Il violino di Jinzhu Li incanta il Bellini

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Prosegue con solidità la Stagione Sinfonica 2025/2026 del Teatro Massimo Bellini, e il concerto “Violino e virtuosité” ha confermato la linea artistica dell’istituzione catanese: programmazioni equilibrate, attenzione al Novecento e valorizzazione di giovani interpreti.   Sul podio Nayden Todorov, direttore di lunga esperienza e dal gesto pratico, ha guidato l’orchestra con un approccio chiaro, puntando su tempi agili, dinamiche controllate e una resa timbrica pulita.

Shor: un concerto costruito sulla cantabilità
Il Concerto n. 5 in do minore per violino e orchestra di Alexey Shor, compositore contemporaneo di origine ucraina (n.1970),   ha aperto la serata con una scrittura di immediato impatto melodico. La solista Jinzhu Li, giovanissima violinista cinese dalla tecnica solida, ha offerto un’esecuzione accurata: intonazione stabile, legato ben sostenuto e una buona capacità di scolpire le linee cantabili tipiche del linguaggio di Shor. Meno incisiva, per ora, la proiezione nei passaggi più energici, ma complessivamente la prova si è distinta per maturità e controllo.

Saint-Saëns: brillantezza e pulizia tecnica.
Nell’Introduction et Rondo capriccioso in la minore di Saint-Saëns per violino e orchestra, una delle pagine più amate del repertorio violinistico ottocentescola solista ha trovato un terreno più congeniale: articolazione nitida, passaggi veloci gestiti con sicurezza e una buona padronanza dell’arco. Todorov ha mantenuto l’orchestra su un registro leggero e trasparente, garantendo un dialogo equilibrato e senza sovraccarichi.

Stravinskij: un’esecuzione rara e ben calibrata.
La seconda parte si è aperta con le Quattro impressioni norvegesi di Igor’ Stravinskij per orchestra,   pagina poco eseguita ma di notevole interesse orchestrale. Todorov ha evidenziato i contrasti dinamici e il lavoro sulle timbriche, valorizzando il carattere cameristico dei movimenti centrali e la brillantezza degli impasti nei momenti più folklorici. Buona la risposta delle sezioni dei fiati, in particolare clarinetti e corni.
La Sinfonia n. 9 in mib maggiore op. 70 di Šostakovič ha chiuso la serata con un’interpretazione coerente con lo spirito dell’opera: asciutta, ritmicamente serrata, lontana da letture eccessivamente drammatiche. L’orchestra ha mostrato una tenuta solida; efficace il lavoro degli archi nei passaggi più trasparenti, puntuale la sezione degli ottoni nel finale, dove la brillantezza richiesta dal compositore è stata restituita con buona precisione.
Un programma ben costruito, attraversato da un filo logico che dal lirismo contemporaneo di Shor conduce alla pulizia strutturale di Šostakovič.
La prova di Jinzhu Li conferma una giovane interprete in rapida crescita; Todorov, dal canto suo, ha garantito una lettura complessivamente compatta e tecnicamente affidabile.
Il Bellini continua così a proporsi come riferimento stabile e credibile nella vita musicale siciliana, con una stagione che non teme di accostare repertori diversi.

  Franco Milone

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