Ediz. n.238 - 14.08.16

Partnership

Sostieni
Oltrecultura
e sarai visibile a  1 milione di  contatti !
scrivi a
commerciale


di mary
Via Oslavia , 44 - 00195 Roma
 +39 063208224
lallegrettodischi@yahoo.it


minabottesini@libero.it

+39 3392394093

 

 

 


Luigi Petrosino - Grafico e Pittore

 

Bottega Federiciana delle Arti

 

 

Dove saremo

Area Riservata

Chi è online

 23 visitatori online
Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
Il Concorso Lirico Internazionale Ottavio Ziino ha assegnato i premi della XIV edizione: appuntamento con il futuro Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Lirica ®
Scritto da Marialaura Di Lucia   
Martedì 10 Novembre 2015 01:51

Appuntamento imperdibile per i giovani talenti della lirica, il Concorso Internazionale Ottavio Ziino, giunto alla Quattordicesima edizione - e realizzato grazie alla collaborazione con Comune di Roma ,  Zètema-Progetto Cultura e al contributo di CEMAT e PRO.GE.SA -  dopo una selezione partita da circa 120 concorrenti provenienti da tutti i continenti, ha presentato, al Teatro di Villa Torlonia, l'8 novembre 2015, i 13 finalisti: Clarissa Costanzo, Costanza Fontana, Giuliana Gianfaldoni, Gloria Giurgola, Lilly Jorstad, Li Keng, Kenwoo Kim, Sehoon Moon, Hildomar Silva, Camilla Titinger, Giuseppe Tommaso, Carlotta Vichi, Yuriy Yurchuk.
La serata finale è stata presentata da Rosangela Giurgola e Lorenzo di Pace e ha avuto il gruppo Roma Gospel Voices quale special guest.
La Giuria tecnica, presieduta dalla celebre e grandissima Giovanna Casolla, è stata composta da: Alejandro Abrante, Sovrintendente e Coordinatore Artistico del Teatro dell' Opera di Tenerife (Canarie – SPAGNA), Claude Henri Bonnet, Direttore Generale e Artistico del Teatro dell'Opéra di Toulon Provence Méditerranée (FRANCIA); Vivien Hewitt, Regista; Angelo Taddeo, Segretario Artistico della Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago Puccini (Lucca) (ITALIA); Paulo Abrao Esper, Direttore Generale e Artistico del Cia Ópera São Paulo e del Concorso Maria Callas di Brasile, e Assessore Artístico del Teatro São Pedro di San Paolo (BRASILE), Bernhard Helmich, Sovrintendente generale del Teatro dell'Opera di Bonn (GERMANIA) e l'infaticabile Wally SANTARCANGELO, Direttore Artistico del Concorso Lirico Internazionale "Ottavio ZIINO" e dell'Associazione "Il Villaggio della Musica" di Roma (ITALIA); nella fase finale si è aggiunto Joan Matabosch, Direttore Artistico del Teatro Real di Madrid (SPAGNA).
Parallela e indipendente, ma spesso dalle valutazioni quasi analoghe, la Giuria della Critica, presieduta dalla prof. Maria Adele Ziino e composta da: Dario Ascoli, Direttore Responsabile di Oltrecultura e critico musicale per il Corriere della Sera-Corriere del Mezzogiorno, Gisella Belgeri, Presidente del CEMAT, Stefania Bonfadelli, soprano e regista, Giovanni D'Alò, critico musicale di La Repubblica, Gina Guandalini, collaboratrice di Opera Magazine, Antonella Neri, Presidente di Cantare l'opera, Roberta Pedrotti, Direttore Responsabile di L'Ape Musicale, Rainero Schembri, Direttore Responsabile di Puntocontinenti, Maria Elisa Tozzi, direttore responsabile de Il Mondo della Musica, Paolo Zefferi, giornalista di Rai News24.
La giuria della stampa ha assegnato il premio della Critica al baritono Yuriy Yurchuk.
Il prestigioso concorso, che vanta un albo d'oro in cui figurano i più apprezzati talenti canori degli ultimi 15 anni, è organizzato dall 'Associazione culturale "Il Villaggio della Musica",  presieduta da Lorenzo Di Pace e con la direzione artistica di Wally Santarcangelo, nata nel 2002 per promuovere la musica classica, jazz, lirica, ecc. e sostenere giovani musicisti, offrendo loro un "palcoscenico" per proporsi, tramite concerti, concorsi, masterclass, e tutto quello che può essere utile allo scopo.
Il premio del pubblico è andato al soprano Giuliana Gianfaldoni che ha cantato "Oh! Quante volte" da I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini.

Leggi tutto...
 
Due generazioni di compositori al Teatro di Corte di Napoli per ScarlattiLab dell'Associazione A.Scarlatti Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Musica © - Cameristica ®
Scritto da Redazione   
Lunedì 09 Novembre 2015 16:40

 

 

 

 Note del '700 napoletano di due musicisti di generazioni contigue risuoneranno il 10 novembre 2015 alle 21 nel Teatro di Corte di Napoli.
Il concerto è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Musica Antica “Pietà de’ Turchini” del Conservatorio San Pietro a Majella e la direzione artistica di Antonio Florio e Dinko Fabris, per ScarlattiLab dell'Associazione Scarlatti con i Conservatori di Napoli e Palermo.
“Gennaro Manna e A.Scarlatti – due generazioni a confronto” è il titolo eloquente e non privo di fascino.
“Gennaro Manna (1715-1779) visse abbastanza da assistere alle solenni esequie di due dei più grandi maestri della Scuola Napoletana all’inizio e alla fine del '700: A.Scarlatti (1660-1725) e N.Jommelli (1714-1774)” recitano le note di sala redatte da Fabris e scaricabili on-line per scelta ecologica ed economica.
Chi volesse leggere la guida all'ascolto durante il concerto, potrà avvalersi del QR-code, piccolo riquadro nero che sarà presente nell'ultima pagina di ciascun  programma di sala e permetterà di scaricare in tempo reale il testo su smartphone e tablet, oltre che scaricare i testi delle note di sala dal sito web, o, ancora, iscriversi alla newsletter del sito e attendere le mail esplicative.
Una generazione, perciò separa i due autori dei brani che saranno eseguiti: mottetti a più voci e a voce sola, esempi di versatilità di una grande scuola.
Interpreti saranno giovani allievi e prestigiosi docenti in stretta collaborazione:
Olga Cafiero, Federica Pagliuca, Graziana Palazzo (soprani); Daniela Salvo (mezzosoprano), Leopoldo Punziano (tenore) e l'Orchestra ScarlattiLab, diretta da Antonio Florio, uno dei più grandi specialisti del panorama internazionale, attivo da tre decenni con successi di pubblico e discografici insieme con i suoi Turchini.
La compagine strumentale annovererà: Enrico Parizzi, Giovanni Rota, Massimo Percivaldi, Giuseppe Guida (violini primi); Marco Piantoni, Patrizio Focardi, Nunzia Sorrentino (violini secondi); Rosario Di Meglio (Viola e Violino); Adriano Fazio, Chiara Mallozzi (violoncelli); Giorgio Sanvito (contrabasso); Carlo Barile, Angelo Trancone, Luigi Trivisano (organo e cembalo)

 
Sara Mingardo: Viaggio Musicale da Napoli a Venezia alla IUC Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Cameristica ®
Scritto da Dario Ascoli   
Domenica 08 Novembre 2015 12:29

La grande Musica di Napoli e di Venezia, la voce di Sara Mingardo e l'Accademia degli Astrusi diretta da Federico Ferri: ingredienti per un pomeriggio raffinato ed emozionante all'Aula Magna de La Sapienza, il 7 novembre 2015, per il concerto n.2913 dell'Istituzione Universitaria dei Concerti di Roma.
Musiche vocali e strumentali di Antonio Vivaldi, Giovan Battista Pergolesi e Baldassarre Galuppi.

Nei secoli XVII e XVIII a Napoli e a Venezia si affermavano "Ospedali" e "Conservatori", che andavano acquisendo funzioni anche di formazione musicale, che prima si sovrapponeva a quella assistenziale e umanitaria e ben presto su queste prevaleva per eccellenza e per visibilità.
La Pietà de' Turchini, I Poveri di Gesù Cristo, S.Maria di Loreto e S.Onofrio a Capuana, a Napoli, nei primi anni del '700 erano in grado di ospitare diverse centinaia di allievi e di produrre migliaia di partiture, molte delle quali di altissima fattura.
Francesco Durante, Leonardo Leo, Francesco Feo, Francesco Provenzale, Domenico Natale Sarro, Leonardo Vinci, e il più celebre, divino, Giovan Battista Pergolesi.
Nei 4 Conservatori erano ospitati, dalla seconda metà del '600, ragazzi di sesso maschile, pressoché tutti impegnati in attività musicali, con "paranze" di allievi, guidate da "mastricielli" che fornivano servizi musicali nelle chiese della capitale del Regno.
A Venezia la diffusione della musica era assai capillare sul territorio; non sono soltanto le principali istituzioni (la chiesa ducale di San Marco, o le Scuole Grandi) ma molte chiese cittadine (circa 150 tra parrocchiali, monastiche, e annesse a istituzioni di diversa natura) facevano "circuito" nel fare eseguire le musiche composte principalmente nella città lagunare.
L'Ospedale della Pietà di Venezia era stato fondato nel 1346; ai tempi di Vivaldi era sito sulla sulla Riva degli Schiavoni, di fronte all' Isola di San Giorgio Maggiore.

Alla fondazione dello "Spedale" è legata la leggenda secondo cui Fra Petruccio d' Assisi ne avrebbe costituito il primo caritatevole rifugio, andando in giro per Venezia a chiedere soccorso per il grande numero di bambini abbandonati.
Alla Pietà venivano ospitate solo ragazze, che erano inquadrate in due categorie: le " figlie di coro" che ricevevano un'educazione specificamente musicale e le "figlie di comun", le quali erano impegnate in corsi artigianali di vario genere.
Non poche sono le differenze tra le due Scuole compositive, principalmente marcate nella musica corale, stante l'indisponibilità di voci maschili negli Ospedali veneziani a fronte dell'abbondanza di voci di castrati nei Conservatori napoletani, le quali potevano esibirsi nelle linee vocali femminili accanto ai colleghi allievi integri impegnati nelle corde di tenore e basso.

Negli ultimi decenni è stato documentalmente confermato che a Venezia le linee di tenore e basso venissero cantate all'ottava superiore dalle ragazze ospiti della Pietà, mentre per dare colore e sostegno e per conferire correttezza contrappuntistica alle esecuzioni, quelle stesse parti corali venivano raddoppiate, all'ottava reale, da strumenti ad ancia o ad arco.
La scrittura solistica non poté non esserne influenzata, soprattutto nel repertorio sacro, e quindi Vivaldi, primo tra tutti a Venezia, adoperò le voci di soprano e di contralto esaltando di queste le nuances femminili piuttosto che la potenza e il virtuosismo degli evirati cantori, su cui i napoletani facevano affidamento.
Il programma della IUC ha alternato brani vocali a brani strumentali, tutti evidenziando bella intonazione dell'Accademia degli Astrusi e una direzione rigorosa di Federico Ferri, poco incline a concessioni a inuguaglianze e a diminuzioni.

Leggi tutto...
 
Grande performance di Coppelia chiude la stagione di balletto del Teatro dell’Opera di Roma Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Danza © - Oltrecultura: Recensioni Danza
Scritto da Tonia Barone   
Martedì 10 Novembre 2015 10:04

COPPELIA Luigi-Bonino foto

Coppelia è un balletto nato nel 1869,  in un’epoca, il Secondo Impero, in cui l’umanità era convinta di essere uscita dal buio culturale e sociale per aprirsi al progresso e al gusto del bello insito in tutti gli ambiti della convivenza.
L’uomo finalmente fattore e fautore del proprio destino.
Ideali infranti in breve tempo col sopraggiungere della guerra lampo franco-prussiana, dell’esperienza bruciante della Comune, con la restaurazione.
Il balletto Coppelia è sopravvissuto ai tempi, divenendo anzi caposcuola di un genere: gli automi che si umanizzano. Un balletto cpace di conservarsi quasi ininterrottamente nella tradizione dei teatri e ha visto numerose versioni.
La trasposizione portata in scena dal Teatro dell’Opera di Roma dal 30 ottobre al 7 novembre 2015, già positivamente nel suo repertorio dal 2013, vede il libretto e la coreografia di Roland Petit del 1975, ripresa da Luigi Bonino, che ha anche ricoperto il ruolo di Coppelius il 30/31 ottobre.
Roland Petit  riscrive completamente il balletto avvicinandosi al racconto a cui è ispirato Der Sandermann di Hoffman piuttosto che alla versione originaria del balletto.
La sua resa è pervasa da una ironia amara, una severa critica del periodo della Belle Époque, soprattutto sociale, dove evidenzia la vacuità dei militari, delle donne da mostra, del progresso che tutto può creare.
La storia messa in scena da Petit non prevede il lieto fine, lo svelamento del non possibile evidenzia la solitudine dell’uomo, l’isolamento e lo smarrimento di Coppelius, il mago/scienziato vinto dal fallimento dei propri esperimenti.

Leggi tutto...
 
Che fatica vivere la vita che vogliono gli altri! Spaccanapoli Times di Ruggero Cappuccio è “acqua sorgiva” del teatro contemporaneo Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Dario Ascoli   
Sabato 07 Novembre 2015 12:38

 

da www.teatrostabilenapoli.it

Se definissimo il delizioso lavoro in 2 atti di e con Ruggero Cappuccio come un quartetto sulla follia, si ingenererebbe un equivoco semantico che condurrebbe a immaginare un tema con variazioni sul celeberrimo tema seicentesco: e non sarebbe, in effetti un'interpretazione fuorviante, tanto polisemico è l'impianto drammaturgico.
Musica, letteratura, psicanalisi, pittura si contendono e poi condividono i dialoghi tra i quattro fratelli Acquaviva, che convengono, invitati dal primogenito Giuseppe, in un interno di Spaccanapoli le cui pareti sono realizzate interamente con bottiglie di acqua minerale.
L'autore, che ha affrontato un doppio debutto, il primo impegno da attore e la prima volta al Teatro San Ferdinando, mostrando un temerario sprezzo per la superstizione ha affidato alla Sinfonia di La forza del destino di Verdi il compito di introdurre e, in varie elaborazioni di Marco Betta, scandire il fluire dei due atti della vicenda.

Il melodramma ricopre un ruolo rilevante nella narrazione di Cappuccio; quella forma di divulgazione culturale che ha avuto il merito e la colpa di portare a conoscenza di un popolo scarsamente scolarizzato esprimentesi in decine di dialetti diversi, una letteratura ridotta e sminuzzata, che ha avuto l'esiziale demerito di azzerare ogni interesse altro e alto per l'ipotesto, fosse esso di Shakespeare come di Walter Scott o di Dumas...
La follia e la fatica di vivere una vita non propria, combattendo una guerra contro nemici subdoli che adoperano le armi persuasive e invasive dell'informazione e dei falsi bisogni.
“Trovatemi un uomo sano e io lo guarirò”: è la frase di Carl Jung che Giuseppe Acquaviva pronuncia in uno dei due monologhi di assoluta lucidità; quello del protagonista che compromette le finalità del convegno di famiglia, e che non riveleremo; e quello dell'ospite atteso, dalla postura andreottiana, che un delirio infarcito di metafore freudianamente ornitologiche e ittiologiche, rivela una frustrazione e un disagio psichico, quelli sì, senza apparente vie d'uscita.
Giuseppe è uno scrittore che detta i suoi romanzi al telefono ad un editore che li pubblica anonimi; l'egocentrismo creativo gli è più che estraneo, è rifuggito con maniacale tenacia.

Il testo gioca con le parole, ricercate al punto che ogni nome ha un preciso significato e una motivazione; con le storie personali di ciascun personaggio, che rivelano e riassumono persino il forzato e incompleto processo unitario dell'Italia e, soprattutto Cappuccio elabora e rimescola i dialetti e i pregiudizi, alla ricerca della sola identità unitaria possibile: la follia.
Ionesco e Campanile, assurdo e non sense ispirano la scrittura che giunge nitida e gradevolissima al pubblico grazie alla regia dello stesso autore, coadiuvato da Nadia Baldi, delle "fresche" scene di Nicola Rubertelli, degli onirici costumi di Carlo Poggioli e soprattutto per merito di tutti gli interpreti, primo tra tutti Cappuccio, impeccabile nei tempi, variegato nella timbrica vocale e misurato nelle interazioni che non sfiorano neppure l'avanspettacolarismo.

Tanto sensuale quanto psichicamente disturbata è la Gennara di Marina Sorrenti, una ancor giovane vedova che, sposatasi a Palermo, ha adottato il dialetto siculo come idioma principale; coinvolgente anche Gea Martire nel ruolo di Gabriella, mirmecofobica, che al solo nominare una formica smarrisce ogni controllo.
Vivacissimo e dai colori comici allucinati è stato Giovanni Esposito, interprete di Romualdo Acquaviva, pittore che distrugge le proprie opere appena ultimate, esilarante nella scena della macchinetta del caffè.

Giulio Cancelli si disimpegna bene interpretando l'imbarazzo del funzionario di banca, spasimante di Gennara.
Infine va citato Ciro Damiano, nel ruolo del dott.Lorenzi; cinico per mestiere, sadico per difesa, vendicativo per frustrazione.
Nella pomeridiana di cui vi diamo recensione, il pubblico era costituito, salvo isolate eccezioni, da giovanissimi e da anziani ed è stato di un certo interesse osservarne e ascoltarne le reazioni, tutte divertite, con picchi collocati in momenti diversi dello svolgersi della rappresentazione, ma con attenzione convergente durante i principali monologhi.
Un convincimento si fa formando nella mente dello spettatore, forse non rassicurante: solo la follia riesce a liberare dalla globalizzazione dei sani, che è altrettanto violenta e tirannica quanto quella economica, perchè uniforma quel variegato gradualismo neuro-psicotico nelle manifestazioni del quale si sviluppano le rivoluzioni.
Negli anni '60 nel manicomio di Collegno avvenne la ribellione di un reparto intero di degenti, i quali si impossessarono di attrezzature, farmacia, strumentazioni di contenzione e persino del centralino e dell'amministrazione.
Quel reparto aveva un nome: Anarchici.
A proposito, il lettore si e ci chiederà quale fosse il motivo della riunione di famiglia, quale l'esito... rispondiamo citando Romualdo Acquaviva: "Non fate domande !" ovvero, andate a trovare da voi le risposte al Teatro San Ferdinando, dal 4 al 22 novembre 2015.

Dario Ascoli

 

 

 

 da www.teatrostabilenapoli.it

 
<< Inizio < Prec. 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 Succ. > Fine >>

Pagina 47 di 475

Lettori nel 2016

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
Verificati > 1 milione di lettori nel corso del 2015 -------------------- Previsti > 1.200.000 lettori nel corso del 2016