| Ecuba: la tragedia di una madre sconfitta, la cui vendetta perpetua il trionfo del potere avido e assassino |
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| Oltrecultura: Recensioni Prosa | |
| Autore: Tonia Barone | |
| venerdì 12 marzo 2010 11:28 | |
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La parola poetica può attraverso la sonorità e il suo significante riportarci ai sentimenti più intimi, alle emozioni affastellate, al sentimento del dolore e dell’orrore che si annullano e svaniscono per lasciare spazio all’indifferenza.
Il teatro propone le essenze del dolore ed Ecuba di Euripide non si sottrae ad evidenziare il dramma di una donna/madre che assiste alla morte di tutti i suoi figli, in tutte le forme: dal combattimento eroico al sacrificio al tradimento, alla perdita del marito, alla perdita della libertà personale e della ricchezza.
Una donna che lotta perché gli avvenimenti a lei avversi non si avverino, e quando deve soccombere ad essi diviene una feroce assassina.
Ecuba in scena al Teatro Mercadante di Napoli dal 3 al 14 marzo 2010, produzione della compagnia Gli Ipocriti, vede la regia e l’adattamento del testo di Carlo Cerciello, che ha scelto di ambientarlo in una macelleria, le scene sono di Roberto Crea, luogo dove l’orrore della morte è consuetudine quotidiana che lascia spazio al cinismo.
Lo spettacolo aveva con successo debuttato al Napoli Teatro Festival Italia nel giugno 2009.
Cerciello parlando del testo afferma “Ecuba è un testo straordinariamente moderno, in cui accanto alla crudeltà spietata, tanto assimilabile a quella delle nostrane faide criminali, dove in nome dell’onore e dei vincoli parentali si può ottenere soddisfazione per il torto subito, trovano posto l’amore meraviglioso, assoluto di una madre e quelle richieste di pietà e giustizia disattese dalla consapevole sordità del potere, cui oggi siamo purtroppo abituati.”
Il ruolo di Ecuba ricoperto da Isa Danieli che ha sapientemente mostrato le emozioni di una madre/donna, in tutte le sue sfaccettature, esprimendolo in un luogo senza tempo, che sì prendeva l’aspetto esteriore di una macelleria, ma poteva essere il luogo intimo, più nascosto di una donna che lotta per la propria esistenza e per la conservazione della propria genia.
Isa Danieli domina la scena e le figure che la affiancano appaiono secondarie e a volte non capaci di confrontarsi con la sua personalità e con il personaggio della protagonsta.
Le sono compagni di avventura, nel mare del dramma, Franco Acampora (Polimestore), Fortunato Cerlino, (Agamennone) Ciro Damiano (Taltibio), Niko Mucci (Odisseo), Imma Villa (coro), Raffaele Ausiello (Polidoro), Caterina Pontrandolfo (Coro-ancella di Ecuba) , Autilia Ranieri (coro), Daniela Vitale (Polissena).
Apprezzabile la scelta di affidare agli stessi interpreti i ruoli dei figli di Ecuba e quelli di Polimestore, ombra dei primi nel momento dell'uccisione, come a volere unire in un'unica devastante violenza le vittime di un potere che gli adulti esercitano in nome della vendetta e dell'avidità.
L'adattamento testuale e la regia di Cerciello hanno voluto tratteggiare con spietatezza le figure degli achei, nei costumi da macellai e anche accentuando il cinismo nelle espressioni di questi personaggi; ciò ha contribuito a stagliare ancora maggiormente in primo piano il personaggio di Ecuba, loro vittima. Data la centralità nella scrittura euripidea e, soprattutto, stante la personalità della grande interprete, dobbiamo dire che non solo non sarebbe stato necessari, quanto, a tratti, il rimarcare i tratti achei al limite del sadismo, ci è parso un divaricare manicheamente e didascalicamente che ha sottratto unitarietà alla temperie scenica.
L'impianto scenografico di Roberto Crea mostra un ambiente da mattatoio, con un fondale riportante un gigantesco disegno di bovino con tanto di indicazione dei tagli di carne; Polissena e Polidoro saranno appesi a ganci e funi, legati per i piedi, come carne macellata. I costumi, da tragedia classica per i troiani e da macellai per gli achei, sono di Daniela Ciancio.
I video di Filippo Andreatta e le luci di Cesare Accetta creano l’ambientazione e la memoria dei luoghi e delle emozioni, accompagnano lo spettatore nello svolgimento degli avvenimenti, sottolineano il trascorrere del tempo narrativo.
Cerciello sottolinea un passo tratto da Ecuba “Vento, vento di mare, che rechi sul gonfio dell’acqua navi che rapide varcano muri d'acqua, dove, povera me, mi vuoi portare? Io, in un paese straniero,avrò il nome di schiava. In cambio dell'Asia che abbandono, avrò la stanza nuziale della morte, l'Europa” - recita il coro prigioniero, prossimo ad un viaggio verso la schiavitù o la morte, e ci pare di sentire le voci emigranti, ormai spente nei fondali del mare dell’indifferenza.”
Tonia Barone
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