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Cow Boys e cercatori d'oro al Teatro Costanzi: La Fanciulla del West di Giacomo Puccini Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Musica
Autore: Livia Bidoli   
venerdì 04 aprile 2008 08:38

Al Teatro dell’Opera di Roma proseguono i festeggiamenti per il 150° anniversario della nascita di Giacomo Puccini e, dall'8 al 15 aprile, la sua opera più cinematografica e "americana" approda con la regia di Giancarlo Del Monaco e sul podio Gianluigi Gelmetti. Tre cast per questo nuovo allestimento, nel primo Daniela Dessì e Fabio Armiliato. Nel secondo la “wagneriana” Janice Baird, superba nel ruolo di Isolde proprio qui a Roma nel 2006, accompagnata ora da Nicola Martinucci.

Il terzo cast è “giovane” con Virginia Todisco e Renzo Zulian che, nel
giugno 2007 ha ricoperto la parte di De Grieux in Manon Lescaut proprio qui all’Opera. 
La storia Puccini la ricavò dal dramma di David Belasco, uno dei più grandi mentori di attori della storia di Hollywood: da Cecil B. De Mille a Mary Pickford, solo per fare due dei nomi più celebri.
Una storia molto americana, The girl of the Golden West, con minatori alla rierca dell'oro, cowboys selvaggi, rapinatori, fanciulle come Minnie che ne tentano la redenzione. Gli ingredienti ci sono tutti per scrivere un’opera che alterni tessuti cromatici wagnerianiil leit motiv della redenzione o quello della natura selvaggia correlato a Minnie, con motivetti tipicamente da Far West, conditi da campane tubolari.

Lo sfondo del primo atto sarà allora la Polka, il saloon dove Minnie accoglie i minatori e legge loro la Bibbia, e dove incontra l’uomo della sua vita, il rapinatore poi redento Dick Johnson,  e dove lo sceriffo Jack Rance lo sfida duello, sia per averlo riconosciuto, sia come rivale del suo amore per Minnie. Gli altri due atti, il secondo in casa di Minnie dove Johnson e lei si dichiarano reciproco amore, e l’ultimo nella foresta, dove convince i minatori a salvare l’amato dall’impiccagione, sono entrambi costruiti in vista del gioioso e dolcemente melanconico finale.

  L'addio alla California, che scioglie gli innamorati dal legame col territorio e li unisce in un lieto fine tipicamente americano, garantì il successo al debutto colossale al Metropolitan nel 1910; di lì a poco nasceva il cinema, a cui mancava “soltanto” il sonoro. 

Livia Bidoli

 

Foto di Corrado Maria Falsini

 

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