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L’innaturale abitudine al precariato indagata da Betta Cianchini Stampa E-mail
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Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Giovedì 24 Aprile 2014 10:39

 

 

Vedere uno spettacolo di Betta Cianchini è sempre un piacere, le sorprese che riesce a regalare sono numerose e in grado di rallegrare lo spirito con il vivido sarcasmo che le è proprio. Insomma, si ha modo di passare una serata gradevole e di respirare aria fresca pur sapendo che i temi da lei trattati sono di scottante attualità. Dello spettacolo in questione, dall’esilarante titolo Sono talmente precario che vado di moda, in scena al Teatro Duse di Roma dal 10 al 27 aprile 2014 (solo dal giovedì alla domenica), si vorrebbe non fosse così 'trendy' l'argomento, o almeno che non si trattasse di una realtà così tanto 'Made in Italy', invece purtroppo constatiamo con amarezza, al termine del questionario somministrato al pubblico - di varia età e media estrazione -, che effettivamente anche in sala la percentuale di precari è pari almeno al 40% dei presenti.
Cosa non si farebbe per un lavoro, al giorno d'oggi. Cosa non farebbe Sandro (Torella), imbarazzato protagonista di "una storia terra terra", tipico esemplare di odierno trentenne, per avere quello che, secondo italica Costituzione democraticamente stilata, dovrebbe essere un diritto, prima che un dovere. Invece questo simpatico antieroe, un po' mollaccione e tragicamente 'choosy', disperato "precario e in mutande" che ricerca solo la "felicità", come tutti del resto, è in crisi perenne per via della negazione di stabilità e sicurezza impostagli, suo malgrado, dalla società con cui ha modo di confrontarsi.
Giovanotto un tempo esuberante, ora "in esubero", questo ragazzo si accorge di dover camminare a testa alta non per orgoglio, ma per necessità (il suo presente è così infangato dalla precarietà da non poter essere che dipinto col colore dello sterco).
Questo spettacolo, ben costruito e piuttosto fluido, si regge anche su un'architettura luci particolarmente efficace, atta a sottolineare con sagacia il nocciolo della questione, ovvero il fatto che i giovani d'oggi, "scoraggiati dalla crisi", stanno tragicamente sviluppando dentro una paura da "vecchi", arresi all’evidenza del divario più che generazionale tra quelli che lavoravano in vista di una pensione dignitosa e loro, condannati a trovare lavoro a un'età pressappoco pensionabile.

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Dedicato a Wojtyla, il Papa sempre giovane che invita le nuove generazioni a non avere paura Stampa E-mail
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Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Mercoledì 23 Aprile 2014 21:37

 


Presentato in anteprima mondiale in occasione del Lunedì dell'Angelo il 21 aprile 2014 all'Auditorium della Conciliazione di Roma, una settimana prima della santificazione di Giovanni Paolo II cui è interamente dedicato, il musical Non abbiate paura, che porta la firma di Padre Giuseppe Spedicato é un'opera completa dal punto di vista teatrale e in sostanza impeccabile sotto tutti gli aspetti - dalle capacità interpretative alle prestazioni tecniche, dai costumi alle scene, dai contenuti alle musiche scelte.
Il lavoro nasce dall'idea che esattamente 20 anni fa balenò nella testa di Spedicato, rappresentante della diocesi di Lecce, al suo incontro diretto con Giovanni Paolo II in visita pastorale: "Mi è venuto spontaneo" dice il sacerdote, "vedendolo già con il bastone, il desiderio, l'intenzione, di dedicargli qualcosa".
Detto fatto, il parroco si era messo al lavoro per scrivere questo omaggio in forma di musical rappresentandolo poi con i suoi ragazzi all'interno della comunità parrocchiale; ma la cosa non finì lì: "qualche anno fa ho avuto la gioia di incontrare il regista Ferrato”, continua Spedicato, “e con lui poi anche Palotto. E grazie alla pazienza di questi due registi quel sogno è divenuto realtà”. Il sacerdote ne parlò con monsignor Marcello Semeraro, segretario del Consiglio dei Cardinali nominato da Papa Francesco, e con altre figure pastorali di riferimento che nel tempo lo hanno appoggiato e incentivato nel mandare avanti in questo importante progetto, ora seguito da stampa e tv con interesse pari alla passione devota che hanno dedicato i registi (Gianluca Ferrato e Andrea Palotto con la collaborazione di Veronica Boscariello) e gli interpreti a questo encomiabile progetto.
La scena si apre sul gruppo di giovani di cui era parte integrante un Karol (efficacemente rappresentato da Danilo Brugia) ancora promettente attore; in particolare in questa prima parte emerge il forte amore per la musica di compositori come Chopin, polacco come loro.
Si introduce così la storia di un uomo che "come pochi altri al mondo", ha saputo parlare alle genti, vera arte dell'uomo e del Papa che ha fatto della sua stessa persona strumento di comunicazione grazie ai suoi sguardi, alle sue movenze, alle sue opere caritatevoli e alle sue parole tonanti, alle sue idee e alle sue sofferenze finali. Un artista della comunicazione (“un artista non è mai solo finché ha la sua arte”), insomma, che ha portato la propria voce, e soprattutto la propria croce, in tutti gli angoli della Terra, con la fierezza di sentirsi a sua volta strumento di Dio facendo della propria vita un capolavoro, pienamente protagonista e responsabile della propria esistenza.

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"Diario dell'assassinata" al Teatro di San Carlo Stampa E-mail
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Scritto da Miriam Artiaco   
Sabato 19 Aprile 2014 09:15

Prima esecuzione del secolo al Teatro di San Carlo di Napoli del monologo drammatico in un atto: “Diario dell’assassinata” parole e musica di Gino Negri (1919-1991).
Ispirato ad un episodio della vita del Principe Carlo Gesualdo da Venosa è il cuore del concerto eseguito al Massimo partenopeo giovedì 17 aprile 2014.
La prima parte del concerto pomeridiano è costituito da un recital della cantante Maria Pia De Vito accompagnata al pianoforte dal Hum Warren.
Cinque canzoni del repertorio barocco, di cui due Variazioni di Maria Pia De Vito e di Hum Warren.
Quello che colpisce l’ascolto sono le possibilità espressive della voce umana che vengono esperite in una ricerca vocale e canora che va oltre l'utilizzo di dinamiche e timbriche consuete.
La musica che sarà definita “barocca” mirava a stupire e divertire l'ascoltatore: cambi repentini di tempo, passaggi di grande virtuosismo strumentale o vocale e l'uso del contrappunto e della fuga, sono gli elementi che più caratterizzano la produzione musicale, insieme ad uno sviluppato senso dell'improvvisazione.
Estemporaneità e tecnica compositiva, gusto della sorpresa si ritrovano anche nell'improvvisazione jazzistica; non molti hanno avuto modo di apprezzare il concerto del 17 aprile 2014 solo per la limitata presenza in sala, ma gli spettatori che occupavano un terzo del Teatro hanno potuto goderne e di certo indurre il rammarico negli assenti.
Brani celebri come “Flow, my tears” di John Dowland , la song più celebre del compositore rinascimentale inglese, nata come “ayre” , canzone per liuto (intesa come canzone accompagnata dal liuto) successivamente è stata trascritta per diversi accompagnamenti strumentali. E’ uno dei temi più eseguiti e variati del XVI e XVII secolo, quasi al pari della Follia di Spagna; quasi impossibile determinare quali e quante siano state le variazioni nel corso dei secoli, molte delle quali affidate all'effimera improvvisazione degli esecutori e, per questo, non documentate se non da cronache e da iconografie che non consegnano il contenuto musicale ai posteri.
Recentemente la delicata bellezza del brano e un certo effetto catartico hanno attirato l'interesse di Sting, che l'ha introdotta stabilmente nei suoi programmi di concerti dal 2006.
Diversa e, a dimostrazione della valenza assoluta di alcune melodie, la realizzazione proposta al pubblico del Teatro di San Carlo, che si è avvalsa di interpreti di valore e coinvolgenti; la platea ha accolto con entusiasmo convinto.
L’opera “Carlo Gesualdo Principe di Venosa” ( Diario dell’assassinata) ha aperto la seconda parte del concerto.
L’interpretazione della protagonista del monologo è stata affidata a Maria Pia de Vito accompagnata al pianoforte da Hum Warren e da un piccolo ensemble di strumenti.

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Venerdì di Passione con lo Stabat Mater di Pergolesi dei Solisti del Teatro San Carlo di Napoli nella Basilica di Santa Croce di Torre del Greco Stampa E-mail
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Scritto da Mara Magliulo (*)   
Martedì 22 Aprile 2014 18:15

 

Stabat Mater dolorósa iuxta crucem lacrimósa, dum pendébat Fílius. (La Madre addolorata stava in lacrime presso la Croce su cui pendeva il Figlio).
Con questa descrizione del dolore della Madre di Cristo ai piedi della Croce ha inizio il capolavoro musicale di Giovanni Battista Pergolesi.
Il 18 aprile 2014, con un piccolo ritardo sull'orario previsto. a causa di un lieve malore occorso ad un agente di polizia locale di servizio, prontamente risoltosi,  l’Orchestra d’Archi del Teatro di San Carlo di Napoli diretti dal Maestro Ivano Caiazza e le due soliste il soprano Bernadette Siano e il contralto torrese Patrizia Porzio hanno eseguito con grande pathos e coinvolgimento emotivo i dodici brani che compongono l’opera pergolesiana.
Il concerto, voluto fortemente dal Commissario Prefettizio di Torre del Greco Dott. Pasquale Manzo, per sottolineare il forte legame del territorio con la più grande realtà culturale campana e del sud Italia, il Teatro di San Carlo di Napoli, ha voluto rappresentare un omaggio a Torre del Greco a coronamento delle celebrazioni liturgiche-religiose pasquali che hanno animato la settimana santa nei luoghi d’arte e di culto più significativi della città. Un pubblico attento e competente ha seguito con interesse la illustrazione del Prefetto Manzo colto conoscitore di Pergolesi e della Scuola del ‘700 Napoletano che ha saputo creare la giusta e opportuna premessa alla successiva esecuzione musicale.
L’Ensemble del Massimo Partenopeo, le soliste e il direttore reduci da due concerti nei luoghi simbolo, dove il compositore di Jesi ha lasciato traccia della sua impronte artistica, la Chiesa di San Ferdinando a Palazzo a Napoli e l’Abbazia di Monte Cassino, hanno dimostrato e confermato la loro attitudine tecnica-interpretativa della gloriosa scuola napoletana.
Il Direttore d’Orchestra Ivano Caiazza, affermato conoscitore e revisore di innumerevoli opere inedite del ‘700 napoletano ha saputo imprimere ai musicisti l’esecuzione originale di Pergolesi, con i tempi, i colori e le appoggiature volute dallo stesso autore senza quelle sbavature e imperfezioni che certe revisioni successive hanno impropriamente introdotto. I musicisti del Teatro di San Carlo hanno così eseguito con raffinatezza e sobrietà e con una punta di passionalità creando un equilibrato tappeto musicale sul quale si erigeva il canto delle due soliste.

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Sinestesia ed emozioni: Extra Concerti in San Carlo Stampa E-mail
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Scritto da Redazione   
Venerdì 18 Aprile 2014 10:00

L' Extra è l'ammirare con lo sguardo da prospettive nuove, quasi sconosciute, benchè a pochi metri dal monumento alla Musica; questo è il senso dei Concerti in Terrazza/Foyer che il Teatro di San Carlo realizzerà in collaborazione con il Circolo Nazionale dell'Unione; 10 eventi dal 19 maggio al 30 giugno 2014, con un prologo il 18 aprile alle 20:30 nella Basilica Pontificia di Santa Croce a Torre del Greco, con lo Stabat Mater di G.B.Pergolesi, diretto dal M° Ivano Caiazza, solisti Bernadette Siano e Patrizia Porzio, con i Solisti del San Carlo, voce recitante Sergio Valentino e organo Celine Berenguer.
L'antico circolo è ospitato in locali del corpus architettonico del Teatro di San Carlo, da quando un regio decreto di Vittorio Emanuele II assegnò quelle che dalla ricostruzione del Teatro erano state stanze adibite al gioco d'azzardo, all'intrattenimento e alla degustazione.
Il Re conquistatore di Napoli era solito partecipare alle feste del circolo che alla cosiddetta “unione” inneggiante il dominio sabaudo su quello che fu una capitale illustre; i soci si riunivano nel “Casino dell’Unione”, presidente e fondatore Carlo Poerio, al primo piano del Palazzo Falanga a Via Cappella vecchia.
Dopo la riedificazione del San Carlo, nel 1816, Francesco I di Borbone aveva concesso quei locali realizzati dal Nicolini, all' “Accademia delle Dame e dei Cavalieri”; il decreto prescriveva che essi fossero destinati allo svago e all'ospitalità di illustri ospiti stranieri.
L'associazione, quindi, nacque per volere di intellettuali napoletani liberali e vicini alla casa reale dei Savoia; non pochi, nel corso dei secoli, hanno guardato a quei locali “sottratti” alla giurisdizione del Teatro di San Carlo, pur essendone parte integrante architettonicamente, come ad una espropriazione e ad una esibizione dell'arroganza sabauda, perpetrata col favore della più esclusiva ed escludente aristocrazia napoletana, consegnatasi al nuovo "padrone".
In quegli stessi locali, negli anni dal 1809 al 1840, Domenico Barbaja gestì ristorazione e gioco d'azzardo e parte dei proventi l'illuminato impresario destinò al Real Teatro, alle sue produzioni e alla stessa ricostruzione del 1816.
Da secoli, invece, il Circolo dell'Unione è ospite pressoché non interagente con il Teatro e non si contano le petizioni che vorrebbero venisse riconsegnato, per nobili funzioni, alla Fondazione lirico-sinfonica più prestigiosa del mondo.
Con i Concerti Extra della Terrazza, nel 2014 Teatro e Circolo riprendono a dialogare e a collaborare, rievocando idealmente i concerti estivi, le serenate, le cassazioni e tutta quella musica destinata o adattata per esecuzioni all'aperto, che risuonava nei cortili e nelle terrazze della Napoli Capitale.

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