Ediz. n.113 - 05/09/2010

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Ismael Ivo e l'Anima Mundi Stampa E-mail
Oltrecultura: Recensioni Danza
Autore: Dadadago   
domenica 18 luglio 2010 16:22


 

La prima coproduzione tra la Fondazione Campania dei festival, il Paestum Festival e il Leuciana Festival, uniti nel progetto di valorizzare i ballerini campani, ha dato vita allo spettacolo Le Sacre du Printemps avvalendosi delle coreografie originali del brasiliano Ismael Ivo, attualmente uno dei migliori esponenti della danza moderna internazionale, solista e performer acclamatissimo in numerosi teatri.
Il luogo prescelto per l'allestimento è stato la zona archeologica della antica Posidonia, dove, all'ombra del Tempio di Cerere, si sono esibiti venerdì 16 luglio 2010, Les Danseurs Napolitains, gruppo formato da quattordici giovani elementi selezionati dallo stesso artista per elaborare, attraverso un workshop costituito di letture, laboratori e prove, il rapporto tra mito, rito e nuove tendenze, in un linguaggio espressivo che sia sintesi inoltre dell'identità culturale, mediterranea , dei protagonisti unito alla storia dei luoghi.
Moltissime le presenze per questa creazione che ha coreografato musiche di Igor Stravinskij e composizioni di Andreas Blick, il quale utilizza suoni/gorgoglii del Vesuvio, della Solfatara di Pozzuoli, ronzii degli insetti tra i templi del sito per il prologo Mistero, ispirato da alcuni affreschi pompeiani che rappresentano la preparazione di una sposa ai misteri dionisiaci.
Le Sacre du Printemps è stata nei decenni coreografata da Nijinskij, Bejart, Pina Bausch (e non solo) e concettualmente Ismael Ivo ha ripercorso le suggestioni classiche del rito pagano, con la prospettiva di chi, con tutti i vocaboli della danza, sperimenta il corpo come luogo in cui si riflettono contraddizioni, bisogni, interrogativi del nostro tempo.
Ed è proprio un interrogativo che anima questo lavoro straripante emozionalità, l'inno coreografato in sé contiene l'urlo della terra: "tornerà la primavera nonostante i disastri ambientali?, fioriranno nuovamente le profumate rose di Paestum cantate già da Ovidio? Riusciremo a preservare la bellezza?".
Movimenti minimali, aerei, sinuosi in un atto unico suddiviso in sette momenti, con punte evocanti riti ancestrali usi, come quello purificatorio del miele, quasi mistico, con cui si apre la kermesse, e sottolineati, nella seconda parte stravinskiana, da una incessante cascata di petali di rose, un elemento scenico che "colora" la gestualità dei ballerini.
Il desiderio nel gioco sensuale tra i due sessi che mordono una mela, l'identità restituita da immagini riflesse in specchi in cui il maschile intravede il femminile e viceversa, sino alla scelta finale della vittima sacrificale, che danzando sino allo sfinimento trasmette la propria vitalità alla terra, sono le tappe salienti del percorso interpretato con molta energia dall'intera compagnia.
Corpi (presumiamo volutamente) dissimili, che coralmente esprimono nello spazio e nel contatto fisico il rapporto sempre presente tra corpo e natura, tra il codice dell'anima e la madre terra, tra spirito e l'Anima mundi, corpi che scendono tra il pubblico, che volteggiano simmetricamente o in a solo, che si contraggono in linee spezzate o scandiscono le primordiali pulsazioni ritmiche, schiene che si snodano, scatti rapidi, cadute ardite a narrare tra suoni crudi e formule melodiche il rito pagano.
Provenienti ciascuno da scuole ed esperienze diverse, Le Danseurs Napoletains lasciano emergere più che il livello tecnico (comunque notevole anche se non ancora omogeneo), la componente passionale e una grande comunicativa esaltata dalla idea coreografica che ricerca molto l'interiorità che conduce alla qualità del gesto.
Se l'obiettivo è emozionare non solo esteticamente ponendo interrogativi  e attraverso la fisicità veicolare bellezza e messaggi, celebrando vita ed arte  Ismael Ivo centra il bersaglio raccogliendo insieme alla compagnia un meritato successo nello splendore della antica Paestum.
Se lo sguardo è quello analitico di chi conosce la danza, si possono rilevare talune piccole imperfezioni (nei passaggi in sincrono) nell'esecuzione, che non hanno inciso negativamente sul valore e sulla originalità della creazione che è stata realizzata in pochissimo tempo e forse dunque sarà rodata solo attraverso ulteriori esibizioni.
Non ce la sentiamo di adottare un metro di severità con questo gruppo di recente formazione che nell'asfittico panorama attuale ha colto con entusiasmo e volontà la magnifica opportunità di lavorare con un artista sensibile "così attento alle tematiche del nostro tempo" ; se, come  auspichiamo, Le Danseurs Napoletains diventerà una realtà stabile, avrà amplissime prospettive di crescita.
Nell'immediato si esibirà ancora a San Leucio sul Belvedere il 18 luglio, e il 26 a Pompei nel Teatro Grande con le scenografie di Marcel Kaskeline e  i costumi di Annamaria Morelli.
Dadadago
 

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