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Il lungo e appassionante viaggio dell’Orchestra Multietnica Mediterranea Stampa E-mail
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Scritto da Mariagrazia Liccardo   
Giovedì 17 Marzo 2016 01:47

 

 

Un viaggio iniziato quattro anni fa, nel 2012, sulle sponde del Mediterraneo, perché il Mare Nostrum “unisce i continenti che separa": questo il messaggio-chiave della OMM, l’Orchestra Multietnica Mediterranea che è stata recentemente grande protagonista di Music of Integration, l’appuntamento tenutosi negli spazi del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli organizzato e promosso dal Consolato Generale degli Stati Uniti di Napoli e dalla mostra internazionale ROCK!.
Salutata con ammirazione dal Console Generale degli Stati Uniti per l’Italia Meridionale Colombia Barrosse in occasione del concerto tenutosi nell’atrio del museo partenopeo, questa formazione è contemporaneamente un laboratorio, un progetto sociale impegnato nella sensibilizzazione all'antirazzismo, un viaggio musicale in cui il quartetto d'archi stringe la mano alle percussioni africane, agli strumenti a plettro, alla sezione ritmica del pop-rock e alle voci dell’area mediterranea.
Albania, Malta, Sri Lanka, Croazia, Nigeria, Burkina Faso, Ghana, Liberia, Romania, Bulgaria, Italia e Senegal si incontrano in questo collettivo creativo per dar voce e forma ad un’orchestra multietnica in continua trasformazione nel segno di un vivace nomadismo in grado di preservare l’obiettivo-simbolo dell’intero progetto: portare l’attenzione ai migranti e combattere le forme di discriminazione o di abuso a cui spesso è assoggettato chi migra da un luogo all’altro della Terra.

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La simpatia e il talento di Daniela Barcellona al Teatro di San Carlo Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Martedì 15 Marzo 2016 01:38

 

 

 

Uno dei maggiori mezzosoprani del mondo degli ultimi due decenni, un'artista ambita dai più importanti teatri del mondo: ce ne sarebbe abbastanza perché Daniela Barcellona assumesse atteggiamenti da diva senza che alcuno potesse rimproverarla più di tanto.
Ma così non è, con un abito scuro di fine semplicità e con un incedere da amica che, a richiesta dei presenti, si appresti ad allietare col proprio canto una serata, Daniela Barcellona sale sul palco del San Carlo, lunedì 14 marzo 2016 e con voce sicura, rotonda e calda, riempie l'emiciclo, e l'effetto della propagazione di suoni “girati” crea una percezione di vicinanza, di prossimità che è tutt'uno con la cordialità del porgere del mezzosoprano triestino.
Al pianoforte, con bel tocco ed elegante legato, Alessandro Vitiello.
Rossini e il mare sono protagonisti dei brani che aprono il recital: laguna veneziana, mediterraneo delle sponde siciliane e algerine su rotte e con vascelli assai diversi da quelli che oggi imbarcano tristi carichi umani.
Il Rossini di Péchés de vieillese, quattordici album destinati ai salotti di Parigi e di Passy, è un compositore che coltiva un sentimento di nostalgia del passato trionfale in Italia, ma che è vissuto con la consapevolezza che quei fasti non siano rinverdibili e che il presente e il futuro prossimo devono svilupparsi in ambiti e con linguaggi del tutto diversi da quelli del passato.
Le tre arie da camera “Anzoleta avanti la regata”, “Anzoleta co passa la regata” e “Anzoleta dopo la regata” rappresentano una sequenza narrativa vera e propria, su liriche in dialetto veneziano di Francesco Maria Piave.

Tutt'altra atmosfera in “O patria...di tanti palpiti” da Tancredi, opera seria giovanile composta nel 1813,
“Cruda sorte” è un brano da L'italiana in Algeri, opera buffa anch'essa del 1813; Isabella in essa rivela tutto il suo caratterino, che le consentirà di liberarsi dalla situazione difficile.
Dal caldo Mediterraneo del Nord-Africa alle fredde acque di un lago scozzese per “Mura felici...o quante lagrime”, aria che Malcolm canta in La donna del lago, composta nel 1819.
La seconda parte del recital si è aperta con quattro brani di Francesco Paolo Tosti del 1907: Quattro canzoni d'Amaranta.

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Nasce l'Archivio Sonoro della Campania Stampa E-mail
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Scritto da Anita Pesce   
Lunedì 14 Marzo 2016 22:20

Il 12 marzo 2016, presso l’Archivio di Stato di Napoli, nell’ambito della manifestazione “In viaggio nella terra dei suoni e dei sapori”, si è inaugurato l’Archivio Sonoro della Campania.
Nato grazie all’Associazione “Altrosud” (che già ha messo a sistema analoghe raccolte di musica popolare relative ad altre Regioni italiane) presieduta dall’editore di “Squilibri” Domenico Ferraro, l’Archivio contiene testimonianze culturali provenienti da fondi e collezioni, pubbliche o private, i cui materiali– sonori, ma anche video e fotografici – sono stati digitalizzati e fatti confluire in un portale digitale (http://www.archiviosonoro.org/campania/).
L’etnomusicologo Raffaele Di Mauro ne è il consulente scientifico; con lui, a presentare e promuovere senso e contenuti dell’iniziativa, Maurizio Agamennone (etnomusicologo dell’Università di Firenze), Paolo Apolito (antropologo dell’Università di Roma3) e lo stesso Domenico Ferraro (docente all’Università di Roma Tor Vergata).
Seppure ancora in forma di work-in-progress (i materiali da acquisire sono tantissimi), ma con un già accessibile corpus d’impressionante consistenza, l’Archivio Sonoro ha trovato la sua prima postazione fisica, stabile e aperta alla consultazione, proprio presso l’Archivio di Stato di Napoli.
Postazione, al momento unica, attraverso la quale si potranno consultare i materiali nella loro interezza: il collegamento da remoto al sito internet, infatti, permetterà la fruizione dei soli primi 40 secondi dei file audio o video digitalizzati.
È però sufficiente la connessione domestica alla schermata iniziale del suddetto sito per comprendere su quale mondo potrebbero aprirsi sguardo, udito, apparato emotivo/identitario: soltanto i materiali provenienti dal Fondo dell’Accademia di Santa Cecilia sono già consultabili in rete (ma ci si deve recare a Roma per la fruizione integrale dei file); tutto il resto è reperto raro o rarissimo, di straordinario interesse, fatto confluire nel contenitore virtuale a costo di fatica, impegno, difficoltà (e potendo contare, al solito, su risorse economiche limitatissime).
Dal Fondo Teche RAI riemergono gemme, come un estratto da “La Gatta Cenerentola” nella sua versione spoletina del 1976.

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L'ultimo Ronconi per l'ultimo Verdi al Teatro di San Carlo Stampa E-mail
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Scritto da Redazione   
Venerdì 18 Marzo 2016 00:00

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Sabato 12 marzo 2016 alle ore 18.00, al Teatro San Carlo di Napoli, nell'ambito del "San Carlo per il sociale", si è svolta la prova generale aperta al pubblico del "Falstaff" di Giuseppe Verdi, "commedia lirica" in tre atti su libretto di Arrigo Boito , tratto da Le allegre comari di Windsor,e in minor misura da Enrico IV e Enrico V, rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano il 9 febbraio 1893.
Nel rispetto di una sempre più apprezzata tradizione, l'incasso della serata è stato devoluto in beneficenza, nella circostanza, all' Anlaids Napoli, un'associazione storica nata in Italia per fermare la diffusione dell'infezione da Hiv e curare i sieropositivi e i malati.
L' allestimento, in coproduzione con il Teatro Petruzzelli di Bari e con l'Opera di Firenze-Maggio Musicale Fiorentino, in scena al San Carlo dal 13 al 20 marzo (diretta radiofonica su RAI RADIO3, martedì 15, ore 20), riveste particolare interesse in quanto non solo rientra nel programma delle celebrazioni shakespeariane, ma riprende, a cura di Marina Bianchi, una prestigiosa regia firmata da Luca Ronconi, a un anno dalla sua scomparsa, sulle scene di Tiziano Santi e con i bellissimi costumi d'epoca di Maurizio Millenotti che richiamano una "fin de siècle" borghese e positivista, con tanto di velocipedi a quattro ruote e strani marchingegni metallici . Determinanti nella riuscita dello spettacolo le perfette luci di AJ Weissbard nell'illuminare un mondo reale e al tempo stesso simbolico.
La trama è in apparenza semplice e narra delle burle di cui è vittima l'anziano, grasso e nobile decaduto Sir John Falstaff, ad opera delle Comari di Windsor, Alice Ford e Meg Page, entrambe goffamente corteggiate dal protagonista.
Intorno agiscono Nannetta, figlia di Alice e innamorata di Fenton, Ford, marito geloso della bella Alice, il dott. Cajus, anziano promesso a Nannetta, i due servi manigoldi di Falstaff, Bardolfo e Pistola, e Mrs Quickly, una esperta e maliziosa comare.
L'edizione sancarliana di cui diamo recensione si annunciava di alto livello e non ha tradito le aspettative.
Elia Fabbian a dare forma e voce agli intrighi del vecchio Falstaff, tronfio e grottesco seduttore alle prese con due ricche signore che vuol conquistare per far denaro, ma che diventa oggetto di una serie di beffe, orchestrate principalmente proprio dalle due donne che egli stesso aveva preso di mira.
Il baritono, che dei protagonisti verdiani possiede, con il necessario trucco, il physique du role, ha dimostrato impegno ed ha fraseggiato in maniera autorevole e misurata, mostrando un ottimo controllo di tutta la gamma dinamica, pur se faticando un po' troppo nel grave.
Stefano Antonucci ha dato voce e verve rabbiosa a Ford; deliziosa risulta la coppia dei giovani innamorati, Nannetta e Fenton, interpretata con etereo lirismo e sicura emissione dal soprano Rosa Feola e dal tenore Leonardo Cortellazzi.

Il personaggio di Quickly è stato affrontato dal mezzosoprano Barbara di Castri con voce sobria e chiara e buon gusto spiritoso.
Leonardo Cortellazzi ha rivestito i panni di Fenton mostrando una buona e morbida emissione.
Il Dott. Cajus ha avuto la voce di Cristiano Olivieri, Eva Mei ha indossato i panni della scaltra Alice, motore di tutta la vicenda, dalla vocalità sontuosa e impeccabile e una completa identificazione con il personaggio.

Mrs Page è ben più che un ruolo da coprotagonista e Annunziata Vestri autorevolezza scenico-vocale.
Gianluca Sorrentino nelle vesti di Bardolfo e Gabriele Sagona in quelle di Pistola non hanno rinunciato alla correttezza vocale che ha assecondato una agile azione scenica.
Un cast uniformemente preparato e valido nell'interpretazione, anche perché nel caso del Falstaff, farcito di concertati alquanto difficili, la coesione delle voci è imprescindibile.

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La nuova (ricca) Stagione di Opera e Concerti del Teatro Verdi di Salerno Stampa E-mail
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Scritto da Francesco D'Agostino   
Venerdì 11 Marzo 2016 14:15

 

 

Si alza il sipario sulla Stagione lirica e sinfonica 2016 del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno. Il programma completo è stato presentato nel corso della conferenza stampa venerdì 11 marzo 2016 presso il Salone del Gonfalone nel Palazzo di Città alla presenza del Sindaco facente funzione Vincenzo Napoli, del direttore artistico Daniel Oren, dell'assessore alla Cultura Ermanno Guerra e del segretario artistico Antonio Marzullo, tutti ampiamente soddisfatti del lavoro di costruzione degli anni scorsi che ha portato alla ribalta nazionale il Lirco salernitano.
L’appuntamento iniziale è per il prossimo 10 aprile 2016 con l’opera La forza del destino del maestro di Busseto per la regia di Pier Francesco Maestrini, melodramma in quattro atti che racconta di donna Leonora che ama, rimata, don Alvaro, un giovane di nobili origini ma di sangue misto. A dirigere un cast eccezionale sarà Oren, che ha scelto questo titolo mai rappresentato sul palco salernitano. Maestro del Coro, di questa come delle altre opere nella Stagione, sarà Tiziana Carlini.
Successivamente avremo in scena il 29 aprile Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, e Pagliacci di Ruggero Leoncavallo ambedue per la regia di Riccardo Canessa con la direzione di Carmine Pinto, giovane promessa del podio. Seguirà il 6 maggio il concerto del giovane pianista Lucas Debargue, recente rivelazione del concorso Cajkovskij. Un classico della lirica, amatissimo dal pubblico, Madama Butterfly di Giacomo Puccini, di cui ha curato la regia Renzo Giaccheri, racconterà il 22 maggio lo struggente amore della geisha Cio-cio-san per l’ammiraglio Pinkerton e la fine tragica di questa passione, con un cast femminile orientale, mentre prima della pausa estiva, il 30 maggio, abbiamo in concerto il violinista Vincenzo Bolognese.
Il cartellone riprenderà il 9 ottobre 2016 con il concerto per violino e pianoforte di Eckart e Batia Lorenzen ed il primo novembre torna la lirica con Nabucco di Giuseppe Verdi, l’opera che decretò il definitivo successo del compositore italiano, con la regia affidata a Giandomenico Vaccari, mentre a dirigere l’orchestra e le voci di Anna Pirozzi, Ionut Pascu, Giorgio Giuseppini, Vincenzo Costanzo, Raffaella Lupinacci, sarà Myron Michailidis. Si continua con la lirica il 21 novembre con Macbeth, decimo lavoro di G. Verdi dall’omonimo dramma di William Shakespeare, curato nelle coreografie da Daniel Ezralow, con la regia firmata da Lina Wertmuller, altro titolo affidato alla direzione di Oren. Il programma prevede il 12 dicembre, il quartetto d’archi Leonis mentre ancora da definire la data del concerto/recital del tenore Francesco Meli, particolarmente versato nel repertorio belcantistico con il soprano Serena Gamberoni e Roberto Corgianò al pianoforte.

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