«Anatomia di un assassinio. Macbeth tra Shakespeare e Verdi»

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Cosa resta di una tragedia come Macbeth una volta eliminato l’intreccio e il suo dispiegarsi attraverso azioni e relazioni tra i personaggi? Resta il conflitto: il conflitto mai placato tra Macbeth e la sua consorte. Quella Lady che è simbolo di ambizione sfrenata e spietatezza efferata.
Un po’ strega e molto stratega, Lady Macbeth rappresenta il potere contagioso del male, che seduce, manipola, ricatta, mortifica.

Sul conflitto intestino tra i due è costruita Anatomia di un assassinio, una drammaturgia a due voci elaborata da Chiara Muti a partire da Shakespeare e dai testi di Francesco Maria Piave per il melodramma di Giuseppe Verdi, presentata il 3 febbraio 2026 al Teatro Astra di Torino. Unica data (almeno per ora) all’interno della stagione dedicata ai mostri, e anticipazione dell’opera in programma al Teatro Regio dal 24 febbraio al 7 marzo.
In scena la stessa Muti e Luca Micheletti, ai leggii, impegnati in una performance che non è un semplice reading ma una partitura vocale, fisica e sonora, dove la musica di Verdi interloquisce con le allucinazioni, le eco, le risa ferine che si levano dal buio.
L’oscurità è, visivamente, il segno più forte, l’inizio e la fine di un arco emotivo che dal germinale pensiero dell’assassinio porta al suo compimento.
E in questa oscurità avviene il contagio.

Fin dall’inizio il conflitto è chiaro: i due entrano in scena da due quinte opposte e simmetriche, avanzando uno incontro all’altra (o uno contro l’altra) ciascuno cercando nella battuta delle streghe «il bello è brutto, il brutto è bello» la propria ragione.
Lui dice brutto, lei risponde bello. Lui dice cattivo, lei risponde buono.
La contaminazione comincia dopo avere annunciato la differenza.
L’assassinio è bello e buono. Del messaggio delle streghe ciascuno assume quello che ha il coraggio di perseguire.

Lei il coronamento del desiderio, a qualsiasi costo, lui la paura, nonostante il desiderio.
«Tu hai più paura che desiderio». È uno dei primi moti di accusa di Lady Macbeth verso il suo uomo. «Non sei privo di ambizione ma non vuoi che il male ti accompagni». E mentre lei invoca gli spiriti perché le infondano «la più spietata crudeltà», lui si domanda perché «l’assassinio non possa intrappolare le conseguenze».
Il plot procede così, esasperando una relazione inversamente proporzionale: più Macbeth si mostra pavido, dubbioso, resistente, più lei è diabolica nel mettere in atto una corruzione morale che mina all’orgoglio, alla rispettabilità del giuramento che soltanto un codardo potrebbe tradire.
La persuasione non passa più dalla “bontà” del risultato, qualunque essa sia, ma dall’umiliazione, dal fare a pezzi l’amor proprio inghiottito in una oscurità totale che segna il momento di svolta, la capitolazione di fronte al progetto che si è fatto inderogabile.
Ma l’assassinio non muterà i caratteri.
E se da una parte si pensa a insanguinare mani innocenti per scagionare sé stessi, dall’altra si maledice l’istante che ha segnato per sempre il prima e il dopo. “Se fossi morto prima avrei vissuto una vita felice”.
L’evoluzione della tragedia procede come sappiamo, e non è il caso di ripercorrerne le fasi.
Resta viva la sensazione di un Macbeth molto più fragile di come ci arriva dalla tragedia completa, perdente e smarrito fin dall’inizio, di fronte a una Lady visceralmente abitata dal male.
Mimetica anche nella voce diventando strega lei stessa e rivolgendosi da pari alle “sorelle”, ma quotidiana di fronte a Macbeth delirante di fronte al fantasma di Banquo: “uno sgabello”.
Entrambi restituiscono con precisione vocale due caratteri estremi facendo di essi due archetipi tragici, alternando recitazione e passi cantati, a volte sovrapponendo le voci, a volte affidando a una partitura ritmica ravvicinata i rispettivi pensieri.
Infine una deliziosa nota di scena: gli occhiali che Muti inforca al leggio e poi si sfila con perfida grazia di strega, facendone parte del disegno globale.

Anatomia di un assassinio
dai testi dalla tragedia Macbeth di
William Shakespeare
e dal melodramma Macbeth su testi di Francesco Maria Piave e musiche di Giuseppe Verdi
ideazione ed elaborazione del testo Chiara Muti
con Luca Micheletti, Chiara Muti
ideazione sonora Raffaele Bassetti
produzione TPE – Teatro Piemonte Europa
in collaborazione con Teatro Regio Torino
in occasione di Macbeth di Giuseppe Verdi, 24 febbraio – 7 marzo 2026, Teatro Regio Torino

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