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Al Ghione, il modo più onorevole per uscire dalla vita di una persona… In taxi Stampa E-mail
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Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Sabato 11 Ottobre 2014 11:06

 

 

Dal 30 settembre al 12 ottobre 2014, al Teatro Ghione di Roma, per la regia (e l’adattamento) di Pino Ammendola lo spettacolo comico in due atti Uscirò dalla tua vita in taxi, opera di K. Waterhouse  e W. Hall, qui sistemata e colorata in modo fumettistico dall’apporto scenografico di Carlo Di Marino   con il pregiato supporto costumistico di Carolina Olcese. Per produrre questo interessante lavoro la produzione LUX teatro si è avvalsa di validissimi attori quali Franco Castellano, Maria Letizia Gorga, Maximilian Nisi e Ketty Roselli.
La commedia, di gusto tipicamente inglese, mette in atto situazioni un po’ paradossali ambientate negli anni ’60, periodo di grande boom economico ma anche di perdita di identità, anche se non propriamente o direttamente di valori.
A uno scoppiettante Castellano, nella veste del marito ‘quasi’ fedifrago, vero motore della scena, regge il tiro e lo corregge una frizzante Gorga, impeccabile ed elegantissima, a lungo e giustamente omaggiata dal pubblico con calorosi applausi; nell’intreccio della doppia coppia la sua controparte femminile è la bellissima e bravissima Roselli, brillante e deliziosa nei suoi abitini vintage, coinvolta sentimentalmente nelle vicende da un divertentissimo Nisi.
Lo spettacolo decolla lentamente, solo verso la metà del primo atto, ma risulta comunque apprezzabile e gustoso, adatto a un pubblico vario e di tono decisamente leggero.
Tra uomini che non riescono a far valere le proprie ragioni e donne pronte a tutto per prevalere su di essi, litigi esasperati alternati a momenti più pacati di reale confronto – prevalentemente tra persone dello stesso sesso -, Waterhouse  e Hall sembrano voler mettere in scena proprio una certa incomunicabilità di genere, in cui le persone operano in modo incosciente, spesso macchinoso, solo per amore, peccando gli uomini di non avere fantasia e le donne di essere un “eterno mistero”. Così Stewart e Valerie, Sarah e David interagiscono tra di loro, per strada, in casa, attraverso un telefono che diventa quinto personaggio della storia, ma solo alla fine tutti insieme.
Le teorie che ne vengono fuori sono piuttosto intelligenti: una su tutte, che col tradimento “è tutta un’altra cosa”, perché il cornuto di turno è come se accumulasse alibi per farsi valere e riprendersi dallo scorno, pertanto l’essere traditi diventerebbe un valido strumento di controllo e dominio, nel caso specifico per la donna che desidera il potere sul marito.

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Presentazione del programma Il mare nella canzone napoletana Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Venerdì 10 Ottobre 2014 09:09

Il Liceo Statale Alfano I di Salerno, il 10 ottobre 2014 alle ore 20 presso il Circolo Cannottieri di Napoli presenterà il programma artistico realizzato con gli studenti degli indirizzi musicale e coreutico per promuovere l’immagine della Campania nel mondo.
L’Istituzione scolastica ha partecipato e vinto, al bando Forum per le scuole del Forum universale delle culture 2013 Napoli e Campania, rivolto agli Istituti Scolastici regionali, per promuovere l’immagine di Napoli nel mondo.
Il programma artistico, coordinato dai docenti dell’Istituto scolastico e realizzato dagli studenti, è stato intitolato Il mare nella canzone napoletana.  
Alla presentazione interverranno on. Gianni Pittella Vice presidente vicario del Parlamento Europeo, on. Stefano Caldoro Presidente Regione Campania, avv. Severino Nappi Assessore alla Formazione  della Regione Campania, dott. Nino Daniele Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, rappresentanti del MIUR Regionale, il dirigente scolastico del Liceo Alfano I, prof.ssa Elisabetta Barone e personalità del mondo artistico culturale della Regione Campania.

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Tà-Kài-Tà: al San Ferdinando Eduardo secondo Moscato Stampa E-mail
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Scritto da Marialaura Di Lucia   
Venerdì 10 Ottobre 2014 00:04

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Al Teatro San Ferdinando di Napoli, il teatro di Eduardo che domina la piazzetta a lui intitolata nel quartiere Ponte Nuovo, il 7 ottobre 2014 (con replica l’8 ottobre), nell’ambito delle iniziative promosse per il trentennale della morte del Maestro, è ritornato Tà-kài-Tà (Eduardo per Eduardo), lo spettacolo con cui Enzo Moscato rende omaggio alla figura e alla memoria di Eduardo De Filippo.
Per il suo poema teatrale - possiamo definirlo così - Moscato ha fatto proprio il titolo che Eduardo aveva concepito per un film da girare con Pasolini, se il poeta romano non fosse stato assassinato prima. Questo e quello è il significato dell’evocativo e musicale sintagma greco, tesi e antitesi, l’intero universo hegelianamente sintetizzato in tre suoni occlusivi.
Una dimensione della vita e prima ancora dell’anima che apparteneva a Eduardo in modo congenito.
Si parte dall’ignoto, si approda a Eduardo e all’ignoto si fa ritorno.
Si procede per frammenti giustapposti. Come in un quadro di Escher, la trama narrativa procede per piani sfalsati che si intersecano bypassando ogni rigore logico.
Il racconto attraversa le stanze della memoria, che è memoria storica e letteraria insieme.
Le citazioni dalle opere di De Filippo fanno da contrappunto e da filo conduttore al parterre di episodi ispirati alla sua vita e filtrati, intarsiati, liricizzati dalla fantasia a due voci di Moscato, la seconda delle quali è affidata a Isa Danieli. Come quella più ricorrente «‘E figli so’ figli e so’ tutt’uguali» da Filumena Marturano, o «Spara zi’ Nico’, spara, ca nun te sento» che si rifà a Le voci di dentro, o ancora citazioni dalla traduzione in napoletano che Eduardo fece de La tempesta di Shakespeare: «Nui simme fatte cu la stessa stoffa de li suonni e chesta vita piccerella nosta de suonno è circondata, suonno eterno».
Così via, lungo le strade setose e damascate dei ricordi che raccontano l’uomo Eduardo, figlio, fratello, padre, istrione, anima, nello stile barocco ed essenziale insieme di Moscato.
Figlio di quel “grandissimo istrione” - «servitor del nulla, leggiadro e divertente terrorista d’o vacante» -, “il tragediante comico” Scarpetta rievocato nell’ora della sua morte. Fratello, amato di un amore velenoso dai fratelli che «labbra strette, fiele in bocca, lo chiamavano per scherno ‘o direttore». Padre, un padre dolente, spezzato dalla morte della figlioletta Luisella, condannato a sopportare per il resto dei suoi giorni il peso di una bara nel cuore. Istrione, che quando interpreta Macbeth i baffi li mette un po’ storti o fa parlare Prospero de La tempesta in napoletano.

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Coreografi in movimento al Ridotto del Mercadante Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Giovedì 09 Ottobre 2014 18:10

Giunto alla conclusione della prima fase il progetto COREOGRAFI IN MOVIMENTO, ideato e realizzato da Movimento Danza e dalla sua direttrice Gabriella Stazio, è un percorso di formazione rivolto a giovani coreografi tra i 18 e i 35 anni.
Sono stati numerosi i progetti presentati innovativi e con tematiche contemporanee, provenienti da tutta Italia. Dalla prima selezione,  e che hanno già portato a termine il primo step, sono stati selezionati:
lo spettacolo DINO di e con Giovanna Rovedo; Gross weight della Compagnia Congegno Elettronico di e con Mara Foschini e Ilaria Iannaccone; Falsi ricordi. Architetture stonate di un giorno qualunque del Collettivo Extra Moenia di e con Stellario  Di Blasi, Giovanna Perdichizzi, Valeria Giusy Fichera, Silvia Oteri.
Nella prima fase i coreografi selezionati hanno partecipato ad una formazione residenziale, dove hanno potuto continuare ad affinare la tecnica grazie ai maestri ospiti presso la struttura di Movimento Danze e al tempo stesso essere accompagnati dalla supervisione di Gabriella Stazio in tutte le fasi per la realizzazione della coreografia dalla ideazione sino alla sua produzione.
L’11 ottobre 2014 alle ore 21 al Ridotto del Teatro Mercadante, si esibiranno in un concorso tutti i finalisti. Chi tra le compagnie verrà scelto dalla selezionatissima giuria, potrà partecipare al secondo step del progetto, che prevede la residenzialità del coreografo presso Movimento Danza
completare il lavoro coreografico cominciato che poi viene presentato nuovamente al pubblico sia nella storica rassegna Di seconda mano ideata e organizzata sempre da Gabriella Stazio, oltre che in altri ambiti artistici.
Nel corso della serata si vedrà anche una coreografia fuori concorso Vent (pecchè aggia sfugà firmata da Alessandro Schiattarella, uno dei tanti napoletani che ha trovato successo nel mondo: partito da Movimento Danza, è approdato prima al Teatro alla Scala e poi al Rudra Bejart Lausanne.

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Elisir di San Gregorio Armeno Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Giovedì 09 Ottobre 2014 02:01

SanCarlOpera Festival 2014 si conclude con L'Elisir d'amore di Gaetano Donizetti, in scena dal 5 al 12 ottobre 2014, con la regia di Riccardo Canessa e la direzione musicale di Giuseppe Finzi; Protagonisti Oga Peretyatko (Adina) , Giorgio Berrugi (Nemorino), Nicola Alaimo (Dulcamara), Mario Cassi (Belcore) e Marilena Laurenza (Giannetta); Il Coro del Teatro di San Carlo è diretto da Salvatore Caputo.
L'allestimento è della Fondazione Arena di Verona, i fondali sono di Patrizia Balzerano e i costumi di Artemio Cabassi,
Dopo oltre 150 anni di teatro musicale napoletano, in gran parte di buona fattura, all’indomani del tardivo ‘sdoganamento’ dei capolavori mozartiani sulle scene del
Bel Paese (le Alpi talvolta risultano invalicabili per la cultura ancor più che per gli elefanti di Annibale!) e con l’eco persistente dei “crescendo” rossiniani, il melodramma aveva la necessità, pena la scomparsa, di imboccare nuove direttrici, di aprirsi alla contaminazione romantica.

Il solo Verdi volle e seppe percorrere la via maestra del romanticismo eroico, epico (con la sola tarda eccezione del Falstaff).
Bellini
si era mostrato più incline a mettere la propria maestria melodica a servizio di ambientazioni e trame crepuscolari, ossianiche.
Gaetano Donizetti comprese quale fosse il ritardo accumulato dall’ Italia in campo musicale (e non solo) e quanto più originale e redditizio potesse risultare porre in musica commedie “alla francese” che facessero coesistere momenti sentimentali e situazioni da opera buffa tardo settecentesca.

Il musicista lombardo era in strettissimo contatto con Napolifin dal 1822 e ricoprì dal 1828 al 1838 la carica di Direttore dei Teatri del Regno, fino a quando gli fu preferito Saverio Mercadante alla direzione del Reale Conservatorio, episodio che gli provocò una cocente delusione e un disamore per l’ambiente musicale partenopeo.
In ogni caso, in quegli anni un musicista avido di conoscenza come Donizetti avrà avuto occasione di visionare centinaia di partiture di opere e intermezzi buffi di scuola napoletana. Il genere giocoso sentimentale venne definito “Comèdie larmoyante”, e i primi esempi si devono a Piccinni, non a caso un “napoletano” trapiantato in Francia, ma si trattava di opere più vicine alla forma dell’ intermezzo, per l’ esiguità dell’impianto scenico, la durata ed il numero dei protagonisti.
Le philtre” di Scribe, musicato da Auber nel 1831, precedette di qualche mese l’Elisir di Donizetti e Felice Romani, ma nonostante la fretta (non si sa se sia stata composta proprio in 2 settimane, ma di certo non trascorse un mese), e benché Romani avesse attinto a piene mani direttamente dal libretto francese, l’opera di Donizetti risultò a tutti, contemporanei transalpini inclusi, di gran lunga superiore all’antesignano parigino, per ispirazione melodica, aderenza tra musica e libretto e vivacità teatrale.
In osservanza al modello progettuale prefissatosi, il maestro bergamasco fece interagire personaggi caratteristici del teatro galante rococò, come la locandiera Adina,con maschere da Commedia dell’ Arte come il medico-farmacista millantatore, che rimanda a Le devin du village di J.J.Rousseau, e al Colas di Bastien und Bastienne di Mozart.
Il delizioso “melodramma giocoso in due atti” su libretto (poesia) di Felice Romani fu composto per un teatro minore, il Teatro della Canobbiana, e andò in scena il 12 maggio 1832; il rapporto del compositore con Milano e con La Scala non era a quel tempo idilliaco e alcuni insuccessi pregressi scoraggiavano gli impresari dei grandi teatri italiani; la compagnia di canto, inoltre, a detta del musicista, non era quanto di meglio offrisse la piazza, ma si fece di necessità virtù.

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