Ultimo spettacolo: “L’angelo azzurro”, di Josef von Sternberg

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Con “L’angelo azzurro” il grande regista Josef von Sternberg realizza un film leggendario, che contribuisce alla nascita del mito di Marlene Dietrich.

La trama

Germania, anni ’20 del Novecento. In una cittadina, la conturbante cantante di cabaret Lola Frolich (Marlene Dietrich), che si esibisce nel locale cittadino Der Blaue Engel (L’angelo azzurro), fa perdutamente innamorare di sé il vecchio e ingenuo professore di ginnasio Rath (Emil Jannings), chiamato per dileggio dai suoi studenti Unrat (Sporcizia). La giovane artista è la rovina dell’uomo, che perde la dignità e il lavoro, la sposa e accetta di fare il clown per starle vicino, morendo di vergogna senza riuscire a scalfire l’enigmatica e cinica indifferenza della donna.

Locandina originale del film

Il commento

Il film “L’angelo azzurro” (Der blaue Angel, Germania, 1930) del regista Josef von Sternberg è basato sul romanzo del 1905 di Henrich Mann in cui, come in altre sue opere, l’autore stigmatizza i vizi tipici della borghesia tedesca e offre un quadro critico della società e della cultura del suo tempo. Il libro narra la parabola satirico-grottesca del protagonista Unrat, prototipo universale di uomo che cade in rovina quando viene meno il suo mondo interiore di valori ipocriti e moralisti, imposti dalla società.

Il regista elimina, rispetto alla narrazione del romanzo, sceneggiato da Robert Liebmann, Karl Zuckmayer e Karl Vollmöller, gli aspetti più ribellistici di Rath contro il mondo borghese, focalizzando invece il suo sguardo registico sulla masochistica sottomissione dell’ex professore nei confronti di Lola.

Il film riscuote grande successo, non solo in Germania ma anche all’estero, rivelando al pubblico internazionale l’opera di Josef von Sternberg ed il magnetismo di Marlene Dietrich.

L’opera di Stenberg ha come sfondo la rivista di cabaret degli anni Venti, la forma di spettacolo più popolare nella Germania dell’epoca.

La scelta di Marlene Dietrich da parte del regista è perfetta: l’attrice, solita esibirsi proprio nei cabaret, sullo schermo porta con sé l’atmosfera di decadenza tipica di quella forma di spettacolo.

Marlene Dietrich ed Emil Jannings

Ne “L’angelo azzurro”, con il suo inusuale timbro di voce (indimenticabile quando canta Ich bin von Kopf bis Fuß auf Liebe eingestellt, di Friedrich Hollaender), le sue gambe perfette, la sua bellezza “aliena”, Marlene Dietrich cristallizza alcuni aspetti di femme fatale, emersi solo in parte nelle sue precedenti interpretazioni cinematografiche, che caratterizzeranno la sua presenza sullo schermo per molti anni a venire, ipnotizzando pubblico e critica.

La grande attrice darà così vita a una serie di personaggi seducenti, volitivi, disinibiti, maliziosi, cinici, conturbanti, sensuali e irresistibili, sempre contraddistinti da una sofisticata ironia.

Emil Jannings è l’altro grande interprete de “L’angelo azzurro”; l’attore, perfetto nel rappresentare il decadimento morale di un uomo, nel film tocca i vertici delle sue grandi interpretazioni dei tempi del muto.

Jannings, infatti, grazie alla sua notevole presenza scenica, al suo senso istrionico e alla sua grande forza espressiva è, infatti, uno dei più importanti attori del cinema tedesco degli anni ‘20.

Joseph von Stenberg

Joseph von Stenberg è stato un grande regista, raffinato al limite della morbosità figurativa, sempre attento all’ambiguità dei sentimenti.

Ne “L’angelo azzurro” il grande regista trasferisce magistralmente sullo schermo un’amara fiaba moderna, ambientata nel tragico e disperato dopoguerra tedesco, realizzando un film leggendario, che contribuisce alla nascita del mito di Marlene Dietrich.

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