Come descrivere il concerto di Tommy Emmanuel? Si potrebbe iniziare parlando della sua tecnica percussiva, del suo fingerpicking energico, della sua espressività ma sarebbe limitativo. Invece, strano ma vero, parliamo di musica. Tommy Emmanuel non è solo un musicista eccezionale ma soprattutto un comunicatore ed un intrattenitore sopraffino. Non fraintendetemi, non vuole essere un’offesa, bensì il più valente dei complimenti.
La chitarra diviene mezzo espressivo con cui instaurare un fitto dialogo con il suo pubblico, fitto come le note che ci piovono addosso scintillanti come stelle a San Lorenzo. Il linguaggio, popolare, fatto di melodie semplici, di riferimenti musicali celeberrimi è portato avanti con un’abilità tecnica che ha dell’incredibile; la tecnica chitarrista, tanto stupefacente da non sembrare umana, è solo un mezzo per rendere le 2 ore di concerto sempre interessanti, sempre nuove, sempre vive.
A vederlo suonare si penserebbe ad un marziano.
Invece, australiano come un canguro, salta da un pezzo all’altro giocando con il suo pubblico; Blues, Folk, Rock, Pop ed un pizzico di jazz, scorrono tra le sue dita.
La sua musica profuma di strada, chiudendo gli occhi sembra di vederlo alla fermata di una metropolitana mendicare l’attenzione del più distratto dei passanti con “scherzi musicali”. Caspita se ci riesce.
Lo scorso 29 Gennaio, il Teatro Duse di Bologna è stato invaso dal pubblico per l’occasione. Ma Tommy, a 70 anni, è ormai un mito vivente delle sei corde. Non solo per aver sviluppato un linguaggio pressoché personale che ha influenzato generazioni di chitarristi o per aver suonato con i più grandi, come non citare il meraviglioso disco inciso con il mitico Chet Atkins sul finale dello scorso millennio. Proprio Atkins gli attribuì l’onorificenza simbolica C.G.P. (Certified Guitar Player), come attestato di stima. La stessa stima che ogni volta gli tributa il pubblico.
Quel che affascina trascende lo strumento, ma è la ruffiana dedizione con cui si regala ogni volta al pubblico.
Non capita spesso di vedere un chitarrista che usa la chitarra come mezzo e non come fine; quando succede non possiamo che compiacercene.
Il suo repertorio è sconfinato, non sembra stancarsi e dopo 2 ore è ancora lì, fresco e pimpante; nemmeno noi siamo stanchi e reclamiamo a gran voce un bis che puntualmente arriva. Non è solo un chitarrista, è un grande intrattenitore, un uomo di spettacolo che usa la sua chitarra per rapire Il suo pubblico.
In tour oggi porta, oltre ai soliti caposaldi di repertorio, l’ultimo bel disco Living in the light, pubblicato lo scorso Ottobre.
Qui i brani sono scritti e interpretati con la solita maestria. Citiamo – per ciò che concerne la performance bolognese – l’ottima esecuzione di A Drawing Heart e l’emotiva Little Georgia, composta in onore della nipote. Ma non c’è solo l’ultimo lavoro, tra brani più datati, medley betlesiani e cover (come non citare la sempre presente Somewhere Over the Rainbow), le due ore sono scivolate via in fretta. Prima di andar via, però c’è stato spazio per un ottimo scambio di riff in duetto con Alberto Lombardi che ha aperto il concerto con una gradevolissima e raffinatissima esibizione. Lombardi è bravissimo, uno dei migliori interpreti della suola fingerstyle in Italia. Oltretutto, è molto attivo sui social con ottimi contenuti chitarristici: da seguire assolutamente. Ma Tommy è Tommy, e la differenza si sente tutta. Siamo sempre nello spazio, ma uno è su Marte (ad ogni modo irraggiungibile), l’altro su Plutone. Serve un telescopio spaziale.
Il pubblico sarebbe rimasto volentieri nello spazio ad ascoltarlo, ben più dell’unico ma lungo bis concesso.
Tutto si può dire tranne che non sia stata una performance di grande generosità.
Un grande spettacolo per tutti e una lezione per molti chitarristi troppo concentrati sullo strumento.
Al centro di tutto la musica (non la chitarra, non l’assolo), un gran bel gioco con cui coinvolgere la platea.
Tutto con tanto entusiasmo. Ma lo ha ammesso lo stesso artista: nel cuore e nella testa, a settant’anni, è ancora un ragazzino.
Sarà una prerogativa degli alieni come lui.
Ciro Scannapieco