Werther

Musica di Jules Massenet (1842-1912)

libretto di Edouard Blau, Paul Milliet e Georges Hartmann, da Goethe

Drame lyrique in quattro atti

Prima esecuzione  Vienna, Hofoper, 16 febbraio 1892

 

Jules Massenet, allorchè s'imbattè nella traduzione in francese di Die Leiden des jungen Werther di Wolfgang Goethe, ne rimase molto impressionato, al punto da mettersi in discussione come compositore e da ricercare nuove espressività sia melodiche che timbriche, realizzando una partitura che rispondeva, almeno nelle intenzioni, più ad una esigenza interiore che alle aspettative del  pubblico e della critica del tempo.

"I dolori del giovane Werther" è un romanzo epistolare scritto da W.Goethe nel 1774 ed è paradigmatico di un romanticismo tedesco in cui figurano amori sublimati, morte e ruolo consolatorio della natura, espressione allegorica, quest'ultima di un Creato immune dal tormento delle passioni.

Altrettanto caratteristica è l'assenza dello sfondo politico e sociale; il romanzo di Goethe, va osservato, precede di circa due decenni la rivoluzione francese; non è attribuibile, quindi, ad un conservatorismo borghese, piuttosto a quell'atteggiamento sturm un drang che prediligeva la metastoricità  e che ritroveremo  in Wagner e a un panteismo che, sotto certi aspetti, rimandava a Plotino e alla  teoria dell ' Uno, sorgente immutabile dell'universo, al di sopra delle passioni e dei conflitti.

"Natura! Noi siamo da essa circondati e avvinti, senza poter da essa uscire e senza poter entrare in essa più profondamente. Non invitati e non avvertiti, essa ci prende nel giro della sua danza e ci attrae nel vortice, finché, stanchi, cadiamo nelle sue braccia. Essa crea eternamente nuove forze: ciò ch’è ora non era ancora, ciò che era non torna; tutto è nuovo, e nondimeno è sempre antico. Noi viviamo nel mezzo di essa, e le siamo estranei. Essa parla incessantemente con noi, e non ci palesa il suo segreto. Noi operiamo costantemente su di essa, e tuttavia non abbiamo su di essa nessun potere. Pare che la natura tutto abbia indirizzato verso l’individualità, eppure non sa che farsene degl’individui. Artista incomparabile, senza apparenza di sforzo passa dalle opere più grandi alle minuzie più esatte. [...] È intera, e nondimeno è sempre incompiuta. Non conosce passato e futuro; il presente è la sua eternità '.  (W.Goethe)

Una critica differenziale che salvaguardi le originalità ci induce a sottolineare come "Le ultime lettere di Jacopo Ortis" di U.Foscolo, pur rivelando non trascurabili affinità, si differenzia nettamente dall'esempio tedesco proprio per l'immersione delle vicende personali nel clima politico del risorgimento italiano.

Goethe e, qualche decennio dopo, Foscolo in forma esplicita o implicita si ispirarono  a quel mirabile falso storico che fu "I Canti di Ossian", scritto da James McPherson(1736-1796), il quale dichiarò di aver tradotto l'opera di un mitico bardo celtico del III secolo d.C..

Quando le circostanze storiche lo richiedono un falso storico che scavalchi con un sol balzo medioevo e rinascimento è quanto di meglio si possa avere e  non è certo casuale che il movimento sturm und drang e gran parte del romanticismo tedesco si ispirarono ai desolati canti celtici di gelida ambientazione, prevalentemente notturna, a cui anche Leopardi e Bellini non restarono insensibili.

La francesizzazione di un'opera emblema della cultura tedesca sturm un drang, tuttavia, fu guardata con un certo sospetto dalla mitteleuropa, taluni ritennero che le nuance francesi sottraessero rigore alle introspezioni che nel lavoro di Goethe risultavano assolutamente centrali.

Per il libretto fu richiesto l'ingegno di Paul Milliet e di Edouard Blau; gli autori del libretto si concessero alcuni arbitri, di sicuro con il consenso di Massenet e il fattivo contributo dell'editore Georges Hartmann.

Nella versione musicata il personaggio di Charlotte è assai meno tormentato che in Goethe, ciò che è conscio in Massenet è confinato nell'inconscio nell'originale tedesco e l'intero svolgimento della tragedia perde in parte l'aura di  mistero. Il finale , inoltre, rasenta il banale presentando Charlotte al capezzale di Werther morente, i  tempi della cui agonia vengono dettati da esigenze musicali più che drammaturgiche.

In Massenet si percepisce un susseguirsi di esasperazioni, di contrasti, c'è, è vero, poco spazio per l'introspezione, ma la vena sentimentale è ricchissima e, in musica, alcuni contrasti sanno parlare di drammi dell'anima in forma mirabile.

Si pensi alla contrapposizione tra i canti natalizi dei bambini e la scena di morte disperata del protagonista e si ricolleghino le carole della Natività con l'inizio  dell'opera e si chiuderà un anello che palesa una desolante e  stridente adiacenza tra felicità e morte, disperazione e salvazione.

D'altra parte il melodramma impone le proprie convenzioni e quindi anche un finale con un'agonia volteggiante sul pentagramma trova la sua ragion d'essere   e il canto d'addio alla vita di Werther  “Là-bas, au fond du cimetière”  pone in vibrazione le corde sensibili dell'animo e la ragione non ha spazio e motivo  per interrogarsi ulteriormente.

Breve trama dell'opera

Atto primo. Il tempo dell'azione è la fine del XVIII secolo, nel mese di luglio, il luogo è un sobborgo di Francoforte. Pur essendo estate il borgomastro è intento, in grande anticipo, ad insegnare un canto natalizio ai propri figli. Sophie, ascolta il padre, mentre Charlotte, la sorella maggiore, si prepara per recarsi ad un ballo.

Sopraggiungono alcuni invitati per muovere, partendo dalla casa di Charlotte e insieme a questa, alla volta del luogo destinato ad accogliere la festa.

Werther è un giovane sensibile (“Je ne sais si je veille”) e il borgomastro lo presenta a Charlotte. Tutti si recano al ballo tranne Sophie che, rimasta sola a casa riceve l'inaspettata visita di  Albert, fidanzato di Charlotte, che , tornando dopo un lungo viaggio, è turbato dall'assenza della sua promessa sposa.

Sophie usa parole rassicuranti circa l'amore e la fedeltà della sorella (“Elle m’aime”).  Charlotte rientra con Werther, il quale le dichiara il suo amore, ma  la giovane gli rivela di essere legata ad una promessa fatta alla madre in punto  di morte di sposare Albert. Werther  se ne duole, ma non osa opporsi nè insistere. (“Il faut nous séparer”).



Atto secondo. La piazza di Wetzlar, in un giorno di festa  di settembre, mentre il Pastore festeggia le sue nozze d'oro.  Werther, da lontano,sempre più infelice osserva la festa, mentre Albert gli si avvicina e, rivelando di conoscere i sentimenti dell'amico gli dichiara la propria stima per la rinuncia che si è imposto.

Di lì a poco giunge Sophie che è innamorata di Werther; chiede al giovane di ballare con lei ma questi rifiuta perchè egli ha in mente di parlare con Charlotte la quale lo attende vicino alla chiesa. La ragazza chiede a Werther di allontanarsi per qualche tempo, fino al Natale. Da questo istante Werther inizia a ritenere che solo la morte potrà liberarlo dalle sofferenze d'amore. Tornato in piazza egli rifiuta ancora un altro invito di Sophie e le rivela che andrà via lontano per sempre; Sophie cade nella disperazione.

 

Atto terzo. Casa di  Albert alla vigilia di Natale.  Charlotte continua a leggere una lettera di Werther; Sophie chiede alla sorella se ella sia triste per l'assenza del giovane  e Charlotte non riesce a mentire e scoppia in lacrime. Werther torna in quel momento , convalescente da una grave malattia e ormai desideroso di morire, si avvicina a Charlotte, le legge dei versi dai Canti di Ossian  e le ruba un fugace bacio, dopo di che la ragazza fugge via (“Pourquoi me réveiller”). Werther abbandona la casa dell'amico a cui chiede in prestito le pistole, Charlotte ha la percezione di un'imminente tragedia e si precipita a casa di Werther.

 

Atto quarto. Notte di Natale. Werther  è morente nel suo studio, quando, sentendo la voce di Charlotte si rianima per il tempo necessario per chiedere perdono e sepoltura, per poi spirare  tra le braccia della donna amata che solo allora le confessa che lo ha sempre amato  e si dispera per aver sacrificato i sentimenti per  restare fedele ad un giuramento. La confessione allieta gli  ultimi istanti di vita di Werther. I canti natalizi dei bambini, con la loro allegria,  fanno da contrasto .

 

Le voci in Werther

 

Il protagonista, in virtù della giovane età e secondo una convenzione del melodramma. è un tenore e, per la tessitura e la linea di canto un tenore cosiddetto "di grazia". All'interprete di Werther non è richiesta, oseremmo dire che è vietata, una vocalità possente; la metafora vocale della fragilità giovanile, del romanticismo suicida  esige voce chiara e vellutata. “Pourquoi me réveiller” è non per nulla diventato un cavallo di battaglia di molti tenori, i quali lo propongono frequentissimamente in recital.

Massenet, forse proprio per porre distanza tra il giovane sentimentale e la sua  amata, concreta pur se tormentata e combattuta tra sentimento e dovere, assegnò a Charlotte la tessitura di mezzosoprano.

Sembrerebbe un'anomalia; consuetudine vuole che le donne giovani e oggetto d'amore siano soprani, meglio se leggeri e angelicati; la voce di mezzosoprano è portatrice di sensualità più mature e carnali, implicitamente offerte ed appagate da uno o più partner.

Tuttavia se pensiamo che il promesso sposo di Charlotte, Albert, è vocalmente un baritono lirico, il quadro dei rapporti psicologico-vocali si giustifica con la volontà del compositore di palesare nei due fidanzati una maturità che si rivela nella fedeltà agli impegni assunti, per Charlotte, e nella tollerante magnanimità di Albert.

Agli estremi la saggezza del Borgomastro, la cui autorevolezza paterna ed istituzionale ben viene espressa dal registro di basso; mentre la gioventù pura e in sintonia con la natura è impersonata dalla vocalità sopranile di Sophie.

Un vero e proprio personaggio aggiunto è il coro di voci bianche; espressione vocale di una indistinta purezza preadolescenziale e latore di simbolici messaggi, come le carole natalizie che aprono e chiudono l'opera.

 

 

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