Ultimo spettacolo: “Gli uccelli”, di Alfred Hitchcock

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Capolavoro assoluto della Settima Arte, il film “Gli uccelli” rappresenta, forse, il testamento cinematografico di Alfred Hitchcock.

La storia

San Francisco. Melanie (Tippy Hedren), ragazza ricca e sofisticata, conosce Mitch (Rod Taylor), giovane avvocato. Melanie, colpita da Mitch, il giorno dopo lo raggiunge nella vicina cittadina di Bodega Bay, dove Mitch è andato a trovare sua madre Lydia (Jessica Tandy) e la sorellina Cathy (Veronica Cartwright).

La ragazza conosce Annie (Suzanne Pleshette), che le confida di aver avuto una relazione con Mitch ma che il loro legame è finito male per l’ostilità di Lydia. A causa di un inspiegabile e feroce attacco di migliaia di uccelli a Bodega Bay, Annie muore per salvare dei bambini mentre Melanie resta intrappolata con Mitch, Lydia e Cathy, assediati dagli animali impazziti.

Locandina del film

Il commento

Il film “Gli uccelli” (The Birds, USA, 1963) di Alfred Hitchcock trae spunto dall’omonimo racconto di Daphne Du Maurier del ’52. La sceneggiatura di Evan Hunter (in seguito divenuto famoso con lo pseudonimo di Ed McBain), rispetto al testo di Du Maurier, elimina qualsiasi riferimento a possibili cause che possono spingere gli uccelli ad assaltare l’uomo.

Il film è uno dei capolavori assoluti della Settima Arte e, probabilmente, il testamento cinematografico di Hitchcock, maestro indiscusso dell’arte registica, della linearità ed essenzialità della narrazione, che adotta in questo film tutti gli accorgimenti possibili per colpire lo spettatore.

Lo shock nel pubblico è raggiunto anche grazie all’utilizzo di una fotografia dai colori freddi, a riprese di panorami selvaggi e squallidi e ad una colonna sonora quasi senza musiche, caratterizzata pressoché interamente dai rumori e stridii degli uccelli, elaborati elettronicamente da Bernard Herrmann.

Il regista nel film non presenta soluzioni, non espone significati filosofici, ecologici o religiosi ma narra solo l’assurda vicenda vissuta da una comunità sconvolta, che vede crollare le certezze del (presunto) dominio dell’Uomo sulla Natura, allineando elementi angoscianti, in un crescendo magistralmente orchestrato e lasciando al pubblico un finale sostanzialmente aperto, senza il tradizionale “Happy End”.

Il film, per l’epoca, è anche un capodopera nell’utilizzo di tecniche e trucchi cinematografici, dovuti agli operatori Robert Burks e Lawrence A. Hampton, all’ammaestratore di animali Ray Berwick e al disegnatore Ub Iwerks, da sempre collaboratore di Walt Disney.

L’impegno economico per la realizzazione è notevole, con l’addestramento di centinaia di uccelli sotto la sorveglianza della protezione animali e sei mesi di riprese, di cui due in esterni, un anno per edizione e montaggio. Enormi la fatica e lo stress cui è sottoposta Tippy Hedren durante le riprese, interrotte per una settimana per un suo crollo nervoso, mentre quasi ogni giorno qualche componente della troupe deve ricorrere a cure mediche per gli attacchi dei pennuti.

Se col suo precedente film “Psyco” (Psycho, USA, 1960) Hitchcock “inventa” il thriller contemporaneo, con “Gli uccelli” il regista mostra al pubblico l’orrore con protagonisti gli animali: non più gigantesche tarantole o formiche, trasformate da esperimenti di scienziati folli o colpiti da radiazioni atomiche, ma quelli “normali”, che è possibile vedere quotidianamente dalle nostre finestre di casa, allo zoo, nei mari, nei boschi o nei documentari.

Il terrore diffuso dallo schermo non dà tregua allo spettatore, regalando un’opera di capitale importanza per il cinema horror, ispirandone altre che sarebbero venute di lì a poco: basti solo pensare alla sequenza dell’assalto notturno con Melanie, Mitch e la sua famiglia, fonte di ispirazione per molti futuri assedi domestici, come quello de “La notte dei morti viventi” (The night of the living dead, USA, 1968) di George A. Romero, tanto per citarne uno.

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