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Oltrecultura - Periodico di Informazione, Spettacolo e Cultura
Danilo Rea e Isa Danieli salutano l’estate del Ravello Festival raccontando Eduardo Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Jazz ®
Scritto da Ciro Scannapieco   
Giovedì 26 Giugno 2014 12:02

 

La rotta del Ravello Festival 2014 punta verso SUD. Quello raccontato nella serata inaugurale della rassegna parla napoletano.
A trenta anni dalla morte di Eduardo De Filippo, Isa Danieli e Danilo Rea portano sul meraviglioso e suggestivo palco del Belvedere di Villa Rufolo uno spettacolo in parole e musica.
Amati fogli sparsi, infatti, vuole rendere omaggio al grande artista partenopeo.
Lo spettacolo, commissionato per l’occasione dalla direzione artistica del festival, tratteggia attraverso il racconto delle pagine più emozionanti della sua produzione il ritratto spigoloso del grande drammaturgo.
La figura di Edoardo viene esplorata attraverso brani cantati o recitati tratti dalle sue opere più note.
La scena è spoglia, occupata solo da un leggio e un pianoforte, piazzati proprio al centro dello spazio con uno splendido cielo stellato e il mare della costa amalfitana a fare da coreografia.
E’ una “Jam Session Affettuosa” afferma Stefano Valanzuolo nella breve presentazione della serata, anticipando il clima intimo dello spettacolo. “Danilo –dice l’attrice- suonerà brani suoi e brani legati alle canzoni da me proposte, che poi non sono altro che delle poesie di Eduardo musicate da Antonio Sinagra
Gli inizi non sono mai semplici e scontati, c’è sempre qualcosa da limare e perfezionare. Quando le luci si spengono e parte la musica, infatti, c’è un iniziale imbarazzo dovuto a problemi tecnici sul microfono della Danieli, fortunatamente risolto dopo qualche incertezza.
La Danieli, che cantante non è, si dimostra a proprio agio nel repertorio scelto. Interpreta con passione i brani più malinconici, è spiritosa nelle canzoni brillanti come ‘A gatta d’ ’o palazzo, fino ad essere travolgente in Cravatte. E’ addirittura sublime quando recita. Sono passate in rassegna scene tra le più intense della produzione del poeta napoletano: da Gli esami non finiscono mai e Napoli Milionaria passando per Filumena Marturano. Ai momenti recitati si alternano canzoni come Uocchie C’arraggiunate, Rose de’ maggio, Io vulesse truva’ pace e Adda pass’ ‘a nuttata.
Aveva 15 anni l’attrice quando debuttò con Eduardo, davano in scena Napoli Milionaria “Gli avevo mandato una lettera con una foto in cui scrivevo che desideravo lavorare con lui. Un giorno mi chiamò, c'era da sostituire un'attrice per la parte di una delle amiche della figlia del protagonista. Provai la parte il pomeriggio e la sera andai in scena. Fu coraggioso". Ma il rapporto con il suo mecenate non fu facile. In Amati Fogli Sparsi c’è “Riconoscenza e gratitudine per una officina che mi fece donna e attrice, che mi fu casa e giardino di sapienza e affetto, talvolta di amarezza”.
Non si pensi però che Danilo Rea sia solo un comprimario. Il pianista, tra i più importanti del panorama Jazz italiano, al ruolo di comparsa non ci sta. Non è un pianista da avanspettacolo. Estrarre brani da testi più articolati è sempre un rischio, è dietro l’angolo il pericolo di non riuscire a creare un clima adeguato a trasmettere l’intensità di un’intera opera.

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Oh! Quante volte ascolteremmo Mariella Devia Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica © - Lirica ®
Scritto da Dario Ascoli   
Domenica 22 Giugno 2014 23:15

Giunse alfin il momento, diremmo prendendo a prestito le parole di Da Ponte, riferendoci al recital di Mariella Devia al Teatro di San Carlo.
Messe da parte le polemiche circa il cambio di programma e di interpreti coprotagonisti, quel che resta è che Lei, la regina del belcanto ci sia cantando e incantando.
"Quando si propone il repertorio belcantistico e lo si realizza bene, il successo arriva entusiastico" afferma soddisfatto il direttore artistico Vincenzo De Vivo mentre quasi deve fare la fila per raggiungere il camerino della Signora Devia, presidiato da fan ansiosi di congratularsi e di immortalarsi in una foto insieme con la divina Mariella.
Il programma del pomeriggio della Giornata della Musica del 21 giugno 2014 ha offerto, tra molti altri eventi sancarliani che hanno visto impegnati il Quartetto di archi, l'Ottetto del Coro, l'ensemble degli ottoni, i due gruppi dei Sancarlini, il gruppo vocale Kult, il "Cinquetto" e il Tudìp Ensemble, il concerto clou con Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, diretti da José Miguel Pérez-Sierra, protagonista il soprano Mariella Devia.
Dall'ultimo Rossini al Verdi de I Vespri Siciliani, con grande rilievo a Donizetti e Bellini: ingredienti per un successo annunciato se affidati alla maestria di grandi interpreti.
Timido inizio con la Sinfonia di Semiramide, con l'orchestra forse ancora a prendere confidenza con il giovane direttore.
"Vedi Napoli e poi ti sposi", si potrebbe dire a proposito del giovane Rossini, il quale, concluso il settennato sancarliano, partiva per una fortunata tournée a Vienna , non prima, nel 1822, di convolare a nozze con il soprano Isabella Colbran, conosciuta a Napoli allorché la mitica cantante era ancora legata all'impresario Barbaja, pragmatico e lungimirante "benefattore" del Real Teatro di San Carlo.

Gli anni del giovane Gioachino nella capitale del Regno valgono al musicista una celebrità ed una consapevolezza dei propri mezzi che quasi appare sfrontatezza; la già celebre e ricca consorte proietta il non ancora trentenne compositore in un contesto sociale di agiatezza.
Il frenetico autore di partiture elaborate nel volgere di pochi giorni, ora può concedersi di scegliere il libretto, di ospitare il poeta nella propria villa, di intervallare il lavoro di composizione con passeggiate, sortite di pesca, pranzi, convivi.
E' questo il contesto in cui Rossini lavora a Semiramide, insieme al librettista Gaetano Rossi, che già gli aveva fornito i versi per Tancredi (1813)e per La cambiale di matrimonio (1810), grande successo a Napoli e in Europa nel primo ventennio del XIX secolo.
Il melodramma tragico in due atti sarà rappresentato a Venezia, al Teatro La Fenice, il 3 febbraio 1823, e rappresenterà il lavoro di commiato di un trentenne compositore di successo dalla sua patria.
Nel partire da Napoli, Rossini aveva bene in mente di dovere porre uno iato con un passato che pure lo aveva gratificato, non solo per presentarsi come un musicista nuovo e svincolato da etichette, quanto per incontrare il favore di un pubblico come quello veneziano, al tempo molto meno smaliziato di quello napoletano e poco propenso a seguire peripezie vocali intramezzate da brani di insieme che avessero rilevanza drammaturgica vera e propria.
L'ingresso sul palco del grande soprano compatta le concentrazioni e in "Chi può vederla a ciglio asciutto... piangere voi..Al dolce guidami" da Anna Bolena di Gaetano Donizetti, il clima muta e tutti sembrano trovare nuova motivazione.
Il melodramma avente per protagonista la sventurata regina fu commissionato per la stagione del Teatro Carcano di Milano per la stagione 1830-31, nel corso della quale il Duca Pompeo Litta, responsabile del teatro volle i due rivali, presunti, del belcanto entrambi con una loro nuova opera, così a Donizetti toccò musicare Anna Bolena, mentre a Bellini fu affidata La Sonnambula: niente male, diremmo per un teatro tutto sommato non principale.

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Arturo Cirillo “scende giù per Toledo”, e noi con lui. Viaggio nella Napoli inedita di Patroni Griffi Stampa E-mail
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Scritto da Marialaura Di Lucia   
Lunedì 23 Giugno 2014 20:03

 

 

È sempre una sfida affrontare e rileggere un testo narrativo per farlo rivivere sulla scena e restituirlo sotto nuove vesti, tanto più quando il testo è il romanzo breve di un autore delicato, crudo, raffinato, brutale, poetico, esagerato. E tanto più quando lo stesso testo è tutto questo insieme. In definitiva quando il testo è Scende giù per Toledo di Giuseppe Patroni Griffi. Il Napoli Teatro Festival Italia, in coproduzione con Fondazione Campania dei Festival e Marche Teatro, ha ospitato nell'edizione 2014 la riscrittura teatrale del testo griffiano di Arturo Cirillo, regista e interprete dell'atto unico andato in scena in prima assoluta al Teatro Sannazaro di Napoli il 15 e 16 giugno 2014.
L'artista napoletano ha fagocitato il romanzo di Patroni Griffi ricavandone un monologo in cui, con un'agile ed efficace operazione di sintesi, dà voce a tutti i personaggi in scena, dalla protagonista Rosalinda Sprint ai personaggi-satellite che gravitano attorno a lei, il “sole” di Montecalvario. Non si tratta propriamente di una riscrittura, come ha precisato lo stesso Cirillo, ma di tagli e cuciture effettuate sul testo col chiaro intento di preservare lo stile elegante e barocco della scrittura griffiana e di restituire lo spirito di quest'opera particolarissima per linguaggio e contenuto. Possiamo immaginare quali furono le reazioni che accolsero il romanzo di Patroni Griffi alla sua prima uscita editoriale nel 1975, soprattutto in certi ambienti bene della borghesia romana che pure l'autore frequentava e ritraeva nelle sue opere teatrali, spesso bollate come opere di stampo borghese. Tuttavia la storia scandalosa e commovente del “femminiello” napoletano dei Quartieri raccontata in Scende giù per Toledo ricevette da subito un largo consenso di pubblico che ancora perdura.

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Ci sono esperienze che cambiano la prospettiva della tua vita. Zio Vanja con la regia di Rimas Tuminas è una di queste Stampa E-mail
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Scritto da Mariagrazia Liccardo   
Lunedì 23 Giugno 2014 19:19

 

Domenica 22 giugno 2014 Teatro Mercadante alle 20.30, per chi ha avuto la coscienza di esserci, si è assistito a ZIO VANJA di Anton Cechov, regia di Rimas Tuminas, con un cast di tutta eccezione: Sergej Makoveckij, Vladimir Simonov, Ljudmila Maksakova, Galina Konovalova, Vladimir Vdovicssenkov, Anna Dubrovsksja, Jevgenija Kregžde, Marija Berdinskich, Jurij Kraskov, Sergej Epišev, Artur Ivanov. Produzione YEVGENY VAKHTANGOV STATE ACADEMICTHEATRE; scene e costumi: Adomas Yatsovskis; musicheFaustas Latenas.
Molto autenticamente Cechov stravolge i desideri del pubblico di vedere eroi, eroine, effetti scenici eclatanti. Egli ci mostra personaggi che entrano, escono, bevono, bighellonano, dicono sciocchezze, perché raramente nella vita ci si spara, ci si impicca, si fanno dichiarazioni d’amore. “
E ben raramente si dicono cose intelligenti”. Ecco la lezione del teatro Cechoviano: mostrare ciò che avviene nella vita reale, ed ecco perché la narrazione di quelle esistenze inquiete, tormentate, oppresse dalla quotidiana fatica di vivere ci appare straordinariamente familiare.
Zio Vanja (1896) è il titolo della rielaborazione di Lešij (1889-90). Rielaborazione radicale che vede il testo passare da una versione prevalentemente dal tono comico a quello malinconico e disperato della seconda.
E’ questa sottile malinconia di cui tutti i personaggi sono intrisi che conduce gli stessi a vivere passivamente; questa malinconia che trova terreno fertile perché contagiosa quanto “
la noia e l’ozio” .
La malinconia grottesca del paradossale contrapporsi di un comportamento dimesso fuori contesto e la reazione compassionevole di chi assiste, consapevole di quel contesto, fa nascere magicamente il sorriso. A mano a mano i personaggi si adattano agli avvenimenti con la convinzione che non possano avere in essi un ruolo determinante. Ciascuno ha un desiderio, in fondo all’anima di una cosa, di una persona, di un amore, che non si è mai avuto e di cui si sente la mancanza, ma per raggiungere il quale non ci si sente all’altezza; lo stato di fallimento che sopraggiunge cerca una via di fuga e si rivolge con languore ad tempo idilliaco fuori dal tempo presente: " Quando la vita reale non ti dà nulla" dice Vanja  "allora cerchi di vivere di miraggi. Meglio questo che niente".

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Mirabilia Stampa E-mail
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Scritto da Alessandra Bernocco   
Lunedì 23 Giugno 2014 19:49

 

Ad accogliere il pubblico sul ponte levatoio del castello degli Acaia è una schiera di angeli bianchi (Silence Teatro), un po' fuori taglia, ma ugualmente eterei nel loro totale biancore, e nelle coreografiche pose che vagamente ricordano le porcellane di Rosenthal.
Altri salutano dalle finestre e dal balcone, prima di ritrovarsi tutti insieme nel chiostro, ad assistere insieme a noi alla performance di Claudia Franco e del Duo Acrobat con una prova in cui impressiona (davvero!) una figura ad angolo acuto (non più di trenta gradi) in cui il suolo e la ginnasta sono rispettivamente il lato orizzontale e il lato obliquo. Quel che vediamo è una sorta di leva sostenuta con il solo appoggio dei piedi e- immagino- di addominali d'acciaio.
E' un numero ai confini tra danza contemporanea e circo che ha ben introdotto l'ottava edizione di Mirabilia, International Circus and Performing Arts Festival, inaugurato a Fossano, in provincia di Cuneo, mercoledì 18 giugno.
E questo spettacolo, dal titolo evocativo Il castello delle essenze, è un progetto site specific curato da Fabrizio Gavosto (direttore del festival) e prodotto per l'associazione Terre dei Savoia.
In programma fino a domenica 22 il festival, partito in sordina otto anni fa, ha riconfermato invece la vocazione internazionale che ha assunto negli anni successivi, ospitando le più accreditate compagnie di circo e teatro urbano nel mondo.
Palcoscenico privilegiato del teatro di strada, il centro storico di Fossano, tra la via Roma e piazza Castello e, da quest'anno, del vicino comune di Savigliano con la sua grande piazza Santarosa, prima che a sera ci si raccolga nei chiostri e nei cortili dei palazzi, dove gli spettacoli proseguono a ruota fino a tarda ora.

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