Falstaff
Libretto di Arrigo Boito
Musica di Giuseppe Verdi (1813-1901)
Prima rappresentazione Milano, Teatro alla Scala, 9 febbraio 1893
di Dario Ascoli
Dopo Macbeth (1847) e Otello (1887), l'ormai ottuagenario Maestro torna a cimentarsi con Shakespeare, scegliendo una commedia, anziché una tragedia: Le allegre comari di Windsor.
La lineare commedia shakespeariana della burla diventerà "Falstaff", dal nome del protagonista, su libretto di Arrigo Boito e sarà l'ultima opera di Giuseppe Verdi, nel 1893.
L'impeto risorgimentalista si è sedato, l' unità d'Italia è acquisita da un quarto di secolo e il romanticismo verdiano, che si era alimentato della linfa antiasburgica e antiborbonica, si scopre ormai privo di argomentazioni.
Qualcuno ha voluto cogliere valenze autobiografiche nella scelta di Verdi di mettere in scena un attempato personaggio oggetto di burle e protagonista di goffi approcci galanti.
Ma l'anziano maestro non ricorda per nulla, nella taglia, il rotondo e rubicondo Sir John Falstaff e tanto meno la morigerata vita del Verdi maturo può paragonarsi alla sfacciata condotta del Sir inglese dell'Osteria della Giarrettiera..
Il compositore di Busseto, se avesse inteso accomiatarsi dalle scene con un lavoro su libretto ispirato a Shakespeare, certo meglio avrebbe attinto da "La Tempesta" e con maggiore aderenza si sarebbe potuto identificare nel "mago" Prospero.
Personalmente preferisco interpretare la scelta come frutto di considerazioni storiche, preferenza che discende anche dal desiderio di non velare di tristezza da epitaffio, un'opera della vivace freschezza come Falstaff.
Verdi sente che il romanticismo
risorgimentalista ha ormai assolto il proprio compito e, da uomo attento ai
processi e alle dinamiche umane, intuisce che il secolo che sta per iniziare,
alla luce degli attriti tra le nazioni europee, ivi c
omprese quelle di
recente costituzione, avviano il corso della storia verso immani conflitti: il
musicista dell'identità nazionale e della lotta indipendentista guarda ora ai
modelli settecenteschi, illuministi, e si rifugia in essi mentre propone i
medesimi, come esempio di un teatro che sappia condurre le vicende ad un
rassicurante lieto
fine.
Nulla di più efficace del proporre lo scherzo come forza propulsiva delle trame dell'uomo: "tutto nel mondo è burla".
Si racconta, infatti, che Verdi esplicitamente abbia richiesto di mettere in musica "Le allegre comari di Windsor" di William Shakespeare, commedia che egli aveva conosciuto da giovane; quindi il celebre Maestro non ha necessità di sottostare a richieste di impresari o editori, ma può ben concedersi il lusso e il privilegio di scegliere secondo i propri desideri.
Sappiamo, è vero, che nella corrispondenza con Arrigo Boito, il musicista ironizzasse scaramanticamente sulla possibilità che, data l'età e gli acciacchi egli potesse non essere in grado di completare l'opera, ma in ciò ravviseremmo più un rituale superstizioso che una premonizione di morte imminente, la quale, infatti, sopraggiungerà ben otto anni dopo il trionfale successo della prima ed unica opera comica del grande bussetano.
"Caso mai, o per età o per acciacchi o per qualsiasi altro motivo io non potessi finire la musica, voi recuperereste il vostro Falstaff, proprietà che io stesso vi offro per mio ricordo e di cui farete quello che crederete".
Ma per fortuna dei posteri Verdi fu ben in grado di completar l'opera che, sotto la direzione di Edoardo Mascheroni (sui meriti del quale i giudizi sono contrastanti) e col grande baritono Victor Maurel nel ruolo del protagonista, il 9 febbraio del 1893 trionfò alla Scala di Milano.
L'esempio del grande teatro musicale "giocoso" mozartiano, cimarosiano e rossiniano sono ben presenti a Verdi e sembra quasi che egli abbia patito il dover restare fedele all'immagine che il pubblico si era costruita di lui come di cantore di grandi tragedie romantiche implicitamente o dichiaratamente patriottiche.
Le situazioni di gelosie e di "discese" precipitose da finestre sembrano ispirarsi a "Le nozze di Figaro" non meno di quanto Fenton e Nannetta rimandino a Paolino e Carolina de "Il matrimonio segreto"; analogie si ravvisano tra Ford e il Conte d'Almaviva mozartiano.
L'originale di Shakespeare aveva a sua volta un precedente italiano in una novella di Giovanni Fiorentino della raccolta "Il Pecorone" dalla quale il bardo trarrà anche "Il Mercante di Venezia"; Boito attinse anche a "Enrico IV" , ancora del bardo di Stratford.
In Shakespeare si legge "Vorrei che il mondo intero venisse ingannato perchè io sono stato ingannato"; c'è una reciprocità cinica che in Boito e Verdi è molto sfumata; vi è una leggerezza che governa la vicenda ad onta della mole del protagonista.
Libero da missioni ideologiche,
Verdi può puntare il dito contro un borghese, un esponente della classe media
della provincia inglese dell'epoca elisabettiana; non un potente tirannico né un
nobile lascivo, ma un vecchio grottesco e ossessionato dalla propria pinguedine,
che, incapace di liberarsi dalla quale, la eleva e feticcio da venerare e a simbolo
di agiatezza ("Quando ero paggio del Duca di Norfolk, ero sottile")
Musicalmente Falstaff è un'opera ricca e raffinata, la strumentazione è ottimamente realizzata per consentire al tornito libretto di Boito di risultare intelligibile e godibile; vi ri trovano temi ricorrenti che tuttavia non possono essere definiti leitmotiv (in Verdi sarebbe quasi antinomico) come il ripetersi dello slancio melodico di "Bocca baciata".
L'opera del vecchio John è tra i pochi esempi verdiani in cui non vi sia la morte di alcun personaggio, in cui la passione trionfi senza provocare tragedie, la gelosia non generi vendette cruente.
Celebre il Finale a canone sulla frase "Tutto nel mondo è burla" , un saggio di tecnica compositiva su un testo quanto mai significativo.
Non si tratta di un episodio in stile severo data la linea melodica del soggetto, ma la forma a canone rimanda a quel passato del secolo dei lumi che aveva preparato il XIX secolo del romanticismo e degli aneliti nazionalistici ma che, al tramontare, mostrava scenari che a taluno potevano risultare non rassicuranti, popolati di nascenti legittime rivendicazioni sociali, di affermazioni di diritti, ma anche di attentati e secessionismi.
Breve Trama dell'Opera
ATTO PRIMO
In un 'osteria, Falstaff è intento a preparare due lettere d'amore.
Sopraggiunge Cajus che accusa i servi dell'attempato John
(Bardolfo e
Pistola) di averlo derubato dopo averlo fatto ubriacare.
Falstaff non replica perché
troppo preso dal suo compito: sedurre, con due missive assolutamente identiche,
due ricche comari di Windsor: Alice Ford e Meg Page, terminatele ordina a
Bardolfo e Pistola di recapitargliele, ma i due si rifiutano perchè ritengono la
burla disonorevole.
Falstaff , però ha un concetto diverso dell'onore e risponde ai suoi servi
a colpi di scopa; invierà un paggio a recapitare le lettere di seduzione.
Alice, Meg e Quickly si incontrano nel giardino di
Ford e, conversando
risentite, confrontano le due lettere ricevute.
Tra risate e arrabbiatura le donne passano alle contromisure: Falstaff va
punito.
Entrano il dottor Cajus, pretendente di Nannetta, e Fenton, amante segreto di questa; li seguono Bardolfo e Pistola, arrabbiati con Falstaff per il licenziamento e con propositi di vendetta. Falstaff merita di essere sbugiardato rivelando a Ford il piano di seduzione.
Le donne hanno approntato il
loro piano: Quickly si recherà da Falstaff per fissargli un appuntamento con
Alice e Meg.
ATTO SECONDO
Bardolfo e Pistola sono di nuovo all' Osteria della Giarrettiera e si fingono
pentiti con Falstaff per riuscire a farlo imbattere con
Ford.
Sopraggiunge Mrs. Quickly recante un messaggio per Sir John:
Alice è
disposta a riceverlo "dalle due alle tre", sfruttando l'assenza del marito.
Falstaff si vanta delle sue
grandi qualità di seduttore.
Uscita Quickly, si fa
annunciare un certo signor Fontana, gentiluomo distinto e facoltoso. Si tratta
in realtà di Ford, che , allo scopo di accertarsi della
fedeltà della consorte, rivela a Falstaff di essere innamorato di una bella dama di nome
Alice, ma
è disperato perchè ella è fedele al marito.
il Signor Fontana
chiede aiuto
a Sir John, se quest'ultimo, gran seduttore, riuscirà a vincere le virtù
della dama , allora ci sarà speranza anche per lui.
Naturalmente
Falstaff abbocca e rivela, pavoneggiandosi, di avere un appuntamento con la signora.
Ford,
s'infiamma di gelosia e si pone alle calcagna del cavaliere.
Le allegre comari, intanto, preparano accuratamente la burla a casa di Ford.
Falstaff si reca da Alice e da fondo alle sue doti di corteggiatore. ma dopo un
po' giunge Ford e comincia a perquisire la casa.
Sir John si fa velo con un paravento e poi, forzando la sua pingue mole, si
infila in una cesta del bucato.
Frattanto Nannetta e
Fenton raggiungono il paravento e, non visti cominciano ad amoreggiare; ne
risultano udibili i sospiri che Ford crede siano della moglie e di
Falstaff, i
due ragazzi vengono così scoperti.
Le comari, ridendo soddisfatte rovesciano la cesta fuori della finestra
ATTO TERZO
Quickly, la mattina seguente, si reca all'osteria dove Falstaff sta affogando
nel vino i propri dolori, e gli consegna un secondo invito di Alice, stavolta sotto la
quercia di Herne vestito da cacciatore nero. IN quel luogo si narra si
incontrino spiriti e fate.
Falstaff abbocca di nuovo e
alla burla assisteranno tutti gli abitanti di Windsor. Nannetta si recherà sul
luogo dell'incontro mascherata da Regina delle fate.
Allo scoccare della mezzanotte, Falstaff giunge all'appuntamento e trova
Alice ad aspettarlo, ma i sussulti amorosi vengono bruscamente interrotti
dal sopraggiungere delle fate.
Tutti iniziano a prendersi gioco di Falstaff che, infine riconosce il l suo servo
Bardolfo,
mascherato.
La scena evolve in una grande risata, nel mentre Alice presenta alla
compagnia festante due coppie di
sposi che Ford benedice. Tolte le maschere si trovano uniti in matrimonio il dottor
Cajus con Bardolfo e,
felici, Fenton con Nannetta.
Il coro "a canone" finale, intona: "Tutto nel mondo è burla".