Ediz. n.113 - 05/09/2010

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Oltrecultura - Le News
La notte di San Lorenzo anticipata dal Galà Internazionale di danza - Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Danza
Autore: Tonia Barone   
sabato 07 agosto 2010 18:41

 

Il 10 agosto 2010 alle ore 21.30 presso i Templi di Paestum (SA) verrà presentato il Galà Internazionale di danza promosso dall’Associazione FuturoDanza, con il contributo dell’ Ente Provinciale del Turismo, amministrato da Marisa Mirella Prearo e dal Comune di Capaccio, ospite del cartellone del Paestum Festival.
La direzione artistica del Galà Internazionale di danza è affidata a Vincenzo Capezzuto, ballerino solista dell'Aterballetto, salernitano di nascita, che dedica il suo impegno e il suo lavoro alla divulgazione della danza “ben eseguita e interpretata” nei suoi luoghi di origine: un impegno che regala intense emozioni agli spettatori.
Il programma della serata, molto folto, spazia dalla composizione classica al contemporaneo, sino alla presentazione di opere in prima assoluta.
Inizio della serata affidata Marija Kicevska e Davide Dato solisti del Teatro dell’opera di Vienna interpreti del Tchaikovsky pas de deux coreografie di George Balanchine interpreti nel corso della serata del Grand Pas Classique su musiche di Auber nella coreografia di Victor Gsovsky.
Vincenzo Capezzuto, padrone assoluto della serata interpreterà: Fandango coreografia di Enrico Morelli omaggio alla musica barocca di Christina Pular; insieme ad Andrea Tortosa il brano composto da Michele Merola Mappe di Amanti sperduti su musica dal sentire barocco dell’ensemble Arpeggiata, insieme ad Enrico Morelli in Solitudine su musica di Sakamoto sempre per la coreografia di Michele Merola, Oppio coreografato da Ana Maria Stekelman su musiche di Mores.
Coreografate da Mauro Bigonzetti con i solisti della compagnia Aterballetto il duo Almost blue interpretato da Ivana Mastroviti e Daniele Ardillo, su musiche di Elvis Costello e Cantata un passo a tre interpretato da Andrea Tortosa, Vittorio Bertolli e Daniele Ardillo sul canto del coro Assurd.
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Atlantide come viaggio nell’anima Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa
Autore: Fulvio Tudisco   
giovedì 05 agosto 2010 21:31

 

Essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’Isola Atlantide similmente ingoiata nel mare scomparve”.
Con queste parole Platone descrive la fine di quella misteriosa e mitica società dell’oro distrutta prima che si sviluppasse la storia. Sono passati 2500 anni dalla stesura dei dialoghi Timeo e Crizia, e la ricerca di Atlantide non si è ancora spenta. Ancora oggi studiosi, scrittori e archeologi dibattono per cercare di ritrovare le prove della sua esistenza.
Al continente perduto, e più in generale ai temi della filosofia platonica, è ispirato lo spettacolo L’Atlantide di Platone, diretto e interpretato da Eleonora Brigliadori, che ha chiuso venerdì 30 luglio la rassegna 2010 I Teatri di Pietra – Pausyllipon.
Dopo una lunga assenza dalle scene durata più di tre anni, l’attrice milanese ritorna con una reinterpretazione di uno dei testi più complessi e criptici di Platone qual è il Crizia portando in scena uno spettacolo vasto e articolato attraverso i principali concetti della filosofia platonica. Sebbene il testo sia riproposto in maniera molto accurata e precisa, è chiaro che l’obbiettivo è quello di spaziare in concetti filosofici più ampi, cercando di fornire una risposta alla domanda rimasta ancora irrisolta: ma Atlantide era davvero l’ Eden scomparso o era più semplicemente un metafora usata da Platone per parlare della decadenza ateniese?
Per svelare l’arcano, la Brigliadori parte da lontano, dalla voce dello stesso Platone, interpretata dall’attore Roberto Pedicini, che spiega la concezione filosofica di reminescenza. Per Platone conoscere significa ricordare, il ridestarsi di un sapere già presente nell’anima e dimenticato nel momento della nascita. Per questo a svelare il mistero stesso di Atlantide non può che essere la stessa anima del filosofo ateniese attraverso le sue innumerevoli reincarnazione.
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Il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto in tournée umbra con Rossini Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Musica - Lirica
Autore: Redazione   
mercoledì 04 agosto 2010 12:52

Il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A.Belli” , seguendo una sua vocazione , decentra le proprie attività.Gli artisti del TLS si esibiranno in un Concerto Lirico-Vocale, venerdì 6 agosto 2010 alle ore 21,00, ad ingresso gratuito, a Spello (PG) nella suggestiva Villa Fidelia, nell'ambito della manifestazione “Splendidissima 2010”, organizzata dalla Provincia di Perugia.
Ad interpretare brani della grande musica lirica saranno i vincitori del Concorso per giovani cantanti lirici della Comunità Europea, considerato fra i più importanti in Europa, che viene organizzato annualmente dal Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto.
La Fondazione, in riconoscimento dell'attività di didattica e formazione musicale, ha ricevuto nel 1994 il prestigioso “Premio Abbiati” della Critica musicale italiana,”per l’assiduo contributo alla formazione di nuovi interpreti”.
I vincitori del concorso di quest’anno; daranno vita, ad un Concerto monografico dal titolo "Viva Rossini” Il concerto, per voci e piano, vuole far conoscere a chi ancora si attarda a considerare Rossini unicamente come l’arguto creatore di personaggi comici e di situazioni paradossali, tutto riso e gioia di vivere, altre importanti composizioni vocali tratte dalle opere più famose.
Ai cantanti dello Sperimentale, si unirà, a confermare la propensione all'ambito internazionale dell'istituzione, il soprano giapponese Kanae Fujitani, come stagista al il corso di avviamento al canto lirico, insieme ai cantanti italiani, con una convenzione speciale fra l’Università di Tokyo ed il Teatro Lirico Sperimentale.
Da sempre, lo Sperimentale è attento a promuovere la realtà italiana all’estero, e d impegnato in collaborazioni con le più rappresentative realtà istituzionali mondiali.Il programma della serata si aprirà con l’aria di Basilio: “La calunnia è un venticello”, tratta dal primo atto de “Il Barbiere di Siviglia”; eseguita dal baritono Ivo Yordanov. A seguire, il baritono Sergio Vitale si cimenterà nella cavatina di Figaro : “Largo al Factotum”.
A Gianluca Bocchino, tenore, sarà affidata l’aria :” Se il mio nome “. Si continua ancora con il Barbiere di Siviglia, con il duetto “All’idea di quel metallo” eseguito da Gianluca Bocchino e Sergio Vitale e, con l’aria:” Una voce poco fa” dal mezzosoprano Anna Pennisi.
Si passa, in seguito, all’esecuzione dell’aria di Amenaìde ”No, che il morir non è”; tratta dal melodramma eroico ”Tancredi”, eseguita dal soprano Kanae Fujitani.
A seguire ancora dal Barbiere di Siviglia,”Ecco ridente in cielo”, eseguita da Gianluca Bocchino.
Come una sorta di intermezzo, ecco la volta del duetto per voci e piano”Duetto buffo di due gatti”, cantato da Kanae Fujitani  e Nadia Pirazzini; ancora un duetto, sempre tratto dal Barbiere, "Dunque io son”, eseguito da Anna Pennisi e Sergio Vitale.
Il penultimo brano è “La Danza (tarantella)” cantata da Nadia Pirazzini, e la serata si concluderà con il terzetto “Ah, qual colpo inaspettato!” da Il Barbiere di Siviglia, eseguito da Anna Pennisi, Gianluca Bocchino e Sergio Vitale.
Al pianoforte saranno impegnati Andrea Mele e Francesco Massimi.
Il concerto sarà in replica a Spoleto sabato 7 agosto ore 21,00 nell’ambito della rassegna “All’Ombra di Albornoz”, organizzato dal Convitto INPDAP, in collaborazione con il Comune di Spoleto

 

 
Un'Aida areniana tra il decadente e il kitsch Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica - Lirica
Autore: Emanuela Dal Pozzo   
mercoledì 04 agosto 2010 21:47

Piero Giuliacci (Radames) "Celeste Aida"

 

Chi si aspettava una scenografia maestosa e trionfale, come vorrebbe la tradizione più ortodossa, per l'Aida ,questa opera verdiana che rimane la regina delle opere dell'Arena di Verona almeno per il grande pubblico, è rimasto sorpreso.
Zeffirelli, che ne firma la regia come per tutte le opere in cartellone quest'anno, ha privilegiato le tinte fredde delle scene, i contrasti netti nei costumi e marcate allusioni all'architettura e all'iconografia egiziana, così come ci viene data dalla lettura dei geroglifici e dei bassorilievi, dai costumi da avvoltoi, a ricordare il fonema aleph, fino alla grande piramide centrale, perno dello spettacolo, contornata da sfingi.
Un'ambientazione solo apparentemente classica, perché si ha l'impressione che il regista si sia divertito ad esagerare l'effetto dei particolari scelti, al limite del grottesco e del kitch, quasi togliendo loro l'anima, sull'onda di un dramma che si presagisce da subito. Prevalgono i viola nero e i rosso nero dei costumi di Anna Anni fino all'atto finale, allorché la tragedia ha luogo e l'atmosfera si fa decadente.
Mentre l'orribile sorte che accomuna Radames ed Aida si compie e gli stessi si apprestano ad essere sepolti vivi, in alto, sugli spalti, la ballerina danza quasi inespressiva, accompagnata da una fila di corpi color avorio, dai movimenti lenti e stilizzati, candelabri accesi simili alle statuette color avorio tipiche dell'arte funeraria egiziana.
Nella rappresentazione del 31 luglio 2010, particolarmente nel primo atto, Ildiko Komlosi nella parte di Amneris e Piero Giuliacci nella parte di Radames, sono parsi sottotono, recuperando forza espressiva vocale in altri momenti dell'opera, ma sempre surclassati da una prorompente e strepitosa Hui He nella parte di Aida, attorialmente più sensuale e partecipe che principesca, che da subito ha conquistato il pubblico.
Giuliacci ha bene affrontato il tremendo ostacolo iniziale di Celeste Aida, e forse, raggiunto e tenuto il temuto e atteso sib3 del “trono vicino al sol”, il bravo tenore veneto si è ritenuto appagato e ha ceduto la scena alla incisivissima Hui He.
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La voglia, la pazzia, l'incoscienza, l'allegria: evento speciale al Festival di Ravello Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica - Jazz
Autore: Dadadago   
domenica 01 agosto 2010 13:01

 

Eravamo in tanti venerdì 30 luglio 2010 a sperare di poter assistere al debutto europeo al Ravello Festival della tournée di Toquinho cantante e chitarrista brasiliano popolarissimo in Italia come nel resto del mondo, autentico alfiere della bossa nova, del samba e di un genere che con i ritmi latini coniuga la parola/poesia, testi che parlando al cuore sono diventati dei successi imperituri.
Ma incredibilmente le condizioni del cielo hanno decretato una serata piuttosto anomala.
Il belvedere di Villa Rufolo si affolla ed ecco le prime goccie di un acquazzone che ci fa attendere fiduciosi, ombrelli alla mano al che, dopo molte esitazioni e approffitando di una parziale tregua lo spettacolo comincia con notevole ritardo. Certo se ci fosse l'Auditorium agibile...
Sul palco Silvia Goes alla tastiera, Pepa D'Elia alla batteria, Ivani Sabino al basso creano l'atmosfera con un brano ritmato preparando l'entrata dell'artista che tra un aneddoto e l'altro, ricordando le sue prestigiose collaborazioni, intona Que maravilhia (composta con Jeorge Ben che sarà interpretata da Mina nella traduzione di Sergio Bardotti), Corcovado che Tom Jobim ha dedicato ad un posto magnifico di Rio, entrato a ragione negli standard così come altra pietra miliare del movimento tropicale che caratterizzò la musica in quel paese negli anni sessanta è la successiva Garota de Ipanema.
Continuando a discorrere con il pubblico Toquinho cita il suo primo maestro Paulinho Noguera con una composizione bachiana e omaggia con Apelo Baden Powell personaggio fondamentale nella diffusione della bossa nova, stile che con i suoi accordi diminuiti, il fraseggio intimistico, le ascendenze jazz, il ritmo sincopato non ha mai smesso di influenzare nel tempo e a tutt'oggi numerosi musicisti.
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