| Uto Ughi e la Filarmonica di Belgrado al Ravello Festival in un appassionante concerto |
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| Oltrecultura: Recensioni Musica - Sinfonica | |
| Autore: Rosanna Di Giuseppe | |
| lunedì 26 luglio 2010 12:35 | |
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Un tempo dispettoso ha impedito all’Orchestra Filarmonica di Belgrado, ospite a Ravello sabato 24 luglio 2010, sul Belvedere di Villa Rufolo, di suonare la Sinfonia n.4 in Fa minore di Caikovskij prevista per la seconda parte del concerto.
Un’improvvisa pioggia ne ha costretto infatti l’interruzione soprattutto per tema di danneggiare gli strumenti.
All’interno del RavelloFestival 2010 incentrato sul tema della Follia, il concerto di sabato ha visto quali protagonisti questa ottima orchestra che, tornata sui palcoscenici internazionali dopo la guerra degli anni Novanta, ha scritturato tra i suoi componenti anche giovani musicisti provenienti da altri paesi europei, il grande violinista Uto Ughi e, alla guida dell’orchestra, il canadese Michel Brousseau.
Splendida atmosfera ha creato il complesso orchestrale con un suono raccolto, intimo che ha caratterizzato l’esordio del Preludio al terzo atto de I Maestri cantori di Norimberga con quel leitmotiv della Follia stagliato in primo piano.
Al Preludio sono stati abbinati altri due brevi brani strumentali dell’Atto III: la Danza degli Apprendisti e L’entrata dei Maestri Cantori , eseguiti con la giusta vivacità e solennità.
Lo spunto per il collegamento al tema della Follia per i successivi brani proposti, il Concerto per violino in Re magg. op.35 di Caikovskij e appunto la IV Sinfonia in re minore, è l’affermazione del musicista nella lettera scritta alla signora von Meck nel periodo di composizione del Concerto per violino (1876), quando in seguito al fallimento del suo matrimonio così le scriveva: “Ho attraversato momenti di follia durante i quali la mia mente era piena di un tale odio verso la mia sfortunata moglie che ho desiderato strangolarla”. Uto Ughi in forma smagliante ha affrontato con grande disinvoltura e slancio il tema del Primo movimento affidato al suono caldo del suo Guarneri del Gesù del 1744, alternando virtuosismo a eloquenza espressiva nel dialogo con l’orchestra, che di volta in volta riafferma il tema o aggiunge elementi nuovi in un’intensificazione struggente del discorso sonoro.
Quindi l’intimismo malinconico della melodia russa del Secondo movimento in un perfetto equilibrio tra strumento solista e orchestra, che Brousseau ha condotto con cura e attenzione ai dettagli, bello l’a solo del flauto traverso, raggiungendo sonorità stratificate che si perdono nell’etere, prima dell’estrema ultima intensa cantabilità.
Lo scatto del Finale ci ha restituito alla brillantezza e a un’esuberanza contadina con forti sentori folclorici. Scroscianti applausi hanno concluso la prima parte della serata ottenendo un bis dal solista, la “Paganiniana” su celebri temi di opere di Paganini, quando, appena attaccato il tema del Capriccio n.24 , è giunta la pioggia.
Al termine di questa, saltata in ogni caso la seconda parte del programma, con rammarico il pubblico ha ripreso i suoi posti per ascoltare almeno l’ultima esibizione del maestro Ughi che con grande disponibilità, simpatia e comunicativa si è prestato ad intrattenere ancora un po’ gli spettatori, mostrandoci i suoi due splendidi violini, il Guarneri che avevamo appena ascoltato e un magnifico Stradivari del 1701, illustrandone le qualità e le differenze timbriche con esempi sonori, fino a far comprendere la qualità del suono e del colore dell’uno e dell’altro, più scuro e profondo il Guarneri, più luminoso e limpido lo Stradivari.
Quest’ultimo avvicinabile all’arte di Raffaello o Bellini, l’altro a quella di Caravaggio o Rembrandt e quindi più idoneo al romanticismo della musica di Caikovskij, così ha efficacemente spiegato il maestro.
Ha quindi ripreso la Fantasia interrotta lasciandoci alla certezza di una grande arte.
Rosanna Di Giuseppe
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