«La regola dei terzi» di Marco De Simone al Teatro Genovesi di Salerno

0

La  foto di un contadino che con un lungo bastone indica ad un soldato la direzione. Agosto del 1943 in Sicilia, il contadino siciliano, di non alta statura, ha il braccio sinistro sulle spalle del soldato americano, mentre quest’ultimo, accovacciato per terra, cerca di capire la via di fuga percorsa dai tedeschi in ritirata. Il celebre scatto del fotoreporter ungherese Robert Capa viene riproposto nella locandina dello spettacolo teatrale La regola dei terzi  di Marco De Simone, rappresentato al Teatro Genovesi di Salerno domenica 25 gennaio 2026.
La proposta, fuori concorso, è una produzione del Teatro dell’Eclissi ed ha inaugurato il XVII Festival XS di Salerno, con la regia di Marcello Andria.
Il testo è l’immaginario racconto di un incontro, fortuito e inconsapevole, tra un fotoreporter ferito e un contadino dell’entroterra siciliana che lo accoglie in casa e lo soccorre; reale ed avvenuto è il fatto che il fotoreporter Robert Capa, nella notte tra il 9 e 10 luglio del ’43, nelle campagne fra Sperlinga e Troina, paesini dell’entroterra ennese, si sia paracadutato da un aereo per cadere su un albero, e restarci ferito per alcune ore, prima di essere soccorso a casa di un contadino del posto.
Tutt’intorno sta per iniziare, tra feroci scontri con le truppe nazifasciste, l’avanzata degli Alleati verso l’Italia continentale, quel ferito è un noto fotoreporter di guerra,  Endre Ernö Friedmann ebreo-ungherese passato alla storia come Robert Capa, Salvatore è l’altro il contadino protagonista  dello spettacolo.
A questi due uomini, molto diversi per età, cultura e condizione sociale,  l’autore dà voce e vita, in un testo coinvolgente e profondamente umano, cercando di dare il giusto risalto, nella Grande storia guidata dai grandi uomini, ai fatti che coinvolgono le persone comuni, i cosiddetti  ‘civili’ che, per le sciagurate decisioni di pochi, subiscono effetti drammatici e devastanti nelle loro vite. In scena pochi ed essenziali mobili in legno grezzo, utensili agricoli e domestici esposti alle pareti o in bella vista, mentre sullo sfondo s’intravedono la stalla e la cucina.
La scenografia di Francesca Laghezza ed i costumi di Angela Guerra  ricreano un mondo ed atmosfere contadine che furono, vite fatte di fatica e isolamento, ma anche di dignità e forte identità con la natura.
Marco De Simone, oltre ad essere l’autore è anche interprete del fotoreporter, impavido nei suoi intenti documentaristici, mentre Enzo Tota, direttore della Compagnia dell’Eclissi, è quel contadino che lo accoglie e cura.
Tra loro le prime battute sono conoscitive ed emotivamente distanti, poi tra la narrazione di aneddoti di vita e particolari sempre più  personali, si creerà  un terreno di crescente fiducia e confidenzialità.
Il fotografo è un giramondo, seduttivo con le donne e talentuoso con la macchina fotografica, coraggioso e sempre pronto nei teatri di guerra a cogliere, nelle tragedie, l’umanità che resta, il contadino siciliano è un uomo solo, la moglie morta di parto e due figli, uno morto lontano da casa, a trafficare nella speranza di fare fortuna, e l’altro inghiottito nella campagna italiana di Russia, ma ancora disperatamente atteso. Un apparente sgarbo del fotoreporter e la comune sofferenza che non li ha risparmiati creeranno tra loro solidarietà e fiducia reciproca.
E se Robert Capa voleva fare emergere dai suoi scatti ‘il vero volto della guerra’, Marco De Simone nella sua drammaturgia, potente e circostanziata, vuole fare esplodere, dall’abisso aperto dalla guerra, un monito ed una nuova consapevolezza. Infatti quel contadino siciliano e semianalfabeta reclamerà voce per dichiarare il suo dramma, il suo essere senza un nome vittima diretta della guerra, e chiedere un riscatto, oltre che per sé, per i tanti senza nome vittime di tutte le atrocità di ogni guerra.
La ‘regola dei terzi’ che serve a costruire un’immagine fotografica efficace, padroneggiata benissimo da Capa, innerva anche il testo teatrale, con la sua messa a fuoco di una indicibile e mai doma umanità, altrimenti storia nascosta nelle pieghe della Grande Storia.
La direzione registica, consapevole e rigorosa, di Marcello Andria asseconda e rimarca il gioco combinatorio dell’incontro, il superamento di un’iniziale opposizione, fino all’identificarsi, simmetrico e reciproco, dei due protagonisti nel dolore, e soprattutto nell’incredibile forza espressiva di un finale, con i due protagonisti ben posizionati lungo “punti di forza” della scena, non soltanto visivi. La poetica visiva del testo, infatti, in questo potente e dirompente finale, fa guadagnare la centralità d’inquadratura a Salvatore, mentre la lateralità è del fotoreporter, posto nel terzo a sinistra dello spazio scenico. Sarà proprio lo scatto finale, voluto dallo stesso  contadino, che lo farà saltare fuori dall’anonimato, dandogli uno spazio dilatato di vita, oltre i fatti di quell’agosto del ’43. Come accaduto per gli scatti più famosi di Robert Capa, indiscussi strumenti di testimonianza, il fotoreporter dopo aver partecipato quel compagno della dolorosa perdita della compagna e fotografa Gerda Taro, caduta durante la guerra civile spagnola, fu lei a ribattezzarlo Robert Capa per la gloria,  sente che è l’ora di un altro epico scatto secondo l’immedesimarsi di cui il fotoreporter è maestro. Vorrà cogliere un altro momento di immortale umanità, usando la macchina fotografica “come proiezione dello spirito e del cuore” per dirla con l’amico John Steinbeck.
Un convincente Marco De Simone, per un personaggio di fascino, coraggioso e intraprendente, sempre in dissidio tra sé stesso ed il suo ‘mito’, ma capace di uno slancio empatico anche nella tragedia, dal canto suo  Enzo Tota dà vita ad un personaggio di senno e fatalista, ne centra la grande umanità, lo slancio del riscatto e una fiera dignità. Uno spettacolo attualissimo e lungamente applaudito. Tanti i riconoscimenti al testo nel 2025, nazionali e internazionali, tra cui i premi IN SCENA Playwright Award di New York e  Clepsamia  a Milano, uno spettacolo sicuramente da vedere.

Marisa  Paladino

Stampa
Share.

About Author

Comments are closed.