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Sulle Carovane di Cammariere: un viaggio di andata e ritorno verso la musica Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Musica - Rock, Pop, Leggera
Autore: Monica Pezzella   
venerdì 19 marzo 2010 08:16
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Sulle Carovane di Cammariere: un viaggio di andata e ritorno verso la musica
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Al Teatro Augusteo di Napoli, il 17 marzo 2010, Musica e Poesia fuse in un'unica magia: Sergio Cammariere si è presentato sempre più alchimista del sound nel tour Carovane.
Musica d'autore per il pubblico napoletano che, silenziosamente ed assorto, è riuscito a godere della prodigiosa sonorità, quest'anno arricchita da una avventurosa ricerca musicale che ci riporta nella lontana città indiana di Benares, Varanasi.
Echi e suoni lontani riprodotti dalle mani di Sanjay Kansa Banik alle tabla hanno ampliato la connotazione jazzistica che da sempre caratterizza il lavoro di Sergio Cammariere.
Elegante sul palco, l'artista, è apparso meno timido e più disinvolto del solito, riuscendo a coinvolgere gli spettatori in performance ed improvvisazioni musicali con l'aiuto stilistico del “fratello albanese”: il versatile Olen Cesari.
Due maestri universali, uniti dalla sublime musica, con virtuosismi da veri musicisti, hanno caricato magistralmente, come di forza, il pubblico sulle carovane “cariche d'oblio” accompagnandolo in viaggio dentro e fuori da se stessi, in un mix di suoni dove “ indòmito è il desìo”.
L'India, l'America del jazz, il fusion, sono stati mescolati in un caleidoscopio di colori, con una eccellenza sopraffine, da Pepi Morgia, scenografo e light designer, che ha curato la cornice per l'immortale poesia italiana.
I colori delle luci davano risalto ai dettagli stimolando ben oltre i 5 sensi.
Lampade e tendaggi erano perfettamente armonizzati con l'inebriante suono degli strumenti esotici: sitar, moxeño, vina, tampura, tabla, rievocando antichi colori ed odori di luoghi di pace avvolti dalla natura.
Chitarre, violino, percussioni di ogni tipo, pianoforte, tromba e flicorno e sax hanno invece accompagnato il senso delle parole arrivando a toccare l'animo più duro.
Parole che ti rimescolano pensieri ed anima e che, come un impulso vibrante, ti viene voglia di rimescolare ancora “senza fermarsi mai”.
Applausi dunque al musicista, originario di Crotone, per essere stato capace, ancora una volta, di sfruttare nuove possibilità espressive senza conformarsi a modelli prestabiliti. Una netta rinuncia ai clichè musicali ed alle soluzioni scontate e banali, merito anche del paroliere Roberto Kunstler, suo amico e collega che, con zelo ed entusiasmo, sin dal suo primo disco del 2002: Dalla pace del mare lontano (doppio disco di platino) lo ha accompagnato in questo viaggio artistico.
Le “Fughe verso mondi immaginari”, sono state eseguite alla batteria da Amedeo Ariano, al contrabbasso da Luca Bulgarelli, alle percussioni da Bruno Marcozzi, alla tromba ed al flicorno da Fabrizio Bosso, alle chitarre da Michele Ascolese; non presenti nella circostanza, ma validissimi collaboratori, meritano di essere ricordati anche Simone Haggiag alle percussioni, Jimmy Villotti alle chitarre e Gianni Ricchizzi al sitar.
Il pubblico “seduto sugli allori” , “ al confine tra sogno e realtà” è stato in chiusura invitato alla danza sulle note di “Malgrado poi”.
Cammariere ha regalato un effetto sorpresa a chi si aspettava la consueta chiusura del sipario su:Cantautore piccolino”, una song evocativa con battute sottili ed ironiche su colleghi più o meno noti.


Monica Pezzella
Le foto sono di Monica Pezzella


 

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