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Oltrecultura: Recensioni Musica -
Lirica
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Autore: Dario Ascoli
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venerdì 27 agosto 2010 16:29 |
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Non si tratta di un fantasioso e persino sospetto titolo a effetto, il poker a cui si fa riferimento nel titolo è quello delle quattro migliori esecuzioni degli ultimi quarant'anni a cui, nella dichiarazione del prof. Cagli, appartiene la recita del 26 agosto 2010 de Le nozze di Figaro al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti, nell'ambito del Reate Festival.
Una collocazione certamente prestigiosa, se tiene conto che il presidente dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, consulente artistico al Reate, di concerti deve averne ascoltati, facciamo il conto di 300 l'anno per 40 anni.... 12.000!
Nel nostro piccolo, possiamo ritenere l'esecuzione del 26 agosto 2010 come collocabile nell'olimpo dell'eccellenza.
La direzione di Kent Nagano, un'orchestra di specialisti che adottano strumenti originali e copie d'epoca, e, soprattutto, il miglior cast di specialisti mozartiani probabilmente scritturabile al giorno d'oggi, con Mariusz Kwiecen (il Conte d'Almaviva), Alex Esposito (Figaro), Carmela Remigio (Susanna), Anja Harteros (la Contessa), Monica Bacelli (Cherubino), Paolo Bordogna (Bartolo e Antonio), insieme a tre eccellenti prodotti di Opera Studio come Carmen Romeu (Marcellina), Paola Leggeri (Barbarina) e David Giusti (Don Basilio e Don Curzio), sono stati gli ingredienti di un successo che resterà nella memoria dei presenti.
"Via, resti servita" - Carmela Remigio (Susanna); Carmen Romeu (Marcellina)
Le Nozze di Figaro è la seconda opera della trilogia dedicata da Beaumarchais al personaggio del barbiere faccendiere e scaltro ed è preceduta da Il Barbiere di Siviglia e seguita da La Madre Colpevole. L’ opera teatrale venne presentata dagli attori della Comedie Francaise nel 1781, subendo la scure censoria di Luigi XVI, i cui funzionari colsero i contenuti rivoluzionari del lavoro di Beaumarchais.
Tuttavia i censori del tempo vollero motivare la reprimenda con l'accusa di immoralità lasciva, cosicché non si diede pubblicità al contenuto eversivo, ma si solleticò la curiosità di molti, tra cui quella della regina Maria Antonietta che ne richiese ben presto la messa in scena.
Pochi anni erano trascorsi quindi quando Lorenzo Da Ponte propose a W.A.Mozart un libretto ispirato a Le mariage de Figaro, ma sulla primogenitura dell'intenzione di porre in musica la commedia non ce la sentiremmo di scommettere e, diciamolo, non ci sentiamo motivati ad attribuire un primato tra due geni del melodramma , tra i quali ha maggiore rilevanza il sublime valore della collaborazione rispetto ad una improbabile competizione.
Fatto sta che Mozart si era molto interessato alla traduzione in lingua tedesca di Le mariage de Figaro, pubblicata a Vienna e da cui Emmanuel Schikaneder, amico e collaboratore del musicista, aveva tratto una versione teatrale; aggiungiamo che proprio nella capitale asburgica Giovanni Paisiello nel 1783 aveva presentato il suo Barbiere di Siviglia, riscuotendo grande successo.
In conclusione ci piace optare per una sana contemporaneità e convergenza di interesse tra librettista e musicista, entrambi uomini molto attenti alle vicende culturali europee e animati da propensione al nuovo.
Le nozze di Figaro rappresentavano per Mozart un'imperdibile occasione di portare una propria opera in lingua italiana, su un libretto moderno, non mitologico, potendo, tra l'altro, disporre di un cast di cantanti di grande talento.
La censura abbattutasi in Francia sulla commedia di Beaumarchais non dissimilmente si accanì sulla versione in musica di Da Ponte e Mozart, nonostante sulla prima versione si fosse favorevolmente espressa Maria Antonietta, sorella della imperatrice d'Austria.
Non vi è traccia epistolare, e comprendiamo che sarebbe ben difficile vi potesse essere, degli interventi diretti di Giuseppe II mirati a “depoliticizzare” il libretto dapontiano, operando tagli e modifiche.
Giuseppe II, in politica come nelle arti, andava assumendo atteggiamenti che oggi diremmo riformisti, tentando di instaurare alleanze con la borghesia emergente , in direzione di una monarchia costituzionale.
Alex Esposito, come ha dichiarato in un'intervista rilasciato a caldo subito dopo la prima, ha voluto mettere in rilievo le componenti rivoluzionarie di Figaro: ironia, animosità e volontà di “rovesciare le macchine” della società.
Voce rotonda, squillo all'occorrenza, dizione esemplare e recitazione da autentico teatro, hanno connotato la prova di Esposito, un giovane veterano del ruolo.
"Se vuol ballare, Signor Contino" - Alex Esposito (Figaro)
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Oltrecultura: Recensioni Danza
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Autore: Tonia Barone
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martedì 24 agosto 2010 08:22 |
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Alen Bottaini e Lise-Marie Cullum
Il Galà di danza Bentornati Italiani andato in scena il 23 agosto 2010 nell'ambito della seconda edizione del ReateFestival a Rieti, ha mostrato una rappresentanza dei migliori danzatori di origine italiana in carriera presso compagnie estere.
Il direttore artistico della sezione danza, Raffaele Paganini, afferma che l'idea del Galà nasce dal desiderio di mostrare e far conoscere ai connazionali quanti danzatori italiani ricoprano ruoli di prestigio nella danza internazionale.
Nell'ambito della programmazione/realizzazione del Galà, ideato da Raffaele Paganini in collaborazione con Monica Ratti, Valentina Marini e Piero Fasciolo, è stato chiesto ad ogni danzatore ospite di rappresentare i brani preferiti con il partner abituale con cui si esibisce nelle compagnie di residenza.
Una serata evento dove non solo si è potuto assistere alla bravura tecnica e interpretativa degli artisti ospiti, ma assaporare il gusto della coreografia del secondo novecento e contemporanea.
Una serata incentrata sulla modernità del linguaggio inserito nel panorama internazionale, il cui stile può essere positivamente dissonante con il panorama della programmazione del balletto in Italia.
In un Galà sono presentati in maggioranza soli o passi a due estratti dall'intera composizione, che mostrano momenti salienti nell'ambito della tecnica e dell'interpretazione.
Se per godere di un balletto dallo stile classico non è necessario penetrare nei meandri del significato perché dovrebbe divenire indispensabile per uno di stile contemporaneo?
Il primo brano presentato è stato Castrati, coreografia di Nacho Duato del 2002 su musiche di Vivaldi, interpretato da Francesco Vecchione e Javier Monzon Garcia.
La coreografia è dedicata al mondo dei castrati, rinomati cantanti, figure ineguagliabili del belcanto, il cui ultimo rappresentante è morto nei primi decenni del novecento.
Il duo maschile presentato, che appare come una dedica al ReateFestival, ha narrato in forma dolce e delicata e a volte dolorosa l'immagine che oggi si può avere dei castrati.
I corpi fluidi e imbrigliati in corsetti dei due danzatori, hanno eseguito movimenti in un continuo dialogo e sostegno l'uno dell'altro.
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Oltrecultura: Recensioni Prosa
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Autore: Emilia Maurizi
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venerdì 27 agosto 2010 12:48 |
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Che non fosse una commedia misogina bensì la sottile esaltazione della razionale e diplomatica intelligenza femminile è certamente chiaro, ma la Bisbetica domata dello strepitoso William Shakespeare - composta probabilmente intorno al 1593 e ora in scena con la regia Marco Carniti e la traduzione di Masolino D’Amico, al Globe Theatre di Villa Borghese a Roma fino al 5 settembre - rende il concetto addirittura lapalissiano.
La commedia presenta due trame incrociate. La principale racconta l’avventura di Caterina, virago figlia maggiore di un signore padovano, che ha botte da orbi e improperi per tutti e viene scelta come sposa dal giovane avventuriero veronese Petruccio - allettato più che altro dalla pesante borsa della dote - la cui strategia conquistatrice la costringerà a privazioni e umiliazioni materiali e spirituali fino a farne (apparentemente) la più remissiva e innamorata delle mogli. A questa, fa da prologo e intarsio un’invenzione squisitamente teatrale: quella del calderaio ubriaco Sly (al Globe un Nicola D'Eramo dall’inflessione dialettale “vagamente” abruzzese, ci è sembrato), al quale un nobile signore e la sua annoiata moglie (entrambi in cerca di sempre “nuove emozioni”) fanno credere di essere un ricco riverito dai suoi servi rimasto senza il ricordo della sua vera identità per 10 anni e a beneficio del quale viene messa in scena la commedia che anche il pubblico vede.
E il palcoscenico stesso, reinterpretato da Carniti, rispecchia un continuo “stato di mutazione” per adeguarsi agli eventi e imparare a recitare bene la propria parte. Una vera e propria palestra (perché per rispondere alle vicissitudini della vita, ci vuole anche “il fisico”), con tanto di attrezzi, corde discendenti a mò di gabbia (in cui nessuno vuole rischiare di venire rinchiuso), con Caterina che fa la boxe allenandosi con sacco, guantoni e qualche volta sua sorella Bianca…l’acqua cheta Bianca…
I dialoghi originari sono conditi da interferenze contemporanee esilaranti, legate sì al linguaggio popolare ma che, spesso, si traducono in frecciate alla politica italiana attuale. Mentre - grazie alle scelte musicali, coreografiche e scenografiche - più di una volta, ci è sembrato di essere catapultati in una sorta di “Shakespeare in musical”, apparentemente dissacratorio, eppure artisticamente molto ben riuscito. Una “manipolazione” anche questa, della versione classica, che stravolge in un certo senso le aspettative dei puristi ovvero bacchettoni ma, proprio per la sua scelta radicale di rivisitazione, è secondo noi davvero un bell’esempio di lavoro teatrale.
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Oltrecultura: Recensioni Musica -
Lirica
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Autore: Dario Ascoli
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mercoledì 25 agosto 2010 20:52 |
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“Concerto del Belcanto” è il titolo, semplice e privo di seduzioni nascoste o di ammiccamenti e sensazionalismi, dell'evento presentato il 24 agosto 2010 dal Reate Festival al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti.
Quando gli autori si chiamano W.A.Mozart. G.Rossini, V.Bellini, G.Donizetti, G.S.Mayr e G.Verdi l'interesse si accende vivo e intenso, ma nella circostanza reatina, la presenza dei talentuosi elementi di Opera Studio, già ammirati nei precedenti giorni, ha fatto lievitare l'aspettativa dei melomani, i quali non sono andati delusi.
Un'introduzione, annunciata di una brevità non rispettata, ma conversevole e dotta al tempo stesso e argutamente ricca di aneddotica, del prof. Cagli, ha aperto la raffinatissima serata al Flavio Vespasiano, un recital di autentici artisti di cui si deve citare l'appartenenza ad un progetto formativo come Opera Studio, diretto da Renata Scotto, solo per dare merito all'iniziativa, non già per invocare la simpatica benevolenza del pubblico nei confronti di quei cantanti che non possiamo definire “allievi”, quanto, piuttosto, artisti in “formazione ricorrente”, prendendo a prestito un binomio di derivazione lavoristica.
Molti dei cantanti impegnati nella serata di cui vi diamo cronaca, sono da tempo ingaggiati in ruoli da protagonista in importanti teatri, nonchè utilizzati come "cover" di colleghi prestigiosi; "il cover è la migliore cura preventiva per la salute delle dive della lirica, quando sono presenti, le primedonne non si ammalano mai" riferisce scherzosamente il presidente dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia.
Pedro Quiralte ha aperto il recital con la spiritosa Già d'insolito ardore, da L'italiana in Algeri di Gioachino Rossini, una costruzione musicale e testuale sviluppata per sottolineare l'attesa pruriginosa di Mustafà , che pregusta l'incontro con Isabella; l'effetto comico scaturisce dalla non incrinabile certezza dello spettatore che l'amplesso non verrà consumato, con lo scorno del Bey.
Quiralte è un baritono e nel registro grave ha dato quanto poteva, ma la verve è stata molto apprezzabile e il giovane solista si è mostrato in costante maturazione.
"Già d'insolito ardore" - Pedro Quiralte b-bar
Avvalendosi della presenza di un violino del concertino dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, David Romano, Paola Leggeri, con Fabio Centanni che ottimamente ha accompagnato l'intero recital al pianoforte, ha regalato al pubblico una perla dello scrigno di W.A.Mozart, quel L'amerò, sarò costante, da Il re pastore, con violino obbligato.
Il soprano ha dominato con padronanza le impervie volute melodiche e si è prodotta in fioriture, diminuzioni se preferite, nel da capo.
E' proprio nella riproposizione fiorita che la Leggeri ha messo in luce le sue migliori e notevoli qualità, rendendo, viceversa, meno percepibili le ancora presenti debolezze del registro grave. Un'appoggiatura discendente in più sulle chiuse con note ribattute nel grave, che sono assolutamente di prassi filologica, avrebbe reso da antologia l'esecuzione.
"L'amerò, sarò costante" - Paola Leggeri, s ; v.no D.Romano
Tutta al maschile “Suoni la tromba intrepido” da I Puritani di Vincenzo Bellini eseguita dal baritono Luka Brajnik e dal basso Dionisos Tsantinis.
Colore chiaro per entrambi, bella articolazione ad accomunarli; Tsantinis ha estensione da basso, ma colore baritonale, doti che lo candidano al repertorio da basso-baritono settecentesco, Brajnik ha rivelato invece timbro schiettamente lirico.
Nella successiva “La calunnia è un venticello”, Tsantinis ha anche ben padroneggiato la recitazione, ma l'intonazione ha rivelato qualche cedimento.
In “Forse in quel cor sensibile” da Roberto Devereux di Gaetano Donizetti, Brajnik ha cantato con sufficiente nitidezza, ma senza rotondità drammatiche, anche per una certa preoccupazione di aggancio dell'emissione.
Il primo tenore a salire sul palco del Vespasiano è stato Davide Giusti, impegnato, ed è proprio il caso di dirlo, in “E' serbato a quest'acciaro” da I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini.
“Dolci d'amor parole” è un'aria sostitutiva per Tancredi di Gioachino Rossini; interessante, come ha simpaticamente ricordato Cagli, è che essa sia stata chiesta al genio pesarese per sostituire un'altra aria, nota come “Aria dei palpiti” , la quale, è diventata una delle più eseguite arie dell'opera che il librettista Gaetano Rossi trasse da Voltaire, mentre lo splendido brano col violino obbligato ha vissuto una vita propria concertistica.
Lunga introduzione violinistica affidata a David Romano e poi la soavità vocale e la deliziosa presenza di Anna Goryacheva hanno magnetizzato i presenti.
"Dolci d'amor parole" - Anna Goryacheva, ms
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