
| Cesare Picco e le atmosfere giapponesi di Genji |
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| Oltrecultura: Recensioni Musica - Cameristica | |
| Autore: Emanuela Dal Pozzo | |
| lunedì 15 marzo 2010 10:01 | |
![]() Come lo stesso autore a fine concerto afferma, non è irrilevante che in questo periodo di crisi economica e di conseguenza culturale, per i tagli a ciò che si considera a torto “non indispensabile”-la cultura- ci sia chi produca coraggiosamente cose nuove, cercando uno spazio in cui proporle.
E' ciò che ha fatto Cesare Picco, con la propria nuova creazione, in collaborazione con l'orchestra de “I Virtuosi Italiani” mettendo in scena al Teatro Nuovo di Verona il 12 marzo 2010, in prima assoluta, il Romanzo per Piano e Orchestra “La storia di Genji, liberamente ispirato al capolavoro della letteratura giapponese “Genji Monogatari”.
Opera di importantissimo valore letterario, primo esempio di romanzo moderno, articolato in 54 capitoli che svelano vita, amori e vicissitudini del Principe Genji “lo splendente”e scritta nell'anno mille dalla dama di corte Murasaki Shikibu, rappresenta la storia di una civiltà, inno alla bellezza e alla caducità della vita e oggi, nella rilettura di Cesare Picco, un invito in chiave “minimalista” alla contemplazione della natura, nella sua perfezione e nella sua suggestiva evocazione.
Ci sembra che l'autore ci inviti, con questa opera, a fermarci ad osservare, ascoltare e godere delle meraviglie che ci circondano, assaporando i momenti che toccano il nostro cuore, così come suggerisce la letteratura giapponese cui si riferisce.
E' un concerto, quello scritto e diretto da Cesare Picco al piano, che non risparmia effetti sonori, grazie al sound designer Taketo Gohara, il cui apporto elettronico arricchisce il dialogo con l'orchestra degli archi dei virtuosi, inusualmente coinvolti in un'interpretazione strumentale lontana dai canoni classici, a tratti impegnati in scale musicali tipicamente orientali, ma molto più spesso indotti a trarre dagli strumenti, solisti o semplicemente d'accompagnamento, suoni inediti e sperimentali.
Aldilà delle sollecitazioni visive che vedono scorrere sullo schermo a tutta scena sia immagini di dipinti giapponesi d'epoca ,che citazioni poetiche significative tratte dal romanzo, curate dal calligrafo Luca Barcellona e a tratti recitate dalle voci di Hitomi Kuraoka e Miyuki Okayama, che semplificano ed integrano il significato musicale delle diverse parti, il concerto diventa particolarmente suggestivo quando descrive musicalmente gli accadimenti naturali, come lo scivolare di gocce d'acqua su un vetro o l'oscillazione del vento e la sua energia nel disperdere i petali di un fiore, lo è meno quando “illustra” Genji e la cultura giapponese che rappresenta, rimanendo più su un piano di vibrazioni sensibili di superficie che di penetrazione comunicativo emotiva. Buoni sono il linguaggio delle luci di Matteo Mattioli e l'ottimizzazione del suono di Daniele Valentini.
Cesare Picco, pianista e compositore contemporaneo, ha fama di comporre musiche di immediata presa emotiva. Di “La storia di Genji” dice: “..In questo progetto ho messo la mia idea musicale di Giappone. Il “mio” Giappone, quello che già amavo ma che ho imparato ad amare ancora di più proprio grazie a Genji.”
Emanuela Dal Pozzo
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