Ma le donne no. Lilly Ledbetter, le veline e le altre Stampa
Oltrecultura: Recensioni Libri
Autore: Marisa Paladino   
sabato 06 marzo 2010 16:41

Correva l'anno 1959, esce Le italiane si confessano di Gabriella Parca e nella prefazione Cesare Zavattini scrive "L'Italia è ancora un grande harem".
Il libro suscitò grande scalpore in un paese attraversato da processi di modernizzazione. Era l'affresco di un universo femminile ricostruito attraverso le migliaia di lettere giunte da ogni parte d'Italia alla redazione di due settimanali dell'epoca, una sorta di impasse tra i modelli più spregiudicati di donne che venivano fuori dalle riviste, dal cinema e dalla televisione ed i modelli familiari e relazionali, ancora improntati ad una cultura patriarcale dove le autorità di padri, mariti, fratelli erano predominanti, senza possibilità di trasgressione, pena la riprovazione dentro e fuori la famiglia.
Cinquantanni appena, oggi tutto questo ha il sapore di archeologia sociale. L'Italia è profondamente cambiata. L'accelerazione è data dal movimento femminista dove sessualità e corpo femminile diventano temi politici, ma anche dalle leggi che affermano i diritti delle donne in tema di maternità, famiglia, rapporti tra i sessi e parità nel lavoro. L'uguaglianza sembrava cosa fatta, ma ciò non è vero se le più recenti spinte della UE e dei suoi organismi di pari opportunità sollecitano ancora politiche contro la discriminazione e gli ostacoli professionali che penalizzano le donne, la loro presenza nelle carriere direttive e nelle posizioni di vertice, come nella rappresentanza politica.
Per l'Italia tutto questo è ancora più reale. Corre l'anno 2010 ed una giornalista, che per oltre dieci anni ha raccolto ritagli di articoli che riguardano le donne, accortasi a dispetto di ogni propaganda o falsa convinzione che il panorama italiano è in arretramento, decide quasi ad esorcizzare il disagio di riorganizzare il materiale, raccontando queste esperienze e mettendo a confronto storie di donne, straniere e italiane, con l'intento di fare il punto della situazione.
Ma le donne no , Ed. Feltrinelli (2010, pp. 201, E. 14,00) è il libro in questione, scritto dalla giornalista Caterina Soffici, fino al 2008 responsabile delle pagine culturali del "Giornale", oggi free-lance scrive per "il Riformista" e "Vanity Fair" e collabora con Rai Due e Radio3. Il volume si avvale della forma narrativa per raccontare, in maniera documentata, casi più o meno noti che hanno coinvolto le donne. Viene fuori uno spaccato italiano non certo roseo, il sottotitolo "Come si vive nel paese più maschilista d'Europa" si commenta da solo. L'Italia profondamente cambiata, certo, è ancora terreno di discriminazioni retributive e di carriera, avanza l'offerta del corpo femminile in televisione e negli spot pubblicitari a rappresentare la mercificazione sessuale imperante, il fenomeno del "velinismo politico" e della donna-tangente negli scandali politico-affaristici è una triste realtà, nota e oramai sotto gli occhi di tutti. Il Paese è andato indietro e, peggio ancora, rimuove il problema convincendosi che non esiste.
Si scopre sempre più rassegnato, in generale, e le donne dirette interessate non lo sono da meno. In soffitta il femminismo storico, la questione femminile, la stagione del riformismo sui temi dei diritti civili, oggi il sistema è sempre più incapace di proporre giustizia ed eguaglianza sociale e sessuale. Le donne hanno creduto di avere la parità, oltre che nelle leggi anche sul campo, senza accorgersi che il processo culturale del cambiamento era lento, camminando hanno perso la voglia di confrontarsi, di intervenire e di reagire ai modelli imperanti.
Un'Italia che non può sperare in battaglie civili ed a grande valenza simbolica come quella di Lilly Ledbetter la nonnina dell'Alabama, testimonial della campagna di Barack Obama, che vinse una lunga e durissima battaglia legale contro la Goodyear per discriminazioni salariali ed il neoeletto presidente, mantenendo la promessa elettorale, firmerà la sua prima legge contro la discriminazione sul lavoro il Lilly Ledbetter Fair Pay Act dal nome dell'intrepida sostenitrice. Piuttosto un paese rassegnato ed in silenzio, con donne incapaci di fare valere i propri diritti, anche nelle aule giudiziarie, complici le ataviche difficoltà dei processi e la lentezza della giustizia, ma anche per paura di ritrovarsi da sole senza l'approvazione ed il consenso.
La realtà non è rassicurante ed il libro non la nasconde, anzi. Leggerlo è come scorrere le pagine di una quotidianità, che non risparmia scandali attesi o annunciati, dietro i riflettori e fuori dalla ribalta un paese reale che annaspa, con dati di disoccupazione femminile crescente, di discriminazioni sul lavoro, di tutele che si restringono, di poco sostegno alla maternità vista ancora come poco conciliabile con il lavoro.
Meraviglia allora il modello di società childfree, una popolazione in aumento che non desidera e non progetta di avere figli? Meraviglia che un fotografo in Italia da vent'anni si batta inascoltato contro la pubblicità sessista e contro il cattivo uso del corpo della donna nella cartellonistica pubblica? Ico Gasparri il fotografo in questione, lo stesso che a Londra non è riuscito in ben dieci giorni a trovare un cartellone pubblico che avesse le stesse smanie d'ispirazione. E ancora, meraviglia che si riproponga il teorema antico della difficile conciliazione tra lavoro e maternità, o l'arcaismo patriarcale della donna considerata "santa o puttana"?
Analisi spietata e lucida, poco indulgente con il velinismo politico, la dittatura della bellezza di immagini, corpi e donne oggetto o quelle culture di retroguardia che sospingono la donna indietro nei ruoli più tradizionalisti, dal taglio giornalistico scorrevole e avvincente.
La conclusione è che occorrono nuove categorie di libertà e di tutela delle posizioni, che possono essere garantite soltanto dalle leggi, in quanto cultura e leggi sono reciprocamente indispensabili, infatti la società spinge per i cambiamenti ed il legislatore recepisce, all'inverso le leggi si affermano tutelando le azioni di donne e uomini.
L'autrice proprio attraverso le esperienze narrate immagina leggi che si adeguino alle nuove situazioni, ne propone cinque a garanzia delle quote rosa, del part-time sul lavoro, della paternità estendendo ai padri l'astensione obbligatoria dal lavoro, del divieto delle immagini sessiste nei media e l'inasprimento della pena, fino all'ergastolo, per lo stupro.
Forse una lettura amara e poco festosa, a ridosso della Festa delle donne scolorita nel consumismo e senza spirito di rivendicazione, ma rivolta a quanti hanno voglia di riflettere, e desiderano una società migliore in nome di un destino comune che vede uniti donne ed uomini. Un invito a non perdere le speranze, nonostante tutto, perché un mondo diverso è possibile, e la tenacia della nonnina dell'Alabama ne è una testimonianza.
Marisa Paladino