Oksana Lyniv: « L’arte trasmetta fiducia nell’umanesimo»

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«Debutti come questo per il Teatro di San Carlo ci permettono di percepire il valore della storia della musica classica e di percepire che stiamo anche creando questa tradizione. Dobbiamo essere grati a tutte le generazioni che hanno lavorato prima di noi, per preservare e studiare ciò che hanno creato e cercare di trasmetterlo alle generazioni future. Nella mia vita, ho già dovuto vivere momenti davvero storici diverse volte, come il mio debutto al Festival Wagneriano di Bayreuth nel 2021, dove sono diventata la prima direttrice d’orchestra donna nella storia del festival. Desidero sempre accendere una scintilla d’amore per la musica classica nei cuori dei nostri ascoltatori in una serata come questa».
A parlare è Oksana Lyniv che è stata anche la prima direttrice musicale di una fondazione lirico-sinfonica italiana, il Teatro Comunale di Bologna; la direttrice d’orchestra ucraina stasera alle 20,30 condurrà l’Orchestra del Teatro di San Carlo alla Real Sito di Carditello.
L’Ucraina incontra Napoli e qualcuno potrà ricordare con affetto che quello che è divenuto un inno della città di Napoli, ovvero «’O sole mio» fu ispirato a Di Capua in quella che oggi è sofferente e contesa terra di Ucraina.
Il programma si apre con «Gli uccelli, P 154» di Respighi, proseguendo con l’Ouverture da «Oberon» di Carl Maria von Weber per concludersi con la «Sinfonia n. 5 in do minore, Op. 67» di Beethoven.
La suite Gli uccelli di Ottorino Respighi è datata 1927 e intende rifarsi, trascrivendole, a musiche del 6-700 originariamente per strumenti a corda pizzicata e che pure ricercassero onomatopee del canto degli uccelli.
«Oberon» è il testamento musicale dai toni irrazionali e magici, di von Weber ed è ispirato dalla commedia shakespeariana «A Midsummer Night’s Dream» e dal poema «Oberon» di Wieland.
Della «Sinfonia n.5 in do minore op.67» di Beethoven è stato detto tanto da imbarazzare a volere aggiungere altro, eppure ogni lettura del capolavoro datato 1806, può rivelare nuovi aspetti, a cominciare dalle prospettive di quel destino, sempre imprevedibile e perciò sempre nuovo, che si vuole bussi alla porta nel suo iconico incipit, per dirla con Massimo Mila.
Lyniv dirige nelle terre che hanno dato i natali a Giuseppe Martucci, un capuano che, trasferitosi a Bologna, sdoganò Wagner in Italia da direttore d’orchestra:
«Sono stato direttrice musicale del Teatro comunale di Bologna e quest’anno stiamo finendo la nostra prima tetralogia wagneriana «L’Anello del Nibelungo». Quando mi preparo per le mie esecuzioni, studio con particolare attenzione la tradizione del luogo in cui dirigo e Bologna è in questo senso un luogo storico in Italia. Giuseppe Martucci è un nome molto importante, è non solo grazie alla prima esecuzione del «Tristan» in Italia. Nella mia collezione ho tante locandine di programmi originali dei concerti di Martucci, dove la sua passione per la musica di Wagner è chiaramente visibile. Al suo entusiasmo e alla sua apertura verso l’Europa dobbiamo l’approdo nei repertori bolognesi e italiani del sinfonismo tedesco».
Sono sempre misurate le parole della direttrice, che si abbandonarono all’emozione solo quando rivelarono preoccupazione per i giovani musicisti dell’orchestra da lei fondata in Ucraina e che, con comprensibili difficoltà si tengono  contatto con lei, anche inviandole audio messaggi di loro esercitazioni interrotte dai clangori del conflitto.
Su quel «destino che bussa alla porta» dell’incipit della «Quinta» di Beethoven, Lyniv osserva:
«In tempi di guerra in Europa e nel mondo, a volte è difficile credere nel futuro. Tutta la mia famiglia è in Ucraina e spesso devo vedere foto di distruzione e vittime su Internet dopo i bombardamenti notturni e salire sul palco lo stesso giorno. Ciò nonostante, posso dire che anche in tempi come questi, le persone hanno più che mai bisogno di cultura. I biglietti per eventi teatrali e concerti in Ucraina vanno esauriti. La musica ci permette di dare forza – conclude la direttrice – di avere fede nel bene e di ristabilire l’equilibrio nell’anima, anche per poche ore nei momenti difficili. Come diceva Beethoven, la musica è un linguaggio che possiamo trasportare da cuore a cuore; voglio credere che l’arte sia in grado di trasmettere il fuoco della fiducia nell’umanesimo anche nei momenti più bui».

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