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La prima dello spettacolo Il tuo nome brucia sulle mie labbra, dal 9 al 13 aprile al Teatro dei Contrari, è assolutamente perturbante. 
Le quattro inquietanti duplicazioni dell’unico personaggio visibile sulla scena, sono quattro donne di cui si distingue a fatica il sesso, se non per la loro voce gridata, acuta, rabbiosamente vibrante.
Vestite da uomini e completamente in nero, con dei pantaloni maschili, a sigaretta, scarponi di cuoio, camicione rassettate malamente che rendono il seno del tutto sommerso dal tessuto opaco, e con intorno al collo una catena di borchie d’argento. La loro identità sessuale è risibile, e offuscata da un trucco densamente drammatico e ricco di ferite quanto di sbavature.. A nulla vale la folta capigliatura bruna seminascosta da un velo nero e da un fazzoletto altrettanto nero che, legato intorno al capo, assomiglia ad una bandana da lavoratore del mare. Un misto di punk e postmodernità, attrezzata in un fantomatico fondale nero con un unico ovale rosso proiettato sulle quattro cantrici di lettere, Greta Bellusci, Giovanna Furiati, Elisa Mascia, Silvia Morganti, il cui dolore inenarrabile ha sporcato di inchiostro e sangue quaranta pergamene vergate a mano.
La regia, affidata ad Alessandro Sena, irrompe vorace su questi corpi che si privano di luce, sommergono di grida lo spettatore quasi del tutto annichilito da tanta durezza. Colpi, sbandamenti, ferite,tempestose camminate intorno ad un letto di ferro, senza appigli, che funge da prigione ulteriore, narrano di un amore che proibitamente lega una nipote a sua zia.
Colpevole agli occhi della giovane di essere scomparsa alla vista e al tocco di lei per la Quaresima, relegata in un convento e traditrice probabilmente inconsapevole di questo amore atavico e furente, si proietta come un’ombra cangiante di riflessi rossastri che si riveleranno soltanto nel finale.
La pièce, tratta dall’unico libro di Marie Victoire Rouillier, Un Corps de trop, suicida nel 1987 a pochi mesi dalla sua pubblicazione, è stata tradotta dal regista Alessandro Sena e riadattata per lo spettacolo. Quest’ultimo si divide proditoriamente in due parti, sezionate dalla risata isterica di Silvia Morganti che, oltre a far rabbrividire il pubblico dimostra come il taglio attoriale esibito sia assolutamente degno di nota e impostato sia per l’impronta vocale, sia per il linguaggio gestuale.Quattro corpi di donna che non hanno valore se non amati, quattro corpi che in fondo ne mimano uno solo, probabilmente anche quello assente, il solo desiderato, le cui condizioni d’immutabile divieto hanno catturato nella follia già un’altra sorella e probabilmente spinto alla morte la madre (sorella della zia) e istigato la figlia ad uccidere il padre. Mali, morbosi, di famiglia, che in un oscuro convento relegano affetti dissimulati, orde di represse sensazioni minacciate, da una misura che non chiama altro scambio (come in Shakespeare Misura per misura ancora poteva comminare), che richiama invece Sarah Kane, ed il suo omonimo irreparabile dramma.
Livia Bidoli |