
| Matrice e Realtà: Lo spartito simbolico della poesia di Livia Bidoli |
|
|
| Oltrecultura: Recensioni Libri | |
| Autore: Ilaria Signoriello | |
| venerdì 07 marzo 2008 15:58 | |
|
Autrice poliedrica il cui interesse ed impegno professionale spazia dalla poesia, alla saggistica al giornalismo, Livia Bidoli ha presentato lo scorso 27 gennaio, presso Appassionante è la poesia di Livia Bidoli che ti proietta in una dimensione straordinaria in cui ci si perde travolti dall’onda avvincente dei sensi, sublimati in parole che racchiudono la “matrice” stessa dell’esistenza. La natura rappresenta l’universo simbolico dal quale l’autrice attinge per rendere imperituri sensazioni, passioni, sentimenti e per sottrarli al tempo che inesorabile scorre e sublimarli in Poesia, in una costante tensione ideale verso uno stato di superiore equilibrio e di massima armonia. La fusione totale con la natura e l’universo tutto caratterizza l'opera poetica della Bidoli, sino all’identificazione della Poesia stessa con “L’onda maestra" quella potenza della natura che raccoglie riconsegna testimonianze di vita a chi ha la sensibilità di scorgerle e di raccoglierle. Le parole vogliono stare a guardia dell’esistenza che nasce, assumerne la forma, mimetizzarsi con ciò che è (e forse sarà) senza mai la tentazione di dare spiegazioni, ma sempre e solo partecipando di quell’esistenza, facendosene in qualche modo matrice.” Il mondo, gli uomini, la vita, l’amore, la poesia, la felicità sono alcuni dei temi che percorrono le pagine di questa raccolta e che testimoniano la ricchezza di un’esperienza umana ed artistica eccezionale, in cui la materia vissuta e la capacità di contemplare , riflettere e valutare si sposano felicemente con una scrittura a volte enigmatica e di straordinaria incisività e una mescolanza di ritmi che rendono il libero effondersi della fantasia. L’autrice stessa nella postfazione del libro ci offre una preziosa chiave di interpretazione per accedere al mondo straordinario della sua poesia affermando come “Il linguaggio promosso dalle parole è un tramite persecutore perché mai diventa sensazione piuttosto la provoca, innalzandosi come il correlativo oggettivo di ciò che si è. Intende e si divincola tra le frontiere dell’umano per metafore, mai in senso debitamente assoluto come la musica, archetipo cromatico di impervie emozioni Eppure noi siamo quando scriviamo, ed il flusso che destiniamo alla pagina inerte, appartenendoci, intarsia con note indelebili lo spartito dei sensi, mentre l’anima inaccessibile si avvia su cadenze regolari, armoniche, elette, finalmente intelligibili. Ed ognuno diventa ciò che è, sussurrandolo al suo unico orecchio ora desto, sottovoce". |
|






