Breve trama dell'opera
Atto primo. Il tempo dell'azione è la fine del XVIII secolo, nel mese di
luglio, il luogo è un sobborgo di Francoforte. Pur essendo estate il
borgomastro è intento, in grande anticipo, ad insegnare un canto
natalizio ai propri figli. Sophie, ascolta il padre, mentre
Charlotte,
la sorella maggiore, si prepara per recarsi ad un ballo.
Sopraggiungono alcuni invitati per muovere, partendo dalla casa di Charlotte e insieme a questa, alla volta del luogo destinato ad accogliere la festa.
Werther è un giovane sensibile (“Je ne sais si je veille”) e il borgomastro lo presenta a Charlotte. Tutti si recano al ballo tranne Sophie che, rimasta sola a casa riceve l'inaspettata visita di Albert, fidanzato di Charlotte, che , tornando dopo un lungo viaggio, è turbato dall'assenza della sua promessa sposa.
Sophie usa parole rassicuranti circa l'amore e la fedeltà della sorella (“Elle m’aime”). Charlotte rientra con Werther, il quale le dichiara il suo amore, ma la giovane gli rivela di essere legata ad una promessa fatta alla madre in punto di morte di sposare Albert. Werther se ne duole, ma non osa opporsi nè insistere. (“Il faut nous séparer”).
Atto secondo. La piazza di Wetzlar, in un giorno di festa di
settembre, mentre il Pastore festeggia le sue nozze d'oro.
Werther, da lontano,sempre più infelice osserva la festa, mentre
Albert
gli si avvicina e, rivelando di conoscere i sentimenti dell'amico gli
dichiara la propria stima per la rinuncia che si è imposto.
Di lì a poco giunge Sophie che è innamorata di Werther; chiede al giovane di ballare con lei ma questi rifiuta perchè egli ha in mente di parlare con Charlotte la quale lo attende vicino alla chiesa. La ragazza chiede a Werther di allontanarsi per qualche tempo, fino al Natale. Da questo istante Werther inizia a ritenere che solo la morte potrà liberarlo dalle sofferenze d'amore. Tornato in piazza egli rifiuta ancora un altro invito di Sophie e le rivela che andrà via lontano per sempre; Sophie cade nella disperazione.
Atto terzo. Casa di Albert alla vigilia di Natale. Charlotte continua a leggere una lettera di Werther; Sophie chiede alla sorella se ella sia triste per l'assenza del giovane e Charlotte non riesce a mentire e scoppia in lacrime. Werther torna in quel momento , convalescente da una grave malattia e ormai desideroso di morire, si avvicina a Charlotte, le legge dei versi dai Canti di Ossian e le ruba un fugace bacio, dopo di che la ragazza fugge via (“Pourquoi me réveiller”). Werther abbandona la casa dell'amico a cui chiede in prestito le pistole, Charlotte ha la percezione di un'imminente tragedia e si precipita a casa di Werther.
Atto quarto. Notte di Natale. Werther è morente nel suo studio, quando, sentendo la voce di Charlotte si rianima per il tempo necessario per chiedere perdono e sepoltura, per poi spirare tra le braccia della donna amata che solo allora le confessa che lo ha sempre amato e si dispera per aver sacrificato i sentimenti per restare fedele ad un giuramento. La confessione allieta gli ultimi istanti di vita di Werther. I canti natalizi dei bambini, con la loro allegria, fanno da contrasto .
Le voci in Werther
Il protagonista, in virtù della giovane età e secondo una convenzione del melodramma. è un tenore e, per la tessitura e la linea di canto un tenore cosiddetto "di grazia". All'interprete di Werther non è richiesta, oseremmo dire che è vietata, una vocalità possente; la metafora vocale della fragilità giovanile, del romanticismo suicida esige voce chiara e vellutata. “Pourquoi me réveiller” è non per nulla diventato un cavallo di battaglia di molti tenori, i quali lo propongono frequentissimamente in recital.
Massenet, forse proprio per porre distanza tra il giovane sentimentale e la sua amata, concreta pur se tormentata e combattuta tra sentimento e dovere, assegnò a Charlotte la tessitura di mezzosoprano.
Sembrerebbe un'anomalia; consuetudine vuole che le donne giovani e oggetto d'amore siano soprani, meglio se leggeri e angelicati; la voce di mezzosoprano è portatrice di sensualità più mature e carnali, implicitamente offerte ed appagate da uno o più partner.
Tuttavia se pensiamo che il promesso sposo di Charlotte, Albert, è vocalmente un baritono lirico, il quadro dei rapporti psicologico-vocali si giustifica con la volontà del compositore di palesare nei due fidanzati una maturità che si rivela nella fedeltà agli impegni assunti, per Charlotte, e nella tollerante magnanimità di Albert.
Agli estremi la saggezza del Borgomastro, la cui autorevolezza paterna ed istituzionale ben viene espressa dal registro di basso; mentre la gioventù pura e in sintonia con la natura è impersonata dalla vocalità sopranile di Sophie.
Un vero e proprio personaggio aggiunto è il coro di voci bianche; espressione vocale di una indistinta purezza preadolescenziale e latore di simbolici messaggi, come le carole natalizie che aprono e chiudono l'opera.


Nella versione musicata il
personaggio di Charlotte è assai meno tormentato
che in Goethe, ciò che è conscio in
Massenet è
confinato nell'inconscio nell'originale tedesco
e l'intero svolgimento della tragedia perde in
parte l'aura di mistero. Il finale ,
inoltre, rasenta il banale presentando Charlotte
al capezzale di Werther morente, i tempi
della cui agonia vengono dettati da esigenze
musicali più che drammaturgiche.