lavoro
profondo di reinterpretazione e di riscrittura del testo originario il
Molière di Goldoni la cui trama non è stata tradita con
innesti del diario scritto da Goldoni : "Le Memorie".
Moscato ha reso, nella sua interpretazione, un Molière
egocentrico e dalla ambigua personalità, ipocondriaco e vanesio, smanioso di
rappresentare le sue opere, dominatore di tutti i personaggi che gli ruotano
intorno e che egli considera comprimari, se non mute comparse, di
una commedia che si recita sul palcoscenico della realtà e il cui tema è
l'appagamento dei desideri dell'autore/attore della propria vita.
La trama della piece di Enzo Moscato
è assai semplice: narra delle vicende sentimentali di Molière
con la sua compagna storica, la Béjart (la Béjart
apparteneva alla famiglia di comici con i quali Molière ha
iniziato la sua carriera e a cui è sempre legato), e con la sorella
minore/figlia di lei. Quest'ultima quasi incestuosa liaison fece molto
scandalo tra i benpensanti, i faux devots dell’epoca, i quali additavano
la vita privata del commediografo come esempio di una sregolatezza, se non
di un'immoralità, che privava l'autore di Tartufo di un
pulpito autorevole da cui esprimere sentenze sull' ipocrisia e sulla
meschinità dei suoi contemporanei.
(Tonia Barone) |
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In una Chiesa di Santa Caterina da Siena stracolma di gente si sono concluse il 6 gennaio (con qualche giorno di ritardo) le celebrazioni dedicate a Scarlatti (nel 250° anniversario della morte) del Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini. E la chiusura è coincisa con un evento: la prima esecuzione italiana di Antra Valles, Divo plaudant, la più antica composizione sacra di Domenico Scarlatti revisionata da Dinko Fabris. Eseguita per la prima volta il 23 luglio 2007 nell’ambito del Festival Scarlatti di Tokyo, il mottetto si è rivelato sicuramente interessante e originale soprattutto nei toni quasi festosi dell’inizio e della fine. Precisa e coinvolgente la lettura offerta dall’Ensemble Mysterium Vocis diretto da Rosario Totaro. Ottima la prova delle 4 voci soliste di Valentina Varriale, Daniela Del Monaco, Sabrina Santoro, Leopoldo Punziano. (Gabriella Mambrini) |
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Programmare un'
operetta nel periodo delle festività natalizie in un grande teatro d'opera non
costituisce un'anomalia né di per sé dovrebbe originare alcuna polemica; molte
capitali europee inseriscono in programmazioni di altissimo profilo, titoli del
"genere minore" tanto in voga agli inizi del secolo in mitteleuropa e poi
soppiantato, anche in conseguenza dell'avvento del disco prima e del
cinema sonoro poi, dalla commedia musicale. Il Teatro dell'Opera di Roma
ha offerto al suo pubblico un'edizione decisamente sui generis de "La
vedova allegra" (Die lustige Witwe)
di Franz Lehar, libretto di Victor Lèon e
Lèo Stein del 1905, tratto da una commedia francese di
Henri Meilhac dal titolo "L'attaché d'ambassade".La
particolarità annunciata era rappresentata dall'adattamento di Vincenzo
Salemme, che ha curato la regia e recitato in prima persona
interpretando Njegus-Pulcinella; il regista partenopeo ha voluto
trasporre la vicenda da Parigi alla Napoli belle epoque, introducendo nel
copione frizzi e lazzi alla maniera scarpettiana con numerose strizzate d'occhio
a Totò e Peppino. Per carità, lungi dal volerci
ergere a paladini della purezza stilistica dell'operetta, qualche perplessità ci
sentiamo, tuttavia, in obbligo di esprimerla, ritenendo questa una sede
opportuna per criticare e anche, nel caso, deplorare, ma anche per stigmatizzare
le forme di dissenso pregiudiziale (nell'accezione più stretta del termine)
adottate da parte del pubblico ancor prima che gli interpreti avessero iniziato
ad esibirsi.
(Dario Ascoli) |
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La
maschera nella drammaturgia greca rappresentava anche uno strumento di risonanza
per indirizzare ed amplificare la voce dell'attore ed è noto che da tale
funzione derivasse l'appellativo di "persona"; essa costituiva, per tanto, un
dispositivo atto a propagare la verità. Il messaggio di quell'entità
che agiva sulla scena, mentre il "personaggio" era colui che indossava la
maschera. Lo scopo non secondario della rappresentazione in maschera, va
tuttavia detto, era, nel teatro classico greco prima e romano poi, di annullare
ogni connotazione sociale, etnica, fisiognomica dell'attore che potesse dare
adito a pregiudizi che non si addicevano alla natura, sovente divina,
delle figure rappresentate sulla scena. Chissà se anche queste considerazioni
siano all'origine dell'opera di Marco Taralli (classe 1967) che in
prima assoluta è in scena al Nazionale di Roma per la
stagione del
Teatro dell'Opera, su libretto di Quirino Conti e
Marco Ravasi; la maschera di cui si narra è quella di Mozart,
attraverso la quale il responsabile di un laboratorio di un museo delle cere di
una non precisata città nordeuropea negli anni '20 del secolo scorso,
intende ricostruire la fisionomia del genio della musica la venerazione
per il quale ha segnato l'intera sua vita a cominciare dal nome di
battesimo che si è ritrovato : Volfango. Sullo sfondo, ma
delicatamente lasciata all'intuizione dello spettatore, la storia di un amore
omosessuale tra il reazionario e moralista direttore del museo e un giovane
modellatore, che non si sa bene come si sia venuto a trovare tra le mani
la maschera di Punkitititi (uno dei tanti soprannomi che
Mozart si autoattribuiva) e che l'ha promessa a
Volfango.
(Dario Ascoli)
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Una "lunga villeggiatura" al Teatro Mercadante di Napoli. Il Goldoni di Toni Servillo
È in scena al Teatro Stabile di Napoli
Mercadante, dal 12 dicembre al 6 gennaio, la “Trilogia della
Villeggiatura” di Carlo Goldoni per la regia e
adattamento di
Toni Servillo,
una produzione Teatri Uniti/ Piccolo Teatro di Milano- eatro d’ Europa. È
tempo di preparare le valigie. È tempo di trasferirsi in campagna per
trascorrere con famiglia, amici, meno amici, e possibili amanti, giornate
liete, tra chiacchiere, partite a carte e sontuose abbuffate. È il tempo
della villeggiatura.Ed eccoli, uno ad uno, i personaggi della commedia
fanno il loro ingresso: una sfilata di tipi, il cui comun denominatore
è quello di non essere né troppo ricchi né troppo poveri, ma figli di una
mentalità per cui l’apparire sovrasta ciò che si è davvero, ciò che si vuole
davvero. Amori, passioni, intrighi, e affari, onore, dogmi morali si
intrecciano in una complessità di azione agita su tre spazi diversi: due
antitetici, le residenze cittadine e la villa in campagna, come luogo della
trattativa e della rispettabilità dove il sociale schiaccia il privato,
ovvero luogo degli istinti e dell’emersione dei sentimenti autentici; e un
terzo di transizione, di sospensione: il bosco, l’autunno. L’impianto
scenografico (curato da
Carlo Scala) sviluppa con linearità e nitidezza questi tre
spazi ed è capace di creare dei quadri che non mancano di alcuni momenti
fortemente poetici ed evocativi, pittoreschi. Come il quadro d’apertura del
secondo atto dove, al grigiore piatto delle mura cittadine, segue la luce e
la forza cromatica del sole d’estate che domina uno spazio scenico
fortemente dilatato, aperto.
(Vincenzo Guida) |
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Atmosfere nordiche per “Venite Pastores 2007” Ad
occhi chiusi, immaginando un paesaggio finlandese dalle cime innevate, è dolce
farsi cullare dal soave fondersi di voci del Coro Cantinovum che,
giovedì 20 dicembre, ha deliziato la platea del Conservatorio San Pietro a
Majella di Napoli, con un ricchissimo concerto di musiche finlandesi. Un
regalo che il festival di musica teatina “Venite Pastores 2007” ha
voluto offrire al pubblico napoletano in piena atmosfera natalizia. I
Cantinovum, diretti magistralmente da Rita Varonen, hanno
eseguito tredici brani del repertorio finlandese interamente a cappella: nessuno
strumento accompagnava le voci ma la loro straordinaria capacità di fondersi
ha dato l’impressione che, nascosta tra le quinte, ci fosse un’intera orchestra.
Il raffinato programma della serata ha fatto ascoltare tradizionali brani del
repertorio contemporaneo, da Soi Kunniski Luojan di Jean
Sibelius a Jouluhymni di Ahti Sonninen e ai
Magnificat di Arvo Pärt e Antti Nissilä,
deliziando il pubblico con una prima esecuzione assoluta, composta appositamente
per Venite Pastores, di un compositore napoletano,
Tero Lanu,
Kaikuja ajn takaa
(Echi del passato). Il brano, eseguito fin ora solamente nel
concerto che il giorno prima i Cantinovum avevano offerto al
Quirinale, è il racconto delle memorie che un bambino ha delle
tradizioni del Natale in Finlandia: le luci che illuminano l’albero addobbato,
la neve bianca che si osserva dalle finestre, l’attesa per scartare i regali e
la solenne messa a cui non si può mancare la mattina del 25 dicembre.
(Viola Tizzano) |
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Britten e Stravinskij al Teatro San Carlo di Napoli. Quando la musica guardava al misticismo del medioevo e il mondo si avviava a ripercorrerne la barbarie Il concerto, che
precede il Natale, della stagione sinfonica del Teatro San Carlo ha
presentato, prima fra tutte, la gioia di vedere restituito alla salute e
all'arte il direttore musicale Jeffrey
Tate, a lungo assente dal podio. Il maestro inglese è stato
preceduto, nel programma di cui vi diamo resoconto, dalla angelica figura
associata alla sopraffina competenza di Stefania Rinaldi, che ha
diretto il primo brano della serata: "A
Ceremony of Carols"
di Benjamin Britten (1913-1976) , per coro di voci bianche e arpa.
Si tratta di un
brano composto durante un viaggio in nave di ritorno dagli Stati Uniti e
originariamente strutturato in 7 sezioni, divenute in seguito 11; il
numero iniziale e finale sono in lingua latina e in modo gregoriano. L'organico
vocale, talvolta sostituito da voci femminili, e l'essenzialità
dell'accompagnamento strumentale affidato ad una sola arpa, denotano la volontà
dell'autore di evocare atmosfere delicatissime e angeliche. Se fosse intimistico
raccoglimento, desiderio di regressione ideale verso un'infanzia felice o
volontà di contrapporre la purezza di carole natalizie ai clangori della seconda
guerra mondiale non è dato accertarlo, ma in quel dilaniato 1942
Benjamin Britten
ha squarciato le nubi che si levavano da fumanti rovine, esiti di
follie genocide.
(Dario Ascoli) |
Pinocchio e non solo per Bustric al Festival Internazionale di Pompei
Poesia,
delicatezza e tanta ironia. Sono questi tre degli elementi che hanno
caratterizzato lo spettacolo
“La favola di Pinocchio
in musica” andato
in scena nell’accogliente teatro Di Costanzo-Mattiello (gremito nonostante il
freddo della serata) nell’ambito del
Festival Internazionale
di Pompei giunto
quest’anno alla quarta edizione. Uno spettacolo molto particolare che è
riuscito a catalizzare l’attenzione dei bambini e degli adulti. I bambini non
hanno resistito alla bravura di
Sergio Bustric,
attore di navigata esperienza (ha lavorato nel cinema dove ha fatto film da
Oscar come “La vita è bella”di Benigni, in televisione in vari sceneggiati e a
teatro) che con il gioco di prestigio, la pantomima, l’ironia li ha conquistati
tutti. Gli adulti, oltre che da
Bustric,
si sono fatti ammaliare dalla musica eseguita magistralmente dall’Orchestra
da Camera della Campania
diretta da Luigi Piovano
(primo violoncello di Santa Cecilia e direttore artistico della manifestazione).
Quella musica di Fiorenzo Carpi
(arrangiata per
l’occasione da Marcello Bufalini) che nel 1971 fece da sottofondo a quel
“Pinocchio”
tanto amato che la Rai mandò in onda con la regia di Luigi Comencini e Nino
Manfredi nella parte di Mastro Geppetto. Un film rimasto nel cuore di tanti e
che Bustric
ha fatto rivivere “giocando” alla sua maniera. D’altra parte per uno come lui
laureato in lettere e filosofia, allievo della scuola di circo di Annie
Fratellini e Pierre Etaix a Parigi e di quella di pantomima di Etienne Decroux a
Parigi ed a Roma di quella di Roy Bosier, “sedurre”il pubblico è molto semplice.
(Gabriella Mambrini)
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Domenico Scarlatti e la viola d'amore al Festival Teatino Il
ritmo dolce ed affettuoso e la voce argentina ed angelica della viola d’amore di
Domenico Scarlatti riescono a celebrare meglio di qualunque parola
l’anniversario di un compositore troppo spesso dimenticato dagli studiosi di
musicologia ma che, con le sue 555 sonate, ha lasciato il segno nel panorama
musicale mondiale. Nell’anno in cui ricorre il 250° anniversario della sua
morte, il festival Teatino
“Venite Pastores” dedica a Scarlatti una
conversazione-concerto che, partendo dall’analisi del volume “Domenico
Scarlatti Adventures”, alterna a momenti di discussione sulla figura del
compositore le magistrali esecuzioni musicali di Valerio Losito
(viola d’amore) e Andrea Coen (cembalo), solisti
dell’Ensemble Seicentonovecento. Curato da W. Dean Sutcliffe
e Massimiliano Sala (Ut Orpheus Editore, Bologna 2007),
Domenico Scarlatti Adventures raccoglie ben
tredici contributi di autorevoli studiosi europei e americani sul Maestro
napoletano: una raccolta di saggi che non pretende di offrire una ricerca
esaustiva sul compositore, ma di affrontare
una serie di studi su problematiche precise che contribuiscono a fornire una
migliore visione d’insieme della musica di Scarlatti. Nel libro, i
tredici autori investigano gli aspetti più significativi della produzione
scarlattina, vocale e strumentale, e della vita dell’autore. A parlarne, venerdì
14 dicembre, al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli,
c’erano Roberto Illiano, Valerio Losito e
Andrea Coen che, creando un’atmosfera intima e familiare, sono riusciti
a far conoscere un po’ più a fondo il senso e i significati delle musiche di
Domenico Scarlatti. La viola d’amore, protagonista melodica della
serata, è uno strumento ancor oggi poco frequentato e diffuso.
(Viola
Tizzano)
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Serata di Gala del Concorso "Napoli, voce del Mediterraneo"
Con la finale e la Serata di Gala del 14
dicembre 2007 si è concluso il Concorso Internazionale della Romanza Napoletana
"La voce del Mediterraneo",
riservato a giovani interpreti nati dopo il 1° gennaio 1972. Organizzato dall’ Associazione Teatro Lirico Sperimentale di Napoli,
presieduta da Mario De Miranda, con il sostegno dell’
Assessorato al Turismo della Provincia di Napoli, della Camera di
Commercio Industria e Artigianato e Agricoltura di Napoli e dell’
Ente Mostra d’Oltremare; la direzione artistica è di Patrizia
Porzio, la rassegna canora ha visto la partecipazione di oltre quaranta
candidati da tutto il mondo e l'accesso alla finale di 11 solisti di
elevatissimo livello.
La giuria era presieduta
dal M° Gianni Tangucci, di recente designato ai vertici artistici del
Teatro San Carlo nella gestione commissariale, dal M° Carmelo Columbro,
direttore del Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino, dal
M°
Francesco Vizioli, direttore d'orchestra e compositore, docente al Conservatorio
S.Pietro a Majella di Napoli, dal M° Riccardo Canessa, regista , nonché
dai "padroni di casa" Dott. Mario de Miranda e
M° Patrizia Porzio,
rispettivamente presidente e direttore artistico dell' Associazione
organizzatrice. Il primo premio della giuria, dotato di 3000 €, è
stato assegnato al baritono Felice Tenneriello, che ha
interpretato "Core 'grato" di Cardillo e Cordiferro; il secondo premio,
corredato di 2000 , è andato al tenore Giuseppe Talamo, che ha
cantato "Torna a Surriento" di De Curtis, il terzo premio, corredato di 1000
€ è stato attribuito ad un altro tenore, Carmine Riccio che ha
eseguito "Marechiaro" di Di Giacomo-Tosti.
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Una Butterfly antiamericana nella Nagasaki stuprata e dilaniata dall'atomica al Teatro Verdi di Salerno. Vigoroso Oren, avvalsosi di un cast vocale di grande pregio. Il
regista Daniel Benoin, che ha anche curato scene e costumi, ha collocato
temporalmente la vicenda della geisha abbandonata nell'immediato secondo
dopoguerra, nella Nagasaki, cioè, all'indomani del lancio della bomba nucleare.
Una
scenografa tra rovine e reduci segnati dall'orrenda esplosione, militari
americani che ingurgitano coca-cola ed eruttano arroganza yankee e cinismo
stars & stripes e giapponesi che si dividono in rassegnati al destino di
sudditanza, incantati dal mito del benessere americano e orgogliosi difensori
delle tradizioni culturali e religiose del popolo del sol levante.
Puccini, inizialmente concepì una tragedia che
rappresentasse un netto dualismo Oriente-Occidente anche con la suddivisione in
due atti con location contrapposte.
(vedi scheda
dell'opera)Quanto ciò derivasse da una visione
estremistica dell’orientalismo, quanto dalla non perfetta conoscenza della
versione originale di Belasco non è necessario approfondire. Oggi noi
conosciamo la realizzazione del 1904 con l’abbandono della sposa nipponica e con
l’attesa commoventemente fiduciosa del ritorno di uno “sposo fedele” con quella
romanza “Un bel dì vedremo” che si colloca nell’Olimpo delle
melodie operistiche di tutti i tempi. Questa versione è priva di visioni di vita occidentale ed è
suddivisa in tre parti (primo atto, secondo atto parte prima e secondo atto
parte seconda, o terzo atto).
Nelle intenzioni il "coro a bocca
chiusa" e il preludio al terzo atto sarebbero dovuti essere eseguiti
senza soluzione di continuità, ma forse per il gusto del tempo e per esigenze di
scena, dopo le prime rappresentazioni, si è proceduto ad una suddivisine in tre
sezioni che si è voluto definire "atti".
Oren e Benoin hanno scelto di rispettare il progetto
pucciniano e non possiamo che elogiare tale scelta, che conferisce continuità ad
un crescendo drammatico teatrale e musicale.(Dario Ascoli) |
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Il Galileo guardato attraverso il cannocchiale del materialismo storico di Brecht. Al Teatro Bellini di Napoli "Vita di Galileo"
di Bertold Brecht è una delle
massime opere del '900; della stessa composizione teatrale l'autore elaborò ben
tre versioni successive: nel 1938, all'indomani dell'atomica di Hiroshima
nel 1947 e per finire pochi mesi prima della morte, nel 1956, rappresentata
postuma nel '57 a Berlino Est. Il personaggio di Galileo, in verità, viene caricato da
Brecht di aspetti che ne fanno un emblema dell'uomo nuovo, un
paladino del laicismo, ma non un manifesto, non un sandwich-man, bensì una
personalità complessa a a tutto tondo; con vizi, virtù, meschinità e
vigliaccheria. Opera didascalica, si è detto, ma in un'accezione ampia
come anche le proporzioni narrative, d'altra parte, denotano e metastorica pur
proponendo una scansione degli eventi assolutamente cronologica e puntualmente
datata. Si percepisce che il Galilei brechtiano è transitato per
Karl
Marx, ha conosciuto le derive dittatoriali delle ideologie del '900,
ha, non ultimo, constato la pericolosità di una scienza che rinuncia all'etica e
che approda al genocidio nucleare. Antonio Calenda,
che cura la regia del lavoro di Bertold Brecht in scena al Teatro
Bellini di Napoli dall' 11 dicembre 2007, ha sottolineato la
connotazione dell'uomo prima e più ancora che dello scienziato; Franco
Branciaroli ha con efficacia seguito le linee di regia avvalendosi
di qualità tecniche indiscusse.(Dario Ascoli)
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"Dicembre al Decumano" propone lo splendore dell' arte sacra
Musica sacra, arte e cultura riportano in
vita la maestosa Basilica di Santa Maria Maggiore che riapre al
pubblico, dopo decenni di restauro, con la rassegna Dicembre al decumano.
Nel cuore della Napoli antica, dal 9 al 28 dicembre, gli splendidi affreschi
della Basilica fanno da sfondo a concerti di musiche natalizie,
popolari e ad una mostra fotografica dedicata a San Francesco Caracciolo.
Dicembre al decumano si propone di accendere i riflettori su
musica e cultura in una zona di Napoli spesso dimenticata ma che raccoglie al
suo interno un immenso patrimonio artistico. La Basilica di Santa Maria
Maggiore è l’esempio lampante di tale ricchezza: fatta erigere attorno
al 533 da San Pomponio,
vescovo
della città, sui resti di un preesistente edificio romano, fu tra le quattro più
importanti di Napoli e venne consacrata da Papa Giovanni II. La
pianta attuale fu progettata, nel 1653, da Cosimo Fanzago,
celeberrimo scultore e architetto del Barocco napoletano (fu lui a ideare il
Chiostro della Certosa di San Martino) e, dopo una lungo periodo in cui la
struttura è rimasta chiusa al pubblico, nel 1992 c’è stato l’ultimo intervento
di recupero che ha portato alla luce il pavimento in cotto e maiolica dipinta
del 1764. La Basilica, di proprietà della Curia
Arcivescovile di Napoli, da maggio 2007 è gestita dall’Associazione
Ensemble Vocale di Napoli che intende aprire lo spazio ad eventi,
mostre, convegni e concerti restituendo al pubblico un luogo di estrema
bellezza.
(Viola
Tizzano) |
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Premio internazionale LUIGI FRANCAVILLA
Venerdì 14
dicembre alle ore 21 nel Teatro Comunale di Mercato San Severino si terrà la
settima edizione del Premio internazionale LUIGI FRANCAVILLA organizzato dal
Centro Campano di Cultura “Francavilla”. Un premio nato con l’intento di
diffondere la musica dei grandi solisti, in onore del grande trombettista
salernitano, Francavilla. Quest’anno ad essere premiato sarà il corno LUCIANO
GIULIANI, primo corno al Teatro dell’Opera di Roma e dell’Orchestra Sinfonica
della Rai di Roma ed insegnante presso il Conservatorio di Santa Cecilia. Un
professionista di altissimo livello che collabora con Santa Cecilia e con il
Teatro alla Scala anche in qualità di prima Tuba Wagneriana. Il maestro Giuliani
si esibirà durante la serata, in veste di solista, con l’Orchestra
Internazionale della Campania diretta da Mario Ciervo.
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Musicalmente Telethon: "Ricercare" a più voci a Capodimonte
Nello splendido salone delle
feste della Reggia di Capodimonte, con un programma dedicato a Franz Schubert e
Gabriel Fauré, si è svolta anche quest’anno (quinto anno consecutivo) la
manifestazione “Musicalmente per Telethon” organizzata dall’Associazione
Musicale Maggio della Musica e voluta dalla BNL Gruppo Bnp Paribas. Una serata
sicuramente di alto livello diventata un appuntamento fisso del dicembre
napoletano. Protagonisti il maestro Michele Campanella, Monica Leone e
l’ensemble Voci italiane complesso vocale nato nel 1995 dall’iniziativa di
Massimo Iannone e composto da Patrizia Roberti, Maura Meneghini (soprani),
Antonella Capurso e Flavia Caniglia (mezzosoprani), lo stesso Massimo Iannone e
Francesco Toma (tenori), Davide Malvestio baritono e Renato Vielmi basso.
Ensemble del quale si sono apprezzate soprattutto le voci femminili. Si è ascoltato di Schubert
Salmo XXIII, per 4 voci femminili, Staendchen, per contralto solo e 4
voci maschili, una serenata del 1827, scritta in due versioni su testo di Franz
Grillparzer, il più grande poeta austriaco dell’epoca. Im Gegenwaertigen
Vergangenes per 4 voci maschili, scritto verosimilmente nel 1821 su testo di
Goethe. (Gabriella Mambrini) |
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Primo Concorso Internazionale della Romanza Napoletana
Si
suole datare l’atto di nascita della canzone napoletana d’autore in quel 1537,
anno in cui Johannes da Colonia diede alla stampa la prima raccolta di
“Canzoni Villanesche alla Napolitana” in onore di Carlo V; tuttavia
canti d’amore e di “mestiere” , di autore anonimo, sono attribuibili ad epoca
sveva angioina e aragonese.
Patrizia Porzio,
mezzosoprano napoletano e solerte direttrice artistica di festival ed eventi
musicali, ben consapevole della ricchezza e del valore storico della musica
vocale napoletana, in vernacolo e non, preferisce parlare di “romanza
napoletana”, vuoi per designarne la forma colta e salottiera che la canzone
assunse a cavallo tra ‘800 e ‘900, solo idealmente assimilabile all’omonima
forma mitteleuropea, vuoi per sottolinearne la cifra, per così dire, poetica e
linguistica. Esempi come Salvatore Di Giacomo, E.A.Mario, Gabriele
D’annunzio, Raffale Viviani, Francesco Paolo Tosti, Francesco Bongiovanni, Mario
Costa, Evemero Nardella, per tacere di Rossini,
Donizetti e Bellini e limitandoci per esigenze di
concisione, senza fare torto a tantissimi altri insigni poeti e musicisti che in
oltre un secolo produssero una miriade di piccole, ma preziose gemme artistiche.
Il “Concorso Internazionale della Romanza Napoletana”,
riservato a giovani interpreti nati dopo il 1° gennaio 1972 , si svolge dal
10 al 14 dicembre 2007 al Teatro Mediterraneo di Napoli, è
organizzato dall’ Associazione Teatro Lirico Sperimentale di Napoli,
presieduta da Mario De Miranda, con il sostegno dell’
Assessorato al Turismo della Provincia di Napoli, della Camera di
Commercio Industria e Artigianato e Agricoltura di Napoli e dell’
Ente Mostra d’Oltremare; la direzione artistica è di Patrizia
Porzio. I premi assegnati saranno tre ai quali andranno rispettivamente
3000 €, 2000 € e 1000 €, a conclusione di una selezione affidata ad una giuria
composta da eminenti personalità del mondo musicale internazionale. La
premiazione avverrà nel corso di un Concerto-Gala , il 14
dicembre alle ore 20, nel corso della quale i solisti saranno accompagnati
da una grande orchestra, alla presenza di autorità del mondo artistico e della
comunicazione.
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Un Parsifal meditativo e simbolico al Teatro San Carlo. Chissà che la lancia del Graal non avvii la guarigione di più di una ferita Il Parsifal
(vedi scheda dell'opera)sancarliano nella lettura di
Federico Tiezzi appare meno germanico di quanto si sia abituati a vedere
e propone una bipolarità ellenico-orientale che costituisce lo scenario in
cui irrompe il cristianesimo. L'attesa del puro-folle è messianica e non è il
realizzarsi di un vaticinio di un oracolo come nella tragedia greca, ma quell'
interagire tra divino ed eroico , se in Wagner trova antecedenti
prossimi nell' Arcadia,
in Eschenbach è proprio miscela di epica greca e
leggenda orientale, plasmata alle esigenze di promozione di un
cristianesimo medievale nella cultura nordica. Parsifal non solo è un’opera
matura di Richard Wagner, ma ancora di più essa rappresenta una
summa non solo del processo di maturazione del musicista e commediografo, ma in
qualche misura la vicenda del “puro folle” tratta da Wolfram von
Eschenbach, collega tra loro trame e tematiche che attraversano l’intera
produzione operistica wagneriana. (Dario Ascoli) |
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Con Madama Butterfly diretta da Daniel Oren si conclude la stagione operistica del Teatro Municipale G.Verdi di Salerno Il teatro
Verdi di Salerno, quasi a
volere anticipare le celebrazioni del 150 anniversario della nascita di
Giacomo Puccini (1858-1924) che ricorre nel 2008, presenta dal 12 dicembre uno dei
titoli più amati del grande operista toscano: Madama Butterfly (vedi scheda
dell'opera), con cui si conclude la stagione operistica 2007, segnata da
entusiastici successi.
Reduce dai trionfi di Tosca (1900), Puccini
fu assalito dal timore di non riuscire a ripetersi sui medesimi livelli e,
soprattutto, di deludere le aspettative di un pubblico che aveva individuato in
lui l’erede del vecchio Verdi che in quel 1901 si congedava dal
mondo. Molti soggetti furono presi in esame grazie alla costante azione
di stimolo di Luigi Illica, ma Puccini era restato
impressionato enormemente, nel 1898, da una tragedia giapponese vista a Londra
“Madame Butterfly”, riduzione teatrale curata da David Belasco (a
cui il lucchese si affiderà per “La Fanciulla del West") di un
racconto omonimo di di John Luther Long.
L' Orchestra Sinfonica G.Verdi del Teatro
Municipale di Salerno e il Coro saranno diretti da Daniel Oren che
dell'istituzione musicale salernitana è apprezzato direttore artistico.
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Musicalmente per Telethon: Il suono della generosità
Le musiche più dolci e tenere di
Franz Schubert e Gabriel Fauré saranno protagoniste
della quinta edizione di Musicalmente
per Telethon 2007.
L’evento-concerto, organizzato dall’Associazione musicale Maggio della
Musica in collaborazione con la BNL Gruppo Bnp Paribas per
Telethon e la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano,
sarà ospitata nello splendido Salone da Ballo della Reggia di Capodimonte,
il 9 dicembre alle ore 21, e l’intero incasso della serata sarà devoluto in
beneficenza. In uno scenario d’incanto i pianisti Michele Campanella
e Monica Leone accompagneranno l’Ensemble Voci Italiane
per un concerto ricco e soprattutto dai nobili fini. Il percorso ideale tra le
composizioni di due grandi musicisti, completamente differenti tra loro ma allo
stesso tempo uniti da un grande sentimento di tenerezza, sarà arricchito dalla
voce di Monica Leone che reciterà i testi (negli originali in
tedesco e francese) delle partiture protagoniste del concerto. Il pubblico di
Musicalmente per Telethon potrà ascoltare cinque dei più famosi brani
di Schubert, da Salmo XXIII, per 4 voci femminili, a
Staendchen, per contralto solo e 4 voci maschili, una serenata del
1827 su un testo del più grande poeta austriaco dell’epoca Franz
Grillparzer. Im Gegenwaertigen Vergangenes, composizione
per 4 voci maschili scritta verosimilmente nel 1821 su testo di Goethe,
sarà strutturata dalle Voci Italiane come una cantata.
(Viola
Tizzano) |
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Una buona serata in famiglia ... per una bomba in meno
Ernesto
Mahieux si
pone subito la domanda di come raccontare la propria avventura d’attore senza
scadere nell’autocelebrazione. Come? Tutti ci saremmo aspettati un lungo
monologo oggi che è divenuto un attore di culto grazie al ruolo ricoperto nel
film L’imbalsamatore e che grazie alla sua pregante interpretazione ha
vinto il David di Donatello e il Globo d’Oro e la partecipazione alla versione
teatrale di Gomorra di Roberto Saviano, per l'adattamento
e la regia di Mario Gelardi. Invece, spiazzando il
pubblico, il simpatico attore decide di scegliere la formula dell’intervista inaspettata che insieme
conduce pubblico e protagonista nella trama della esperienza professionale
dell’intervistato. Anche nel sistema narrativo decide di non abbandonare e tanto
meno rinnegare le
origini "artigianali" della sua carriera. Naturale nell'autobiografia
intrecciata tra vita privata e professionale, Ernesto
sceglie di conservare la spontaneità che ne rappresenta forse la maggiore
virtù. (...) Serata commissionata dal
Teatro Galleria Toledo, richiesta più che gradita e inaspettata per
Ernesto Mahieux, che nell’arco della sua
lunga carriera non aveva mai avuto la possibilità di calcare quel palcoscenico,
così importante perchè simbolo di ciò che la cultura del teatro sa e
può strappare al degrado morale della città.
(Tonia
Barone) |
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L'amore romantico e l'incombenza della figura materna in un "Giulietta e Romeo" vivido e teso e al Teatro Bellini di Napoli
Un “Romeo
e Giulietta” poco romantico, ma sicuramente forte e toccante quello
firmato dal coreografo romano Fabrizio Monteverde e andato in
scena con il Balletto di Roma ieri sera al Teatro Bellini di Napoli. Un
appuntamento atteso anche per la presenza, nel ruolo del protagonista,
dell’albanese Kledi Kadiu, ormai soprattutto divo televisivo,
icona di bellezza, tornato con questa coreografia a calcare le scene dopo 12
anni di assenza.
Accanto a lui, nel ruolo dell’eterna amata, Noemi Arcangeli.
Ideata nel 1989 per l’allora giovane Balletto di Toscana, la coreografia di
Monteverde ha segnato un momento importante per il teatro di danza
italiano, un momento di rottura con uno dei balletti più tradizionali che ha
fatto sognare tante generazioni. Lo spettacolo, romantico per antonomasia,
liberamente ispirato alla tragedia di William Shakespeare su
musica di Sergej Prokof’ev infatti, è ambientato nel secondo
dopoguerra e si apre con la visione di un muro decrepito, simbolo della tragedia
bellica. In questo quadro a tinte fosche, (il coreografo si diverte sempre molto
a lavorare sui chiaroscuri) il personaggio di Giulietta
diviene il simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire agli obblighi
imposti da una condizione femminile ambigua....
(Raffaella
Tramontano) |
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La leggerezza dell'impegno: Pietro Pignatelli
Per un attimo, per un istante,
qualcuno sfiora la nostra esistenza e, seppure per pochi attimi, ci accorgiamo
che ci ha lasciato qualcosa che ci accompagnerà per tutta la vita. Un sorriso, una riflessione,
uno sguardo oppure un gesto: mentre, immersi nel tran-tran quotidiano, ci
estraniamo, per il tempo di un battito di ali, andiamo a raccogliere istanti che
costituiscono la ricarica per la routine, la quale, grazie a ciò, può diventare
nuovamente poesia. Avete mai notato un serioso
uomo d’affari, algido, imperturbabile, impeccabile, in treno magari, il quale,
mentre muove frenetico le dita sul suo pc, abbandona per un attimo il suo
sguardo nel vuoto? Sì, sono quelli i momenti,
proprio quelli. Notateli. Cosa starà ricordando: la
donna che per un attimo ha saputo leggergli l’anima con uno sguardo; oppure
quell’anziano che simulava la carezza fatta sul viso del fratello morto sotto i
bombardamenti? Ebbene, una chiacchierata con
Pietro Pignatelli è stato ciò che, in questa prospettiva, ha
stimolato la curiosità e la stima di chi scrive. Dopo il caos, alla fine di una
giornata colma di voci, rumori, sorrisi e mugugni, la voce di questo artista ha
sceverato tutto ciò che di magico c’è in chi si esprime attraverso l’arte. La sua voce allegra, il suo
porsi in modo accogliente ha permesso di stabilire un contatto emotivo, premessa
essenziale perché qualcuno trasmetta qualcosa ad altri. E Pietro Pignatelli ne è
perfettamente cosciente. La sua arte, il suo ‘Musical
che passione’, non fa altro che sancire quanto sia preziosa la dote di chi sa
emozionare: e noi possiamo impossessarci, possiamo rubargli un po’ della sua
arte, attraverso il suo spadroneggiare il musical, il teatro. Mi racconta che, un bel
giorno, incontra il suo ‘mecenate’: Maurizio Mastellone, il quale, entusiasta
dell’idea propostagli, concede la disponibilità del Teatro Tasso. Da qui parte il progetto che
prende vita nell’ "Accademia Tasso".
(Melania Costantino) |
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EATRO ALBA RADIANS FINALMENTE SI RIPARTE: Con Caterina Vertova la città di Albano brinda ad una nuova era
Dopo dieci anni di silenzio torna a ruggire
l' Alba Radians: domenica 2 dicembre ospite del palco dello
storico teatro di Albano Caterina Vertova in “Tango La
donna vestita di Sole”. L'amministrazione comunale Mattei festeggia
l'inizio di una nuova era teatrale presentando sino al 2 marzo 2008 un
palinsesto ricco di nomi e contenuti di qualità. Pippo Franco,
Anna Maria Jacopini e Sebastiano Colla, Rino
Santoro solo alcuni dei nomi presenti nella rassegna 2007 -2008
organizzata e messa a punto dal consigliere delegato Anna Laganà,
che spazia da Moliere al teatro napoletano. Partito, dunque , il conto alla rovescia per
la città che lascia al fascino teatrale della Vertova il compito
di dare il via alle 21 di domenica, a un nuova stagione. Un musical per l'attrice milanese che porta
in scena lo spettacolo di Davide Cavuti che, attraverso veri e
propri quadri, proietta gli spettatori nei vicoli di Buenos Aires Storie di
donne in primo piano, il dramma della vita porteña, dei desaparecidos
raccontate attraverso le emozioni del tango . Quarantasette anni e una
carriera teatrale ventennale il nome di
Caterina
Vertova spicca accanto a quello dei grandi maestri del teatro italiano
come Giorgio Strehler, Luigi Squarzina e Mario Missiroli, apprezzata interprete
femminile in testi autorevoli di Luigi Pirandello o Eduardo de Filippo. Un
curriculum ricco quello della Vertova che calca negli anni la
scena facendosi amare dal pubblico per la suggestiva 'interpretazione di
personaggi classici, come Elettra Didone e Medea senza tuttavia d disdegnare
negli anni anche il cinema.
(Patrizia Claps) |
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"Sussurri grida di una notte di mezza estate" nel teatro di Strindberg
La cinica e spietata lotta tra
sessi, mista all’eterno conflitto tra le classi sociali che August
Strindberg ha sapientemente esplorato in La signorina Giulia,
sono al centro dell’omonimo spettacolo messo in scena al Teatro Bellini
di Napoli. L’allestimento teatrale del testo, probabilmente il più felice del
drammaturgo svedese, è affidato all’abile regia di Armando Pugliese
e vede come protagonista, nel ruolo
della contessina Giulia, una intensa Vanessa Gravina
e un altrettanto incisivo Edoardo Siravo nel ruolo del servo
Jean. Il dramma si consuma attraverso le vicende intime e
psicologiche di queste due figure, accompagnate sulla scena da una straordinaria
Simonetta Graziano nei panni di Cristina, cameriera
e “fidanzata” di Jean. In una notte di mezza estate, la Notte di
San Giovanni di pagana memoria, in cui si celebra l’unione tra il sole e la luna
e in cui le gerarchie si assottigliano per far emergere l’intimità, la parte
oscura, le pulsioni che normalmente non si sussurrerebbero nemmeno, ma che in
questa occasione diventano realtà, avviene l’incontro tra Giulia e
Jean. Mentre il Conte è assente e il popolo si dà
alla pazza gioia, lei, eccitata, lo invita a ballare.
(Viola Tizzano)
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Un tenore di razza trionfa al Verdi di Salerno: Neil Shicoff entusiasma (Antonio Guida intervista il cantante americano) Con un volo last minute da Verona, dove è impegnato nel Don Giovanni di Mozart, il giovane direttore Gianpaolo Bisanti è giunto prontamente a dirigere l'Orchestra Sinfonica del Teatro Municipale G.Verdi di Salerno nel recital del tenore Neil Shicoff, in sostituzione del maestro Daniel Oren, improvvisamente indisponibile per gravi motivi familiari. La circostanza di ascoltare un tenore che vanta oltre sessanta primavere ha prodotto nel pubblico due sentimenti contrastanti: la curiosità di sentire dal vivo un personaggio che ha caratterizzato decenni di grande musica, ma anche uh inconscio cinismo animato dal pregiudizio di una incipiente decadenza vocale del cantante da sottoporre ingenerosamente ad una verifica sul campo. Soddisfatta la prima aspettativa, rinviato sine die , invece, il pensionamento di un fuoriclasse che ha dimostrato di avere ancora molto da regalare al pubblico. Neil Shicoff non ha tardato a cancellare ogni dubbio presentando una voce in ottima forma con punte di SIb squillanti, centri vivaci e gravi sufficientemente sonori; permettendo così alle sue corde da tenore lirico leggero di reggere benissimo anche ciò che la sua vocalità non sarebbe ben disposta a sostenere in un'opera intera; ma il recital è anche questo e la classe di un interprete si misura, non di meno, nella versatilità. (Redazionale)
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Ci vuole un Puro-folle per salvare il San Carlo?
Una delle più travagliate stagioni
operistiche del Teatro San Carlo di Napoli si accinge a prendere
il via il prossimo 2 dicembre con un titolo impegnativo che non strizza di certo
l’occhio al melomane italico tipico: Parsifal di Richard
Wagner (vedi scheda
dell'opera). Le vicende gestionali del più grande teatro
del mondo sono, negli effetti, note a tutti, un po’ meno di pubblico dominio,
invece, risultano le cause. Minimo comune denominatore nell’animo di tutti, è un
sordo sgomento e una incredulità da rimozione psicologica che non bastano ad
ispirare alcun ragionevole ottimismo per il futuro della Fondazione. Recentissimo è l’intervento di
defibrillazione prodotto dall’approvazione dell'
"articolo 49-bis" della Finanziaria 2008, che stanzia circa 60 milioni di euro a
favore delle Fondazioni Liriche in regime di commissariamento, tra cui spicca,
noblesse oblige, il Teatro San Carlo.
Approvato sul filo del singolo
voto, come consuetudine nella presente legislatura, l'emendamento a scatenato a vibrata protesta
della Lega Nord. Lo stanziamento, tacciato di bieco meridionalismo
assistenziale, potrebbe finire con il riservare al Teatro Massimo napoletano “addirittura”
finanziamenti pari alla metà di quelli riservati alla Scala di Milano o alla
Fenice di Venezia, quest’ultima, vivaddio, non da molto ricostruita grazie allo
sforzo di tutti i contribuenti italiani , quale che fosse la latitudine di nascita
degli stessi.
(Dario
Ascoli) |
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Neil Shicoff: Un Recital di classe al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno Sabato 24 novembre (ore 21) sarà al Teatro Verdi di Salerno uno dei tenori più acclamati del mondo: Neil Shicoff. Americano, figlio di un celebre cantante Sidney Shicoff si può dire che ha calcato tutti i più importanti palcoscenici del mondo. L’inizio del suo successo è legato al nome di un grande direttore James Levine che lo tenne a battesimo nel 1975 a Cincinnati con l’Ernani, e l’anno dopo al Metropolitan di New York in Gianni Schicchi. Da allora la carriera di Schicoff è sempre stata in ascesa. Riconosciuto a livello internazionale come il tenore americano più rappresentativo della sua generazione, Shicoff si può dire che si è esibito nei teatri più rappresentativi: Metropolitan di New York, Opera di Vienna, Teatro alla Scala, Opéra di Parigi, Royal Opera Covent Garden, Deutsche Oper di Berlino, Bavarian State Opera, Lyric Opera di Chicago, San Francisco Opera, Hamburg State Opera, Grand Theatre DeE Geneva, Arena di Verona, Netherlands Opera, Opernhaus Zurich, Welsh National Opera, Scottish Opera, Santa Fe Opera, Barcelona’s Liceu e Buenos Aires Teatro Colon. Non c’è palcoscenico del mondo che non abbia calcato. In aggiunta al suo successo operistico, ha cantato con l’Israel Philharmonic Orchestra diretta da Leonard Bernstein, con i Berliner Philharmoniker diretti da Claudio Abbado, con la San Francisco Symphony Orchestra diretta da Edo de Waart e con la Boston Symphony Orchestra diretta da Seiji Ozawa. (Gabriella Mambrini)
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Concerto di solidarietà UNITALSI-SOROPTIMIST
Al
Grand Hotel Excelsior, il 28 novembre 2007 alle 20.30 si terrà un Concerto di
Solidarietà organizzato da UNITALSI e da SOROPTMIMIST. L’Unitalsi è
un’associazione laica a carattere nazionale che si occupa di accompagnare gli
ammalati a Lourdes e in altri Santuari, attraverso una folta opera di sorelle,
barellieri, medici e cappellani. L’attività dell’Unitalsi
, non si limita al pellegrinaggio, quell’indescrivibile esperienza di fede che
è e rimarrà il momento più
alto ed intenso di spiritualità, ma continua nel quotidiano attraverso una serie
di
attività
di volontariato a servizio degli ultimi. Il Soroptimist
è un’organizzazione mondiale di donne impegnate nelle professioni che persegue
il rispetto dei diritti umani, la pace, l’uguaglianza nonchè l’avanzamento della
condizione femminile nel mondo. E una voce universale di donne e per le donne
che si esprime attraverso la presa di coscienza, il sostegno, l’azione.
Unitalsi e
Soroptimist insieme per dare una possibilità ai bambini ammalati
ed alle loro famiglie attraverso una serie di progetti e attività che potranno
far sorridere ed alleviare le loro sofferenze. Grazie da parte di ognuno
di questi bambini ai quali state donando una nuova speranza!
(Dario Ascoli) |
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Il "Processo a Dio" condanna le atrocità dell'uomo
Assistere in teatro all’orrore dell’Olocausto e chiedersi “dov’era Dio?”
in quei momenti è come leggere le notizie di guerra e violenza che affollano i
nostri quotidiani: si diventa curiosi di sapere “cosa è accaduto” ma diventa
inevitabile domandarsi se un Dio esiste e perché resta inerme dinanzi al male.
Processo a Dio di Stefano Massini, portato in scena
al Teatro Mercadante di Napoli dal regista Sergio Fantoni,
obbliga lo spettatore a riflettere, costringe a scavare nella parte più profonda
dell’intelletto per trovare una spiegazione plausibile alla Shoa. Non c’è
bisogno di essere ebrei o credenti per capire il sentimento forte e rabbioso da
cui muove lo spettacolo: nel padiglione 41, il deposito del campo di sterminio
nazista di Maidanek, la notte prima di lasciare per sempre il
recinto della disperazione e dell’annullamento di un popolo, nella primavera del
1945, una donna pretende un risarcimento. È Elga Firsch, famosa
attrice ebrea, che ha scandagliato ogni angolo della prigione per raccogliere le
prove della colpevolezza di Dio, il vero responsabile, secondo lei, delle
inaudite atrocità inflitte al suo popolo. Ad interpretarla, con
un’immedesimazione e una forza magistrale, è Ottavia Piccolo che,
ancora una volta, incarna la drammatica figura di una donna che non si arrende
all’insensato procedere della storia e non teme di far sentire la propria voce
né di affermare con incisività il proprio pensiero.
(Viola
Tizzano) |
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L’invadenza della falsa comunicazione
Alla Galleria Toledo di Napoli è in scena “Pitecus”
(la
vacuità del mondo razionale), dal 13 al 18 novembre, prodotto da CRT Artificio
di Milano con Antonio Rezza e per la regia di
Flavia Mastrella e dello stesso interprete. Uno spettacolo prodotto per la prima volta nel 1995 dove i
registi/autori/creatori degli oggetti scenici/interpreti, hanno abolito la
profondità dello spazio scenico, creando lo sfondo praticabile su un semicerchio
di una città irreale, un infinito numero di finestre/buchi dalle quali emergono
personaggi-tipi umani comuni, categorie di soggetti, sottolineati e identificati
dalla banalità del linguaggio e dal qualunquismo. I pannelli, realizzati da
Flavia Rastrella, sono sfondo e anima
dei differenti quadri narrativi, costituiti principalmente da stoffe o materiale
definito “povero” diverso per peso, trasparenza, colore e elementi
caratterizzanti; luogo della rappresentazione nel quale nascono vivono e muoiono
i personaggi, i tipi umani che costituiscono i singoli momenti dello spettacolo.
L’installazione in scena ha definito e caratterizzato la struttura narrativa teatrale;
l'attore si compenetra e si avvolge completamente nell' oggetto avvantaggiandosi
ma anche limitandosi nell'espressione non solo corporea.
(Tonia
Barone) |
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Venite Pastores. Modernità e tradizione nella musica sacra
La perfetta fusione di musica
e religiosità ha dato vita ad una celestiale
Missa sancti Andreae Avellini
che la Cappella Musicale Teatina ha trasformato in una vera e
propria chicca concertistica. Sabato 10 novembre, nella Basilica di San
Paolo Maggiore, nel pieno centro della Napoli antica, padre
Valentín Arteaga ha celebrato la santa messa e un orchestra di dieci
elementi, diretta dal Maestro Flavio Colusso, ha eseguito brani
religiosi fondendo modernità
e tradizione. La prima assoluta napoletana della Missa sancti Andreae
Avellini, per soli, schola gregoriana, coro di voci bianche e strumenti,
è stata protagonista del secondo appuntamento del Festival Teatino Venite
Pastores, una serie di eventi tra cultura e musica nati con l’intento di
privilegiare tematiche e luoghi architettonici legati alla storia e alla
tradizione dell’Ordine dei Chierici Regolari, detti appunto
“Teatini” e fondati da San Gaetano Thiene nel 1524. Linee guida
del Festival, giunto alla settima edizione, sono la lode divina, il desiderio di
incontri sempre più ampi, la passione per la ricerca storico-scientifica come la
proposta di nuove commissioni musicali che segnino il nostro presente per
consegnarlo ad un sempre migliore futuro. Nel quarto centenario della morte di
Sant’Andrea Avellino (1608-2008), la scelta di far cominciare il
Venite Pastores proprio nella Basilica di San Paolo Maggiore
in piazza San Gaetano, sul Decumano Maggiore di Via dei Tribunali a Napoli non è
casuale
(Viola
Tizzano) |
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L'umanizzazione della pena ... e il "Carcere Possibile"
Il Teatro Augusteo
propone, il prossimo 26 novembre alle 21, un appuntamento di assoluto
rilievo, oseremmo dire "etico". Uno spettacolo teatrale, però,
divertente, godibile, interessante non solo per il prestigio dello stesso, ma
anche e soprattutto per le finalità della serata. L’associazione o.n.l.u.s.
‘IL CARCERE POSSIBILE’ (www.camerapenaledinapoli.it
nonchè
Bando di concorso di idee Progettuali per un modello di Carcere Possibile)sarà ancora una volta promotrice di una piece
teatrale, finalizzata alla promozione della cultura della legalità e della
sensibilizzazione alla realtà carceraria. Appare quasi anacronistico, in
un periodo in cui i mass-media incalzano con sempre più cruenti immagini di
cronaca nera, proporre una iniziativa a favore dei detenuti; umanizzazione della pena
e recupero sociale possono e devono
procedere di pari passo. Con onestà intellettuale, non è
necessario dover recriminare a sé stessi colpe, mancanze, o toccare
l’inesplorato del proprio animo, per capire cosa muove chi è affetto dalla
paura. Non è necessario guardare
lontano, appunto. Recentissime vicende ci incupiscono l’animo, ci
incattiviscono, ci spiazzano e ci disperano. Pronti a chiudere qualsiasi
ponte con le ragioni della civiltà, la cattiveria primaria, vestale della nostra
incolumità, ci rende belve pronte a sbranare. Di fatto, il chiudersi nelle
proprie certezze, tra le proprie mura, l’individuare un capro espiatorio
risulta essere, insieme ad una grassa risata che la vita, sadica, ci offre,
l’unica terapia che pare avere effetto. Un fragoroso e fuorviante
effetto placebo.
(Melania Costantino) |
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Quando il teatro ci ricorda che "la vita e la morte non sono la stessa cosa" e che è ancora possibile scegliere.
Gomorra a teatro è come una
scazzottata improvvisa, violenta, rapida, che fa male ma che ti obbliga a
reagire. L’impressionante realismo delle storie portate in scena, al
Teatro Mercadante, dal regista Mario Gelardi e scritte da
Roberto Saviano arriva davvero come un pugno
dritto allo stomaco, non ti far star fermo sulla sedia, le braccia e le gambe in
continua tensione con l’istinto di alzarsi in piedi e gridare “Basta!”. È il
racconto di una città sempre in costruzione ma in decadenza e nella quale si ha
la sensazione di entrare in punta di piedi per poi farsi trascinare
dall’impetuoso rincorrersi delle storie dei protagonisti, dal loro volto sempre
più familiare. E alla fine ne esci con il cuore sconquassato da mille
sentimenti, dalla rabbia per un mondo che realmente esiste(...) A fare da
collante tra le vicende dei protagonisti è lo stesso Roberto Saviano,
sul palco nella figura di Ivan Castiglione, perfetto alter ego
dello scrittore, con il suo modo di parlare chiaro e diretto, addolorato ma non
spaventato, capace di scrivere un articolo di giornale su quello che i suoi
amici del “Sistema” gli raccontano, senza temere conseguenze e fermamente
convinto di non volerne far parte. Quel «non valete niente e ve ne dovete
andare»
(Viola Tizzano) |
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Così fan tutte in peplum al Teatro Nazionale per L'Opera di Roma
“Ita agunt omnes mulieres” vel "Amantium
ludus".
Se piuttosto che a Lorenzo da
Ponte, Mozart (a proposito non Amadè, né
Theofilus, ma Amadeus) avesse attinto ad un'opera
di Papinio Stazio, probabilmente il dramma giocoso dello
scambio delle amanti avrebbe avuto un titolo simile.
Gianluigi Gelmetti, Direttore Musicale del
Teatro dell’Opera di Roma, direttore d’orchestra e nell’occasione anche regista,
ha voluto trasporre la vicenda del Così fan tutte (vedi
scheda dell'opera) mozartiano nella Pompei di
epoca romana, si presume, alla vigilia della devastante eruzione. In scena dall’8 al 12
novembre 2007 al Teatro
Nazionale, per la stagione del Teatro dell’Opera di Roma, la deliziosa opera in
due atti di W.A.Mozart, il quale, per la cronaca, fu battezzato con
l’altisonante nome di Theofilus (oltre che Johannes Chrysostomus Wolfgangus)
che venne latinizzato in Amadeus ma che, da che ebbe uso di ragione, il genio
austriaco mutò in Amade’. Non amiamo le trasposizioni temporali e in
varie occasioni lo abbiamo ribadito; Gelmetti si dichiara anch’egli non propenso
a modernizzazioni ma si produce in una retrodatazione (e una piccola traslazione
geografica) che definire azzardata è eufemistico.
(Dario Ascoli) |
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Musica romantica e contemporanea, legni e pianoforte ai Venerdì Musicali di S.Pietro a Majella.
Un programma che ha impegnato
gli esecutori in grandi pagine del repertorio romantico e tardoromantico e in
due prime esecuzioni assolute, è stato proposto venerdì 9 novembre nella
Sala Scarlatti del Conservatorio S.Pietro a Majella di Napoli
al cospetto di un pubblico numeroso a dispetto di una serata dalle improvvisa
metereologia autunnale e delle difficoltà dei trasporti urbani.
R.Schumann, J.Brahms e
C.Saint-Saens con la parentesi di un Trio, divertimento per legni e un
Quartetto per legni e pianoforte di Sergio Salvaneschi, compositore di
scuola milanese, presente ed applaudito in sala. Le Tre (Drei)
Fantasie-Stucke per clarinetto e pianoforte di Robert Schumann
sono pagine di intenso lirismo del tormentato musicista tedesco, brani nei
quali la libertà formale non costringe lo sviluppo tematico in ambiti
architettonici o tonali obbligati; ne viene fuori una cantabilità spiegata e un
plasticità anche nella parte pianistica che Gaetano Russo e
Simonetta Tancredi hanno restituito con vibrante efficacia. Formalmente
più severa, invece, la Sonata per clarinetto e pianoforte
op. 120 in fa minore di Johannes
Brahms; un’opera della maturità del musicista amburghese che della
straordinaria estensione della forma-sonata ha fatto cifra caratteristica del
suo catalogo cameristico e sinfonico, probabilmente condannando il modello
stesso alla dissoluzione proprio in ragione della raggiunta completezza
espressiva.
(Dario Ascoli) |
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Crepuscoli eroici e campestri per il secondo concerto dell' Autunno Musicale con la Nuova Orchestra Scarlatti
Un programma per piccolo
organico e di ambientazione notturna per il secondo appuntamento con la
Nuova Orchestra Scarlatti all' Auditorium della RAI di Napoli, il 7
novembre 2007: il Notturno n. 1 in do maggiore per fiati ed archi
di F.J.Haydn, l' Idillio di Sigfrido per piccola
orchestra di R.Wagner e la Serenata n. 2 in la maggiore op.
16 per piccola orchestra di J.Brahms.
Wagner eseguito a parti reali rappresenta un
evento non certo frequente; nell’immaginario musicale corrente al nome del
grande operista tedesco si associano grandi masse orchestrali e diversificazioni
timbriche persino esasperate. Lo stesso volume sonoro di riferimento si colloca
su livelli che rimandano all’epicità degli argomenti nonché alle dimensioni di
gradi teatri d’opera, Bayereuth, per antonomasia.
(Dario Ascoli) |
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Un classico del Rinascimento: “la Mandragola” di Machiavelli al Teatro Eliseo di Roma “La favola Mandragola si chiama” diceva Niccolò Machiavelli nel prologo della sua commedia, verso che fornisce il titolo del testo teatrale più famoso di tutto il nostro Rinascimento. La Compagnia del Teatro Stabile di Genova, con la regia di Marco Sciaccaluga, ha voluto proporre un classico della drammaturgia italiana per rispolverare la tradizione teatrale. Una Compagnia stabile che presenta ogni stagione talenti emergenti, attori giovani dando spessore alle nuove generazioni nei teatri italiani, come del resto in questo caso.
E’ Ugo Pagliai
ad interpretare Messer Nicia, sfortunato e vecchiotto signor
“dabbene” caduto nelle grinfie di Callimaco, personaggio
boccaccesco ingordo “d’amore” e beffa.
(Francesca Donfrancesco) |
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Filumena Marturano parla francese al Teatro Mercadante di Napoli
Atelier Theatre Actuel
ha portato in scena, il 6 novembre al Teatro Stabile
Mercadante di Napoli, in una versione
molto particolare in lingua francese, con sopratitoli in italiano,
“Filumena Marturano”, la commedia in tre atti di
Eduardo De Filippo, forse la creatura più cara del drammaturgo
napoletano.
La Filumena Marturano francese assimila la popolare
storia al suo terzo atto, direttamente nel cuore della trama, nello scontro di
due logiche, nel conflitto dialettico tra un uomo e una donna.
Gloria Paris, italiana che ha scelto di vivere in Francia, si misura con
una tradizione da regista di Parigi, ma con un vissuto italiano.
Nell’allestimento di quest’opera, la Paris resta il più vicino
possibile alle intenzioni dell’autore, facendo riemergere le dinamiche di
coppia, nel contesto di un interno borghese napoletano del 1946.
Filumena resta
una tra le madri più note della drammaturgia moderna, con gli affanni e i
rancori, i palpiti e le passioni di una donna sfida la società a tutto campo, ma
anche insegue l'omologazione sociale, il ruolo di moglie, ma non in nome di un
perbenismo di facciata, quanto per assicurare il futuro ai propri figli. A
partire dalla traduzione, ad opera di Fabrice
Melquiot, nasce un testo nuovo, in un francese aspro e conciso ma
pieno di vitalità, capace di recuperare la forza del lavoro sull’attore e di
mantenere una particolare attenzione alla recitazione, ritrovando un modo e un
linguaggio prima di tutto teatrali.
(Isabella
Bonfiglio) |
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Presentata la Stagione 2008 del Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania: rinnovamento con giudizio Di notevole interesse la
Stagione Lirica 2008 del Teatro Massimo Bellini di Catania, presentata sabato 3
novembre 2007, significativamente, anniversario della nascita del genius loci,
Vincenzo Bellini. Due prime esecuzioni,e di
queste un titolo raro, insieme ad opere del cosiddetto “grande repertorio”,
interpreti “vecchi” in nuovi ruoli, qualche nome nuovo e interessante, una
novità assoluta di danza. Due prime esecuzioni,
dicevamo, e si tratta dell’Edgar di Giacomo Puccini, che aprirà la Stagione il
15 gennaio, e del Don Gregorio di Gaetano Donizetti, opera buffa che altro non è
che la versione “napoletana” (1826) del più noto “L’ajo nell’imbarazzo”
(1824),che chiuderà la Stagione a dicembre. L’ Edgar a gennaio e la
Manon Lescaut a maggio celebreranno i 150 anni dalla nascita di
Puccini,ma il via alle celebrazioni possiamo individuarlo già in
Tosca,
in scena in questi giorni. Edgar sarà diretta da Maurizio Arena, con la regia di
Lorenzo Mariani e nei ruoli principali Rubens Pellizzari, Frano Lufi, Alberto
Gazale, Mariana Pentcheva . La Manon sarà diretta da
Stefano Ranzani,
direttore artistico fresco di nomina,
con la regia di Pierfrancesco Maestrini , Adina Nitescu e
Marcello Giordani come
interpreti. (..)a febbraio torna, dopo nove anni, Il Trovatore di
Giuseppe Verdi , in un nuovo allestimento del Teatro Massimo
Bellini totalmente “fatto in casa” : Roberto Laganà Manoli , neo direttore agli
allestimenti scenici, firma regia, scene, costumi e luci, mentre la direzione
sarà affidata ad Antonio Pirolli con Dimitra Theodossiou, Elisabetta Fiorillo e Alexandru Agache.
A marzo finalmente un balletto: Don Quichotte di Ludwig Minkus, con il corpo di ballo e i solisti del
Theatre du Capitol di
Tolosa, direttore Antonino Manuli. (...)a giugno la novità ,il balletto
Caucasus Passion. (...) . Si era parlato
nei mesi scorsi, ha ricordato il Sovrintendente, del nuovo Direttore Artistico
che sarebbe dovuto essere “giovane, bravo e siciliano”: vantando il direttore stabile
dell’orchestra le prime due qualità ma non la terza, si ovvierà, ha
annunciato a fine conferenza tra il serio e il faceto, conferendo al maestro
Ranzani la cittadinanza onoraria della città. Stefano Ranzani sarà affiancato da
Paolo Buonvino, questo sì, siciliano doc (...) Annunciata poi la conferma di
Tiziana
Carlini come Maestro del Coro.
(Serena
Cardelli) |
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“Quaranta…ma non li dimostra” : Un omaggio a Titina De Filippo, un regalo gradito al pubblico
Il Teatro Napoletano non si
smentisce mai e Luigi De Filippo, che è esponente di una scuola e membro
di una famiglia tra le più teatralmente nobili dello spettacolo, ne onora la
fama da mezzo secolo. Al Teatro Sala Umberto di Roma (www.salaumberto.com),
con la prima in scena di “Quaranta…ma non li dimostra”(Storia di una
donna importante) dal 6.11. al 25.11.2997, si è iniziato a celebrare un
anniversario importante per il teatro italiano: centodieci anni fa nasceva
Titina De Filippo, il 23 Marzo del 1898. Luigi De Filippo ha
interpretato più volte questa commedia, ma ora la ripropone in una nuova
edizione in omaggio alla zia Titina. La pièce andò in scena per la prima
volta nel 1933 al Teatro Sannazzaro di Napoli, interpretata da
Eduardo, Titina e Peppino De Filippo (padre dell’attuale regista). Fu un
successone che contribuì ad affermare i talentuosi della famiglia De
Filippo. Un successo che è destinato a ripetersi anche in questa nuova
fresca versione, grazie alla Compagnia di Teatro di Luigi De Filippo, il
quale non a caso è stato più volte premiato con il “Biglietto d’oro” per
campione di incassi. Nel 2005 il Presidente della Repubblica Ciampi
lo ha insignito della onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica per
particolari meriti artistici, come rappresentante del teatro napoletano di
grande tradizione sia in Italia che nel resto del mondo. La sceneggiatura,
scritta da Peppino e Titina De Filippo, offre l’ironica visione
della vita che possiede chi respira l’aria di Napoli, visione celata
dall’umorismo amaro degli anni del secondo dopo guerra.
(Francesca Donfrancesco) |
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Pedigrotta di Viviani nella regia di Nello Mascia al Bellini di Napoli. Dioniso in Villa Comunale e le Metamorfosi di Lello Esposito
Piedigrotta di Raffaele Viviani è in scena al Bellini di
Napoli, dal 1 novembre, per la regia di Nello Mascia; il lavoro
riproduce in modo didascalico l’effige di una Napoli del primo dopoguerra che
si è fissata nell’immaginario collettivo non tanto per la pregnanza intrinseca
di quel clima storico, quanto per la percezione più o meno inconscia che la
città viva ogni giorno, giorno dopo giorno e anno dopo anno, un dopoguerra di
guerre sempre diverse ma dalle conseguenze in fondo troppo simili negli effetti:
ora tragici ora drammatici, mai rassicuranti. Quella
Napoli che si è riconosciuta nel presepe la cui scenografia parla
di precarietà e di crollo imminente e che rappresenta un'allegoria del nuovo patto con Dio che supera un passato in disfacimento e che
ai napoletani di ogni epoca ha ricordato scenari di
sempre recenti terremoti, carestie, eruzioni e distruzioni paesaggistiche e
morali. Presepe,e
culto di Maria Vergine e riconversione cristiana di riti dionisiaci
nel settembre mediterraneo trovano cornici di vendemmie di dolce clima che
invita al godimento dell' agorà e dei frutti della terra, del pescoso golfo e dei
favori delle floride donne
partenopee. Riti dionisiaci e feste liberatorie
e di iniziazione che hanno radici nelle euripidee Baccanti
come nell' Orfeo di Poliziano e che sono accomunati dall’esaltazione del
potere del canto e della musica e delle loro virtù evocative e afrodisiache.
(Dario Ascoli)
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Il puro e l'osceno tra perfidia e sensi di colpa. Richard III al Teatro Nuovo di Napoli È
intenso e spregiudicato, in costante contrapposizione tra
purezza e oscenità il Richard III di Peter Verhelst
che ha inaugurato la stagione 2007/2008 del Nuovo Teatro Nuovo di
Napoli. L’unica tappa italiana della tournée internazionale dello spettacolo del
regista francese Ludovic Lagarde porta sulla scena una rilettura
del dramma shakespeariano dai toni cruenti e violenti, facendone emergere gli
aspetti più spiccatamente moderni. Le vicende di Richard,
interpretato da uno straordinario Laurent Poitrenaux, si consumano
nell’interessante scenografia dal sapore arabeggiante di Antoine Vasseur:
una tetra scalinata nera conduce all’entrata di quello che sembra un tempio
esotico, due varchi sulla parete rosso fuoco separano a sinistra lo spazio
privato abitato da un grande letto e a destra lo spazio pubblico, al centro il
trono su cui il protagonista siederà da re. Snodo centrale di questo
Richard III è la messa in rilievo dei rapporti che il protagonista
instaura con le donne, innanzitutto la madre. È proprio la Duchessa di
York, resa con maestria da Anne Bellec, che apre e chiude
la tragedia. Prendendo in prestito alcuni versi dell’opera di Shakespeare («Egli
è figlio mio, purtroppo, e perciò la mia vergogna; eppure non succhiò dal mio
seno questa perfidia»), Verhelst descrive una vecchia regina che,
in apertura di dramma, distesa sul talamo, pronuncia un intenso monologo in cui
ricorda il dolore e lo strazio del parto, giura di aver provato ogni veleno per
sbarazzarsi di quel figlio che appena nato aveva «una bocca piena di denti». E a
testimoniare la circolarità del dramma sono ancora le sue le parole che chiudono
la pièce. Un ritornare della vita stessa, quando Richard, morto,
si ricongiunge ormai innocuo e innocente come un bambino al ventre della madre
che ora lo accoglie con tragica tenerezza. Il ruolo della
Duchessa di York diventa preponderante nella stesura di
Varhelst che, diversamente da Shakespeare, focalizza l’attenzione sui
rapporti intimi tra i personaggi che vengono praticamente a raccontarsi, a
confessarsi davanti al pubblico. Più audace e forte è il rapporto di
Richard III con Lady Anne, interpretata dall’unica artista
italiana nel cast Francesca Bracchino.
(Viola Tizzano) |
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Ha preso il via venerdì 26 ottobre
all’Auditorium “Domenico Scarlatti” della Rai, l’Autunno Musicale della Nuova
Orchestra Scarlatti, una delle realtà musicali napoletane più consolidate.
Diretta in maniera impeccabile dal maestro Daniele Giulio Moles, la Nuova
Orchestra ha offerto un programma all’insegna della contemporaneità. Gli autori
scelti, infatti, sono stati il norvegese Edvard Grieg, Aaron Copland
e due
compositori napoletani, Patrizio Marrone e Domenico Napolitano. Di Grieg, del quale quest’anno ricorre il
centenario della morte, si è ascoltato “Preludio” e “Rigaudon” dalla suite
“Dai
tempi di Holperg”, una suite in stile antico composta nel 1884. Brevi quadretti
concepiti quasi come una improvvisazione, immagini fugaci e spontanee che quando
non incorrono in una fragilità un po’ salottiera, restituiscono la visione
mitica di un paesaggio nordico. E poi due melodie elegiache “Il cuore ferito” e
“Tarda Primavera”. Poi è toccato a Patrizio Marrone
(il
compositore era presente in sala) e si ascoltato uno dei pezzi più belli e
suggestivi da lui scritti la "Suite per archi" e "Djembe" dal “Magnificat”. Un pezzo
caratterizzato da intensità e profondità. Chi ne ricordava la versione in
quartetto d’archi di qualche anno fa è rimasto deluso. Il risultato offerto
dall’orchestra è sicuramente molto diverso, meno intenso e vibrante. Ma gli
applausi sono stati scroscianti e convinti e per Marrone è arrivata l’ennesima
conferma.
(Raffaella
Tramontano) |
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"Gomorra" di Roberto Saviano, il romanzo-reportage, approda a teatro. L'attesissima prima nazionale al Mercadante di Napoli il 29 ottobre 2007 Un’inquietante
carrellata di situazioni che, a squarci, svelano un universo sociale fatto di
relazioni e valori che definiscono e connotano il mondo della criminalità
contemporanea, diffuso e potente, che sembra vivere del tutto autonomo,
parallelo alla società civile. È la scena di cui godrà la platea del
Teatro Stabile Mercadante di Napoli quando lunedì 29 ottobre
debutterà la versione teatrale di Gomorra. Lo spettacolo di
Roberto Saviano e Mario Gelardi (che ne firma anche la
regia) aprirà la programmazione 2007/2008 del Ridotto della sala di piazza
Municipio e annuncia di essere un grande evento culturale e sociale al pari del
best seller che lo ha preceduto. In realtà, come ha spiegato lo stesso regista
durante la conferenza di presentazione dello spettacolo, la stesura teatrale di
Gomorra è nata molto prima della pubblicazione di quello che
sarebbe poi diventato il caso editoriale e mediatico, politico e anche
giudiziario letto da quasi 2 milioni di persone. Quel romanzo-reportage, come
l’autore Roberto Saviano ama definirlo, è riuscito ad entrare nei
cunicoli più bui e nascosti di quel mondo che tutti sanno esistere ma nessuno
aveva mai sviscerato così nel profondo. Un mondo fatto di singole storie ma
tutte legate dal cupo filo conduttore della criminalità organizzata e il cui
“racconto” ha portato gioie e dolori al giovane Saviano
(Viola
Tizzano) |
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Che dire... Paolo Poli, sei brillante! Paolo Poli è ormai un mostro sacro del teatro italiano e la chiara fama esonera noi dall’obbligo di presentarlo e consente all’attore toscano di non doversi nemmeno rigorosamente contestualizzare nel calarsi nei personaggi che trasformisticamente fa vivere sulle scene. Paolo Poli è al di sopra perchè il suo è puro gioco teatrale di citazioni e di ambiguità. Il gioco inizia fin dal titolo dello spettacolo: Sei brillanti (diamanti o cosa?) con un “giornaliste del novecento” in stampatello minuscolo che ci informa che "brillanti" è un aggettivo riferito alle giornaliste attraverso i cui occhi Poli interpreterà, a modo suo, gli avvenimenti epocali del secolo scorso dagli anni ’20 agli anni ’80. Ma, dicevamo, è soprattutto l’ambiguità a caratterizzare questo spettacolo, portato con successo alla Sala Umberto di Roma dal 16 ottobre al 4 novembre 2007, e ad essere protagonista del non espresso perchè intuibile e deducibile; è il gioco della verità storica non direttamente riferita perchè deducibile, ricavabile da parole, musiche e scene fortemente allusive a quanto non taciuto ma filtrato attraverso la sottile ironia che finisce col non far prendere sul serio i drammi di un secolo e della vita stessa.Ironia elegante che non si fa mai derisione e nemmeno sarcasmo e che filtra attraverso canzoni d’epoca e una messinscena magistrale vicende e tormenti della vita italiana del ‘900. Gli avvenimenti vengono volutamente narrati senza arrivare al coinvolgimento dello spettatore nei lati più tragici, evitati per lasciare spazio ad una levità dei costumi, specchi non troppo seri del divenire della realtà storica. (Redazionale) |
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Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi": Il Bellini di Napoli si rinnova con moderazione nei cartelloni e, per fortuna, resta com'è. Successo della serata inaugurale con Barbareschi ne "L'ultimo Gattopardo"
Il Teatro Bellini di Napoli ha aperto, il 23
ottobre 2007, una stagione, come spesso negli anni recenti, interessante e
godibile, con un titolo e un protagonista di grande attrattiva: Il Gattopardo
interpretato, nel ruolo del protagonista da Luca Barbareschi.
Quella de “il gattopardo” di Giuseppe
Tomasi di Lampedusa, è una saga mediterranea; così come quella dei
Buddenbrook, anche questa si svolge nel breve scorrere di pochi anni ma, in
Tomasi di Lampedusa, vi è forse una diversa vena nostalgica non tanto per ciò
che fu e non può tornare, quanto per ciò che non cambia a dispetto di ciò a cui
si è rinunciato. Nel romanzo di Thomas Mann si narra di una
famiglia le cui fortune precipitano con l’avanzare di un capitalismo industriale
e imperialista che scompagina l’economia e la cultura mercantile della Germania
del nord, di Lubecca in particolare e, a conclusione della vicenda troviamo il
ripiegamento nel privato e nell’arte (musica) dell’ultimo della dinastia. Ne “Il gattopardo”, invece vi è a fare da
sfondo storico il processo di unificazione dell’Italia, visto dal profondo della
Sicilia, con tutto quanto a quella colonizzazione in salsa risorgimentale era
collegato ed il processo non si accompagna ad una evoluzione della sensibilità,
procedendo per via successoria. La resistenza al cambiamento e non il governo
dello stesso; il potere sommerso che si muove affinché si conservano i
privilegi di casta, non la cultura di un popolo. Si potrà anche affermare che
Tomasi di
Lampedusa non sia Thomas Mann, ma soprattutto lo Schleswig Holstein non è la
Sicilia, troppe le differenze, nonostante Federico II li accomunasse in un
remoto passato. Luteranesimo e Cattolicesimo; borghesia
mercantile e latifondismo feudale, le differenze sono tante e ancora oggi, nel
XXI secolo dell’ Europa comunitaria, i punti di contatto si riducono al
marzapane e alla pasta di mandorle.
(Dario Ascoli) |
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Il cacciatore di
aquiloni di Khaled Hosseini.
“The Kite Runner”
Khaled Hosseini, figlio di un diplomatico,
nasce a Kabul, in Afghanistan, ma vive con la sua famiglia negli Stati Uniti dal
1980. Vive nel nord della California e fa il medico. Il cacciatore di
aquiloni è il primo romanzo epico afgano, uno straordinario caso letterario
pubblicato in 12 paesi. Ne “Il cacciatore di aquiloni”
Khaled
Hosseini tesse una storia toccante e coinvolgente che vale la pena di leggere e
su cui riflettere. Il romanzo è un piccolo capolavoro: una storia di amicizia e
tradimento attraverso trent’anni di storia afgana, ma anche una storia di padri
e figli, di grandi capitolazioni e espiazioni ardimentose e dolorose, di fughe e
ritorni, fino al riscatto finale, toccante e inaspettato. Sullo sfondo l’annientamento di un Paese come
l’Afghanistan, che assiste impotente alla sua distruzione e al crollo di ogni
certezza e che nulla può contro l’incedere della Storia, incarnata dai Sovietici
prima e poi dai Talebani. L’autore racconta del tempo in cui Kabul era una
città, dall’odore inebriante della terra d’estate e dell’aria frizzante
dell’inverno mista al sapore rassicurante del the, in cui volavano gli aquiloni
e in cui i bambini davano loro la caccia. “Guardai verso oriente e mi
sorpresi a pensare che, al di là di quelle montagne, Kabul esisteva veramente e
non era solo un mio antico ricordo. Oltre quelle montagne dormiva la città dove
avevo lanciato gli aquiloni con il mio fratellastro dal labbro leporino. Al di
là di quelle montagne l’uomo con gli occhi bendati che avevo visto in sogno era
morto di una morte insensata. Un tempo, laggiù avevo fatto una scelta. E ora,
dopo un quarto di secolo, quella scelta mi aveva riportato qui, nella mia
terra.”
(Isabella Bonfiglio) |
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La Royal Philharmonic diretta da Daniel Oren al Verdi di Salerno: L'apoteosi dell'entusiasmo.
Una delle più grandi orchestre
sinfoniche del mondo è stata ospite del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno
e a dirigerla è stato lo stesso Daniel Oren, prestigiosa bacchetta di fama internazionale,
nonché direttore artistico del teatro salernitano. Unico concerto, fuori
abbonamento, il 22 ottobre 2007 alle ore 21, un programma godibile
con due
titoli della grande tradizione sinfonica come la Sinfonia n. 7 di L. van
Beethoven e la Sinfonia n. 4 di P.I. Ciaikovskji.:
tutto esaurito d'obbligo.
Oren è un beniamino del
pubblico ed è se non "il" almeno "uno" degli artefici del miracolo del
teatro salernitano; non fosse per le evidenti incompatibilità di credo
religioso, ritengo che molti a Salerno, osannerebbero il direttore
israeliano al grido "santo subito"; laicamente ci assoceremmo. (...)
Ovazione finale del pubblico a cui l'esuberante direttore non ha potuto non
concedere un bis e, proseguendo nel filone del "danza è bello" ,
una pagina di irresistibile presa come la Danza Ungherese n. 5 di
Johannes Brahms. Visibilio del pubblico ed entusiasmo sui sorrisi
degli stessi orchestrali, indicati da Oren perchè ciascuno
ricevesse la sua parte di meritata gloria. Parafrasando le parole Wagner
: l'Apoteosi della costanza e dell' entusiasmo.
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Il Sinfonismo tardoromantico inaugura la Stagione di Concerti 2007-2008 del Teatro San Carlo Ha preso il via, sabato 20 ottobre 2007, la Stagione
Concertistica 2007-2008 del Teatro San Carlo di Napoli con un programma
sinfonico affidato alla bacchetta di Jerzy Semkow, che ha sostituito
Jeffrey
Tate, seriamente indisposto e a cui vanno i nostri auguri per una pronta
guarigione. Si è trattato del primo evento di una stagione che, nelle
aspettative di tutti gli appassionati della grande musica, dovrà segnare la
ripresa del teatro d'opera più antico e prestigioso della storia e ha
rappresentato l'esordio
degli assistenti alla programmazione artistica voluti dalla gestione
commissariale: Gianni Tangucci e Cesare Mazzonis ai quali sarà richiesto di
condurre a termine un cartellone disegnato nella passata stagione per quanto
concerne il calendario e gli interpreti. Il programma della serata inaugurale ha offerto due titoli
del repertorio sinfonico di fine '800 quali la Fantasia sinfonica in mi minore
op.32, dal V Canto dell' Inferno di Dante "Francesca da Rimini" di
Piotr Ilich
Ciaikovskij e la Sinfonia n.2 in re maggiore op.73 di
Johannes Brahms.
Probabilmente l'esempio di Liszt che negli anni '70 del XIX
secolo aveva dedicato alla Divina Commedia composizioni pianistiche e sinfonico-corali, suggerì ad altri compositori quanto il poema dantesco
potesse ispirare pagine musicali di grande suggestione.
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Indovina chi viene a cena?
Quando l’illusione di aver superato un certo cliché si scontra con la realtà, ci
si rimprovera di quanto l’utopia faccia parte della quotidianità di ognuno di
noi: se lo stupido del momento fa battute sul nigeriano di turno, si ride, pur
se amaramente, della sua scempiaggine, ma si passa oltre senza pensarci molto.
Lo choc, invece, si propone con inquietanti sembianze quando, menti ‘illuminate’,
si fanno scudo della fama acquisita con le loro scoperte scientifiche, per
diffondere menzogne di proporzioni bibliche. Crediamo che determinati individui
siano degni di essere presi ad esempio, crediamo che il loro operato sia
contrassegnato quantomeno da buon senso e da un’etica, eppure, come bambini che
ad un certo punto scoprono la fallibilità dei loro genitori, ci troviamo
dinnanzi a circostanze che non possono che essere condannate senza alcuna
esitazione, indipendentemente dalla fonte di provenienza, seppure questa sia
prestigiosa (?). Che il valore di un uomo non si misuri dalla bellezza, o da un
generoso conto in banca, francamente, appare retorico. |
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"Canzoni all'asciutto" al Volvèr Cafè - Francesca Barbatelli Raccontare emozioni
e sentimenti del proprio animo non è mai semplice e Francesca Barbatelli,
giovane cantautrice napoletana, riesce a farlo mettendo in musica quello che lei
stessa ama definire “il suo mondo”. Canzoni che, come istantanee di vita
quotidiana, hanno colpito al cuore e quasi “obbligato” a riflettere l’intima
platea del Volver Cafè dove l’artista è stata protagonista della
seconda serata di “Canzoni all’asciutto”, rassegna-concorso per
giovani cantautori. Il titolo della kermesse musicale la dice lunga su quanto
gli ideatori, Valerio Sgarra e Giovanni Capobianco, hanno voluto
offrire al pubblico napoletano: una musica fatta di strumenti e voci, di note
sullo spartito e versi semplici ma significativi, senza
fronzoli e artifici dell’elettronica. E asciutta e pulita è stata la musica di
Francesca Barbatelli, calda e sensuale la sua voce, seppur con
qualche vena di rabbia, magnetico e introspettivo il suo sguardo dal palco,
semplice e raffinato il suo stile. Accompagnata dalla chitarra di
Alessandro Pezzella, la cantautrice ha offerto al pubblico e alla giuria
del concorso, un carosello di propri brani: sei canzoni in cui, con la passione
e la curiosità che contaraddistinguono il suo fare musica, è riuscita a
dipingere nelle menti degli ascoltatori situazioni e persone, attimi rubati alla
realtà che impetuosamente affioravano come ricordi di vita vissuti. Due
canzoni sull’amore hanno aperto e concluso il breve ma intenso concerto di
Francesca Barbatelli: “Buongiorno amore”, invito dolce
e sincero a vivere i sentimenti «attimo per attimo…» e “Sono all’inferno”,
racconto in musica di un amore ossessivo, quello che si vive in età
adolescenziale, carico di dubbi e insicurezze. «Va e viene la certezza di
averti raggiunto», ha cantato, non solo con la voce ma soprattutto con il
magnetismo degli occhi e il dinamismo delle mani che si alternavano tra pizzichi
su corde di chitarra e morbidi gesti delle dita a incorniciare il volto, quasi a
voler suonare le corde dei suoi pensieri. |
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L'irrinunciabile fardello della libertà di scegliere.
La Galleria
Toledo Teatro stabile d’innovazione è al secondo appuntamento con uno spettacolo
prodotto dal
C.I.C.T / Théâtre des Bouffes du Nord per la regia di
Peter Brook.
La Galleria Toledo ha intitolato la stagione teatrale 2007/2008 “ORIENTAMENTI”
con l'intrigante sottotitolo “geografie del tempo presente”. Lo spettacolo di
Brook affronta il tema del rapporto tra morale e religione, quella
cristiana, in particole e sull'influenza che riposte diverse agli interrogativi
circa le definizioni di ambiti, nel corso dei secoli, hanno esercitato sulla
storia dell'umanità. Lo spettacolo,
in scena dal 17 al 20 ottobre, è tratto da un frammento de
“I Fratelli
Karamazov”
di Dostoevskij intitolato “The Grand Inquisitor”.
(...) Un prologo
iniziale delinea i luoghi e i tempi di riferimento della vicenda: la
Spagna del XVI° secolo rosseggiante di roghi su cui venivano giustiziati,
con cerimonie che nemmeno rinunciavano ad una certa compiaciuta mondanità
voyerista, gli eretici, condannati dalla Santa
Inquisizione.
Per le strade di una cattolicissima
Siviglia, a quindici secoli dalla Resurrezione, il Cristo ridiscende sulla Terra
e opera miracoli tra lo stupore entusiastico del popolo e la diffidenza
sospettosa del potere.
L’inquisitore/narratore
stigmatizza la spettacolarizzazione dei miracoli e la facilità con
cui la folla viene attratta da essi per divenire seguace di colui che può lenire
tutti i mali, ma, nel contempo, compiaciuto rileva come anche una folla osannante
possa essere rivolta contro lo stesso Cristo, indurla chiederne la cattura
e la condanna, ancora una volta, dopo 1500 anni.
Cristo viene infatti imprigionato e l'incontro con
l’Inquisitore avviene nella cella, un dialogo/monologo in cui il
prigioniero ascolta muto e immobile la requisitoria sulle
sue colpe, la principale delle quali sarebbe quella di aver condannato
l'umanità ad una vita cadenzata dal dovere liberamente scegliere e dai bisogni
materiali che un Dio fatto uomo ha voluto sminuire resistendo alle tentazioni
e proponendosi come esempio di vita che "non si nutre di solo pane".
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Artisti all'Asta e il Moliere vesuviano E’ lui, ancora una
volta lui: l’illustre ed illuminato Molière. Non è l' "Avaro", non
è il "Misantropo", ma un’altra gemma, incastonata nella regale corona di opere,
a folgorare lo spettatore. ‘George Dandin o il marito confuso’,
opera del 1668, sulla scia di una ben costruita farsa, ci omaggia della sua
intima ed ingiusta frustrazione di uomo umiliato e ferito, rendendoci
spettatori, impotenti quanto lui, di immagini evocative ancestrali timori.
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Due grandi e splendide regine tra sentimenti e ragion di stato: "Maria Stuart" al Teatro Mercadante di Napoli per il Teatro Festival Italia
È andata in scena al
Teatro Stabile Mercadante, inserita nel Prologo al
Teatro Festival Italia, Maria Stuart di Friedrich
Schiller per la regia di Andrea De Rosa. Lo spettacolo ha
inaugurato la stagione teatrale 2007/2008 intitolata “perché il teatro
c’è” che, come espresso dal direttore Roberta Carlotto, è
nel segno della continuità della precedente direzione e augurio di vivacità
produttiva culturale nel segno della teatralità. De Rosa ci
informa in merito alle circostanze in cui egli ha maturato l'idea di affrontare
un testo complesso e oggetto di versioni diversissime nonché di trasposizioni
cinematografiche, melodrammatiche e letterarie: la guerra in Iraq e le sue
atrocità. La forza del diritto versus il diritto della forza che si innesta in
un conflitto politico che strumentalizza le differenze di credo religioso.
Maria Stuart è una donna, regina di Scozia, cattolica e rosa da un
senso di colpa per aver tradito il proprio consorte e fatto uccidere
dall'amante; ma essa è forse suo malgrado, paladina della religione di Roma
nella terra che aveva conosciuto lo scisma anglicano che, più ancora che
quello luterano, si sostanziava in un'istanza di indipendenza dal papato quasi
per nulla suffragata da interpretazioni teologiche. L'Inghilterra di
Elisabetta I Tudor cercava una regina-vergine che il popolo temesse
e amasse, una figura edipicamente autoritaria quando non fosse politicamente
autorevole. Elisabetta è consapevole che il suo potere
sarebbe messo in pericolo da un matrimonio che porterebbe un re sul trono,
relegandola, di fatto, ad un ruolo di regina consorte e forse madre |
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La VI edizione del Festival di Musica e Arte Sacra si è conclusa nel segno del sommo compositore sacro: J.S.Bach e della sua Messa in si minore. Il giorno 10 ottobre la prestigiosa rassegna si era aperta in San Pietro con la
Missa Solemnis "Tu es Petrus" del contemporaneo Wolfgang Seifen,
dedicata al Pontefice Benedetto XVI in occasione del suo ottantesimo
compleanno: una composizione ispirata alla grande tradizione tardoromantica e
novecentesca in uno stile polimorfo ma unificante, percorso da reminescenze di
Bruckner, Orff e R.Strauss, sonorità vigorose grazie
ad una magniloquenza di orchestrazione
con Coro, orchestra sinfonica ed organo ben condotti dal giovane direttore
Constantin Alex. L'esecuzione è stata affidata all'Orchestra e al Coro
dell' Università di Humboldt, compagini costituite da studenti che sono
apparsi concentrati ed entusiasti. Non mancano nella pagina sacra di
Seifen episodi di grande spessore contrappuntistico né ampie sezioni in
cui il ricorso all'espressività si fa prevalente e gli aspetti del colore
dell'impasto sonoro diviene esso stesso linguaggio. Il successivo appuntamento è stato, e ve ne abbiamo dato
resoconto da queste pagine, con la grande musica sacra del romanticismo verdiano
in una memorabile esecuzione del Requiem (vedi
recensione) per poi presentarci, in Santa Maria Maggiore, il giorno 12
ottobre, le delicate sonorità secentesche prodotte da "Le Poème Harmonique"
diretto da Vincent Dumestre, un repertorio raffinatissimo in cui la centralità
della parola nulla sottrae alla potenza evocatrice dei suoni prodotti con
strumenti d'epoca o copie fedeli di esse. Un Festival di livello altissimo che non ha certo deluso le
aspettative con un concerto conclusivo, nella Basilica di San Giovanni, il 13
ottobre, interpretato da The Amsterdam Baroque Orchestra and Choir
diretti da un mostro sacro della musica antica come l'olandese Ton Koopman. |
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La "preghiera laica dei giusti". Il Requiem di Verdi per il VI Festival di Musica ed Arte Sacra Le composizioni sacre italiane,
a partire dal XVIII secolo, sono state oggetto di di controversi giudizi e
divergenti opinioni circa la loro classificazione stilistica e di genere; a più
riprese storici , musicologi e musicisti sono andati rilevando contaminazioni
operistiche nella scrittura di lavori sacri e persino liturgici. Non era estraneo un
forse
giustificabile desiderio di rivalsa dei teorici d'oltralpe dopo i due
secoli che seguirono il Concilio di Trento, in cui la grammatica
musicale, le regole del contrappunto e i criteri stilistici, in generale,
venivano espressi e codificati con formulazioni dogmatiche e perentorie e le cui violazioni
erano ritenute alla stregua di eresie. (....) Ancora una gemma che la
Fondazione Pro Musica e Arte Sacra ha voluto donare e, ricordiamolo,
siamo solo al secondo appuntamento del Festival che prosegue fino al giorno 13
ottobre 2007 e il cui programma per esteso è riportato in fondo alla pagina.
L'appuntamento annuale dei Wiener Philharmoniker con la musica
sacra a Roma si va ad inscrivere tra quegli eventi che scandiscono il tempo
eppure sanno parlarci di eternità. |
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Giovani interpreti e allestimento tradizionale per un Rigoletto di buona levatura al Verdi di Salerno Probabilmente perchè si possano apprezzare a pieno le qualità
di un interprete giovane è preferibile che esse si rivelino in un contesto di
sana convenzionalità che non distragga il melomane coinvolgendolo in querelle su
trasposizioni temporali e permetta al critico di soffermarsi su tecnica vocale e
interpretazione piuttosto che su pindarici voli registici. Renzo Giacchieri ha predisposto un allestimento in cui le
scelte registiche e i costumi e le scene si sono adagiati nel rassicurante alveo
della tradizione. Più volte il regista ha avuto occasione di sottolineare come
per lui la modernità di Rigoletto
(vedi scheda) risieda nella partitura, nell'impianto drammatico-musicale e che non sia necessario, e sembra volere dire possa essere
deleterio, introdurre "aggiornamenti" e trasposizioni modernizzanti. La circostanza stessa che
Giacchieri abbia voluto riprendere
scene e costumi di un allestimento degli anni '70 testimonia il consolidamento
di una lettura registica al riparo da derive sperimentalistiche. |
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GABRIEL GARCIA MARQUEZ A TEATRO: “DIATRIBA D’AMORE CONTRO UN UOMO SEDUTO”
Pubblicato da pochi giorni Diatriba d’amore
contro un uomo seduto di Gabriel Garcia Marquez negli Oscar
Mondatori, non era mai stato rappresentato in Europa. Il Teatro
Quirino Vittorio Gassman di Roma ospita la pièce teatrale diretta dal
regista Alessandro d’Alatri fino al 14 ottobre. La passione di
vivere innamorandosi della vita e di ciò che ci offre spinge Graciela,
personaggio interpretato, con “irruenza” e spiccato senso realistico, da
Maria Rosaria Omaggio (nella foto a fianco), ad aprire con suo marito
un conto in sospeso durato 25 anni. Diatriba d’amore contro un uomo
seduto è la storia di una donna, passionale, forte e fragile, ironica e
malinconica, la quale ha cercato di riafferrare il suo uomo troppo distratto
dalla lussuria, e dall'ingordigia di alcune nobiltà. Il loro è un importante
marchesato di Cartagena , che cela nella sua notorietà e ricchezza, una grande
povertà d’amore, l'epoca quella degli anni '70, di speranze e di utopie.
Graciela contro il suo amore. Un amore che le ha inferto troppe ferite e
che ora, sul punto di celebrare le nozze d’argento, è pronta a ribellarsi e a
strapparsi di dosso oro e prestigio per ritrovare la felicità perduta.
“Niente somiglia tanto all’inferno come un matrimonio felice”, sono le
prime parole della protagonista che svelano il mondo di assoluta apparenza nel
quale è costretta a vivere.
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Rigoletto al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno il 10 ottobre 2007 (repliche il 12 e il 14)
In omaggio al grande
operista che gli dà il nome, il Teatro Municipale G.Verdi di Salerno,
mette inscena uno dei melodrammi più amati dal pubblico di ogni tempo e che
appartiene alla cosiddetta “trilogia popolare”: “Rigoletto” (vedi
scheda dell’opera). Insieme a Traviata (vedi
scheda dell’opera) e Trovatore, l’opera che narra della tragedia di orgoglio
ferito, amore paterno e vendetta del gobbo al servizio del duca di Mantova, è
forse quella che maggiormente esprime il genio compositivo del Maestro di Busseto. Il Teatro Municipale di
Salerno propone il titolo in un allestimento tradizionale per la regia di
Renzo Giacchieri, che punta sulla modernità dei contenuti piuttosto che
sul nuovismo
delle interpretazioni che spesso, in omaggio ad una volontà di stupire, rischia
di tradire lo spirito di una composizione. |
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Presentato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali il Prologo al Teatro Festival Italia, ouverture del nuovo festival triennale assegnato alla città di Napoli.
Quello di ottobre è un acconto
dell’evento vero e proprio che avrà inizio a giugno 2008, ma,
nelle intenzioni degli organizzatori, come si conviene ad una
vetrina ben addobbata, ha lo scopo di comunicare per intero lo
spirito che ha animato la stesura delle linee guida. I
contenitori coinvolti saranno quelli tradizionali dei grandi
teatri cittadini (San Carlo, Mercadante, Teatro Nuovo, San
Ferdinando, MADRE, Auditorium Rai, Teatro Garibaldi di S.Maria
Capua Vetere) nonché palcoscenici “straordinari” come
quelli che sorgeranno nel Porto, simbolo e metafora di una città
che accoglie, ma più spesso, saluta per viaggi di sola andata le
sue energie migliori soffocate dall’ ordinaria straordinarietà
dei suoi mali. Una tre giorni che culminerà con "Notte tempo, di
teatro in teatro" il 13 ottobre, una grande festa finale nel
Porto di Napoli. Elisa Montecchi, sottosegretario
ai Beni e alle Attività Culturali, dopo aver presentato le
autorità in sala, ha sottolineato il ruolo e la funzione di
cassa di risonanza dell'evento e ha individu |
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Presentata, in un clima di mestizia, la stagione 2007-2008 del Teatro San Carlo
C’era un’atmosfera particolarissima alla
conferenza stampa di presentazione della Stagione 2007-2008 del
Teatro San Carlo di Napoli; l’imponente presenza del commissario
straordinario nominato dal Ministero dei Beni Culturali nel
mese di agosto; benché il dott. Nastasi si
sforzasse di non risultare ingombrante, ironizzando persino
sulla sua stazza fisica, gli interventi del prof. Lanza
Tomasi e del M° Alessio Vlad ad illustrare
il programma del più grande teatri del mondo, in qualità di ex
in regime di prorogatio per funzione, quale che fosse il
giudizio sui meriti dei singoli, diffondeva un’aura di mestizia.
Aggiungiamo il dato dell’assenza di rappresentanti delle
Amministrazioni locali e il quadro desolante di completa. E’
statutariamente ineccepibile la decadenza dal ruolo nella
Fondazione delle figure politiche locali, ma il San Carlo è
patrimonio culturale di Napoli e del mondo tutto, e che lo si
amministri o meno, chi voglia rappresentare i cittadini deve
essere umile portavoce della cittadinanza; umile e quindi non
umiliato da vicende ministeriali, prevedibili o inattese che
esse siano.
L'invito in premessa del dott. Nastasi
è stato netto e inequivocabile: discutere di programmazione
artistica e rivolgere quesiti esclusivamente in tale merito ... |
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Eccellenze vocali e belle promesse alla Finale della Terza Edizione del Concorso Internazionale di Canto Lirico “Ravello Città della Musica”
Una passerella
di belle voci e ottime promesse del canto,
a conclusione di due giorni di selezione che
hanno visti impegnati cantanti di tre diversi continenti, lunedì
10 settembre, nel Duomo di San Lorenzo a Scala, sotto l'attenta
e competente direzione artistica di Patrizia Porzio
(nella foto).L'evento,
che ormai è diventato un appuntamento attesissimo che
rappresenta anche un gemellaggio ideale tra Ravello e Scala,
cittadina che già attraverso il progetto
"Scala incontra New York" rivela la
propria spiccata vocazione internazionale e la propria
attenzione ai giovani.
Gli iscritti,
come si diceva proveniente da ogni angolo della Terra, quest'anno
sono stati ben 63; si comprenderà quale difficile e per certi
versi ingrato compito sia spettato alla qualificatissima giuria
per selezionare prima 25 semifinalisti e a conclusione, 12
cantanti per la serata finale.
(clicca sulla foto per
videointervista) |
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Hui He: il soprano che “visse due volte”.... d’arte. Tosca , diretta da Daniel Oren , all’ Arena Flegrea accolta con osannante consenso.
Un Daniel Oren in
grande forma (e anche in ritrovata linea) ha condotto una “Tosca”
(vedi scheda
dell'opera) che rimarrà a lungo nella memoria degli
spettatori per aver visto due bis nella stessa serata: quello
dell’unico brano solistico affidato da Puccini al
soprano, nonché quello del celebre “E lucean le stelle”,
di Mario Cavaradossi. E’ accaduto così che
l’ottima Hui He abbia “vissuto d’arte” due volte
di seguito con grande entusiasmo del pubblico che gremiva la
cavea flegrea il 4 settembre: un bis di una romanza nel bel
mezzo di un’opera non è evento che ricorra spesso, figurarsi,
di lì a poco, ascoltare un tenore che muoia due volte disperato
! Confessiamo che, per indole e per ottimismo.... propendiamo
decisamente per la vita, ragione per la quale abbiamo apprezzato
l’inconsueto fuori programma di Hui He mentre ci
era sembrato un sollievo la conclusione del brano di
Giuliacci che interpretava un pingue Cavaradossi
accomiatarsi constatando che la sua ora fosse .. fuggita.
Ahinoi, Daniel Oren, forse per una malinteso senso
di parità di genere o per una sorta di par condicio delle ugole,
ha permesso al tenore di bissare la romanza: l’arte di Hui
He e la disperazione di Giuliacci!
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La Passione di Cristo nella musica barocca di Antonio Caldara rifulge nella meditata interpretazione della Cappella della Pietà dei Turchini
Al volgere al termine, al RavelloFestival 2007, dedicato come più volte riferito da queste pagine al tema
della “Passione”, non poteva mancare una serata incentrata sulla musica
sacra e quindi sull’accezione diremmo cristiana di passione. La Cappella
della Pietà dei Turchini, fondata e diretta da Antonio Florio, è una formazione
di fama
internazionale e accreditata come specialistica di riferimento nel repertorio
italiano del ‘600-‘700; molto attesa, pertanto, al belvedere di Villa Rufolo, il
1° settembre. Obiettare sui significati più profondi tra il teologico e il
letterario che la passione umana e quella del Cristo possano avere in comune
potrebbe risultare tedioso; di fatto il tratto di unione andrebbe individuato
nella radice stessa di “patire”. Probabilmente la natura umana del sentimento
include quel sottile dolore che accompagna, ad esempio, l’amore e l’eros, il
piacere della conquista ed il timore della perdita dell’oggetto amato. Molti di
questi contrasti dell’anima sono espressi nei versi che Pietro Metastasio
compose per il musicista veneziano Antonio Caldara
per il componimento sacro per musica
"La
Passione di Gesù Cristo Signor Nostro" dedicato a Carlo VI
Imperatore-Vienna , eseguito per la prima volta nel 1730. Componimento
sacro per musica, secondo la definizione degli autori, non un oratorio vero e
proprio per l’assenza di un historicus che si esprima in terza persona,
né una “cantata”. Se la musica si caratterizza per quello stile misto, proprio
del ‘700 veneziano e napoletano, la struttura complessiva è ben distante per
alternanza di brani, per organico strumentale e per l’assenza di coro, da quella
delle “passioni” di scuola tedesca, tra cui le opere di J.S.Bach
rappresentano un esempio inarrivabile.
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La Passione in casa Schumann & friends
Se si dovesse individuare un musicista la cui
vita e le cui opere siano rappresentative della passione romantica, Robert
Schumann sarebbe un candidato di elezione. La dedizione disperata alla musica, il
tormento interiore, la sofferenza e la follia contribuiscono a tratteggiare il
ritratto del prototipo di artista della mitteleuropa romantica. Nondimeno
all’indomani della rivoluzione borghese la donna conquista un ruolo non
meramente decorativo o di anonima e incolore consorte, così Clara Wieck in
Schumann , al di là della ancillare assistenza al più celebre compagno di vita,
non mancò di esprimersi come interprete e come compositrice non senza
lusinghieri riconoscimenti. Frequentatore dei coniugi Schumann era il
giovane Johannes Brahms, che nutrì sincera e profonda ammirazione per Robert
che considerò suo maestro ideale, e un sentimento assai prossimo all’amore per
Clara, passione che dopo la prematura e tragica scomparsa del grande
Schumann,
si rivelò epistolarmente assai tenera benché platonica. L’introduzione ha lo scopo di presentare il
trio di autori in programma, per la sezione musica da camera del
RavelloFestival 2007, lo scorso 29 agosto Il Trio n.1 in re minore op.63 di
Robert
Schumann è un lavoro del 1847, nell’ultimo decennio di vita del musicista
allorché già si manifestavano in lui le allucinazioni sonore e quando il fisico
si avviava precipitosamente verso il degrado che nel 1856 lo avrebbe condotto
alla morte. Del 1842 è invece il Trio in sol minore op.17 di
Clara Schumann, opera di un’autrice già promettente e costellata di episodi
che rimandano alla tradizione contrappuntistica tedesca travasati nella
forma-sonata nella sua evoluzione romantica. |
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Se non ci sono più le mezze stagioni.... benvenute siano le... Doppie Quattro + Quattro Stagioni al RavelloFestival: Venezia-Baires andata e ritorno in 250 anni
Affascinante il titolo non meno
di quanto lo sia il glorioso complesso: “ 4 + 4 Stagioni” e I Cameristi della Scala,
con Francesco Manara solista e direttore. Le stagioni sono i celeberrimi
concerti dal “Cimento dell’Armonia e dell’Invenzione” di Antonio
Vivaldi e quelle, meno note “Las Cuatro Estaciones Porteñas
“ di Astor Piazzolla.
L’accostamento
intrecciato delle due opere ispirate al ciclo annuale della natura e alle
emozioni che da sempre si associa a ciascun periodo dell’anno è godibile e già
da qualche tempo ha fatto capolino nei programmi dei concerti prestandosi anche
a interpretazioni cronografate. L’autentico
valore aggiunto della magnifica esecuzione di Villa Rufolo del 25 agosto 2007 è
il meritato prestigio degli interpreti dalla esemplare duttilità che definiremmo
camaleontica, se l’aggettivo non rimandasse velatamente a qualità negative che
attengono alla finzione, all’inganno o alla menzogna. Francesco
Manara è un violinista dalla tecnica linearmente ineccepibile e capace
di interpretazioni calde e passionali quali la musica di Astor Piazzolla
impone più che suggerire, senza scadere in volgarità e senza
inopportune deroghe tecniche. Il violinista
che da anni guida l’ Orchestra di uno dei più prestigiosi teatri italiani come
La Scala, non è un asettico filologo quando interpreta il barocco
vivaldiano, ma fiorisce con “diminuzioni” assai gradevoli i movimenti lenti dei
concerti del “Prete rosso”.
I
quattro concerti veneziani sono stati eseguiti forse come nessun'altra
composizione settecentesca;
dalle interpretazioni più rigorosamente filologiche e su strumenti originali,
fino a romanticheggianti edizioni persino con orchestre numerose; il rischio di
saturazione è in agguato ad ogni nuova proposizione. |
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....e venne "La notte della “Passion predominante”. Eros nella poesia al RavelloFestival
La serata
dedicata alla passione erotica nella poesia che ha visto Anna Bonaiuto
e Andrea Renzi nel ruolo di attori e
Nicola Alesini in quello di colonna sonora ai sax,
era stata preceduta nel pomeriggio dall’incontro con la scrittrice
dall’inquietante ascendenza Ariadne von Schirach , autrice di u libro che ha
mosso pruderie e perbenismi e fatto gridare allo scandalo : "Der Tanz um die
Lust" , ovvero "Il ballo intorno al piacere". La scrittrice reca sulle spalle
il fardello di essere discendente di Baldur Benedikt von Schirach, ideologo e
guida carismatica della Gioventù hitleriana.
Il libro della giovane scrittrice tedesca si
interroga su temi come l'erotismo e la sessualità come superstiti in una società
in cui i valore ha troppa assonanza con valuta e i desideri sembrano essere
oggetto più dei creativi e degli opinion makers che degli amanti. La notte vera e propria, come si è detto, è
stata animata dalla "coppia"
Anna Bonaiuto
e
Andrea Renzi, a cui l'improvvisazione al sax e al loop di
Nicola Alesini ha fato
più che da colonna sonora (in qualche caso persino prendendo in contropiede gli
interpreti). La
citazione mozartiana della "passion pedominante" non ha però
trovato rispondenza in formule musicali che nulla hanno attinto dal repertorio
del genio salisburghese e dal suo "Don Giovanni". Poesia erotica in senso lato, dalle origini
del volgare come Cielo (Ciullo) d'Alcamo fino alla cruda
espressività del XXI secolo di Patrizia Valduga. |
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Daniel Oren torna a dirigere Tosca a Napoli. Dal 4 settembre 2007 .Orchestra e Coro del Teatro G.Verdi di Salerno e Reanto Bruson nel ruolo di Scarpia
Torna il grande
melodramma all’Arena Flegrea di Napoli con un un titolo di grande
attrattiva come Tosca di Giacomo Puccini. La produzione è del Teatro
G.Verdi di Salerno per la regia di Riccardo Canessa e con un
direttore riconosciuto
come uno dei massimi esperti puccinani, alla guida di orchestra e coro del
Municipale di Salerno: Daniel Oren.
La rappresentazione è inclusa nella stagione
"Estate '07" a cura della Provincia di Napoli in
collaborazione con Regione Campania, Parco regionale dei Campi Flegrei,
Mostra d'Oltremare, Ente per le Ville Vesuviane, Azienda Autonoma Cura Soggiorno
e Turismo di Pozzuoli, Campania Cultural Archaeological Tourism, e, non
ultimi, Fondazione Teatro di San Carlo e Teatro Municipale G.Verdi di
Salerno. L’opera Tosca fu
ultimata da Puccini nel 1899 e andò in scena al Costanzi di Roma
per la prima volta il 14 gennaio del 1900, il libretto fu approntato dalla
celebre coppia Illica e Giacosa a partire dalla tragedia di Victorien
Sardou. Il debutto sarà il prossimo 4
settembre alle ore 21 con repliche nei giorni 5 e 6. Il Maestro israeliano, che del
Teatro Verdi di Salerno è anche direttore artistico, si avvarrà di una
compagnia di canto da cui si attende un risultato di elevata qualità; accanto al
soprano He Hui, nel ruolo della protagonista Floria Tosca,
ci sarà il tenore Piero Giuliacci, nei panni di Mario
Cavaradossi, mentre ad agire nel personaggio del Barone Scarpia
sarà un baritono senza tempo come Renato Bruson.
Il coro degli adulti sarà preparato e diretto da Luigi
Petrozziello mentre quello delle voci bianche sarà
affidato ad Antonello Mercurio.
Le scene e i costumi sono di
Alfredo Troisi.
Tosca è una delle opere più
frequentemente rappresentate, fin dalla sua trionfale prima esecuzione in quel
14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma. |
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Dalla grinta di Brandford Marsalis alla grazia eburnea di Nina Kotova. Un week end tra sonorità e talenti diversi al RavelloFestival
Archiviata senza
eccessivi entusiasmi la più wagneriana serata del RavelloFestival 2007
del 18 agosto (se si
eccettua quella dedicata a “Die Walküre”), la Sezione
“Grieg” di Musica da Camera ,
diretta da Stefano Valanzuolo, ha proposto un recital fascinoso e interessante
la cui protagonista è stata Nina Kotova, violoncellista russa, dal
non occultabile passato da modella, affiancata dal brillante pianismo di
Fabio Bidini. La serata di sabato, su cui non poteva non estendersi la cappa plumbea dell’episodio tragico
del crollo della terrazza avvenuto a pochi chilometri, è vissuta sul virtuosismo eclettico di
Branford Marsalis. Nella prima metà del concerto,
dopo l'ouverture da Die Fliegende Holländer, ribalta al
grande sassofonista americano con la Fantasia per sassofono
soprano di Heitor Villa-Lobos, composto nel 1948
per il sassofonista Marcel Mule, e il
Concerto per sassofono contralto e orchestra di Alexandr
Glazunov. Il sassofono non è
certo uno strumento estraneo alle partiture wagneriane e lo stesso suo inventore
Adolphe Sax, fu strumentista nelle orchestre impegnate nelle prime esecuzioni dei
melodrammi del Maestro di Bayreuth. Non un accostamento
peregrino, tanto meno pretestuoso, quindi quello di sassofono e pagine
wagneriane, benché non ci sentiamo di condividere la sostituzione dei corni con
i sassofoni, come l’inventore dello strumento auspicava e più o meno timidamente
suggeriva. Ma questa è solo
storia dell’orchestrazione e degli strumenti; la critica, riferita alla seconda
parte poiché la luttuosa contingenza di cronaca ci ha impedito di recarci per
tempo all’appuntamento musicale, deve riservare parole non entusiastiche per la
prova della Sinfonieorchester Wuppertal, diretta nella circostanza da
Toshyuki Kamioka. |
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L'alba in musica su Villa Rufolo. La magia si ripete al RavelloFestival
Il tradizionale “Concerto all’alba”, al
Belvedere di Villa Rufolo a Ravello ha proposto il “veterano” e beniamino del
pubblico del Festival, Aurelio Canonici alla guida della “Nuova Orchestra
Scarlatti” , la quale, viceversa, era debuttante alla prestigiosa rassegna. Il leitmotiv della “passione” ha attraversato
anche il più mondano evento del RavelloFestival, dimostrando che cultura e
intrattenimento, il piacere di "esserci per esserci" e di "ascoltare per
esserci" possono coesistere. Brani diversi, noti e meno noti, dal
repertorio sinfonico e dal melodramma per giungere a quel "Mattino" di
Edward Grieg che, spenti i riflettori, come consuetudine, saluta il nuovo giorno levato
su quei "fiordi" amalfitani che dovettero ricordare quelli scandinavi al
compositore norvegese di cui si celebra il centenario della scomparsa e che
sull'incantata costiera felicemente soggiornò e da cui trasse ispirazione. In tema con l'attesa dell'alba l'apertura del
concerto è riservata all'invocazione "Jesce sole" nella elaborazione musicale di
Roberto De Simone, interpretata da Marina Bruno che definire ispirata alla
prima esecuzione di Antonella D'Agostino è far torto agli imitatori. Di filastrocche invocanti il sole si trovano
tracce fin dal XIII secolo e rivelano evidenti contaminazioni di riti pagani
innestate su melodie tardo-modali sviluppatesi su scale dolentemente lidie e
sensualmente frigie. Vi si ravvisano il buio del dolore e il calore della passione
e dei sensi in un alternarsi di speranza e di autoflagellazione, di supplica
alla divinità del giorno e dei raccolti, della maturazione del frumento così
come del ridestarsi alla vita. |
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Il Lago dei Cigni non sia il "canto" del cigno del Teatro San Carlo
Nelle
stesse ore in cui il ministro Francesco Rutelli procedeva al commissariamento
del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro di San Carlo, all'
Arena Flegrea di Napoli, nell'ambito della rassegna Estate '07, lo stesso Massimo
napoletano dava prova di grande vivacità e qualità artistica mettendo in scena
il celeberrimo balletto di P.I.Cjaikovskij
(vedi scheda dell'opera).Non è
nostra intenzione entrare nel merito della genesi politica della decisione che
non possiamo non pensare sofferta e meditata, quello che come addetti ai lavori
e come cittadini dobbiamo auspicare è che quella del più prestigioso teatro
del mondo non diventi un'ennesima "gestione straordinaria" cronicizzata.
L'annuncio di qualche mese fa della nomina di un manager per la Fondazione aveva
indubbiamente fatto suonare più di un campanello d'allarme, ma la non
assegnazione dell'incarico stesso ad alcuno e le dimissioni di qualche settimana
fa del vicepresidente Prof. Fulvio Tessitore indicavano l'inverarsi di una
situazione di stallo. Da un
lato addolora pensare che un'istituzione così gloriosa debba far parlare
di sé in termini di indebitamenti e di bancarotte prima e più ancora che
di cultura e arte, dall'altra il dolore si mescola ad un disappunto che rasenta
la rabbia, quando si deve apprendere che il dissesto , lungi dall' essere
legato a contingenze, sia invece il frutto di decenni di gestione disattenta. |
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Una Carmen in cui la regia di van Hoecke esalta la danza , ma non trascura le voci. Secondo e purtroppo ultimo
titolo in cartellone per l'estiva del Teatro San Carlo di Napoli, alle
Terme di Baia, un'altra opera "verista". Per molti Carmen
di Georges Bizet
(vedi scheda
dell'opera) rappresenta il primo esempio di opera di tale genere,
forzando una
definizione, tutta italiana, che non troppo si addice alla
letteratura transalpina, per la quale si preferisce parlare, a ragion veduta, di
naturalismo. Ma in musica i confini sono meno marcati
e il linguaggio del melodramma, quale che sia la lingua naturale in cui si
esprima il libretto, è sempre molto debitore nei confronti dell'opera italiana. Lo spazio del sito archeologico flegreo
si va accreditando come scenario ideale per lavori in cui le scene di massa
abbiano particolare rilievo e, soprattutto, quelle in cui sia possibile e
affascinante la coesistenza di più profondità spaziali e di più controscene. La produzione in scena a Baia è quella
curata da
Micha van Hoecke per il Ravenna Festival; il regista-coreografo ha
ideato una Carmen dalla sensualità dinamica; meno ammiccante nel tête à
tête, ma espressione di eros dominante .... |
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La Passione nella danza celebrata nel Galà al RavelloFestival 2007
Il Galà di Addio di Alessandra Ferri,
nella sua performance al RavelloFestival 2007, ha messo in scena,
alternandoli, momenti di virtuosismo accademico, tratti dal repertorio classico
ottocentesco, e coreografie del secondo novecento. Accanto alla coppia di Etoile
Ferri-Bolle si sono esibiti danzatori di fama internazionale che
ci hanno raccontato l’avventura della danza, il suo mondo emozionale legato ad
altissime competenze di corporeità espressiva.La Passione danzata sul
Belevedere di Villa Rufolo, dunque, come da leitmotiv, nelle espressioni
romantiche, in quelle della sensualità gitana di Carmen
(vedi scheda dell'opera)
o in quella adolescenziale di Romeo e Giulietta, nelle forme quasi
sublimate con tristi presagi morte come nel K488 di
W.A.Mozart, nella pantomima di approccio mercenario del Tango
dei bassifondi di Baires con le note di A.Piazzolla.
Irina Dvorovenko e Maxim
Beloserkovsky, principal presso l’American Ballet Theatre,
hanno interpretato, per la tradizione classica, il pas de deux tratto da
“Lo Schiaccianoci” (musiche di Căjkovskij) e l’assolo
“La morte del cigno” (musiche di Camille Saint-Saëns), con le
coreografie originarie di Petipa, esibendosi inoltre nel duetto
neoclassico “Farewell” di Chimengiller, musiche di
Mozart. |
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"Across the universe of languages": un colto omaggio ai baronetti di Liverpool
Quello dei Beatles rappresenta
il primo grande fenomeno mediatico-musicale; gli anni che seguirono la seconda
guerra mondiale videro, sia pure in forme e con velocità e dimensioni diverse,
il manifestarsi dei cosiddetti boom economici. Un sia pur non equo benessere si
affermò in gran parte del mondo occidentale, modificando stili di vita,
abitudini, comportamenti, scale di valori, ma, soprattutto, promuovendo istanze
di equità e protezione sociale (welfare) a cui, il potere fu "costretto" a
rispondere introducendo sistemi di previdenza e di assistenza e dispositivi
giuridici che garantissero pace sociale e scongiurassero derive comuniste. Al di qua e al di là dell’
Atlantico speranza e sogno divenivano argomento di produzioni artistiche così
come di messaggi politici: “I have a dream” ebbe a dire Martin Luther King; ma
negli USA non vi erano immanenti pericoli comunisti; il maccartismo si
preoccupava di individuare potenziali spie più che di censurare idee.
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Non c'è due senza tre: Ancora "Cavalleria Rusticana" per il Teatro San Carlo. Una vivida esecuzione, molte riconferme e un'interessante novità.
Cavalleria
Rusticana, capolavoro del melodramma
verista
(vedi scheda dell'opera) , non brilla tuttavia, e non potrebbe
essere diversamente dato il contesto storico, in termini di rispetto
della parità di genere.Le donne subiscono passivamente il destino di
madri, vedove, angeli del focolare che attendono i mariti che tornano
stanchi dal lavoro dei campi; i contadini parlano di “loro donne”
mentre le esponenti del gentil sesso si riferiscono ai partner
appellandoli “sposi”. Come per dire: gli uomini vantano un diritto di
proprietà delle donne, ma non è necessario che siano mogli, mentre le
donne, per godere del privilegio di accudire uomini stanchi e affamati
non possono che essere spose benedette dal Signore. Non si vada per il
sottile tirando in ballo questioni aritmetiche che, si conti e si
riconti quanto si vuole, lasciano sempre fuori dal novero qualche donna
in più e qualche sposa in meno e non di rado le prime non sono nubili.
Chi volesse approfondire potrebbe consultare la
scheda
dell’opera, ma, la premessa intendeva, graziosamente, inquadrare la
scelta di una giovane donna per dirigere l’opera di Mascagni come
minuscolo e parziale risarcimento al danno d’immagine inferto alle
donne. |
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Una Madama Butterfly, letta al femminile, applaudita a Villa Favorita
L’estate delle donne sul podio, dopo averci
offerto Inma Shara che ha inaugurato il RavelloFestival 2007, prosegue
idealmente presentandoci l' italianissima Susanna Pescetti impegnata a dirigere
Madama Butterfly di G.Puccini (vedi
scheda dell’opera) nel titolo che conclude, per quanto attiene il
melodramma, “Lirica nelle Ville e negli Scavi di Ercolano”.L’Associazione Napoli Capitale Europea della
Musica, presieduta da Franco Iacono e che si avvale della direzione artistica di
Filippo Zigante e quella musicale della stessa Pescetti, da
qualche anno ha trovato l’ entusiasta collaborazione dell’amministrazione comunale di
Ercolano e del Sindaco Nino Daniele, che è andata ad affiancarsi alle
istituzioni che da sempre sostengono l’ ANCEM, come la Regione Campania, il
Ministero per i Beni e le Attività culturali e, per la stagione invernale,
l’Ente Mostra d’Oltremare e il Comune di Napoli. L’Orchestra de “I Solisti di Napoli”
sta divenendo una realtà quasi stabile sullo scenario musicale regionale e,
quel che più conta, va acquisendo una propria personalità, una peculiare cifra
artistica. |
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Inma Shara, col suo gesto danzato, rapisce il pubblico del RavelloFestival. L'Orchestra del Teatro Regio di Parma non tradisce le aspettative. Sarebbe stata difficile una scelta migliore di un programma incentrato su “Romeo e Giulietta” per inaugurare la sezione Wagner, quella sinfonica, di un RavelloFestival dedicato al tema della “Passione”. La vicenda dei Capuleti e Montecchi è divenuta simbolo di una passione amorosa che sfida l’inimicizia tre le famiglie, si ribella alle imposizioni dei parentadi perchè è un sentimento immune dal pregiudizio e al di sopra delle convenzioni. Ma l'esito è tuttavia tragico, forse perchè la libertà dagli odi preconcetti e il godimento dell’estasi dell’amore sono categorie che hanno maggiore affinità con la distruzione che con una vita di ordinaria piatta obbedienza e di unioni in nome della ragion di stato. L’amore tra Romeo e Giulietta appaga un inconscio bisogno di concepire il sentimento avulso dalle proibizioni che discendono dal pregiudizio di gens e, per estensione, di cultura, di razza, di religione. La vicenda degli innamorati veronesi da un lato ci rassicura che la passione amorosa possa svilupparsi anche, e forse ancor con maggiore vigore, in un contesto di ostilità tra le famiglie (o le etnie, perchè no) di appartenenza dei soggetti uniti dal sentimento; dall’altro che l’essere nemici può essere ricondotto ad una condizione che appartenga al passato, alla generazione dei padri e che essa possa essere rifiutata, non riconosciuta come legge naturale o dogma inelubile. (Dario Ascoli) |
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Amerika: il nuovo spettacolo (troppo?) itinerante di Chille De La Balanza
Uno
spettacolo di Chille De La Balanza è sempre un’avventura. Questo è certo. Non si
mai a cosa si andrà incontro, né si può lontanamente immaginare se il finale
sarà di nostro gradimento o meno. Perché alla compagnia teatrale dei Chille
piace sperimentare, stupire e colpire duro. Rovesciare le regole teatrali, anche
quelle già rovesciate. Portare alle estreme conseguenze il teatro dei “sei
personaggi in cerca d’autore” tanto caro a Pirandello. Sempre a egual distanza
tra Beckett e Tzara, Claudio Ascoli e la sua compagnia riescono sempre a far
parlare di loro, per quella strana voglia che da sempre li assale. Una voglia di
arrivare dritti con un diretto nello stomaco dello spettatore. E allora una
commedia che fino a un minuto prima sembra un divertimento in piena regola,
traboccante di situazioni assurde e ridicole, l’attimo successivo ti manda al
tappeto con un colpo di scena pesantissimo. Un colpo
di scena che coinvolge il pubblico. E’ questo il caso dello spettacolo “Amerika”,
un libero adattamento di un racconto
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Manon Lescaut tradizionale e convincente all'Opera di Roma. Tra verismo e ottocento, però, le citazioni illuministe scompaiono L'impatto visivo che si riceve
assistendo al Costanzi al primo grande melodramma pucciniano
(vedi scheda
dell'opera) è assolutamente affascinante: protagoniste le scene dai bozzetti
di Camillo Parravicini su cui la regia di Giuseppe Giuliano
anima i personaggi che indossano i raffinati e pittorici costumi di
Salvatore Russo. Fondali alberati e scende di locanda nel
primo atto, in cui la molteplicità delle gestualità non avrebbe distratto l
'attenzione ma esaltato l'appagamento dello sguardo
dello spettatore se solo non fosse risultato evidente anzitempo lo
squilibrio tra i volumi di un'orchestra in buone condizioni e per altri aspetti
sapientemente condotta da Donato Renzetti, e l'esigua
vocalità (il 23/06) di Carlos Natale nel ruolo non musicalmente
ampio, ma fondamentale nel prologo, di Edmondo. Non avesse avuto a disposizione
l'opportunità del preludio del terzo atto, eccellentemente sfruttata,
l'imputazione di prevaricazione sonora avrebbe macchiato, sia pure
fatte salve le attenuanti, una direzione accurata e dal pregevole gusto
"sinfonico".
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La Traviata al San Carlo. Dalle "rose rosse" alle "camelie" il passo non è breve... Ma la Violetta di Carmela Remigio è un bouquet di musicalità e di tecnica. L'edizione de La Traviata
(vedi scheda dell'opera) al Teatro San
Carlo di Napoli nella stagione 2006-2007, al di là delle
qualità eccellenti di alcuni interpreti, ha evidenziato un'imparzialità
limpidissima del pubblico napoletano: esigente e caloroso, ma capace di
fischiare e "buare"
anche un suo amato concittadino. E' toccato a Massimo Ranieri il compito
di dimostrare le qualità di quello che forse, presuntuosamente, alla
vigilia riteneva fosse il "suo" pubblico; se dovessimo individuare uno degli
aspetti più affascinanti del teatro e per eccellenza del melodramma, sua più composita
espressione, lo troveremmo, tra gli altri, nella non preacquisibilità
acritica del favore dello spettatore. Nella trasformazione transgenica a
partire dalle "rose rosse" di Bigazzi-Savio per giungere alle "camelie" di
Dumas-Piave-Verdi, l'ex ragazzo di Santa Lucia ha omesso di riportare la
"sequenza molecolare" del profumo e del colore e l'ibrido risultante è stato, ahinoi, irto di
spine.
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Un'
intervista a Sandrone Dazieri, indaga e
ripercorre la storia e le sorti del noir letterario e cinematografico,
attraverso la testimonianza di uno degli scrittori che negli ultimi anni ha
mostrato il maggior interesse verso questo genere. artistico. |
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Le Esperidi" al Teatro Sangiorgi di Catania, ovvero.... Il "Divertir cantando"
Se la città etnea non è solo Bellini,
altrettanto si può affermare che la musica colta a Catania non si esegue solo
sul palcoscenico del Teatro Massimo dedicato al divino Vincenzo. Nel 1900 il cavalier
Mario Sangiorgi ideò e
commissionò uno spazio multifunzionale, originariamente all’aperto, atto ad
ospitare prosa, operetta, caffé concerto ma anche cinema e persino pattinaggio
e, un tempi più recenti, varietà. Oggi il Teatro Sangiorgi ospita una stagione
“minore” del suo più blasonato “collega”, offrendo opportunità di ascoltare
repertori meno titolati, forse, ma di grande seduzione e anche per palati fini. |
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Il lirismo russo di Ciajkovskij e di Rachmaninov risuona nella morbida voce di Dmitri Hvorostovsky.
La liederistica non conta molti estimatori
in Italia e purtroppo, anche artisti di grande caratura devono constatarlo,
malgrado offrano prestazioni che impressionano la memoria del pubblico.Troppo etereo per i melomani tifosi della
formula uno delle ugole e troppo contiguo all’opera, per i puristi della
sinfonica e della cameristica;accade così che il canto da camera, che pure può vantare non
di rado versi di grandi poeti e, naturalmente, musiche di autori che vanno da
Mozart, passano per Schubert, Schumann, Mendelssohn, Brahms, Grieg, Strauss, e
pressochè tutti i compositori dall’800 ai nostri giorni, begnga collocato in
subordine. Dmitri Hvorostovsky, il 9 e l’11 giugno 2007,
coadiuvato al pianoforte da Ivari Ilja, ha proposto un programma equidiviso in
due parti: la prima dedicata interamente a P.I.Ciajkovskij e la seconda a
S.Rachmaninov. Non molti sono a conoscenza del dato che
l’autore della “Patetica” e di “Romeo e Giulietta” abbia composto un centinaio
di lieder, su liriche di Puskin, Lermontov, Tolstoj ma anche Heine e Goethe
tradotti nell’idioma russo. Caratteri e atmosfere diverse che vanno dal
dolore per la lontananza come per “Pesn’ Min’ony net, tol’ko tot, kto znal” (Il
canto di Mignon: solo chi conosce la nostalgia) su testo russo di Lev
Aleksandrovic da Goethe ai toni epici di “Podvig” (Si compiono gesta in
battaglia), su poesia di A.S.Khomjanokov.
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Teatro Mercadante di Napoli: Un cartellone con molte presenze in rosa e qualche "Rosa" assente.La prima stagione del Teatro Stabile di Napoli firmata da Roberta Carlotto, neo direttore, si connota con un taglio al femminile; venticinque titoli e progetti teatrali e attività culturali. Come tradizione, tuttavia, la coesistenza di autori del teatro classico e nuove proposte, titoli di repertorio e prime assolute; ancora nel solco delle sane e piacevoli consuetudini, la stagione aprirà con una produzione dello Stabile di Napoli , il 17 ottobre 2007: Maria Stuart di F.Schiller, nella traduzione di Nanni Balestrini e con Anna Bonaiuto e Frédérique Loliée , mentre la regia sarà curata da Andrea De Rosa. (Dario Ascoli) |
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Presentato il RavelloFestival 2007 che avrà come leit motiv “La Passione”
Nella Sala Giunta della Regione Campania,
presenti il Presidente della Fondazione Ravello, prof. Domenico De Masi, il
Direttore Generale del Festival, M° Mauro Meli, il Direttore della Sezione Arti
Visive M°Achille Bonito Oliva e, naturalmente, la Giunta Regionale, padrona
di casa e insostituibile partner, rappresentata dall’Assessore Marco di Lello e dal
Presidente Antonio Bassolino, è stato presentato alla stampa il RavelloFestival
2007. Tra conferme e new entry le direzioni delle sezioni, che risultano
così assegnate: Achille Bonito
Oliva (SEZIONE ARTI VISIVE),
Francesco Durante (SEZIONE FORMAZIONE/ INCONTRI), Mauro Meli (SEZIONE MUSICA
SINFONICA, CAMERISTICA, TENDENZE), Lina Wertmuller
(SEZIONE
CINEMUSIC), Stefano Valanzuolo (SEZIONE PASSEGGIATE MUSICALI). 78 giorni densissimi di eventi e di
spettacoli che saranno oltre 100, e che, nelle previsioni, almeno replicheranno
il successo straordinario della passata edizione che ha visto circa 60.000
spettatori, quasi la metà dei quali provenienti dall’estero. Il leit motiv della Passione intesa epurata
delle sovrastrutture romantiche, che ne hanno reso pilastro di un tripode che
l’associava a Follia e Morte. |
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Seduzione e guerra, sinuosità e ardimento: Il Balletto Nazionale della Georgia al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno.
Chissà quanti degli spettatori fossero presenti per onorare e mettere a frutto
l'abbonamento sottoscritto, ma numerosi, in ogni caso, erano gli
appassionati convenuti, espressamente attratti dalla fama del complesso
georgiano. Quello che è certo è che indistintamente tutti, a conclusione
dell’esibizione, sono usciti soddisfatti e, sebbene la Repubblica Caucasica non
sia apparsa meno distante dalla Costiera Amalfitana di quanto fosse prima, di
sicuro qualche sentimento di ammirazione per un popolo fiero e di antica storia
è risultato accresciuto. Non ininfluenti sull'effetto seduttivo sul pubblico
presente, sono stati sia il nobile fascino delle splendide danzatrici, sia la
flessuosa, ma al tempo stesso virile agilità dei danzatori. Questi ultimi,
ed è una curiosità, danzano sovente sulle punte, calzando stivali dalla suola
morbida, mentre le loro partner esibiscono abiti diversi per ciascun numero di
danza, riuscendo a risultare, oltre che coreograficamente pressoché
ineccepibili, detentrici di una grazia che suggerisce di individuare in quelle
terre di confine tra il mondo ellenistico e quello musulmano.... |
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Una monumentale Terza Sinfonia di Gustav Mahler al Teatro San Carlo di Napoli.
Sono state poche le opere alla cui composizione
Gustav Mahler (1860-1911) si sia potuto dedicare con continuità, lontano dagli
affannosi e frenetici impegni di direttore, e la Sinfonia n.3 in re minore si
colloca in quel ristretto numero, essendo stata realizzata in un tempo
relativamente breve, stanti le dimensioni e la complessità, durante le vacanze
del 1895 e 1896. Tale doveva essere l'importanza che l'autore attribuiva
alla sua terza fatica sinfonica, che ne curò meticolosamente la pubblicazione a
stampa prima di dirigerne la prima esecuzione concertistica, che avvenne solo il
9 giugno del 1902. Gli ultimi anni del 1800 videro un'accelerazione del
processo di disgregazione della forma-sonata e, di conseguenza, della sinfonia,
la quale sempre con maggiore frequenza cedeva il gradino più alto del podio
delle composizioni orchestrali, al poema sinfonico, che, quasi sempre sottendeva
un vero e proprio programma con tanto di didascalie. Anche se con l'appellativo di sinfonia,
Mahler volle
dapprima corredare di ben sette titoli la sua terza ponderosa opera
orchestrale in cui impiegò un contralto solista, un coro femminile e uno di voci
bianche. |
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Franz Liszt e il soggiorno romano. Suggestivo concerto del Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, diretto da Mauro Bacherini e dell' organista Gianluca Libertucci nella chiesa di S.Ignazio in Roma
Franz Liszt (1811-1886)
attraversò vicende personali assai variegate che lo condussero dall'edonismo e
la licenziosità fino al misticismo e all'ordinazione religiosa come abate nel
1862, entrando nel Monastero del Rosario a Roma; artisticamente si parla (Ramann)
del 4° periodo. In più di un’occasione abbiamo preso le distanze da
semplificazioni volte ad accreditare la crisi mistica e la vocazione come una
repentina conversione in odore di opportunismo o come un tardivo pentimento a
conclusione di una vita terrena da peccatore inveterato. Gli anni di soggiorno
romano accostarono Franz Liszt ai capolavori dell’arte sacra,
dall’architettura alla pittura.. |
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Il "Vecchio John" ha entusiasmo e sa trasmetterlo. Successo di Renato Bruson al Verdi di Salerno
Tutto esaurito al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno per
la prima di Falstaff, il 23 maggio 2007, nonostante la concomitanza della finale di
Champions League;
segno che l'intersezione tra l'insieme dei melomani e quello dei tifosi è
vuota, ma i primi non sembrano essere meno motivati dei secondi,e di ciò da più
parti occorre si prenda atto. Renato Bruson è un artista a cui non si chiede nulla
, ma da cui tutto ci si attende; Falstaff
(vedi scheda dell'opera) è l'opera del commiato di
G.Verdi dalla composizione e, non di rado, il ruolo del protagonista viene interpretato a
conclusione della carriera di un baritono, tranne recenti eccezioni. Bruson non dà l'idea di voler appendere il diapason al
chiodo, e, in aggiunta, la carriera registica, benché iniziata anni or sono,
solo da qualche tempo ha assunto se non un ruolo prevalente, quanto meno
rilevante. Occorre dire che il Bruson regista si è ben espresso
in un repertorio che non è stato praticato con molta frequenza dal Bruson
baritono. Il grande cantante ha consegnato alla storia memorabili
interpretazioni drammatiche, ricoprendo ruoli vocali dalla tipica tessitura
verdiana medio-acuta, pregni di eroismo e nobiltà; Falstaff è un personaggio
atipico nella produzione verdiana e segna l'inizio di una nuova tipologia...... |
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Un elegante Werther che "muore vivo" presentato al San Carlo di Napoli. Josè Bros convince nel ruolo del protagonista, magistrale interpretazione di Sonia Ganassi
Annullata la prima per le note vicende sindacali,
le recite successive del Werther di Jules Massenet al Teatro San Carlo di Napoli
sono state particolarmente partecipate, l'unanimità del consenso, perciò assume
particolare significato. L'allestimento è quello del Teatro dell'Opera di
Francoforte, la cui regia è affidata da Willy Decker e ripresa da Johannes Erath
con scene e costumi di Wolfgang Gussman. Scenografia mimimalista e
claustrofobica, che tuttavia possiede il pregio di porre il contenuto musicale e
testuale in posizione di pivilegio e il progetto risulta vincente grazie alla
straordinaria prova di Sonia Ganassi (foto sotto a destra) e alla
ineccepibile prestazione di Jose Bros. Ai due protagonisti è andato l'applauso
convinto e commosso del pubblico che ha tributato meritati consensi alla
graziosa e intelligente Donata D'Annunzio Lombardi, per la prima volta al
San Carlo , ma già apprezzata in Musetta al Maggio Fiorentino nella stagione
appena conclusa. Un vero personaggio aggiunto è, nell'opera di Massenet, il coro
di voci bianche, che scandisce i tempi e interpreta un ruolo di contrasto
drammatico di assoluto rilievo; al di là della simpatia e della tenerezza che i
giovanissimi coristi suscitano, il complesso, ottimamente diretto da Stefania
Rinaldi |
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Un'edizione naif e spiritosa de "La Fille du Régiment" entusiasma il pubblico dell' Opera di Roma, che "adotta" Cinzia Forte come "figlia del belcantismo".
L'allestimento in scena al Costanzi è quello che si avvia a
compiere mezzo secolo, essendo stato realizzato per il Teatro Massimo di Palermo
nel 1959 con scene e costumi di Franco Zeffirelli. Nell'occasione romana la regia è stata affidata ad un uomo
di provata esperienza teatrale come Filippo Crivelli, che ci ha abituati a
soluzioni di sana e godibile convenzionalità, nel segno del rispetto della
partitura e degli interpreti e che con Zeffirelli ha collaborato
lungamente in un sodalizio quinquennale conclusosi proprio alla vigilia della
messa in scena palermitana della Fille.
Analogo discorso vale, in chiave musicale, per Bruno Campanella, direttore
perfettamente a proprio agio nel repertorio belcantistico e rossiniano,
ottimo assecondatore delle esigenze più musicalmente coerenti dei
cantanti. Tanto premesso, non
resta che aggiungere una solista dal talento indiscutibile come Cinzia Forte nel
ruolo di Marie, la protagonista della brillante Opéra Comique di
Donizetti, e le
condizioni per assistere ad una pregevole esecuzione sono già tutte disposte. |
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L'ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi, Falstaff (vedi scheda dell'opera), viene riproposto nel Teatro Municipale che si fregia del nome del grande operista di Busseto, a dieci anni dalla prima rappresentazione salernitana del titolo shakespeariano.
Nella duplice funzione di protagonista e regista ci sarà,
dal 23 maggio 2007, un personaggio che ha scritto molte pagine della storia
della lirica di quasi metà del secolo scorso e che non ha alcuna intenzione di
privare i suoi ammiratori della sua brunita e rotonda voce baritonale: Renato Bruson. Il cantante veneto, sulle scene dal 1961 e sempre a livelli
altissimi, è uno schietto baritono verdiano, eroico e rassicurante, quasi
paterno, al tempo stesso; se all'esordio il colore vocale doveva combattere
con l'anagrafe, col passare degli anni il timbro si è arricchito e l'esperienza
lo ha esaltato contribuendo a fare di Bruson un capitolo, tutt'altro che
concluso, della storia del melodramma. Diretto musicalmente dai maggiori direttori del mondo e
forte delle collaborazioni con prestigiosi registi, da qualche tempo il baritono
veneto ha intrapreso la carriera registica, nella quale fa tesoro di una solida
cultura vocale e di un senso della scena forgiatosi in 50 anni di palcoscenico.
Videointervista a Renato Bruson
Videointervista a
Miguel Gomez-Martinez |
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Il violinista venuto dal freddo scalda il pubblico del Teatro Municipale G.Verdi di Salerno
Terzo appuntamento in cartellone al
Verdi
di Salerno, ma primo del genere cameristico, il recital di Vadim Repin
(violino) e Itamar Golan (pianoforte), ha soddisfatto il pubblico degli appassionati del
violinismo romantico e tardoromantico. Il curriculum di Vadim
Repin non lasciava dubbi circa le qualità dell'interprete siberiano,
così come i trascorsi musicali(inspiegabilmente non riportati da uno scarnissimo
pieghevole di sala) di Itamar Golan rappresentavano un garanzia
circa la presenza di un pianista che fosse molto più di un "accompagnatore". Il
primo brano in programma, la Sonata di
Leóš
Janácek, benché non ricco di temi dalla facile presa, è pur
riuscito, grazie alla vivida personalità degli interpreti, a catturare
magneticamente l'attenzione dell'intero teatro, affollato da molti giovani
musicisti. Janáček è nato nel 1854
ad Hukvaldy, in Moravia, ma a causa delle difficoltà
economiche della famiglia numerosissima fu mandato a studiare
nel convento agostiniano di Brno, nell' impero Austroungarico,
dove la cultura germanica era prevalente e dominante. Janáček quindi
assorbì la cultura tedesca ma guardò sempre con attenzione e
quasi con nostalgia, alla cultura slava che sentiva essere
quella delle proprie origini e delle proprie passioni. La forma-sonata classica
era identificata dal compositore moravo come espressione del
dominio culturalmente tirannico del mondo germanico; per
"Sonata" egli intende una composizione strumentale che esalti
gli aspetti del mezzo, piuttosto che una forma codificata.
Intonazione rigorosissima e
aderenza d'arco da manuale si sono immediatamente rivelate come virtù esemplari
in Repin, ma il seguito del recital avrebbe riservato altre
piacevolissime scoperte, a cominciare dalla superba cantabilità esibita nella
Sonata n. 3 di Johannes Brahms,
in cui la musicalità di Golan, meglio in risalto in brani dalla
scrittura spiccatamente pianistica, ha assecondato il gusto del
violinista slavo. |
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Le Nozze di Figaro andato in scena al teatro Eliseo con la sua Prima l’ 8 maggio 2007
Quando nel nostro entroterra
culturale si vuole identificare un simbolo della trasgressione , della derisione
del potere costituito, specialmente quando questo si ammanta di quella autorità
che è tale perché ha la presunzione di ritenersi di origine divina,del ridicolo
ostentare le penne del pavone proprio delle classi potenti non si può fare a
meno di pensare a Figaro,il barbiere di Siviglia,che, in
condizione servile,si prende gioco del suo padrone sacro e inviolabile per
definizione e che su di lui e su tutti gli altri servi ha potere di vita e di
morte. Già i germi fecondata dalla rivoluzione illuminista,e soprattutto
dall’ottimismo della ragione e la fiducia nella conoscenza scientifica, danno i
loro frutti in una generale presa di coscienza,danno i loro frutti in una
generale presa di coscienza dello sperequato rapporto economico tra le classi
sociali non solo nella società francese,ma in tutta la società europea. I
fermenti di tali inquietudini sono ormai incontenibili e la letteratura si fa
interprete teorica ed artistica di un malcontento ormai serpeggiante in ogni
luogo e in strato della popolazione.
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Due interpreti giovani, ma affermati nel Gotha della musica, per il terzo appuntamento della Stagione musicale del Municipale Giuseppe Verdi di Salerno.La stagione concertistica 2007 del Teatro Municipale "Giuseppe Verdi" di Salerno prosegue , domenica 13 maggio 18.30 con il recital di Vadim Repin (al violino) e Itamar Golan (al pianoforte). Il programma è decisamente accattivante, prevedendo la Sonata di Leóš Janácek: e la Sonata n. 3 di Johannes Brahms; Edward Grieg, di cui ricorre il centenario della morte è presente con la Sonata n°3. Il programma si concluderà con Poème di Ernest Chausson e un brano di grande brillantezza come la Carmen Fantasy di Franz Waxmann.
Vadim Repin è nato in
Siberia nel 1971, ed è stato un bambino prodigio esibendosi per
la prima volta in pubblico a soli 5 anni e vincendo a 11
il Concorso Wieniawski. La sua carriera è stata
in costante ascesa fino a portarlo ad esibirsi con le più
prestigiose orchestre: Berliner Philharmoniker, Boston Symphony,
Chicago Symphony, Cleveland Orchestra, Orchestra Filarmonica
della Scala, le Filarmoniche di Los Angeles e New York,
Orchestre de Paris, Royal Concertgebouw, San Francisco Symphony,
Orchestre de la Suisse Romande e la Filarmonica di San
Pietroburgo. Musicista attento alla
musica del '900 di cui è convinto sostenitore oltre che valente
interprete, è tuttavia amato dal pubblico per le interpretazioni
del repertorio romantico e tardoromantico, nell'esecuzione del
quale il solista russo fa risaltare le qualità del suo prezioso
strumento: il magnifico Guarneri del Gesù del 1736 “von Szerdahely”.
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L'Orchestra Sinfonica della Radio Televisione Bavarese, per la Stagione del Teatro San Carlo, esalta un repertorio che padroneggia con maestria. All' Auditorium "Domenico Scarlatti"
La Fondazione
Teatro San Carlo
ha proposto il secondo e
atteso concerto del mese di maggio 2007 nell' Auditorium "Domenico Scarlatti"
della RAI di Napoli, il girono 4,con una delle più famose orchestre europee: la
Symphonie Orchester des Bayerischen Rundfunks,nella circostanza diretta
da Mariss Jansons che ne è direttore stabile dal 2003. Un programma in cui la prestigiosa formazione
orchestrale sin dalla vigilia si sapeva fosse a proprio agio e la verifica dei
fatti lo ha piacevolmente confermato. Autori come Richard Wagner, Richard Strauss e
Bela Bartok sono assai congeniali alla compagine orchestrale della
RadioTelevisione Bavarese. La prima parte del programma è stata
interamente occupata da "Also sprach Zarathustra", libero poema sinfonico da
Friedrich Nietzsche op.30, di Richard Strauss.
Il filosofo tedesco pubblicò il suo "Zarathustra"
nel 1890 e cinque anni dopo Strauss si entusiasmò per il lavoro che presentava
affascinanti contaminazioni con elementi di derivazione orientale. Le polemiche furono accese e il musicista
operò quasi un ritrattazione dichiarando di non avere avuto l'intenzione di
comporre musica filosofica
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"Lunga, la strada - Chi era Aleksandr Vertinskij?" al Teatro Mercadante di Napoli. I dimenticati della storia che hanno il merito di riuscire a farcela ricordare e comprendere. Tre slavisti che in aperta competizione tra loro, raccontano, in una tournèe di conferenze multimediali la sorte toccata ad un loro collega di studi che ha smarrito la salute mentale mentre elaborava la sua tesi di laurea su un personaggio della Russia del 900 la cui biografia è avvolta nel mistero:il cantante Aleksandr Vertinskij. Paolo Nori ha costruito un raffinatissimo e gradevole lavoro teatrale, di cui cura le regia e in cui interpreta uno dei protagonisti; in scena dal 26 aprile al 6 maggio 2007 al Teatro Mercadante di Napoli. Il pubblico è disposto sul palco in circolo attorno allo spazio scenico dove si svolge l'azione dei quattro interpreti. Mauro Gioia interpreta il ruolo dello studente in preda alla psicosi che lo costringe ad interpretare ad intervalli regolari canzoni di Vertinskij. (Dario Ascoli) |
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"Povero Silvio: il Viale del Trionfo". Antonio Cornacchione "missionario del Cavaliere"al Teatro Bellini di Napoli
Il popolare comico
molisano (non molti sanno che Antonio Cornacchione è nato in provincia di
Campobasso) si propone come adoratore di Silvio Berlusconi e difensore del
proprio idolo dai nemici comunisti. All’ingresso in sala lo
spettatore si trova al cospetto di un palco da “Festa dell’Unità” con un
fondale su cui campeggiano i ritratti di Marx, Lenin, Stalin e....Romano Prodi. Una voce fuori campo
annuncia improbabili eventi della improponibile Festa i cui ospiti speciali
sono prelevati dal mondo dei reality show e del gossip. Cornacchione entra in
platea abbigliato con un anacronistico eschimo e, nel ruolo di un “compagno”
dialoga fittamente con gli spettatori coinvolgendo con efficacia il pubblico
nella preparazione dell’accoglienza da riservare al “servo di Silvio”. Il comico fatica per
vincere le inerzie: il pubblico delle prime è un po’ restio a farsi trascinare
nel ruolo di coprotagonista; l’abito griffato non sempre è comodissimo così come
le calzature decolletè sopraelevate da tacchi da vertigine svolgono il già
delicato compito di bilanciare la costosa acconciatura delle signore, per
avventurarsi anche in disinvolte passerelle in palcoscenico.
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"Due partite" al Teatro Valle di Roma Cristina Comencini ci invita a riflettere sull'opportunità di "mescolare le carte" riprendersi in mano il gioco
Molte sono le situazioni in cui le donne
amano interrogarsi sulle relazioni con i propri partner, le
dinamiche familiari, genitoriali e di coppia, e confidarsi, probabilmente
poche condizioni predispongono al dialogo quanto il ritrovarsi tra donne attorno ad
un tavolo da gioco. Il ruolo del caso, della fatalità, dell’alea
sembra manifestarsi nelle bizzarrie combinatorie delle carte e proporre alibi
fatalisti alle disavventure umane che sollevino l’uomo (o la donna) dalle
responsabilità delle proprie scelte. Quattro donne, quattro madri consumano il
rituale del giovedì affidando alle carte il compito di essere afferrate dalle
mani come quella vita che di volta in volta sembra loro sfuggire e che spesso
le vede in balia di una sorte troppo uguale e troppo grama come un mazzo da
poker mescolato da un croupier baro. |
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Lo Schumann noto e quello raro al San Carlo di Napoli, con una commossa dedica al Grande Rostropovich, indimenticabile artista e uomo.
Il maggio sinfonico del Teatro San Carlo di Napoli
si è aperto con un concerto interamente dedicato a Robert Schumann(1810-1856)
a conclusione delle celebrazioni del 150° della morte; brani noti e ampiamente
rappresentati nei programmi di tutto il mondo come la Sinfonia n. 4 in re
minore op.120 e brani di raro o rarissimo ascolto come
il “Neujahrslied, op. 144” ,
l’Ouverture da “Genoveva”, e il “Nachtlied”.
L'orchestra del Teatro San
Carlo è stata affidata all'esperienza di Gerd Albrecht, mentre il coro è
stato , come di consueto, curato da Marco Ozbic che da tempo lavora con ottimi
risultati con il complesso vocale sancarliano. Momenti di meritata gloria per
tre solisti del coro nella "Neujahrslied": il sopramo Giuseppina Benincasa, il
contralto Annamaria Napolitano e il basso Rosario Natale.
Schumann non è un compositore votato al teatro musicale, troppo a lungo il
tormentato compositore tedesco si è interrogati circa il modello di opera
tedesca da seguire, .. |
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"Black Comedy" al Teatro Vittoria. Attilio Corsini incontra "al buio" l'umorismo inglese di Peter Shaffer.
Attilio
Corsini si conferma abile regista nel genere brillante "all'inglese"; al
Teatro Vittoria di Roma ha portato in scena con successo una
garbatissima piece ironica e allusiva: Black Comedy. La Compagnia Attori&Tecnici
è quasi un marchio di qualità e di volta in volta, avvalendosi di una guest
star, aggiunge un'attrattiva o una curiosità. spesso gradita. mai pretestuosa.
E' toccato a Debora Caprioglio, fino al 24 aprile, essere la
"partecipazione straordinaria" e la presenza della avvenente attrice non è stata
meramente ornamentale...
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Grande parterre per una splendida edizione di Turandot al Teatro Verdi di Salerno.
Il 25 aprile ricorre l’anniversario della
Liberazione dal nazifascismo; una data troppo importante e determinante per la
nascita della Repubblica Italiana per non far passare decisamente in secondo
piano una pur vicina ricorrenza che risulta di qualche rilevanza nella
storia
del melodramma: il 25 aprile del 1926, sotto la direzione di Arturo Toscanini il
Teatro alla Scala di Milano ospitava la prima esecuzi0ne, postuma, di Turandot,
nella versione completata da Franco Alfano. Una fortunata circostanza, quindi, quella
verificatasi al Teatro Municipale G.Verdi di Salerno con la prima dell’ opera
pucciniana nel giorno del 81 anniversario della prima e del 62° della
Liberazione. Le celebrazioni dell’evento storico non hanno
però impedito al Presidente del Senato Francio Marini di onorare con la propria
presenza l’esecuzione di una Turandot di gran pregio, non fosse altro che per la
presenza di un soprano di fama mondiale come Giovanna Casolla , di un regista
di grande spessore come Renzo Giacchieri, un direttore di solido mestiere come
Ralf Weikert e di un tenore già ammirato nel ruolo di Calàf come Carl Tanner. |
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Il Paese dei Campanelli". L'operetta italiana con tutto il suo fascino di leggerezza e di banalità godibili. Al Teatro Bellini di Napoli
L’operetta è
una forma di opera dai contenuti leggeri, dalla coesistenza di semplici arie
prossime alle canzoni, di recitati e di balletti che utilizzano ritmati balli di
comune circolazione, umorismo bonario e costumi sfarzosi, generosi
nell’esibire le beltà femminili. La patria dell’operetta
è Vienna e il tempo l’inizio del XX secolo, il padre è senza alcun dubbio Franz
Lehar. La prima operetta rappresentata fu “Donne viennesi” nel 1902 ma la
consacrazione per l’autore e la codificazione della forma sono segnati dalla
prima de “La vedova allegra”, nel 1905. Mentre Vienna raccoglie
l’eredità degli Strauss e prolunga la vita al valzer, modernizzandolo pur
conservando per esso una franca riconoscibilità, in Italia, solo qualche anno
dopo, il genere attinge a balli alla moda; la Giavanese, il Fox Trot, il
charleston; in Itala, quindi, sebbene gli autori si ispirino alla forma leggera
e ai contenuti frivoli dell'operetta asburgica, scelgono balli più alla moda e
di altra derivazione culturale. |
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Dopo l’attesa arrivò il trionfo: recital di Fiorenza Cedolins con l’Orchestra del Teatro Municipale Verdi di Salerno esaltata da Daniel Oren.
Un recital interpretato da
artisti della portata di Fiorenza Cedolins e Daniel Oren rappresenta un
evento di cui ciascun appassionato vorrebbe poter dire “io c’ero”; il Teatro
Municipale, domenica 15 aprile era gremito all’inverosimile e l’entusiasmo e
l’approvazione sono stati unanimi, al di là di ogni personale predilezione
stilistica di ciascuno dei presenti. E’ quanto solo i grandi artisti sanno
ottenere. L'inaugurazione di una stagione (vedi presentazione) fortemente voluta
dal Sindaco Vincenzo De Luca, dal prestigioso Direttore
Artistico Daniel Oren dal Segretario artistico Antonio Marzullo
e dal Direttore di Produzione Rosalba Lo Iudice;
" Il
Sindaco ha voluto un musicista alla guida di un teatro (...) un modello
organizzativo snello (...) " dichiara il M° Oren nell'intervista (vedi
videointervista) "un modello nuovo che altri seguiranno".
(il video del recital da www.oltrenews.it) |
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"Elegia per giovani amanti" al Teatro San Carlo. Un'opera di H.W.Henze, che scava tra egocentrismo,narcisismo e cinismo che accompagnano la ricerca dell'ispirazione.
“Elegy for young lovers” (Elegia per giovani
amanti) di Hans Werner Henze è un’opera che mette a nudo la meschinità di un
modello di intellettuale meschino, narcisista ed egocentrico, al punto che per
lui l’intero complesso delle vicende e dei sentimenti del mondo debbano essere
riconducibili a mera fonte di ispirazione per il proprio genio creativo.Henze la compose nel 1960 e la rivisitò in
seguito fino a darle la forma definitiva (crediamo) nel 1987.L’ambientazione è alpina e il gelo
costituisce un elemento centrale, un protagonista quasi; tuttavia l’idea
creativa e l’inizio della composizione di Elegy for young lovers, prendono forma
in un caldo scenario marino,quale quello dell’isola di Ischia, dove avvenne
l’incontro del musicista con gli scrittori Wystan H.Auden e Chester Kallman che
avrebbero collaborato alla realizzazione del libretto.Erano gli anni in cui
Henze sognava di
stabilirsi a Napoli e di godere delle bellezze delle isole del Golfo insieme
alla poetessa Ingeborg Bachmann, alla quale fu a lungo legato. |
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“L’ultimo Beethoven nella lettura di Adorno” mercoledì 11 aprile 2007 presso la Sala Conferenze della Fondazione Filiberto Menna si Salerno.
Si conferma tra le istituzioni di rango la
Fondazione Menna di Salerno, presieduta dal prof. Trimarco, proponendo,
nell’ambito del ciclo “Forme del linguaggio tra contemporaneità e tradizione”
un’interessante conferenza incentrata sul lavoro di Theodor W.Adorno sull’opera
di Ludwig van Beethoven. Introdotta con dotta semplicità dal
prof. Trimarco, e presieduta dalla dott.ssa Clementina Cantillo, il seminario ha
rappresentato un momento iniziale del ciclo che avrà un seguito in maggio a
Potenza e un epilogo nuovamente a Salerno nella sede della Fondazione. L’argomento è risultato interessante e non
solo per i numerosi addetti ai lavori in sala ma anche per gli appassionati che
si sono giovati della chiarezza espositiva dei relatori nonché dell’ausilio di
mezzi multimediali. |
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Una serata d’eccezione al Teatro
Mercadante di Napoli, giovedì 5 aprile 2007 con “Ubu sotto tiro”,
seconda parte del progetto Arrevuoto, alla presenza del capo dello
Stato Giorgio Napolitano.
La prima produzione del progetto triennale
promosso e realizzato dal Teatro Stabile di Napoli e che vede la partecipazione
diretta dei ragazzi di Scampia, è stata la riscrittura, nella passata stagione,
di Pace di Aristofane. Ai circa 70 partecipanti della scorsa
stagione, per Ubu sotto tiro, da Alfred Jarry,
quest’anno si sono aggiunti circa 30 elementi, fino a raggiungere la
ragguardevole cifra di 100 soggetti in scena. Il debutto assoluto è stato nel
semirestaurato auditorium di Scampia lo scorso 1° aprile e viaggerà in tournèe
al Teatro Valle di Roma e all’ Alighieri di Ravenna, teatro per così dire di casa
della “Compagnia delle Albe” che ha coprodotto lo spettacolo la cui regia è di
Marco Martinelli. Alfred Jarry
(1873-1907) è considerato lo
scrittore celebre per fondato la Patafisica :
“scienza immaginaria che accorda
simboli e oggetti reali operando arbitrarie sostituzioni e scambi di ambiti
semantici”. |
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Ci vuole "La mano di Dio" per conquistare il successo nelle competizioni della vita, ma occorre tenersela ben stretta perchè il successo non conquisti l'uomo soggiogandolo.
“E’ stata la mano di Dio” fu la battuta che
Diego Armando
Maradona raccontò ai giornalisti per giustificare il goal di mano
segnato contro l’Inghilterra ai Mondiali dell’86. Marco Risi (figlio di Dino e regista di
Mary
per sempre) decide di intitolare così, “La mano de Diòs”,
la biografia del più noto calciatore del mondo al pari di Pelé. Nel film le
alterne fortune e disgrazie di Maradona bambino-ragazzo-uomo si
intrecciano con quelle del calciatore: la sua infanzia nella miseria a Villa
Fiorito, un sobborgo di Buenos Aires, il talento calcistico che si rivela sin
dall’inizio, le sue amicizie con uno sfortunato amico e compagno di squadra
altrettanto dotato, che a causa di un incidente dovette interrompere la carriera
e con Jorge Cycerspiler, suo futuro manager, l’amore adolescenziale a prima
vista per Claudia |
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"Delitto e Castigo" al Teatro Bellini di Napoli. Sempre magistrale il Glauco Mauri interprete e meticoloso quello regista. Avevamo già recensito la medesima produzione presentata al Teatro Quirino di Roma e il presente articolo non può non riprendere le medesime osservazioni sull'opera di Dostoevskij e sulla riduzione teatrale; è altresì doveroso rilevare il perfezionamento di taluni meccanismi e una certa maturazione di qualche interpretazione. Pier Paolo Pasolini ritiene che Dostoevskij abbia anticipato, se non addirittura influenzato, Nietzsche e Kafka per quanto, rispettivamente, attiene alla teorizzazione del superuomo e alla capacità di rappresentare situazioni di restrizione angosciante della libertà. Non di meno, nel suo breve scritto su "Delitto e castigo", (Dario Ascoli)
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L'arte di trovare le storie mai perdute e, raccontandole, renderle vere da e per sempre.
Geppino Iorio possiede la non comune capacità
di stupire persino quando ripropone un proprio lavoro datato, arricchendolo di
nuovi dettagli, di espedienti narrativi e di personaggi aggiuntivi. Così, il 20
marzo 2007, nella Sala Matteotti della UIL di Napoli, è stato presentato il più
recente lavoro del simpatico scrittore napoletano: “La nuova
collina dei Cavalieri”.Autorevoli gli interventi dei prof. Massimo Di
Menna e Nicola de Blasi, autori rispettivamente della postfazione e della
prefazione al libro, Emilia Servidio e Silvio Mastrocola. Anfitrione dell’evento è stata
Anna Rea (...) (Dario Ascoli) |
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La Napoli che si fa burla della morte nella prosa di Raffaele Viviani al Teatro Bellini
La Napoli del proletariato e del lavoro rappresentata a teatro
è quella di Raffaele Viviani. La città viscerale e
profonda, espressa con la “napoletanità” non oleografica,
intesa come senso tragico della vita e fame antica. L’opera “La morte di Carnevale”, messa in scena dal
Teatro
Bellini dal 20 al 25 marzo, è una delle commedie più
complete e complesse di Viviani, così come complessa
era la sua figura artistica. E’ un testo composto nel ’28
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Il colore della follia creativa versus il bianco del perbensismo emarginante
na doppia
sinestesia domina il titolo di un interessante lavoro di Stefano Massini al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli dal 9 marzo
2007: “L’odore assordante del bianco”. Il bianco
è, scenograficamente, il colore della cella del manicomio in cui
Vincent Van Gogh è rinchiuso e che nel suo essere colore
non colore, surroga il ruolo di stimolare gli altri sensi
dell’artista a cui è interdetta la lettura, l’ascolto della musica e
persino l’odore dei colori delle sue tele. Un testo che l’autore
vuol presentarci claustrofobico, ma che, ribaltando la prospettiva,
rivela anche l’agorafobia di una scienza medica asservita all’ordine
sociale, aguzzina perchè vittima di quella paura ossessiva di
guardare oltre le pareti dei luoghi in cui la società “reclude” le
diversità,
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Al Mercadante dal 6 al 11 marzo CANI DI BANCATA di Emma Dante
Ancora un testo shock
per l’ impetuosa regista palermitana. Ispirato ad un fatto di cronaca Cani
di bancata è uno spettacolo che parla di mafia, rappresentata come
una cagna idrofoba che gronda bava per manifestare il suo inattaccabile potere
su una città omertosa che aspetta il richiamo dell’inconfondibile latrato per
decidere sulla propria sorte. Una cagna femmina a capo di un branco di cani
maschi, depositari di quel codice di onore che si tramanda da generazione, ma
che soltanto a lei è dato il compito di perpetuarlo nel Nome del Padre del
Figlio della Madre e dello Spirito Santo. Il nuovo affiliato riceverà
dalla cagna -Madre la sua benedizione, il branco si stringerà attorno a lui
celebrando il patto di sangue. ingranaggio, perderà |
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Inferni rusticani e danteschi al Teatro San Carlo. La strana coppia "Cavalleria rusticana"-"Gianni Schicchi"
Cavalleria rusticana
(vedi scheda)
è un’opera molto cara ai melomani di tutto il mondo, essa, tra le molte qualità,
annovera...la brevità, in considerazione di ciò e allo scopo di attenersi ad uno
standard di durata per una serata all’Opera, all’esecuzione del melodramma in un
atto di Pietro Mascagni viene abbinata quella di un altro atto
unico in musica o di materiale musicale vario. Il Teatro San Carlo,
nella stagione 2007, ha scelto di abbinare al titolo d’ispirazione verghiana un‘
operina buffa pucciniana come Gianni Schicchi
(vedi scheda),
dall’ambientazione del tutto diversa per epoca e geografia; dalla Sicilia primo
novecento alla Firenze dantesca. |
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Fragilità trasparenti in un interno: "Lo zoo di vetro" al Teatro Bellini di Napoli con Claudia Cardinale
Ancora il profondo sud degli Stati Uniti,
raccontato dalla lucida prosa di Tennessee Williams al Teatro Bellini di
Napoli; dopo “Un tram che si chiama Desiderio”, è sulle scene quello che
rappresenta il lavoro rivelazione del commediografo americano: “Lo zoo di
vetro”. Scritta in piena seconda guerra e
rappresentata nel 1944 a Chicago, la piece narra della tormentata Laura Wingfield e della sua collezione di animali di vetro, di una madre
apprensiva, ossessiva e delusa e di un fratello, Tom, che
contrappone allo “zoo di vetro” di Laura, il suo paradiso
di celluloide nel quale cullare un Edipo irrisolto e una creatività frustrata.Amanda,
la madre, è una donna nevrotica abbandonata da un marito che, imbarcatosi, ha
fatto perdere ogni traccia di sé. |
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Il contrappunto tra un Falstaff pavido e millantatore e un tormentato Enrico IV risuona grazie a Paolo Bonacelli e Carlo Simoni. Al Teatro Bellini di Napoli dal 20 febbraio 2007.
Enrico IV di William
Shakespeare è un opera in due parti, o se vogliamo, una storia a cui il
bardo ha dedicato due distinte opere, ciascuna di ben cinque atti, nonché una
terza commedia il cui protagonista è il coprotagonista delle prime due, quel
simpatico sbruffone di Sir John Falstaff; quindi possiamo elencare
Enrico IV parte prime e parte seconda e "Le allegre comari
di Windsor". Marco Bernardi acutamente osserva che le due opere sul
tormentato sovrano inglese rappresentano il superamento del medioevo e
l'ingresso in un rinascimento tutto specifico come quello britannico. |
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"Buffi si nasce" al Teatro della Cometa di Roma. Un'eclettica e trasformista Lucia Poli in un lavoro politestuale leggiadro e profondo.
Elegante,
intelligente e raffinato, lo spettacolo "Buffi si nasce"
si snoda attraverso
nobili testi letterari e teatrali. E' composto di cinque pieces liberamente tratte o ispirate
a testi di Boccaccio, Machiavelli, Novelli,
Palazzeschi,mentre il regista Ugo Chiti
firma il monologo finale. I
testi messi inscena sono tra loro profondamente diversi per epoca (si va dal
1300 fino ai nostri giorni) per contenuti, per intenti degli stessi autori,ma si
presentano strettamente collegati da un comune denominatore: il difficile
rapporto di coppia. |
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Al Teatro Bellini, "Questi fantasmi".... ci sono tutti e, per fortuna, non aleggia quello di Eduardo.
Il Teatro Bellini di Napoli propone il
secondo appuntamento eduardiano della stagione 2006-2007; dopo "Le voci
di dentro" con Luca De Filippo per la regia di Rosi, un titolo di grande
attrattiva come "Questi fantasmi" interpretato da un attore molto popolare come
Silvio Orlando, atteso con simpatia da una parte del pubblico e con l'indice
puntato dall'altra. "Questi fantasmi" (cantata dei
giorni dispari) è un lavoro
dell'immediato secondo dopoguerra(1946) e come il quasi coevo "Le voci di dentro"
guarda
all'ambiguità della realtà, al confine tra immaginazione...... sogno e
accadimenti veri, la commedia agrodolce che ha per protagonista Pasquale Lojacono, invece celebra una credulità tenera, che non ha
bisogno di rassegnarsi alle umiliazioni perchè non riesce a ritenerle altro che
manifestazioni di un ultraterreno, per giunta, prodigo nei suoi confronti. |
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La finzione teatrale e l'ipocrisia. Tartufo di Molière al Teatro Mercadante di Napoli, dal 14 febbraio al 4 marzo 2007.
Tartufo è un atto d’accusa contro
l’ipocrisia, il tradimento, ma anche un monito nei confronti della credulità. Bene inteso, l’ipocrisia non ha nulla in
comune con la finzione scenica; la prima è un atteggiamento che si serve
dell’inganno allo scopo di ricavare un personale tornaconto e non certo a favore
di altri, più frequentemente a danno di molti; la finzione teatrale, viceversa,
rappresenta un’arte esercitata a vantaggio di un pubblico e a servizio di un
progetto, se non proprio di una “missione”. Tartufo è un impostore, un acrobata della
captatio benevolentiae, che non si fa scrupolo di invocare persino la fede e la
morale cristiana per asservirla ai propri biechi disegni. Solo un grande drammaturgo avrebbe potuto
ideare un copione in cui il massimo grado di abilità attoriale........ (Dario Ascoli) |
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Una Giselle fedele al testo, nella bella coreografia di Carla Fracci al Teatro dell'Opera di Roma
Giselle è un balletto molto amato da
Carla Fracci, quanto e più di quanto ogni grande ballerina da due
secoli, da quel 1841, allorché la ventiduenne Carlotta Grisi
interpretò per prima lo struggente personaggio della fanciulla stroncata dalla
danza e dall’amore menzognero di un principe. La grande ballerina, ora coreografa e
direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, ha rispettato con
cura certosina ogni dettaglio riportato dagli autori , da Theophile
Gautier, a cui si deve il soggetto, in primis. Condividiamo l’occhio di riguardo che da
qualche decennio viene adottato per tratteggiare il personaggio di Hilarion , il
guardiacaccia; qualche rivoluzione e un paio di guerre mondiali ci fanno forse
guardare con minore reverenza il bugiardo principe e con rispetto “politically
correct” l’innamorato di Giselle .....
(vedi scheda
dell’opera). |
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Il Puskin danzato di Onegin nell'interpretazione "romantica"della coppia Giuseppe Picone e Giovanna Spalice, orgoglio del Teatro San Carlo. Nel giorno di San Valentino, il Teatro San Carlo celebra il romanticismo con "Onegin" un balletto che ha una storia recente; anche se sul romanzo di A.Puskin e ispirato all'opera di P.I.Ciaikovskij "Evgeni Onegin" , in realtà la prima esecuzione della coreografia di Cranko su musiche rielaborate da Kurt Heinz Stolze, risale al 1965 (Dario Ascoli) |
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"Un'indimenticabile serata" con gli "asparagi" preparati da una raffinatissima Piera degli Esposti. al Teatro Valle di Roma dal 6 all'11 febbraio 2007
Gli asparagi sono
quelli del primo esilarante monologo che apre lo spettacolo, il quale, al
titolo "Un'indimenticabile serata" aggiunge l'enigmatico
"ovvero: Gli asparagi e
l'immortalità dell'anima".Achille Campanile fu un autore dotato di
una capacità straordinaria nell'uso ironico del linguaggio, nello
spostamento e ribaltamento dei piani semantici in un non sense
capace di confutare quelle che solo i luoghi comuni pretendono siano
"verità assolute". |
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"Un Tram che si chiama Desiderio". Tennessee Williams nella vibrante interpretazione teatrale di Paola Quattrini ed Enrico Lo Verso. Al teatro Bellini di Napoli dal 13 al 18 febbraio 2007
La
commedia ambientata nei bassifondi New Orleans è fuor di dubbio il lavoro più
noto di
Tennessee Williams, la cui prima, nel 1947 , per la regia di
Elia Kazan, a New York, segnalò al mondo il talento di un giovanissimo
Marlon Brando, nel ruolo di Stanley.Il
giovane personaggio è un immigrato polacco e la protagonista, Blanche Du
Bois, non nasconde più o meno recenti antenati francofoni; certo un
assortimento non casuale, soprattutto se pensiamo che la commedia venne scritta
all'indomani della fine della seconda
guerra mondiale. |
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Giovanna d'Arco di Monica Guerritore: L'eroico furore e le "qualità virili" di una vera donna.
Può apparire al limite del blasfemo,
adoperando un metodo storico-materialistico, giungere ad affermare che ogni
epoca costruisca i propri màrtiri e i propri santi a seconda delle esigenze dei
poteri.Si tratta, tuttavia, di un’eresia solo apparente giacché
è inevitabile che per ogni martirio debba esistere un aguzzino, un boia e che
questi non possa che essere asservito ad un potere dominante e all'ideologia che
ad esso è funzionale. |
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Il Metodo Grönholm, ovvero: Quanto in basso si deve scendere per salire nell'organigramma di un'azienda? La piece interpretata da Nicoletta Braschi al Teatro Bellini di Napoli
Grönholm è il nome, presumiamo di pura
fantasia, dello psicologo, consulente di una multinazionale svedese
proprietaria di una catena di ipermercati di arredamento.Qualche anno fa, per una di quelle circostanze che la
casualità è abile ad architettare, vennero ritrovate a Madrid, alcune schede di
valutazione di aspiranti all'assunzione in qualità di "quadri intermedi" dalla
citata azienda. |
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Là ci darem la mano" di Roberto De Simone. Un bel "pasticcio" su Mozart, tra luoghi comuni e gustose invenzioni. Dopo l'anteprima di Caserta, la prima del "travestimento mozartiano in due tempi" è approdata al Teatro Mercadante di Napoli, nella serata che ha segnato il passaggio di consegne tra il direttore uscente Ninni Cutaia e il nuovo responsabile artistico Roberta Carlotto.
Un pasticcio teatrale nella più pura accezione stilistica del termine: un misto
di brani recitati e cantati, da diverse opere letterarie e teatrali,
naturalmente tenuti solidamente e coerentemente insieme dalla musica del sommo
salisburghese, prodotto dall' ente
Teatro Cronaca e da Grande Reggia Caserta.
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Sei metri quadri di fantasia Al Teatro Sala Uno di Roma si percorre la memoria
Siamo in piena
Apartheid, l’anno di riferimento è il 1972. Athol Fugard, grande
drammaturgo africano scrive un testo, L’Isola.Un’isola lontana,
lontanissima da tutto e da tutti perché è un lembo di terra isolato dall’acqua,
sospeso tra speranze e fatiche del lavoro forzato di reclusi che porteranno per
sempre inciso nei loro trascorsi il nome di Robben Island.
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“Sostiene Pereira”: Spazio di Sogno e di Storia.Al Teatro Valle di Roma fino al 4 febbraio 2007
E’ un
magistrale Paolo Ferrari il protagonista della versione teatrale di
“Sostiene Pereira” - il romanzo che ha reso noto al grande pubblico
Antonio Tabucchi. L’adattamento
teatrale, firmato da Teresa Pedroni - qui anche regista - e da
Gianni
Guardagli - già vincitore del Premio Flaiano per ‘Le luci di Algeri’ - è la
prova di quanto “Sostiene Pereira”, romanzo storico d’impegno civile e di
denuncia, abbia ormai dato vita ad personaggio mitico, simbolo della difesa
della libertà d’informazione... |
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Il Tour dei 60 anni di Trevor Pinnock fa tappa all' Accademia di Santa Cecilia e il maestro inglese spegne 6 magnifiche candeline, una per ciascun Concerto Brandeburghese.
La composizione dei
cosiddetti “Concerti Brandeburghesi” risale al periodi che Johan Sebastian Bach
trascorse a Cöthen; alla corte del duca Leopold von Anhalt Cöthen, dove il
musicista ricopriva l’incarico di Kappelmeister, non di Kantor.Cöthen, infatti, era una
corte riformata in cui la musica luterana non aveva spazio, è per questo motivo
che Bach, tra il 1717 e il 1723 si dedicò quasi esclusivamente alla composizione
di musica strumentale profana, avvalendosi dell’orchestra da camera del duca
Leopold per le esecuzioni della stessa. |
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Al Teatro delle Muse di Roma un classico sempreverde della comicità napoletana: "Un Turco Napoletano" con Wanda Pirol e Rino Santoro.
“Un turco
napoletano”,l a popolare farsa di Eduardo Scarpetta, in scena
fino al 18 febbraio al Teatro delle Muse di Roma, viene riproposta in chiave , come si
conviene, esilarante dalla compagnia stabile del teatro, affidata alla
regia di Vito Matassino.La trama,
pur con i vari adattamenti, ci è nota grazie alla frequenza con cui viene
rappresentata nei teatri la commedia, sia, soprattutto, grazie alla
versione
cinematografica nell’indimenticabile e forse inarrivabile interpretazione di
Totò. |
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Una Boheme lirica e decadente entusiasma al Maggio Musicale Fiorentino. Accurata regia, splendile scene e vivida resa musicale.
Una Boheme ambientata negli
anni ’30, quella che ha inaugurato la stagione del Maggio Fiorentino
al Comunale di Firenze; l’epoca che compiangeva, perciò, la
perdita del grande Maestro Lucchese, che, com'è noto sopraggiunse nel 1924
mentre egli era intento ad ultimare Turandot. Ebbene, pur traslata in pieno verismo
musicale, la realizzazione proposta da Franco Barlozzetti riprendendo una storia regia di
Jonathan Miller e diretta da Stefano Ranzani, è stata esemplarmente decadente, senza
ingravescenze veriste. |
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Storie del Signor Keuner uno spettacolo di Moni Ovadia scritto in collaborazione di Roberto Andò Al Teatro Mercadante fino al 21 gennaio 2007
Il mondo di
Ovadia è stato da subito un
mondo familiare, con la sua vaporosità e il suo pathos di moderno
cantastorie,ci ha guidato alla scoperta di un umorismo profondamente
dialettico, che raccontava la precarietà e la naturale diversità di un popolo
che nasce esiliato da se stesso e da gli altri. Ormai sarebbe impossibile fare
a meno di tutto ciò che Ovadia è riuscito in pochi anni |
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San Giovanni è decollato, lo spettacolo no. Una Salomè contraddittoria che ha messo a nudo le incertezze registiche più ancora che le forme scultoree delle protagoniste.
C'era molta attesa per la prima opera in cartellone nel
2007 all' Opera di Roma, aspettative persino più vive che per altre
inaugurazioni; una regia curata da un grande uomo di teatro come Giorgio
Albertazzi, due splendide cantanti ad avvicendarsi nel ruolo della
protagonista e un prologo teatrale che prometteva di essere ben oltre un mero
omaggio alla fonte letteraria che direttamente ispirò Strauss. |
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Candide di Leonard Bernstein, ovvero: quando Voltaire approdò a Broadway e l’ Inquisizione a Washington
Spiritosa e accurata messa in scena al Teatro San Carlo di Napoli.Fantasiosa
quanto basta la regia di Lorenzo Mariani, solida, sicura ma duttile la direzione di
Jeffrey Tate. Un cast in cui brillano la grazia vocale e scenica di Laura Aikin e la
graffiante recitazione di Adriana Asti. Non è una scelta che una direzione artistica compia a cuor
leggero quella di presentare “Candide” di Leonard Bernstein
(scheda dell'opera) |
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Roberta Carlotto è il nuovo durettore del Teatro Mercadante - Stabile di Napoli- Succede a Ninni Cutaia ed è stata votata all'unanimità dal CdA del 15 gennaio 2007. A lei vanno le congratulazioni e i migliori auguri.
Doti manageriali ed
artistiche avevano indotto l' Ente Teatrale Italiano a proporre la candidatura
della Carlotto dopo "averci sottratto"
Ninni Cutaia, primo direttore del
Teatro Mercadante da quando nel 2002 era stato fondato ....
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La libertà in un respiro: il messaggio di "Corpo Celeste" di Lina Sastri da A.M.Ortese. In scena al Teatro Quirino di Roma dal 9 al 21 gennaio.
Noi
oggi temiamo la guerra, ma chi perde ogni giorno il suo respiro e la sua
felicità per consentire alle grandi maggioranze un estremo abuso di respiro e di
felicità, può forse temere la fine di tutto?" (....) "La liberà è un respiro"
Sono le parole...
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Macbeths' game di Ciro Pellegrino alla Galleria Toledo di Napoli coinvolge e stimola riflessioni freeware.
Macbeth diviene più ancora
che protagonista di un videogioco, il giocatore vero e proprio, ma, come tutti i
giocatori, ne esce prima o poi sconfitto; ne percorre i successivi livelli
difficoltà,ne evita le trappole, ma l'esito finale è segnato:Game Over ! |
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Antonio Petito riproposto con un'appropriata cifra di non sense da "Il Teatro a Vapore" al San Carluccio di Napoli. Quando il teatro napoletano si era appena liberato della maschera e non era ancora caduto "vittima" del realismo.
Non
poteva che toccare al più grande degli interpreti della maschera di Pulcinella il compito di proporre un teatro comico in lingua napoletana
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Due miracoli, incompatibili tra loro, invocati dal virtuosismo teatrale di Cinzia Mirabella.
"Il mio cuore nelle tue mani"
è una piece di Manlio Santanelli, che danza su ritmi napoletani,
volteggiando tra fede e superstizione, tra devozione e irriverenza. Quasi un'ora densa e senza
cadute di tensione durante la quale agiscono due donne napoletane accomunate
dall'amore materno e dalla devozione per San Gennaro.... |
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Un buon assortimento di titoli di tradizione e prime rappresentazioni , interpretati da mostri sacri e talenti emergenti. Una stagione 2007 di grande interesse al Teatro dell'Opera di Roma
Il prossimo 16 gennaio prenderà il via la
stagione 2007 del Teatro dell' Opera di Roma, non con un Kolossal in salsa egizia, né con un
vero e proprio inedito, tanto meno con un titolo di facile ascolto, ma con
Salomè di Richard Strauss, corredata da
un prologo
in prosa scritto da Giorgio Albertazzi, ispirato all'omonimo
lavoro di Oscar Wilde. |
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Un prolisso, pur se discontinuo, "secolo breve" non privo, tuttavia, di momenti di ottimo teatro: "Il Signor Novecento" di Lello Arena al Teatro Mercadante di Napoli Impossibile non rilevare le analogie del
lavoro in due atti di Cerami e Piovani con il celebre romanzo di Baricco;
qui come lì si narra di un bambino nato all'alba del primo giorno del cosiddetto
"secolo breve"; qui come nel fortunato libro da cui Tornatore ha
tratto un decisamente meno fortunato film, le vicende personali del personaggio
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Masaniello: un musical in salsa partenopea sfavillante e "contaminato" al Teatro Bellini di Napoli
La figura di Masaniello è inseparabile
dall'alone di leggenda che nel corso di quattro secoli è andato addensandosi
intorno ai pochi elementi storicamente certi riferibili al protagonista
della rivolta del 1647 a Napoli. Consistente è l'evidenza di un
sollevamento popolare
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"8 donne e un mistero"
di Robert Thomas. Ne basterebbe una sola per uccidere un uomo...
Una commedia al femminile
da cui l'immagine della donna, caleidoscopicamente rifratta in ciascuna di esse,
non ne viene fuori immacolata. Giallo-Commedia con musiche: questa la
definizione che verrebbe di attribuire a "8 donne e un mistero", che ha
debuttato il 9 gennaio 2007 al Teatro Vittoria di Roma. Il lavoro teatrale in 2 non brevi atti è
tratto dalla medesima fonte a cui si è ispirato il film omonimo ("8 femmes"
in lingua originale) di François Ozon nel 2002, una piece di
Robert Thomas. Un luogo circoscritto, impenetrabile,
entro le cui mura viene commesso un delitto; un ristretto numero di persone
ciascuna delle quali possieda un buon movente per perpetrarlo, sono gli
ingredienti classici di gialli alla Agatha Christie. |
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Il Rossini Sacro tra la conferma della Devìa, la scultorea prova di Mirco Palazzi e un "prevedibile" Andrea Bocelli La Petite Messe Solennelle è l’opera più matura di un Rossini ormai ritiratosi a vita privata a Parigi, conscio dei mutamenti stilistici del XIX secolo e soprattutto consapevole di essere stato uno straordinario epigono di una scuola compositiva che aveva segnato il passaggio dal secolo dei lumi al romanticismo.
Ma nel pesarese non vi è
nostalgia del passato, quanto meno non si manifesta nel suo pensiero né un
conservatorismo severo né un accademismo critico che rifiuti il progresso,
piuttosto nel farsi da parte del "genio del crescendo" meno che quarantenne, si
può leggere un distacco olimpico in attesa di un delinearsi di un’era nuova
nella musica. |
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Il Turco in Italia al Costanzi Angeles Blancas Gulin nel ruolo della frivola sorrentina in una Napoli anni '20 tra Circolo del Tennis e Rotary Club
“Il turco in Italia”
(vai alla scheda
) è un’opera giovanile di Gioachino Rossini
(prima esecuzione il 14 agosto 1814 al Teatro alla
Scala) en on gode della stima che , a nostro giudizio, meriterebbe. Si pensi che dal 1882 al 1950 essa non è stata
mai rappresentata nel nostro paese. Probabilmente, dopo l’unità d’Italia Rossini
è stato tacciato di filonapoletanismo e forse di filoborbonismo e l’esilio
dorato in terra di Francia ha contribuito a fare il resto. Si
dovrà attendere il 1950 per riascoltare l’opera di Selim e Fiorilla al
Teatro Eliseo di Roma, sotto la
direzione di un giovane promettente Gianandrea Gavazzeni
e con un cast straordinario in cui spiccava una Maria Callas
in un insolito ruolo brillante e un superlativo Sesto Bruscantini.e
brillante, chiara , ma robusta, padronanza scenica e dizione esemplari.
Mario
Zeffiri è un tenore leggero che ascende ai sovracuti...... |
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