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Tre cori: una generosità offerta da ricambiare. Telethon 2013 Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Sabato 14 Dicembre 2013 12:15

Napoli, città musicale per storia ed eccellenza, ha offerto il proprio contributo alla Fondazione Telethon con un concerto corale, undicesimo evento di “Musicalmente per Telethon” , promosso da BNL Gruppo BNP Paribas e dall’associazione Maggio della Musica.
I proventi della serata, svoltasi il 13 dicembre 2013 nella Chiesa Anglicana di Napoli, sono stati devoluti alla Fondazione Telethon, a sostegno della ricerca scientifica per la cura delle malattie genetiche.
Autorevoli e profonde le parole che il presidente Napolitano ha prununciato a proposito delle iniziative e alla Fondazione che promuove la ricerca: "Grazie alla generosità degli italiani, le campagne di raccolta Telethon hanno fruttato nel corso negli anni ingenti risorse per la ricerca nelle malattie genetiche, in modo particolare per i bambini e ne sentiamo di poter alimentare le speranze delle loro famiglie".
Ma Napolitano, che lo scorso 4 dicembre 2013 ha fatto visita ai laboratori TIGEM di Pozzuoli, ha posto in rilievo anche aspetti sociali ed economici “La ricerca ha fatto progressi straordinarie in questo campo grazie al talento dei nostri ricercatori e quando si parla di Telethon, si deve tenere conto che dietro questa sigla ci sono centinaia e centinaia di ricercatori, spesso anche molto giovani, che operano in questo campo ottenendo riconoscimenti anche fuori dal nostro paese per la straordinaria capacità dimostrata nel perseguire eccellenti risultati".

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“Altrimenti ci arrabbiamo”: Osborne “featuring” Melchionna Stampa E-mail
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Scritto da Marialaura Di Lucia   
Mercoledì 11 Dicembre 2013 06:26

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Dal 10 al 15 dicembre 2013, il Teatro Bellini di Napoli ospita la messa in scena di Luciano Melchionna tratta dall’opera più celebre di John Osborne. Proprio nei giorni in cui ricorre l’ottantaquattresimo anniversario della sua nascita (12 dicembre 1929), si omaggia un autore che, a metà anni ’50 del secolo scorso, si impose sulla scena culturale europea, scrivendo tra le pagine più rivoluzionarie della storia del teatro inglese.
Scritto nel maggio 1955 e andato in scena per la prima volta al Royal Court Theatre di Londra soltanto nel maggio 1956, dopo aver incassato un rifiuto dopo l’altro da parte degli imprenditori teatrali della capitale britannica, Look Back in Anger divenne subito un (se non “il”) manifesto della generazione di Osborne – all'epoca un “rabbioso” scrittore ventisettenne - che giornalisti e critici inglesi del tempo non esitarono a bollare come quella degli “Angry Young Men”.
Insieme ad Osborne, nomi come quelli di John Wain, Kingsley Amis, Bernard Kops, Arnold Wesker concorrono a delineare il quadro dell’ondata rivoluzionaria che si abbatté sul teatro inglese, al tempo della “dominazione” culturale di ascendenza edoardiana. Scrittori che non si esiterebbe a definire militanti, animati com’erano dall’imperativo etico che si esprimeva nella formula “the need to care” (fa riflettere, d’altro canto, come il nuovo leader di uno dei maggiori partiti politici italiani sia stato “festeggiato” con la canzone-slogan “I don’t care”, che è quasi letterale traduzione di un triste "Me ne frego!" di mussoliniana memoria)
C’è tutto un universo racchiuso in quell’aggettivo “arrabbiato”, tutto un agglomerato di energie, idee, passioni che si consolidò, nella seconda metà degli anni ’50 (con la Guerra Fredda a far da sfondo allo scenario storico), tra gli strati medio-bassi della società britannica, la cosiddetta lower middle class: dall’esasperazione per il grigiore del Welfare State alla frustrazione derivante dal fallimento delle riforme politiche postbelliche; dall’irriverenza nei confronti del sistema classista britannico all’insofferenza verso l’elitarismo universitario. A far da collante, un desiderio irrequieto di cambiare lo stato delle cose.
Una rabbia collettiva, certamente, quella adombrata e prefigurata nel dramma del ’56, ma che il commediografo londinese ha voluto a suo modo incanalare (quando non sublimare) nella vicenda di quattro personaggi, quattro esiliati (volontari e non) della società, rintanati o, meglio, arroccati nella soffitta di una casa vittoriana.
Nel 1959, ad appena tre anni di distanza dalla prima rappresentazione della commedia osborniana, Luciano Codignola (che aveva curato l’edizione italiana del testo per Einaudi) scriveva: «Fra i “giovanotti arrabbiati” d’Inghilterra, gli ormai celebri “Angry Young Men”, il commediografo John Osborne è di certo il più arrabbiato, di una rabbia che ha tutto il peso di una professione di fede, anzi, di una concezione del mondo. E fra i personaggi creati dalla fantasia di Osborne, Jimmy Porter è poi arrabbiatissimo, l’espressione finora più matura e convincente di un sentimento che, almeno in questo “Ricorda con rabbia”, è presentato e trattato come una passione, una passione autonoma, ricca ed esclusiva».
Un sentimento, una passione, certo, ma anche una professione di fede, un partito preso è, dunque, la rabbia che anima l’eccitata esasperazione di Jimmy, “il giovane alto e magro di circa venticinque anni” (così come lo presenta Osborne), che non parla propriamente ma “abbaia”, verrebbe da dire, e non sa trovare vie di comunicazione alternative a quella della provocazione continua.

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Musicalmente in coro per Telethon 2013 Stampa E-mail
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Scritto da Valeria Chianese   
Lunedì 09 Dicembre 2013 20:24

Musicalmente per Telethon” è il tradizionale appuntamento, giunto in questo 2013 all’undicesima edizione, promosso e organizzato da BNL Gruppo BNP Paribas e dall’associazione Maggio della Musica, i cui proventi saranno devoluti alla Fondazione Telethon per sostenere la ricerca scientifica per la cura delle malattie genetiche. Il concerto “Musicalmente per Telethon” è in programma venerdì 13 dicembre 2013 alle ore 21 presso la Chiesa Anglicana a Napoli, luogo di grande fascino e suggestione architettonica e spirituale.
«Ogni anno Musicalmente per Telethon propone una staffetta di artisti» ha affermato Sergio Meomartini, presidente dell’associazione Amici del Maggio della Musica, durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento lunedì 9 dicembre 2013 nella Sala Corsi della sede centrale Bnl a Napoli. «Per il 2013 – ha spiegato - abbiamo realizzato con il nostro direttore artistico, Michele Campanella, un progetto nuovo coinvolgendo tre gruppi vocali partenopei, considerati tra i migliori della scena italiana, in un vero e proprio concerto di Natale all’interno di una location particolarmente adatta per l’occasione, la Chiesa Anglicana di Napoli».
Protagonisti di “Musicalmente per Telethon 2013” saranno il Coro di Pietrasanta diretto da Rosario Peluso, Mysterium Vocis diretto da Rosario Totaro, l’Ensemble Vocale di Napoli diretto da Antonio Spagnolo. Il programma della serata è dedicato a brani celebri e di raro ascolto, dal repertorio antico a quello contemporaneo, firmati da Sant’Alfonso de' Liguori, Mario Pilati, Franz Biebl, Lorenzo Donati, Gaetano Panariello, Edward Elgar e altri autori. Di grande suggestione si annuncia il finale del concerto, quando le tre formazioni si esibiranno insieme per un effetto sorprendente quanto inedito. «Con l’edizione 2013 ci poniamo l’obiettivo di raggiungere i sessantamila euro di fondi raccolti in dieci anni dal Maggio della Musica per Telethon» ha precisato Meomartini. Alla conferenza stampa sono intervenuti Rosario Totaro, direttore Mysterium Vocis, Valeria Rossi, presidente Associazione Polifonica della Pietrasanta, father Russell Ruffino, parroco della Chiesa Anglicana di Napoli, e Giovanni Biscione, direttore Retail e Private Area Campania Nord di BNL Gruppo BNP Paribas. Giovanni Biscione ha sottolineato la «grande attenzione di Napoli e della Campania in occasione delle iniziative per la Fondazione Telethon, per la quale BNL ha raccolto in oltre venti anni di partnership circa 234 milioni di euro».

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L'altro palcoscenico, ovvero la Memoria: Verdi al MeMus Stampa E-mail
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Scritto da Dario Ascoli   
Mercoledì 11 Dicembre 2013 23:58

Il Museo e Archivio Storico del Teatro di San Carlo celebra Verdi con una mostra dedicata al rapporto tra il sommo operista e il più glorioso Teatro del mondo.
Il 10 dicembre 2013 è stato presentata Verdi al San Carlo, che si inaugurerà il 13 dicembre 2013.
MeMus, che compie due anni, dopo i successi di "Arte all'Opera , Opera ad Arte” e dopo avere ricevuto riconoscimenti da prestigiose riviste come Classic Voice, dall'Herald Tribune e dal New York Times che hanno segnalato il Museo, coordinato e ideato e per versi "sognato" da Laura Valente, e diretto da Vincenzo de Vivo dal giorno della sua nomina a direttore artistico della Fondazione, a sancire la forte integrazione della struttura museale con quella squisitamente artistica.
Determinanti le presenze scientifiche di Giusi Giustino e di Nicola Rubertelli e il certosino lavoro di Giovanna Tinaro.
Con questa nuova mostra intendiamo concludere le nostre celebrazioni del bicentenario verdiano mettendo in risalto il nostro “altro palcoscenico”, quello che la memoria ha preservato grazie al lavoro di archivio che in questi due anni è stato fatto, sanando un vuoto che dalla sua costituzione vedeva il Teatro di San Carlo privo di un database organico, indicizzato e strutturato” dichiara orgogliosa la Sovrintendente Rosanna Purchia, che ricorda il riconoscimento di “interesse storico” ottenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nonché quello di “Museo di interesse”.
Bozzetti, figurini, documenti di archivio propri o messi a disposizione da privati, lettere autografe e libretti e programmi di sala, di spicco la lettera autografa di Verdi del 1861 con cui accettava l'incarico di sovrintendere alla messa in scena di Un ballo in maschera, un segnale della raggiunta Unità d'Italia e dell'allargarsi delle maglie della censura.
A partite da quelle del 1944 fanno bella mostra di loro foto di scena ed elementi scenici, tra due Aida, quelle del 1944, appunto, firmata in scene e costumi da Cesare Maria Cristini e l'ultima del 2013 di Dragone con le scene di Benito Leonori e i costumi di Giusi Giustino.
Significativa presenza quella degli allestimenti di Cristini con Giovanna d'Arco (1951), Trovatore (1968), Un ballo in maschera (1972).
La guerra impedì di realizzare l'allestimento disegnato da Enrico Prampolini nel 1942.
Parravicini, Zuffi, Attilio Colonnello, Giacomo Manzù con un memorabile Macbeth (1984) Carosi-Nicoletti con scene e costumi dell'Otello del 1992 e poi ancora la memorabile edizione del 1994 di Un ballo in maschera che vedrà sulle scene Luciano Pavarotti.

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Presentato a Perugia VIII edizione del Festival Internazionale di Musica di Cartagena Stampa E-mail
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Scritto da Tonia Barone   
Domenica 08 Dicembre 2013 18:39

Il Festival Internazionale di Musica di Cartagena, giunto alla sua VIII edizione, sarà realizzato dal 4 al 12 gennaio 2014 a Cartagena de Indias in Colombia.
La presentazione del corposo programma del Festival è avvenuta a Perugia lo scorso 30 novembre, alla presenza del Sindaco Perugia Wladimiro Boccali; della Presidentessa della Fondazione Salvi, Julia Torres Salvi, organizzatrice e finanziatrice del Festival; Fabrizio Bracco, Assessore alla Cultura della Regione Umbria; Sylvia Amaya, Ministro Consigliere dell’Ambasciata di Colombia in Italia, Antonio Miscenà, Direttore Generale del Festival. La presentazione del Festival è stato elemento per sottolineare la grande congiuntura politico-economico-culturale che si è instaurata tra la Colombia e l'Italia, come lo stato Italiano sostenga attivamente questo progetto e come viene inteso, da entrambe le parti, una promozione delle eccellenze artistiche affiancata da un miglioramento della comprensione culturale reciproca. Il Sindaco di Perugia ha evidenziato come questa stretta collaborazione tra i due paesi possa sostenere la candidatura di Perugia per Capitale della cultura 2019, non solo come entrambe le città siano sede di prestigiosi festival musicali e si dedichino alla promozione e ricerca in ambito musicale/culturale.
La città di Cartagena è patrimonio dell’UNESCO, e si trasforma, grazie al Festival di Musica, in luogo di incontro per il vecchio e il nuovo mondo, con una particolare attenzione all’eccellenza della cultura italiana, a cui il festival dedica ampio spazio. Fondata nel 1533 dagli Spagnoli, Cartagena si è imposta come principale porto del continente durante tutto il periodo coloniale, e i suoi splendidi spazi sono stati scelti per i concerti all'aperto, come Piazza San Pedro, la seicentesca Piazza Getsemani e la più moderna area portuale. Il Teatro Adolfo Mejía, costruito agli inizi del secolo scorso e la chiesa di María Auxiliadora ospiteranno gli appuntamenti più attesi della kermesse musicale.
Il direttore del Festival Antonio Miscenà ha affermato che “... Il festival segue un filone tematico, quest’anno dedicato alla fiaba con due angolature diverse: l’una classica europea, l’altra sudamericana che prende spunto dalla musica popolare rivisitata in chiave accademica. Il programma si articola in nove giorni (dal 4 al 12 gennaio) in cui ciascun giorno sarà dedicato a un Paese europeo diverso sino a culminare nella Cenerentola di Rossini, in forma semi-scenica, realizzata con i Giovani dell’Orchestra giovanile colombiana e con il Coro dell’Opera di Bogotà...” Un cast di interpreti tutti italiani tra i protagonisti, Roberto De Candia (Dandini), Daniela Pini (Angelina) e Luciano Di Pasquale (Don Magnifico). Sul podio, RinaldoAlessandrini.

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