“La Stazione”, malinconica commedia al Teatro Instabile Napoli

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Il 21 e il 22 febbraio 2026, al TIN, Teatro Instabile Napoli, è andato in scena lo spettacolo “La Stazione” di Umberto Marino, con Roberto Capasso, Annarita Ferraro e Gregorio Del Prete, regia di Gianmarco Cesario.

Gianmarco Cesario

“Mettere in scena ‘La Stazione’ di Umberto Marino oggi, esattamente 40 dopo la sera in cui ho voluto ambientare la vicenda, significa compiere un’operazione di archeologia dei sentimenti. L’opera ci riporta in un’epoca predigitale dove una stazione di provincia notturna non era solo un luogo di transito, ma l’emblema della solitudine assoluta: un limbo sospeso tra la frenesia di un decennio votato al benessere e l’immobilismo di chi resta a guardare i treni che non fermano. La regia punta tutto sulla collisione tra mondi opposti, trasformando un piccolo scalo ferroviario in un “non-luogo” confessionale. La scena diventa il ring dove tre solitudini si scontrano, rivelando verità sopite sotto il rumore della pioggia. ‘La Stazione’ è una commedia malinconica sulla capacità di cambiare restando confinati tra poche mura. È la dimostrazione che, nell’incontro tra due anime alla deriva, anche l’uomo più piccolo può compiere il gesto più grande, riscattando la propria esistenza dal silenzio della provincia”.

La commedia

Roberto Capasso e Annarita Ferraro in scena

15 febbraio 1986: in una piccola stazione di provincia, in una notte interminabile e piovosa, incontri inattesi cambieranno delle vite. Domenico (Roberto Capasso) è un capostazione pignolo, meticoloso, che cronometra tutto, cercando di rispettare alla lettera il regolamento. Segue la finale del Festival di Sanremo e le canzoni in gara sembrano raccontare i suoi sentimenti. La sua vita è fatta di routine, di cure alla madre, anziana e malata, di telefonate al collega Vincenzo, di studio della lingua inglese, per poter un giorno andare a Francoforte, per cercare Kurt, compagno d’armi del suo defunto padre. Nella stazione si precipita la giovane e avvenente Flavia (Annarita Ferraro), in fuga da un fidanzato violento, Danilo (Gregorio Del Prete) che sta con lei per mero interesse. Nervosa, ricca, abituata al lusso, la donna comprende che il compagno sta con lei per biechi motivi e vuole partire immediatamente. Quelli dei due giovani, Domenico e Flavia, sono mondi lontanissimi che si incrociano/scontrano, per un tempo-non tempo e in un “non-luogo” che diventa confessionale, con le continue apparizioni e scenate di Danilo che aggredisce Flavia e deride e picchia Domenico, per lui una nullità, un “signor nessuno”. Tre solitudini a confronto, ma qualcosa cambierà nel piccolo scalo ferroviario, nelle vite dei protagonisti. Domenico, apparentemente incapace di reagire, con la sua dolcezza, la sua flemma, con i suoi buoni sentimenti trova il coraggio di reagire alla brutalità. Vendicatore dei torti, sogna forse qualcosa in più con Flavia, ma entrambi reciprocamente attratti, comprendono la differenza che li separa e allontana da un legame più profondo. La regia di Cesario è perfetta nel mettere in luce la psicologia dei personaggi, in un crescendo emotivo dove il timido Domenico reagisce con astuzia alla violenza, accompagnando infine Flavia, maturata e consapevole di se stessa, al treno, con la precisione e il senso del dovere di sempre. Lo spettacolo ha momenti di gustosa comicità con tempi perfettamente calibrati e momenti di tristezza nel racconto di sogni spezzati, di vite ordinarie, di amori impossibili. Gli attori sono bravi e in parte, capaci di dare spessore e leggerezza ai personaggi creati da Umberto Marino. Roberto Capasso caratterizza un capostazione memorabile, che non risolverà la solitudine e l’invisibilità della sua esistenza ma saprà dimostrare nobiltà d’animo e coraggio. Ci fa sorridere, ci fa parteggiare, ci vena lo sguardo di malinconia. Interminabili, meritati applausi per tutti.

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