
| La rosa tatuata chiude la stagione del Teatro Quirino di Roma |
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| Oltrecultura: Recensioni Prosa | |
| Autore: Ilaria Della Croce | |
| sabato 30 maggio 2009 12:11 | |
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L’aria è pesante e carica d’attesa nella casa di Serafina delle Rose; questa ha un abito rosso e un fiore scarlatto tra i capelli perché per lei il ritorno del marito camionista è sempre una festa. Un mito che cresce negli spazi di lontananza e che ne fa sognare il corpo e la voce.
Nella sua mente Rosario delle Rose diviene l’incarnazione della perfezione e unica ragione di vita, motivo d’orgoglio anche nella consapevolezza che, proprio al di sotto dei carichi di banane che trasporta, si cela il contrabbando. Una rosa tatuata sul petto dell’uomo, a riassumere il proprio nome, diviene un po’il “marchio di fabbrica” di tutta la vita di Serafina. Ogni azione, pensiero o semplice indumento da indossare viene esaminato per far sì che il fiore possa svettare fiero su di essi.
“La rosa tatuata”, di Tennesse Williams e per la regia di Francesco Tavassi, chiude la stagione del Teatro Quirino di Roma riproponendo quello che fu nel 1955 un film cucito attorno ad Anna Magnani. Protagonista indiscussa è Mariangela D’Abbraccio che, insieme a Paolo Giovannucci, ripercorre una storia che trasversalmente tocca note malinconiche e ironiche. È un percorso a ritroso, dal buio alla luce, quello che si compie nella piccola casa nel Golfo del Messico. Una colonia di immigrati italiani che si aggrappa a statuette di gesso della Madonna per fingere che al di fuori delle finestre ci sia ancora il Mediterraneo…ed è proprio a questi simboli che Serafina si rivolge costantemente, proprio mentre l’angoscia del mancato ritorno del marito le fa tremare le mani. Cuce quella notte.. cerca di non pensare mentre confeziona una camicia commissionatale da una strana sconosciuta (Jaqueline Ferry), venuta poche ore prima con l’intento di fare un regalo al proprio misterioso uomo.
Quando Serafina aprirà la porta non avrà il coraggio di ascoltare la terribile notizia che le sue vicine (Antonietta Rado e Federica Restani) e il parroco sono venuti a darle: suo marito è stato ucciso con un colpo di pistola mentre stava rientrando col suo camion in città.
Se la figlia Rosa, interpretata con grande intensità da Dajana Roncione, urla e grida, il processo di lutto inespresso che pervaderà Serafina sarà devastante: in breve la donna diviene uno spettro che trascorre le proprie giornate a parlare con un’ urna cineraria e che non varca mai la soglia della propria abitazione.
Ha i capelli scarmigliati quando nasconde i vestiti della figlia per evitare che si incontri con il suo amore (Gabriele Russo) e il rincorrerla in strada per impedirle di uscire è l’unico brusco momento in cui oltrepassa la porta. Con lo sguardo consumato e le parole che sillabano tra le labbra ripetitivamente di come fosse perfetto Rosario, la donna finisce in un mondo in cui le lancette dell’orologio si sono fermate e tutto sembra inutile e sgraziato.
Saranno le parole sferzanti di Rosa a riportarla lentamente alla vita: le urla la sua rabbia nell’osservare
l’ inerzia che in modo violento vorrebbe tarpare anche le sue ali.
Rincorre la figlia che si allontana veloce e per un attimo ricorda di averle fatto un regalo per il diploma.. tradizione o forse semplice convenzione a tratti torna a gestire la mente di Serafina, negli ingranaggi sottili che fomentano il suo dolore e una nostalgia mitizzata.
Scoprire il tradimento del marito costituirà motivo di salvezza per la donna… “devo sapere, devo sapere” urla al parroco, simbolo odioso di un conformismo generalizzato.
Alvaro (Paolo Giovannucci) piomba in casa sua in tutta la sua scompigliata e comica umanità. È goffo ma le sue parole e i suoi modi le restituiscono in modo prepotente il sorriso e la vita.
È il mandolino, con le musiche di Luca Pirozzi, il protagonista delle sere trascorse insieme sotto le stelle.. Alvaro le prende il cuore e lo “libera dall’urna cineraria nella quale era rinchiuso”… è “l’uomo del presente” e non smetterà mai di ricordarglielo.
Ilaria Della Croce |
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