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Quando è la democrazia a scendere in campo Stampa E-mail
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Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Venerdì 06 Settembre 2013 12:55

 

Roberto Ciufoli ha portato in scena sabato 31 agosto 2013 al FontanonEstate uno spettacolo di grande impatto emotivo, una storia vera raccontata orgogliosamente e coraggiosamente grazie all'adattamento e alla regia di Manfredi Rutelli.
Sul palco allestito in modo molto essenziale (da Riccardo Gargiulo) e con brillante pulizia drammaturgica Ciufoli sposta e si muove tra alcuni praticabili, raccontando con grande coinvolgimento e dovizia di particolari le vicende che portarono la squadra del Corinthias di San Paolo a fronteggiare e superare la dittatura in Brasile sotto la guida del capitano Socrates, il quale condusse i suoi colleghi a vittorie clamorose e parallelamente contribuì, in modo encomiabile, anche e soprattutto grazie allo sport, a migliorare le sorti politiche di un grande Paese.
Gli elementi per rendere fatti meramente storici di interesse drammaturgico ci sono tutti: dall'eroe senza macchia al vecchio saggio, dalla ragazza intraprendente e desiderosa di verità al personaggio bieco, dai cattivi di turno ai buoni per caso; insomma, l'analisi compiuta nel racconto teatrale originale da Riccardo Lorenzetti ci pare accurata e impeccabile.
La ormai leggendaria Democracia Corinthiana, a ritmo di samba e a furia di sempre più espliciti slogan scritti sulle magliette dei suoi calciatori, riuscì a vincere uno scudetto e diede un significativo "colpo di tacco" - specialità del grande Socrates - alla ventennale dittatura militare brasiliana. Alla squadra era vicino il giornale sindacalista "Il Cardellino", i cui membri storici, evocati in modo assai commovente da Ciufoli, prendono piacevolmente vita uno a uno davanti a un pubblico stupito e divertito, all'inizio intimorito dal tema piuttosto caldo e dall'argomento sociale e storico, poi inevitabilmente coinvolto dall'attitudine comica dell'attore e dal grande cuore dei protagonisti di questa interessantissima favola dei nostri giorni.

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Lo straniero, lo spaccone e… Stampa E-mail
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Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Giovedì 01 Agosto 2013 06:41

 

Dal 28 al 30 luglio 2013 è andato in scena Ben Hur, l'avvincente pièce di Gianni Clementi che ha fatto fare risate di cuore al caloroso pubblico del Fontanonestate, Quest'anno la manifestazione è stata ospitata nel Parco della Rimembranza, poco distante dal Fontanone e con un palco più capiente; a dispetto delle autorità competenti e in barba a ogni più nera previsione, l’organizzazione, retta sempre con grinta dai soci Enzo Aronica, Riccardo Barbera (direttore artistico) e Roberto Della Casa, ha dimostrato quanto, anche in assenza di sponsor, un evento della portata del Fontanonestate vada sostenuto e reiterato negli anni.
E per celebrare l’apertura di questa stagione, immancabile appuntamento dell'estate romana, è stato messo in scena un capolavoro da cui è stato anche prodotto un bellissimo film girato con gli stessi protagonisti dell'opera drammaturgica: Nicola Pistoia, Paolo Triestino ed Elisabetta De Vito, grandi artisti ricchi di umanità ed esperienza scenica.
Vince e conquista la storia dell'ex stuntman di Cinecittà affannato e ormai portatore di handicap - in cerca di rimborso dal celeberrimo Spielberg per l’incidente che lo ha praticamente costretto a pensione anticipata – che, per forza di cose, non potendo più sopravvivere di stenti ed espedienti, ingaggia una sorta di controfigura al fine di ritornare a condurre una vita dignitosa e poter agevolmente mantenere la sorella divorziata, sua coinquilina, la moglie da cui si è separato e i loro due figli.
Degna di nota l'interpretazione di Triestino nel panni del bielorusso che tenta di spiegarsi appena arrivato in città, come anche Pistoia, cui si deve l’efficace regia, è eccezionale nella parte dell'impietoso disoccupato che, sobbarcato da oneri economici e acciacchi dell'età, ha maturato una disillusione e un cinismo notevoli nei confronti della vita e del futuro.
La provvidenziale venuta di Milan (Triestino) nella disastrata mediocre vita di Sergio (Pistoia) e Maria (De Vito) tinge di ottimismo e maggiore benessere economico la loro routine a base di Sofficini e sogni made-in-Ikea grazie alla forza di volontà e al grande cuore di quel gigante straniero che, come un vortice, travolge le disgraziate esistenze di chi non può contare né sui contributi statali né sulla compassione altrui.

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Un borghese in frac: questa la vera rivoluzione Stampa E-mail
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Scritto da Alessandra Bernocco   
Sabato 31 Agosto 2013 17:52

A Segesta La notte del Gattopardo, uno spettacolo ispirato al romanzo di Tomasi di Lampedusa per celebrare i 50 anni del film di Visconti
Dal sito archeologico di Segesta, nell'incantevole teatro scavato nella collina, un omaggio alla Sicilia letteraria e cinematografica.
La notte del Gattopardo, uno spettacolo a cura di Alfio Scuderi ispirato al romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa per celebrare i cinquant'anni del film di Luchino Visconti, chiude questa sera 31 agosto 2013 i week end de 'Le notti di Segesta', dal tramonto all'alba.
Sullo sfondo la grande storia, l'Unità d'Italia, la Sicilia in fermento, e in primo piano la storia d'amore di Angelica e Tancredi, impersonati da Silvia Ajelli e Paolo Briguglia.
Accanto a loro la riflessione amara di don Fabrizio principe di Salina, testimone rassegnato del lento ma ineluttabile decadere dell'aristocrazia e dell'affermazione della nuova classe borghese.
Quella rampante di don Calogero Sedara, sindaco di Donnafugata e padre di Angelica, che al pranzo di gala farà il suo ingresso in frac. La "vera rivoluzione", come dirà don Fabrizio che si era invece presentato in redingote per non creare imbarazzo.
Lo spettacolo, spiega Scuderi, si articola attraverso tre piani distinti: la narrazione in terza persona affidata singolarmente ai tre attori e alternata al dialogo interattivo tra i personaggi in cui emerge innanzitutto il rapporto d'amore tra Tancredi e Angelica e il celeberrimo momento del valzer tra quest'ultima e don Fabrizio, che è anche il leit motiv di questo allestimento, a partire dalla proiezione della scena viscontiana, con Burt Lancaster e Claudia Cardinale.
Il secondo piano infatti è rappresentato dal video in cui si succedono i momenti cardine del film: il viaggio verso Donnafugata, la lettera in cui Tancredi chiede a Fabrizio l'autorizzazione al matrimonio e il vorticoso inseguimento nelle stanze della villa che si chiude con il bacio di Tancredi e Angelica.

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Attendendo il premio Le Maschere Stampa E-mail
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Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Mercoledì 04 Settembre 2013 08:14

 

Il Napoli Teatro Festival Italia, in collaborazione con l'Agis, anche quest’anno si è fatto promotore della manifestazione del Premio Le Maschere del Teatro Italiano, prestigioso evento che come di consueto vedrà la serata finale di premiazioni (giovedì 5 settembre 2013) al Teatro San Carlo di Napoli sotto l’effervescente guida di Tullio Solenghi. L’evento, trasmesso in differita su Rai Uno alle ore 23, avrà inizio alle 20.
La giuria, tra i cui membri ricordiamo Caterina Miraglia (Presidente Fondazione Campania dei Festival), Giancarlo Leone (Direttore di Rai Uno), Giulio Baffi (critico La Repubblica Napoli), Marco Balsamo (direttore compagnia Nuovo Teatro), Masolino D’Amico (critico de La Stampa), Maria Rosaria Gianni (caporedattore Cultura TG1), è stata presieduta dal Presidente del Premio Gianni Letta. Le terne finaliste del Premio, quest’anno alla terza edizione, sono state annunciate dopo un incontro tenutosi lunedì 24 giugno2013 al Teatro Quirinetta di Roma tra numerosi addetti ai lavori, spettatori comuni e diversi protagonisti della stagione (tra tutti Paola Gassman, Ugo Pagliai, Tullio Solenghi, Annamaria Guarnieri, già premiata lo scorso anno con menzione speciale alla carriera, Margherita Di Rauso, Mariano Rigillo, Enzo Vetrano). I votanti si sono espressi via posta e il loro numero ha superato le cinquecento unità.
Innovazione di quest’anno è la presenza determinante dell’Associazione Mariangela Melato, alla quale è spettato il compito di scegliere due artisti emergenti (Valentina Picello e Tindaro Granata) per consegnare loro il premio dedicato alla memoria della grande attrice.
Ma veniamo alle terne.
Al premio migliore spettacolo di prosa: Le voci di dentro, regia di Toni Servillo, Dopo la battaglia di Pippo Delbono e La coscienza di Zeno, regia di Maurizio Scaparro. Per migliore regista ancora Toni Servillo per Le voci di dentro e Maurizio Scaparro per La coscienza di Zeno, con Luca Zingaretti per La torre d’avorio. Come migliore attrice protagonista sarà Pamela Villoresi per Memorie di una schiava, Manuela Mandracchia per Jhon Gabiel Borkman oppure Sara Bertelà per lo spettacolo Exit, mentre per il migliore attore protagonista sarà scelto (ancora lui, sì, del resto è un fuoriclasse) Toni Servillo per Le voci di dentro, Mariano Rigillo per Erano tutti miei figli o Filippo Dini per Il discorso del re.
In lizza per il premio migliore attrice non protagonista Chiara Baffi in Le voci di dentro, Alvia Reale ne Il panico e Anna Teresa Rossini in Erano tutti figli miei; alla controparte maschile, quale attore non protagonista verrà insignito Peppe Servillo in Le voci di dentro (spettacolo che a questo punto c’è da scommettere vincerà almeno una statuetta a forma di Pulcinella), Leandro Amato in C’è del pianto in queste lacrime ed Ernesto Lama in Viviani Varietà.
La premiazione andrà avanti con la nomina a miglior interprete di monologo: Maria Paiato per Anna Cappelli, Sabrina Impacciatore per E’ stato così o Michela Cescon per Leonilde, storia normale di una donna eccezionale, tutte e tre donne dunque, si contenderanno il titolo. Alla sezione autore di novità italiana vincerà uno tra Valeria Parrella (Antigone), Mattia Torre (Qui e ora) e Fausto Paravidino (Exit). Al premio miglior autore di musiche l’israeliano Ran Bagno sempre per Antigone, il grande M°Nicola Piovani per La serata a Colono e Pasquale Scialò ancora per Viviani Varietà. Il miglior scenografo sarà poi scelto tra Simone Mannino/Simona D’Amico per C’è del pianto in queste lacrime, Claude Santerre per Dopo la battaglia, Massimiliano Nocente per Il discorso del re; come miglior costumista si contendono il titolo, ancora, la coppia Simone Mannino e Simona D’Amico per C’è del pianto in queste lacrime con Catherine Rankl per lo spettacolo La scuola delle mogli e Antonella Cannarozzi per Dopo la battaglia.

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Monet a Pavia in mostra dal 14 settembre 2013 PDF Stampa
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Scritto da Tonia Barone   
Venerdì 30 Agosto 2013 07:46

Una nuova mostra dedicata ai grandi maestri dell’impressionismo, al suo interprete per eccellenza, prenderà il via dal 14 settembre 2013 sino al 15 dicembre 2013, presso le Scuderie del Castello di Pavia, Viale XI Febbraio 35,intitolata Monet au cœur de la vie.
La mostra è promossa dal Comune di Pavia, prodotta e organizzata da Alef – cultural project management con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia e dell'Institut français di Milano.
Curatore della mostra è Philippe Cros che vuol condurre il visitatore a seguire le principali tappe artistiche del grande Monet affiancate alla sfera personale della vita del Maestro, consentendo di scoprire l'uomo oltre che il grande artista.
Sono state selezionate opere provenienti dagli Stati Uniti d'America come il Columbus Museum of Art (Ohio) alla Francia come il Musée d'Orsay di Parigi, dal Sud Africa come la Johannesburg Art Gallery alla Romania come il Mnar di Bucarest fino alla Lettonia come The Latvian National Museum of Art di Riga e da altre importanti sedi internazionali.
Philippe Cros ha realizzato una serie di videoinstallazioni che accompagnano il visitatore in questo percorso di lettura dell’artista/uomo basandosi sulle lettere provenienti dal Musée des Lettres e de Manuscrits di Parigi ed esposte in mostra -  in cui il pittore racconta particolari momenti e stati d'animo della sua vita. La mostra è un viaggio nel cuore della vita di Monet, raccontato attraverso le voci di sei personaggi chiave del suo percorso umano e artistico. Le parole e il racconto sono stati pensati in armonia con i video, i suoni e le opere d'arte in modo da creare le condizioni più adatte a sollecitare le emozioni più profonde del visitatore verso una totale fruizione dell'opera di Monet.
La prima videoinstallazione dell'esposizione inizia con la narrazione gli esordi della carriera artistica di Monet raccontati dal padre Adolphe Monet.
Nella sala successiva sarà Eugène Boudin, maestro di Monet, a far immergere il pubblico negli anni giovanili dell'artista. In mostra alcune importanti opere di Boudin mostreranno il ruolo fondamentale del maestro nella formazione di Monet e nello sviluppo del suo stile.
Seguono le parole di Camille Doncieux - prima moglie e madre dei due figli di Monet - che ebbe un ruolo centrale nella produzione dell'artista, dal 1860 al 1879, fu la sua musa e modella preferita presente nella maggior parte delle sue tele fino alla prematura morte a soli 32 anni.
Monet
dovette affrontare una serie di avversità dovute alle difficoltà economiche, alle pesanti critiche dei classicisti e ai continui rifiuti da parte dei Salons. Questo periodo particolarmente frustrante per l'artista sarà raccontato da uno dei suoi più grandi sostenitori: Georges Clemenceau. A corredo delle opere sarà esposto il celebre articolo - prestato eccezionalmente per la mostra dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma - di Louis Leroy apparso sulla rivista Chiarivari del 25 aprile 1874 in cui comparve per la prima volta, in senso spregiativo e fortemente critico, il termine “impressionisti”.
Il racconto prosegue con Alice Hoschedé, seconda moglie di Monet, che narrerà al visitatore dei viaggi intrapresi dall'artista per la continua ricerca di stimoli, ispirazioni e soggetti nuovi da riprodurre, come il soggiorno in Norvegia per la ricerca e lo studio degli effetti della neve. Per quanto in questo periodo - dal 1880 al 1895 - siano nati i più grandi capolavori del Maestro, Monet era continuamente insoddisfatto dei suoi lavori e dei luoghi che visitava.
Il percorso espositivo chiude con le parole di Blanche Hoschedé, figlia di Alice e unica allieva di Monet con la quale il pittore instaurò un rapporto molto stretto nell'ultimo periodo - dal 1914 al 1926 - trascorso a Giverny: un luogo magico, in cui l'artista riuscì finalmente ad appagare il suo desiderio di tranquillità rurale. Blanche racconterà al pubblico dell'amore ossessivo del pittore per il suo meraviglioso giardino della casa a Giverny, delle loro uscite per dipingere insieme in campagna e dei primi sintomi della cataratta che modificarono sensibilmente la vista, e quindi anche la percezione dei colori, di Monet.
Alcune tele di Blanche esposte in questa sezione mostreranno il suo stile impressionista strettamente imparentato con quello del Maestro.

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