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Festival delle Ville Vesuviane: Natale in Villa Stampa E-mail
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Scritto da Dadadago   
Giovedì 05 Dicembre 2013 21:03

 

Domenica 8 dicembre 2013 a Villa Campolieto di Ercolano (NA) alle ore 18 è in programma l'anteprima della 26esima edizione del Festival delle Ville Vesuviane 2013/14 alla cui direzione artistica presiede l'architetto Paolo Romanello con "Natale in Villa", manifestazione in cartellone fino al 6 gennaio 2014, dedicata all'arte contemporanea, alla tradizione presepiale e alla musica classica e sacra.
Da quest'anno, il Festival delle Ville Vesuviane si svolgerà, per la prima volta nella sua storia, anche nel periodo invernale e primaverile, con un'edizione ampliata nel numero di eventi e nella durata (da uno a otto mesi). In concomitanza con le altre attività della Fondazione Ente Ville Vesuviane di cui è presidente il professor Giuseppe Galasso (“Itinerari in Scena” e le “Celebrazioni Leopardiane”). “Natale in Villa” propone fino al 6 gennaio 2014 un cartellone di appuntamenti musicali e un percorso espositivo dedicati alle tradizioni natalizie, all’interno della settecentesca Villa Campolieto, gioiello del “Miglio d’oro”, di cui nel 2014 ricorre il trentesimo anniversario della riapertura al pubblico dopo i restauri. Rispetto alle precedenti edizioni, “Natale in Villa” 2013 presenta non poche novità. Per la prima volta la manifestazione apre le sue porte all’arte contemporanea con “Eruzioni” di Lello Esposito, opera di grandi dimensioni dedicata al Natale e caratterizzata dai segni e i simboli tipici dell’artista napoletano, primo fra tutti il Vesuvio, icona del territorio.
Il piano nobile di Villa Campolieto ospiterà invece la tradizionale esposizione presepiale, quest’anno con trentadue creazioni artigianali firmate dai più rinomati maestri del vesuviano, mentre nella sala Pompeiana sarà visitabile la prestigiosa collezione privata dei presepi di proprietà della Fondazione Ente Ville Vesuviane. Il percorso espositivo sarà inoltre impreziosito da altre presenze di grande suggestione: l’opera “La meraviglia dei pastori” di Silverio Marazzo (uno “scoglio” in legno e sughero che rappresenta una costruzione pagana sulle cui rovine nasce il Bambino Gesù), la collezione dei disegni a pastello di Antonio Solvino (sempre sul tema della natività secondo lo stile tradizionale del Settecento), e “Salottino Dorato” (allestimento di preziosi e antichi arredi, mirabile esempio del gusto della nobiltà napoletana di fine Ottocento). Rispetto al 2012 “Natale in Villa” amplia la sua proposta musicale, con otto concerti tra cui un importante appuntamento di beneficenza in favore dell’associazione “La Locanda di Emmaus”: nell’ambito dei “Salotti di Thalberg”, lunedì 23 dicembre “I Sancarlini oro” diretti da Stefania Rinaldi e accompagnati al pianoforte da Luigi Del Prete, si esibiranno in un concerto di musica sacra dal titolo “Gloria in excelsis Deo”, con brani di Rachmaninov, Vivaldi, Mozart e Poulenc. Gli altri appuntamenti musicali, tutti ad ingresso gratuito e realizzati in collaborazione con l’associazione “Anna Jervolino” e l’Orchestra da Camera di Caserta, saranno all’insegna della tradizione classica: martedì 17 “Itinerari Barocchi in tour” con i solisti dell’Orchestra da Camera di Caserta, domenica 22 “Tastiere in tour” con Eloisa Cascio al pianoforte, giovedì 26 “Celebri melodie per il Santissimo Natale” con Eloisa Cascio al pianoforte e ai violini Raffaele Pagano e Antonietta de Chiara, sabato 28 “Pianofestival” con Oliver Kern al pianoforte, lunedì 30 “Suoni & Giovani” con Giulio Menichelli al violino e Damiano Mercuri alla chitarra, sabato 4 gennaio “Suoni & Giovani” con Domenico Famà alla chitarra, e domenica 5 gennaio “Clavicembalo in Villa” con Chiara Cattani al clavicembalo e Roberto Noferini al violino. Villa Campolieto sarà aperta tutti i giorni, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00, ad eccezione del 24, 25 e 31 dicembre, e del 1 gennaio 2014.

 


 
L'Aida degli "invisibili" firmata Luisotti & Dragone inaugura la Stagione del San Carlo Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Domenica 01 Dicembre 2013 01:08

Il Teatro di San Carlo inaugura la Stagione di Opera e Balletto 2013-14 con un ulteriore e mai superfluo omaggio al genio di Verdi - nel terminare dell'anno che ne celebra il bicentenario della nascita - mettendo in scena Aida, sotto la direzione di Nicola Luisotti e con quella che si annuncia suggestiva regia di Franco Dragone.
Mutato rispetto a quello annunciato, ma di grande valore il cast di interpreti, che vanno a configurare ben tre organici: Aida: Lucrecia Garcia / Kristin Lewis (7,11,13 e 15 dicembre 2013); Radames: Jorge De Leòn / Stuart Neill (7,11 e 15 dicembre 2013) / Ji Myung Hoon (13 dicembre 2013); Amneris: Ekaterina Semenchuk / Sonia Ganassi (7,11,13 e 15 dicembre 2013); Amonasro: Marco Vratogna / Claudio Sgura (7,11,13 e 17 dicembre 2013); Ramfis: Ferruccio Furlanetto / Orlin Anastassov (11,13 e 17 dicembre 2013); Il Re d’Egitto: Carlo Cigni / Dario Russo (7,11,13,15 e 17 dicembre 2013); Una Sacerdotessa: Valeria Sepe; Il Messaggero: Massimiliano Chairolla.
Il Coro sarà diretto da Salvatore Caputo, mentre Alessandra Panzavolta dirigerà il Corpo di Ballo.
Le scene saranno di Benito Leonori, i costumi di Giusi Giustino ; luci e video design affidati rispettivamente a Michel Beaulieu e a Olivier Simola.
La conferenza stampa di presentazione è avvenuta nel nuovo foyer che a partire da lunedì 25 novembre 2013 ospita Opera Cafè , raffinato spazio aperto tematico, affidato all'antica pasticceria Scaturchio.
Franco Dragone è un artista eclettico, nato a Cairano , in Irpinia , emigrato in Belgio a 5 anni; protagonista di esperienze di teatro popolare, ha fondato nel 2000 la Franco Dragone Entertrainment Group, società alla quale sono state affidate le cerimonie di apertura e di chiusura dei prossimi Campionati Mondiali di Calcio 2014 i n Brasile.
Il legame sentimentale con la sua Irpinia, terra prodiga di talenti e di fascino, accompagnano la vita artistica di Dragone, il quale ama citare, arricchendoli con la sensibilità di artista maturo, aneddoti, paesaggi, colori e sapori della sua terra natale, tra vigneti e castagneti che si distendono tra Montella, Bagnoli Irpino e Calitri, nella quale al rigore del clima si oppongono il calore e la cordialità degli abitanti.
“Il mio è un piccolo paese su un picco roccioso; un giorno c'era molta nebbia e allora sembrava che tutto intorno, la valle ci fosse il mare, e su quel mare la gente di Cairano si imbarcava per l'America. Io ho girato il mondo, ma quella terra e quelle genti sono sempre con me

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Il Don Giovanni di Timi: Il Bellini di Napoli esultante Stampa E-mail
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Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Sabato 30 Novembre 2013 21:47

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Il 29 novembre 2013 il Bellini di Napoli ha assistito con trepidazione alla prima dell’ultimo lavoro di e con Filippo Timi, Il Don Giovanni - Vivere è un abuso, mai un Diritto, una produzione Teatro Franco Parenti-Teatro Stabile dell’Umbria messa in scena anche grazie all’ assistente di scena Fabio Cherstich. Costumi generosamente eccentrici (opera di Fabio Zambernardi, in collaborazione con Lawrence Steele) e scenografie prepotentemente colorate (l’ottimo impianto luci è stato improntato da Gigi Saccomandi) introducono un personaggio da cui istintivamente si è tentati di prendere le distanze eppure talmente accattivante da affascinare il pubblico in sala. Sembra tenere tutti al guinzaglio Don Giovanni, pienamente consapevole che "si è sempre liberi a spese di qualcuno". Lui, istrione anticonformista e mistificatore per natura, guida e definisce un viaggio alla scoperta dell’assurdità, attraverso la consapevolezza di essere unico e prendendo su di sé la piena responsabilità delle continue menzogne con cui dipinge la propria realtà.
In una vivacità da opera buffa, si compiono atti osceni e scenette di deliziosa irriverenza in precisa alternanza ritmica; servi vestiti e cerebralmente virtuosi come uccellini cinguettanti esibiscono assolute vanità e si scanzonano futilmente, più sobri dei loro padroni e clamorosamente votati all’omosessualità. I cromatismi, espressivi come visivi, dagli interessanti accostamenti, preparano alla pubblica esecuzione di carni innocenti. Le schermaglie servono a confondere e gettare polvere negli occhi (una su tutte, la sfida all'ultimo luogo comune tra due ipocriti), sono un modo per esibire la vacuità dell’esistenza e allontanare la paura dell’unica inevitabile certezza: la morte.
Musiche d'opera e nudi a sorpresa tra dorate quinte ribaltabili sono la cornice barocca di crimini sempre attuali gestiti con disincantato distacco. I giochi di potere inoltrati dal protagonista sono di fatto rappresentazione di inaccettabili, attuali dinamiche di sconcertanti verità.

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I corso Nazionale di Formazione per i docenti dei licei Coreutico-Musicali Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Mercoledì 04 Dicembre 2013 08:58

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Promosso e organizzato dal MIUR, a Salerno, verrà organizzato il primo Corso di Formazione, a carattere Nazionale, rivolto ai docenti dei Licei Coreutici e Musicali Italiani.
Il Corso organizzato dal locale Liceo Coreutico-musicale
Alfano I di Salerno, prevede la realizzazione dei percorsi formativi utilizzando gli spazi del Teatro Antonio Ghirelli di Salerno per l’aggiornamento dei Docenti dei Licei Musicali della rete CA.BA.CA., e le aule del Liceo Alfano I per i docenti dei Licei Coreutici.
Il percorso partirà il
4 dicembre 2013 alle ore 14.00 per concludersi il 7 dicembre 2013 alle ore 17.00, per un numero complessivo di trenta ore, seguendo un denso programma.
Il percorso prevede interventi formativi per lo sviluppo di competenze didattico-metodologiche in ambito disciplinare per docenti dei licei musicali e coreutici.
Il percorso formativo per i docenti dei Licei Musicali vedrà come formatori, il maestro
Michele Campanella per esercitazione ed interpretazione; prof. Antonio Roda’ per tecnologie musicali; la prof.ssa Paola De Simone per storia della musica; il maestro Andrea Tacchi per musica d’insieme; il maestro Patrizio Marrone per Teoria, analisi e composizione.
Il percorso formativo per i docenti dei Licei Coreutici, basato su due moduli “Il balletto romantico – dalla matrice La Silfide all’apoteosi romantica Giselle” e “Progettazione Didattica – progettare e programmare partendo dalle indicazioni Nazionali” e vedrà impegnati come formatori il Direttore Accademia Nazionale di danza
Margherita Parrilla, Mariagrazia Garofoli Direttore del corpo di ballo dell’Arena di Verona, Annapaola Pace docente di Tecnica della Danza Classica, e la coreografa Adriana Borriello docente di Tecnica della Danza Contemporanea.
Il percorso
di Formazione vedrà la presenza del Dirigente Scolastico del Liceo Statale AlfanoI dott.ssa Elisabetta Barone, del rappresentante del MIUR il Dirigente dott.ssa Annalisa Spadolini, del rappresentante dei Dirigenti USR Campania dott.ssa Angela Orabona, del Direttore Conservatorio “G.Martucci”di Salerno Fulvio Maffia, e dei componenti la cabina di regia che coordina il percorso formativo dei licei coreutico-musicali Antonio Lepre, Giulietta Breccia e Letizia Burtulo
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La musica dell'anima romantica Stampa E-mail
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Scritto da Redazione   
Domenica 24 Novembre 2013 23:05

Un concerto del più raffinato camerismo romantico è stato organizzato dall' Associazione Culturale "La Bottega dei Musici" , a Segni (RM), nell'Auditorium di via Pacinotti, introdotto e illustrato da Paola Vittori.
Oltre vent'anni di attività svolta non solo nella cittadina in provincia di Roma, ma anche in molti altri centri.
Il 23 novembre 2013 è stato il duo violoncello-pianoforte Adriano Ancarani e Angela Picco a emozionare il pubblico affluito con musiche di Chopin, Schumann e Brahms.
"La Musica dell'Anima" è stato il titolo del concerto celebrativo della Festa di S.Cecilia; due composizioni sonatistiche, la Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte di F.Chopin e la Sonata n.1 in mi minore di Johannes Brahms, a incorniciare i 3 Fantasiestücke op.73 di Robert Alexander Schumann, il quale ebbe a coniare la frase "Mandar luce nel profondo del cuore umano: ecco il dovere dell'artista", riportata quale sottotitolo sul  programma di sala.
Chopin si dedicò quasi esclusivamente al pianoforte, rivendicando con comprensibile orgoglio la propria scelta motivata dall'eccellenza e dal virtuosismo.
"Ho scritto solo per il pianoforte. Questo è il mio terreno, quello su cui mi sento più sicuro" dichiarò in una lettera-confessione alla sua amica, la contessa Delfina Potocka.
La Sonata in sol minore per violoncello e pianoforte è un'opera tarda del compositore polacco; dedicata al violoncellista Auguste Franchomme, essa è datata 1847 e la sua prima esecuzione pubblica coincide con l'ultimo concerto tenuto da Chopin a Parigi, nella Salle Pleyel il 16 febbraio 1848, quando l'incombenza della fine era nella consapevolezza dell'artista non meno che in quella dei suoi ammiratori.
Determinante, dal punto di vista tecnico, fu il contributo del virtuoso del violoncello, e, dobbiamo ritenere che grande sia stata anche la funzione di stimolo sull'ormai malato compositore, perché questi si impegnasse nella stesura di in brano per uno strumento diverso dal "suo" pianoforte.
Realizzata in 4 tempi: I. Allegro moderato; II. Scherzo: Allegro con brio; III.Largo; IV.Finale: Allegro, pur essendo presumibilmente ultimata, nella prima parigina, la Sonata venne eseguita priva del movimento iniziale.
Successivamente il violinista David ne realizzò una trascrizione per il proprio strumento, sempre" accompagnato" dal pianoforte, mentre Moscheles ne realizzò una versione per pianoforte solo.
Sia quel che sia, il ruolo del pianoforte è nettamente prevalente e nessuno, Franchomme e Chopin primi tra tutti, si preoccuparono di nasconderlo, anche per la venerazione che il violoncellista nutriva per l'amico, al quale non impose di riservare un trattamento privilegiato al violoncello che trova parità solo nei frangenti lenti e cantabili, in particolare nel Largo.
La dimensione concertante è prevalente nello Scherzo, impiantato in re minore, caratteristica che forse suggerì ai due interpreti la scelta di omettere il pur meraviglioso primo tempo, composto in forma-sonata.
Nell'Allegro moderato iniziale un primo tema è un mesto presagio di morte, una nostalgia per una vita che si sente essere ormai tutta alle spalle; il secondo tema, invece, è di quiete, quasi un'alba sonora, come una speranza di resurrezione, di eternità, tant'è che Chopin accenna ad una ripresa, molto concentrata, nella quale il tema dolente viene sovrascritto dalla luminosità del secondo, come in un Et vitam venturi saeculi.
Il Finale, invece, è incentrato sull'episodio contrappuntistico centrale, con due temi di pari ponderazione e non contrastanti, rafforzanti il dialogo tra gli strumenti in vista della conclusiva coda.
I 3 Fantasiestücke op.73 di  Robert Alexander Schumann (Zwickau, 8 giugno 1810 – Bonn, 29 luglio 1856): Zart und mit ausdruck; Lebhaft,leicht; Rasch und mit Feuer, rappresentano anch'essi un'insula nel catalogo dell'inquieto compositore tedesco, benchè non siano la sola pagina per violoncello.
Inizialmente definiti "notturni", i brani sono in forma di romanza senza parole con ampio sviluppo e, in diverse tonalità, sono destinati al clarinetto e al violino, anche se il lirismo intenso li rende particolarmente godibili nella versione per violoncello, strumento alla composizione per il quale Schumann si dedicò assai poco.
Si vuole che essi siano stati composti, in breve tempo, nel 1849, periodo in cui le avvisaglie della triste fine del musicista si erano ampiamente manifestate.
I brani prevedono un da capo e una coda ed è consuetudine eseguirli come un un unica composizione in tre movimenti, benchè disinti tra loro essi siano; il carattere più sereno del secondo e il piglio energico e focoso del terzo "mit Feuer", ben  conducono verso un climax sequenziale.
La Sonata n. 1 in mi minore per violoncello e pianoforte, op. 38 di Johannes Brahms fu composta sul lungo arco di quattro anni, dal 1862 al 1865; si articola in 3 tempi: 1. Allegro non troppo; 2.Allegretto quasi Menuetto e Trio; 3. Allegro.

Fu l'amico Josef Gänsbacher , violoncellista dilettante ma supponiamo di buon talento a stimolare il compositore amburghese a realizzare la Sonata n.1 op.38.
Nella prima stesura il brano si articolava nella canonica distribuzione in quattro tempi, ma il bellissimo Adagio affettuoso venne espunto dall'autore, che lo riutilizzo nella Sonata op.99.
Non si può parlare di scelta di qualità quanto di preoccupazione per l'eccessiva lunghezza che la versione quadripartita assumeva; inoltre non è peregrino pensare ad un “pudore” del pur già maturo artista, che volle ridurre la temperie romantica della sua prima realizzazione per violoncello e pianoforte, modellandola, idealmente, su riferimenti più o meno diretti alla tradizione bachiana.

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