
| "Un mondo perfetto" all'auditorium Bellini di Napoli |
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| Oltrecultura: Recensioni Prosa | |
| Autore: Melania Costantino | |
| venerdì 26 febbraio 2010 21:37 | |
![]() Un mondo perfetto di Sergio Pierattini, in scena dal 25 al 27 febbraio 2010 presso l’Auditorium del Teatro Bellini di Napoli, giunge al debutto come una rappresentazione capace di appagare, con toni risoluti, tutte le aspettative createsi attorno ad essa.
Aiutati da una scenografia minimale, i protagonisti della messa in scena si collocano all’interno di uno spazio privo di orpelli, dove le due sedie da cui e verso di cui si indirizzano gli attori, sono inserite in un percorso circoscritto da un plastico ferroviario, il quale, con le sue fioche luci, apre la scena nel buio dell’attesa: il percorso malinconico e solitario del treno in miniatura immette sul palco le prime avvisaglie di un’esistenza autistica.
I visi della coppia, nell’attesa di una telefonata che tarda ad arrivare, sono trasfigurati da mugugni di già esasperanti.
I gesti ed i movimenti dell’uomo e della donna accompagnano un dialogo atto a descrivere anni intensi e drammatici, in cui le aspettative di costoro sono puntualmente disattese.
E così, dall’avvio delle procedure burocratiche per l’adozione internazionale, ad arrivare, dopo dieci anni, all’attesa dell’agognata creatura, si descrive un passo né breve, né indolore, ma, al contrario, desolante e penoso.
Quell’ansia spasmodica che attraversa gli occhi della donna, nel timore di vedere ancora una volta distrutto ogni possibile progetto di felicità, ripercorre il tessuto del suo corpo che, anche nel movimento, rimane rigido e ripiegato su se stesso.
Dal canto suo, il marito pare meno avvezzo allo scoramento, ma, così come sarà rivelato nel corso della rappresentazione, questa è solo la mera apparenza di un uomo che preferisce non porsi degli interrogativi.
I primi istanti, contrassegnati da ulteriori momenti di sconforto, si tramuta, ben presto, in un momento di speranza: il bambino arriverà.
Ma è da questo momento in poi che il ‘mondo perfetto’ di cui si parla assumerà le sembianze di un incubo.
I lunghi e travagliati anni si tramutano in un rifiuto netto di quella nuova presenza.
Il disgusto con il quale la donna parla del ragazzo affidatogli in adozione, catapulta la mente in una morsa miserabile, in cui il senso della vita assume contorni labilissimi.
Eppure la rappresentazione è capace di chiosare la realtà per mezzo della dolentissima operazione che l’autore, attore e regista Sergio Pierattini compie attraverso l’elaborazione del testo.
Questa piéce fronteggia apertamente gli infantilismi ipocriti elaborati nella forma dei tabù. Sono i concetti di sentimento e di genitore a vivere ancora in un’epoca oscurantista; si parla dal pulpito di un periodo storico in cui, seppur nella sua fantomatica evoluzione, descrive le depressioni post-partum come lampi a ciel sereno.
Le performances di entrambi i protagonisti – Milvia Marigliano e Sergio Pierattini – rendono bene il travaglio della coppia, mentre, seppur incontestabili le capacità artistiche di Paolo Musio, il personaggio del Commissario che indaga sulla scomparsa del ragazzo, trova la propria funzione esclusivamente nella possibilità che questi concede alla storia di emergere anche per mezzo di una certa suspense.
Ottima rappresentazione, per ottimi spunti di riflessione.
Scene e costumi di Barbara Besi; luci di Paolo Casati; musiche di Gwynwth Schaefer; modellistica di Pierlgiuseppe Diodato.
Melania Costantino |
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