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Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
L'armonia perduta: Raffaele La Capria dal volume al palco Stampa E-mail
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Scritto da Marisa Paladino   
Mercoledì 15 Gennaio 2014 16:34

 

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Presentato lunedì 13 gennaio 2014 ore 12,00 nello spazio Libri&Caffè del Teatro Mercadante a Napoli, alla presenza dell'autore, il progetto teatrale L'Armonia Perduta da cinque opere di Raffaele La Capria con i registi Luca De Fusco, Francesco Saponaro, Andrea Renzi, Claudio Di Palma e Paolo Coletta.
Il ciclo di allestimenti andato in scena al Ridotto del Mercadante di opere della letteratura, inaugurato lo scorso anno con Anna Maria Ortese ed il suo Il Mare non bagna Napoli, quest'anno punta i riflettori sulle opere del più grande scrittore e letterato napoletano vivente, esponente di rilievo della cultura non solo partenopea ma nazionale, classe 1922, cioè Raffaele La Capria i cui scritti scelti L'amorosa inchiesta, Guappo e altri animali, La neve del Vesuvio, Letteratura e salti mortali, Fiori giapponesi sono stati affidati alla lettura scenica di altrettanti registi. Gremita la conferenza stampa, alla quale l'autore non è voluto mancare, recente l'esperienza della trasposizione teatrale di quel Ferito a morte del 1961, pietra miliare della sua estesa produzione, che nell'allestimento nato dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Napoli ed il Napoli Teatro Festival con la regia di Claudio Di Palma esordì nel 2011 con grande successo. Il Teatro Stabile scommette ora sull'autore partenopeo, gli ingredienti vincenti ci sono tutti, il Ridotto che si identifica sempre di più con un luogo di sperimentazione e di produzione teatrale, la scrittura di un grande autore ricca di rimandi e suggestioni, un gruppo di registi che, pur negli stili e nella formazione differente, hanno accettato con entusiasmo e anche un po' di timore la sfida degli allestimenti. Si parte con Luca De Fusco che ha curato e diretto L'amorosa inchiesta con Gaia Aprea, in cartellone dal 14 al 19 gennaio, a seguire Guappo e gli altri animali con la regia di Francesco Saponaro e con Giovanni Ludeno dal 28 gennaio al 2 febbraio, quindi La neve del Vesuvio dall'11 al 16 febbraio su adattamento e interpretazione di Andrea Renzi, Claudio Di Palma ritorna con regia e recita di Letteratura e salti mortali dal 25 febbraio al 2 marzo, per concludere  Fiori giapponesi dall'11 al 16 marzo con la regia di Paolo Coletta e in scena Mario Autore, Daniele Fiorentino, Massimiliano Foà e Mercedes Martini.

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La cultura della tavola come specchio dei tempi: Il cibo immaginario al Palazzo delle Esposizioni Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa © - Oltrecultura: Recensioni Prosa ®
Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Lunedì 06 Gennaio 2014 17:51

 

La memoria di un decisivo ventennio di vita italiana come punto di partenza di un percorso guidato e ragionato lungo il “linguaggio estetico delle pubblicità del cibo che hanno sorriso agli italiani dalle pagine dei rotocalchi”; anni “raccontati attraverso iconografia, stili, linguaggi […] e riti del mangiare; un giacimento culturale che ha segnato l’immaginario del Paese”: questo è Il cibo immaginario, evento previsto dal 3 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014.Marco Panella, già ideatore della mostra-catalogo Il Natale immaginario edito lo scorso anno da Artix, casa editrice di cui è Presidente, quest'anno ha proposto a Palazzo delle Esposizioni di Roma il frutto della sua recente ricerca iconografica, conseguente per cronologia e ideale prosecuzione del lavoro precedentemente intrapreso.
Il cibo immaginario è una raccolta di documenti - prevalentemente visivi e di carattere pubblicitario - dal Dopoguerra agli Anni di Piombo. Partner di quest'esperienza sono la Coca-Cola Italia e il Gruppo Cremonini (di cui è parte l’azienda Montana).
Gli anni in questione, dal '50 al '70, sono illustrati in un percorso sviluppato attraverso 12 grandi gruppi (tra cui "sogno", "risparmio", "benessere", "premio", "valori tradizionali", "fiducia nel prodotto"), a ordinare più di 300 immagini, in modo da evidenziarne l'evoluzione dei paradigmi comunicativi e l'influsso emotivo sulla popolazione italiana. A detta di Panella, si tratta di "un viaggio attraverso l'Italia delle nostre radici", considerando che "il primo social network è quello della tavola" e che rotocalchi, riviste e pubblicità del tempo "offrivano ai lettori una straordinaria sintesi tra informazione e lettura popolare d'evasione". Grazie alla sua capillare ricerca sono stati recuperati reperti di grande impatto visivo e in grado di suscitare inaspettate emozioni e teneri ricordi inerenti a un periodo di rinascita in cui cambiava lo stesso materiale di uso domestico, perché erano gli anni in cui nelle cucine veniva introdotta la coloratissima plastica (grazie allo stesso Premio Nobel Giulio Natta, che nel ‘54 sperimentò i polimeri): anni in cui vennero a diffondersi i supermercati (il primo Esselunga nacque a Milano nel ‘57), la garanzia data dall'acciaio inox dava nuove prospettive culinarie e l'uso del frigorifero diventava sempre più comune, favorendo una facilità e comodità di conservazione dei cibi senza precedenti.
Presentata in conferenza stampa (il 2 dicembre 2013) dal Presidente del PalaExpo De Simone in presenza di Vittorio Cino, della Coca-Cola Italia,
Luigi Scordamaglia
del Gruppo Cremonini e del professor Mario Grasso, autorevole esperto di comunicazione (critico televisivo ed editorialista del Corriere della Sera), la mostra racconta il nuovo valore del tempo degli Italiani: guadagnato nel cucinare e nel procurarsi il cibo, quindi a vantaggio dell'indipendenza delle donne. Ma anche un nuovo modo di concepire la famiglia, non più come un assoluto dovere e unico scopo, ma come una libera scelta e una piacevole opportunità di realizzazione personale per la donna e luogo di riposo e relax per l’uomo. L'Italia degli anni ’50, rispetto ai tempi precedenti come rispetto a noi, era "diversa" per cultura, formazione, reddito, capacità di spesa, e nel libro-catalogo prodotto da Artix vengono chiaramente fuori certe istanze peculiari dell’epoca, anche grazie a numeri e statistiche che parlano da sole, perché riportano indagini e risultati chiari e immediatamente comprensibili. È davvero interessante notare come la pubblicità e una serie di immaginifiche promozioni abbiano determinato certe consuetudini nella popolazione italiana e siano in grado, ancor oggi, di raccontare in modo lampante e inequivocabile sensazioni, desideri e prospettive relative ai nostri avi.

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Ciao, Emilia Maurizi... Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Venerdì 03 Gennaio 2014 09:07

E’ trita retorica esordire con la preterizione di non aver mai voluto scrivere una pagina che, evidentemente, se può giungere al lettore, è stata poi redatta.
Ma tanto più non avrei voluto perché protagonista delle righe, venute alla luce su un blocco note usando un portamine, primo strumento disponibile a raccogliere il fluire delle emozioni, è una meravigliosa persona che nella vita, negli affetti e nella professione che la accomuna a me, rifiuta ogni conformismo e fugge da ogni luogo comune.
Presto lo compresi, ormai oltre un lustro fa, allorché m’imbattei in una collega dal dinamismo scintillante, dalla passione quasi aggressiva per la cultura; Teatro Costanzi, entrambi con un trolley in fila al guardaroba e poi ancora affiancati al desk dell’ufficio stampa per ritirare i rispettivi accrediti.
In quel tempo ero ad una svolta (e quando non lo si è? La vita non conosce lunghi rettilinei ): la testata con cui collaboravo era in quelle difficoltà che ne avrebbero causato la chiusura di lì a poco, ma io, indeciso e pavido come nella mia natura, non riuscivo nemmeno a dare veste verbale a quello che era un sogno troppo ardito.
Fondare una testata e se mai assumerne la direzione mi appariva davvero troppo per le mie deboli forze, eppure quella collega grintosa mi spinse a rivelare quel desiderio; mi aspettavo di essere accusato di presunzione o di essere un folle visionario..al contrario quella ragazza si illuminò: “Diretto’, (io non lo ero ancora, ma lei da allora, per gioco o per rispetto grazioso mi ha sempre apostrofato così) e registriamola ‘sta testata, se vuoi, io, che tanto sto a Roma, mezza pendolare e mezza domiciliata, ti do una mano anche per gli aspetti burocratici, e per quelli fiscali ho un bel po’ di amici che sapranno darci le dritte loro per fare tutto in regola ….
Ed eccoci qui, sto dedicando queste mie parole all’amica che ha stretto un patto davvero indissolubile di affetto verso tanti di noi, dalle pagine di quella testata di cui feci parola dalle poltrone della fila n.15 del Teatro dell’Opera di Roma.
Direttore, dovunque ci sia qualcosa che riguardi Da Ponte e Mozart, mi ci mandi, vero? Sono la mia passione, ho dedicato la mia tesi alla trilogia dapontiana e quell’ abate figlio di una buona donna …
Sì, dovunque; maratoneta delle strade delle città e dei teatri del mondo quella giovane donna, arguta, raffinata e volitiva, ha recensito, intervistato, raccontato, dato semplice cronaca o solo riferito di Mozart, ma non solo, e per un intreccio magico tra i suoi autori preferiti e la sua amata terra d’Abruzzo, i cantanti celebri e apprezzati figli di quella fiera regione, in primis, Carmela Remigio e Ildebrando d’Arcangelo, con i quali ha instaurato un rapporto diretto e cordiale.
Sembra impossibile, Amica Splendida, che tu sia volata per concederti riposo nei tuoi luoghi amati marsicani, insieme col tuo papà, che di certo non ti ha portato fretta alcuna, nè si augurava di riabbracciarti così presto, troppo, maledettamente troppo presto.
Uhh, diretto’, ma hai fretta o non ti regge la pompa che prendi un taxi per tornare a casa? Sono 3 km.. li facciamo a piedi e poi io mi prendo la metro A da Lepanto e me ne vado a casa mia, tanto poi lo so che domattina presto, prima che vada al lavoro, trovo il tuo pezzo già online, il mio lo scrivo per l’altro giornale … e poi ci organizziamo perché voglio intervistare Carmela e Ildebrando per Oltrecultura”.
Non ci avevi rivelato di avere ricevuto il biglietto per quel volo che ti ha riportata da tuo padre … avremmo, forse, sicuramente, invano tentato di strapparlo con tutte le nostre forze … ma, tant’è, dopo avere lungamente rullato sulla pista, il decollo è avvenuto, e ora sei più che mai in tutti noi. Ciao, Emilia.

 
Clara e Schiaccianoci: l’onirico infantile che svela la vita Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Domenica 05 Gennaio 2014 18:45

La Danza festeggia il Natale, ormai da più di cent’anni, portando sulle scene di tutto il mondo, Lo Schiaccianoci, favola familiare che rielabora il sentire delle festività invernali, festa dedicata alla famiglia e soprattutto all’infanzia.
Un balletto consacrato all’immaginario infantile dove l’onirico e il fiabesco si incontrano per rielaborare
l’amore, che da affetto per la famiglia si trasforma in un acerbo sentimento per l’amato condito dall’esotico, dal misterioso, dallo sconosciuto.
L’universo della fantasia dei bambini conduce alle scoperte: occhi sgranati che trasfigurano la realtà per poterla interpretare, apprendere ed accettare.
In tutti i teatri, in questo periodo,
Lo Schiaccianoci è in programmazione, pietra miliare nella memoria dei danzatori … non vi è infatti danzatore che non abbia preso parte, da allievo o da professionista, ad una recita della favola natalizia danzata.
Lo Schiaccianoci, con la sua trama semplice, espressione del sentire borghese, rende narrativa la scrittura coreografica, amalgamando la tecnica con la pantomima, in un continuum narrativo.
L’adattamento coreografico dall’originale di
Čajkovskij-Petipa-Ivanov è di Alessandra Panzavolta che nelle note di regia afferma: ”… ho creduto più opportuno rifarmi alla stesura originale seguendo la partitura così come prevista da Čajkovskij-Petipa, ma allo stesso tempo di rendere più omogeneo il racconto. In questa versione, quindi, Clara e Schiaccianoci sono il filo conduttore dello spettacolo, rappresentando così il passaggio dall’età dell’infanzia all’età adulta.”
Proprio nel primo atto, la festa familiare per la vigilia di Natale, la
Panzavolta ha creato una struttura con ritmi narrativi serrati, in cui tutti gli attori sono coinvolti, in coralità, in dialogo costante. Clara è raccontata come una ragazzina troppo grande per giocare con i bambini e troppo piccola per essere adolescente; gli adulti cercano memorie di lontane adolescenze; i bambini meravigliati dall’usuale e dal fiabesco; Drosselmeyer raccontato come signore del tempo che tutto può … dal creare automi al modificare la vita.
Nella coreografia realizzata dalla
Panzavolta in scena al Teatro di San Carlo di Napoli dal 29 dicembre 2013 al 5 gennaio 2014, si leggono con piacere le diverse versioni coreografiche a cui ha saputo attingere con interesse, appare, in parte, statica la battaglia dei giocattoli, probabilmente per scelta poetica, e staccata dal tutto narrativo, come vero divertissement, il secondo atto privo della parte narrativa.
In scena
il Corpo di Ballo e i Solisti, l’Orchestra e il Coro di Voci Bianche del Teatro e gli allievi della Scuola di Ballo diretti dalla Direttrice del Corpo di Ballo Alessandra Panzavolta, che ne hacurato la riduzione coreografica e la regia, e direttrice della Scuola di Ballo Anna Razzi, e Stefania Rinaldi a dirigere il Coro di Voci bianche
La recita di cui vi diamo cronaca è del giorno
2 gennaio 2014.

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Coppia aperta? praticamente sfondata! Stampa E-mail
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Scritto da Maria Raffaella Pisanu   
Domenica 15 Dicembre 2013 16:26


Durante il periodo natalizio di fine 2013 il
Teatro Belli propone uno spettacolo di propria produzione assolutamente divertente, dal 17 dicembre 2013
al 12 gennaio 2014
.Presentato in anteprima assoluta il 2 agosto 2013 al FontanonEstate, Coppia aperta quasi spalancata di Dario Fo e Franca Rame (opportunamente adattato dal 1983 a oggi e messo in scena da Carlo Emilio Lerici) è uno spettacolo in cui una situazione piuttosto comune, quella della coppia medio-borghese in piena crisi coniugale, si tinge di improvvisi sprazzi di surrealismo e reazioni isteriche che rendono esilarante questo capolavoro di moderna comicità.
La scenografia essenziale, opera di Giuseppe Lorenzo (che ha curato anche i costumi), a metà fra realistico e scenario da retropalco, ben incornicia le situazioni tragicomiche in cui tergiversa la coppia di mezza età, tra perdite di identità di una donna esaurita dai continui tradimenti del marito e le banali scuse di lui, uomo tanto legato ai tradizionali valori del patriarcato esteriormente quanto fondamentalmente libertino e assolutamente immaturo.
Francesca Bianco interpreta in modo eccellente la spassosa moglie torinese esasperata e sfiancata dal macigno del fedifrago compagno e suo marito Antonio Salines diventa uno strepitoso uomo in piena euforia da costante avventura extraconiugale, anche con adolescenti problematiche e sistematicamente compiante dalla cornuta.
Lei, che non manca di definirsi "masochista patentata con certificato e garanzia", si fa raccontare nei particolari le storie amorose dell'attempato marito, non tanto scioccamente ridicola quanto misera nei suoi tentativi di apertura mentale riguardo le imbarazzanti situazioni che di volta in volta si vengono a creare, fino ad arrivare al paradosso, "la catena di Sant'Antonio delle coppie aperte". Una coppia democratica, in fondo, la loro, in cui lei a stento riesce a star dietro alle di lui marachelle mentre lui se ne approfitta giocando coi sentimenti altrui, tergiversando in avventurelle comiche e dal gusto agrodolce. Progressivamente in scena vengono a svilupparsi fuochi d'artificio entusiasmanti, perché non si perde neppure una parola dell'esilarante coppia - che sul palco funziona tanto meglio in quanto gli attori principali sono coppia realmente nella vita.

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