Ultimo spettacolo: “The Rocky Horror Picture Show”, di Jim Sharman

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Uno dei pochissimi film per i quali è sacrosanto utilizzare il termine “cult-movie”. Musical incatalogabile, geniale figlio delle trasgressioni degli anni ‘70

Musical e opera rock

Il musical teatrale è un ibrido dell’operetta europea e del vaudeville statunitense.

Con l’avvento del sonoro e fino alla fine degli anni ‘50, il musical diventa, con il western, il genere cinematografico che maggiormente caratterizza il cinema hollywoodiano.

Con la sua struttura narrativa estremamente semplificata, il film musicale è, quasi sempre, un mero contenitore di canzoni e balletti o una versione cinematografica di musical che hanno già avuto successo a teatro.

Il musical pop-rock, che attira un pubblico più giovanile, ha le stesse caratteristiche di quello tradizionale; nei film, cantanti famosi, come Elvis Presley o i Beatles, interpretano sé stessi o personaggi che li rappresentano fedelmente ma il genere si esaurisce rapidamente, fino alla sua quasi totale sparizione.

Negli anni ’70 il musical pop-rock riprende vigore dando vita a un nuovo formato, basato sulla trasposizione filmica di musical teatrali o opere rock, come Jesus Christ Superstar (1973, regia di Norman Jewison), Tommy (1975, regia di Ken Russel) e Hair  (1979, regia di Miloš Forman).

Locandina del film

Dal palcoscenico allo schermo

Dai primi anni ’70 si manifestano nel mondo musicale e nel costume giovanile i sintomi di un mondo in trasformazione, con l’affermazione del glitter rock o glam rock, dall’estetica caratterizzata da ambiguità sessuale, accentuata teatralità, maschere, make-up, tintura dei capelli, tacchi altissimi e abiti di scena kitsch.

The Rocky Horror Show arriva proprio in questa fase, cogliendo perfettamente lo spirito di un mondo in profondo cambiamento e rappresentando, in modo divertente e trasgressivo, una delle massime espressioni della rivoluzione sessuale a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

L’autore è l’inglese Richard O’Brien che, da solo, scrive musiche, liriche e libretto, riversando, appunto, in The Rocky Horror Show, tutta la sua passione per il rock, i B-Movie, il fantastico e l’horror, realizzando uno dei musical più bizzarri mai concepiti, disegnando personaggi e situazioni che sfidano le convenzioni di genere e di sessualità.

O’Brien propone il suo progetto al regista teatrale Jim Sharman, che lo mette in scena nel giugno ‘73 nel piccolo teatro sopra il prestigioso Royal Court, il cosiddetto Upstairs. Lo spettacolo ottiene ottime recensioni e un discreto successo di pubblico.

Nel ’74 lo show debutta al Roxy di Los Angeles e nel 1975, finalmente, con la regia dello stesso Sharman, si realizza la versione cinematografica, The Rocky Horror Picture Show, perfettamente coerente con l’originale teatrale.

Dopo un inizio in sordina, in poco tempo il film raggiunse il trionfo, dando vita ad un culto inossidabile, che ne favorisce anche il rilancio nei teatri di tutto il mondo, spesso con la partecipazione attiva ed entusiastica di un variegato pubblico che conosce ogni singola battuta, si veste come i vari personaggi e canta tutte le canzoni.

La trama

“In una notte buia e tempestosa”, i due fidanzati Janet (Susan Sarandon) e Brad (Barry Bostwick), per un guasto alla loro auto, sono costretti a cercare rifugio in un sinistro castello nel bosco.

Accolti dal maggiordomo Riff Raff (Richard O’Brian) e dalla cameriera Magenta (Patricia Quinn), conoscono il padrone di casa, il sensuale e diabolico alieno Frank’n’Furter (Tim Curry), che sta realizzando Rocky Horror (Rayner Bourton), novello “Mostro di Frankenstein” ma biondo, dal fisico di culturista e bello come un dio greco.

Janet e Brad, nella loro permanenza al castello, sono coinvolti, tra canti, balli ed esperimenti scientifici, in imprevedibili avventure tra il comico ed il fanta-erotico, fino all’inatteso e pirotecnico finale.

Il commento

The Rocky Horror Picture, di Jim Sharman, fedelissimo adattamento filmico del teatrale Rocky Horror, è una divertentissima parodia che prende in giro gli stereotipi del gotico letterario e cinematografico, mescolandone gli elementi tipici, come un’atmosfera dark, dei personaggi misteriosi e “anormali”, un castello tenebroso, con aspetti trasgressivi, alla luce della rivoluzione sessuale che caratterizza il periodo, dando vita a uno spettacolo nello stesso tempo innovativo e vintage.

Il film, opera sintomatica di un mondo che sta cambiando, è uno dei più bei musical rock della storia del cinema, geniale ed irriverente concentrato di kitsch e cultura pop, perfetto mix di cattivo gusto ed umorismo tagliente, con un’indimenticabile colonna sonora.

La musica è, ovviamente, il cuore pulsante del film ma le innumerevoli citazioni ed i riferimenti culturali contenuti, facilmente riconoscibili, reinventati e dissacrati parodisticamente, con particolare riferimento al cinema gotico, horror, fantastico e fantascientifico degli anni ’30, ’40 e ’50 e ad opere letterarie come Frankenstein di Mary Shelley, rappresentano un divertito ma affettuoso omaggio ad un periodo e a dei generi.

Le musiche

La colonna sonora è memorabile, tra il rock’n’roll, il pop ed il cabaret, con brani che non si può fare a meno di canticchiare. Tra i tanti si ricordano: “Time Warp”, “Dammit Jane”, “Sweet Transvestite” e “Science Fiction/Double Feature”.

Il cast

Il film è girato con alcuni degli attori già presenti nella versione teatrale, in particolare da Tim Curry, al suo esordio sul grande schermo, che impersona un indimenticabile, sensazionale, istrionico e spudoratamente teatrale Frank-N-Furter, da Richard O’Brien (lo stesso autore dell’opera) nei panni di Riff Raff e da Patricia Quinn in quelli di Magenta.

Perfetti anche una giovanissima Susan Sarandon (Janet) e Barry Bostwick (Brad) e tutto lo straordinario cast di comprimari.

The Rocky Horror Picture Show oggi

The Rocky Horror Picture Show è ormai, a distanza di oltre cinquanta anni dalla sua uscita, un vero cult: unico nel panorama del musical cinematografico, grazie al suo spirito libero e rivoluzionario ha conquistato (e conquista) ancora intere generazioni di spettatori.

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