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Amore e morte all'alba del secolo breve: al Teatro di San Carlo, Fabio Luisi l'Orchestra dell'Accademia del Teatro alla Scala nella Sinfonia n.5 di Gustav Mahler Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Sinfonica ®
Scritto da Dario Ascoli   
Sabato 31 Ottobre 2015 21:40

 

 

Una serata di grande musica con un concerto per soli inviti al Teatro di San Carlo, il 30 ottobre 2015; evento di promozione all' interno del progetto PON Legalit-Ars, mirato alla formazione e alla diffusione di Arti e Mestieri dello Spettacolo per lo sviluppo della Legalità.
Un successo pieno che è stato merito di un programma di grande suggestione, di una giovane orchestra di grande qualità e soprattutto di un direttore dalla nitida visione musicale.
Fabio Luisi , classe 1959, uno dei maggiori direttori in attività che vanta un profilo internazionale di assoluto rilievo, ha diretto l'Orchestra dell' Accademia della Scala nell'esecuzione della Sinfonia n.5 di Gustav Mahler.
La partitura, eseguita per la prima volta a Colonia il 18 Ottobre 1904, è strutturata in 5 tempi e il quarto di essi, Adagietto, nell'immaginario di molti è legato al capolavoro in celluloide di Luchino Visconti, “Morte a Venezia”, di cui il brano è colonna sonora.
La Sinfonia n.5 in do# minore segna una discontinuità nella produzione di Gustav Mahler e rappresenta la prima di un trittico di sinfonie prive di parti vocali.
Nel 1901 il compositore aveva patito gravi malattie che gli avevano provocato dolorose e debilitanti emorragie interne, conducendolo a più riprese a contatto con la morte.
Le malferme condizioni fisiche limitarono l'attività direttoriale di Mahler, il quale si concentrò sulla composizione ritirandosi nella villa che aveva appena acquistato a Maiernigg; gli resteranno altri dieci anni di vita intensa e proficua, ma le riflessioni sulla caducità della vita da quel momento lo accompagneranno e ne condizioneranno l'ispirazione.
L'estetica mahleriana è profonda e può persino essere vista come pretenziosa, in quanto l'autore enuncia un nesso di causalità tra creazione sinfonica e soluzione di problemi della visione del mondo, e il mondo, in quegli anni, di problemi ne pativa forse più che in ogni altra epoca.
La rivoluzione anti-idealista iniziata da Wagner sembra trovare nelle opere del Mahler maturo una energica e argomentata reazione, e la rinuncia al canto operata nella quinta, sesta e settima sinfonia, può essere intesa, se non come disconoscimento del principio di musica come mera sensazione e aconcettuale di derivazione kantiana, certamente come presa di distanza al limite della frattura dall'estetica wagneriana di arte totale.
Quirino Principe ravvisa nella Sinfonia n.5 una sorta di perdita dell'ingenuità compositiva che nelle prime opere rimandava, con l'ausilio della presenza del lied, a simbolismi e allegorie post goethiane, mentre a partire dal 1901 Mahler si fa "suscitatore di sensazione e tuttavia febbrilmente polemico verso la sensazione in nome della rappresentazione".
La gestazione della Sinfonia n.5 impegnò Mahler dal 1901 al 1904, ma interventi sulla partitura si susseguiranno fino al 1911; nel 1902 il musicista sposa Alma Schindler, la quale fu la prima ad accreditare la splendida partitura come autobiografica e addirittura premonitrice di eventi tragici, come la morte della figlia Maria Anna a soli quattro anni per difterite.
La Sinfonia in do# minore è strutturata in 5 tempi raggruppati in 3 parti:
Parte I : 1. Trauermarsch. In gemessenem Schritt. Streng. Wie ein Kondukt (Marcia funebre, Con andatura misurata, Severamente, Come un corteo funebre); 2. Stürmisch bewegt. Mit größter Vehemenz (Tempestosamente mosso, Con la massima veemenza)
Parte II: 3. Scherzo. Kräftig, nicht zu schnell (Scherzo, Vigoroso, non troppo presto)
Parte III: 4. Adagietto. Sehr langsam (Adagietto, Molto lento); 5. Rondo-Finale. Allegro. Allegro giocoso. Frisch (Rondo-Finale, Allegro, Allegro giocoso, Brioso)
Si tratta di una composizione di ragguardevole lunghezza e, a tal proposito vale la pena di riportare una considerazione di Theodor W. Adorno:
«Se i contemporanei di Beethoven probabilmente rabbrividivano di fronte alla veemente concentrazione nel tempo delle sue sinfonie come rabbrividivano davanti alle prime ferrovie [...], chi è sopravvissuto a Mahler di mezzo secolo rabbrividisce davanti a lui come gli habitués dei viaggi aerei rabbrividiscono alla prospettiva di un viaggio in mare. Perché la durata mahleriana ricorda loro che essi stessi hanno perduto ogni durata, e forse temono addirittura di non vivere più: e allora allontanano questo pericolo con la superiorità dell'uomo importante che assicura di non aver tempo, mettendo in piazza così l'abiezione della sua stessa verità ».
Il primo tempo "Marcia funebre, Con andatura misurata, Severamente, Come un corteo funebre" presenta il rapporto ravvicinato del musicista con la morte, e gli ottoni evocano fanfare militari che il giovane Gustav aveva modo di ascoltare di frequenza dalla sua casa natale.
La marcia funebre è interrotta dall'irrompere di un periodo sincopato dei corni, ma una volta ripreso, l'elemento trenodico conduce verso un tema consolatorio, che prelude ad un secondo episodio che riutilizza il materiale tematico già espresso, fino alla coda con un pizzicato di archi.
Il secondo tempo, Stürmisch bewegt. Mit grösster Vehemenz è in forma-sonata, e pertanto si configura come vero primo tempo di sinfonia, facendo riconsiderare il movimento iniziale come un esteso prologo.
Non si rinvengono temi francamente contrastanti perchè Mahler utilizza motivi strettamente imparentati con quelli della Marcia funebre.

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Renaceré Rinascerò, di e con Marica Roberto in collaborazione con Inail Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Musica © - Lirica ®
Scritto da Alessandra Bernocco   
Mercoledì 28 Ottobre 2015 13:23

Un ponteggio metallico non ancora terminato è la scena che gli spettatori si trovano davanti mentre prendono posto in sala.
Ma forse no, forse è in via di smantellamento, visto che due addetti ai lavori
in tuta d'ordinanza stanno portando in quinta due montanti traversi.
Attendiamo ancora qualche minuto perché due operai stanno testando la tenitura dei giunti e fanno un gran baccano.
Poi si defilano a bordo palcoscenico e si siedono al posto dei musicisti.
Sì perché c'è un pianoforte, le percussioni e una specie di fisarmonica che dovrebbe chiamarsi bandoneòn, uno strumento che non manca mai nelle orchestre di tango argentino.
No, scopriamo subito che i nostri operai sanno suonare e che se non altro non sono abusivi. Forse sono loro i musicisti.
Infatti. Ecco che iniziano, anzi continuano, e il rumore degli attrezzi battuti sui tubi piano piano si accorda sulle note del tango di Astor Piazzolla che ci accompagnerà per un'ora filata.
Intanto anche i due addetti ai lavori di prima sono rientrati e hanno preso ad amoreggiare coi tubi.
Insomma, lo spettacolo era incominciato da un po'.
Renaceré_Rinascerò, a cura della compagnia Attori & Musici, è un'operina allegra ma non spensierata che tratta di un argomento serio, molto serio, come gli incidenti sul lavoro, le morti bianche, la sicurezza che è ancora un miraggio perché necessita non solo di regolamentazioni ad hoc ma di rispetto, controllo, e anche di pene proporzionate alla colpa.
E non è un caso che lo spettacolo, in scena venerdì 30 ottobre 2015  al Teatro Sala Fontana di Milano dopo l'acclamato debutto romano al Teatro dell'Angelo il 6 ottobre 2015, sia sostenuto dall'Inail, l'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.
L'idea è venuta a Marica Roberto, attrice di solida scuola strehleriana che di questo lavoro è autrice, regista e interprete, insieme a due danzatori, Michele Cascarano e Eleonora Pifferi che si muovono tra impalcature e proscenio guidati dalla coreografia di Milena Zullo, e tre musicisti di razza di cui apprezziamo e incoraggiamo l'ironia: Massimiliano Pitocco (bandoneòn), Massimiliano Caporale (pianoforte), Tonio Vitagliani (vibrafono e percussioni).

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Mare Nostrum e il suono dei Meditamburi: un incontro tra musiche, percussioni e culture Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Audio-Video © - Rock, Pop, Folk, Leggera ®
Scritto da Mariagrazia Liccardo   
Lunedì 26 Ottobre 2015 01:47

 

Dieci tracce sonore che diventano crocevia del Mediterraneo: il disco "Antichi Viaggiatori" dei Meditamburi è tutto questo.
È un luogo di incontro ideale tra l'Africa e l'Europa, tra la Puglia e la Campania, tra il tamburello e le percussioni nordafricane, tra lo spirito ancestrale della Grande Madre Terra e le tarantelle del Meridione italiano.

Pubblicato dalla storica Polosud Records di Ninni Pascale, il disco d'esordio dei Meditamburi attinge a piene mani dalle sonorità del Mediterraneo e non solo, dando spazio a strumenti come congas, marimba, tablas, tammorra, tamburello, tar, bodhran, pandeiro, darbouka, djembe, cajon, drum machines, dun dun, lamiere, timpani e molto altro...
I cinque musicisti – Paolo Cimmino, Emidio Ausiello, Michele Maione, Gabriele Borelli, Ashai Lombardo Arop e M'Barka Ben Taleb - si lasciano guidare dalla loro anima musicale sui sentieri del Mare Nostrum, lungo le rotte dell'incontro, della inclusione culturale.
Una nota sulla carriera di Cimmino riguarda la sua esperienza, oltre a freelance come molti sui colleghi, il suo inizio, durato 12 anni come membro dell'"Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli"
Degna di nota per Emilio Ausiello la sua esperienza con il gruppo  "Triotarante" che dal dicembre del 2004 suggella il successo nato per una pura coincidenza artistica: un concerto sulle musiche della tradizione inerente alla festività del Natale nel sud Italia e nel Napoletano.
Ascoltando "Antichi Viaggiatori" in auto, nel traffico di Napoli si ha la sensazione che tali ritmi siano la perfetta soundtrack dello scenario e contemporaneamente il palpito evade allungandosi fino nelle terre libere da cemento e abitacoli ferrosi, terre dai grandi spazi come l'Africa.

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La Coppélia di Petit ritorna al Costanzi di Roma Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Danza - Oltrecultura: Eventi Danza ®
Scritto da Tonia Barone   
Mercoledì 28 Ottobre 2015 18:24

COPPELIA Luigi-Bonino foto

Un balletto esilarante, onirico, grottesco, chiude la stagione di balletto 2014-2015 del Teatro Costanzi di Roma.
In scena dal 30 ottobre  al 7 novembre 2015 Coppélia, coreografia di Roland Petit, ripresa da Luigi Bonino, su musiche di Léo Debiles.
Il balletto Coppelia è entrato nel repertorio quasi subito dopo la sua creazione essendo ultima espressione dell’Operà di Parigi nel Secondo Impero. Poco dopo la sua prima rappresentazione
all’Opéra di Parigi il 25 maggio 1870 si avvia la guerra franco-prussiana che porta alla chiusura del teatro e segna la fine di un’epoca anche per il balletto.
Coppélia originariamente è stata coreografata da Arthur Saint-Léon, il quale morirà tre mesi dopo la sua prima rappresentazione e, durante l’assedio di Parigi del novembre morì di vaiolo, il giorno del suo diciassettesimo compleanno, anche la prima Swanilda della storia Giuseppina Bazzocchi.
L’argomento scelto per il balletto dall’archivista dell’Operà di Parigi Charles Nuitter prende spunto da un racconto di Hoffmann Der Sandmann.

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La confessione rituale profano per venti attori e venti spettatori Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Martedì 27 Ottobre 2015 14:55

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Siamo nello spazio teatrale Elicantropo di Napoli domenica 25 ottobre 2015 insieme agli altri “prescelti”, dieci donne e dieci uomini per partecipare allo spettacolo/performance La confessione, venti monologhi scritti dai migliori autori teatrali contemporanei, progettato ideato scenograficamente nonché curato nella regia da Walter Manfrè. 
La confessione
 è un autentico cult nato per il Festival di Taormina nel 1993 che non ha mai smesso di essere rappresentato con grandissimo successo di pubblico e critica, avendo come peculiarità la valorizzazione di attori ed autori del luogo in cui viene proposto.
Definito al suo debutto “rivoluzionario” questo famoso pezzo teatrale che si rinnova di volta in volta, nel suo lungo errare per scene italiane ed europee, mantiene inalterata la sua originalità, il suo potente impatto emotivo e provocatorio, la sua valenza (forse) catartica e terapeutica.
Introdotti da una delirante omelia di 
Giuseppe Manfridi interpretata da Massimo Finelli noi confessori/pubblico “chiamati ad emendare le escrescenze callose del peccato”, investiti del potere di assolvere o condannare alla penitenza, ci accomodiamo in una sala poco illuminata, come si conviene alla pratica del Sacramento che necessita di raccoglimento, in cui sono disposti dieci inginocchiatoi su due file.

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