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Non Abbiamo Pianto: La Memoria dell'Arte di Terezin Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Giovedì 15 Ottobre 2015 21:08

Il ventre di una città può evocare l'abisso di un genocidio; la Metropolitana di Roma, nelle tre stazioni della Linea C di Teano, Malatesta e Pigneto il 17 ottobre 2015 ospiterà un concerto ideato e promosso dall'Associazione She Lives in collaborazione con OPERA DI ROMA e ATAC, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e allo Sport di Roma Capitale e della Comunità Ebraica di Roma e con il sostegno dei ERREBIAN S.p.A. e della Reale Ambasciata di Norvegia.
L'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma inonderà di musica rotaie, banchine e stazioni, evocando la memoria di quell'abisso che nello stesso giorno dell'anno 1944 vide 1.390 artisti ebrei cechi, austriaci e moldavi sterminati nella camere a gas di Auschwitz-Birkenau, trasportati il giorno prima in quel luogo di morte a bordo del kunstlertransport, il "treno degli artisti", partito dal cosiddetto “ghetto modello" di Terezín, in cui erano stati trattenuti per quattro anni.
Artisti e intellettuali finissimi furono annientati nel corpo, dopo avere resistito, grazie all'arte, all'azzeramento della personalità; tra essi Hans Krása, Viktor Ullmann, Pavel Haas, Gideon Klein e James Simon, compositori, Raphael Scachter, direttore d'orchestra, Bernard Kaff e Carlo Taube, pianisti, Peter Kien, scrittore, Viktor Kohn e Egon Ledec, violinisti.
Gli organizzatori precisano che con il concerto del 17 ottobre dal titolo Non abbiamo pianto, essi non intendono istituire una seconda e meno che mai alternativa Giornata delle Memoria; l'evento vuole invece liberare dal ghetto di Terezin quei musicisti e affidare le loro partiture ai colleghi di oggi che facciano musica, custodendo una memoria fatta di suoni e di arti.
In questa direzione di contemporaneità le musiche di Pavel Haas, una delle vittime del 17 ottobre, si combineranno e alterneranno con quelle di Lasse Thoresen, il maggiore compositore scandivano vivente, che per questa occasione verrà in Italia e seguirà personalmente le proprie opere.
Arti”, si diceva, perché in quel luogo di dolore pittura e poesia trovavano spazio quasi quanto la musica; nel concerto, sono inserite letture dal diario poetico scritto a Terezín da Viktor Ullmann (Il viandante straniero, prima traduzione in italiano a cura dell’Associazione SHE LIVES) e con i testi del poeta Nicola Muschitiello tratti da La rosa eterna (Nino Aragno Editore, 2015). Ai versi daranno voce due artisti del nostro tempo, anche loro eredi ideali dei padri di Terezín: il regista Giorgio Barberio Corsetti e lo stesso Nicola Muschitiello.
Non Abbiamo Pianto si articola in tre tappe:

 

PRIMA TAPPA - Stazione di Teano. Alle 19.09 esatte, un minuto dopo la fine di Shabbat, l'immenso atrio di vetro e cemento della stazione accoglierà la prima esecuzione italiana di YR (Brina), un pezzo ad alta densità virtuosistica che Thoresen ha immaginato in forma di dialogo tra un violino e un danzatore, felice esempio di integrazione, di cui il compositore norvegese è stato un precursore, fra gli intervalli non temperati della musica folclorica e quelli della musica colta. A interpretarlo saranno il violinista Stefano Minore e la danzatrice e coreografa Francesca La Cava. Il brano sarà incorniciato dalla voce di Nicola Muschitiello che leggerà Salmo '80 , una sua poesia dedicata ad Angela Fresu, la più giovane vittima della strage di Bologna.

SECONDA TAPPA – Stazione di Malatesta alle 19.45. Ai piedi della grande vetrata che guarda verso una massiccia scalinata di cemento prenderanno posto i sedici archi dell'Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma, diretta da Gabriele Bonolis.
Ai microfoni di RAI RADIO 3, che riprenderà in diretta questa parte del concerto, verranno eseguiti lo Studio per orchestra archi di Pavel Haas, composto a Terezín ed eseguito nel 1944 dall'orchestra del ghetto, un incandescente pezzo di Lasse Thoresen, SPRANG, concerto per due violini e orchestra d’archi, e infine la trascrizione, curata dallo stesso Bonolis, del secondo movimento del Quartetto per archi n. 2 di Haas, composto nel 1924 sotto la diretta influenza di Leoš Janáček. Alla voce di Nicola Muschitiello che leggerà le sue poesie tratte da La rosa eterna si unirà in questa stazione quella di Giorgio Barberio Corsetti al quale è affidato il diario poetico di Ullmann.

TERZA E ULTIMA TAPPA – Stazione di Pigneto. Qui gli spettatori, che si muoveranno tra una stazione e l'altra utilizzando le normali corse della metropolitana, ritroveranno il violino di Stefano Minore e le voci di Nicola Muschitiello e di Giorgio Barberio Corsetti. Per le letture di congedo si tornerà ai versi di Nicola Muschitiello, e a quelli tesi e meditativi che Viktor Ulmann ha concepito, senza mai cedere allo sconforto e al lamento, nella prigione a cielo aperto di Terezín.
Nelle stazioni, ma anche lungo il percorso, gli spettatori potranno visitare una mostra itinerante dei disegni di Peter Kien e Bredrich Fritta che ritraggono la vita quotidiana di Terezín.
Venti figuranti diventeranno teche viventi che accompagneranno gli spettatori.
La regia teatrale dell'evento è affidata a Francesco Viscuso, artista e fotografo siciliano residente a Roma capace di trasformare in "visioni" gli oggetti della vita quotidiana.

Gli spettatori che non vorranno raggiungere con i propri mezzi la stazione di Teano si ritroveranno alle 18.30 alla stazione di Pigneto e saranno accompagnati dal gruppo dei figuranti verso la tappa iniziale. Per accedere ai luoghi del concerto gli spettatori dovranno munirsi del biglietto di accesso alla metropolitana, al costo di un euro e cinquanta.
I B.I.T saranno forniti, oltre che dai distributori automatici, anche dal personale dell'ATAC presso le stazioni di Pigneto e Teano. Ad ogni spettatore verrà consegnato un segno di riconoscimento in modo che gli addetti ATAC possano aiutare coloro i quali dovessero avere incertezze sullo svolgimento dell'itinerario.
Ci piace riprendere alcune considerazioni eccellentemente sviluppate nel libro “Musica per l'Abisso” di Leonardo V.Distaso e Ruggero Taradel, volume edito da Mimesis,
Sgomberato il campo dalla definizione di comodo come consolatoria, la produzione nei due diversi “concentramenti” rispondeva ad esigenze e si inscriveva in logiche che erano in contiguità se non in continuità con quelle imperanti nella società esterna ai “ghetti”.
Considerare l'esperienza artistica di Terezin come l'estrema realizzazione di una ritrovata umanità nell'arte consolatoria, nello spettacolo artistico e nel gioco creativo finalizzato alla distrazione rischierebbe di assimilare quest'arte sullo stesso piano di quell'arte che emerge dall'abisso dell'estetizzazione” afferma Distaso a pagina 140 del volume.
Riferendoci al celebre aforisma di Adorno “Dopo Auschwitz, nessuna poesia, nessuna forma d'arte, nessuna affermazione creatrice è più possibile. Il rapporto delle cose non può stabilirsi che in un terreno vago, in una specie di no man's land filosofica” , gli autori sembrano indicare come nessuna arte possa e abbia dignità di esistere se non frapponendo un diario etico e valoriale con quanto precedette, accompagnò e sopravvisse alla Shoah in direzione dell'esclusione, della separazione, della non accettazione dell'altro da sé.
Walter Benjamin (1890-1940), con metodo storico dialettico ha ben collocato ruoli e funzione dell'intellettuale e del fruitore di massa nella società borghese avanzata; Distaso sintetizza e contestualizza il pensiero benjaminiano: “Alle masse si contrappone l'èlitario amante dell'arte che cerca nell'opera quel raccoglimento e quella concentrazione che egli ritiene essere l'autentico momento di fruizione artistica. Le masse, invece, cercano la distrazione come modalità della partecipazione all'opera d'arte”.
Si tratta della rappresentazione conforme e sovrastrutturale della divisione in classi, con l'intima differenza consistente nella natura del “mezzo di produzione” , che nel caso dell'arte è la creatività, che non essendo alienabile non può che essere occultata o annientata: è una degli aspetti fondativi anche della soluzione finale del Reich !
Il caso Terezin è interessante, e il termine non indica alcun compiacimento, sentimento che l'orrore impedisce si manifesti, poiché nel ghetto ceco furono tradotte le migliori menti di Praga, quegli “emergenti” i “prominenten”, la cui scomparsa in persona e in opera avrebbe destato sospetto e reazioni avverse.
Così, in pochi mesi furono oltre 60.000 le persone internate, non solo e non in maggioranza quegli ultra 65enni cui in un primo momento sarebbe dovuto essere destinato il ghetto della Boemia.
Di motivazioni per una nuova Memoria, non per una una seconda riccorrenza, ve ne sono di forti e pregnanti, ma, soprattutto, vi sono ragioni irrinunciabili per riflettere.

 
Le frontiere della legalità. Futuro Remoto a Napoli Stampa E-mail
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Scritto da Marialaura Di Lucia   
Giovedì 15 Ottobre 2015 21:29

 

 

Al via in Piazza del Plebiscito a Napoli la XXIX edizione di Futuro Remoto, lo storico appuntamento con l’arte, la cultura, la scienza e la tecnologia che si svolge ogni anno a Città della Scienza. Per quattro giorni - dal 16 al 19 ottobre 2015 - la piazza più famosa del Sud Italia sarà ricoperta dagli igloo simbolo di questa manifestazione, prima in Italia per diffusione della cultura scientifica e tecnologica.
Futuro Remoto si focalizza ogni anno su un tema diverso. L’edizione 2015 ha scelto significativamente il tema “Le frontiere”.
Nell’ambito della XXIX edizione diFuturo Remoto, venerdì 16 ottobre, dalle ore 18.00 alle ore 18.30, presso il palco centrale dell’Agorà, si terrà una tavola rotonda sul temaLetteratura e teatro digitali, a cura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e del Master di II livello in Drammaturgia e Cinematografia. Critica, scritture per la scena e storia.
Al dibattito, che rientra tra i laboratori scientifici ospitati dal padiglione tematico “Città”, interverranno i Professori Pasquale Sabbatino, Giuseppina Scognamiglio e Vincenzo Caputo.
Pasquale Sabbatino, Coordinatore del Master in Drammaturgia e Cinematografia e Responsabile scientifico del progetto PRIN, ha spiegato quali progetti saranno presentati durante il convegno di apertura della manifestazione; progetti che, realizzati nel Dipartimento di Studi Umanistici dell'Ateneo federiciano, dialogano con una rete interuniversitaria: Biblioteca digitale. Cultura della legalità e rappresentazioni della camorra e Carte d’autore online.
«Con il primo progetto - ha spiegato Sabbatino, che è un esperto in materia di letteratura sulla camorra - si offre per la prima volta a un ampio pubblico una ricca biblioteca digitale, composta di testi teatrali e narrativi, di dizionari linguistici, cinematografici e musicali, che raccontano i mali del territorio e del Paese e contribuiscono alla formazione della cultura della legalità e della coscienza civile. Con il secondo progetto prende corpo un archivio digitale della modernità letteraria e teatrale, una sorta di arca di Noè, costruita con le nuove tecnologie, che salva dal diluvio dell'oblio e della dispersione carte e biblioteche di autori dell'Ottocento e Novecento».

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Apoteosi al San Carlo per Zakharova in Carmen Suite Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Giovedì 15 Ottobre 2015 20:04

È sempre un’emozione poter assistere ad un balletto del  repertorio, soprattutto se è un fondamento della storia della danza e del suo immaginario, ancor più se dell’esecuzione originaria possediamo filmati di archivio che restituiscono la sua bellezza primigenia e non solo immaginarla.
Non di secondaria importanza, se gli interpreti principali sono protagonisti del passato recentissimo.
Carmen Suite ha contribuito a creare il mito di alcune delle maggiori interpreti della danza del novecento, tra queste sicuramente spicca il nome di Alicia Alonso divenuta col tempo icona del balletto medesimo.
Alicia Alonso è stata spesso ospite del Teatro di San Carlo e l’ultima volta, ha voluto con tenacia incontrare i giovani allievi della scuola di Ballo per poter trasmettere conoscenza e passione per l’arte di Tersicore.
Carmen Suite è un balletto coreografato da Alberto Alonso del 1967, andato in scena il 20 aprile di quell’anno al Teatro Bolscioi di Mosca, e creato per il corpo spigoloso ed essenziale nelle linee della grande Maya Plisetskaia, su musiche di Bizet ri-orchestrate da Rodion Scedrin, ispirato al racconto di Merimée, con le scene di Boris Messerer.
Nel 2005 Alberto Alonso ha ri-creato Carmen Suite per Svetlana Zakharova nuovamente al  Teatro Bolscioi di Mosca, anch’essa una danzatrice dalle linee lunghe e spigolose, scattante e fluida al tempo stesso, matematica e distaccata nell’esecuzione dei brani.
Della storia originaria Alberto Alonso ha voluto evidenziare la lotta mortale che si combatte tra Carmen e Don José all’interno di un’arena, piazza della città e luogo di scontro, circondata e supportata dal pubblico/concittadini.
Accano ai due protagonisti il Destino, la stilizzazione di un toro.
Ancora gli uomini di Carmen chiusi nel proprio narcisismo Escamillo e Zuniga.

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Vademecum per aspiranti ballerine. Un mare di punte di Aurora Marsotto Stampa E-mail
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Scritto da Marialaura Di Lucia   
Venerdì 16 Ottobre 2015 22:12

 

S’intitola Un mare di punte l’ultimo libro della giornalista e architetto milanese Aurora Marsotto, dedicato ad aspiranti ballerine in erba.
Pubblicato lo scorso settembre da Piemme - Il Battello a Vapore nella collana “Scuola di Danza”, il volume sarà presentato il 21 ottobre 2015, alle ore 11, nella sala Martucci del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli.
Per l’evento, il direttore del Conservatorio M° Elsa Evangelista ospiterà, insieme all’autrice, Anna Razzi, direttrice della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli, il M° Gaetano Panariello, docente di composizione del Conservatorio di Napoli, Giusi Giustino, costumista del Teatro San Carlo, e la scrittrice napoletana Chiara Patarino.
Colpo di scena! I protagonisti dell’incontro compaiono nel libro nei loro ruoli reali. Proprio in qualità di personaggi della storia, prenderanno la parola e ricostruiranno, insieme all’autrice, il filo narrativo.
Protagonista indiscussa del libro, tuttavia, è Viola che, con i suoi amici, compie un viaggio verso la Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli. «La gita di classe - dichiara Marsotto - sarà l’occasione non solo per visitare una delle città più belle del mondo, ma anche per prepararsi ad uno spettacolo molto speciale. Per farlo avranno un’insegnante d’eccezione: Anna Razzi, la direttrice della scuola di ballo più antica d’Italia».
La danza e il mondo dell’infanzia sono le due passioni indiscusse di Aurora Marsotto.
Da sempre si occupa di letteratura per l’infanzia. Per Il Sole 24 ore ha creato e curato la rubrica di critica letteraria per bambini, Grandi e Piccini , oltre che una rubrica dedicata all’arte coreutica, Balletto.

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Stratford-upon-Avon incontra Napoli: “Neapolitan Shakespeare” di Gianni Lamagna alla Feltrinelli Stampa E-mail
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Scritto da Mariagrazia Liccardo   
Martedì 13 Ottobre 2015 21:43

Da oltre quattro secoli il mondo intero ama e declama i sonetti di William Shakespeare: il musicista e compositore Gianni Lamagna, voce della Nuova Compagnia di Canto Popolare, affronta un progetto ambizioso e profondo, musicando e traducendo in lingua napoletana diciassette tra i più importanti sonetti del Bardo.
La vita, il trascorrere delle stagioni, la giovinezza e i rapporti umani ma soprattutto l'amore - nelle sue manifestazioni più complesse e preziose - sono al centro dei sonetti selezionati e tradotti da Lamagna. L'artista presenterà il suo "Neapolitan Shakespeare" mercoledì 14 ottobre 2015 negli spazi del mediastore 'La Feltrinelli' in Piazza dei Martiri a Napoli, affiancato dal giornalista Carmine Aymone.
Le elaborazioni proposte del musicista napoletano illuminano la produzione shakespeariana facendone emergere un'energia nuova. Pubblicato e prodotto da 'Di Musica In Musica', associazione fondata dallo stesso Lamagna nel 1996 per diffondere il patrimonio culturale e musicale napoletano e per scoprire nuovi talenti tra i giovani dei progetti speciali per il recupero nelle aree del disagio minorile, ed 'Europhone Records', il disco si avvale della collaborazione di un manipolo di musicisti eccellenti, dal chitarrista Paolo Propoli al violinista Gianluca Falasca, sino al violoncellista Arcangelo Michele Caso, al contrabbassista Vincenzo Lamagna (figlio del musicista e cantante partenopeo) – solo per citarne alcuni – ed è impreziosito dalle firme dei musicisti Giosi Cincotti, Piera Lombardi, Nico Arcieri, Paolo Raffone e dello stesso Lamagna.
Supervisionate, per la lingua napoletana scritta, da Raffaele Bracale, le traduzioni di Lamagna si fanno arte e 'respirano' nel loro dialogo con le partiture e anche con le eleganti illustrazioni del booklet, firmate da Paolo La Motta.

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