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Dalle onde del Danubio a Giselle Stampa E-mail
Oltrecultura: Eventi Danza
Autore: Livia Bidoli   
mercoledì 09 aprile 2008 12:59
Da venerdì 11 aprile fino al 17 al Teatro dell’Opera di Roma il nuovo allestimento di La figlia del Danubio, ispirato alla grandiosa versione di Filippo Taglioni creata appositamente per la figlia Maria che la interpreta a Parigi nel 1835 su musiche di Adolphe-Charles Adam.
Le coreografie di Fredy Franzutti sono danzate dai due giovani astri  Sara Loro e Alessandra Amato (rispettivamente Fiore dei CampiFiglia del Danubio e la Ninfa del Danubio). Interpreti maschili Guido Pistoni come Barone di Wilbalde e Damiano Mongelli il paggio prediletto, ovvero Rodolfo, innamorato di
Fiore dei Campi.

Scene e costumi di Anna Anni, regia di Menegatti e Claudio Micheli a dirigere la musica rielaborata da Sodini per un’orchestra ridotta dove il timbro principale sarà il pizzicato dell’arpa.
L’opera, di matrice romantica, si divide in due atti e quattro scene e ruota intorno all’amore ostacolato tra Rodolfo e l’ondina Fiore dei Campi che, essendo stata allevata da umani, non ha memoria del suo passato e della sua nascita acquatica. Il Barone di Wilbald riveste il ruolo di persecutore della giovane coppia che, geloso dell’amore e delle attenzioni che Rodolfo, suo paggio prediletto, indirizza verso Fiore dei Campi, fa impazzire il paggio che si getta nel fiume dopo aver perso la sua amata in realtà ritornata nel suo grembo naturale, il fiume e padre Danubio. La storia si scioglierà grazie alle preghiere dell’ondina alla Ninfa del Danubio che benedice l’unione e salva Rodolfo.
Il balletto, come la storia, è alle origini dell’opera seguente di Adam, Giselle a cui è apparentata per il tema, qui a lieto fine, della follia (qui di Rodolfo, in Giselle di Albrecht) di un uomo innamorato, ma non solo. L’amore tra un essere soprannaturale ed un umano (Giselle lo diventerà dopo morta, una villi) in La figlia del Danubio tra un’ondina ed un umano, rafforza l’idea della superiorità di questi esseri sugli umani, soprattutto per quanto riguarda la longevità del loro amore per loro (come anche in Rusalka). Inoltre, essendo una personificazione della Grande Madre, isomorfa sia acquatica sia tellurica (cfr. G. Durand, Le strutture antropologiche dell’immaginario, pp. 230 e ssg.), è l’unica che possa garantire, oltre ad una benedizione, una rinascita, dalla Ninfa del Danubio in questo balletto, oppure uno scampare alla morte come in Giselle che salva Albrecht dalla danza dello sfinimento. Ancora, possiamo ammettere anche la salvezza morale del Principe in Rusalka.
Le onde, come la capigliature, altro segno del femminile, riportano alle danze flessuose dei ballerini - presenti in parte anche nell’opera Rusalka (leggi) - che attesta la vicinanza anche concettuale con la forma del balletto, che Ashton ripropose nel 1958 in Ondine con Margot Fonteyn.

 Livia Bidoli

 

Foto di Corrado Maria Falsini

 

 

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