“Il berretto a sonagli” di Pirandello in scena al Teatro Mercadante di Napoli

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Silvio Orlando, dal 18 al 29 marzo 2026, è il protagonista, al Teatro Mercadante di Napoli, de “Il berretto a sonagli” di Pirandello. Firma la regia dello spettacolo Andrea Baracco (produzione Cardellino srl, in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria e Teatro Stabile di Bolzano). In scena con Orlando, nel suo primo ruolo pirandelliano, Francesca Botti, Michele Eburnea, Francesca Farcomeni, Davide Lorino, Annabella Marotta, Stefania Medri, Marta Nuti. Roberto Crea firma le scene, Marta Crisolini Malatesta i moderni costumi, Simone De Angelis le luci; sound designer Giacomo Vezzani. La revisione linguistica del testo è a cura di Letizia Russo e Andrea Baracco.

Lo spettacolo

Il cast

Dopo aver scritto la novella “La Verità” nel 1912, Pirandello la trasforma nello spettacolo teatrale “Il berretto a sonagli”, la cui versione siciliana confezionata per Angelo Musco debutta nel ‘17 al Teatro Nazionale di Roma. Su suggerimento dello stesso Pirandello, Eduardo nel 1936 l’adattò in napoletano e nel 1981 ne realizzò una versione televisiva per la RAI. Silvio Orlando è Ciampa, personaggio sfaccettato e complesso come tutti quelli nati dalla penna del grande drammaturgo che dipinge le contraddizioni e le fragilità dell’uomo moderno con profondità psicologica, mostrando il conflitto tra vita e forma, tra vero e mascheramento, tra illusione e disinganno. Andrea Baracco adopera le parole di Leonardo Sciascia per spiegare la sua regia: – “bisogna liberare Pirandello da tutte le incrostazioni filosofiche e pseudofilosofiche, da tutte le etichette concettuali, in una parola del pirandellismo. Restituire all’opera pirandelliana quella verità e libertà, quella effervescenza fantastica, che oggettivamente possiede”. Così si restituisce al pubblico il personaggio di Ciampa, “non vivo ma arcivivo”, figura tragica e grottesca. La storia è quella di Beatrice Fiorica (Stefania Medri) che, tradita dal marito con Nina (Annabella Marotta), la moglie del suo dipendente, lo scrivano Ciampa, decide di denunciare il marito e la donna. Ciampa cerca in tutti i modi di evitare lo scandalo in paese. Spiega alla donna che ognuno di noi possiede tre corde: la corda civile, quella della ragione, che ci consente di vivere nel contesto sociale, la corda seria e la corda pazza. Entra in scena la Saracena (Francesca Farcomeni), donna vistosa, perfida e chiacchierata. Beatrice, esacerbata, non ascolta ragione e discute animatamente con il fratello Fifì (Michele Eburnea), con la madre Assunta (Marta Nuti), con il commissario/delegato Spanò, amico di famiglia (Davide Lorino) del tradimento del marito. Ciampa, umiliato pubblicamente, convince Beatrice a fingersi pazza, da manicomio, per salvare la sua onorabilità. Beatrice ha calpestato il suo “pupo”, imponendogli il berretto a sonagli, da buffone, esposto al pubblico ludibrio, e “becco” di una moglie giovane e bella. Anche il “pupo” che non si piace pretende rispetto. Tutti aderiscono a questa soluzione: alla fine, l’unica persona che dice la verità sarà sacrificata. Una risata orribile, sarcastica, liberatoria, è quella di Ciampa che così ristabilisce regole, salva i “pupi” e l’onore, in una catarsi collettiva. Una regia moderna, musiche contemporanee a sottolineare l’amarezza della storia, soprattutto un cast di bravi attori capitanati da Orlando, superbo Ciampa, nel suo abito incolore, con la sua ferita sulla fronte, con la sua ferita nell’anima, vinto di ieri e di oggi.

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