Il film di Giuliano Montaldo “Sacco e Vanzetti” (1970), sulla tragica vicenda dei due emigrati italiani è, probabilmente, il momento più alto della sua attività registica.
La trama
Boston, 1920. Nicola Sacco (Riccardo Cucciolla) e Bartolomeo Vanzetti (Gian Maria Volontè), due italiani anarchici emigrati negli USA nei primi del ‘900, sono accusati ingiustamente di rapina a mano armata ed omicidio.
Nonostante le prove presentate dalla difesa li scagionino, sono condannati a morte il 14/7/21, con un verdetto condizionato da forti pregiudizi razziali e politici, in un periodo in cui negli USA è pesante la repressione contro i sospettati di idee politiche di sinistra.
Tra la sentenza e la sua applicazione, le domande di riapertura del processo avanzate sulla base di nuovi elementi sono ostinatamente respinte, e i due vengono giustiziati il 23/8/27.

Locandina del film
Il commento
Nel cinema italiano, per il mutato quadro politico, dai primi anni ’60 si afferma più liberamente l’esigenza di rileggere alcune pagine della storia nazionale, dimenticate o dolorose, con intenti più riflessivi e problematici.
Tale tendenza si afferma definitivamente tra il ’68 ed i primi anni ’70, con lo sviluppo di film esplicitamente politici, i cui contenuti, anche se riguardanti avvenimenti passati, sono sempre reinterpretati alla luce della scottante attualità italiana, caratterizzata da fortissime tensioni politiche e sociali.
Anche il film di Giuliano Montaldo “Sacco e Vanzetti” (ITA, 1970), una delle opere migliori di questa fase, narra avvenimenti accaduti agli inizi del ‘900 ma lasciando trasparire lo spirito dell’epoca.
Montaldo (co-sceneggiatore con Fabrizio Onofri e Mino Rolli) nella sua opera sostiene la tesi del “delitto di stato” e realizza un melodramma edificante, ricostruendo la vicenda in modo rigorosamente documentato.
Oltre agli straordinari interpreti Volontè e Cucciolla (premiato a Cannes nel ’71 per la migliore interpretazione maschile), ottimo Milo O’Shea nella parte di Moore, avvocato della difesa, così come da ricordare è Rosanna Fratello nei panni di Rosa, la moglie di Sacco.
La colonna sonora è stata composta, orchestrata e diretta da Ennio Morricone e co-diretta da Bruno Nicolai. I brani sono tutte composizioni originali e alcuni di questi sono stati composti in collaborazione con Joan Baez.
Memorabile la canzone Here’s to you, cantata dalla stessa Baez, diventata, in breve tempo un hit internazionale ed un inno senza tempo alla libertà e alla giustizia.
Sacco e Vanzetti nella storia
La vicenda dei due italiani si è svolta in un clima di acute tensioni politiche e sociali e di repressione delle lotte dei lavoratori, in un clima di isteria xenofoba e di caccia alle streghe, dividendo profondamente l’opinione pubblica USA e del mondo intero con una risonanza internazionale pari solo a quella dell’affaire Dreyfus in Europa.
Un’ampia corrente innocentista, con manifestazioni di piazza, comitati, petizioni, prese di posizione di uomini politici e di cultura di tutto il mondo, si è battuta tenacemente, ma invano, per la revisione del processo.
Ma l’ingiusta condanna e la morte hanno reso Sacco e Vanzetti da un lato, simboli del pregiudizio e dell’ingiusto esercizio del potere e della violenza dello stato, dall’altro, emblemi di grandezza morale, di tolleranza e di fiducia negli ideali di giustizia sociale e di dignità di tutti gli esseri umani.
La loro vicenda non ha toccato solo chi era loro vicino per le idee politiche, per la comunanza delle origini o l’appartenenza alla stessa classe sociale ma ha turbato anche tanti cittadini americani che, prima di allora, ignoravano sempre i vergognosi abusi di potere del governo e della polizia, la xenofobia ed il razzismo contro gli immigrati, la violenta repressione delle lotte dei lavoratori.
Negli anni la memoria dei due italiani ingiustamente uccisi è stata sempre viva, così come le richieste di revisione del processo e della loro riabilitazione, cui ha contribuito anche il film di Montaldo, di enorme risonanza anche a livello internazionale e, probabilmente, il momento più alto della sua carriera di regista.
Il 23/8/1977, 50 anni dopo la loro esecuzione, il governatore del Massachusetts Dukakis ha assolto i due uomini in una cerimonia pubblica a cui è stato presente anche Giuliano Montaldo.