Tristan und Isolde

di Richard Wagner(1813-1883)

prima rappresentazione Hoftheater di Monaco, 10 giugno 1865

 

 

 

 

La leggenda di Tristano  fa la sua comparsa ufficiale in letteratura  nel XII secolo nel poema cavalleresco di Goffredo di Strasburgo, iniziato nel 1210 e rimasto incompiuto, e nell’opera dell’anglo-normanno Thomas (troviere,romanziere e probabilmente chierico, vissuto alla corte di Enrico II Plantageneto), che narra la leggenda bretone di Tristano e Isotta.

Mentre in Thomas l’amore è vissuto come resa al fato, nel poema di Goffredo il sentimento è piuttosto una scelta ideale, pur nella consapevolezza dell’ineludibile tragica conclusione.

Tristano nel ciclo dei romanzi medioevali della "Tavola Rotonda", per esattezza nel  "Roman de Tristan", è un eroico cavaliere, “vittima” del filtro d’amore  che lo lega a Isotta e ucciso in duello da suo zio, Marco di Cornovaglia,  marito di Isotta .

Ci è pervenuta inoltre una versione  della fine del XII secolo del poeta normanno Béroul, meno cortigiana e più popolare, ma non dissimile nella trama.

 Nel V canto dell’Inferno, Dante  ci presenta, tra i lussuriosi,  Tristano insieme a Paride, e i due precedono, non casualmente Paolo e Francesca.

 
 
Vedi Parìs, Tristano; e più di mille
ombre mostrommi e nominommi a dito,
ch'amor di nostra vita dipartille.
Poscia ch'io ebbi il mio dottore udito
nomar le donne antiche e ' cavalieri,
pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

Gianni Ferracuti (Excalibur, 1978) affronta il problema delle fonti tristaniane e vi conferisce ordine sistematico; egli osserva che nel Roman de Tristan il protagonista eponimo appare dapprima come un eroe, poi come personaggio di un romanzo di fantasia in cui gli  elementi simbolici vengono stemperati; probabilmente la versione romanzata si rifà a storie narrate da trovieri e metabolizzate in  rielaborazioni tramandate oralmente.

 Gli episodi rilevanti narrati nel Roman di Thomas sono tre: la vicenda dell'infanzia di Tristano, il combattimento contro Morholt e la conquista del diritto alla mano di Isotta grazie all'uccisione di un drago.

Tristano nasce dall'amore tra Rivalen e Blancheflor, sorella di re Marco, signore della Cornovaglia e dell'Inghilterra, ma sua madre muore nel metterlo al mondo e suo padre perde la vita  in battaglia ancora prima, e il regno viene usurpato dal suo assassino. Anni dopo, Tristano viene rapito da pirati norvegesi e condotto  nelle terre di Marco. Qui, dopo tre anni di prove e maturazione, Roald ne riconosce  l’  identità, Marco lo nomina cavaliere e lo arma per inviarlo nelle proprie terre che gli erano stata sottratte; lì  l’eroe uccide  l'usurpatore e restaura la monarchia legittima e abbatte  un drago. Restaurato l'ordine, lascia il potere nelle mani di Roald , vicario di Marco, e torna da suo zio, nel paese di là dal mare.

Marco assume le funzioni e le valenze di un Dio Padre, il cui Regno è al di là del mare ma la cui sovranità è universale; e, se non per questa valenza, perché i sassoni avrebbero dovuto riconoscere come sovrano e suprema autorità Marco, che  sassone non era?

Tristano prende su di sé il ruolo del restauratore della giustizia; egli  deve “attraversare le acque”  un Mar Rosso  simbolico, e non trascuriamo che  anche la barca è un simbolo di mezzo con cui raggiungere l’ Ade, di iniziazione e di resurrezione, l’orcio dei  miti irlandesi e celtici, il cesto di Mosè e di Romolo e Remo, la conchiglia di Venere o quella del pellegrinaggio a Santiago de Compostela.

Tristano lotta, oltre che contro l’usurpatore, contro un mostro, che esige un esoso, indebito, crudele  ed ignobile tributo, e qui la mitologia abbonda di antecedenti: Davide e Golia nella tradizione ebraico-cristiana,  Teseo e il Minotauro nell’antichità greca, ma anche S.Michele e il drago; nel medioevo, nel ciclo bretone, Artù contro Frollo; Parzifal combatte contro Orilus, sul cui scudo reca la propria insegna: un drago.

Vedremo poi come, in Wagner scomparirà questo pur importante episodio.

Ogni azione eroica è connessa con un premio: un regno o, nello schema medievale e poi fiabesco, una sposa, una principessa, come nei tornei cavallereschi.

Tristano combatte contro Morholt per liberare Marco da un pesante tributo: la consegna di trenta giovani ostaggi per ogni regno in suo possesso, poi uccide un drago che minaccia il regno d'Irlanda, e quest’impresa gli concederebbe il  diritto alla mano di Isotta.

Il premio però non può essere goduto a causa degli obblighi morali contratti e rafforzati proprio in virtù della precedente impresa di restaurazione, il racconto mitologico si trasforma in  romanzo d'amore.

Sempre Ferracuti ravvisa però che nella trasformazione  i simbolismi si sfocano cedendo il posto a costrutti eleganti e di sicuro effetto narrativo introdotti dagli autori, certamente ancor più di quanto, nel corso dei secoli, abbiano sovrastratificato le tradizioni orali.

La Trama in breve

Wagner compie un lavoro di distillazione, vale la pena riportare integralmente il riassunto che l’autore stesso ci regala a presentazione della propria opera:

Il fido vassallo aveva richiesto a nome del proprio re  la mano di Isotta, ch’egli stesso, senza  in cuor suo riconoscerlo, amava, e Isotta che lo seguitava  come sposa promessa del di lui re , era a sua volta terribilmente soggiogata dal pretendente per procura. Ma la Dea d’amore , ingelosita volle  vendicare l’oltraggio pravamente inflitto ai suoi diritti, mediante un equivoco ingegnoso, essa induce la giovane coppia a delibare il filtro che, secondo l’uso di quel tempo, la premurosa madre della sposa aveva distillato per infiammare d’amore il matrimonio regale, dettato dalla mera politica (la Dea scambia il filtro di morte che l’ancella avrebbe dovuto servire ai due per volere di Isotta con quello d’amore. ndr.); nell’ardore amoroso che il filtro ha acceso in loro, i due giovani riconoscono la passione, che, indissolubilmente, li lega. Si scatena il desiderio, la bramosia. la voluttà, la pena dell’amore, il mondo, la forza, la gloria, il fasto, la cavalleria, la fedeltà, l’amicizia, tutto si dilegua come un sogno evanescente; non sopravvive altro che il desiderio, lo struggimento, la brama insaziabile e sempre più impetuosa – lo spasimo, assetato e inestinguibile; unica ed estrema redenzione: la morte, la consunzione, la dissoluzione, il sonno perpetuo!

 

 

Atto primoIsotta (Isolde), principessa d’Irlanda, è in navigazione per raggiungere la Cornovaglia, dove andrà in sposa a re Marco (Marcke); Tristano (Tristan), nipote del re, la scorta.

Un marinaio canticchia una canzone allusiva e irridente, poco ripspettosa di Isolde e del suo destino di  regina (“Westwärts schweift der Blick”). Irritata la promessa sposa ordina all’ancella  Brangania (Brangäne) di condurre a lei Tristano, affinché venga a renderle omaggio prima dell’approdo. Nell’udire il nome di Isotta, Tristano ha un sussulto di emozione ma non può  abbandonare il timone che gli è affidato, incontrerà Isotta solo al momento dello sbarco, per recarla al re. Alle ripetute insistenze dell’ancella, Curnevaldo (Kurwenal) , scudiero di Tristano, risponde con sarcasmo che il suo  signore non rende omaggio a nessuno, e che  non è vassallo di colei che egli stesso reca in sposa al suo re.

Tristano , ha ucciso  Morold, l’eroe irlandese amato da Isotta, il quale rivendicava tributi da re Marcke (“Das sage sie der Frau Isold’”), perciò si sente un restauratore della giustizia.

Isotta, rimasta sola con la fida ancella racconta  che un giorno aveva soccorso  sulle rive d’Irlanda un uomo gravemente ferito che diceva di chiamarsi Tantris, ma che era in realtà Tristano, e di ciò ella era venuta a conoscenza confrontando il frammento di spada rinvenuto nella ferita mortale di Morold con l’arma del sedicente  Tantris, da lei curato e guarito con filtri magici nonostante il desiderio di vendetta, e poi riconoscendo, in Tantris ,Tristano, quando egli era tornato con la sua vera identità a reclamarla in sposa per re Marcke.

Tristan aveva ripagato la pietà con l’inganno, ora deve compiersi la vendetta;  Isolde ordina all’ancella di portare i filtri magici affidatile dalla madre e di preparare, per lei e per Tristan, una bevanda di morte. Il viaggio è alla fine, Isolde  fa  chiamare Tristan, che ora non potrà più negarsi; poi si congeda  da Brangäne, rinnovandole l’ordine del filtro di morte. All’eroe sopraggiunto ella ricorda con durezza la viltà e il tradimento; per espiare il passato propone di bere il calice della riconciliazione e dell’oblio. Tristan comprende che oblio significa morte, ma accetta. Porta la coppa alle labbra e beve. Isolde gliela strappa di mano e beve anche lei, voluttuosamente pronta a morire:. Ma  Brangäne, avendo compreso che il sentimento di Isolde più che di vendetta era di amore nato dalla pietà ma non coronabile per ragioni d’onore cavalleresco, ha sostituito il filtro di morte con quello di amore. I due si guardano estatici e in preda  al desiderio, e si abbandonano in un voluttuoso abbraccio,  mentre la nave approda e  re Marke  giunge con il suo seguito.

Atto secondo. Giardino  del castello di re Marcke. Mentre risuonano i corni della  caccia regale, Isolde attende con ansia l’arrivo di Tristan. Quando la torcia che è accesa verrà spenta Tristan saprà che la via è libera per raggiungere Isolde. Brangäne, teme che il cavaliere Melot, segretamente innamorato di Isolde, abbia teso la trappola di una falsa caccia per smascherarli,  Isolde non  se ne cura  e dà il segnale convenuto. Tristan si congiunge impetuosamente a  Isolde, incuranti del pericolo trascorrono avvinghiati l’intera notte e, nonostante gli ammonimenti dell’ancella  che vigila dall’alto di una torre, innalzano un solenne inno all’eternità dell’amore oltre la morte (“So stürben wir, um ungetrennt”).

D’improvviso Brangäne lancia un grido , Kurwennal irrompe per  avvertire Tristan del pericolo, ma , dietro di lui, giungono  Melot e re Marcke. Tristan  si rivolge invece a Isolde e le chiede se voglia seguirlo nel regno della notte. Isolde, congedandosi gli chiede di mostrarle la via. Melot, accecato dalla gelosia, si avventa con la spada contro Tristan, il quale dapprima lo sfida a duellare per poi, nel momento in cui Melot gli oppone la spada, lasciarsi trafiggere senza difendersi in segno di estrema espiazione.

Atto terzo. Giardino del castello di Tristan  in Bretagna, sul mare. Tristan giace ferito a morte, vegliato dal fedele Kurwenal. Un pastore suona sulla sua cornamusa un triste lamento. Al suono Tristan si risveglia, e inizia a delirare, a maledire la luce e persino Isolde che nella luce si trattiene, violando la promessa. A poco a poco l’esaltazione diviene cupa malinconia  fino a che  Tristan si abbandona sfinito sul suo giaciglio, la musica suonata dal pastore si fa festosa per annunciare l’approssimarsi della nave che reca Isolde. Tristan, nel benessere che precede la morte, va incontro all' amata e , appena è tra le sue braccia, muore. Isolde  si accascia svenuta sull'esanime  Tristan (“Ha, ich bin’s, süssester Freund”). Un nuovo annuncio di approdo;  Kurwenal pensa si tratti di un assalto, si  scaglia su Melot e lo uccide e, ferito a sua volta, muore accanto a Tristan. Re Marcke , che appreso dell’inganno del filtro era accorso per perdonare e benedire l’unione dei due sventurati, è inorridito ed è trafitto dal rimorso. Ormai , al re non resta che esprimere le ultime parole di profondo cordoglio (“Tot denn alles”), mentre  Isolde, fissando con crescente rapimento il volto dell’amato, intona il suo estremo canto d’amore e morte (“Mild und leise”). Poi, trasfigurata,  muore sul cadavere di Tristan.

 

Biografia di Richard Wagner 

 

 

 

1813

Nasce il 22 maggio a Lipsia. Il padre muore dopo sei mesi

1814

La madre sposa in seconde nozze l’attore, poeta e pittore Ludwig Geyer

1822

Si iscrive alla Kreutzschule di Dresda

1828

Torna a Lipsia dove frequenta il Nicolai Gymnasium e compone alcuni piccoli lavori teatrali

1829

Si avvicina (segretamente) alla musica grazie alle lezioni di armonia di Christian Gottlieb Müller e di violino di Robert Sipp.

1830

Dopo la Thomasschüle si iscrive all’università. Studia contrappunto  con Theodor Weinlig, anziano allievo di Padre Martini. Compone la Sonata n.1 per pianoforte.

1832

Compone i versi di  Die Hochzeit, e ne abbozza alcune parti musicali.

1833

Compone la Sinfonia in Do , che viene eseguita al Gewandhaus di Lipsia

1834

Conosce Minna (Christine Wilehlmine) con cui si reca a Magdeburgo dove diventa direttore musicale del teatro. Scrive il saggio  Die Deutsche Oper

1836

Sposa Minna, ma il matrimonio si rivela un fallimento fin dai primi mesi, costellato di tradimenti e frustrato da ristrettezze economiche.

1838

Compone il libretto di Rienzi e ne musica il primo atto.

1839

Fugge a Parigi e la perigliosa traversata in mare gli ispira i temi per Die Fliegende Holländer. Incontra Meyerbeer.

1840

Compone Faust-Ouverture. Si entusiasma per la Sinfonia Fantastica di Berlioz. Viene imprigionato per debiti.

1841

Completa  Die Fliegende Holländer che però verrà presentato col titolo di Le vaisseau fantôme.

1842

Ritorna in Germania. Inizia  Thannhäuser. A Dresda, la prima di Rienzi riscuote un grande successo.

1843

Die Fliegende Holländer debutta al teatro di corte di Sassonia. Intensa attività di direttore.

1844

Compone una musica funebre per la morte di Weber. Incontra Spontini con cui presto entra in collisione così come con Schumann

1845

Comincia a lavorare a Meistersinger von Nürnberg. Thannhäuser va in scena. Completa il libretto di Lohengrin

1848

Partecipa attivamente ai moti rivoluzionari di Dresda, affiggendo manifesti, scrivendo discorsi , ma anche costruendo bombe. Completa i versi per il Sigrfried  Tod, prima versione del Götterdämmerung.

1849

Collabora col giornale politico liberale Volksblätter e viene in contatto con Bakunin. Viene condannato come sovversivo. Scrive i saggi Die Revolution (La Rivoluzione) , Die Kunst und die Revolution e (L’arte e la rivoluzione) , Das kunstwerke de zukunft (L’opera d’arte dell’avvenire), dedicato a Feuerbach.

1850

Intensifica i rapporti con Liszt, il quale dirige a Wemar  la prima di Lohengrin. Scrive altri saggi tra cui: Oper und Drama,,  Kunst und Klima (Arte e clima), enuncia il  principio della  Gesamtkunstwerk  (opera d’arte totale) e dà alle stampe quel manifesto antisemita Das Juhdentum in der Musik (il giudaismo nella musica) che lo farà collocare tra i più radicali antisemiti e lo renderà inviso alla maggior parte degli intellettuali europei. Nietzsche compreso.

1852

Conosce a Zurigo, dove lavora attivamente come direttore,i coniugi  Wesendock e si innamora di Mathilde. Sul finire dell’anno compie i suoi primi due  viaggi in Italia, sul lago Maggiore prima e in Liguria, poi.

1854

Termina la composizione del Rheingold, inizia a lavorare a Die Walküre. Si infervora delle letture di Schopenhauer. Nasce l’idea di comporre Tristan und Isolde, dopo la lettura della saga rielaborata nel 1844 da  Hermann Kurtz.

1855

Raccoglie successi a Londra e completa  la partitura di Die Walküre

1856

Viene affascinato dal buddismo. Inizia a comporre il Siegfried.

1857

A Zurigo, interrompe la composizione del Siegfried per dedicarsi completamente a Tristan und Isolde. Realizza una bozza per il Parsifal.

1858

Compone i cosiddetti Wesendock-Lieder su versi di Mathilde Wesendock. Completa il primo atto di Tristan und Isolde . Si reca a Venezia

1860

Completa Tristan und Isolde, lascia Venezia per fuggire a Lucerna, pressato dalla polizia sassone. Napoleone III lo favorisce per allestire a Parigi Thannhäuser

1861

Thannhäuser viene accolto con indignazione a Parigi, Tristan und Isolde  dopo 2 mesi di tentativi  viene ritenuta ineseguibile a Vienna e abbandonata. I Wesendock lo invitano a Venezia dove riprende la composizione di  dei Meistersinger.

1862

Torna in Germania. a Vienna conquista l’amicizia del critico  Eduard Hanslick.

1864

Dopo Vienna si stabilisce a Stoccarda.  SI guadagna l’ammirazione di Ludwig II di Baviera.

1865

Il 10 giugno  all’ Hoftheater di Monaco va in scena Tristan und Isolde, direttore  Hans von Bülow. L’accoglienza non è entusiastica. S’ innamora di Cosima Liszt, figlia di Franz e  moglie di von Bülow, dalla loro relazione nasce Isolde.

1866

Il legame con Cosima gli procura fastidi e alimenta dicerie. Muore Minna.

1868

Incontra Nietzsche con cui stringe amicizia. Va in scena a Monaco la prima dei Meistersinger von Nürnberg diretta da von Bülow. Torna in Svizzera e Cosima lo segue.

1869

Completa Siegfried. Inizia a comporre  la  Götterdämmerung. Scrive il saggio Über das Dirigieren (Sulla direzione d’orchestra).  Das Rheingold va in scena a Monaco.

1870

Sposa Cosima, da cui aveva avuto altri  due figli: Eva  e Sigfried, le dedica  il Siegfried Idyll. Die Walküre debutta trionfalmente a Monaco.

1871

Lohengrin  viene rappresentata a Bologna, presente Verdi; è la prima opera di Wagner ad essere rappresentata all’estero. Progetta  la costruzione del teatro di Bayreuth

1872

Inaugura la Festspielhaus di Bayreuth.

1874

Completa la Götterdämmerung e quindi del Ring

1876

Le condizioni di salute peggiorano, Si reca in Italia: Verona, Venezia, Bologna, Napoli, Sorrento, Roma , Firenze.

1877

Si incrinano i rapporti con Nietzsche così come con tutti gli intellettuali del suo tempo¸solo Bruckner gli dedica la Terza sinfonia  “ Al Maestro Wagner in profondissima ammirazione”

1880

Si reca a Napoli, Ravello, dove lavora su Parsifal, e a  Siena dove compone il saggio Religion und Kunst .Si reca a Venezia.

1882

A Palermo completa il Parsifal che debutta a Bayreuth dove sarà eseguito in esclusiva, per volontà dell’autore, fino al 1913.

1883

Muore il 13 febbraio a Venezia per infarto. “Il mondo parve diminuito di valore” scrive D’ Annunzio su “il fuoco”.

 

 

 

 

La Musica di Tristan und  Isolde

 

  

 

 

Il germe dei leitmotiv del Tristano lo ravvisiamo in una lettera che il musicista scrisse a Mathilde Wesendock nel 1857, in due brevi frammenti

 

 

 

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Naturalmente nel  Preludio  Wagner ci presenta i motivi, di qualcuno di essi vi diamo la riduzione per pianoforte e il file in formato midi,  a mero titolo esemplificativo,  non trattandosi di vere e proprie esecuzioni musicali (da http://www.rwagner.net/)

 

 

Motivo del mare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di ben altro carattere, fiero, epico,  è il motivo di Tristano conquistatore:

Uno splendido esempio di cromatismo melodico  si trova, in progressione, nel motivo del dolore di Marcke

 

 

 

Ma valga come esempio sonoro, l’ascolto del Finale, con la trasfigurazione e morte di Isotta sul corpo di Tristano., di cui, per evidenti ragioni di spazio non riportiamo lo spartito.

 

L'Accordo del Tristano

 

Molto, troppo finanche, si è scritto a proposito del cosiddetto “Accordo del Tristano”; nel suo “Manuale di Armonia”  Arnold Schönberg beatamente confessa  “di questi scritti ho solo sentito parlare e non li conosco direttamente (...)  si è discusso molto a quale grado appartenga e credo di contribuire nel modo migliore a risolvere questo problema  col non dare nessuna nuova derivazione”.

Non cerchiamo, quindi di darne noi da queste pagine, certo meno autorevoli, limitiamoci a dire che si tratta di un accordo costituito dalla sovrapposizione di una terza minore, una quinta diminuita e una settima minore, semplicemente quello che la scuola napoletana chiama settima di terza specie; ciò che in Wagner assume un particolare rilievo è l’uso, la risoluzione che esso subisce, non già verso la dominante della tonalità, ma, subendo una doppia trasformazione enarmonica,  verso la dominante di una tonalità lontana, nel caso di specie, dal II grado di mib maggiore, l’accordo generato sul fa non risolve in maniera convenzionale su un accordo del V grado , cioè su sib,  inopinatamente si trasforma con un cromatismo e 2 enarmonie, in un accordo di mi naturale , dominante di la minore.

Si tratta di una modulazione a tonalità lontana che trae il fascino dall’immediatezza e dal vago senso di falsa relazione cromatica.

Spero che a causa di queste mie semplicistiche spiegazioni non sia iscritto nel "registro degli indagati" per indebita esegesi wagneriana.

 

 

Gli assiomi, la filosofia e gli archetipi  del Tristano

 

Ø     L’eternità dell’amore, per essere affermata, necessita della negazione della vita, simbolo di finitezza.

Ø     La legge della morale e la legge delle passioni possono giungere a sintesi solo nella morte (cfr “Antigone”)

 

 

Ø     Il perdono umano suggella la redenzione ottenuta col sacrificio della vita; la morte è la penitenza redentrice che governa il crocevia dove confluiscono le leggi umane e le leggi  divine.

 

"O notte eterna, o dolce notte, e sempre interminabile notte d'amore; morte d'amore, notte d'amore! Quando tu ci avvolgerai e ci sorriderai, finalmente noi saremo liberi da ogni angoscia."

Erano per Wagner, gli anni della sofferenza per il contrastato legame sentimentale con  Mathilde Wesendock, al cui marito il Maestro doveva molto e non solo moralmente; una passione travolgente e pure ricca di impulsi trascendenti e non è un caso che l’idea musicale del  Tristano faccia la sua comparsa nella corrispondenza epistolare tra i due contrastati amanti.

 

Per Tristano il successo nelle imprese umane e cavalleresche ha come conseguenza la rinuncia all’appagamento dei sentimenti :

Il dovere è contrapposto al piacere.

Wagner stava maturando una dolorosa rassegnazione all’irraggiungibilità dell’amore ideale e assoluto che lo legava a Mathilde,  l’incombenza delle leggi civili e morali è tutta rappresentata da quel soffocante “senso cavalleresco del dovere” che in definitiva sarà letale tanto ai protagonisti del Tristano quanto al sentimento tra il Maestro e Mathilde.

 

Tristano e Isotta trovano l’ amore allorquando il progetto umano li avvierebbe verso la morte e viceversa la morte li raggiunge e li redime quando il principio del dovere si oppone alla loro felicità.

 La missione cavalleresca di Tristano ha come conclusione la separazione da Isotta, ma un elemento magico modifica il corso degli eventi e, privando i protagonisti della consapevolezza li rende “non perseguibili” per il loro cedere alle passioni.

Chissà quanto il musicista avrà desiderato l’ intervento di un deus ex machina o l’effetto di un filtro magico che lo  sollevasse dalla schiacciante pressione di un super-io morale (per dirla con Freud).

Chiediamoci se  in fondo l’uomo  negli stati di indebolimento della coscienza, dall’ebbrezza etilica a quella indotta dalle droghe, non cerchi l’affrancamento temporaneo dalle leggi morali, una dimensione che rappresenti  al tempo stesso l’ appagamento dell’istinto del piacere  e costituisca  un alibi di non perseguibilità per le leggi della società.

Ed è proprio la consapevolezza della temporaneità e del possibile ritorno all’ordine morale che  talvolta costituisce la vera “dipendenza”; non si vuole tanto  sfuggire  alla morale, il rispetto delle cui regole garantisce l’accettazione da parte della società, quanto assicurarsi la possibilità  di potervi fare ritorno senza sensi di colpa.

L’accostamento al mito di Antigone non sembri peregrino, in fondo nella tragedia di Sofocle, l’eroina  contrappone, pagando con la vita, le leggi della natura e dei sentimenti, della pietà, dell’ amore (phùsis) , a quelle del potere, dell’ordine (nomos).

Proviamo anche a pensare che il ciclo bretone ci rappresenti un periodo storico di grandi trasformazioni, forse non sufficientemente indagate nelle contestualizzazioni della saga della Tavola Rotonda.

Roma, mentre va abbandonando la Britannia e via via le province settentrionali dell’ Europa, si avvia a riconoscere il Cristianesimo, che trova piena cittadinanza  con tutto il portato di “comandamenti” e di nuove leggi morali; la sacralità del vincolo matrimoniale assume un valore di fronte a Dio oltre che agli uomini, così come la penitenza e il perdono divino.

Ciò non può essere passato inosservato tanto ai trovieri del XII secolo,  quanto e soprattutto al tormentato musicista tedesco.

Ma Wagner è un uomo del suo tempo, con le contraddizioni che da questa sua sincronicità derivano: “ (Wagner) ha tutte le istanze dell'uomo moderno: il sovreccitamento e l'esaltazione, la pomposità delle rappresentazioni, il teatro rivolto alle masse, all' 'armento'.” (F. Nietzsche ).

La perdita della condizione di innocenza e la consapevolezza della colpa spingono i personaggi wagneriani al bisogno di un riscatto ovvero di una redenzione, meglio se operata da un eroe, un uomo puro.

Nel 1854 Wagner si avvicina a Schopenhauer interpretando il mito oltre che come passato verificato  dalla storia,  come il presente che descrive  il passato basandosi  sull'azione negativa della volontà, poi diverge nettamente, affermando la necessità  di un'azione redentrice e, soprattutto, in opposizione all’idea “di vita” del filosofo di Danzica e alla teorizzazione , bene argomentata, dell’inutilità del suicidio in quanto affermazione di volontà, quella volontà da cui ci si sarebbe dovuti liberare.

Anche con F. Nietzsche c’era stato un periodo di grande affinità, tuttavia negli ultimi anni di vita i due si erano contrapposti non risparmiandosi stoccate anche irriverenti.

Wagner è un ciarlatano che ha suonato insieme tutte le campane: la brutalità, l'idiozia, l'artificio sono le sue armi”; e ancora il filosofo parlerà del musicista come “retore dell'arte massiccia”,(..) “narcotizzatore misterioso, sbigottisce come un sogno cupo, come un incubo, le anime malate” (..) "un grande punto interrogativo del nostro secolo".

In verità Wagner nel primo periodo della sua attività di compositore e di saggista esalta e amplifica gli ideali del romanticismo tedesco, da Tristano in poi, il decadentismo prende il sopravvento; le utopie rivoluzionare si rivelano per quel che erano e il giovane pieno di speranze per una vita futura fondata su ideali di uguaglianza cede il passo all'uomo maturo deluso che riversa ogni aspettativa in un'astratta catarsi.

Della dottrina del Cristianesimo finisce con l'isolare e amplificare gli aspetti deteriori  dell'oscurantismo medievale, quelli di conquista "crociatistica"  piuttosto che le valenze di liberazione e, a causa di ciò il Maestro imbocca la deriva dell'antisemitismo del deicidio.

L'umanesimo classico e il romanticismo tedesco si erano interessati in maniera particolare alla civiltà greca ed al medioevo, da Goethe a Schiller, ma forse colui il quale aveva saputo porre un termine perentorio a questo riferimento-sfida col classicismo ellenico era stato Hölderlin, quando, di fronte all'impossibilità di comporre una tragedia di ambientazione classica come "La morte di Empedocle" , nell'atto della propria resa come autore fa dire al protagonista della sua opera incompiuta "L'ultimo eroe tragico è Cristo. I nostri tempi non hanno e non possono avere eroi tragici".

Richard Wagner, nel proporre nuovi eroi, scivola, trasla verso il decadentismo; i suoi eroi nascono come eroi epici classici, soffrono da romantici e muoiono da decadenti.

  

Un Wagner rivoluzionario prima e al soldo del potere poi, sostenitore di un  panteismo, e pure tanto affascinato dall’ antisemitismo di fine ‘800 (che Nietzsche non gli perdonerà, e ciò smentisce certa propaganda nazista che voleva il filosofo del superuomo come ideologo del razzismo), debolezze di cui il nazismo si servirà per adottarlo, postumo, come "musicista di regime", con una mistificazione assolutamente superficiale.

Woody Allen a parte, ascoltando Wagner non ci viene in mente l’invasione della Polonia da parte delle truppe del Reich, ci spiace pensare che le vittime di una crudele follia omicida siano prodotto della stessa gravissima violenza: l’asservimento e la mistificazione della cultura e dell’arte alla dittatura.