Prima tautologia: Una prima è una prima. Seconda tautologia: Mozart è Mozart. Combinando i due enunciati appare pressoché scontato quanto gustosa sia la ricetta di questa inaugurazione di stagione.
Gustosa ma anche esotica, perché Idomeneo non è certo tra le recite mozartiane più frequentate. Tant’è che solo una volta era stata portata in scena a Bologna; correva l’anno 2010. Possiamo asserire che sia quasi una novità. Ma non è l’unico elemento peculiare. C’è anche l’interessante regia dell’acuto Mariano Bauduin che rompe ogni consuetudine estetica settecentesca con un approccio metafisico: «Ho deciso di avvicinarmi al mito di Idomeneo a immaginare cosa avrebbe preferito fare Mozart se fosse vissuto all’epoca di De Chirico e di Savinio, che hanno più volte intrapreso il racconto visivo del mito classico, trasformando l’idea stessa di neoclassicismo in qualcosa che di nuovo e di classico avesse soltanto l’essenza inconscia».
La visione registica lavora all’interno degli spazi ideati da Dario Gessati, perfettamente integrati nelle proporzioni del Nouveau. Le scene sono pulite con uno spazio delimitato dai soli contorni posto di sbieco sul lato destro del parco che regala quadri prospettici interessanti. All’interno di questa scatola si svolge un’azione nell’azione, con eventi che diventano significanti per tutto ciò che accade fuori. In generale i personaggi agiscono come guidati da un marchingegno scenico che governa la vicenda. Appropriati I costumi di Marianna Carbone, che trasfigurano le forme classiche in tratti futuristi e sono funzionali alla linea di regia. Bisogna ammettere che l’insieme è visivamente molto bello ed ottimamente sublimato nei momenti coreografici partoriti da Miki Matsuse van Hoecke, soprattutto nel sinfonico finale in forma di dramma.
Ma come è andata? Partendo dalla musica, la bacchetta di Roberto Abbado scandisce una musica serrata e viva, con sezioni che svettano brillanti e passaggi ben compatti, senza mai eccedere nel “troppo”. Il basso continuo del fortepiano di Nicoletta Mezzini sostiene i cantanti nei recitativi con la solita solida e sensibile maestria.
Per i cantanti questo approccio alla regia non è sempre semplice e dobbiamo dirlo, non congeniale a tutti. Non è il caso di Antonio Poli che delinea un Idomeneo decisamente a fuoco. Se i prodromi in Vedrommi intorno non lasciavano presagire nulla di buono, con l’ostica Fuor del mar si è preso scena e applausi. Da lì una prova in discesa degna di nota.
In Ilia, invece, c’è tanta Mariangela Sicilia, quasi che non sappiamo chi interpreta chi.
Anche questa volta il soprano riesce ad aggiungere livelli emotivi alla parte, scavando nel testo ed elevando il livello con una voce dal meraviglioso fraseggio ed il solito timbro sincero.
Ringraziamo per averci, anche questa volta, salvato dal melenso. C’è chi la parte la canta e chi la vive. Nettuno l’abbia in gloria.
Eravamo curiosi per la prova di Francesca Di Sauro, che avevamo già apprezzato in passato e che conferma il giudizio. Il suo canto in alto è sempre bello, talvolta soffre i registri mediani ma non inciampa mai nelle difficoltà della parte.
Chi soffre, invece, è Salome Jicia. La sua Elettra è sempre sul filo dell’equilibrio, sia vocalmente che attorialmente. Alla fine, la risolve ma c’è sempre un brivido per via di quell’acuto troppo esuberante che sembra sempre volerle scappare, senza farlo mai sul serio. Forse è quella che ha sofferto di più, complice un timbro troppo vetroso in alto.
Adeguati gli altri, Leonardo Cortellazzi nei panni di Arbace, il Gran Sacerdote di Xin Zhang, e la voce dell’oracolo di Luca Park.
Anche il Coro parte con le marce basse, con qualche incertezza nella difficilissima parte ritmica che chiude il primo atto. Dal secondo atto in poi ritroviamo quel meraviglioso monolite vocale che sempre abbiamo apprezzato, sapientemente organizzato e diretto da Gea Garatti Ansini. Non dobbiamo preoccuparci.
Alla fine, applausi per questa prima, che è anche l’ultima (si spera) al Nouveau. Perché nel 2027 ci si dovrebbe vedere al Comunale, quello vero. Incrociamo le dita.
Ciro Scannapieco