L’apice monteverdiano: Il ritorno di Ulisse in Patria

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Pubblico estasiato, calorosi e lunghi applausi per la terza recita sold out, giorno 2 luglio 2021, di “Il Ritorno di Ulisse in Patria” di Monteverdi presso il Teatro della Pergola di Firenze, produzione del Festival del Maggio Musicale Fiorentino 2021.
Claudio Monteverdi all’apice della carriera e notorietà come maestro di San Marco e ormai ultrasettantenne, rappresentò per il Teatro dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia nella stagione del carnevale del 1640 questo capolavoro, su libretto di Badoaro in cinque atti, successivamente ridotti dal compositore. Badoaro apparteneva all’Accademia degli Incogniti, letterati e intellettuali che scrivevano degli eroi troiani e omerici.
È un dramma ricco di colpi di scena, di situazioni simboliche ed allusive, sottolineate in modo divertente, in questo nuovo allestimento con la Regia di Robert Carsen, che riprende le stupefacenti macchine per voli, nuvole e carri che caratterizzavano l’opera barocca, sorprendendo il pubblico (Minerva- Telemaco).
Preceduto da un prologo che rappresenta l’umana fragilità dei personaggi e le loro reazioni emotive, in balìa della Fortuna, Eleonora Bellocci, del Tempo, Francesco Milanese e dell’Amore, Konstantin Derri.
Maestro Concertatore e direttore il bravissimo Ottavio Dantone dirige una superlativa e consolidata Accademia Bizantina, che riesce a far emergere tutta la capacità di “muovere gli affetti” di Monteverdi, il quale rappresenta personaggi reali, umani, che si esprimono vocalmente rispecchiando il proprio carattere e la propria classe sociale, con uno stile di canto virtuosistico che muta in un altro, a seconda delle situazioni in cui si vengono a trovare.
L’azione è condivisa tra mondo divino, e personaggi del mondo mortale, con Nettuno Guido Loconsolo, una Minerva superba e atletica nel personaggio, quella di Arianna Vendittelli, Giove di Gianluca Margheri, una Giunone di caratura Marina De Liso, e gli umani, nobili Ulisse e Penelope interpretati da Charles Workman e Delphine Galou che rendono il loro dolore emotivo con astuzia ed eleganza, gestendo con maestria lo stile del recitativo severo e del canto melismatico, bella presenza scenica del giovane Telemaco di Anicio Zorzi Giustiniani.
Tra gli umili servitori che allo stile severo, prediligono le canzonette, si distingue per vocalità e interpretazione la Melanto di Miriam Albano, il suo amante è Eurimaco Hugo Hymas, il pastore Eumete Mark Milhofer esprime appieno la sua inferiore condizione sociale, completano il nutrito cast la nutrice Ericlea Natascha Petrinsky, e il goliardico Iro di John Daszak.
Scene di Radu Boruzescu, luci di Robert Carsen e Peter van Praet, drammaturgia di Ian Burton amplificano il potere espressivo di Monteverdi, raffigurando i 12 Dei dell’Olimpo, come una famiglia reale, nei palchi del “teatro nel teatro”, che, seguono e condividono le emozioni umane, vicini psicologicamente ed emotivamente ai personaggi e pronti ad intervenire con il loro potere, come Minerva che aiuta Ulisse, e Nettuno che punisce trasformando in scogli.
Il climax drammatico nella prova con l’arco dei tre Proci, viene reso in maniera eterea, leggera e divertente, alla moda e sontuosi sono i costumi di Luis Carvalho,  l’Antinoo di Andrea Patucelli, ben evidenzia la sua posizione sociale elevata e la degenerazione morale, così come gli altri pretendenti Anfinomo Pierre-Antoine Chaumien e Pisandro James Hall, che cercano di sedurre, alla moderna maniera riempiendo di doni, la triste Penelope.
Interminabili applausi, commozione e gioia, salutano questa splendida produzione, che evidenzia la perseveranza e l’amore di Penelope, che vincendo sulle avversità del Tempo e alla Fortuna, ottiene il premio finale.

Gabriella Spagnuolo

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