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La Fille du régimentdi Gaetano Donizetti (1797-1848) libretto di Jean-François-Alfred Bayard e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges Opéra-comique in tre atti Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 11 febbraio 1840
Donizetti
lavorava freneticamente a Parigi, tuttavia sul finire
degli anni '30 non aveva ancora dato alle scene un'
Opéra in francese, non a caso trasformò il Poliuto in
Les Martyrs , ma la prima vera opera francese, che
poi avrebbe subito il processo inverso di
italianizzazione, fu La Fille du régiment. La coerenza della costruzione drammaturgica non è ineccepibile, ma la qualità delle invenzioni melodiche è eccellente e la contrapposizione tra cantabilità sentimentale e scansione marziale viene utilizzata ora con finalità umoristiche ora per esaltare la tornitura del belcantismo. Non si trova una precisa fonte letteraria per la Fille, si tratta di una tipica storia da romanzetto popolare; Donizetti aveva accettato l'incarico in attesa che si definissero alcune controversie interne e con il Teatro dell' Opera, quindi non selezionò con particolare severità il soggetto per il libretto. Il primo atto è
intriso di sentimento antifrancese e indubbiamente
l'impatto iniziale non può non creare qualche disappunto
che riesce a divenire passeggero solo in virtù dello
sviluppo assai leggiadro della trama, della
riabilitazione della "banda di briganti" e del lieto
fine trionfale. L'espediente della lezione di canto per sottolineare l'evoluzione stilistica che l'opera intende esibire era stato già adoperato (uno per tutti da Rossini), ma ne La Fille du Régiment Donizetti interseca il contrapporsi di stili musicali, di vecchie e nuove convenzioni , di borghesia e aristocrazia e di spontaneo candore giovanile e ponderata saggezza dell'età matura. Le arie sentimentali abbondano poiché non sono supportate unicamente dall'amore tra i due giovani, ma si alimentano anche del conflitto interiore della Marchesa tra l'assecondare l'amore della figlia e l'obbligarla a tenere fede alla promessa che la legherebbe ad un uomo ricco che le assicurerebbe un avvenire agiato. La saggezza che la Marchesa rivela nel finale dell'opera conclude un percorso che inizialmente ce la mostra quasi ridicola, attanagliata dalle sue paure, boriosa, classista e antifrancese, serve a dare maggiore valenza proprio alla riabilitazione del popolo transalpino, sancita dal canto patriottico. Si tratta, altresì, di una parziale rivalutazione di una classe aristocratica che, nell' Opéra-Comique vuole essere l'immagine della politica del secondo Impero francese, che in quegli anni attraversava la prima fase caratterizzata da autoritarismo e nazionalismo. Sembra quasi che l'opera voglia accreditare l'esercito, e per estensione, l'autorità imperiale, di una cordialità che di certo la realtà faticava a palesare tra soffocazione di piccole e grandi sommosse e coscrizioni obbligatorie che spopolavano le contrade rurali di Francia.
Breve trama dell'opera
Atto primo . In un villaggio del Tirolo (che diventerà la Svizzera nella versione italiana). La Marchesa di Berckenfield e il suo intendente Hortensius, in viaggio, si trovano coinvolti in un'azione bellica. La nobildonna non ha grande stima dei francesi e considera il loro esercito "una banda di briganti" e teme persino per il proprio "onore di donna". Sopraggiunge il sergente Sulpice e poco dopo la giovane Marie, vivandiera che è stata allevata dai soldati come se fosse una figlia. La ragazza ha acquisito i modi di un militare e persino la sua femminilità sembra essere imprigionata come da una divisa. Marie confessa a Sulpice che si sente attratta da Tonio, un giovanotto tirolese, al quale è debitrice della vita e racconta a tutti le gesta eroiche del ragazzo che nel frattempo era stato fatto prigioniero perchè si aggirava furtivamente intorno all'accampamento. Ascoltando Marie, i "commilitoni" liberano Tonio. Viene organizzata una festa e, restati soli, i due giovani si dichiarano il loro amore; la marchesa cerca di ottenere da Sulpice una protezione per proseguire il viaggio e, durante il colloquio l'ufficiale scopre che la donna conosceva il defunto capitano Roberto, padre di Marie, la quale è l’unica erede dei Berckenfield, che la marchesa, che si qualifica come sua zia, crede morta. Marie entra in scena con modi camerateschi, e subentra il reggimento che intona il "rataplan"; Tonio, per potere sposare Marie si è arruolato, il giovane canta ("Pour mon âme") , un'aria di grande virtuosismo ricca di do sovracuti. Marie, però, deve abbandonare l'esercito per seguire la Marchesa e canta una romanza di grande espressività ("Il faut partir, mes bons compagnons d’armes"/"Convien partir, o miei compagni d’arme"), in stile quasi belliniano. Atto secondo . La scena si apre nel castello della marchesa, Sulpice è ospite della nobildonna perchè è stato ferito in battaglia e assiste alla lezione di canto di Marie, che la marchesa accompagna maldestramente al cembalo. Marie deve imparare un'aria del maestro "Fettuccini" (in italiano "Caffariello"), ma Sulpice continua a canticchiare marce militari. Un bel contrasto tra canto fiorito sentimentale e stile marziale. Alla fine la ragazza si unisce al canto di Sulpice che rappresenta per lei la nostalgia del passato, che rimasta sola le fa cantare "Salut à la France", una specie di inno della Francia del Secondo Impero e che nella versione italiana diviene "Di gioia bramata". Sopraggiunge il reggimento e Marie e Tonio sono insieme e insieme con Sulpice cantano un allegro terzetto ("Tous les trois réunis"/"Stretti insiem tutti tre"). Tonio non può vivere senza Marie ("Pour me rapprocher de Marie" nella sola versione francese); la marchesa si trova costretta a rivelare il suo segreto: Marie è sua figlia. Ella è promessa in sposa al duca di Krakenthorp. Marie è disposta ad ubbidire, ma mentre si svolge la cerimonia nuziale irrompono i soldati per assicurarle un avvenire onorato. Marie accetta di ubbidire, ma la cerimonia è interrotta dai soldati, guidati da Tonio. La marchesa si rende conto che non può opporsi alla felicità della figlia e acconsente al matrimonio di Marie con Tonio. |
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