C’era di che poter restare delusi per un programma molto atteso, stravolto, pur con titoli altrettanto affascinanti ma assai diversi, alla vigilia del concerto.
Cosi non è stato per gli spettatori al Teatro di San Carlo domenica 1° febbraio, protagonista il direttore Ingo Metzmacher, l’Orchestra del Massimo napoletano, ma soprattutto il magnifico baritono Ludovic Tézier, che generosamente ha sostituito il collega Matthias Goerne, colto da improvvisa indisposizione.
Difficile, anzi impossibile mantenere inalterato il programma che alla voce di baritono affidava una pagina di rarissimo ascolto di Hans Werner Henze, di cui si celebra il centenario, come «Fünf Neapolitanische Lieder».
Pregevole la scelta della necessaria sostituzione dei lieder “napoletani” con i «Wesendonck-Lieder» di Wagner, nell’orchestrazione di Henze, consevando così il valore di celebrazione del centenario del compositore del quale in apertura si è ascoltato «La selva incantata» da «König Hirsch», brano suggestivo e ricco di colori.
Il concerto si e concluso con la «Sinfonia n. 2 in re maggiore per orchestra, op. 73» di Brahms, attaccata timidamente e poco nitidamente proseguita, dopo il ben promettente “motto” intonato da celli e contrabbassi, assurti a veri leader della compagine.
Rapiti dal canto raffinato ed espressivo di Tézier è difficile, ma doveroso rilevare imprecisioni equamente distribuite tra le sezioni di un’orchestra pur ben guidata dalla spalla Fabrizio Falasca e indirizzata da felici idee di Metzmacher, che immaginiamo abbiano però avuto poco tempo per essere metabolizzate.
Ma gli applausi sono arrivati meritati e scroscianti e all’uscita in molti hanno voluto salutare con gratitudine ed entusiasmo un idolo del pubblico, Tézier, che da «Nabucco» a «Wesendonck-Lieder», nel volgere di meno di 24 ore, è passato da Verdi a Wagner, dall’eroico al sentimentale: è Arte.