R.U.R. – Rossum’s Universal Robots di Karel Čapek alla Sala Futura del Teatro Stabile di Catania

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 Debutta venerdì 23 gennaio 2026 alle 17.30 alla Sala Futura del Teatro Stabile di Catania – con un giorno di ritardo rispetto alla data prevista, causa allerta meteo –  lo spettacolo  R.U.R. – Rossum’s Universal Robots di Karel Čapek, con traduzione e adattamento di Ottavio Cappellani e la regia di Cinzia Maccagnano. In scena Agostino Zumbo e (in ordine alfabetico), Evelyn Famà, Rita Fuoco Salonia, Marina La Placa, Franco Mirabella.  

R.U.R.  , sigla che tradotta sta per “I robot universali di Rossum” è un dramma in un prologo e tre atti dello scrittore ceco Karel Čapek (1890-1938), pubblicato nel 1920 e andato  in scena al Teatro nazionale di Praga nel  1921 , e che si può definire una tra le prime distopie letterarie.
Nelle sue note di regia, Cinzia Maccagnano spiega: “Scritto poco più di un secolo fa, RUR – Rossum’s Universal Robots di Čapek, inizia come una commedia dell’assurdo per poi evolversi in un dramma pieno di inquietudine: in un’isola immaginaria, che è l’ombra di Utopia, alcuni ingegneri hanno dato vita a un progetto di convivenza tra umani e robot nell’ambizione di dare agli uomini una vita priva di fatiche. Come spesso accade però, la smania di ampliare sempre più gli orizzonti della scoperta sfugge, nelle sue conseguenze, al ‘potere’ degli esseri umani e la microsocietà dei robot, ai quali è stato innestato un misterioso “cip” del dolore, si organizza per sovvertire l’ordine, per ribellarsi a quella che a tutti gli effetti è una schiavitù già contenuta nel nome – dal ceco robota che significa lavoro forzato. Ecco, dunque, che il prevedibile finisce dove inizia l’accadere che deflagra in nuove inimmaginabili possibilità. Così l’esaltazione della scoperta che anima i protagonisti lascia il posto alla paura e allo smarrimento. ‘Ci ucciderete?’ chiedono gli umani, ‘Stiamo decidendo’ rispondono i robot”. Conclude la regista: “Oggi ci troviamo nel bel mezzo di cambiamenti epocali, e in noi si alternano entusiasmo e sgomento. Siamo sempre come il primo uomo di fronte al fuoco. Il progresso, specie quello tecnologico, ci esalta, ci stupisce, nella misura in cui pensiamo di avere il controllo sulla sua azione. E soprattutto è inarrestabile perché strettamente connesso alla spinta che ha l’essere umano verso la scoperta e la conoscenza. Ma l’ignoto è infinito, sulla Terra come nell’universo, come nel fondo di noi stessi. Nella resa scenica dell’adattamento di Ottavio Cappellani, che ha asciugato il testo originale lasciando emergere maggiormente i colori contrastanti dei personaggi, abbiamo inserito aspetti tecnologici, ma non abbiamo tralasciato di mostrare la materia del teatro. Così, la scenografia bunker/fabbrica/circuito si lascia ‘invadere’ dalle proiezioni e si svela, poi, per ciò che è: uno scheletro di legno, che non nasconde bensì mostra un reale ancora meno rassicurante. Abbiamo tentato di accostare il fantasioso scenario proposto da Čapek a quello che stiamo vivendo e ci siamo posti gli stessi interrogativi. Alla fine, come in una messa a fuoco, quello che sembrava in primo piano, i robot, si fa sfondo e resta l’Uomo”.
Questa nuova produzione del TSC, in scena fino a domenica 25 gennaio, è firmata, oltre che dalla regia di Cinzia Maccagnano, dalle scene di Andrea Taddei, dai costumi di Dora Argento, dalle luci e video di Gaetano La Mela.
Calendario delle rappresentazioni:
Venerdì 23 gennaio 2026 ore 17.30
Sabato 24 gennaio 2026 ore 20.45
Domenica 25 gennaio 2026 ore 18.00 e ore 21.00

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