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Mutu: due fratelli e due mondi Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Prosa
Autore: Orentia Marano   
venerdì 19 marzo 2010 14:58


In scena al Teatro Elicantropo dal 18 al 28 marzo 2010 , “Mutu” di Aldò Rapè, regia Lauro Versari con Aldo Rapè e Nicola Vero.
Due fratelli due mondi a confronto, quello della mafia e quello della chiesa, due silenzi a paragone, due necessità di evadere da una sofferenza troppo pesante da sostenere.
Pochi elementi, semplici scatole di cartone di sigarette, cassette della frutta, rifiuti, uno stereo, un abito gessato e un ritratto del Cristo simbolicamente rappresentanti i due personaggi, delineano uno spazio scenico che rende perfettamente l’idea dell’anima attanagliata da una claustrofobia che trova il suo unico sbocco nelle note della Tosca di Puccini.
In questo luogo si dipana la sofferenza di un’infanzia strappata, due fratelli si rincontrano per non essere più muti e per fare i conti con le loro scelte di vita, il mafioso per fame e il prete non per vocazione ma per la necessità di scappare da un mondo che la sua coscienza non riconosce.
Una stanza che racchiude ad uno ad uno tutti i sentimenti di un legame, quello familiare con cui è impossibile non fare i conti, due solitudini che solo in questo incontro hanno la speranza di un momentaneo refrigerio, amore, rabbia, sconforto, rimorso, nostalgia che alla fine interiormente ribaltano i comportamenti dei personaggi rispetto al ruolo che hanno, il mafioso assassino non ammazza più e il prete compie il gesto peggiore per un uomo di chiesa, il suicidio.
Dopo il successo ottenuto con “W la mafia” , Aldo Rapè questa volta ci ha offerto l’aspetto del dramma interiore e familiare anche se il valore di lui drammaturgo non ha raggiunto il valore di lui attore, in certi momenti i dialoghi un po’ troppo scontati hanno avuto però il supporto di un interpretazione che ci ha trasmesso perfettamente il sentimento in una forma pulita e semplice.
Orentia Marano
 

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