Macbeth
Musica di
Giuseppe Verdi (1813-1901)
libretto di Francesco Maria Piave, da Shakespeare
Melodramma in quattro parti
Prima rappresentazione: Firenze, Teatro della Pergola, 14 marzo 1847
seconda versione: Parigi, Théâtre Lyrique, 19 aprile 1
Il rapporto di Giuseppe Verdi con il bardo britannico nasce nell’adolescenza del Maestro ma, probabilmente egli nutre un timore reverenziale nei confronti del poeta e, aggiungiamo, non confida molto nella possibilità che i librettisti del tempo riescano a trasporre in versi musicabili quel senso vivido della tragedia di cui è intrisa gran parte dell’opera shakespeariana e che, un po’ approssimativamente, Verdi definisce “verismo”.
“Shakespeare è il mio poeta preferito. I suoi libri sono sempre stati sul mio comodino e sulla mia scrivania (…) non potrò mai confrontarmi con lui ! Il grande maestro dell’animo umano ! (…) Shakespeare era verista , pur non sapendolo”.
Queste entusiastiche parole del Maestro italiano valgono a farci comprendere quale fosse la considerazione che egli nutrisse per il poeta di Stratford.
Nel primo ‘800 molti compositori italiani si erano rivolti a Shakespeare per i libretti dei loro melodrammi, basti pensare a Bellini ( I Capuleti e i Montecchi) a Zingarelli e Vaccai (Giulietta e Romeo) e Rossini (Otello), tuttavia essi avevano colto e sottolineato gli aspetti sentimentali di opere “italiane” per ambientazione e per espressività.
Macbeth è una tragedia anglosassone che tratta una vicenda ambientata in quelle terre e riguardante lotte di potere per il regno di Scozia.
Anche in questo vi erano stati, è vero, precedenti illustri nel melodramma nostrano come “Elisabetta Regina d’Inghilterra” di Rossini e “Lucia di Lammermoor” di Donizetti, ma anche in questi esempi l’aspetto passionale assume funzione italianizzante e risulta assolutamente prevalente sull’ambientazione storico-geografica.
L’elemento soprannaturale, magico, fino a quel momento, era stato adoperato con finalità burlesche, comiche o era rimasto confinato nell’ambito del fiabesco; il romanticismo tedesco, viceversa, proprio negli anni in cui Verdi meditava su Shakespeare, con Wagner, ma anche con Weber, andava scoprendo il filone della magia, della superstizione per colmare quel vuoto culturale lasciato dalla privazione di un “rinascimento” germanico prodotto dalla Riforma di Lutero, e che rappresentava una condizione frustrante per gli intellettuali mitteleuropei.
Macbeth venne rappresentato per la prima volta e nella sua stesura primitiva, il 14 marzo 1847 al Teatro della Pergola di Firenze.
Verdi era reduce da un periodo di grave crisi durato circa un anno, nel corso del quale il musicista stato costretto dai medici alla totale inattività; durante la convalescenza è verosimile che sia andato maturando il progetto di musicare Macbeth.
Nell’autunno del 1846 venne assegnato
il compito di realizzare il libretto a Francesco Maria Piave.
Il rapporto tra il musicista e il librettista fu molto turbolento:
“Se non ti sbrighi, ti taglierò i coglioni, e così potrai cantare tu stesso la parte di Lady Macbeth!”
Sarà per le vivaci pressioni del Maestro o per l'ansia di liberarsi di un impegno forse non gradito, nei primi di gennaio del 1847 il Piave completò frettolosamente il libretto e il lavoro recava molti segni della premura e di una certa disaffezione per il soggetto.
Nonostante le imperfezioni del testo, Verdi si gettò con tutte le energie nell’orchestrazione della partitura, che nel volgere di un mese era pronta per le scene e per la stampa.
La trama, tra vaticini e superstizioni, narra di una donna malvagia e ambiziosa Lady Macbeth che spinge il marito, Macbeth, al regicidio di Duncano per impossessarsi del regno, ma le streghe predicono che l’usurpatore sarà invincibile finché la foresta non avanzerà verso di lui e che nessun "uomo nato da donna" potrà vincerlo, ma che la stirpe di Banco, che egli farà assassinare, regnerà.
Accadrà, infatti che Macduff, non nato ma estratto dal ventre materno, ucciderà Macbeth e il figlio di Banco, Malcolm, diventerà re di Scozia, mentre Lady Macbeth, nel frattempo, sarà morta dopo aver smarrito la ragione e sarà divenuta sonnambula ripetendo ossessivamente l’atto di lavarsi le mani lorde del sangue dell’omicidio.
Il ruolo di Macbeth fu affidato a Felice Varesi, un baritono di grandi mezzi scenici, espressamente richiesto da Verdi nonostante egli riconoscesse il cantante come “propenso alla stonatura, ma questo non importa, perchè quasi tutta la parte sarà declamata e in questo egli è molto bravo”.
Quanto a Lady Macbeth, Verdi espresse una preferenza non lusinghiera per la prescelta: “Voglio una Lady Macbeth brutta e cattiva (...) una voce aspra, soffocante, acuta (...) vorrei che la voce di Lady Macbeth fosse qualcosa di diabolico !”.
Chissà se Marianna Barbieri-Nini sia mai venuta a conoscenza dei criteri che condussero alla sua scelta per il ruolo, fatto sta che ella era descritta come “piccola, grassa, con una testa due volte più grossa del normale (...) e una faccia fatta a posta per risultare antipatica”.
La versione che oggi viene correntemente eseguita è quella del 1865 di Parigi, per la quale Verdi si avvalse della revisione testuale di Andrea Maffei. Su invito dell’impresario Scudier, Verdi introdusse un balletto secondo le consuetudini del Grand Opèra e aggiunse l’aria “La luce langue” per Lady Macbeth e il duetto tra i protagonisti ”Ora di morte”,
La versione così rivista andò in scena il 21 aprile del 1865 al Theatre Lyrique di Parigi, dove non riscosse il successo sperato.
Negli anni seguenti Macbeth conquistò un ruolo di primo piano nei cartelloni dei maggiori teatri del mondo e nelle preferenze degli estimatori verdiani.
Trama in breve
Atto primo . Scozia. Le streghe riunite in tre crocchi parlano dei sortilegi (coro “Che faceste? Dite su”). Sopraggiungono Macbeth e Banco, generali dell’esercito del re Duncano. Le streghe vaticinano Macbeth sire di Glamis, sire di Cawdor e re di Scozia. Macbeth trema e Banco, chiede cosa la sorte riservi a lui: sarà meno di Macbeth ma di lui maggiore, più felice e genitore di un re.
Immediatamente i messaggeri del re annunciano a Macbeth che questi è stato eletto sire di Cawdor. Banco raggela all'idea che le streghe abbiano detto il vero e in Macbeth si fa largo l'ambizione e io senso della morte (duetto “Due vaticini compiuti or sono”). Nel castello di Macbeth, Lady Macbeth apprende da una lettera del vaticinio delle streghe. Lady Macbeth teme che il marito non possegga la necessaria determinazione per condurre a termine l'impresa dell'ascesa al trono e progetta di infiammare l'animo di Lord Macbeth per istigarlo all’assassinio del re Duncano (“Vieni, t’affretta”) che trascorrerà la notte al castello di Macbeth.
Lady Macbeth invoca le furie dell'inferno affinché spingano il marito a compiere il regicidio (“Or tutte sorgete o furie infernali”). Macbeth manifesta tormenti di coscienza e gli si presenta la visione di un pugnale insanguinato, ma agisce, entra nella stanza del re e lo uccide. Lady Macbeth entra nella stanza di Duncano, ne raccoglie il sangue con cui macchierà le guardie e disporrà accanto a loro il pugnale perchè esse vengano accusate.: Macbeth è sempre più tormentato (“Fatal mia donna, un murmure”). È l'alba, Macduff scopre Duncano morto mentre Banco racconta di aver sentito sordi lamenti di morte (“Oh qual orrenda notte”). Alle grida di orrore di Macduff tutti accorrono: il re Duncano è stato tradito e ucciso.
Atto secondo . Macbeth ora teme il vaticinio fatto a Banco: «non re ma di monarchi genitore», decide, perciò, di uccidere Banco e il figlio Fleanzio. Lady Macbeth ancora una volta istiga il marito (“Trionfai, securi alfine”). Nel parco del castello un gruppo di sicari si riunisce per attaccare Banco e suo figlio, che sembrano percepire oscuri presentimenti (“Come dal ciel precipita”). Banco muore ma Fleanzio sfugge all'agguato. Nel castello di Macbeth, frattanto, attorno ad una tavola imbandita, dame e cavalieri salutano Macbeth , che brinda in onore della moglie (“Si colmi il calice”); irrompe un sicario insanguinato. Macbeth va in delirio e immagina il fantasma dell'amicoi, mentre Lady Macbeth cerca di riportare alla ragione il marito.Macbeth ritorna in sé, il banchetto riprende,riapparee l’ombra di Banco: Lady Macbeth accusa il marito di vigliaccheria.
Atto terzo . In una caverna, un calderone bolle, le streghe preparano una pozione (coro “Tre volte miagola”). Macbeth torna ad interrogarle e le streghe evocano tre apparizioni. La prima, una testa coperta d’elmo, dice a Macbeth di guardarsi da Macduff; la seconda, un fanciullo che gli dice che nessun nato di donna gli potrà nuocere; la terza presenta un fanciullo coronato che porta un ramoscello, dichiara Macbeth invincibile fino a quando non vedrà la foresta di Birnam muoversi. Sfila poi la stirpe di Banco che regnerà.
Macbeth sviene. Le streghe invitano gli spiriti a ridestare il re. Macbeth rinviene e incita se stesso ad accrescere il proprio potere (“Vada in fiamme, e in polve cada”).
Atto quarto . Ai confini tra Scozia e Inghilterra, i profughi scozzesi piangono le sorti della patria in mano a un tiranno che la insanguina (“Patria oppressa”). L’ultimo crimine commissionato da Macbeth è i quello dei figli e della moglie di Macduff, il quale ne piange le sorti (“Ah, la paterna mano”). Malcolm, alla testa dei soldati inglesi, invita tutti a prendere un ramo e ad avanzare mimetizzati dietro a esso, mentre insieme a Macduff incita alla rivolta contro il tiranno (“La patria tradita”). Nel castello, intanto, Lady Macbeth è colta da sonnambulismo: la dama e il medico la vegliano e assistono a un rituale che si ripete uguale: Lady Macbeth si sveglia e rievoca l’assassinio di Duncano, di Banco, di Macduff; e cerca nevroticamente di pulirsi le mani dal sangue(“Una macchia... è qui tuttora”). Le truppe nemiche assediano il castello di Macbeth, il quale si fa forza nel non temere nulla in quanto le streghe hanno vaticinato che nessun nato di donna gli può nuocere, ma è conscio che nessuno onorerà la sua memoria (“Pietà, rispetto, amore”). Rimane immobile apprendendo della morte di Lady Macbeth, ma quando viene a conoscenza che la foresta di Birnam si muove grida al tradimento e, impugnati spada e pugnale, fronteggia Macduff, il quale gli rivela di non essere nato da ventre di donna ma di esservi stato tolto al quale rammenta il presagio delle streghe. Vacilla quando Macduff gli dice di non essere nato da donna ma di essere stato tolto dal seno materno. Ferito a morte Macbeth spira (“Mal per me che m’affidai”).