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Raymonda al Teatro dell’Opera di Roma Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Danza
Autore: Livia Bidoli   
domenica 16 marzo 2008 16:56

 Le tele del Teatro dell’Opera di Roma dall’11 al 20  marzo sommergono quasi il palcoscenico come in un tempo lontano, tra regge e cavalieri di Artù, dove principi saraceni e fascinose principesse volteggiano alati su note di russo splendore sinfonico.
Glazunov con Raymonda scrive una musica per un balletto classico, tra palpiti nazionali e furori di filologici passi cadenzati, dai ritmi delle danze orientali, balletti russi nazionali, spagnoli e arabi si confondono sulla lastra di legno ad intessere un mosaico di stampo tchaikovskyano.

Interprete d’eccezione Mario Marozzi (il saraceno Abdurachman) che, immobile o quando attraversa di balzo il palco, imprime sincronici battiti nello spazio. Svetlana Lunkina (Raymonda) e Ivan Popov (Principe De Brienne) spiccano soprattutto nel finale, ognuno per conto proprio, su una musica cadenzata e ripetuta, come spasmi postmoderni che riflettono l’andamento del cuore. I pas de deux sono notevoli per la leggiadria di Lunkina, adagiata come un guanto sulla sua veste di mussolina bianca.

La coreografia ripresa da Carla Fracci da Marius Petipa insieme a Gillian Whittingham da Loris Gai rivela una certa datazione che il Buffone peraltro in veste originale (Alessandro Molin) alleggerisce, pur appartenendo in pieno alla tradizione filologica del balletto. Intermediario tra le scene , cantore e presentatore del successo finale, introduce il pubblico nella storia, conducendolo passo passo nella corte d’ungarica memoria.
La fanciulla contesa in Raymonda è uno dei topos più adoperati come sfondo alle storie di cavalieri e principesse, ma nulla potrà convincerla che il bel saraceno Abdurachman sia da preferire all’amato e idealizzato fidanzato Jean De Brienne, degno rappresentante di tutta una schiera di biondi principi dalle doti inoppugnabili e dalla fedeltà indiscussa. Lei, Raymonda, sebbene danzi con Abdurachman, cercherà di sfuggirgli balzo dopo balzo, fino al crudele duello finale che ucciderà lo spavaldo orientale e consegnerà il pubblico al matrimonio regale.
Roberto Tolomelli sul podio dirige con espressione mentre la regia di Menegatti ricostruisce fedelmente quella dell’epoca, rappresentata al Costanzi nel 1982 (da Loris Gai). Da segnalare la perfetta sincronica leggerezza della Dama Bianca interpretata da Kristine Saso e le rappresentazioni con Oksana Kucheruk e Robert Tewsley. 

Livia Bidoli

 

Foto di Corrado Maria Falsini

 

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