“La stranissima coppia” di Diego Ruiz al Teatro Genovesi di Salerno

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Lui e lei, entrambi single di ritorno con un matrimonio finito alle spalle, sono al primo appuntamento, desiderosi di conoscersi. Una cena romantica prenotata da lui, anche se lei preferirebbe soltanto una pizza e una birra, Diego e Milena, lui con un mazzo di fiori finti e lei che spunta lateralmente al portone di ingresso.
Un incontro al buio con la donna che abita al primo piano e si è calata dalla finestra per non creare disagio al suo cane Filippo che non si addormenterebbe sereno, accorgendosi della sua uscita, alla madre di Milena l’ingrato compito di farlo addormentare. Gianluca Cinque, attore in scena e regista, porta sul palco l’adattamento della commedia brillante “La stranissima coppia” scritta da Diego Ruiz, al suo fianco una versatile e incontenibile Angela Panico, la pièce si svolge in una sola serata, prima davanti all’ingresso della casa di lei, poi nel salotto di casa della donna … questo prima di potere finalmente uscire per la cena.
La commedia, di cui Milena e Diego sono protagonisti, è andata in scena il 13 marzo 2022 al Teatro Genovesi di Salerno, come secondo appuntamento della rassegna teatrale XIII Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno. Una storia calata nella contemporaneità, i protagonisti, più o meno una generazione di quarantenni, sono da subito apparsi poco inclini ad un incontro sereno e pacifico, piuttosto incalzanti l‘un l’altro, soprattutto lei è propensa ad un confronto verbale acceso, senza esclusione di colpi.
Lui, invece, è un temperamento mite e pacato, contraltare di quella leggera pedanteria femminile, malcelata e pronta a provocare la reazione dell’uomo. Non si resta mai in silenzio, ogni parola apre il varco al raccontarsi reciproco, in una sequenza di storie e di rivelazioni; lei è molto innamorata degli animali ed ha una profonda idiosincrasia per i rumeni, salvo considerare tutte le popolazioni dell’Est Europa rumene, lui è piuttosto composto ed a volte in imbarazzo rispetto alla carica vitale della donna. Milena è una combattiva e lo definisce logorroico, impacciato, bacchettone e anche snob, stuzzicandolo pure circa la sua separazione con la moglie, una russa che dopo dieci anni di matrimonio preferirà scappare con un rude camionista moldavo.
Filippo, il marito di Milena … ha lo stesso nome del cane! era invece un geometra del catasto che l’aveva favorita nel condono di una veranda ma che, una volta sposato, si era invaghito di Katiuscia, biondina di Praga che gli si era appiccicata addosso come una piattola. Milena racconta anche di svariate fugaci relazioni, lasciando emergere una capacità di seduttrice abituata a profittare, per un proprio tornaconto, dei suoi vari amanti occasionali. Era successo anche con Giancarlo, ad esempio, investigatore privato messo alle calcagna del marito, che in virtù dei favori ricevuti le aveva fatto risparmiare sul compenso finale. La messinscena è brillante e coinvolgente, si ride spesso anche nelle situazioni più imbarazzanti e pure la pedanteria di lei ha una sua piacevole leggerezza, con il confronto serrato tra i due che non cala quasi mai di ritmo.  Nell’incalzare recitativo l’animo e la natura dei personaggi vengono bene in evidenza, consentendo allo spettatore di ripensare anche ad una propria identità; il tono divertente e leggero in un ritmo perfettamente equilibrato ha reso la commedia piacevole in ogni momento, mentre l’indagine della dinamica relazionale e dei sentimenti rappresentati è stata condotta senza fornire mai giudizi, grazie anche ad una regia pulita e assecondante. Nella seconda parte, all’interno della casa di Milena, la donna diventa più intraprendente e seduttiva, l’uomo più imbarazzato e ritroso, lei inoltre racconta che ama ricordare i suoi amanti occasionali attribuendo ai suoi amati animali domestici il loro nome.
Il finale chiuderà il cerchio con un realistico presagio sul futuro dei due.
Il nostro “caruccio” protagonista, esattore delle tasse ed eroe di questo incontro al buio avrà nel cuore di Milena migliore sorte?  L’autore sa bene che nomen omen est  e che in ogni nome c’è un destino, il finale non può però essere svelato. Ci sarà un’ultima ironia, con risata collegata del pubblico, a sugellare  la piacevole serata che si è conclusa con un applauso generale di gradimento.

Marisa Paladino

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