Lo schiaccianoci

Musica di Piotr Ilich Ciaikovskij(1840-1893)

di Tonia Barone

 

 

“Lo Schiaccianoci” un balletto, tratto dal racconto Schiaccianoci e il Re dei topi di E.T.A. Hoffmann, nato alla fine dell’ottocento per volontà del direttore dei Teatri Imperiali principe Vsevolojskij che lo propose a Petipa e Ciakovskij.

Petipa e Ciakovskij, reduci dal successo de La bella Addormentata tratto dalle favole di Perrault, cercavano un nuovo tema per poter collaborare ad una nuova produzione che incontrasse lo stesso favore del pubblico e, non ravvisavano in questo racconto elementi che potessero mettere in risalto le doti tecniche dei primi ballerini attraverso la creazione di un pas de deux. Grazie alle sollecitazione del principe Vsevolojskij il balletto andò in scena per la prima volta il 5 dicembre 1892. Le coreografie furono affidate completamente a Ivanov, collaboratore di Petipa, la cui bravura coreografica fu sempre offuscata dalla figura predominante di Petipa. Petipa ne scrisse solo il libretto poiché lo considerava un balletto che non poteva raggiungere il successo del precedente nonostante si fosse riproposta la collaborazione e Ciakovskij ne aveva composto le musiche  che sottolineano l’aspetto favolistico del racconto piuttosto che una lettura legata all’immaginario e alle paure dell’infanzia che si affaccia alle soglie dell’adolescenza.

Infatti il balletto, rispetto al racconto originario, non pone l’accento sulle paure dei bambini, né sulla paura di divenire adulti, ma si concentra principalmente sulla parte favolistica, sull’aspetto festoso.

Sia il primo che il secondo atto sono ambientati in una festa in ambito familiare: nel primo racchiusa nell’ambito della tradizione nordica del 24 dicembre di ritrovarsi sotto il grande abete addobbato per distribuire i regali ai bambini e festeggiare con gli amici, nel secondo presso la corte della Fata Confetto il regno dei dolciumi e delle delizie dal sapore esotico e dissimile dal quotidiano. 

Anche la scenografia, che la tradizione ha mantenuto pressoché costante, ha colori forti dalla tonalità scura per l’interno della casa per trasformarsi in colori chiari e squillanti per il regno dei dolciumi.

La coreografia di Ivanov ci è giunta grazie alle trascrizioni di Sergueev e le attuali si ispirano ad essa, soprattutto quelle legate alla trama tradizionale. La coreografia ha la capacità di lasciare spazio ai bambini nel primo atto che ne sono i veri protagonisti: la marcia dei regali, il galop, e le scorribande tra maschi e femmine, interventi nella danza di parenti, la possibilità di esprimere il proprio stupore per le bambole meccaniche presentate dall’orologiaio Drosselmeyer. L’invenzione dinamica, esilarante e paurosa della battaglia tra i giocattoli e i topi, la freschezza dei pas de deux e soprattutto di quello della Fata Confetto.

La figura centrale e ambigua di Drosselmeyer, colui che crea bambole che si muovono, che anima il sogno di Clara, che ama i bambini ma li introduce in un mondo “magico” dove l’immaginazione può divenire realtà. Un personaggio che nelle differenti versioni coreografiche ha ampliato il suo ruolo divenendo l’artefice del passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza di Clara.

Clara una ragazzina che non vuole abbandonare l’età infantile e il mondo dei balocchi, ma il suo immaginario la conduce verso l’adolescenza.

Una coreografia simbolo di una grande festa, apparentemente semplice e lineare che trasporta anche il pubblico in un’atmosfera festosa. Sia per la tematica che per la modalità ha conservato il clima festoso: un balletto che viene riproposto in tutti i teatri del mondo nel periodo natalizio che avvicina adulti e bambini al mondo del balletto classico.

Trama

I° atto

Nella casa del borgomastro Stalbaum, giungono parenti e amici per festeggiare l’arrivo del Natale. Grandi e piccini si ritrovano intorno al grande albero addobbato a festa, distribuendo i doni ai piccoli. Giunge l’orologia-mago Drosselmeyer che porta nuovi doni: due bambole meccaniche (Arlecchino e Colombina) e un regalo per la piccola Clara (figlia di Stalbaum) un pupazzo Schiaccianoci di cui narra la storia. Il fratello di Clara Fritz, invidioso per le attenzioni che la sorella dedica al nuovo giocattolo, decide di sottrarglielo ma, nella disputa si rompe. Drosselmeyer lo ripara subito e chiede a Clara di riporlo in un posto sicuro. La festa riprende sino ai saluti. La piccola Clara si addormenta nel salone ai piedi del grande albero che magicamente si ingrandisce e i giocattoli si animano per volontà di Drosselmeyer.

Il sonno di Clara è disturbato da una battaglia: i topi comandati dal loro re attaccano i giocattoli che resistono guidati dallo Schiaccianoci. La battaglia sta per concludersi con la vittoria del re dei topi che ha ferito a morte lo Schiaccianoci quando Clara (in altre versioni la luce di una candela datale da Drosselmeyer) lancia una sua pantofola che colpisce il re dei topi e può salvare il suo pupazzo/principe.

La trasformazione della notte è compiuta, l’albero sfonda le pareti dell’angusta casa, i fiocchi di neve e gli angeli conducono Clara e Schiaccianoci su di una slitta in un mondo fatato.

 II° Atto

Clara e Schiaccianoci giungono nel regno della Fata Confetto dove il povero Schiaccianoci narra la sua dolorosa storia e come Clara lo abbia salvato. Per i due giovani viene imbandita una festa meravigliosa: pastorelle di marzapane, tè, caffè, bastoncini di zucchero, tutte le meraviglie del palato giunte dalle terre lontane, sino ai fiori canditi. L’elemento centrale del divertissement è il pas de duex della Fata Confetto con il suo Principe, leggero e brioso, lineare, dove le doti tecniche dei protagonisti sono esaltate in un clima serena felicità. Apoteosi finale.

Clara si risveglia nel salone delle feste e controlla che lo Schiaccianoci sia al suo posto. 

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