È dedicata a Roberto De Simone la doppia serata al Teatro San Carlo di Napoli che ospiterà l’esecuzione, il prossimo 27 e 28 febbraio, sempre alle 19, della «Messa da Requiem» di Giuseppe Verdi.
L’omaggio musicale, che arriva con quasi due mesi di anticipo rispetto alla data del primo anniversario della morte del maestro più popolare della scena musicale napoletana di fine novecento, prevede la presenza in palcoscenico del maestro Nicola Luisotti (nella foto) direttore toscano formatosi da giovane al Festival Puccini di Torre del Lago e già direttore musicale dello stesso San Carlo, teatro presso il quale ha diretto diversi capolavori verdiani, tra cui lo stesso «Requiem», nel 2013, replicato poco tempo dopo a San Francisco con gli stessi esecutori.
Oltre all’orchestra del massimo napoletano e al coro diretto dal maestro Fabrizio Cassi, il cast annovera come solisti voci di prima grandezza provenienti da tutte le parti del mondo: la soprano sudafricana Pretty Yende, la mezzosoprano lettone Elina Garanča , in locandina, per indisposizione improvvisa è stata però generosamente sostituita all’ultimo istante da Caterina Piva, il tenore Pene Pati, originario delle isole Samoas e il basso John Relyea, nato nel lontano Canada.
Star internazionali della lirica non nuove al pubblico napoletano, ma ascoltate finora massimamente in produzioni operistiche o in grandi recital, qui impegnati invece in un monumentale lavoro sacro che sicuramente desterà l’interesse di spettatori e cultori del settore.
Scritta in occasione del primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni e diretta dallo stesso suo autore, la Messa da Requiem verdiana fu eseguita per la prima volta nel 1874 nella Chiesa di S. Marco a Milano, riscuotendo immediatamente un enorme successo e imponendosi da subito sulle scene internazionali. Corposissima l’articolazione delle parti, che comprende ben 7 sezioni: Introito, Sequenza, Offertorio, Sanctus, Agnus dei, Communio e Libera me, ognuna delle quali si compone a sua volta di diversi brani, tutti di intensa drammaticità.
Celebre è la vicenda riguardante il «Libera me», che fu ripreson dagli abbozzi per un precedente progetto a più mani, poi naufragato, ideato dallo stesso Verdi diversi anni prima per celebrare un altro grande compositore, Gioachino Rossini, morto nel 1868.
Negli anni successivi al successo di Aida, dunque, il compositore di Busseto smette per un periodo di dedicarsi all’opera per imboccare una strada per lui meno consueta, ma, a giudicare dal risultato finale, altrettanto stimolante.
Tra gli estimatori della composizione sacra, il contemporaneo Brahms, che definì il Requiem come l’opera di un genio.
Luisotti dirige il «Requiem» di Verdi al San Carlo con dedica a Roberto De Simone
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