È stata una di quelle serate che restano scolpite nella memoria collettiva: non solo un evento musicale, ma una celebrazione corale di arte, cultura e identità.
Il Festival Lirico dei Teatri di Pietra ha proposto al pubblico una serata memorabile con Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni e il Bolero di Maurice Ravel.
Un’ambientazione unica, che già da sola parla di mito e memoria, ha accolto lo spettacolo: le pietre millenarie hanno fatto da sfondo a una rappresentazione che ha unito musica, danza e coralità in una sinergia irresistibile.
Il pubblico è stato travolto dalla magia del Bolero, la musica di Ravel si è fatta corpo e movimento, un vortice di suono e danza, grazie alla presenza di un corpo di ballo flamenco che ha saputo trasformare l’incalzante crescendo in energia visiva. I battiti dei tacchi, i movimenti sensuali delle danzatrici, la tensione accumulata passo dopo passo hanno reso palpabile quella che altrimenti sarebbe stata solo ipnosi musicale, anche se a volte il rumore dei tacchi disturbava la musica.
Il risultato è stato un vortice sonoro e visivo che ha tenuto il pubblico sospeso fino all’esplosione conclusiva, accolta da una vera e propria ovazione
Il capolavoro verista di Mascagni, Cavalleria Rusticana, proprio in Sicilia affonda le radici della sua vicenda drammatica, sottolinea la voce del popolo e l’intensità di Santuzza.
Sotto la direzione appassionata e precisa del maestro concertatore e direttore d’orchestra Alfredo Salvatore Stillo, l’opera ha preso vita con un ritmo serrato e una tensione sempre crescente.
Il Coro Lirico Siciliano, preparato con la consueta raffinatezza dal maestro Francesco Costa, ha saputo incarnare la voce autentica del popolo: compatto, duttile, capace di muoversi tra la devozione del “Regina Coeli” e il commento corale al tragico destino dei protagonisti.
È stato proprio il coro a dare il respiro collettivo all’opera, restituendone il senso di comunità, di appartenenza e di fatalità.
Buona la prova del cast, di rilievo la Maria Pia Piscitelli, che ha vestito i panni di Santuzza con intensità travolgente e maestria.
La sua voce, dal timbro caldo e vibrante, ha saputo restituire tutta la fragilità e la forza del personaggio, un’interpretazione vibrante, autentica, capace di alternare dolcezza e disperazione con un controllo tecnico sempre impeccabile. La sua Santuzza ha letteralmente conquistato il pubblico, divenendo cuore pulsante del dramma
L’accostamento tra Mascagni e Ravel, tra il verismo ottocentesco e la modernità novecentesca, si è rivelato vincente. Due universi apparentemente lontani hanno trovato un punto d’incontro grazie alla forza espressiva del Coro Lirico Siciliano, alla visione registica del Festival e alla professionalità dei maestri Stillo e Costa.
Lo spettacolo è stato un inno alla coralità in tutte le sue forme: il canto che dà voce al popolo, la danza che rende visibile il ritmo, la musica che lega insieme passato e presente.
In questo senso, il Festival Lirico dei Teatri di Pietra si conferma non solo come appuntamento artistico di grande rilievo, ma come progetto culturale capace di valorizzare i luoghi e di restituire loro vita nuova.
Gli applausi finali, lunghi e calorosi, le ovazioni, il pubblico in piedi: segni inequivocabili di un trionfo.
Il pubblico ha riconosciuto nel lavoro del Coro Lirico Siciliano, nel gesto ispirato del maestro Stillo, nella preparazione rigorosa del maestro Costa e nell’energia del corpo di ballo flamenco un esempio di come la musica possa ancora oggi emozionare, unire e lasciare il segno.
Non una semplice serata di spettacolo, ma una vera festa dell’arte che ha ricordato a tutti il potere della lirica, della danza e della musica di attraversare i secoli e continuare a parlare al cuore dell’uomo.

Le fotografie sono di PierPaolo Papalia