Con Atomica, Muta Imago (regia Claudia Sorace, drammaturgia e suono Riccardo Fazi) porta in teatro il carteggio tra Günther Anders e Claude Eatherly.
Tra la mente operativa del movimento antinucleare contro il riarmo atomico e colui che diede il via libera per lo sgancio della bomba su Hiroshima. Da tempo mi domandavo perché nessuno ci avesse ancora pensato.
Perché la crepa mai saldata tra il potere della tecnica e la sua potenzialità distruttiva, così ben espressa in questa corrispondenza data alle stampe nel 1961 e tradotta in italiano con il titolo L’ultima vittima di Hiroshima. Il carteggio con Claude Eatherly, il pilota della bomba atomica (Mimesis Edizioni, 2016) non fosse oggetto di una più ampia diffusione mediatica.
Muta Imago lo ha fatto con la sua cifra caratteristica che utilizza dispositivi diversi – suoni, video, registrazioni fuori campo – ricostruendo la vicenda a partire dagli effetti: effetti mai scongiurati che tornano a minacciare il nostro tempo presente.
Filosofo tedesco di origini ebraiche, Anders fu allievo di Husserl e di Heidegger, marito di Hannah Arendt dalla quale divorziò pochi anni dopo, esiliato in Francia e negli Stati Uniti con l’avvento del nazismo, rientrato in Europa nel 1950 e stanziatosi a Vienna.
Meteorologo e ufficiale delle forze aeree americane, Eatherly fu l’aviatore incaricato di monitorare il cielo per assicurare le condizioni più favorevoli affinché il disastro fosse totale.
Tra i due una fitta corrispondenza avviata da Anders il 3 luglio 1953 quando venne a conoscenza dello stato fisico e psichico di Eatherly, oppresso da un senso di colpa devastante che lo portò tra l’altro a tentare il suicidio fino a essere rinchiuso in un ospedale psichiatrico.
Mentre gran parte di America e il presidente Truman ne glorificava l’impresa, lui si consumava nel ricordo di quell’ok che aveva segnato una svolta nella strategia bellica del mondo intero.
L’atomica, ovvero la potenziale distruzione totale del globo. Quello che per Anders è il mostruoso prodotto della mente umana quando la mente eccede la sua stessa immaginazione.
Prodotto ingovernabile, che si ritorce sul suo creatore: non il singolo individuo ma l’uomo stesso, l’umanità tutta, esposta a una sorta di “autoricatto” collettivo e livellante.
Se Arnold Gehlen, filosofo e sociologo tedesco coevo di Anders, riconosceva nella predisposizione alla tecnica il naturale completamento dell’uomo, Anders mette in guardia dai suoi effetti paradossali introducendo il concetto di discrepanza: la differenza tra ciò che è tecnicamente possibile e le conseguenze che siamo in grado di immaginare, una volta divenuti inconsapevoli “rotelle di una macchina” che ci sovrasta.
Un principio guida, il suo, che investe il giudizio morale e lo porta a scagionare colui che si ritiene colpevole. Con una lettera accorata che è soltanto l’inizio di una lunga corrispondenza da una parte all’altra dell’oceano, il filosofo allora cinquantenne si rivolge a un uomo poco più che trentenne, ostaggio dei propri fantasmi, con argomentazioni rassicuranti, non consolatorie ma logiche e rigorose.
La colpa non è morale ma ontologica, intrinseca alla natura umana, all’autoinganno della mente illusa di controllare e dominare i dispositivi creati. Tutti siamo esposti. In questa “epoca infausta” che non abbiamo scelto, tutti siamo “incolpevolmente colpevoli”.
Affrancare il singolo dalla colpa individuale in quanto portatore di una colpa collettiva, non significa negare la portata e la gravità di quel gesto ma ricondurlo a un orizzonte di necessità, sia pure necessità a posteriori (in questo si legge l’eredità heideggeriana), che ci rende tutti potenziali fautori di distruzione, ugualmente minacciati da un destino comune.
Su questa base decolla il dialogo tra i due, che è comprendere e sentirsi compreso, la fiducia cresce e le parole si fanno più materiche e confidenziali.
Accadono, le parole, dove non te le aspetti e cercano un contatto, una prossimità oltre la distanza, nell’ombra di Eatherly (Gabriele Portoghese) abbiamo visto Anders (Alessandro Berti), e nella stanza dell’ospedale psichiatrico avrà provato a rispondere alla stessa domanda che Anders stava rivolgendo a noi: “com’è possibile concepire un dolore che abbracci duecentomila vittime”.
La scelta di direzionare più volte il filosofo verso la platea fa parte di una prossemica molto precisa, come se a tratti uscisse dal rapporto a due per parlare col mondo e dare al mondo due dritte, al di qua e al di là dell’interlocuzione tra loro, che avviene attraverso due spazi distinti, entrambi a vista ai due lati del palcoscenico, in modo che il rapporto di azione reazione sia sempre evidente.
Nella mente sofferente e tortuosa di Eatherly il pubblico è invitato a entrare con pudore, grazie anche a immagini proiettate su uno schermo, mappe neuronali, scene di vita quotidiana nella città del prima e del dopo la bomba.
Un momento di bella intensità arriva quando ascoltiamo in una sorta di dissolvenza di suoni, i nomi giapponesi delle ragazze lese, che hanno firmato la loro lettera di perdono.
Lo spettacolo si chiude con la medesima scena di inizio, lentissima, secondo una circolarità che li riavvicina, mentre entrambi indicano qualcosa fuori di loro, il cielo, le stelle, il futuro, un mondo che gira male e che non ci sta ad aspettare.
Atomica ha debuttato il 13 novembre 2025 (repliche fino al 23) in prima nazionale al Teatro India nell’ambito di Romaeuropa Festival in corealizzazione con Fondazione Teatro di Roma.
Foto Eleonora Mattozzi
Atomica
di Muta Imago
liberamente ispirato al carteggio tra Günther Anders e Claude Eatherly
regia Claudia Sorace
drammaturgia e suono Riccardo Fazi
con Alessandro Berti, Gabriele Portoghese
collaborazione alla drammaturgia Gabriele Portoghese
consulenza letteraria Paolo Giordano
musiche originali Lorenzo Tomio
disegno scene Paola Villani
direzione tecnica e disegno luci Maria Elena Fusacchia
costumi Fiamma Benvignati
si ringrazia l’artista Elisabetta Benassi
per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
una produzione INDEX
in coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures; Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro
con il supporto di ATCL / Spazio Rossellini, MAB Maison des Artistes Bard, Viola Produzioni / Spazio Diamante
compagnia finanziata dal MIC – Ministero della Cultura
Prossime date:
Brescia, Teatro Sociale, 29 novembre 2025
Torino, Teatro Astra, 3 – 7 dicembre 2025
Bologna, Arena del Sole, 16 e 17 gennaio